Speranza non dà i verbali del vertice con le Regioni all’inizio della pandemia
  • Nell’incontro del 25 gennaio 2020 potrebbe essere stata decisa la modifica, introdotta due giorni dopo, dei criteri da adottare per i malati sospetti, che accelerò i contagi. Ma il dicastero impedisce di visionare gli atti.
  • Il rapporto tra test e casi rilevati scende al 2,3% e le morti a 22. Lieve salita di ricoveri ordinari e in terapia intensiva. Gianni Rezza: «Siamo ben al di sotto della soglia critica».

Lo speciale contiene due articoli.

A distanza di oltre un anno e mezzo, restano ancora coni d’ombra sulla gestione italiana della pandemia. Infatti, benché lo scorso 8 giugno i verbali della task force istituita dal ministro della Salute Roberto Speranza siano stati resi noti – sia pure obtorto collo, dopo richieste e addirittura ricorsi alla magistratura -, ci son ancora aspetti ed eventi opachi, tutti da chiarire. Peccato che, da Roma, la volontà di collaborare pare sia assai scarsa; ma andiamo con ordine.

Due mesi fa esatti, come si ricordava, son stati resi pubblici i verbali della task force relativi alle sedute avvenute tra il 22 gennaio e il 21 febbraio 2020. Quei verbali non dicono però tutto dell’attività di quei giorni, in cui veniva programmata la risposta dell’Italia al Covid. Sappiamo infatti che sabato 25 gennaio 2020, parallelamente all’incontro con la task force, se n’è tenuto un secondo tra il ministro Speranza e le regioni. Il contenuto di quella riunione, però, è tutt’ora oscuro: come se non fosse mai esistita.

Prova ne sia che, per averne notizie, sono state inoltrate a Roma ben due richieste di accesso agli atti: una da parte di Consuelo Locati, avvocato che nei processi di Bergamo e Roma guida il team dei legali di 520 familiari delle vittime del Covid, l’altra da Marco Lisei, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Ebbene, nonostante il duplice sollecito, la risposta ministeriale è stata a dir poco scarna. Ci si è infatti limitati a fornire ai richiedenti informazioni sulla lista dei presenti e un comunicato stampa in cui si riferisce di «un incontro con i rappresentanti delle Regioni al fine di gestire il coordinamento sul territorio delle disposizioni adottate in questi giorni e la comunicazione dell’evolversi della situazione».

Un bel giro di parole che però dice nulla. Il quesito perciò resta: che cosa si son detti Speranza e i rappresentanti delle Regioni quel 25 gennaio 2020? L’interrogativo non è banale per più ragioni. In primo luogo perché, come rimarcava L’Eco di Bergamo del 9 luglio scorso, «in Procura, dov’è aperta un’inchiesta sulla pandemia, non risultano incontri segreti tra governo e Regioni» in data 25 gennaio. In seconda battuta, va evidenziato come quell’incontro sia avvenuto tra due date assai significative rispetto a come, in Italia, furono gestite le fasi iniziali della pandemia.

Infatti, il 22 gennaio, a seguito di una riunione con la task force, si erano date indicazioni precise sull’individuazione dei casi sospetti di Covid, precisando che il paziente con sintomi riconducibili al noto virus dovesse essere tenuto sotto controllo indipendentemente da un suo collegamento con Wuhan, città da dove tutto è iniziato. Invece alcuni giorni dopo, il 27 gennaio, il Ministero ha diramato indicazioni che, nella definizione dei casi sospetti, includessero un preciso legame con la Cina, allargando così parecchio le maglie del monitoraggio.

Ebbene, è plausibile che tale cambio di rotta – che non può non aver avuto conseguenze nelle fasi iniziali della pandemia, almeno per l’Italia – sia maturato in seno alla riunione del 25 gennaio, incontro sul contenuto del quale, ad oggi, non si sa ancora nulla. «Se il verbale di quella riunione non esistesse», ha spiegato alla Verità l’avvocato Locati, «saremmo in presenza di una violazione del diritto amministrativo, che impone che, entro 30 giorni da un incontro, se ne redigano gli atti». «Tuttavia, resta naturalmente possibile che quel verbale ci sia», ha aggiunto la legale, «e proprio per questo abbiamo inoltrato una nuova richiesta al ministero, in modo che ci risponda chiaramente se quel documento esiste oppure no».

«Quella riunione del 25 gennaio è molto importante», sottolinea Galeazzo Bignami, parlamentare di Fratelli d’Italia che tanto si è speso proprio per portare alla luce i verbali della task force, «perché aiuta a capire come il governo sta affrontando, nel rapporto con le Regioni, le prime fasi della pandemia. Teniamo presente che non era stato ancora dichiarato lo stato d’emergenza». «Il fatto che non si vogliano divulgare i contenuti di quell’incontro», conclude Bignami, «dimostra che la trasparenza è – e resta – un grosso problema per il ministro Speranza».

In effetti, capire come si stesse muovendo il governo italiano in quei giorni di gennaio, ben lungi dall’essere una curiosità superflua, sarebbe fondamentale. Aiuterebbe in particolare a comprendere se, da parte del governo, ci furono scelte avventate o poco sensate, anche se basta ripensare al «siamo prontissimi» scandito da Giuseppe Conte il 27 gennaio 2020, ospite da Lilli Gruber, per farsi un’idea; e per immaginare che le resistenze ministeriali sui verbali del 25 gennaio, più che un tentativo di tutelare la privacy, possano essere un modo per coprire delle responsabilità.


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