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2019-07-16
La droga «leggera» aumenta suicidi e psicosi
iStock
Con il termine cannabis o cannabinoidi si comprendono oltre 60 sostanze psicoattive che si ottengono dalla cannabis sativa fra cui i più importanti sono il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabinolo (Cbn). I derivati della cannabis, hashish e marijuana, sono le più diffuse droghe illegali anche fra gli adolescenti, in tutto il mondo. Gli effetti collaterali dell'uso dei cannabinoidi sono moderata euforia e un senso di «pace» con possibile insorgenza di sonnolenza, mancanza d'ascolto, modificazioni nella percezione spaziotemporale (per questo guidare sotto gli effetti della cannabis è molto pericoloso), agitazione, irritazione, congiuntivite e dilatazione delle pupille. Vi sono anche documentati effetti cardiovascolari quali tachicardia e variazioni della pressione sanguigna.
I derivati della cannabis hanno una tossicità diretta molto bassa. Non vi sono chiari casi documentati di morte per cannabis nell'uomo, mentre vi sono documentati incidenti stradali e sul lavoro, spesso mortali, connessi all'uso di cannabinoidi. Recenti studi hanno dimostrato come la cannabis non sia pressoché innocua come precedentemente creduto, ma che l'uso può condurre a una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un cambio di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione.
Una volta assorbito, a causa della sua capacità di sciogliersi nei grassi, il Thc si accumula nell'organismo e la sua presenza può essere rintracciata anche a mesi di distanza dall'ultima assunzione. L'uso di cannabinoidi marcati con apposite sostanze radioattive ha consentito di scoprire l'esistenza di siti selettivi di legame ai cannabinoidi e si è dimostrato che questo recettore media tutti gli effetti farmacologici e comportamentali dei cannabinoidi. La massima densità di tali recettori è stata descritta nei gangli della base e nel cervelletto (responsabile della capacità di orientamento spaziotemporale dell'individuo). Livelli di minore densità sono stati rilevati nel tronco encefalico, nei nuclei talamici, nell'ipotalamo e nel corpo calloso.
Quando la droga viene fumata, il livello di Thc nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti. Il massimo «high» si ottiene in circa 15-30 minuti. Successivamente il periodo di euforia decresce lentamente per un periodo di tre-quattro ore, nonostante il livello di Thc diminuisca molto più rapidamente. Generalmente, alla cessazione dell'effetto interviene un grande desiderio di assunzione di cibo altamente calorico.
Il Thc viene metabolizzato quasi completamente in un prodotto attivo (11-idrossi-delta-9-Thc) che viene convertito in un metabolita inattivo e quindi eliminato dall'organismo. Il metabolismo del Thc è abbastanza lento; generalmente si considera un'emivita di eliminazione di circa 30 giorni, sebbene alcune fonti indichino un periodo più ridotto (circa quattro giorni). Il Thc, quindi, persiste nell'organismo per svariati giorni o addirittura per settimane. Questa eliminazione lenta tende a intensificare l'effetto dei cannabinoidi successivamente fumati e perciò può, parzialmente, spiegare perché coloro che fanno uso regolare di marijuana raggiungono lo stato di ebrezza più rapidamente, più facilmente e con un quantitativo del farmaco inferiore rispetto a coloro che ne fanno un uso intermittente.
Per i consumatori c'è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di Thc rimangono a lungo in quest'organo. Diversi studi americani ed europei hanno mostrato vari pericoli come danno cromosomico, disturbo del bilancio ormonale del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie. Infine vi è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine con documentato sviluppo di psicosi e danni psichiatrici nel tempo. Poco però si sa sull'impatto dell'uso di cannabinoidi sull'umore e sul rischio di suicidio nella giovane età adulta. L'obiettivo di uno studio recente pubblicato su Jama Psychiatry è quello di fornire una stima della misura in cui la cannabis che viene utilizzata durante l'adolescenza sia associata al rischio di sviluppare una successiva depressione maggiore e comportamento suicida.
I ricercatori del McGilll university health center di Montreal, in Canada, hanno selezionato studi longitudinali e prospettici, valutando l'uso di cannabis negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni e successivamente accertando lo sviluppo della depressione nella giovane età adulta (tra 18 e 32 anni).
In questa revisione sistemica e meta analisi di undici studi su 23.317 individui, il consumo di cannabis adolescenziale era associato a un aumentato rischio di sviluppare depressione e comportamento suicida in età avanzata, anche in assenza di una condizione premorbosa. Il preadolescente e l'adolescente dovrebbero evitare l'uso di cannabis poiché l'uso è associato a un aumento significativo del rischio di sviluppare depressione o tendenze suicide nella giovane età adulta; questi risultati di Jama Psychiatry dovrebbero spingere i governi ad applicare maggiori strategie preventive per ridurre l'uso della cannabis tra i giovani, anche per il documentato rischio di psicosi già dimostrato nel tempo.
www.umbertotirelli.it
Vendere cannabis light ora è illegale ma il business va avanti come prima
«Ciao, ordina tranquillamente con Whatsapp». Non la pizza o hamburger e patatine, ma cannabis. «Tranquillo è marijuana legale», ti viene recapitata a domicilio «in soli 45 minuti dalle 18 alle 24», informano sul sito di Justmary. Un nome, una certezza di illegalità anche se i cartelli che «il primo delivery di cannabis light a Milano» ha sparso per la città vorrebbero far credere che l'operazione sia autorizzata.
Eppure la Cassazione è stata chiara: «È illecita la cessione, la messa in vendita, la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina derivanti dalla coltivazione della cannabis light […] anche a fronte di un contenuto di Thc inferiore ai valori indicati dalla legge 242», si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 30 maggio, rese note pochi giorni fa. Non si può giustificarne il consumo facendo credere che sia light, visto che sempre droga rimane. Il commercio di questi prodotti rientra nella fattispecie di reato contenuta nel Testo unico sugli stupefacenti. I numerosi negozi «green» che da un paio d'anni sono sorti in tutta Italia, cercano di far rientrare la fogliolina verde e le infiorescenze che vendono nell'ambito di applicazione della legge 242 del 2016, quella sulla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. La sentenza della Cassazione non decreta però automaticamente la fine di questo commercio: prima di decretare la chiusura di una rivendita, i magistrati dovranno valutare la reale «efficacia drogante» dei prodotti commercializzati, caso per caso.
Nell'incertezza normativa, a Milano, due mesi dopo la 4.20 Hemp fest quando per la fiera internazionale della cannabis i muri erano stati tappezzati con l'immagine di una foglia di cannabis e la scritta «Io non sono droga», ancora una volta vengono riproposti messaggi devastanti. Promuovono la «Cannabis sativa L», che si può acquistare online. Non importa se sei minorenne. Fai l'ordine minimo 21 euro, la consegna è «sempre gratuita». Recapitano la merce anche nell'hinterland milanese, a Monza, Firenze, Torino. In offerta, per 19,50 euro viene proposta «l'Erba del Chianti»: «Dalla selezione dei fiori più piccoli, nasce un classico di altissima qualità, stagionato 3 mesi», decantano. «Sentore di erba e fieno», insistono, ma non è un formaggio d'alpeggio, è cannabis e non servono grandi quantitativi per ottenere un effetto psicoattivo. Sempre scontato (29,51 euro al posto di 41) è «Daisy premium», 5 grammi «di fiori selezionati a mano», nuovo raccolto. Le sostanze psicoattive si ottengono proprio dalle infiorescenze femminili ma nei messaggi che illustrano la merce in vendita sul portale Justmary non si fa cenno. L'unico interesse è catturare la fantasia, la curiosità di chi legge le proprietà di «Premium amnesia»: «È oltre quello che ti aspetti. Un prodotto old school d'eccellenza che regna nel panorama mondiale da generazioni e continuerà a farlo anche nel mercato Italiano della Canapa light». Per acquistare 3 grammi di fiori un ragazzo pagherà 33 euro e il suo carrello della spesa online non smetterà di riempirsi.
Patrizia Floder Ritter
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Un nuovo studio pubblicato su «Jama Psychiatry» dimostra che chi fuma marijuana da adolescente ha maggiori probabilità di soffrire di depressione e di togliersi la vita in età adulta. È l'ennesima conferma che non esistono stupefacenti innocui.Così un cavillo della sentenza della Cassazione «salva» pure lo smercio a domicilio.Lo speciale contiene due articoliCon il termine cannabis o cannabinoidi si comprendono oltre 60 sostanze psicoattive che si ottengono dalla cannabis sativa fra cui i più importanti sono il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabinolo (Cbn). I derivati della cannabis, hashish e marijuana, sono le più diffuse droghe illegali anche fra gli adolescenti, in tutto il mondo. Gli effetti collaterali dell'uso dei cannabinoidi sono moderata euforia e un senso di «pace» con possibile insorgenza di sonnolenza, mancanza d'ascolto, modificazioni nella percezione spaziotemporale (per questo guidare sotto gli effetti della cannabis è molto pericoloso), agitazione, irritazione, congiuntivite e dilatazione delle pupille. Vi sono anche documentati effetti cardiovascolari quali tachicardia e variazioni della pressione sanguigna.I derivati della cannabis hanno una tossicità diretta molto bassa. Non vi sono chiari casi documentati di morte per cannabis nell'uomo, mentre vi sono documentati incidenti stradali e sul lavoro, spesso mortali, connessi all'uso di cannabinoidi. Recenti studi hanno dimostrato come la cannabis non sia pressoché innocua come precedentemente creduto, ma che l'uso può condurre a una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un cambio di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione. Una volta assorbito, a causa della sua capacità di sciogliersi nei grassi, il Thc si accumula nell'organismo e la sua presenza può essere rintracciata anche a mesi di distanza dall'ultima assunzione. L'uso di cannabinoidi marcati con apposite sostanze radioattive ha consentito di scoprire l'esistenza di siti selettivi di legame ai cannabinoidi e si è dimostrato che questo recettore media tutti gli effetti farmacologici e comportamentali dei cannabinoidi. La massima densità di tali recettori è stata descritta nei gangli della base e nel cervelletto (responsabile della capacità di orientamento spaziotemporale dell'individuo). Livelli di minore densità sono stati rilevati nel tronco encefalico, nei nuclei talamici, nell'ipotalamo e nel corpo calloso. Quando la droga viene fumata, il livello di Thc nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti. Il massimo «high» si ottiene in circa 15-30 minuti. Successivamente il periodo di euforia decresce lentamente per un periodo di tre-quattro ore, nonostante il livello di Thc diminuisca molto più rapidamente. Generalmente, alla cessazione dell'effetto interviene un grande desiderio di assunzione di cibo altamente calorico. Il Thc viene metabolizzato quasi completamente in un prodotto attivo (11-idrossi-delta-9-Thc) che viene convertito in un metabolita inattivo e quindi eliminato dall'organismo. Il metabolismo del Thc è abbastanza lento; generalmente si considera un'emivita di eliminazione di circa 30 giorni, sebbene alcune fonti indichino un periodo più ridotto (circa quattro giorni). Il Thc, quindi, persiste nell'organismo per svariati giorni o addirittura per settimane. Questa eliminazione lenta tende a intensificare l'effetto dei cannabinoidi successivamente fumati e perciò può, parzialmente, spiegare perché coloro che fanno uso regolare di marijuana raggiungono lo stato di ebrezza più rapidamente, più facilmente e con un quantitativo del farmaco inferiore rispetto a coloro che ne fanno un uso intermittente. Per i consumatori c'è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di Thc rimangono a lungo in quest'organo. Diversi studi americani ed europei hanno mostrato vari pericoli come danno cromosomico, disturbo del bilancio ormonale del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie. Infine vi è la possibilità di danni cerebrali a lungo termine con documentato sviluppo di psicosi e danni psichiatrici nel tempo. Poco però si sa sull'impatto dell'uso di cannabinoidi sull'umore e sul rischio di suicidio nella giovane età adulta. L'obiettivo di uno studio recente pubblicato su Jama Psychiatry è quello di fornire una stima della misura in cui la cannabis che viene utilizzata durante l'adolescenza sia associata al rischio di sviluppare una successiva depressione maggiore e comportamento suicida.I ricercatori del McGilll university health center di Montreal, in Canada, hanno selezionato studi longitudinali e prospettici, valutando l'uso di cannabis negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni e successivamente accertando lo sviluppo della depressione nella giovane età adulta (tra 18 e 32 anni). In questa revisione sistemica e meta analisi di undici studi su 23.317 individui, il consumo di cannabis adolescenziale era associato a un aumentato rischio di sviluppare depressione e comportamento suicida in età avanzata, anche in assenza di una condizione premorbosa. Il preadolescente e l'adolescente dovrebbero evitare l'uso di cannabis poiché l'uso è associato a un aumento significativo del rischio di sviluppare depressione o tendenze suicide nella giovane età adulta; questi risultati di Jama Psychiatry dovrebbero spingere i governi ad applicare maggiori strategie preventive per ridurre l'uso della cannabis tra i giovani, anche per il documentato rischio di psicosi già dimostrato nel tempo.www.umbertotirelli.it<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-droga-leggera-aumenta-suicidi-e-psicosi-2639199151.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="vendere-cannabis-light-ora-e-illegale-ma-il-business-va-avanti-come-prima" data-post-id="2639199151" data-published-at="1771173615" data-use-pagination="False"> Vendere cannabis light ora è illegale ma il business va avanti come prima «Ciao, ordina tranquillamente con Whatsapp». Non la pizza o hamburger e patatine, ma cannabis. «Tranquillo è marijuana legale», ti viene recapitata a domicilio «in soli 45 minuti dalle 18 alle 24», informano sul sito di Justmary. Un nome, una certezza di illegalità anche se i cartelli che «il primo delivery di cannabis light a Milano» ha sparso per la città vorrebbero far credere che l'operazione sia autorizzata. Eppure la Cassazione è stata chiara: «È illecita la cessione, la messa in vendita, la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina derivanti dalla coltivazione della cannabis light […] anche a fronte di un contenuto di Thc inferiore ai valori indicati dalla legge 242», si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 30 maggio, rese note pochi giorni fa. Non si può giustificarne il consumo facendo credere che sia light, visto che sempre droga rimane. Il commercio di questi prodotti rientra nella fattispecie di reato contenuta nel Testo unico sugli stupefacenti. I numerosi negozi «green» che da un paio d'anni sono sorti in tutta Italia, cercano di far rientrare la fogliolina verde e le infiorescenze che vendono nell'ambito di applicazione della legge 242 del 2016, quella sulla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. La sentenza della Cassazione non decreta però automaticamente la fine di questo commercio: prima di decretare la chiusura di una rivendita, i magistrati dovranno valutare la reale «efficacia drogante» dei prodotti commercializzati, caso per caso. Nell'incertezza normativa, a Milano, due mesi dopo la 4.20 Hemp fest quando per la fiera internazionale della cannabis i muri erano stati tappezzati con l'immagine di una foglia di cannabis e la scritta «Io non sono droga», ancora una volta vengono riproposti messaggi devastanti. Promuovono la «Cannabis sativa L», che si può acquistare online. Non importa se sei minorenne. Fai l'ordine minimo 21 euro, la consegna è «sempre gratuita». Recapitano la merce anche nell'hinterland milanese, a Monza, Firenze, Torino. In offerta, per 19,50 euro viene proposta «l'Erba del Chianti»: «Dalla selezione dei fiori più piccoli, nasce un classico di altissima qualità, stagionato 3 mesi», decantano. «Sentore di erba e fieno», insistono, ma non è un formaggio d'alpeggio, è cannabis e non servono grandi quantitativi per ottenere un effetto psicoattivo. Sempre scontato (29,51 euro al posto di 41) è «Daisy premium», 5 grammi «di fiori selezionati a mano», nuovo raccolto. Le sostanze psicoattive si ottengono proprio dalle infiorescenze femminili ma nei messaggi che illustrano la merce in vendita sul portale Justmary non si fa cenno. L'unico interesse è catturare la fantasia, la curiosità di chi legge le proprietà di «Premium amnesia»: «È oltre quello che ti aspetti. Un prodotto old school d'eccellenza che regna nel panorama mondiale da generazioni e continuerà a farlo anche nel mercato Italiano della Canapa light». Per acquistare 3 grammi di fiori un ragazzo pagherà 33 euro e il suo carrello della spesa online non smetterà di riempirsi. Patrizia Floder Ritter
Auro Bulbarelli (Ansa)
Insomma aveva pagato il pegno di aver divulgato una notizia vera e accertata, senza il permesso del Quirinale. Da qui il cartellino giallo nei suoi confronti e l’avvicendamento in corsa con il direttore Paolo Petrecca al microfono. Con tutto quel che ormai è cronaca acquisita e che persino il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha commentato negativamente. Ridategli il microfono, scrivevamo ieri. E così sarà: sarà proprio Auro Bulbarelli, cronista sportivo di lungo corso, a raccontare la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026. Non è una nostra vittoria, sia chiaro: non siamo così presuntuosi. Chiedevamo soltanto di rimettere le cose in ordine visto che Bulbarelli era stato designato come «voce» per la cerimonia di inaugurazione e poi sostituito per una colpa che non era una colpa: aver «spoilerato» il siparietto tra il capo dello Stato Sergio Mattarella e Valentino Rossi. Insomma aveva pagato il pegno di aver divulgato una notizia vera e accertata, senza il permesso del Quirinale. Da qui il cartellino giallo nei suoi confronti e l’avvicendamento in corsa con il direttore Paolo Petrecca al microfono. Con tutto quel che ormai è cronaca acquisita e che persino il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha commentato negativamente.
Poiché nell’appello di ieri ci eravamo rivolti al Quirinale e soprattutto ai vertici Rai, sia all’amministratore delegato Giampaolo Rossi sia allo stesso Paolo Petrecca, chiedendo di riparare l’ingiustizia ai danni di un giornalista che aveva soltanto fatto il suo dovere, ora è giusto riconoscere loro il merito di questa scelta.
Lo ribadiamo: non crediamo di aver influito sulla scelta, se non in quella minuscola porzione che in tanti avranno portato alla causa, però la parola data va onorata: Rossi e Petrecca hanno compiuto la scelta più opportuna e più corretta e se l’hanno concordata con il Colle tanto meglio perché nemmeno lassù ci stavano facendo una bella figura: davvero si può penalizzare la Rai e i telespettatori perché viene anticipato lo sketch tra Mattarella e Valentino Rossi sul tram? Sembra difficile da accettare però questo era accaduto. E l’opposizione, cui non era sembrato vero poter azzannare il direttore di RaiSport compiendo il più facile degli attacchi, in questi giorni di polemiche non ha mai speso una parola a favore di Bulbarelli, neutralizzando così ogni suo commento e ogni suo giudizio velato di difesa dell’azienda e delle professionalità.
Dalla Schlein a Conte, nessuno ha difeso il diritto di Bulbarelli di raccontare - come da prima decisione interna all’azienda, sia chiaro - la cerimonia di inaugurazione; così come, da Conte alla Schlein, nessuno ha fatto cenni critici circa il ruolo del Quirinale rispetto alla esclusione. E questo vale anche per la presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia (Cinquestelle), la quale non perde occasione per ergersi a paladina della tv pubblica: perché non ha chiesto lumi sulla esclusione di Bulbarelli? Perché non ha voluto vedere la consequenzialità dei fatti, ovvero l’anticipazione giornalistica del ruolo di Mattarella, le polemiche per lo spoiler «non concordato» (come se fosse un obbligo deontologico; e non lo è) e infine la collocazione in panchina del giornalista colpevole, perché?
Dunque, sono stati l’ad Giampaolo Rossi e il direttore Paolo Petrecca a rimediare ad una ingiustizia e a favorire il ritorno di colui che il pubblico Rai ha conosciuto nel tempo come voce autorevole del ciclismo. Pertanto, proprio noi che non risparmiamo critiche al primo e al secondo non vogliamo mancare di parola: ridate il microfono al collega Auro e ve ne renderemo merito. Così è: grazie per la scelta, è una vittoria di tutti. È una vittoria per Bulbarelli, designato in prima battuta per l’inaugurazione e quindi assolutamente competente anche per raccontare la chiusura. È una vittoria per i vertici, perché spengono le polemiche lasciando le opposizioni e i critici col cerino in mano. È una vittoria per la Rai perché la professionalità delle risorse interne torna alla sua sacrosanta valorizzazione. Ed è - last but not least - una vittoria per i telespettatori, siano essi appassionati di sport o solo curiosi delle grandi kermesse, poiché gli eventi seguono una loro liturgia che necessita di bravi giornalisti. La Rai, cui va riconosciuto il merito di una copertura importante, non poteva uscire dalle Olimpiadi con la «patacca» della ormai famigerata telecronaca di inaugurazione: doveva riscattare se stessa e chi dal divano ha scelto la tv pubblica rispetto ad altri broadcast che pure trasmettevano in chiaro i Giochi invernali. Il successo di ascolto vale come riconoscimento assegnato dai telespettatori. Finalmente il cerchio si chiude con Auro Bulbarelli che torna al suo posto di telecronista: lo spirito olimpico ha convinto anche coloro che, per reazione, avevano scelto l’opzione peggiore. Ora pensiamo al medagliere affinché sia il più ricco possibile. Così la festa di chiusura sarà ancora più bella.
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Il linguista Noam Chomsky in una foto con Jeffrey Epstein contenuta nei file Epstein e pubblicata dalla House Oversight Committee (Ansa)
Siamo solo all’inizio, gli Epstein files rilasciati sono milioni e pare ce ne siano altri 2 milioni ancora secretati, ma finora sono proprio le figure degli intellettuali quelle più tragicamente interessanti per comprendere l’abisso di orrore che si spalanca sotto l’isola di Epstein. Molti in questi giorni stanno citando il Marchese de Sade come chiave di lettura del mondo che ruotava attorno a Epstein ma, se per molti versi tale interpretazione è legittima, in sostanza si tratta di un’approssimazione che le menti sane sono costrette ad attuare perché disorientate dal teatro del Male. Sade, come intuì Pierre Klossowski, era una figura profondamente influenzata dalla morale e per tutta la vita perseguì la dissacrazione come dimostrazione illuminista della rivincita dell’uomo su Dio; Sade cercava l’isolamento per poter soddisfare i propri impulsi psicotici i quali, infatti, erano enormemente più distruttivi e trasgressivi nella sua fantasia che nella sua vita. Al contrario, l’interesse dominante che guidava Epstein erano i rapporti di potere, le reti, le relazioni, in un costante tentativo di coinvolgere sempre più pedofili e sempre più potenti in una rete che tendeva costantemente all’espansione, noncurante dei rischi, noncurante della sorveglianza, troppo al vertice del potere mondiale per preoccuparsi dei poteri avversi che avrebbero potuto contrastarla.
Sade rimane dentro il Cristianesimo e, soprattutto, dentro la teologia morale: è il giustificatore del peccato contro la debolezza dell’etica, perché tutti in realtà vorrebbero peccare ma solo i libertini ammettono che così facendo assecondano la Natura, unica e ultima realtà garante della grande forza che governa l’universo: la Distruzione. Epstein mette in piedi un sistema di potere che è un dispositivo magico, non basato sulla «rivalsa contro Dio» di Sade bensì totalmente fondato sull’idea di esseri umani come «magazzino» - Bestand, direbbe Heidegger - che possono essere utilizzati senza limite, senza cura e senza conseguenze per soddisfare i propri desideri perversi e raggiungere il fine magico del «superamento impunito del limite». Sta qui il cuore satanista del mondo che emerge dagli Epstein files, un mondo dove ciò che viene a mancare è l’idea stessa di «inappropriabile», un mondo in cui gli orchi delle fiabe non solo oltrepassano la pagina per divenire reali, ma trovano la loro nicchia di realtà ai vertici del potere mondiale, una fantasia alla quale nemmeno Sade attribuiva plausibilità e che lasciava alle pagine più utopiche della sua letteratura.
Il vero osceno di Epstein non consiste tanto nel suo essere il fornitore di perversioni per ricchi e potenti, quanto nell’esser riuscito a porre il Male al vertice del mondo, con l’adesione proprio di quegli intellettuali che questo mondo hanno teorizzato, non tanto pensandolo come estrema realizzazione di Sade quanto di coerente esito di Julien de La Mettrie, l’illuminista che scrisse L’uomo macchina, il teorico del materialismo nichilista che riduce l’uomo a un meccanismo guidato da piacere e dolore e che spiega ogni «morale relativa» in termini di istinto. Ed è proprio qui, in questo Illuminismo meccanicista, che bisogna guardare per capire gli esiti nichilisti del Novecento per come sono stati apertamente evocati dal Sessantotto della «trasgressione in funzione antiborghese» e della Tecnica indipendente da ogni limite umano, unica religione plausibile per un mondo di uomini-macchina dove i deboli sono semplicemente «magazzino» dei potenti, senza alcuna giustificazione o limite morale, anzi utilizzati proprio per dimostrare l’inconsistenza di ogni limite.
E così non deve affatto stupire l’adesione ideologica di Noam Chomsky al mondo di Jeffrey Epstein «mio miglior amico», così come non stupisce quella di Jack Lang, altro simbolo di quella «cultura del Sessantotto» che ha fatto del nichilismo il proprio rivendicato punto di riferimento e che ha provato a vendere al popolino una «morale laica e civile» per tenerlo buono mentre loro andavano da Epstein. In fondo nelle mail del guru della New Age, Deepak Chopra, dove si legge l’interesse per le feste «per soli peccatori» perché in fondo «Dio è un costrutto culturale ma le belle ragazze no», non c’è niente di incoerente: era detto tutto fin dall’inizio, anche in quel caso si è trattato di vendere prodotti ideologici di consumo al popolo per tenerlo buono mentre le élite novecentesche vivevano come i malvagi hanno sempre fatto, costruendo dispositivi di potere e piacere sulla base del pensiero calcolante, quello che riesce a soddisfare i bisogni dell’uomo-macchina sin nei minimi dettagli. Ma se un altro mondo esiste, esso non potrà che porsi in alternativa essenziale al pensiero calcolante, riconoscendo innanzitutto che l’uomo-macchina è l’esatto opposto della verità.
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Federica Brignone vince lo slalom gigante femminile ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 (Ansa)
La domenica di Milano-Cortina consegna all’Italia un’altra pagina piena di storia. Nel giro di 32 minuti, tra le 14:28 e le 15:00 sono arrivate due medaglie che permettono alla spedizione azzurra di raggiungere e superare il primato di 20 medaglie stabilito a Lillehammer nel 1994.
La firma indelebile su questa impresa è ancora quella di Federica Brignone, che dopo il SuperG conquista anche il gigante femminile e porta a venti il bottino complessivo azzurro. È il risultato che vale il momentaneo aggancio al primato di Lillehammer 1994, fin qui la miglior edizione di sempre per lo sport italiano ai Giochi invernali. Ma pochi minuti più tardi è arrivato anche il sigillo che mancava: la ventunesima medaglia, quella che riscrive il record. E a conquistarla è stata la coppia formata da Lorenzo Sommariva e Michela Moioli che hanno chiuso con il secondo posto che vale l'argento la gara del cross a squadre dello snowboard. Finita qui? Nemmeno per sogno. Alle 15:17 ecco l'ottava meraviglia che va a impreziosire il medagliere azzurro e spingere ancora più in alto il contatore. Nell’inseguimento 10 chilometri del biathlon, con una gara costruita al poligono, Lisa Vittozzi ha vinto la sua prima medaglia d'oro olimpica in carriera: 20 bersagli su 20, nessun errore. La trentunenne di Pieve di Cadore ha recuperato i 40 secondi accumulati nella sprint e ha chiuso con 28”8 di vantaggio sulla norvegese Maren Kirkeeide e 34”3 sulla finlandese Suvi Minkkinen. Un successo netto, senza appigli per le avversarie, maturato nella gestione delle serie al tiro e consolidato sugli sci.
Una gioia immensa arrivata mentre ancora al centro sciistico Tofane di Cortina d'Ampezzo si stava celebrando la discesa capolavoro della Tigre di La Salle. Già, perché nel gigante femminile Brignone ha costruito il successo nella prima manche, chiusa con un margine consistente sulle rivali, e ha poi gestito nella seconda senza sbavature. Il tempo finale, 2’13”50, le ha permesso di precedere di 62 centesimi la svedese Sara Hector e la norvegese Thea Louise Stjernesund, appaiate al secondo posto. Un doppio argento che ha tolto spazio al bronzo e lasciato ai piedi del podio Lara Della Mea, quarta a cinque centesimi dal secondo gradino. Per la valdostana è il secondo oro in questi Giochi e la quinta medaglia olimpica individuale, numeri che la proiettano davanti a Deborah Compagnoni nella graduatoria azzurra. È anche la prima sciatrice a vincere gigante e SuperG nella stessa Olimpiade.ì, eguagliando un altro mito dello sci azzurro come Alberto Tomba, che a Calgary 1988 aveva vinto due ori nello slalom gigante e nello slalom speciale. «Sono talmente senza parole che non riesco a capire cosa ho fatto. Nella prima manche sono stata tranquilla, fin troppo, e avevo paura di non essere aggressiva. Nella seconda ho pensato solo a sciare e spingere il più possibile», ha raccontato ai microfoni Rai. E ancora: «Al traguardo ho solo sentito urla e non ho capito più niente». Alle sue spalle, gara in rimonta per Della Mea, risalita fino a sfiorare la medaglia, mentre Sofia Goggia ha chiuso decima dopo una seconda manche più complicata. Più indietro Asja Zenere, quattordicesima.
Poco prima dello sci alpino era arrivato il bronzo della staffetta maschile 4x7,5 km di fondo. Il quartetto composto da Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino ha chiuso alle spalle di Norvegia e Francia, superando la Finlandia nell’ultima frazione grazie alla rimonta del portabandiera. «Siamo qui per una medaglia. Una gara di squadra, a casa, significa tantissimo», ha detto Graz. Pellegrino completa così il quadro dei portabandiera italiani saliti sul podio a questi Giochi.
Con l’oro di Brignone e Vittozzi, l'argento di Sommariva-Moioli e il bronzo del fondo, l’Italia tocca quota 22 medaglie poco oltre la metà del programma. Il riferimento che fin qui è stato quello di Lillehammer, ormai non c'è più. D'ora in poi l'asticella sarà fissata su Milano-Cortina e la sensazione è che la soglia possa essere ulteriormente superata già nelle prossime giornate. Per ora c’è un dato: il record è stato superato e farlo in casa rende tutto ancora più magico.
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