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2019-07-16
La droga «leggera» aumenta suicidi e psicosi
iStock
Con il termine cannabis o cannabinoidi si comprendono oltre 60 sostanze psicoattive che si ottengono dalla cannabis sativa fra cui i più importanti sono il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabinolo (Cbn). I derivati della cannabis, hashish e marijuana, sono le più diffuse droghe illegali anche fra gli adolescenti, in tutto il mondo. Gli effetti collaterali dell'uso dei cannabinoidi sono moderata euforia e un senso di «pace» con possibile insorgenza di sonnolenza, mancanza d'ascolto, modificazioni nella percezione spaziotemporale (per questo guidare sotto gli effetti della cannabis è molto pericoloso), agitazione, irritazione, congiuntivite e dilatazione delle pupille. Vi sono anche documentati effetti cardiovascolari quali tachicardia e variazioni della pressione sanguigna.
I derivati della cannabis hanno una tossicità diretta molto bassa. Non vi sono chiari casi documentati di morte per cannabis nell'uomo, mentre vi sono documentati incidenti stradali e sul lavoro, spesso mortali, connessi all'uso di cannabinoidi. Recenti studi hanno dimostrato come la cannabis non sia pressoché innocua come precedentemente creduto, ma che l'uso può condurre a una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un cambio di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione.
Una volta assorbito, a causa della sua capacità di sciogliersi nei grassi, il Thc si accumula nell'organismo e la sua presenza può essere rintracciata anche a mesi di distanza dall'ultima assunzione. L'uso di cannabinoidi marcati con apposite sostanze radioattive ha consentito di scoprire l'esistenza di siti selettivi di legame ai cannabinoidi e si è dimostrato che questo recettore media tutti gli effetti farmacologici e comportamentali dei cannabinoidi. La massima densità di tali recettori è stata descritta nei gangli della base e nel cervelletto (responsabile della capacità di orientamento spaziotemporale dell'individuo). Livelli di minore densità sono stati rilevati nel tronco encefalico, nei nuclei talamici, nell'ipotalamo e nel corpo calloso.
Quando la droga viene fumata, il livello di Thc nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti. Il massimo «high» si ottiene in circa 15-30 minuti. Successivamente il periodo di euforia decresce lentamente per un periodo di tre-quattro ore, nonostante il livello di Thc diminuisca molto più rapidamente. Generalmente, alla cessazione dell'effetto interviene un grande desiderio di assunzione di cibo altamente calorico.
Il Thc viene metabolizzato quasi completamente in un prodotto attivo (11-idrossi-delta-9-Thc) che viene convertito in un metabolita inattivo e quindi eliminato dall'organismo. Il metabolismo del Thc è abbastanza lento; generalmente si considera un'emivita di eliminazione di circa 30 giorni, sebbene alcune fonti indichino un periodo più ridotto (circa quattro giorni). Il Thc, quindi, persiste nell'organismo per svariati giorni o addirittura per settimane. Questa eliminazione lenta tende a intensificare l'effetto dei cannabinoidi successivamente fumati e perciò può, parzialmente, spiegare perché coloro che fanno uso regolare di marijuana raggiungono lo stato di ebrezza più rapidamente, più facilmente e con un quantitativo del farmaco inferiore rispetto a coloro che ne fanno un uso intermittente.
Per i consumatori c'è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di Thc rimangono a lungo in quest'organo. Diversi studi americani ed europei hanno mostrato vari pericoli come danno cromosomico, disturbo del bilancio ormonale del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie. Infine vi è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine con documentato sviluppo di psicosi e danni psichiatrici nel tempo. Poco però si sa sull'impatto dell'uso di cannabinoidi sull'umore e sul rischio di suicidio nella giovane età adulta. L'obiettivo di uno studio recente pubblicato su Jama Psychiatry è quello di fornire una stima della misura in cui la cannabis che viene utilizzata durante l'adolescenza sia associata al rischio di sviluppare una successiva depressione maggiore e comportamento suicida.
I ricercatori del McGilll university health center di Montreal, in Canada, hanno selezionato studi longitudinali e prospettici, valutando l'uso di cannabis negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni e successivamente accertando lo sviluppo della depressione nella giovane età adulta (tra 18 e 32 anni).
In questa revisione sistemica e meta analisi di undici studi su 23.317 individui, il consumo di cannabis adolescenziale era associato a un aumentato rischio di sviluppare depressione e comportamento suicida in età avanzata, anche in assenza di una condizione premorbosa. Il preadolescente e l'adolescente dovrebbero evitare l'uso di cannabis poiché l'uso è associato a un aumento significativo del rischio di sviluppare depressione o tendenze suicide nella giovane età adulta; questi risultati di Jama Psychiatry dovrebbero spingere i governi ad applicare maggiori strategie preventive per ridurre l'uso della cannabis tra i giovani, anche per il documentato rischio di psicosi già dimostrato nel tempo.
www.umbertotirelli.it
Vendere cannabis light ora è illegale ma il business va avanti come prima
«Ciao, ordina tranquillamente con Whatsapp». Non la pizza o hamburger e patatine, ma cannabis. «Tranquillo è marijuana legale», ti viene recapitata a domicilio «in soli 45 minuti dalle 18 alle 24», informano sul sito di Justmary. Un nome, una certezza di illegalità anche se i cartelli che «il primo delivery di cannabis light a Milano» ha sparso per la città vorrebbero far credere che l'operazione sia autorizzata.
Eppure la Cassazione è stata chiara: «È illecita la cessione, la messa in vendita, la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina derivanti dalla coltivazione della cannabis light […] anche a fronte di un contenuto di Thc inferiore ai valori indicati dalla legge 242», si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 30 maggio, rese note pochi giorni fa. Non si può giustificarne il consumo facendo credere che sia light, visto che sempre droga rimane. Il commercio di questi prodotti rientra nella fattispecie di reato contenuta nel Testo unico sugli stupefacenti. I numerosi negozi «green» che da un paio d'anni sono sorti in tutta Italia, cercano di far rientrare la fogliolina verde e le infiorescenze che vendono nell'ambito di applicazione della legge 242 del 2016, quella sulla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. La sentenza della Cassazione non decreta però automaticamente la fine di questo commercio: prima di decretare la chiusura di una rivendita, i magistrati dovranno valutare la reale «efficacia drogante» dei prodotti commercializzati, caso per caso.
Nell'incertezza normativa, a Milano, due mesi dopo la 4.20 Hemp fest quando per la fiera internazionale della cannabis i muri erano stati tappezzati con l'immagine di una foglia di cannabis e la scritta «Io non sono droga», ancora una volta vengono riproposti messaggi devastanti. Promuovono la «Cannabis sativa L», che si può acquistare online. Non importa se sei minorenne. Fai l'ordine minimo 21 euro, la consegna è «sempre gratuita». Recapitano la merce anche nell'hinterland milanese, a Monza, Firenze, Torino. In offerta, per 19,50 euro viene proposta «l'Erba del Chianti»: «Dalla selezione dei fiori più piccoli, nasce un classico di altissima qualità, stagionato 3 mesi», decantano. «Sentore di erba e fieno», insistono, ma non è un formaggio d'alpeggio, è cannabis e non servono grandi quantitativi per ottenere un effetto psicoattivo. Sempre scontato (29,51 euro al posto di 41) è «Daisy premium», 5 grammi «di fiori selezionati a mano», nuovo raccolto. Le sostanze psicoattive si ottengono proprio dalle infiorescenze femminili ma nei messaggi che illustrano la merce in vendita sul portale Justmary non si fa cenno. L'unico interesse è catturare la fantasia, la curiosità di chi legge le proprietà di «Premium amnesia»: «È oltre quello che ti aspetti. Un prodotto old school d'eccellenza che regna nel panorama mondiale da generazioni e continuerà a farlo anche nel mercato Italiano della Canapa light». Per acquistare 3 grammi di fiori un ragazzo pagherà 33 euro e il suo carrello della spesa online non smetterà di riempirsi.
Patrizia Floder Ritter
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Un nuovo studio pubblicato su «Jama Psychiatry» dimostra che chi fuma marijuana da adolescente ha maggiori probabilità di soffrire di depressione e di togliersi la vita in età adulta. È l'ennesima conferma che non esistono stupefacenti innocui.Così un cavillo della sentenza della Cassazione «salva» pure lo smercio a domicilio.Lo speciale contiene due articoliCon il termine cannabis o cannabinoidi si comprendono oltre 60 sostanze psicoattive che si ottengono dalla cannabis sativa fra cui i più importanti sono il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabinolo (Cbn). I derivati della cannabis, hashish e marijuana, sono le più diffuse droghe illegali anche fra gli adolescenti, in tutto il mondo. Gli effetti collaterali dell'uso dei cannabinoidi sono moderata euforia e un senso di «pace» con possibile insorgenza di sonnolenza, mancanza d'ascolto, modificazioni nella percezione spaziotemporale (per questo guidare sotto gli effetti della cannabis è molto pericoloso), agitazione, irritazione, congiuntivite e dilatazione delle pupille. Vi sono anche documentati effetti cardiovascolari quali tachicardia e variazioni della pressione sanguigna.I derivati della cannabis hanno una tossicità diretta molto bassa. Non vi sono chiari casi documentati di morte per cannabis nell'uomo, mentre vi sono documentati incidenti stradali e sul lavoro, spesso mortali, connessi all'uso di cannabinoidi. Recenti studi hanno dimostrato come la cannabis non sia pressoché innocua come precedentemente creduto, ma che l'uso può condurre a una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un cambio di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione. Una volta assorbito, a causa della sua capacità di sciogliersi nei grassi, il Thc si accumula nell'organismo e la sua presenza può essere rintracciata anche a mesi di distanza dall'ultima assunzione. L'uso di cannabinoidi marcati con apposite sostanze radioattive ha consentito di scoprire l'esistenza di siti selettivi di legame ai cannabinoidi e si è dimostrato che questo recettore media tutti gli effetti farmacologici e comportamentali dei cannabinoidi. La massima densità di tali recettori è stata descritta nei gangli della base e nel cervelletto (responsabile della capacità di orientamento spaziotemporale dell'individuo). Livelli di minore densità sono stati rilevati nel tronco encefalico, nei nuclei talamici, nell'ipotalamo e nel corpo calloso. Quando la droga viene fumata, il livello di Thc nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti. Il massimo «high» si ottiene in circa 15-30 minuti. Successivamente il periodo di euforia decresce lentamente per un periodo di tre-quattro ore, nonostante il livello di Thc diminuisca molto più rapidamente. Generalmente, alla cessazione dell'effetto interviene un grande desiderio di assunzione di cibo altamente calorico. Il Thc viene metabolizzato quasi completamente in un prodotto attivo (11-idrossi-delta-9-Thc) che viene convertito in un metabolita inattivo e quindi eliminato dall'organismo. Il metabolismo del Thc è abbastanza lento; generalmente si considera un'emivita di eliminazione di circa 30 giorni, sebbene alcune fonti indichino un periodo più ridotto (circa quattro giorni). Il Thc, quindi, persiste nell'organismo per svariati giorni o addirittura per settimane. Questa eliminazione lenta tende a intensificare l'effetto dei cannabinoidi successivamente fumati e perciò può, parzialmente, spiegare perché coloro che fanno uso regolare di marijuana raggiungono lo stato di ebrezza più rapidamente, più facilmente e con un quantitativo del farmaco inferiore rispetto a coloro che ne fanno un uso intermittente. Per i consumatori c'è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di Thc rimangono a lungo in quest'organo. Diversi studi americani ed europei hanno mostrato vari pericoli come danno cromosomico, disturbo del bilancio ormonale del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie. Infine vi è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine con documentato sviluppo di psicosi e danni psichiatrici nel tempo. Poco però si sa sull'impatto dell'uso di cannabinoidi sull'umore e sul rischio di suicidio nella giovane età adulta. L'obiettivo di uno studio recente pubblicato su Jama Psychiatry è quello di fornire una stima della misura in cui la cannabis che viene utilizzata durante l'adolescenza sia associata al rischio di sviluppare una successiva depressione maggiore e comportamento suicida.I ricercatori del McGilll university health center di Montreal, in Canada, hanno selezionato studi longitudinali e prospettici, valutando l'uso di cannabis negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni e successivamente accertando lo sviluppo della depressione nella giovane età adulta (tra 18 e 32 anni). In questa revisione sistemica e meta analisi di undici studi su 23.317 individui, il consumo di cannabis adolescenziale era associato a un aumentato rischio di sviluppare depressione e comportamento suicida in età avanzata, anche in assenza di una condizione premorbosa. Il preadolescente e l'adolescente dovrebbero evitare l'uso di cannabis poiché l'uso è associato a un aumento significativo del rischio di sviluppare depressione o tendenze suicide nella giovane età adulta; questi risultati di Jama Psychiatry dovrebbero spingere i governi ad applicare maggiori strategie preventive per ridurre l'uso della cannabis tra i giovani, anche per il documentato rischio di psicosi già dimostrato nel tempo.www.umbertotirelli.it<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-droga-leggera-aumenta-suicidi-e-psicosi-2639199151.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vendere-cannabis-light-ora-e-illegale-ma-il-business-va-avanti-come-prima" data-post-id="2639199151" data-published-at="1778626823" data-use-pagination="False"> Vendere cannabis light ora è illegale ma il business va avanti come prima «Ciao, ordina tranquillamente con Whatsapp». Non la pizza o hamburger e patatine, ma cannabis. «Tranquillo è marijuana legale», ti viene recapitata a domicilio «in soli 45 minuti dalle 18 alle 24», informano sul sito di Justmary. Un nome, una certezza di illegalità anche se i cartelli che «il primo delivery di cannabis light a Milano» ha sparso per la città vorrebbero far credere che l'operazione sia autorizzata. Eppure la Cassazione è stata chiara: «È illecita la cessione, la messa in vendita, la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina derivanti dalla coltivazione della cannabis light […] anche a fronte di un contenuto di Thc inferiore ai valori indicati dalla legge 242», si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 30 maggio, rese note pochi giorni fa. Non si può giustificarne il consumo facendo credere che sia light, visto che sempre droga rimane. Il commercio di questi prodotti rientra nella fattispecie di reato contenuta nel Testo unico sugli stupefacenti. I numerosi negozi «green» che da un paio d'anni sono sorti in tutta Italia, cercano di far rientrare la fogliolina verde e le infiorescenze che vendono nell'ambito di applicazione della legge 242 del 2016, quella sulla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. La sentenza della Cassazione non decreta però automaticamente la fine di questo commercio: prima di decretare la chiusura di una rivendita, i magistrati dovranno valutare la reale «efficacia drogante» dei prodotti commercializzati, caso per caso. Nell'incertezza normativa, a Milano, due mesi dopo la 4.20 Hemp fest quando per la fiera internazionale della cannabis i muri erano stati tappezzati con l'immagine di una foglia di cannabis e la scritta «Io non sono droga», ancora una volta vengono riproposti messaggi devastanti. Promuovono la «Cannabis sativa L», che si può acquistare online. Non importa se sei minorenne. Fai l'ordine minimo 21 euro, la consegna è «sempre gratuita». Recapitano la merce anche nell'hinterland milanese, a Monza, Firenze, Torino. In offerta, per 19,50 euro viene proposta «l'Erba del Chianti»: «Dalla selezione dei fiori più piccoli, nasce un classico di altissima qualità, stagionato 3 mesi», decantano. «Sentore di erba e fieno», insistono, ma non è un formaggio d'alpeggio, è cannabis e non servono grandi quantitativi per ottenere un effetto psicoattivo. Sempre scontato (29,51 euro al posto di 41) è «Daisy premium», 5 grammi «di fiori selezionati a mano», nuovo raccolto. Le sostanze psicoattive si ottengono proprio dalle infiorescenze femminili ma nei messaggi che illustrano la merce in vendita sul portale Justmary non si fa cenno. L'unico interesse è catturare la fantasia, la curiosità di chi legge le proprietà di «Premium amnesia»: «È oltre quello che ti aspetti. Un prodotto old school d'eccellenza che regna nel panorama mondiale da generazioni e continuerà a farlo anche nel mercato Italiano della Canapa light». Per acquistare 3 grammi di fiori un ragazzo pagherà 33 euro e il suo carrello della spesa online non smetterà di riempirsi. Patrizia Floder Ritter
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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