«Bacchettato» persino il Csm
Rocco Maruotti (Imagoeconomica)

«Vietato condizionare la libertà dell’Anm ovvero la libertà di associazione e di manifestazione del pensiero dei magistrati è intoccabile». È questa in sostanza la posizione dell’Associazione nazionale magistrati che difende senza se e senza ma il «suo» segretario generale Rocco Maruotti, sostituto Procuratore di Rieti.

Lo scorso 14 luglio Claudia Eccher e Isabella Bertolini le due consigliere laiche del Consiglio superiore della magistratura, hanno presentato una richiesta di apertura di una pratica disciplinare a carico di Maruotti in merito alle dichiarazioni rese dallo stesso segretario nel corso della sua relazione al Comitato direttivo centrale del 4 luglio 2026, con particolare riferimento al passaggio in cui il segretario informava il Cdc delle posizioni espresse dalla giunta dell’Anm nel corso dell’incontro con il direttivo della Scuola superiore della Magistratura.

Nel corso di quell’incontro era stata chiesta maggiore trasparenza, da realizzarsi anche mediante la pubblicazione dei verbali delle sedute del direttivo della Scuola superiore, compreso quello nel quale erano riportate le ragioni che avevano determinato la mancata conferma della Presidente del direttivo e quindi la sua sostituzione. Una richiesta presentata senza alcun intento di offendere l’istituzione da cui dipende la formazione di tutti i magistrati, ma con il solo obiettivo di sollecitare un maggiore dialogo tra il direttivo della Scuola e i magistrati, ossia coloro ai quali il servizio reso dalla Ssm è destinato.

Immediata la replica dei componenti della giunta esecutiva centrale Giuseppe Tango, Marcello De Chiara, Stefano Celli, Monica Mastrandrea, Dora Bonifacio, Paola Cervo, Sergio Rossetti e Chiara Salvatori, per i quali la richiesta era un precedente grave e inaccettabile: «Respingiamo con fermezza ogni tentativo di condizionare la libertà dell’Associazione nazionale magistrati e il diritto dei suoi organi rappresentativi di esprimere le proprie posizioni. Colpire il segretario generale per l’esercizio del suo mandato significa colpire l’Anm. A Rocco Maruotti va la piena solidarietà della giunta esecutiva centrale e il ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolge al servizio dell’Associazione».

Maruotti aveva ringraziato per gli attestati di solidarietà: «È la dimostrazione che i magistrati hanno compreso che questa iniziativa è l’espressione di una insofferenza verso l’Anm e verso un certo modo di fare attività associativa, non ossequioso con il «potere», che è quello che tutti insieme stiamo cercando di fare».

Le due consigliere invece avevano replicato alle critiche: «La richiesta di apertura di una pratica è una prerogativa prevista dall’ordinamento, non un attacco all’Anm».

Ma in un documento il Comitato direttivo centrale dell’Anm oltre a ritenere la richiesta di valutazione disciplinare da parte delle due consigliere laiche «un precedente grave e inaccettabile» sottolinea che la solidarietà espressa a Maruotti «da parte della giunta esecutiva centrale e di tutte le giunte esecutive sezionali dell’Anm, danno il senso della gravità di quanto accaduto ed esprimono, in modo evidente, tutta la preoccupazione dei magistrati per una iniziativa disciplinare che appare chiaramente finalizzata a condizionare la libertà di azione dell’Associazione nazionale magistrati e il diritto dei suoi organi rappresentativi di esprimere le posizioni dell’Anm. Colpire il segretario generale per l’esercizio del suo mandato significa perciò colpire l’Anm». E quindi ribadiscono che «difenderemo sempre senza esitazioni la libertà di associazione e di manifestazione del pensiero di tutti i magistrati».

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