daisy osakue

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Non erano uova, silenzio sulle bombe alla Lega
Ansa
Per la Procura di Treviso i due ordigni davanti alla sede del Carroccio sono «un atto di terrorismo». La notizia, però, ha trovato pochissimo spazio sui quei giornali che si indignarono per la «violenza razzista» contro Daisy Osakue. Rivelatasi una fake news del Pd.
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Tifiamo per una medaglia a Daisy ma la smetta di fare la comiziante
Ansa
L'atleta Daisy Osakue è impegnata agli europei di Berlino però continua a straparlare di razzismo.
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Nessun mea culpa da chi urlava al razzismo
Ansa

Ieri ho provato a cercare sulle prime pagine dei giornali un commento dedicato alla vicenda di Daisy Osakue. Dopo l'arresto dei tre balordi (uno dei quali figlio di un consigliere del Pd) che colpirono la ragazza a un occhio con un uovo, speravo di trovare le scuse degli editorialisti che sin dal principio, cioè prima che fosse chiarita la matrice dell'episodio, si erano spinti a etichettare il fatto come un esempio di razzismo.

Poi però giovedì sera i carabinieri hanno identificato il gruppo di teppisti e dimostrato che quanto accaduto a Daisy non c'entrava nulla con il razzismo. E allora i giornali che hanno fatto? Repubblica ha pubblicato la notizia in un francobollo in prima pagina, dedicando però l'apertura ai poveri immigrati di Macerata presi di mira da Luca Traini. Sì, proprio così, non fuggiti perché dopo l'assassinio di Pamela qualcuno ha voluto vedere chiaro nei centri di accoglienza. No, allontanati dal sentimento razzista. E Avvenire? Il quotidiano dei vescovi si è superato, pubblicando a mezza pagina il seguente titolo: «Presi i lanciatori di uova. Bomba carta contro un campo rom». Nemmeno una riga per smontare l'allarme razzismo lanciato dallo stesso quotidiano. Non un accenno al fatto che uno dei «lanciatori» fosse figlio di un consigliere del Pd e non della Lega. E però, a mitigare la notizia dell'arresto dei balordi, ecco la bomba carta contro i rom. Tacendo di quegli altri rom che l'altro ieri hanno preso d'assalto il pronto soccorso dell'ospedale di Bergamo, perché volevano che la ferita lieve di una di loro avesse la precedenza su altri pazienti più gravi in attesa. Un'incursione finita a pugni contro gli infermieri e minacce contro i medici, tanto da spingere la direzione sanitaria a istituire una guardia armata in corsia. Però tutto ciò Tarquinio e compagni, quelli che il giorno dopo l'aggressione a Daisy scrivevano che guardando la fotografia con l'occhio tumefatto noi italiani avremmo dovuto vergognarci, lo hanno nascosto. Già, avrebbe smontato l'allarme bomba e fatto cadere il pericolo razzista. A questo punto, in stile Avvenire, ci viene un solo commento: vergognatevi.

Ps. Chiusa la faccenda di Daisy, i giornali puntano sui migranti presi a pistolettate a Pistoia, mentre nascondono che a Milano un nigeriano ha cercato di violentare una ragazza in una delle stazioni della città è solo l'uso dello spray al peperoncino da parte della giovane ha impedito la violenza. Comunque visto che il pericolo razzista non attecchisce, la macchina del falso ha già pronto un nuovo allarme. Ora c'è la Russia che con falsi profili Facebook attacca Sergio Mattarella per conto del solito Salvini. Tranquilli, per attaccare il presidente della Repubblica non c'è bisogno di profili finti. Visto quello che fa e le prediche sugli immigrati che ci propina bastano i profili veri.

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Il consigliere dem padre del lanciatore di uova in campagna elettorale diceva: «Sicurezza e telecamere»
  • Il legale di Federico De Pascali: «Sta pagando l'ingiusto can can sull'odio xenofobo». La madre: «Sto male, attaccavo il gesto senza sapere che fosse mio figlio».
  • Così papà Osakue reclutava i «picciotti». Intercettato, l'uomo spiega come la mafia nigeriana infiltra in Italia i propri affiliati via Tunisia e Libia.

Lo speciale contiene due articoli

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La figuraccia su Daisy è stata inutile: anche a Napoli è subito «razzismo»
Ansa
Gambizzato un ambulante senegalese al Vasto, quartiere ad alto tasso di malavita. La vittima frena: «Non so dire se è odio etnico», ma il Pd e il sindaco Luigi De Magistris non hanno dubbi: «Conseguenza diretta» dell'opera di Matteo Salvini.
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