Al momento non c’è alcun dubbio. Mario Roggero deve rimanere in carcere. Anche i giudici milanesi hanno detto no alla richiesta avanzata dalla difesa del gioielliere piemontese. Lo scorso luglio il settantaduenne è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo malvivente nel 2021.
Ieri mattina è arrivata la decisione del Tribunale della sorveglianza di Milano. Il collegio, presieduto dal giudice Marcello Bortolato, ha ritenuto «inammissibile» l’istanza di differimento della pena che era stata richiesta in attesa della domanda di grazia.
Roggero: «Avrei potuto essere meno impulsivo»
Due giorni fa si era svolta l’udienza davanti ai giudici milanesi nel corso della quale, per la prima volta da quando è entrato in carcere, Roggero ha rilasciato dichiarazioni spontanee: «Siamo tutte gocce nel grande oceano. Tutte le vite meritano rispetto. Quel giorno avrei potuto avere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo».
Queste parole, riferite dal suo difensore, l’avvocato Stefano Marcolini, non dovevano essere assolutamente intese come un «pentimento» o «scuse», ma come l’analisi di una persona che dopo «ormai due mesi di detenzione» che «in questo periodo ha avuto tempo per pensare e ha avviato un percorso di rimeditazione critica della sua condotta».
Il difensore ha poi spiegato di aver trovato il gioielliere «dimagrito», ma sempre «battagliero. L’animo è ancora quello di una persona che crede che la giustizia possa dargli qualcosa. Questo qualcosa, in questo caso, è l’oggetto della domanda che abbiamo rivolto al Tribunale di sorveglianza.
Non nascondo che una decisione in una direzione o nell’altra potrebbe influire sull’umore di Mario». Infatti, la decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano arriva dopo un no secco messo nero su bianco pure dai giudici torinesi la scorsa settimana.
Proprio su questo rigetto si era basata la motivazione della sostituta procuratrice generale Emma Gambardella che aveva chiesto di dichiarare inammissibile l’istanza dal momento che c’è già stata una pronuncia.
Ma secondo quanto ha evidenziato l’avvocato Marcolini, il collegio milanese «era ben consapevole di tutto quello che è successo davanti alla Sorveglianza di Torino e anche della recente decisione torinese».
Il caso della grazia e le motivazioni dei giudici torinesi
Il legale di Roggero ha anticipato che presenterà ricorso in Cassazione, in particolare in riferimento alla richiesta di arresti domiciliari, ritenendo che in questo caso c’è stato un difetto di motivazione.
I giudici torinesi hanno spiegato il perché, a loro avviso, non era possibile accogliere tale istanza perché quando viene presentata una domanda di grazia, per concedere il differimento sarebbe necessario un «fumus boni iuris» talmente evidente e incontestabile da ritenere una «quasi irrispettosa intrusione» l’intervento della magistratura di sorveglianza in un ambito che costituisce «prerogativa esclusiva del capo dello Stato».
Inoltre, il Tribunale di sorveglianza di Torino, ha ribadito che se da un lato si esclude la legittima difesa, dall’altro «appare indubbio come non si possa misurare la reazione di una persona ingiustamente aggredita con la precisione del “bilancino da farmacista”, potendosi astrattamente congetturare in tali frangenti l’esplosione di una sorta di shock emotivo capace di obnubilare e di così indurre la vittima designata a condotte inconsulte nelle fasi immediatamente successive l’avvenuta iniqua aggressione».
La richiesta di grazia al presidente Mattarella
All’indomani dell’ingresso in carcere del gioielliere, la moglie Mariangela Sandrone si era rivolta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere la grazia con queste parole: «Al presidente Mattarella mi rivolgo come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita assieme alla sua famiglia».
Mario Roggero è ormai rinchiuso in carcere da quasi due mesi, le giornate sono scandite dallo stesso ritmo.
Si occupa di contabilità. La moglie e le figlie hanno solo sei ore al mese per andarlo a trovare. La vicenda del gioielliere cuneese ha scosso l’opinione pubblica, sollevando anche un mare di polemiche e reazioni opposte tra istituzioni e mondo della politica.
La Lega al fianco del gioielliere e della sua famiglia
Sin dall’inizio della detenzione, la Lega si è schierata accanto a Roggero e alla sua famiglia. Da questa estate il segretario della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, è andato più volte a trovarlo nel penitenziario di Bollate per esprimergli tutta la sua vicinanza invocando «comprensione umana» su tutta la vicenda.
La Lega, dopo i due no dei Tribunali di sorveglianza, ha ribadito tutto il suo supporto al gioielliere portando avanti inoltre una campagna di raccolta fondi a sostegno delle spese legali che la sua famiglia sta affrontando.
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