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2025-11-22
Stefano Ricci: «Noi fiorentini abbiamo l’arte nel sangue»
Andy Mann for Stefano Ricci
Per Ricci, la natura è la matrice di ogni forma creativa: «Non esiste ispirazione più profonda dell’osservare e vivere la natura. Il Polo Nord raggiunto con una slitta trainata dai cani; l’Africa, dove ho disegnato le collezioni più emozionali; l’Asia, con le sue montagne che tagliano il cielo blu. Dietro ogni capo che porta il mio nome c’è tutto questo». Il progetto Explorer vive anche attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, rappresentate dal direttore creativo Filippo e Niccolò Ricci, amministratore delegato. «Riunire gli esploratori a Firenze è un sogno che ho coltivato per anni», racconta Filippo. «Da bambino, con mio fratello Niccolò, ho viaggiato seguendo i nostri genitori. Ho nutrito una profonda fascinazione per l’avventura, alimentata dagli autori che ho amato: Ernest Hemingway, Wilbur Smith, Rudyard Kipling. Ogni spedizione è stata un capitolo della mia storia personale».
La svolta arriva nel 2022, durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del gruppo, a Luxor: «Ho capito che era giunto il momento di spingerci ai confini della Terra. Così siamo arrivati in Islanda, sul sito del più grande ghiacciaio d’Europa, osservandone lo scioglimento irreversibile. Da lì è nata una nuova consapevolezza: un senso di responsabilità verso le generazioni future». Filippo parla di un viaggio che non è mai solo estetico: «Grazie a straordinari compagni di viaggio, ho scoperto nuovi mondi, fotografato animali rari, conosciuto Paesi che forse avevo visitato per lavoro, ma che non avevo mai davvero esplorato». E la restituzione di quel percorso approda nel luogo simbolo della città: «Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio presentiamo i risultati del nostro lavoro, per ascoltare le voci di chi conosce questo Pianeta, la nostra Madre Terra, meglio di me». Un forum per discutere di temi come ambiente e futuro. Per Niccolò, «non uno slogan, ma un impegno concreto che la mia famiglia porta avanti dal 1972». È lui a dare struttura etica al progetto che individua tre pilastri: sostenibilità, cambiamento climatico, dialogo tra culture. «Questi sono i fondamenti dei progetti Sr Explorer, frutto di un impegno fatto innanzitutto ai nostri figli: lasciare la Terra migliore di come l’abbiamo trovata». Da qui nasce la missione: «Cercare e sostenere le iniziative che meritano davvero la nostra attenzione». E rivendica un orgoglio identitario: «Siamo fiorentini, discendenti di navigatori ed esploratori. Più difenderemo le nostre radici, meglio costruiremo un futuro luminoso».
La missione in Patagonia non è solo un’esperienza umana ma anche il motore creativo della nuova collezione. Le immagini sono state scattate nel profondo Cile, tra le acque del Grey Glacier, i parchi naturali e i fiordi, seguendo le tracce dei puma. Proprio per tutelare questo animale emblematico, è stato firmato un accordo con la Fundación científica acción fauna per progetti di conservazione nel Cile centrale. «I pinguini dell’Isla Magdalena, con il loro manto lucido, hanno ispirato il lusso perfetto degli smoking da sera, total black, realizzati con i tessuti dell’Antico setificio fiorentino», spiega Filippo. Tra gauchos e pionieri dell’avventura, ecco i capi più sportivi dal parka bianco neve imbottito della più pregiata piuma d’oca al blouson multitasche, camicie sportive in cotone e cashmere fino all’alta sartorialità dei completi preziosi in alpha yarn vicuna (filo da 13,5 micron) e al capo in coccodrillo foderato in visone rasato per combattere le temperature estreme. Un esempio di come l’estetica, nel mondo Ricci, sia sempre unita alla narrazione del viaggio e alla tutela del patrimonio naturale. Mentre il progetto Explorer avanza, l’azienda continua a investire nel territorio: è stata infatti completata l’acquisizione della Moleria Locchi, storica realtà specializzata in molatura, incisione e restauro del vetro e del cristallo. Sul fronte retail, sono in arrivo nuove aperture: entro pochi giorni verrà inaugurata una boutique a Washington (Usa), seguita da una nuova sede a Roma nel primo trimestre 2026. Intanto è stata lanciata alla Fiera Cavalli di Verona la collezione Equestrian Line, dedicata al dressage e allo show jumping. Dal punto di vista economico, l’azienda registra una leggera decelerazione. «In un contesto geopolitico ancora incerto, dopo anni di crescita sostenuta, al termine del terzo trimestre si registra una lieve flessione nei ricavi», spiega Niccolò. «Il fatturato al 30 settembre supera i 152 milioni di euro, con una crescita single-digit nella rete retail».
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Così la famiglia Ricci difende le proprie creazioni della linea Sr Explorer, presentata al Teatro Niccolini insieme alla collezione Autunno-Inverno 2026/2027, concepita in Patagonia. «Più preserveremo le nostre radici, meglio costruiremo un futuro luminoso».Il viaggio come identità, la natura come maestra, Firenze come luogo d’origine e di ritorno. È attorno a queste coordinate che si sviluppa il nuovo capitolo di Sr Explorer, il progetto firmato da Stefano Ricci. Questa volta, l’ottava, è stato presentato al Teatro Niccolini insieme alla collezione Autunno-Inverno 2026/2027, nata tra la Patagonia e la Terra del Fuoco, terre estreme che hanno guidato una riflessione sull’uomo, sulla natura e sul suo fragile equilibrio. «Guardo al futuro e vedo nuovi orizzonti da esplorare, nuovi territori e un grande desiderio di vivere circondato dalla bellezza», afferma Ricci, introducendo il progetto. «Oggi non vi parlo nel mio ruolo di designer, ma con lo spirito di un esploratore. Come un grande viaggiatore che ha raggiunto luoghi remoti del Pianeta, semplicemente perché i miei obiettivi iniziavano dove altri vedevano dei limiti».Per Ricci, la natura è la matrice di ogni forma creativa: «Non esiste ispirazione più profonda dell’osservare e vivere la natura. Il Polo Nord raggiunto con una slitta trainata dai cani; l’Africa, dove ho disegnato le collezioni più emozionali; l’Asia, con le sue montagne che tagliano il cielo blu. Dietro ogni capo che porta il mio nome c’è tutto questo». Il progetto Explorer vive anche attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, rappresentate dal direttore creativo Filippo e Niccolò Ricci, amministratore delegato. «Riunire gli esploratori a Firenze è un sogno che ho coltivato per anni», racconta Filippo. «Da bambino, con mio fratello Niccolò, ho viaggiato seguendo i nostri genitori. Ho nutrito una profonda fascinazione per l’avventura, alimentata dagli autori che ho amato: Ernest Hemingway, Wilbur Smith, Rudyard Kipling. Ogni spedizione è stata un capitolo della mia storia personale». La svolta arriva nel 2022, durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del gruppo, a Luxor: «Ho capito che era giunto il momento di spingerci ai confini della Terra. Così siamo arrivati in Islanda, sul sito del più grande ghiacciaio d’Europa, osservandone lo scioglimento irreversibile. Da lì è nata una nuova consapevolezza: un senso di responsabilità verso le generazioni future». Filippo parla di un viaggio che non è mai solo estetico: «Grazie a straordinari compagni di viaggio, ho scoperto nuovi mondi, fotografato animali rari, conosciuto Paesi che forse avevo visitato per lavoro, ma che non avevo mai davvero esplorato». E la restituzione di quel percorso approda nel luogo simbolo della città: «Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio presentiamo i risultati del nostro lavoro, per ascoltare le voci di chi conosce questo Pianeta, la nostra Madre Terra, meglio di me». Un forum per discutere di temi come ambiente e futuro. Per Niccolò, «non uno slogan, ma un impegno concreto che la mia famiglia porta avanti dal 1972». È lui a dare struttura etica al progetto che individua tre pilastri: sostenibilità, cambiamento climatico, dialogo tra culture. «Questi sono i fondamenti dei progetti Sr Explorer, frutto di un impegno fatto innanzitutto ai nostri figli: lasciare la Terra migliore di come l’abbiamo trovata». Da qui nasce la missione: «Cercare e sostenere le iniziative che meritano davvero la nostra attenzione». E rivendica un orgoglio identitario: «Siamo fiorentini, discendenti di navigatori ed esploratori. Più difenderemo le nostre radici, meglio costruiremo un futuro luminoso». La missione in Patagonia non è solo un’esperienza umana ma anche il motore creativo della nuova collezione. Le immagini sono state scattate nel profondo Cile, tra le acque del Grey Glacier, i parchi naturali e i fiordi, seguendo le tracce dei puma. Proprio per tutelare questo animale emblematico, è stato firmato un accordo con la Fundación científica acción fauna per progetti di conservazione nel Cile centrale. «I pinguini dell’Isla Magdalena, con il loro manto lucido, hanno ispirato il lusso perfetto degli smoking da sera, total black, realizzati con i tessuti dell’Antico setificio fiorentino», spiega Filippo. Tra gauchos e pionieri dell’avventura, ecco i capi più sportivi dal parka bianco neve imbottito della più pregiata piuma d’oca al blouson multitasche, camicie sportive in cotone e cashmere fino all’alta sartorialità dei completi preziosi in alpha yarn vicuna (filo da 13,5 micron) e al capo in coccodrillo foderato in visone rasato per combattere le temperature estreme. Un esempio di come l’estetica, nel mondo Ricci, sia sempre unita alla narrazione del viaggio e alla tutela del patrimonio naturale. Mentre il progetto Explorer avanza, l’azienda continua a investire nel territorio: è stata infatti completata l’acquisizione della Moleria Locchi, storica realtà specializzata in molatura, incisione e restauro del vetro e del cristallo. Sul fronte retail, sono in arrivo nuove aperture: entro pochi giorni verrà inaugurata una boutique a Washington (Usa), seguita da una nuova sede a Roma nel primo trimestre 2026. Intanto è stata lanciata alla Fiera Cavalli di Verona la collezione Equestrian Line, dedicata al dressage e allo show jumping. Dal punto di vista economico, l’azienda registra una leggera decelerazione. «In un contesto geopolitico ancora incerto, dopo anni di crescita sostenuta, al termine del terzo trimestre si registra una lieve flessione nei ricavi», spiega Niccolò. «Il fatturato al 30 settembre supera i 152 milioni di euro, con una crescita single-digit nella rete retail».
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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