2023-04-20
Spiagge, nuove prove di salvataggio col ddl concorrenza e la mappatura coste
Oggi giornata decisiva: il provvedimento approda in cdm e la Corte di giustizia deciderà sul rinnovo delle concessioni.Procedura d’infrazione aperta da Bruxelles per la mancata tutela dei lavoratori: «Discriminazioni per docenti e sanitari». Contestate pure le norme antiriciclaggio.Lo speciale contiene due articoli.Dopo mesi di discussioni e di rinvii la giornata di oggi potrebbe essere decisiva per sciogliere il nodo delle concessioni balneari. Non solo perché dovrebbe arrivare la sentenza della Corte di giustizia europea ma anche perché sul tavolo del Consiglio dei ministri fissato per stasera finirà il ddl concorrenza. Bisognerà capire se verrà inserito anche il tema balneari, mancato fino ad oggi, di certo però nell’interlocuzione con Bruxelles le questioni sono intrecciate. Resta, inoltre, da capire se nell’incontro che si è tenuto ieri tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager, si è discusso anche della direttiva Bolkenstein del 2006 che prevede la messa a gara degli stabilimenti. Argomento affrontato da Giorgia Meloni la settimana scorsa a Palazzo Chigi con il Commissario Ue, Thierry Breton, che ha la delega al Mercato interno. La linea del governo finora è stata quella di dimostrare a Bruxelles che si tratta di concessioni di beni e non di servizi, quindi non sottoposte alla direttiva, con la Lega e Forza Italia che chiedono di accelerare la mappatura e avviare il tavolo interministeriale, previsto sempre nel Milleproroghe. Decreto che aveva prorogato di un anno le concessioni senza gare almeno fino al 31 dicembre 2024 ma che è subito finito nel mirino della Ue. Poi a febbraio il Quirinale ha chiesto al governo di rivedere le norme e a inizio marzo è stato bocciato dal Consiglio di Stato. Nell’incontro con Breton la premier avrebbe rassicurato il Commissario su «proposte» in arrivo «rapidamente» sul tavolo di Bruxelles. E lo scorso 16 aprile il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha detto che «l’obiettivo è prevedere una norma che indennizzi chi volesse lasciare l’attività per quello che ha investito in questi anni. Per chi volesse continuare, una premialità per il fatto di essere lì da tanti anni».Oggi è attesa la sentenza dei giudici di Lussemburgo interpellati dal Tar di Lecce che aveva emesso una ordinanza collegiale con cui aveva disposto il rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di giustizia proprio per chiarire il termine dei rinnovi alle proroghe. Nello specifico, il ricorso era stato proposto da parte dell’autorità garante della concorrenza e del mercato avverso la deliberazione della giunta comunale di Ginosa (Taranto) del 24 dicembre 2020, con cui era stata disposta la proroga delle concessioni demaniali marittime sino al 31 dicembre 2033. Una disciplina ancora non chiarita, dopo che il Consiglio di Stato aveva fissato il limite ultimo al 2023 per il rinnovo automatico delle concessioni ed è ancora in corso uno scontro politico sulle sorti della normativa in seguito alla proroga decisa dal governo Meloni sulla messa a gara delle concessioni. Va, in sostanza, chiarito se la norma sia autoapplicativa, oppure se presenti spazi di discrezionalità per il legislatore nazionale. E anche se sia valida e vincolante per gli Stati membri oppure se sia da considerarsi invalida, perché non adottata all’unanimità. La decisione potrebbe avere delle conseguenze che, nella visione di Palazzo Berlyamont, l’Italia - al pari di altri Paesi sotto infrazione come Spagna e Portogallo - non potrà esimersi dal prendere in considerazione per decidere che strada imboccare. Anche perché i giudici chiariranno una volta per tutte se la Bolkestein sia «valida e vincolante» per tutti i Ventisette, pur essendo stata adottata a maggioranza e non all’unanimità, e se lasci «spazi discrezionali» nell’applicazione. Una volta uscita la pronuncia della Corte, potrebbe quindi arrivare il parere motivato della Commissione Ue sulla procedura di infrazione con cui l’Italia è messa in mora da dicembre 2020 (con il quale verrebbe chiesto all’Italia di allinearsi entro due mesi alla Bolkestein). Si capirà, quindi, se il braccio di ferro continuerà fino allo scontro frontale o se, invece, alla fine è stato raggiunto un compromesso.Nel frattempo, gli stabilimenti balneari si preparano a riaprire i battenti in vista dell’estate. E il settore all’esecutivo di risolvere la situazione di stallo. In Toscana, ad esempio, i referenti di Cna Balneari hanno ribadito la speranza di pescare il jolly ovvero la questione della «scarsità di risorsa» di cui la Bolkestein parla all’articolo 12. In sintesi, è lo stesso testo europeo a sottolineare che la direttiva non si applica laddove non ci sia scarsità di risorse: in questo caso, di spiaggia. Il tema della «scarsità», però, non è spendibile sui tavoli di Bruxelles senza la mappatura delle coste. Ad oggi, la scadenza delle concessioni è fissata al 31 dicembre 2023. Significa che dal primo di gennaio dovrebbero partire le procedure per le aste. Con i Comuni che d’un tratto si troverebbero a dover gestire un comparto enorme. Solo per la Versilia, si parla di 439 stabilimenti balneari, con 4.300 lavoratori diretti e circa 12.000 dell’indotto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/spiagge-ddl-concorrenza-mappatura-coste-2659884098.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="siamo-nel-mirino-ue-per-gli-stagionali" data-post-id="2659884098" data-published-at="1681970274" data-use-pagination="False"> Siamo nel mirino Ue per gli stagionali La Commissione Ue ha dato il via a una procedura d’infrazione verso l’Italia e altri nove Paesi per non aver pienamente recepito la direttiva comunitaria sui lavoratori stagionali, pensata per permettere condizioni di vita e di lavoro dignitose, pari diritti e una tutela sufficiente dallo sfruttamento. Gli Stati membri interessati, oltre all’Italia, sono Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Cipro, Lettonia, Lituania e Lussemburgo. «Garantire il pieno rispetto della direttiva è un presupposto importante per attrarre nell’Ue la manodopera necessaria per il lavoro stagionale ed eventualmente anche per contribuire a ridurre la migrazione irregolare», spiega una nota di Bruxelles. Ora Roma ha a disposizione due mesi per rispondere alle critiche in arrivo dall’esecutivo europeo. L’Italia finisce così nel mirino dell’Ue anche per le condizioni di lavoro discriminatorie nel settore pubblico e l’abuso di contratti a tempo determinato. In particolare, Bruxelles ha inviato a Roma un parere motivato, secondo passo della procedura avviata nel luglio 2019, spiegando che «la normativa italiana non previene, né sanziona in misura sufficiente, l’utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato per diverse categorie di lavoratori del settore pubblico». Già a quel tempo, l’Italia aveva fornito all’epoca le sue motivazioni sulle proprie norme nazionali, ma la Commissione Ue non le aveva ritenute sufficienti e ora è stato scelto di dare seguito all’esame con un parere motivato. Secondo l’Ue, tra i lavoratori del settore pubblico a essere più discriminati ci sono «insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica, operatori sanitari, lavoratori del settore dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e del settore operistico, personale degli istituti pubblici di ricerca, lavoratori forestali e volontari dei vigili del fuoco nazionali». In particolare, alcuni di questi professionisti, ricorda Bruxelles, hanno anche condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, situazione che costituisce una discriminazione e contravviene al diritto dell’Unione. Per questo motivo, da ora, superati i due mesi di tempo per sopperire alle carenze rilevate, la Commissione europea potrà decidere se deferire il nostro Paese (e tutti quello interessati) alla Corte di giustizia Ue. Ma quella sugli stagionali non è l’unica procedura di infrazione inviata dall’Ue all’Italia. Il nostro Paese, insieme a Lettonia e Portogallo, è stato chiamato a rispondere per il mancato corretto recepimento della direttiva Ue in materia di antiriciclaggio. In questo caso, l’Italia e gli altri due Paesi in questione avevano «avevano notificato il pieno recepimento» delle regole comunitarie. Il problema è che la Commissione europea «ha individuato diversi casi» di «mancata conformità» su tematiche considerate importanti - come, ad esempio per l’Italia, «la licenza o regolamentazione dei prestatori di servizi», preferendo pertanto di inviare alle autorità nazionali una lettera di messa in mora. «Le norme antiriciclaggio sono uno strumento importante nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo», spiega una nota dell’Ue. «Le lacune legislative di uno Stato membro si ripercuotono sull’insieme dell’Ue», per questo motivo, continua Bruxelles è importante «attuare le norme» in maniera «controllato ed efficiente» per «combattere la criminalità e proteggere il sistema finanziario» del vecchio continente. Anche in questo caso, l’Italia e i Paesi coinvolti hanno due mesi per rispondere a Bruxelles.