La guerra di Usa e Israele contro l’Iran arriva dopo anni di martellamento mediatico e cinematografico, ci spiega il generale Marco Bertolini. Un’operazione per preparare l’opinione pubblica.
La guerra di Usa e Israele contro l’Iran arriva dopo anni di martellamento mediatico e cinematografico, ci spiega il generale Marco Bertolini. Un’operazione per preparare l’opinione pubblica.
2026-03-03
Dimmi La Verità | Marco Pellegrini (M5s): «Con la guerra in Iran, ricadute disastrose per l'Europa»
Ecco #DimmiLaVerità del 3 marzo 2026. Con il deputato del M5s Marco Pellegrini commentiamo le ricadute disastrose per l'Europa della guerra in Iran.
Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz? Gli impatti sui prezzi del gas e dell’energia elettrica in Italia. Ospite Diego Pellegrino, portavoce di Arte, Associazione Reseller e Trader dell’Energia.
(Imagoeconomica)
Secondo le stime dell’Istat, nel 2025 i conti pubblici sono migliorati ma il rapporto deficit/Pil resta di un decimale sopra la soglia del 3%: a rischio l’uscita dalla procedura di infrazione. Giancarlo Giorgetti: «Peccato, è il colpo di coda delle misure del governo Conte».
È uno degli ultimi colpi di coda del Superbonus. La misura vessillo del M5s tiene ancora sotto stress i conti pubblici, ostacolando la discesa del deficit sotto la fatidica soglia del 3% stabilita dal Trattato di Maastricht per consentire ai Paesi di usare di più la leva della spesa. Secondo le stime dell’Istat, nel 2025 il deficit misurato in rapporto al Pil è stato pari al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 anche se oltre il limite di un decimo relativo agli accordi dell’Unione europea. Nel Dpfp (il Documento programmatico di finanza pubblica) di ottobre scorso, con l’aggiornamento degli obiettivi di finanza pubblica il governo stimava di raggiungere il 3,0%. I tecnici della Commissione Ue erano stati anche più ottimisti e a metà novembre avevano ipotizzato un disavanzo italiano al 2,98%.
I dati dell’Istat erano molto attesi poiché una discesa sotto il 3% avrebbe infatti consentito all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo e di avviare già da quest’anno il rilancio degli investimenti nella Difesa con i prestiti comunitari del programma Safe, attivando la clausola di salvaguardia che esclude dai calcoli sul rispetto del Patto di stabilità una spesa aggiuntiva fino all’1,5% del Pil. Alla luce dei conflitti internazionali e della necessità di implementare l’apparato bellico, ecco che il balletto dei decimali diventa decisivo.
In una nota a piè di pagina, l’Istat sottolinea che «il conto è suscettibile di modifiche, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate», pur precisando in un altro passaggio che l’utilizzo di questa finestra per rivedere i dati avviene «raramente».
L’ultima parola, però, a questo punto spetta all’Eurostat nella notifica attesa per il 21 aprile. Se l’indebitamento sarà confermato al 3,1%, l’obiettivo di uscita dalla procedura d’infrazione si sposta al 2027 con la conseguenza che il rifinanziamento del comparto della Difesa slitta di un anno. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a più riprese, rintuzzando le polemiche dell’opposizione, ha sottolineato che questo percorso si sarebbe svolto «senza togliere un euro» alle spese per la Sanità o il Welfare proprio in virtù del calo del deficit in anticipo sui tempi. Ora, però, quel paio di decimali in più rendono complicata la richiesta dei fondi del programma Safe (fino a 14,9 miliardi per l’Italia), che in quanto prestiti pesano sull’indebitamento netto. Questo pone l’Italia in una situazione difficile sul piano internazionale, poiché rallenta l’avvio dell’attuazione degli impegni assunti con i partner dell’Ue e dell’Alleanza atlantica proprio mentre i conflitti si allargano.
Questo spiega la cautela di Giorgetti nel commentare la valutazione Istat che «va capita», ovvero approfondita, e che comunque «è provvisoria, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue».
Il nostro Paese risulta quello più «in salute» nella Ue come emerge da un report dell’Ufficio parlamentare di bilancio. La Francia ha un deficit del 5,4% e la Germania viaggia sul 3,3% e per il 2026 prevede un incremento fino al 4,8% del Pil.
Una cosa è certa, però, in questo gioco tra stime e conferme, ed è l’impatto della maxi agevolazione fiscale introdotta dal governo Conte II, sui conti pubblici. «Peccato per il colpo di coda del Superbonus nei condomini, causa principale del dato diffuso oggi», ha detto Giorgetti. Il che ha scatenato la replica piccata dei 5 stelle, punti nel vivo. Il vicepresidente del Movimento, Stefano Patuanelli, ha arringato stizzito che «la misura non influisce sul deficit», piuttosto «significa che nonostante la folle austerità che avete imposto e il record di pressione fiscale che avete raggiunto, non siete nemmeno riusciti a portare il deficit sotto il 3%».
I 5 stelle però dimenticano che lo scorso anno il Superbonus ha portato una spesa di altri 5,3 miliardi che incidono sull’indebitamento netto, accanto ai 44,2 miliardi di crediti d’imposta riconosciuti in passato e utilizzati nel 2025 che pesano invece sul debito. Non spiccioli. L’Istat riporta anche l’aumento del debito al 137,1% dal 134,7% del 2024. Ma su questa tendenza, pesano le maggiori disponibilità liquide del Tesoro.
Un altro dato atteso era l’andamento del Pil che nel 2025 è cresciuto un modesto 0,5% ma in linea con il programma di finanza pubblica.
Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi), in rapporto al Pil è migliorato (+0,7% dal +0,5% nel 2024). Significa che senza il fardello del debito, lo Stato sarebbe in attivo di circa 15 miliardi.
Le importazioni sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil per 1,5 punti percentuali. Il valore aggiunto, calcola ancora l’Istat, ha registrato aumenti dello 0,3% nell’industria, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.
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(Ansa)
Il legale della famiglia del piccolo afferma di credere alle parole del direttore generale dell’azienda ospedaliera: «Mi chiedo perché non si indaghi pure per falso». Accolta l’istanza, ricusato il perito del gip.
Il giorno della verità. È in programma per questa mattina l’incidente probatorio e l’autopsia sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto nell’ospedale Monaldi a causa di un trapianto di cuore fallito. È stata accolta l’istanza di ricusazione di uno dei consulenti nominati dal gip. La richiesta era stata avanzata dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, dal momento che il professore Mauro Rinaldi, ordinario di Cardiochirurgia a Torino e direttore del Centro trapianti delle Molinette (che faceva parte del pool di periti) si era già espresso sul caso.
E anche perché è «autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati», ha spiegato l’avvocato Petruzzi. Al suo posto è stato nominato il professore Livio Ugolini di Udine. «Noi», ha aggiunto l’avvocato della famiglia, «abbiamo nominato come consulente medico legale il professor Angelini, primario della Cardiochirurgia di Bristol». Anche la Procura di Napoli ha nominato un suo consulente per l’incidente probatorio: si tratta del professor Oscar Nappi, anatomo patologo.
L’avvocato Petruzzi è consapevole che oggi sarà una giornata importante: «Ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere, quanto meno, un’altra strada terapeutica in favore del piccolo Domenico, rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore. Vorremmo, inoltre, un approfondimento sull’eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e pure sull’esatto orario del clampaggio aortico. Ci aspettiamo conferme sul fatto che l’aorta sia stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria del box con il cuore da Bolzano. Vogliamo con forza sapere dalla Procura se c’è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».
Da quanto emerso dalla documentazione acquisita e dai testimoni sentiti fino ad ora, sembrerebbe che il trapianto sia stato eseguito circa tre quarti d’ora dopo l’arrivo da Bolzano. Una delle anomalie riscontrate nella documentazione relativa al diario operatorio è proprio la mancanza dell’orario di inizio. Sulla base di messaggi e chat scambiati tra gli operatori presenti in sala operatoria il pomeriggio del 23 dicembre scorso, il trapianto sarebbe iniziato intorno alle 15.14. Mentre l’arrivo del box in sala operatoria è stato indicato, da più testimoni, intorno alle 14.30. Ma c’è un altro aspetto inquietante che viene fuori da una lettera inviata al quotidiano Il Mattino dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino: le prime indagini sulla morte di Domenico sono state quelle interne all’azienda stessa e risalgono al 30 dicembre scorso.
La dg ha ricostruito che cosa è stato fatto in quei giorni: «All’Azienda dei Colli il compito delle indagini interne. Queste indagini sono cominciate subito; non appena sussurri interni hanno fatto dubitare. Il 30 dicembre, la direzione ha proceduto all’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. Quella è la data di formale inizio delle indagini interne, che si sono sviluppate in relazioni scritte, in commissioni di indagini, in verbali di audit, veri e propri interrogatori, durante i quali, via via, sono stati approfonditi gli eventi fino a comprendere come gli stessi siano avvenuti, ipotizzandone le cause e facendone emergere la enorme gravità. Questi atti interni, redatti dall’Azienda, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria che indaga già dall’11 gennaio. Questi atti sono stati consegnati alla Regione Campania e al ministero della Sanità. Sono quelle 296 pagine che ora tutti leggono e fanno proprie, pubblicandone ampi stralci». «Da questi atti», ha concluso Iervolino, «emerge chiaramente che è iniziata prima l’indagine interna; poi è intervenuta la collaborazione con l’autorità giudiziaria e l’interlocuzione con gli uffici regionali. Chi parla di occultamento dei fatti manifesta la sua cultura e la ricerca di facile consenso».
Da questa versione emerge che i medici indagati avrebbero mentito anche alla stessa azienda. Il legale della famiglia Caliendo crede alla versione della dg: «Oltre ad aver avviato gli audit, aveva chiesto alla dottoressa Farina se avesse riferito tutto alla mamma, dichiarando che la dottoressa avesse risposto di sì, mentendo nei fatti anche a loro. Non ho motivo di pensare il contrario, questo lo accerterà la magistratura. Io ho avuto una riunione con la dottoressa Iervolino e per me questa è la seconda volta che la sento esprimersi direttamente sul caso. Le credo. Poi sarà la magistratura ad accettarlo. Di fatto questo gruppo di medici sembra aver giocato in modo scorretto non solo con la mamma di Domenico ma anche con la stessa direzione, sanitaria e generale, non riferendogli l’accaduto, dicendo falsamente che avevano riferito il tutto alla madre e non era così». L’avvocato si chiede come mai non sia stato ancora contestato «il reato di falso, in quanto la cartella clinica comparata con la scheda Cec è un palese falso». Dal canto suo, il cardiochirurgo che ha operato Domenico, Guido Oppido, ha dichiarato al Tg1 di essere lui la vittima: «Ho fatto quello che dovevo e l’ho fatto anche bene».
Su Facebook il sindacato Nursind ha replicato alle dichiarazioni del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri rilasciate in un’intervista alla Stampa. Per il sindacato, il «presidente della Federazione, Filippo Anelli, ha addirittura cercato di strumentalizzare spudoratamente una grandissima tragedia come la morte del piccolo Domenico, dopo il fallimentare trapianto di cuore al Monaldi di Napoli, solo per ragioni di apparato».
Non è certo, intanto, che già domani si potranno svolgere i funerali del bimbo. L’avvocato Petruzzi ha anche reso noto che il premier Giorgia Meloni avrebbe intenzione di partecipare ai funerali del piccolo, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali.
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