L’emendamento alla manovra firmato Fratelli d’Italia che rimetteva in circolazione lo smercio di cannabis «light» è durato lo spazio di poche ore. Ieri pomeriggio le agenzie battevano la notizia dell’emendamento che, in pratica, avrebbe fatto tornare legale la commercializzazione della cannabis «light». Ma con «modalità» e «requisiti» stabiliti «con determinazione del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli» e, soprattutto, con una maxi tassa: questi prodotti «sono assoggettati a imposta di consumo in misura pari al 40% del prezzo di vendita al pubblico». Una retromarcia rispetto a quanto era stato indicato come priorità repressiva fino a pochi mesi fa.
Ad aprile, infatti, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva legato il tema della sicurezza urbana alla repressione del commercio dei derivati della canapa. Tra le misure più urgenti, la Meloni aveva fatto proprio riferimento anche alle «disposizioni contro la produzione e la commercializzazione nei cannabis shop di prodotti a base di cannabis definita erroneamente “light”». «L’obiettivo dell’emendamento», si sono affrettati a spiegare da Fdi dopo la clamorosa retromarcia del «sì alla light ma con gabella», «è contrastare la diffusione e la vendita introducendo una super tassazione. La proposta emendativa non nasconde alcuna volontà occulta di legalizzazione di questi prodotti. Sono in corso interlocuzioni con i ministeri competenti per stabilire quale sia la strada migliore per contrastare questo business». Una spiegazione che evidentemente non deve aver convinto i maggiorenti del partito della Meloni visto che, pochi minuti dopo, un’altra agenzia certificava che «l’emendamento sarà ritirato».
Ma c’è un altro scoglio. Sul fronte giudiziario si mette in discussione l’impianto penale costruito per mettere al bando la canapa. Il giudice per le indagini preliminari di Brindisi ha rimesso alla Corte costituzionale l’articolo 18 del decreto sicurezza, chiedendo di verificarne la compatibilità con la Costituzione. «Per la prima volta viene investita la Consulta, in via diretta, della possibile incostituzionalità del cuore del decreto sicurezza in materia di canapa, cioè il divieto penale su importazione, detenzione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione, consegna, vendita al pubblico e consumo di prodotti costituiti da infiorescenze (e loro derivati)». Le associazioni del settore parlano di «un passaggio storico». Dall’opposizione arriva un commento favorevole sul giudizio di costituzionalità: «Bene l’intervento della Consulta sul famigerato dl Sicurezza, aspettiamo fiduciosi un esito che possa ripristinare il buon senso». Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs alla Camera, ricorda che quella norma ha colpito un settore in espansione: «Abbiamo contestato questa vera e propria mazzata inflitta con furore ideologico a un settore produttivo in crescita, messo in ginocchio da un decreto legge che evidentemente non aveva né i requisiti di necessità né di urgenza».






