San Siro accende i Giochi. Le Olimpiadi di Milano-Cortina partono nel segno dell'armonia

Davanti a 67.000 spettatori, la cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 celebra l’arte, la musica e la creatività italiana. Dall’omaggio a Raffaella Carrà e Modugno ai cinque cerchi olimpici che brillano in cielo, fino all’accensione dei bracieri, uno spettacolo che unisce città e montagne sotto il filo conduttore dell’armonia.
San Siro si trasforma in un teatro a cielo aperto e Milano accende ufficialmente la fiamma delle Olimpiadi invernali 2026. Davanti a 67.000 spettatori, record assoluto per un’edizione invernale, la cerimonia di apertura sceglie il linguaggio del racconto e delle immagini per presentare al mondo i Giochi «diffusi» tra città e montagne, con un filo conduttore dichiarato: l’armonia. Il cuore scenico è un grande cerchio, omaggio alla storia urbana di Milano, da cui partono traiettorie ideali verso le altre sedi dei Giochi. Un modo per raccontare, senza parole, l’idea di un’Olimpiade che unisce luoghi diversi sotto un’unica narrazione.
Lo stadio è pieno fin dal tardo pomeriggio, colorato dalle bandiere di decine di Paesi e da un pubblico arrivato da ogni parte del mondo. L’attesa è scandita dal pre show tra musica e intrattenimento, poi il messaggio del segretario generale dell’Onu António Guterres richiama il valore universale dei Giochi come spazio di incontro e unità. Fuori, a distanza di sicurezza, si muove anche una protesta annunciata: un corteo di qualche centinaio di manifestanti attraversa il quartiere San Siro senza incidenti, mentre dentro lo stadio la scena è tutta per lo spettacolo.
Come anticipato nel pomeriggio dalla Verità, il prologo istituzionale è affidato a un filmato che sorprende il pubblico: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva idealmente a San Siro a bordo di un tram, seduto tra cittadini comuni, orchestrali e atleti con gli sci. Il mezzo percorre una Milano notturna e simbolica, fino al capolinea dello stadio. Solo alla fine si scopre il conducente speciale: Valentino Rossi, in divisa da tranviere. Un ingresso sobrio e ironico, prima che il Capo dello Stato prenda posto in tribuna accanto alla presidente del Cio Kirsty Coventry. La giornata olimpica era iniziata già molte ore prima, tra diplomazia e passerelle istituzionali: la visita del vicepresidente americano J.D. Vance in città, il ricevimento a Palazzo Reale con capi di Stato e di governo, la parata di ospiti illustri. Ma è qui, dentro lo stadio, che Milano e Cortina consegnano al mondo il loro biglietto da visita.
Alle 20 in punto si alza il sipario. La cerimonia si apre con la danza: Claudio Coviello e Antonella Albano, ballerini della Scala, portano in scena Amore e Psiche, passione e razionalità che si cercano e si rincorrono sul prato di San Siro. È il primo tassello di una narrazione che intreccia arte, musica e identità italiana. A guidare idealmente il racconto è Matilda De Angelis, che entra con la bacchetta da direttrice d’orchestra mentre attorno a lei sfilano i volti dei grandi compositori della tradizione. Poco dopo, il prato si riempie di colori per l’omaggio alla creatività italiana e a una delle sue icone popolari: Raffaella Carrà, evocata tra figuranti e costumi sgargianti. La parte musicale alterna registri e generazioni. Mariah Carey, in abito chiaro, sceglie di omaggiare l’Italia cantando in italiano Nel blu dipinto di blu, trasformando San Siro in un grande coro. Subito dopo, lo stadio si tinge di tricolore per il tributo a Giorgio Armani, con Vittoria Ceretti che porta in scena la bandiera italiana, consegnata poi ai corazzieri. È Laura Pausini a dare voce all’inno nazionale, mentre il tricolore viene issato e lo stadio si ferma per qualche istante in un silenzio carico di attesa. C’è spazio anche per la parola, con Pierfrancesco Favino che presta la voce ai versi dell’Infinito di Leopardi, prima che la scena si apra ai simboli olimpici: i cinque cerchi si avvicinano nel cielo di San Siro e si accendono tra i fuochi d’artificio, suggellando visivamente l’inizio dei Giochi.
A quel punto tocca agli atleti. La sfilata delle delegazioni si apre, come da tradizione, con la Grecia e scorre tra gli applausi in ordine alfabetico. San Siro accompagna con calore il passaggio di squadre numerose e di rappresentanze simboliche, tra debutti assoluti e ritorni carichi di storia. C’è l’Olanda che colora lo stadio di arancione, la Norvegia che punta ancora una volta al medagliere, la Germania che sfila con una delle delegazioni più imponenti, la Cina presente in quasi tutte le discipline, il Canada con una delle squadre più numerose. Si notano anche i volti e i nomi che raccontano il presente e il futuro degli sport invernali, accanto a Paesi che vivono l’emozione della prima volta, come Benin, Guinea-Bissau ed Emirati Arabi Uniti.
Non mancano i momenti più leggeri, come i giamaicani che sfilano ballando, né quelli più intensi, come l’accoglienza calorosa riservata alla delegazione ucraina. Qualche secondo di fischi accompagna invece il passaggio di Israele, subito riassorbiti dal clima generale della serata. L’Italia, nazione ospitante, chiude la parata tra gli applausi. Gli azzurri sono 146 in totale, distribuiti tra Milano, Cortina, Predazzo e Livigno, con Federico Pellegrino e Arianna Fontana a San Siro e Amos Mosaner che porta in spalla Federica Brignone a Cortina. Dopo la sfilata, lo stadio si raccoglie di nuovo nei rituali che segnano l’inizio ufficiale dei Giochi. Entra la bandiera olimpica, portata da figure dello sport e della società civile, poi il vessillo viene issato mentre risuona l’inno olimpico eseguito dal coro di voci bianche della Scala. Stefania Costantini e Dominik Fischnaller leggono il giuramento degli atleti, prima che Mattarella pronunci la formula solenne che apre ufficialmente le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, terzo capo dello Stato italiano a farlo dopo Giovanni Gronchi a Cortina 1956 e Carlo Azeglio Ciampi a Torino 2006.
La fiamma passa di mano in mano in un percorso che unisce sport e memoria. Andrea Bocelli canta Nessun Dorma mentre Giuseppe Bergomi e Franco Baresi entrano in scena con la torcia. Il fuoco viene affidato ad Anna Danesi, Paola Egonu e Carlotta Cambi, poi prosegue il suo viaggio: a Milano è Enrico Fabris a riceverlo, prima che Alberto Tomba e Deborah Compagnoni accendano il braciere all’Arco della Pace; a Cortina, dopo il passaggio di Gustav Thöni, è Sofia Goggia a compiere l’ultimo gesto, tra i fuochi d’artificio. I Giochi sono cominciati e l’Italia prova a presentarli così, con uno spettacolo che mescola arte, simboli e identità, affidando all’«armonia» il compito di tenere insieme sport, città e montagne.






