Stangata sul digitale per finanziare la Siae
Dario Franceschini ne ha combinata un’altra delle sue. Dopo aver punito il settore degli affitti brevi, il ministro della Cultura alza del 20% le gabelle su smartphone e pc. Così il governo che giura di abbassare le tasse raccatta 120 milioni da girare agli autori.

Come si fa a recuperare 10 miliardi per cercare di risalire nei sondaggi quando questi 10 miliardi nelle casse dello Stato non ci sono? Semplice, si alzano le tasse e si fa pagare agli italiani quella che poi verrà spacciata come una manovra che riduce le tasse. Vi sembra una fregatura del contribuente? È esattamente così, ma a inventare il modo per gabbare gli italiani non siamo noi, bensì quel gran ministro dell’Ingegno che risponde al nome di Dario Franceschini, che potremmo anche definire il responsabile della cultura delle imposte, visto quante ne mette a dimora il suo dicastero. La prima è già ufficiale e nel più puro stile statalista mira a colpire un settore in espansione, con il risultato che anche una delle poche attività che non sprofondano nella decrescita infelice giallorossa farà la fine già sperimentata da altre branche dell’economia. Di che parliamo? Ma della tassa ribattezzata Air b&b, ossia di quel trattamento fiscale che mira a spremere chi affitta i propri appartamenti, trattandolo come se non fosse un privato cittadino, ma un’azienda vera e propria. Da tempo ci sono persone che hanno messo a reddito le case ereditate o comprate, affittandole per periodi brevi ai turisti o ai manager di passaggio. Persone che, dovendo restare per qualche settimana o mese in città, alla stanza d’albergo preferiscono un’abitazione, trovandola più confortevole o anche solo economicamente più conveniente. Grazie alla cedolare secca, che fu introdotta da Giulio Tremonti per far emergere gli affitti in nero, se il locatore non è una società può pagare la tassa sulla pigione non con l’aliquota Irpef ma versando il 21 per cento, a prescindere dal reddito incassato. La normativa, varata nel 2011, è stata estesa anche agli affitti di breve durata e ciò ha consentito non solo di prosciugare il nero, ma anche di far crescere un’attività che si affianca a quella degli alberghi e ora vale nel suo complesso un paio di miliardi di Pil. Beh, che si è inventato il ministro della cultura e della tosatura? Un tetto agli affitti: chi ha più di tre appartamenti d’ora in poi non potrà più beneficiare della cedolare secca, ma dovrà essere trattato alla stregua di una multinazionale, cioè pagare di più, vale a dire probabilmente il doppio. In pratica, visto che il settore degli affitti brevi funzionava a dovere, consentendo agli italiani di arrotondare, Erario Franceschini, ministro di un governo nato per evitare l’aumento delle tasse, provvederà ad affossarlo.

Non contento del danno che potrebbe arrecare, il capodelegazione del Pd al governo si sta però dando da fare per assestare all’economia un’altra stangata. Questa volta nel mirino non ci sono le case, ma i telefonini, gli smart watch, i pc e pure i braccialetti contapassi. In pratica, siccome è a caccia di soldi allo scopo di far quadrare i conti della Siae, la Società italiana autori ed editori, il genio che difende le opere d’ingegno vuole alzare l’imposta su qualsiasi cosa abbia una memoria digitale, aumentando il prelievo anche del 20 per cento. In soldoni, significa che quando si comprerà un telefonino, in base alla dimensione della memoria del dispositivo si pagherà di più: sopra i 32 giga si passerà da 5,2 a 6,9 euro. Mentre chi prenderà uno smart watch (finora esente dalla tassa Siae) dovrà versare tra i 2,2 fino ai 5,6 euro. Qualcuno potrebbe osservare che qualche euro in più su un cellulare che ne costa parecchie centinaia in fondo non sia gran cosa. Certo, ma visto che il governo quando promette di diminuire le tasse alla fine nelle tasche degli italiani mette gli spicci, non si capisce perché poi una parte se la debba far restituire usando un sotterfugio come l’accisa sui prodotti digitali.

Franceschini, insomma, bussa a quattrini come un Gualtieri qualsiasi, forse per smentire una frase attribuita a Tremonti, il quale da ministro dell’Economia avrebbe detto che la gente la cultura non la mangia (l’ex ministro ha poi negato di aver mai pronunciato ciò che i giornali gli misero in bocca). Calvario Franceschini vuole invece dimostrare che con la cultura si mangia eccome. Anzi: con la cultura si fanno i milioni. Di questo passo prevediamo un aumento delle tasse anche sui lettori digitali tipo Kindle.

Poi, finiti i prodotti elettronici, si passerà a quelli cartacei, cioè ai libri e ai giornali e magari, perché no, ai quaderni e ai prodotti di cancelleria.

In particolare si stangheranno le gomme, perché non si sa mai, che a qualcuno venga la balzana idea di cancellare il governo. Del resto, bastano e avanzano le facce di gomma di certi politici che ad agosto respinsero compatti le elezioni, dichiarando di voler evitare l’aumento delle tasse. Facce di gomma e anche un po’ di bronzo.

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