La prima scrematura delle richieste di cambiamento della manovra è stata fatta. Sono 105 su 414 gli emendamenti «segnalati» dai gruppi in commissione Bilancio dichiarati inammissibili dalla presidenza. Diciotto sono risultati fuori tema rispetto alla legge di bilancio e ben 87 mancavano di copertura. Il che dimostra le scarse risorse disponibili con cui la maggioranza deve fare i conti.
Per i 18 emendamenti bocciati sarà possibile presentare rapidamente nuove proposte, mentre gli 87 respinti potranno essere riformulati, ma solo se accompagnati da una copertura credibile.
Ieri in mattinata si è svolto un ennesimo vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, presieduto dal premier Giorgia Meloni per fare il punto sullo stato dei lavori della legge di bilancio e sciogliere gli ultimi nodi. Tra i temi l’aumento di 0,5 punti dell’Irap per le banche che porterebbe il prelievo aggiuntivo a 2,5 punti. Il gettito della modifica sarebbe poco meno di 200 milioni. Per esentare i piccoli istituti si dovrebbe ricorrere a una franchigia. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ceriani, ha detto che ci sarà «una interlocuzione con tutti i soggetti interessati agli interventi del governo», quindi anche con le banche.
Sul tavolo del vertice anche gli affitti brevi, l’estensione dell’iperammortamento, la fiscalità sui dividendi (la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese), l’ampliamento dell'esenzione dell'Isee per la prima casa, le misure per favorire l’emersione dell’oro dagli investimenti e misure a favore delle forze dell’ordine.
«Siamo tutti d’accordo sulla necessità di cancellare l’aumento dell'aliquota dal 21% al 26% per gli affitti brevi», ha spiegato il capogruppo di Fi Maurizio Gasparri, sottolineando che «si sta ragionando» sul limite a partire dal quale scatterebbe «l’attività di impresa: l’ipotesi in campo è che sia a partire dal terzo appartamento». Qualora non ci fossero risorse per sterilizzare la misura per chi gestisce fino a due immobili, l’ipotesi su cui si ragiona è per una tassazione al 23%.
Gasparri ha segnalato che ci sono altri temi sui quali il governo sta riflettendo, dal «problema del caro materiali, una questione che vale due miliardi al trasporto pubblico locale, al bonus scuola, ai libri scolastici». Si è parlato anche di sicurezza e delle esigenze delle forze dell’ordine.
Nel vertice sono state valutate le maggiori risorse per coprire le modifiche alla manovra che ammonterebbero a poco più di un miliardo come ha riferito al termine dell’incontro il capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan. «Con l’attuale testo della legge di bilancio siamo a saldo zero, ma se si tolgono degli introiti da lì se ne devono trovarne altri o si deve fare delle riduzioni di spesa. Quindi il miliardo, anche un po’ di più, serve per quegli interventi che si vogliono fare a saldo zero complessivo e che quindi vanno coperti». Per la modifica della norma sugli affitti brevi ci dovrebbe essere una «autocopertura», mentre ad esempio sulle compensazioni vanno reperite ulteriori risorse.
Tra gli emendamenti che hanno avuto il semaforo verde c’è quella sull’oro della Banca d’Italia, presentato da Lucio Malan. Prevede che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano». La norma ha un valore soprattutto simbolico in quanto afferma un principio che in passato è stato molto dibattuto, ovvero che le riserve auree, pur inserite nel bilancio di Bankitalia come attività proprie, sono patrimonio dello Stato. La Banca d’Italia continua a detenerle e gestirle, ma lo fa in nome dello Stato italiano. L’emendamento non è solo una precisazione, è una dichiarazione di sovranità economica. La risposta della Bce è stata felpata. L’istituto di Francoforte, con una nota stringata, ha ribadito di «non essere stato consultato dalle autorità italiane e non di non avere commenti sul tema».
Superano la tagliola dell’ammissibilità anche gli emendamenti di Fi e Lega sulla tassazione dell’oro da investimento. Nello specifico la proposta a firma di Gasparri che prevede anche la soppressione della norma sui dividendi e che introduce un’imposta del 13% sulla rivalutazione dell’oro e quella della Lega che introduce un’aliquota del 12,5%.
Semaforo rosso invece, per mancanza di coperture, all’emendamento della Lega che puntava a finanziare con cinque miliardi l’anno - dal 2026 al 2028 - il Fondo per la riduzione della pressione fiscale attraverso la cessione delle quote italiane del Mes, un cavallo di battaglia del senatore Claudio Borghi, che ha fatto sapere di voler riformulare la norma.
Superano il primo esame, tre dei quattro emendamenti sulla sanatoria edilizia, mentre il quarto, quello che avrebbe imposto ai Comuni il rilascio obbligatorio dei titoli in sanatoria entro il 31 marzo 2026, è stato bocciato per mancanza di coperture. Ed è proprio il tema delle coperture il più spinoso. L’ultima parola spetta al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.



