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2024-08-02
Lotta agli occupatori di case. Fuorilegge la cannabis light
Arriverà in aula alla Camera a settembre, per le proteste delle opposizioni sulla parte legata alla cannabis light, ma il ddl Sicurezza del governo di Giorgia Meloni è già stato accolto con grande soddisfazione dai sindacati di polizia. Il via libera all’utilizzo della body cam sulle divise dei poliziotti (non ci saranno però i numeri identificativi), ma anche l’introduzione di una pena fino a due anni di carcere per chi blocca il traffico, vengono infatti accolte come una scelta da parte dell’esecutivo per garantire maggiore trasparenza e sicurezza sia alle Forze dell’ordine sia ai cittadini. Ci sono anche misure contro le occupazioni abusive di case e un inasprimento delle pene per chi cerca di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di una infrastruttura strategica. Sono provvedimenti che sembrano presagire un autunno caldo.
«Le body cam, infatti, non solo contribuiranno a garantire maggiore sicurezza agli agenti durante i servizi di ordine pubblico, ma offriranno anche una tutela fondamentale per i cittadini poiché verrà rafforzata la trasparenza e il rispetto dei diritti in ogni interazione», spiega in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. «Questo provvedimento dimostra dunque una visione moderna e responsabile delle dinamiche di sicurezza pubblica, rispondendo in modo efficace alle esigenze di una società che chiede sempre più chiarezza». Dello stesso parere Felice Romano, segretario del Siulp, che già nei giorni scorsi aveva lodato l’iniziativa del governo di dotare di body cam tutte le uniformi della polizia. «L’approvazione in via definitiva dell’emendamento in tema di utilizzo delle body cam da parte dei poliziotti durante il servizio è un passo in avanti sia per la sicurezza dei cittadini che degli appartenenti alle Forze di polizia», dice Enzo Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia.
Lo scorso anno anche la senatrice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ucciso mentre si trovava in custodia cautelare nell’ottobre del 2009, aveva presentata una proposta di legge analoga, per introdurre l’utilizzo delle body cam. Eppure, tra le forze di opposizione c’è comunque chi non ci sta. A fronte, infatti, delle novità su fronte sicurezza, Pd e 5 stelle fanno muro sui provvedimenti legati alla cannabis light che viene equiparata a quella illegale. Dopo la seduta notturna nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera e le proteste delle opposizioni il ddl Sicurezza è stato così rinviato a dopo l’estate. Le body cam non saranno obbligatorie, ma intanto il governo stanzierà 23,4 milioni di euro in tre anni per far sì che il comparto le abbia in dotazione. Altre novità sono legate alla possibilità di utilizzare le videocamere nell’ambito degli interrogatori delle Forze dell’ordine. Viene rafforzata la tutela legale per gli appartenenti alle forze di polizia e al Corpo nazionale dei vigili del fuoco indagati o imputati per fatti inerenti al servizio. È stata anche inserita una stretta nei confronti di chi imbratta palazzi o monumenti: viene modificato l’articolo 639 del Codice penale, con un aggravamento di pena laddove il deturpamento o l’imbrattamento siano commessi su «beni mobili o immobili adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche, con la finalità di ledere l’onore, il prestigio o il decoro dell’istituzione cui il bene appartiene». Poi c’è la cosiddetta norma anti Gandhi, che prevede carcere fino a un mese per chi da solo blocca una strada o una ferrovia e da sei mesi a due anni se il reato viene commesso da più persone riunite. Tra le aggravanti introdotte nel provvedimento c’è anche quella per i reati commessi nelle stazioni o nelle loro vicinanze. Sono norme che serviranno a fermare le proteste degli ultimi anni portate avanti dai militanti di Ultima generazione, spesso impegnati a bloccare il traffico in città e autostrada. Prevista anche un’aggravante per punire la violenza o la minaccia a un pubblico ufficiale se commessa per impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di una infrastruttura strategica. Proprio pochi giorni fa sono ricominciate le tensioni in Val di Susa, con gruppi di No Tav che hanno deciso di assediare il cantiere di Chiomonte.
C’è poi una norma che sembra fatta apposta per contrastare l’europarlamentare di sinistra Ilaria Salis, accusata in passato di aver occupato alcune case popolari di Milano. Viene infatti istituito un nuovo reato contro l’abusivismo: si chiamerà «occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui» e le pene andranno dai due ai sette anni. Diventa poi facoltativo l’attuale obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza e le madri con figli sotto l’anno. Sale da 14 a 16 anni l’età per la quale viene punito l’impiego di minori nell'accattonaggio e si innalza, inoltre, da tre a cinque anni la pena massima per chi si macchia di un reato come questo. Non sono passati invece il reato di integralismo islamico, l’obbligo di prediche in italiano e la castrazione chimica per gli stupratori.
«L’introduzione delle body cam per le Forze di polizia rappresenta un doveroso riconoscimento a tutti coloro che ogni giorno, con dedizione e spirito di sacrificio, sono impegnati per garantire legalità e sicurezza ai nostri cittadini. Grazie a questo strumento renderemo ancora più efficace la tutela delle donne e degli uomini in divisa che per assicurare i nostri diritti sono quotidianamente esposti ad aggressioni, minacce e violenze. Una dotazione tecnologica richiesta dagli stessi poliziotti anche a garanzia della totale trasparenza del loro operato» ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Divieto di vendere la cannabis light. Sarà equiparata alle altre droghe
È il provvedimento sulla cannabis light quello su cui si sono battute maggiormente le opposizioni, in particolare Pd e M5s. L’emendamento è stato approvato in commissione e sarà in vigore solo dopo il via libera definitivo al provvedimento. Di fatto interviene sulla legge a sostegno della filiera della canapa a uso industriale, con quantità di Thc inferiori allo 0,2%. L’obiettivo è quello di evitare che «l’assunzione di prodotti da infiorescenza della canapa possa favorire, attraverso alterazioni dello stato psicofisico del soggetto assuntore, comportamenti che mettano a rischio la sicurezza o l’incolumità pubblica o la sicurezza stradale». Viene quindi vietata la coltivazione e la vendita delle infiorescenze, anche di cannabis a basso contenuto di Thc, per usi diversi da quelli espressamente indicati nella legge stessa, e quindi quelli industriali consentiti. Il commercio o la cessione di infiorescenze viene punito con le norme del Testo unico sulle sostanze stupefacenti, parificando, dunque, la cannabis light a quella non light.
«Va stroncata ogni forma di incoraggiamento all’uso delle droghe e alla propaganda delle droghe. Non mi meraviglio quindi che quelli che vogliono legalizzare le droghe difendano anche la cannabis light. Ben vengano, quindi, le norme appena approvate e un’azione decisa contro tutta una serie di filiere para commerciali che finiscono per propagandare l'uso delle droghe». spiega il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. È da almeno il 2016, da quando fu introdotta la prima legge in materia, che l’argomento cannabis light divide la politica ma anche la giustizia. Non a caso nelle scorse settimane diversi avvocati che seguono da anni il settore hanno già previsto una pioggia di ricorsi nel caso in cui la norma alla fine venga approvata. Già nel 2019 una sentenza della Cassazione aveva di fatto «promosso non solo la coltivazione, ma espressamente l’intera filiera agroindustriale della canapa». Una decisione dove veniva stabilito che la cannabis era una pianta e non una sostanza chimica.
Le associazioni di categoria e le opposizioni insorgono. Per Coldiretti la misura mette a rischio la sopravvivenza di un intero comparto impegnato in una coltivazione dove sono stati fatti investimenti significativi. Per questo l’associazione agricola chiede modifiche «di un emendamento che danneggia pesantemente le aziende agricole. Di fatto l’infiorescenza della canapa rappresenta una parte fondamentale del valore aggiunto della pianta, e vietarne la raccolta e l’essiccazione rischia di far crollare un intero settore dove sono impegnati tanti giovani agricoltori». D’altra parte, aggiunge ancora Coldiretti, era stata espressa, «più volte la necessità di tutele per gli agricoltori che producono canapa in piena legalità, come pure riconosciuto dalla normativa europea, anche per rispondere a mercati come quelli della nutriceutica, della cosmetica, dell’industria o dell’arredo». Anche il presidente di Cia-Agricoltori italiani, Cristiano Fini, parla di «una grave sconfitta per la libera impresa in Italia. È stato, così, bloccato un settore in forte crescita, trainato soprattutto dai giovani agricoltori». Da aprile in Germania l’uso della cannabis è diventato legale, negli Stati Uniti il governo di Joe Biden starebbe per declassificarne l’utilizzo, ma in Thailandia, dove da qualche anno avevano introdotto una legalizzazione, da gennaio hanno deciso di tornare indietro. «L’abuso di droghe è un grande problema per la Thailandia: la cannabis deve essere usata solo a livello medico» aveva spiegato il partito di governo introducendo poi una serie di multe molto salate per chi la utilizzi per uso ricreativo.
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Passa in commissione il ddl Sicurezza. Sì a body cam per gli agenti. Istituito il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobili con pene fino a sette anni.Divieto di vendere la cannabis light perché «mette a rischio l’incolumità pubblica». Gli agricoltori chiedono modifiche.Lo speciale contiene due articoli.Arriverà in aula alla Camera a settembre, per le proteste delle opposizioni sulla parte legata alla cannabis light, ma il ddl Sicurezza del governo di Giorgia Meloni è già stato accolto con grande soddisfazione dai sindacati di polizia. Il via libera all’utilizzo della body cam sulle divise dei poliziotti (non ci saranno però i numeri identificativi), ma anche l’introduzione di una pena fino a due anni di carcere per chi blocca il traffico, vengono infatti accolte come una scelta da parte dell’esecutivo per garantire maggiore trasparenza e sicurezza sia alle Forze dell’ordine sia ai cittadini. Ci sono anche misure contro le occupazioni abusive di case e un inasprimento delle pene per chi cerca di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di una infrastruttura strategica. Sono provvedimenti che sembrano presagire un autunno caldo. «Le body cam, infatti, non solo contribuiranno a garantire maggiore sicurezza agli agenti durante i servizi di ordine pubblico, ma offriranno anche una tutela fondamentale per i cittadini poiché verrà rafforzata la trasparenza e il rispetto dei diritti in ogni interazione», spiega in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. «Questo provvedimento dimostra dunque una visione moderna e responsabile delle dinamiche di sicurezza pubblica, rispondendo in modo efficace alle esigenze di una società che chiede sempre più chiarezza». Dello stesso parere Felice Romano, segretario del Siulp, che già nei giorni scorsi aveva lodato l’iniziativa del governo di dotare di body cam tutte le uniformi della polizia. «L’approvazione in via definitiva dell’emendamento in tema di utilizzo delle body cam da parte dei poliziotti durante il servizio è un passo in avanti sia per la sicurezza dei cittadini che degli appartenenti alle Forze di polizia», dice Enzo Letizia, segretario nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia. Lo scorso anno anche la senatrice Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ucciso mentre si trovava in custodia cautelare nell’ottobre del 2009, aveva presentata una proposta di legge analoga, per introdurre l’utilizzo delle body cam. Eppure, tra le forze di opposizione c’è comunque chi non ci sta. A fronte, infatti, delle novità su fronte sicurezza, Pd e 5 stelle fanno muro sui provvedimenti legati alla cannabis light che viene equiparata a quella illegale. Dopo la seduta notturna nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera e le proteste delle opposizioni il ddl Sicurezza è stato così rinviato a dopo l’estate. Le body cam non saranno obbligatorie, ma intanto il governo stanzierà 23,4 milioni di euro in tre anni per far sì che il comparto le abbia in dotazione. Altre novità sono legate alla possibilità di utilizzare le videocamere nell’ambito degli interrogatori delle Forze dell’ordine. Viene rafforzata la tutela legale per gli appartenenti alle forze di polizia e al Corpo nazionale dei vigili del fuoco indagati o imputati per fatti inerenti al servizio. È stata anche inserita una stretta nei confronti di chi imbratta palazzi o monumenti: viene modificato l’articolo 639 del Codice penale, con un aggravamento di pena laddove il deturpamento o l’imbrattamento siano commessi su «beni mobili o immobili adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche, con la finalità di ledere l’onore, il prestigio o il decoro dell’istituzione cui il bene appartiene». Poi c’è la cosiddetta norma anti Gandhi, che prevede carcere fino a un mese per chi da solo blocca una strada o una ferrovia e da sei mesi a due anni se il reato viene commesso da più persone riunite. Tra le aggravanti introdotte nel provvedimento c’è anche quella per i reati commessi nelle stazioni o nelle loro vicinanze. Sono norme che serviranno a fermare le proteste degli ultimi anni portate avanti dai militanti di Ultima generazione, spesso impegnati a bloccare il traffico in città e autostrada. Prevista anche un’aggravante per punire la violenza o la minaccia a un pubblico ufficiale se commessa per impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di una infrastruttura strategica. Proprio pochi giorni fa sono ricominciate le tensioni in Val di Susa, con gruppi di No Tav che hanno deciso di assediare il cantiere di Chiomonte. C’è poi una norma che sembra fatta apposta per contrastare l’europarlamentare di sinistra Ilaria Salis, accusata in passato di aver occupato alcune case popolari di Milano. Viene infatti istituito un nuovo reato contro l’abusivismo: si chiamerà «occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui» e le pene andranno dai due ai sette anni. Diventa poi facoltativo l’attuale obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza e le madri con figli sotto l’anno. Sale da 14 a 16 anni l’età per la quale viene punito l’impiego di minori nell'accattonaggio e si innalza, inoltre, da tre a cinque anni la pena massima per chi si macchia di un reato come questo. Non sono passati invece il reato di integralismo islamico, l’obbligo di prediche in italiano e la castrazione chimica per gli stupratori. «L’introduzione delle body cam per le Forze di polizia rappresenta un doveroso riconoscimento a tutti coloro che ogni giorno, con dedizione e spirito di sacrificio, sono impegnati per garantire legalità e sicurezza ai nostri cittadini. Grazie a questo strumento renderemo ancora più efficace la tutela delle donne e degli uomini in divisa che per assicurare i nostri diritti sono quotidianamente esposti ad aggressioni, minacce e violenze. Una dotazione tecnologica richiesta dagli stessi poliziotti anche a garanzia della totale trasparenza del loro operato» ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ddl-sicurezza-passa-in-commissione-2668864013.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="divieto-di-vendere-la-cannabis-light-sara-equiparata-alle-altre-droghe" data-post-id="2668864013" data-published-at="1722601577" data-use-pagination="False"> Divieto di vendere la cannabis light. Sarà equiparata alle altre droghe È il provvedimento sulla cannabis light quello su cui si sono battute maggiormente le opposizioni, in particolare Pd e M5s. L’emendamento è stato approvato in commissione e sarà in vigore solo dopo il via libera definitivo al provvedimento. Di fatto interviene sulla legge a sostegno della filiera della canapa a uso industriale, con quantità di Thc inferiori allo 0,2%. L’obiettivo è quello di evitare che «l’assunzione di prodotti da infiorescenza della canapa possa favorire, attraverso alterazioni dello stato psicofisico del soggetto assuntore, comportamenti che mettano a rischio la sicurezza o l’incolumità pubblica o la sicurezza stradale». Viene quindi vietata la coltivazione e la vendita delle infiorescenze, anche di cannabis a basso contenuto di Thc, per usi diversi da quelli espressamente indicati nella legge stessa, e quindi quelli industriali consentiti. Il commercio o la cessione di infiorescenze viene punito con le norme del Testo unico sulle sostanze stupefacenti, parificando, dunque, la cannabis light a quella non light. «Va stroncata ogni forma di incoraggiamento all’uso delle droghe e alla propaganda delle droghe. Non mi meraviglio quindi che quelli che vogliono legalizzare le droghe difendano anche la cannabis light. Ben vengano, quindi, le norme appena approvate e un’azione decisa contro tutta una serie di filiere para commerciali che finiscono per propagandare l'uso delle droghe». spiega il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri. È da almeno il 2016, da quando fu introdotta la prima legge in materia, che l’argomento cannabis light divide la politica ma anche la giustizia. Non a caso nelle scorse settimane diversi avvocati che seguono da anni il settore hanno già previsto una pioggia di ricorsi nel caso in cui la norma alla fine venga approvata. Già nel 2019 una sentenza della Cassazione aveva di fatto «promosso non solo la coltivazione, ma espressamente l’intera filiera agroindustriale della canapa». Una decisione dove veniva stabilito che la cannabis era una pianta e non una sostanza chimica. Le associazioni di categoria e le opposizioni insorgono. Per Coldiretti la misura mette a rischio la sopravvivenza di un intero comparto impegnato in una coltivazione dove sono stati fatti investimenti significativi. Per questo l’associazione agricola chiede modifiche «di un emendamento che danneggia pesantemente le aziende agricole. Di fatto l’infiorescenza della canapa rappresenta una parte fondamentale del valore aggiunto della pianta, e vietarne la raccolta e l’essiccazione rischia di far crollare un intero settore dove sono impegnati tanti giovani agricoltori». D’altra parte, aggiunge ancora Coldiretti, era stata espressa, «più volte la necessità di tutele per gli agricoltori che producono canapa in piena legalità, come pure riconosciuto dalla normativa europea, anche per rispondere a mercati come quelli della nutriceutica, della cosmetica, dell’industria o dell’arredo». Anche il presidente di Cia-Agricoltori italiani, Cristiano Fini, parla di «una grave sconfitta per la libera impresa in Italia. È stato, così, bloccato un settore in forte crescita, trainato soprattutto dai giovani agricoltori». Da aprile in Germania l’uso della cannabis è diventato legale, negli Stati Uniti il governo di Joe Biden starebbe per declassificarne l’utilizzo, ma in Thailandia, dove da qualche anno avevano introdotto una legalizzazione, da gennaio hanno deciso di tornare indietro. «L’abuso di droghe è un grande problema per la Thailandia: la cannabis deve essere usata solo a livello medico» aveva spiegato il partito di governo introducendo poi una serie di multe molto salate per chi la utilizzi per uso ricreativo.
Dal Brasile arriva pollo contaminato da salmonella che invade il mercato europeo senza alcun controllo. Nella partita del Mercosur per l’Italia c’è anche un’aggravante, se così si può dire: aveva fatto fronte comune con gli altri Paesi per bloccarlo, ma alla fine ha detto sì al trattato di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay con annessa Bolivia. Il ministro per la Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, anche su consiglio di Giorgia Meloni, si era fatto convincere perché la Commissione Ue ha promosso l’applicazione della clausola di reciprocità: i prodotti agricoli importati dal Mercosur devono avere le stesse garanzie di salubrità e qualità di quelli europei.
Promessa immediatamente smentita da quanto è accaduto in Grecia: è sbarcato un carico di carne di pollo contaminato il 2 maggio, il giorno seguente all’entrata in vigore ufficiale del Mercosur. Ursula von der Leyen ha fatto il diavolo a quattro per far ratificare l’accordo il prima possibile, ha sfidato il Parlamento europeo che ha chiesto alla Corte di giustizia di verificare se l’accordo violi o meno i Trattati europei e lo ha fatto applicare in via provvisoria infischiandosene del pronunciamento dei giudici. Il che espone l’Ue, nel caso in cui la Corte di Lussemburgo sancisse l’illegittimità dell’accordo, a un contenzioso lungo e oneroso assai. Pur di vendere le vecchie Mercedes, le Bmw e le Audi ai brasiliani che ci rimpinzano di ogni schifezza agricola, la baronessa non è andata tanto per il sottile. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E la prima, gravissima conseguenza del Mercosur si è materializzata in Grecia, Paese che, dopo la batosta della crisi monetaria del 2009, di fatto è a trazione tedesca e il leader di Nea Democratia e premier, Kyriakos Mitsotakis, ha già pagato un prezzo alto in popolarità. Ha seguito la stessa traiettoria dell’Italia anche se i contadini greci sono tutt’ora sul piede di guerra, soprattutto i coltivatori di riso Ndel nord, gli allevatori del Peloponneso e gli olivicoltori e vignaioli di Creta dove ci sono state le proteste più violente.
E hanno ragione perché l’80% del primo carico di pollo congelato, pari a 3 tonnellate in totale, giunto in Grecia dal Brasile, era contaminato da salmonella. Lo ha rivelato la Federazione panellenica degli ingegneri geotecnici. Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’efficacia dei meccanismi di controllo dell’Ue sulla sicurezza degli alimenti importati. Secondo i risultati dei laboratori veterinari di Agia Paraskevi, nella periferia di Atene, 8 su 10 dei primi lotti analizzati sono risultati contaminati da salmonella e il presidente della Federazione panellenica degli ingegnergeotecnici pubblici, Nikos Kakavas, lo ha confermato esprimendo forti preoccupazioni circa l’adeguatezza dei controlli sui prodotti importati.
Nikos Kakavas ha denunciato peraltro le gravi ripercussioni sull’agricoltura greca a causa delle importazioni selvagge via Mercosur, in un Paese che, avendo solo il 40% dei tecnici che servirebbero, non è in grado di controllare la merce che arriva. Come direbbero i francesi: è solo l’inizio. In Italia la mobilitazione anti Mercosur, per chiedere controlli e lotta alle contraffazioni, non si è mai arrestata. Migliaia di agricoltori della Coldiretti si ritroveranno alla Fiera di Cagliari domani per protestare e con loro ci sarà anche il ministro Francesco Lollobrigida che sul Mercosur avrà forse da ridire.
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Papa Leone (Imagoeconomica)
A rivelarlo pubblicamente è stato un caro amico di Robert Prevost, padre Tom McCarthy, nel corso di un incontro con alcuni fedeli a Naperville nell’Illinois il cui contenuto è stato poi diffuso dal New York Times.
I fatti, secondo il racconto di McCarthy, sono avvenuti a due mesi dall’elezione al soglio pontificio di Prevost; quando, cioè, il suo nome - pur già noto in precedenza negli States - era divenuto di fama planetaria. In breve, è accaduto che papa Leone XIV abbia contattato telefonicamente la sua banca di Chicago per aggiornare, per ovvie ragioni, il suo numero di telefono e il suo indirizzo. In tale tentativo, si è trovato d interloquire con una addetta che gli ha posto tutta una serie di domande di verifica.
Ebbene, il Santo Padre ha risposto correttamente a tutti i quesiti postigli; eppure ciò non è bastato per ottenere lo scopo che si era prefissato con la telefonata, che a un certo punto ha visto la zelante addetta alla sicurezza scandire queste parole al suo interlocutore: «Deve venire di persona in filiale». A quel punto, sempre secondo il racconto di McCarthy, l’utente - dopo aver manifestato una cauta perplessità («Beh, non credo di poterlo fare») - avrebbe tentato la sua ultima carta per uscire dall’angolo: «Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono papa Leone?». Una domanda a fronte della quale l’addetta - la quale forse non aveva sufficiente familiarità con la voce del pontefice, benché suo connazionale - ha riattaccato. Fine della conversazione e delle speranze, da parte di papa Prevost, di sbrigare con quella telefonata una faccenda semplice, come milioni di persone potranno confermare, solo sulla carta. Com’è finita? Che il pontefice ha poi contattato un altro sacerdote di Chicago, il quale l’ha messo in contatto con il presidente della banca, che a sua volta avrebbe fatto resistenza rimarcando, dura lex sed lex, che le regole impongono la presenza fisica del correntista. Leone XIV a questo punto avrebbe fatto capire che avrebbe cambiato banca, eventualità che avrebbe fatto cedere anche il presidente.
Fine di questa storia, che torna utile sotto almeno due punti di vista. Il primo, senza dubbio, è quello dell’umiltà d’un capo di Stato - perché questo è il Papa - il quale, pur potendo delegare numerosissimi sottoposti, sceglie di sbrigarsi da solo faccende per giunta snervanti. Già si sapeva, in realtà, come Prevost fosse un uomo di grande umiltà, ma episodi come questo sono comunque significativi e rivelatori di chi sia e di come ragioni il successore di Pietro. In secondo luogo, come già si diceva in apertura, il racconto di padre McCarthy funge da monito: mai osare mettere alla prova l’impermeabilità d’un servizio di assistenza clienti. Neppure se si è il Papa.
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Ecco #DimmiLaVerità del 7 maggio 2026. La deputata della Lega Tiziana Nisini ci parla della carenza di senologi in Italia, una emergenza nazionale
Papa Leone XIV (Ansa)
L’ennesimo codazzo del disordine sinodale è la pubblicazione del rapporto finale del nono Gruppo di studio sulle «questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti». In sostanza, il rapporto con i fedeli Lgbt. L’ennesima mina che a Robert Francis Prevost toccherà disinnescare, dopo il caso delle benedizioni gay in Germania.
La relazione, infatti, cerca di occultare, dietro l’uso della neolingua catto-woke, un vero e proprio assalto al magistero. Lo si intuisce già dallo slittamento semantico che propone: gli autori dicono di ritenere «più appropriato qualificare le questioni in oggetto come questioni “emergenti” piuttosto che come questioni “controverse”». Essi annunciano, così, un «cambio di paradigma», che consentirebbe di trattare certe situazioni non più alla stregua di un «problema» da risolvere, evidenziando invece «la qualità globale dell’impegno che concerne l’insieme della comunità ecclesiale e l’integralità della persona», oltre che rimandando a «una possibile risorsa da discernere nella “conversazione nello Spirito” e nella “conversione relazionale”». Cristallino, eh? Se Gesù si fosse espresso in questi termini, non si sarebbe capito nemmeno da solo.
Quel che si capisce benissimo è dove che vogliano andare a parare le 24 pagine (su 32 totali) che precedono la prima occorrenza della parola «omosessuali»: a legittimare, appunto, le relazioni gay. Se non il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Al volumetto sono state allegate alcune testimonianze anonime, in particolare una proveniente dal Portogallo e l’altra dagli Stati Uniti, di cattolici Lgbt accolti dalle locali comunità ecclesiali, dopo un periodo di travagli e discriminazioni.
Il fedele lusitano allude apertamente al «mio matrimonio» e a «mio marito». Matrimonio. Marito. La Chiesa ritiene che l’unione omosessuale sia equiparabile alle nozze tra uomo e donna? Strano, perché il Dicastero per la Dottrina della fede, pur retto dal bergogliano Víctor Manuel Fernández, ha appena diffuso il testo di una lettera che il cardinale, nel 2024, indirizzò a monsignor Stephen Ackermann, vescovo di Trier, in risposta alla posizione della Conferenza episcopale tedesca sulle «benedizioni per le coppie che si amano». Il capo dell’ex Sant’Uffizio spiegava che, nonostante Fiducia Supplicans avesse liberalizzato - in modo maldestro - la pratica di benedire le unioni irregolari, la Chiesa di Germania si stava spingendo troppo in là. Tucho ricordava che la Chiesa «non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica» a coppie omosessuali e divorziati risposati, che non voleva «legittimare nulla» né «sancire […] nulla» e che non bisognava, dunque, «creare confusione», introducendo un «rito liturgico» o «forme di benedizioni simili a sacramentali». Tirare fuori quella missiva è stata la risposta della Santa Sede, ora guidata dal pontefice americano, all’ennesima fuga in avanti dei teutonici: il cardinale Reinhard Marx ha chiesto ai sacerdoti della sua diocesi, Monaco e Frisinga, di mettere a «fondamento della pratica pastorale» le benedizioni già bocciate dal Dicastero della Fede.
Ma nel rapporto del Gruppo di studio n. 9 del Sinodo compare un’intervista dagli Usa, che è ancora più esplicita di quella realizzata in Portogallo. La corrispondente vaticana Diane Montagna ha identificato il testimone statunitense, il quale ringrazia Dio «per mio marito» e si presenta come l’autore del libro Lgbtq catholic ministry, past and present, che reca la prefazione del noto prete arcobaleno, il gesuita James Martin. L’innominato, allora, non può che essere Jason Steidl: è l’uomo la cui foto con il compagno, mentre entrambi venivano benedetti dallo stesso padre Martin, comparve il 21 dicembre 2023 sul New York Times, scatenando un vespaio di polemiche. L’immagine, in effetti, somigliava alla celebrazione di un matrimonio gay.
D’altronde, nel comitato di teologi che ha prodotto il documento compaiono figure quali Maurizio Chiodi, sostenitore della pastorale Lgbt e convinto che, in alcune circostanze, gli atti omosessuali siano «moralmente buoni». Tutto coerente con i toni della relazione sinodale, che per giustificare l’inosservanza della dottrina pattina tra espressioni alate e retoriche evanescenti: la «narrazione», la «cultura della trasparenza» e quella «del rendiconto e della valutazione», il dovere di accogliere le «istanze che le pratiche credenti esprimono e mettono in atto», nonché di piegare i principi alle esigenze dei «contesti».
Se la decisione di nominare vescovi senza il consenso di Roma romperà, per ovvi motivi, la comunione della Fraternità San Pio X con la Santa Sede, sarebbe bizzarro se il Vaticano non iniziasse a prendere provvedimenti seri anche per arginare queste martellanti campagne di demolizione del magistero «da sinistra». Per il Papa chiamato a riparare le crepe che si erano aperte durante il pontificato di Francesco, lo scisma arcobaleno è più allarmante degli attacchi di Trump. Il presidente Usa non è eterno e le sue sparate, semmai, stanno compattando i cattolici. La vera grana - il Vangelo insegna - un regno ce l’ha quando si divide in sé stesso.
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