I giudici si sentono intoccabili. Adesso pure le ispezioni fanno urlare alla lesa maestà
Giuseppe Tango

Andiamo con ordine. Il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, ha annunciato che inviterà il premier Giorgia Meloni al congresso dell’associazione, a novembre a Napoli, perché «è giusto parlarsi nel rispetto reciproco».

Peccato che, allegato al dolcetto dell’invito, ci sia pure lo scherzetto del dispetto. Anzi, del dispettone: come si permette – sintetizzo – il governo che ha perso il referendum a darci ancora contro e ad inviare gli ispettori? Tango lo dice senza mezzi termini: «Si dispone l’invio degli ispettori che, lo sappiamo tutti, non hanno voce in capitolo sul merito delle valutazioni giudiziarie, ma che – se così utilizzati – si possono agevolmente tradurre in uno strumento di indebita pressione». Domando al magistrato se non ravveda un cortocircuito nelle sue dichiarazioni: prima dice che gli ispettori non hanno voce in capitolo (non conterebbero un tubo, praticamente), poi però reputa l’invio uno strumento di indebita pressione. Come a dire: contro chi spara con la pistola ad acqua gridi al pericolo…

Inter nos, darei quasi ragione a Tango sul fatto che gli ispettori – almeno per quello che finora abbiamo visto – servono davvero a poco, pertanto non vedo dove stia la minaccia del governo o la pressione impressa alla indipendenza della magistratura.

A me pare che le toghe non vogliano essere toccate rispetto ai giudizi che esprimono o anche a certi provvedimenti che prendono. E mi pare pure che sostanzialmente dicano: ci pensiamo già noi a correggere quel che non funziona. Insomma, è la difesa dell’ecosistema giudiziario, del cantarsela e suonarsela senza disturbatori attorno; il che non è equivalente al concetto di indipendenza e autonomia della magistratura. Il potere ispettivo affidato all’esecutivo è previsto all’art. 110 della Costituzione e non c’è scritto che le ispezioni debbano piacere al presidente dell’Anm.

E veniamo quindi agli esempi che non sono andati giù al Tango.

Innanzitutto «è accaduto con le sentenze nel settore dell’immigrazione, salvo poi sentire dire dall’Europa che i giudici italiani avevano ben applicato la legge». Ma di quali sentenze parla? Tutto molto confuso, vostro onore, a meno che l’intenzione non fosse quella di creare un engagement politico col governo, colpevole di parlare. Dopo l’immigrazione, la seconda contestazione è stata sulla famiglia nel bosco, «chiusa con un’archiviazione dopo l’invio di ispettori». Il terzo, quello su cui insiste di più, sono la sentenza Roggero ed il procedimento di Torino, dove il gip aveva scarcerato un uomo accusato di violenza sessuale su una tredicenne. Per il presidente dell’Anm, il fatto che la stessa Procura avesse impugnato il provvedimento è la riprova che giudice e pm non sono «appiattiti». E che c’entra? Non è che se un giudice decide una cosa assurda e un altro la smentisce, la scarcerazione sia per ciò meno grave! E nemmeno si può impedire al governo di mandare gli ispettori. A meno che non si pensi – lo domando a Tango – che i magistrati siano intoccabilissimi dopo aver vinto il referendum. E brindato contro il governo.

Dunque, caro Tango, dove sta il «linciaggio mediatico»? Quali sarebbero i toni che la Meloni, il governo e la maggioranza dovrebbero abbassare per essere invitati al congresso, e deduco rispettati, in una specie di equazione «voi non criticateci e noi vi rispetteremo».

I casi che ha citato Tango sono casi su cui i cittadini si sono indignati, e se parla il popolo sta parlando un soggetto centrale. Articolo 101 della Costituzione: «La giustizia è amministrata in nome del popolo»: non del governo, non della politica, non della magistratura stessa. Del popolo.

Quando quel popolo, di fronte a un uomo scarcerato dopo due notti per aver «manifestato resipiscenza» dopo aver abusato di una tredicenne, reagisce con indignazione, non sta aggredendo un’istituzione estranea, ma sta contestando quel provvedimento specifico. Se Tango parla di «linciaggio» (un termine che evoca la violenza di una folla contro un innocente), forse sarebbe il caso che si rileggesse le violenze commesse da alcuni suoi colleghi nel condannare o incarcerare innocenti.

Infine, quanto al potere del parlamento e del governo di fare le leggi (anche se Tango lo ha detto quasi a mo’ di sfida), ricordo che molte volte quelle nuove leggi non sono state applicate dai magistrati… quindi, il (brutto) gioco continua. E non sarà un «invito condizionato» al congresso di Anm a fermarlo…

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