
Il consiglio dei ministri ieri ha varato il «pacchetto sicurezza» messo a punto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e limato fino a poche ore prima attraverso il dialogo con il Quirinale. Rimandato alla prossima settimana il provvedimento sull’immigrazione, compreso quello che possiamo chiamare «blocco navale». Le norme più attese ci sono tutte, seppure con qualche lieve differenza rispetto al piano originario. «Chi sbaglia paga, chi lavora onestamente va protetto. A qualcuno lasciamo le chiacchiere: noi preferiamo agire», commenta il vicepremier Matteo Salvini.
Partiamo dal famoso «scudo penale», ovvero la non automatica iscrizione nel registro degli indagati nei casi di «evidente» legittima difesa. Pensata per le forze dell’ordine, dopo l’intervento del capo dello Stato questa tutela è stata estesa a tutti i cittadini. «Per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia», si legge nel testo, «il pubblico ministero, quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio: legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità), procede all’annotazione preliminare, in separato modello (da introdursi con apposito decreto del ministro della Giustizia) del nome della persona cui è attribuito il fatto, disciplinando l’attività di indagine. Sono assicuratele garanzie difensive oggi conseguenti all’iscrizione nel predetto registro». In sostanza, ci sarà un «registro dei non indagati», passateci la semplificazione, dove il pm iscrive chi con evidenza ha esercitato la legittima difesa.
Passiamo al «fermo preventivo»: «In occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico», si legge nel decreto, «gli ufficiali e gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici persone rispetto alle quali, in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto, di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni, sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione, e ivi trattenerle per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le 12 ore. Dell’accompagnamento e dell’ora in cui è stato compiuto», si precisa, «è data immediata notizia al pubblico ministero il quale, se riconosce che non ricorrono le condizioni di cui al comma precedente, ordina il rilascio della persona accompagnata». Non solo: chi in passato si è macchiato di reati quali attentato per finalità terroristiche o di eversione, devastazione e saccheggio, lesioni contro agenti delle forze dell’ordine o sanitari, ed è quindi potenzialmente pericoloso per il regolare svolgimento di una manifestazione, non potrà partecipare a iniziative o riunioni pubbliche: «Il questore, quando ricorrano specifiche ragioni di pericolosità», recita il testo del decreto, «può prescrivere al condannato di comparire personalmente una o più volte, negli orari indicati, nell’ufficio o comando di polizia competente nel corso della giornata in cui si svolgono le riunioni».
La stretta sui coltelli: «Chiunque», si legge, «senza giustificato motivo, porta fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, strumenti dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i centimetri 8, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. La medesima pena si applica a chiunque porta, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, strumenti con lama pieghevole di lunghezza pari o superiore a centimetri 5, a un taglio e a punta acuta, muniti di meccanismo di blocco della lama o a scatto oppure apribili con una sola mano, nonché strumenti dotati di lama affilata o appuntita del tipo “a farfalla” oppure camuffati da altri strumenti od occultati in altri oggetti. È vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere a minori di anni 18 strumenti da punta o da taglio atti ad offendere».
Per quel che riguarda gli sgomberi delle case occupate abusivamente, spiega Piantedosi in conferenza stampa, «viene prevista l’estensione alle seconde case della possibilità della polizia giudiziaria a determinate condizioni di provvedere alla liberazione dell’immobile, cosa che adesso è rimessa a provvedimenti dell’autorità giudiziaria». «È un passo avanti», commenta il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, «ma non è l’estensione della procedura accelerata di sgombero alle occupazioni abusive di tutti gli immobili. Rimane fuori, ad esempio, la classica casa al mare».
Infine una precisazione del presidente del Senato Ignazio la Russa: «Riesco ancora a stupirmi di come una frase brevissima detta al ristorante del Senato», dichiara La Russa, «a due giornalisti, uno dei quali di antica frequentazione, possa essere radicalmente travisata e diventare persino notizia di prima pagina. Mi tocca perciò ribadire e precisare che, alla frase “stato di Polizia” detta dai due giornalisti, ho risposto che ai loro occhi può sembrare tale, ma che invece il provvedimento in itinere del governo, per quanto anticipato, vuole rispondere pienamente alle norme costituzionali».






