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2024-03-04
Spunta un fascicolo sul mondo del calcio. Gravina nel mirino, ascoltato Lotito
Il presidente della Figc Gabriele Gravina (Ansa)
Nel caos dell’enorme giro di accessi abusivi alle banche dati che gira attorno ai nomi del giudice antimafia, Antonio Laudati, e del luogotenente della Guardia di finanza, Pasquale Striano, spunta una storia nella storia, fatta tutta di calcio e di veleni. Come La Verità ha già raccontato ieri uno degli uomini finiti nel mirino è il capo della Figc Gabriele Gravina. Laudati e Striano, secondo l’accusa, avrebbero «attestato falsamente» che l’innesco dell’attività investigativa su Gravina arrivava dalla Procura di Salerno. Striano viene individuato come «l’autore materiale degli accessi abusivi» e come «redattore della bozza» del documento poi inviato a Piazzale Clodio da Giovanni Melillo, mentre il mandante sarebbe Laudati, «ideatore e coordinatore delle operazioni», secondo i magistrati perugini. Per costruire il dossier sarebbero state effettuate ricerche nella banca dati del Sistema informativo valutario, che contiene le segnalazioni di operazioni sospette. Tra le posizioni consultate ci sono quelle di Danilo Iervolino, presidente della Salernitana e proprietario del settimanale L’Espresso, e di Marco Mezzaroma, cognato di Claudio Lotito con cui il patron della Lazio ha diviso l’esperienza alla Salernitana ed ex di Mara Carfagna. Ma al centro delle ricerche ci sono anche la Isg, una società che si occupa di diritti delle trasmissioni sportive e Chiara Faggi, legale della Lega Pro. A dare una mano a Striano anche Michele Punzi, figura chiave nella sicurezza di Telsy, società partecipata da Tim, e leader nel settore delle comunicazioni. Il manager (ora finito indagato) dopo essere stato sollecitato avrebbe ricambiato inviando sull’applicazione Signal un file dedicato proprio a Iervolino che a dicembre del 2021 diviene proprietario della squadra campana da poco in serie A dopo che le normative Figc avevano imposto a Claudio Lotito, patron pure della Lazio, di cedere la proprietà. Le spiate si sono quindi spostate a Sulmona per verificare una raccolta fondi. Un controllo sull’esistenza di precedenti di polizia è stato fatto anche sul compianto Marco Bogarelli, noto come il re dei diritti tv. E su Giovanni Valentini, un pezzo grosso dell’area commerciale della Figc.
Laudati (unico non indagato per rivelazione di segreto d’ufficio) e Striano si sono beccati un’accusa per accesso abusivo a un sistema informatico, ma anche di falso ideologico. Secondo gli inquirenti il documento invece non proveniva da Salerno ma era redatto «in casa» dopo che Striano aveva richiesto incontri con Emanuele Floridi, esperto di calcio e manager che si occupa di crisi aziendali. Insomma, leggendo tra le righe delle carte di Perugia sembrerebbe assistere a una lotta nel mondo del calcio, su cui hanno cercato di vedere chiaro convocando a Perugia oltre che Floridi anche il presidente della Lazio, Lotito, come testimoni. D’altronde che i rapporti tra la squadra bianco celeste e il presidente Gravina siano tutt’altro che idilliaci non è certo una novità. La novità però è che sebbene quel dossier sia nato, come scrivono i pm perugini, in modo non lecito, al suo interno deve esserci qualcosa di concreto, dal momento che da Perugia i verbali raccolti sul filone calcistico sono stati trasmessi alla Procura di Roma dove dal marzo scorso esiste un fascicolo (lo stesso spedito da Melillo in mano al pm Francesco Cascini).
Il contenuto del fascicolo romano nulla ha a che fare con le competenze dell’Antimafia, ma tratterebbe temi inerenti la compravendita di diritti e possibili provviste di extra finanziamenti tramite società londinesi. Una delle ipotesi sarebbe valutare la regolarità di un bando datato 2018 e avviato dalla Lega Pro presieduta da Gravina. In quell’occasione Isg, società specializzata nella gestione delle piattaforme digitali, avrebbe contattato Ginko, altra azienda connessa con la Assist group di Gianni Prandi, manager della comunicazioni il cui nome è finito più volte sui giornali per via di contratti con Ita e l’amicizia con il leader della Cgil Maurizio Landini. Dagli accessi agli atti considerati illeciti sarebbe dunque emerso più di un nodo che ora gli inquirenti vorrebbero sciogliere. Cercando di capire se tra i contratti sui diritti possa esserci un nesso con almeno un paio di compravendite di una serie di libri storici in possesso allo stesso Gravina. Secondo l’ipotesi investigativa i testi di epoca medievale (ve ne sarebbero anche altri dell’Ottocento) sarebbero inizialmente stati oggetto di compravendita con un antiquario, previo anticipo di caparra. A operazioni saltate la caparra sarebbe rimasta nelle mani del presidente Figc. In un caso 350.000 euro e nell’altro 250.000. È chiaro che se sorgessero evidenze si aprirebbe un enorme tema attorno alla gestione dei diritti e di chi li maneggia. Recentemente anche Il Giornale si era occupato di un fatto parallelo, quello della copertura tv del calcio femminile. L’articolo citava Prandi e due ex collaboratori della Infront di Bogarelli, Giovanni Valentini e Giuseppe Ciocchetti. L’indomani la Figc mandò una lettera di rettifica confermando però il ruolo di collaborazione di Prandi su altri progetti.
Tra gli «attenzionati» c’è Procaccini
Nonostante l’enormità degli accessi, l’elenco degli indagati minori nel caso dei presunti dossieraggi aperto dalla procura di Perugia restituisce non tanto l’immagine di una strutturata centrale di dossieraggio, ma piuttosto quella di una sorta di suq artigianale (e gratuito, secondo le attuali ipotesi investigative) degli accessi illeciti. A disposizione non solo dei tre cronisti del Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia finiti sul registro degli indagati, ma anche di giornalisti semisconosciuti e perfino di privati cittadini. È il caso, ad esempio, di Silvio Adami, che avrebbe commissionato al finanziere Pasquale Striano un solo accesso, per verificare se sul nominativo di monsignor Giovanni Ermes Viale, a capo dell’ufficio nella Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli del Vaticano risultavano segnalazioni di operazioni sospette. Oppure quello di Andrea Del Pezzo, indagato insieme a Striano per la verifica sull’esistenza di precedenti penali a carico di un certo R.R. Alla giornalista Roberta Ruscica il finanziere avrebbe invece inviato un file Word intitolato «Segnalazione di operazioni bancarie sospette classificate terrorismo, nei confronti di: Francesco Saverio Fontana […] Presenza di «foreign fighters» italiani nel conflitto in Ucraina». A Roberto Patrignani viene contestata la richiesta di una quindicina di accessi, che spaziano dalla verifica di segnalazioni di operazioni sospette, al controllo di dichiarazioni dei redditi e precedenti di Polizia di vari nominativi, al quello dell’intestazione di un’autovettura Smart attraverso la targa. Per garantire la qualità del servizio, il primo accesso fatto da Striano e poi trasmesso via Whatsapp, è stato proprio sul nominativo di Patrignani.
Sul versante politico, oltre al lungo elenco di accessi su politici di centrodestra sveltati ieri dalla Verità, dalle carte dell’inchiesta ne emergono altri, tra dui due che riguardano un fedelissimo della premier Giorgia Meloni, l’europarlamentare ed ex sindaco di Terracina Nicola Procaccini. Le verifiche nella banca dati sono state effettuate dal finanziere l’8 novembre 2021 e il 21 luglio 2022.
Due giorni prima del secondo controllo era uscita sui giornali la notizia che il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles era indagato (il procedimento è stato in seguito archiviato), per una vicenda di corruzione. Oltre ai due accessi, negli atti della Procura di Perugia risultano anche due invii di file tramite Wetransfer da parte di Striano a Giovanni Tizian, accompagnati dalla parola «Procaccini». Il primo, del 19 febbraio 2021, viene trasmesso insieme a file relativi a un altro nominativo, «Altissimi». Verosimilmente potrebbe trattarsi di Fabio Altissimi, titolare della Rida Ambiente, attiva nel settore dello smaltimento rifiuti nel Lazio. Il secondo invio fa riferimento al solo Procaccini, ed è dell’8 maggio 2022. Tra i «profilati» spontaneamente da Striano c’è anche il candidato a sindaco di Roma Enrico Michetti, poi sconfitto al ballottaggio dal dem Roberto Gualtieri. L’accesso sul nominativo di Michetti risale al 27 maggio 2021, due giorni dopo l’annuncio dell’accordo sulla sua candidatura, messa sul tavolo da Fratelli d’Italia. Dagli atti non risulta che altri candidati a sindaco di Roma siano stati oggetto delle attenzioni di Striano. Il 15 febbraio del 2021 il finanziere indagato ha fatto verifiche anche sull’esistenza di eventuali segnalazioni di operazioni sospette a carico di Giuseppe Chinè, a capo della Procura della federale della Figc.
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I magistrati di Roma studiano le carte sul presidente della Figc. In ballo la gestione dei diritti. E l’acquisto di alcuni libri antichi.Emergono nuovi nomi di politici osservati indebitamente: oltre all’europarlamentare Fdi Nicola Procaccini, il candidato sindaco di Roma Enrico Michetti. Anche gente comune chiedeva controlli.Lo speciale contiene due articoli.Nel caos dell’enorme giro di accessi abusivi alle banche dati che gira attorno ai nomi del giudice antimafia, Antonio Laudati, e del luogotenente della Guardia di finanza, Pasquale Striano, spunta una storia nella storia, fatta tutta di calcio e di veleni. Come La Verità ha già raccontato ieri uno degli uomini finiti nel mirino è il capo della Figc Gabriele Gravina. Laudati e Striano, secondo l’accusa, avrebbero «attestato falsamente» che l’innesco dell’attività investigativa su Gravina arrivava dalla Procura di Salerno. Striano viene individuato come «l’autore materiale degli accessi abusivi» e come «redattore della bozza» del documento poi inviato a Piazzale Clodio da Giovanni Melillo, mentre il mandante sarebbe Laudati, «ideatore e coordinatore delle operazioni», secondo i magistrati perugini. Per costruire il dossier sarebbero state effettuate ricerche nella banca dati del Sistema informativo valutario, che contiene le segnalazioni di operazioni sospette. Tra le posizioni consultate ci sono quelle di Danilo Iervolino, presidente della Salernitana e proprietario del settimanale L’Espresso, e di Marco Mezzaroma, cognato di Claudio Lotito con cui il patron della Lazio ha diviso l’esperienza alla Salernitana ed ex di Mara Carfagna. Ma al centro delle ricerche ci sono anche la Isg, una società che si occupa di diritti delle trasmissioni sportive e Chiara Faggi, legale della Lega Pro. A dare una mano a Striano anche Michele Punzi, figura chiave nella sicurezza di Telsy, società partecipata da Tim, e leader nel settore delle comunicazioni. Il manager (ora finito indagato) dopo essere stato sollecitato avrebbe ricambiato inviando sull’applicazione Signal un file dedicato proprio a Iervolino che a dicembre del 2021 diviene proprietario della squadra campana da poco in serie A dopo che le normative Figc avevano imposto a Claudio Lotito, patron pure della Lazio, di cedere la proprietà. Le spiate si sono quindi spostate a Sulmona per verificare una raccolta fondi. Un controllo sull’esistenza di precedenti di polizia è stato fatto anche sul compianto Marco Bogarelli, noto come il re dei diritti tv. E su Giovanni Valentini, un pezzo grosso dell’area commerciale della Figc. Laudati (unico non indagato per rivelazione di segreto d’ufficio) e Striano si sono beccati un’accusa per accesso abusivo a un sistema informatico, ma anche di falso ideologico. Secondo gli inquirenti il documento invece non proveniva da Salerno ma era redatto «in casa» dopo che Striano aveva richiesto incontri con Emanuele Floridi, esperto di calcio e manager che si occupa di crisi aziendali. Insomma, leggendo tra le righe delle carte di Perugia sembrerebbe assistere a una lotta nel mondo del calcio, su cui hanno cercato di vedere chiaro convocando a Perugia oltre che Floridi anche il presidente della Lazio, Lotito, come testimoni. D’altronde che i rapporti tra la squadra bianco celeste e il presidente Gravina siano tutt’altro che idilliaci non è certo una novità. La novità però è che sebbene quel dossier sia nato, come scrivono i pm perugini, in modo non lecito, al suo interno deve esserci qualcosa di concreto, dal momento che da Perugia i verbali raccolti sul filone calcistico sono stati trasmessi alla Procura di Roma dove dal marzo scorso esiste un fascicolo (lo stesso spedito da Melillo in mano al pm Francesco Cascini). Il contenuto del fascicolo romano nulla ha a che fare con le competenze dell’Antimafia, ma tratterebbe temi inerenti la compravendita di diritti e possibili provviste di extra finanziamenti tramite società londinesi. Una delle ipotesi sarebbe valutare la regolarità di un bando datato 2018 e avviato dalla Lega Pro presieduta da Gravina. In quell’occasione Isg, società specializzata nella gestione delle piattaforme digitali, avrebbe contattato Ginko, altra azienda connessa con la Assist group di Gianni Prandi, manager della comunicazioni il cui nome è finito più volte sui giornali per via di contratti con Ita e l’amicizia con il leader della Cgil Maurizio Landini. Dagli accessi agli atti considerati illeciti sarebbe dunque emerso più di un nodo che ora gli inquirenti vorrebbero sciogliere. Cercando di capire se tra i contratti sui diritti possa esserci un nesso con almeno un paio di compravendite di una serie di libri storici in possesso allo stesso Gravina. Secondo l’ipotesi investigativa i testi di epoca medievale (ve ne sarebbero anche altri dell’Ottocento) sarebbero inizialmente stati oggetto di compravendita con un antiquario, previo anticipo di caparra. A operazioni saltate la caparra sarebbe rimasta nelle mani del presidente Figc. In un caso 350.000 euro e nell’altro 250.000. È chiaro che se sorgessero evidenze si aprirebbe un enorme tema attorno alla gestione dei diritti e di chi li maneggia. Recentemente anche Il Giornale si era occupato di un fatto parallelo, quello della copertura tv del calcio femminile. L’articolo citava Prandi e due ex collaboratori della Infront di Bogarelli, Giovanni Valentini e Giuseppe Ciocchetti. L’indomani la Figc mandò una lettera di rettifica confermando però il ruolo di collaborazione di Prandi su altri progetti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/spunta-fascicolo-mondo-calcio-gravina-2667420237.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-gli-attenzionati-ce-procaccini" data-post-id="2667420237" data-published-at="1709525985" data-use-pagination="False"> Tra gli «attenzionati» c’è Procaccini Nonostante l’enormità degli accessi, l’elenco degli indagati minori nel caso dei presunti dossieraggi aperto dalla procura di Perugia restituisce non tanto l’immagine di una strutturata centrale di dossieraggio, ma piuttosto quella di una sorta di suq artigianale (e gratuito, secondo le attuali ipotesi investigative) degli accessi illeciti. A disposizione non solo dei tre cronisti del Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia finiti sul registro degli indagati, ma anche di giornalisti semisconosciuti e perfino di privati cittadini. È il caso, ad esempio, di Silvio Adami, che avrebbe commissionato al finanziere Pasquale Striano un solo accesso, per verificare se sul nominativo di monsignor Giovanni Ermes Viale, a capo dell’ufficio nella Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli del Vaticano risultavano segnalazioni di operazioni sospette. Oppure quello di Andrea Del Pezzo, indagato insieme a Striano per la verifica sull’esistenza di precedenti penali a carico di un certo R.R. Alla giornalista Roberta Ruscica il finanziere avrebbe invece inviato un file Word intitolato «Segnalazione di operazioni bancarie sospette classificate terrorismo, nei confronti di: Francesco Saverio Fontana […] Presenza di «foreign fighters» italiani nel conflitto in Ucraina». A Roberto Patrignani viene contestata la richiesta di una quindicina di accessi, che spaziano dalla verifica di segnalazioni di operazioni sospette, al controllo di dichiarazioni dei redditi e precedenti di Polizia di vari nominativi, al quello dell’intestazione di un’autovettura Smart attraverso la targa. Per garantire la qualità del servizio, il primo accesso fatto da Striano e poi trasmesso via Whatsapp, è stato proprio sul nominativo di Patrignani. Sul versante politico, oltre al lungo elenco di accessi su politici di centrodestra sveltati ieri dalla Verità, dalle carte dell’inchiesta ne emergono altri, tra dui due che riguardano un fedelissimo della premier Giorgia Meloni, l’europarlamentare ed ex sindaco di Terracina Nicola Procaccini. Le verifiche nella banca dati sono state effettuate dal finanziere l’8 novembre 2021 e il 21 luglio 2022. Due giorni prima del secondo controllo era uscita sui giornali la notizia che il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles era indagato (il procedimento è stato in seguito archiviato), per una vicenda di corruzione. Oltre ai due accessi, negli atti della Procura di Perugia risultano anche due invii di file tramite Wetransfer da parte di Striano a Giovanni Tizian, accompagnati dalla parola «Procaccini». Il primo, del 19 febbraio 2021, viene trasmesso insieme a file relativi a un altro nominativo, «Altissimi». Verosimilmente potrebbe trattarsi di Fabio Altissimi, titolare della Rida Ambiente, attiva nel settore dello smaltimento rifiuti nel Lazio. Il secondo invio fa riferimento al solo Procaccini, ed è dell’8 maggio 2022. Tra i «profilati» spontaneamente da Striano c’è anche il candidato a sindaco di Roma Enrico Michetti, poi sconfitto al ballottaggio dal dem Roberto Gualtieri. L’accesso sul nominativo di Michetti risale al 27 maggio 2021, due giorni dopo l’annuncio dell’accordo sulla sua candidatura, messa sul tavolo da Fratelli d’Italia. Dagli atti non risulta che altri candidati a sindaco di Roma siano stati oggetto delle attenzioni di Striano. Il 15 febbraio del 2021 il finanziere indagato ha fatto verifiche anche sull’esistenza di eventuali segnalazioni di operazioni sospette a carico di Giuseppe Chinè, a capo della Procura della federale della Figc.
Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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Il Kennedy Space Center della Nasa a Titusville in Florida (Ansa)
Aziende private lanciano satelliti, gestiscono costellazioni e offrono servizi che un tempo erano appannaggio esclusivo dei governi. In particolare, aziende private - come Space X e Blue Origin - stanno abbattendo i costi di accesso allo Spazio, passando da sistemi di proprietà governativa a un mercato commerciale e competitivo.
In tutto questo, dove si colloca l’Europa? Riuscirà a mantenere un ruolo sostanziale senza dipendere da tecnologie prodotte altrove? Mentre procediamo verso quella che la Nasa ha definito la «seconda era spaziale», l’autonomia strategica diventa improvvisamente centrale per l’Ue. Ed è sempre più essenziale che l’Europa possa raggiungere, controllare e proteggere i propri sistemi spaziali, senza vincoli. Lo Spazio un tempo era principalmente legato alla scienza o al business, ma ora è una risorsa di fondamentale importanza per l’Ue. Quasi tutto - finanza, comunicazioni, trasporti, sicurezza - dipende dalla tecnologia spaziale. Ma c’è un problema: molti componenti e servizi cruciali provengono ancora da fuori Europa. Questo tipo di dipendenza non è sostenibile se si vuole esercitare una reale influenza globale, in un contesto dove chi controlla le infrastrutture detta legge. La governance spaziale europea è invece frammentata tra le istituzioni dell’Ue, l’Agenzia spaziale europea, i Paesi membri e le aziende. Anche i finanziamenti mostrano criticità: i bilanci europei sono (notevolmente) inferiori a quelli di Usa e Cina, soprattutto in materia di difesa e sicurezza. Inoltre, la cultura imprenditoriale europea è restia a farsi coinvolgere, dato che l’industria e le startup non godono della stessa propensione al rischio che troverebbero Oltreoceano. L’Europa deve ridurre al più presto la sua dipendenza, concentrandosi sullo sviluppo delle proprie catene di approvvigionamento per tecnologie come chip speciali, sistemi di propulsione avanzati, crittografia e infrastrutture di terra sicure. L’Europa dovrebbe inoltre incrementare gli sforzi della ricerca privata, soprattutto in settori come i sistemi di lancio riutilizzabili, i servizi in orbita e la sicurezza informatica dei satelliti. Tutto questo richiede investimenti: bisogna quindi creare strumenti finanziari che combinino fondi dell’Unione europea, nazionali e privati per aiutare le nuove aziende spaziali europee a crescere.
Un’opportunità emergente è quella dello Spazio cislunare. Parliamo della regione dello Spazio tra la Terra e la Luna, generalmente considerato poco più di un corridoio. Ma ora gli Usa ne hanno fatto un pivot di competizione strategica. Al momento, non esiste un piano per amministrare o difendere quella che sta diventando una delle aree spaziali più importanti. Gli attuali sistemi di controllo sono inadatti a monitorare le attività in questo sistema che si sta trasformando in un ambiente affollato da molteplici attori statali, commerciali e ibridi, con una vasta gamma di idee e obiettivi. Queste attività spaziano dalla ricerca, allo sviluppo e all’esplorazione, fino alla raccolta di informazioni di intelligence, alla trasmissione sicura di dati e a operazioni di prossimità ambigue che confondono il confine tra uso pacifico e militare.
La prospettiva di un conflitto nello Spazio cislunare non è più quindi puramente teorica, ma sempre più plausibile. I conflitti «terrestri» perdono di rilevanza, rispetto a questo nuovo scenario. E questo è uno dei messaggi in filigrana emersi dal recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. La scelta non è tra militarizzare lo Spazio o preservare un bene comune pacifico. L’unica scelta è tra amministrare deliberatamente lo Spazio cislunare o permettere ad altri di definire un proprio ordine. Per questo il nuovo amministratore Nasa, nel presentare ai primi di marzo Ignition - la nuova strategia Usa per lo Spazio - ha parlato della competizione in atto con il «vero rivale geopolitico» - la Cina - rimarcando che «la differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni. Potremmo arrivare presto, ma la storia recente suggerisce che potremmo arrivare tardi». Uno degli elementi principali dei piani presentati a Ignition è stato il blocco del progetto del Lunar gateway (parte centrale del programma Artemis), delegandone l’eventuale costruzione e gestione ai privati, e orientandosi verso la costruzione di una base lunare, con tanto di centrale nucleare e strutture di deposito per i dati della Intelligenza artificiale. I partner internazionali sono stati colti alla sprovvista: lo smantellamento del Gateway significa incertezza sugli investimenti realizzati per Artemis, e molti elementi già progettati potrebbero non essere riutilizzabili per una base lunare.
A prescindere dal danno economico e dallo scompiglio generato, tutto questo deve portarci a interrogarci sul senso della collaborazione con gli Usa. Siamo partner o comprimari irrilevanti? Su tutto questo la politica tace o è assente. Qualcuno dovrebbe risvegliarla. La seconda era spaziale non aspetterà l’Europa. L’Europa deve decidere. Vuole essere leader o limitarsi a osservare da bordo campo? È ancora possibile permettersi di non avere una politica industriale spaziale ben definita e attentamente monitorata? Occorre apportare cambiamenti significativi e velocemente. L’Ue deve agire ora: deve investire in modo ambizioso, innovare con urgenza, governare in modo coeso e sviluppare capacità spaziali indipendenti e resilienti. L’opportunità per l’Europa di assumere un ruolo guida è aperta. Ma si sta chiudendo rapidamente.
di Mariano Bizzarri, Coordinatore scientifico del comitato interministeriale per lo Spazio
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