L’accademia di Leonardo elicotteri forma piloti pronti al volo in 18 mesi
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Ricavato quasi vent'anni fa negli storici stabilimenti Savoia Marchetti, il centro addestra 10.000 persone l'anno, compresi operatori radar e medici d'equipaggio. forma professionisti civili e militari provenienti da tutto il mondo.
A bordo dei simulatori su un AW169: decolliamo dall'Aeroporto dell'Urbe e atterriamo a Roma in piazza San Pietro.
Il Think-tank di Leonardo elicotteri, serbatoio di idee e laboratorio dove si raccolgono dati per creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto.
Lo speciale contiene tre articoli e un video della prova al simulatore.
«L'elicottero sarà il mezzo più versatile inventato dall'uomo». Tanta lungimiranza fu del pioniere del volo verticale Igor Sikorsky, ma anche noi italiani, grazie a Enrico Forlanini e Corradino D'Ascanio avevamo visto lontano, Leonardo in testa. Non soltanto il Da Vinci, anche quello che oggi rappresenta l'ex Finmeccanica e che ha assorbito AgustaWestland. Nel 2005 l'allora dirigenza pensò di riqualificare gli storici stabilimenti Savoia Marchetti di Sesto Calende (Va) per farne un centro di addestramento all'avanguardia, concentrando le attività formative che prima furono a Cascina Costa, Frosinone e Somma Lombardo. Due anni prima, nel 2003, era nata Rotorsim, joint-venture tra di AgustaWestland e Cae, colosso della simulazione di volo professionale. Il nome del centro oggi è Leonardo Helicopter Training Academy, organizzazione che, da allora, ha formato anche 10.000 persone l'anno. Tra queste non soltanto piloti ma anche tecnici, specialisti, soccorritori e i relativi istruttori provenienti da tutte le nazioni.
Il bilancio di Leonardo sarà presentato il 9 marzo, momento in cui potremo vedere i numeri, ma negli ultimi anni la componente servizi di supporto e addestramento ha rappresentato quasi il 40% dei ricavi della divisione elicotteri. Ogni nuovo modello nasce - già digitale - all'interno di una «famiglia di elicotteri» con i quali condivide logiche e sistemi, ma al tempo stesso viene realizzato contemporaneamente al suo simulatore di volo e spesso insieme a quello di «sistema», progredendo in modo da essere pronti al momento dell'entrata in servizio della nuova macchina volante anche con il personale già addestrabile e i sistemi per poterlo fare. I clienti chiedono quindi di acquisire una o più precise capacità operative (capability), ovvero si affidano al costruttore affinché porti loro la soluzione realizzandola in base a esigenze, tempi, situazioni e costi. Giocoforza questo evidenzia la necessità di saper gestire anche profonde differenze culturali, per questo tra le caratteristiche più ricercare negli istruttori (di volo, dei tecnici o dei docenti di teoria), c'è grande attenzione alla componente umanistica (le cosiddette soft-skill), che consentono di creare quell'empatia positiva con gli allievi.
Alla Leonardo Helicopter Training Academy si possono formare da zero nuovi piloti professionisti in diciotto mesi (arrivando alla licenza di pilota commerciale con abilitazione al volo strumentale), ed anche le altre figure specializzate del lavoro e del soccorso aereo come verricellisti, specialisti dei sistemi, compresi i medici che fanno parte degli equipaggi.
E nel caso delle commesse militari ci sono da addestrare anche gli operatori dei sempre più tecnologici impianti elettronici come radar, sonar, sistemi di comunicazione e sensori elettro-ottici. Tutto questo, dai metodi di addestramento fino alle procedure, è sempre in evoluzione grazie alla raccolta e all'analisi costante di dati e informazioni provenienti dai clienti, ma anche partecipando attivamente all'adeguamento delle normative internazionali presso le autorità aeronautiche. Oggi il settore dell'aviazione sta finalizzando un processo d'innovazione che va dall'applicazione di nuove tecnologie all'adozione di regole più moderne e flessibili riguardo la gestione delle procedure di volo. E stante che da qualche mese sono in vigore nuove norme, Leonardo elicotteri è stata in grado di partecipare anche alla stesura e alla certificazione di procedure di volo per l'atterraggio strumentale in determinati aeroporti per rendere più efficiente lo sfruttamento dello spazio aereo attraverso l'espressione delle prestazioni di ogni modello di elicottero. Che in pratica significa ottimizzare il volo e poter arrivare a destinazione nella massima sicurezza, in meno tempo, senza rallentare altri traffici e magari consumando anche meno carburante. Similmente, raccogliendo ed elaborando i dati degli operatori distribuiti in tutto il mondo sia durante l'utilizzo delle flotte in termini di parametri, rotte di volo e stato di manutenzione, nella struttura di Sesto Calende si elaborano applicazioni di servizio che facilitano i piloti nella pianificazione, si aggiornano continuamente procedure di manutenzione e si predispongono i requisiti dei prossimi modelli. Ciò che rappresenta l'anticamera dell'uso dei big-data asserviti alla progettazione e alla gestione aeronautica, fino alla manutenzione predittiva, ovvero quando è un componente stesso a dire se e quando deve essere sostituito.
La palestra degli angeli: la nostra esperienza al simulatore
Dall'esterno i grandi simulatori di volo sembrano giganteschi ragni bianchi che si muovono goffamente su zampe sottili. Dentro, per molte ore al giorno, ci sono almeno tre persone, istruttore, allievo e operatore al sistema. Ma oggi gli allievi siamo noi e a spiegarci come viene utilizzata questa risorsa sono Roberto Bianchini e Andrea Liotti, entrambi piloti istruttori. «Sono decenni - ci spiegano - che i piloti si addestrano dentro questi impianti, che però oggi sono del tutto fedeli all'elicottero reale. Ciò che è evolve oltre la grafica e come questi vengono utilizzati». Se inizialmente si addestrava il pilota alla condotta del mezzo e poi costui si specializzava nelle diverse operazioni nelle quali era coinvolto, oggi nella realtà virtuale ci si allena a eseguire intere missioni particolari. Si può simulare il lavoro al gancio baricentrico, che serve per trasportare i carichi in luoghi irraggiungibili, le missioni di soccorso in mare, con il simulatore che mostra anche il naufrago o il soccorritore in acqua che agita le braccia, si possono sviluppare le capacità di un pilota a togliersi da condizioni meteorologiche pericolose e anche a effettuare operazioni di polizia (law enforcement), trasporto medico d'urgenza atterrando sulle piazzole elisanitarie degli ospedali, o ancora imparare a volare sul mare aperto per raggiungere piattaforme petrolifere che appaiono come copie esatte di quelle vere, e anche voli di notte con l'ausilio di visori a intensificazione luminosa, tipici delle missioni militari.
Saliamo su questa grande giostra dove le procedure anticovid implicano un briefing aggiuntivo a quello prevolo, con la sanificazione dei comandi, le protezioni sui padiglioni e i microfoni delle cuffie, l'igienizzazione delle mani. Poi prendiamo posto e comprendiamo che decolleremo dall'Aeroporto dell'Urbe per un volo Vip diretti - in modo forse improbabile ma spettacolare - nientemeno che a Roma in piazza San Pietro. Il modello di elicottero è il Leonardo AW169, dal peso impostato di 4 tonnellate circa su un massimo di 4,8, ovvero con ancora 800 chili di carico utile e quindi una certa riserva di potenza disponibile a favore delle prestazioni. Pronti per il decollo, con un occhio allo scenario ma senza perdere di vista i parametri motore, solleviamo la leva del passo collettivo, ovvero quella che varia l'inclinazione delle pale del rotore principale (ampio 12,12 metri) e cercando di mantenere la posizione muovendo il comando del passo ciclico, del tutto simile alla cloche dell'aeroplano, che muove in tutte le direzioni il disco del rotore e ci dà direzione e velocità, cerchiamo di impostare la traiettoria desiderata. Intanto tiriamo su il carrello e acceleriamo fino a oltre 135 nodi, 250 chilometri orari. La pedaliera, su un elicottero questo, che ha comandi elettronici (fly by wire come i moderni jet), si utilizza meno di quanto si facesse in passato su altre macchine volanti.
Roma virtuale, in una giornata di cielo sereno, con soltanto qualche nuvoletta e vento calmo (bontà di chi ha programmato il volo), è tanto dettagliata che i punti di riferimento si trovano senza difficoltà. Al simulatore ci si adatta rapidamente, c'è soltanto un quasi impercettibile ritardo tra le più rapide variazioni dello scenario rispetto al movimento della cabina. Ma se le correzioni sui comandi sono delicate la permanenza in questa giostra non diventa fastidiosa. Il Tevere con le sue curve ci accompagna e il Cupolone si avvicina, la piazza appare in tutta la sua ampiezza, giù il carrello e tra l'ingresso del colonnato e l'obelisco improvvisiamo la piazzola d'atterraggio posandoci nel cuore del Vaticano. Non c'è Sua Santità da recuperare e l'istruttore ci ha aiutati a perfezionare la toccata, ma ciò che più conta è che abbiamo compreso quale eccezionale strumento formativo abbiamo avuto il privilegio di utilizzare. Nell'edificio accanto, coloro che si devono addestrare al trasporto di barelle e ai recuperi in ambienti montani hanno a disposizione sia il simulatore di missione, con tutte le attrezzature da impiegare, sia una parete per l'arrampicata alta una dozzina di metri sulla quale esercitarsi. E nel caso dei militari, anche a sapersi calare dall'elicottero usando la fune che siamo abituati a vedere nei film d'azione.
L'Internet delle cose vola in elicottero
Chiamiamolo Think-tank, serbatoio o incubatore di idee, oppure con il suo nome più esteso di Advanced Analytics Office, ufficio di analisi avanzate. Si tratta del reparto di Leonardo elicotteri nel quale una decina di persone capitanate da Fabio Gatti e Alberto Clocchiatti fanno un lavoro particolare: raccolgono quanti più dati possibile provenienti dalla flotta operativa dei modelli AW139, 169 e 189 relativi a come gli elicotteri vengono utilizzati (parametri e durata dei voli, dell'ambiente, della manutenzione, delle manovre), per poi creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto aumentandone l'efficienza a vantaggio dei clienti e quindi dell'azienda stessa, che così dimostra di essere «digitale e connessa». Lo fanno da tempo i produttori di automobili e di elettronica di consumo, ma farlo sugli elicotteri è un'altra faccenda. Intanto perché senza una connessione via satellite posta su macchine volanti in ogni angolo del pianeta sarebbe impossibile, e poi perché l'implementazione delle capacità di calcolo deve essere costante e rapida. Potremmo definirla una versione aeronautica di ciò che ormai chiamiamo Internet delle cose (Iot), soltanto che questa volta i dati, specialmente quando riguardano elicotteri militari, devono viaggiare al sicuro dai pericoli della rete. Le informazioni e gli algoritmi che le elaborano sono costantemente in evoluzione, il processo che nel gergo tecnico viene chiamato «machine learning» permette di restituire dati utili agli operatori e ai piloti per poter ottimizzare l'uso dell'elicottero.
Quanto in alto arriva? A quel velocità procede, quanto carburante sta consumando? Le risposte, fatte numeri, sono la materia prima che gli specialisti utilizzano per restituire informazioni strategiche per il presente e il futuro del costruttore italiano, per profilare il cliente comprendendo meglio le sue esigenze. Dal punto di vista della manutenzione questo sistema consente di sviluppare la capacità di prevenire una necessità d'intervento tecnico attraverso lo studio del modo in cui una parte si degrada con l'utilizzo, fino a stabilire quando sia il momento migliore per far intervenire il tecnico. Fino a decidere che è conveniente riprogettare il componente in modo diverso.
Dietro al termine inglese «Open innovation» si concretizza in campo aerospaziale il difficile passaggio tra la manutenzione preventiva (si cambia una parte entro un determinato periodo in ogni caso) e quella predittiva (si cambia ora perché è necessario), caratteristica che oggi ancora pochi costruttori al di aeroplani ed elicotteri posseggono, ma che fa la differenza in termini di costi gestionali. La continua mole di dati servirà quindi per definire i requisiti tecnici dei nuovi elicotteri, con l'uomo a tracciarne la forma (e definirne la bellezza), e gli algoritmi a migliorarne l'efficienza.
Ricavato quasi vent'anni fa negli storici stabilimenti Savoia Marchetti, il centro addestra 10.000 persone l'anno, compresi operatori radar e medici d'equipaggio. forma professionisti civili e militari provenienti da tutto il mondo. A bordo dei simulatori su un AW169: decolliamo dall'Aeroporto dell'Urbe e atterriamo a Roma in piazza San Pietro. Il Think-tank di Leonardo elicotteri, serbatoio di idee e laboratorio dove si raccolgono dati per creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto. Lo speciale contiene tre articoli e un video della prova al simulatore.«L'elicottero sarà il mezzo più versatile inventato dall'uomo». Tanta lungimiranza fu del pioniere del volo verticale Igor Sikorsky, ma anche noi italiani, grazie a Enrico Forlanini e Corradino D'Ascanio avevamo visto lontano, Leonardo in testa. Non soltanto il Da Vinci, anche quello che oggi rappresenta l'ex Finmeccanica e che ha assorbito AgustaWestland. Nel 2005 l'allora dirigenza pensò di riqualificare gli storici stabilimenti Savoia Marchetti di Sesto Calende (Va) per farne un centro di addestramento all'avanguardia, concentrando le attività formative che prima furono a Cascina Costa, Frosinone e Somma Lombardo. Due anni prima, nel 2003, era nata Rotorsim, joint-venture tra di AgustaWestland e Cae, colosso della simulazione di volo professionale. Il nome del centro oggi è Leonardo Helicopter Training Academy, organizzazione che, da allora, ha formato anche 10.000 persone l'anno. Tra queste non soltanto piloti ma anche tecnici, specialisti, soccorritori e i relativi istruttori provenienti da tutte le nazioni. Il bilancio di Leonardo sarà presentato il 9 marzo, momento in cui potremo vedere i numeri, ma negli ultimi anni la componente servizi di supporto e addestramento ha rappresentato quasi il 40% dei ricavi della divisione elicotteri. Ogni nuovo modello nasce - già digitale - all'interno di una «famiglia di elicotteri» con i quali condivide logiche e sistemi, ma al tempo stesso viene realizzato contemporaneamente al suo simulatore di volo e spesso insieme a quello di «sistema», progredendo in modo da essere pronti al momento dell'entrata in servizio della nuova macchina volante anche con il personale già addestrabile e i sistemi per poterlo fare. I clienti chiedono quindi di acquisire una o più precise capacità operative (capability), ovvero si affidano al costruttore affinché porti loro la soluzione realizzandola in base a esigenze, tempi, situazioni e costi. Giocoforza questo evidenzia la necessità di saper gestire anche profonde differenze culturali, per questo tra le caratteristiche più ricercare negli istruttori (di volo, dei tecnici o dei docenti di teoria), c'è grande attenzione alla componente umanistica (le cosiddette soft-skill), che consentono di creare quell'empatia positiva con gli allievi. Alla Leonardo Helicopter Training Academy si possono formare da zero nuovi piloti professionisti in diciotto mesi (arrivando alla licenza di pilota commerciale con abilitazione al volo strumentale), ed anche le altre figure specializzate del lavoro e del soccorso aereo come verricellisti, specialisti dei sistemi, compresi i medici che fanno parte degli equipaggi. E nel caso delle commesse militari ci sono da addestrare anche gli operatori dei sempre più tecnologici impianti elettronici come radar, sonar, sistemi di comunicazione e sensori elettro-ottici. Tutto questo, dai metodi di addestramento fino alle procedure, è sempre in evoluzione grazie alla raccolta e all'analisi costante di dati e informazioni provenienti dai clienti, ma anche partecipando attivamente all'adeguamento delle normative internazionali presso le autorità aeronautiche. Oggi il settore dell'aviazione sta finalizzando un processo d'innovazione che va dall'applicazione di nuove tecnologie all'adozione di regole più moderne e flessibili riguardo la gestione delle procedure di volo. E stante che da qualche mese sono in vigore nuove norme, Leonardo elicotteri è stata in grado di partecipare anche alla stesura e alla certificazione di procedure di volo per l'atterraggio strumentale in determinati aeroporti per rendere più efficiente lo sfruttamento dello spazio aereo attraverso l'espressione delle prestazioni di ogni modello di elicottero. Che in pratica significa ottimizzare il volo e poter arrivare a destinazione nella massima sicurezza, in meno tempo, senza rallentare altri traffici e magari consumando anche meno carburante. Similmente, raccogliendo ed elaborando i dati degli operatori distribuiti in tutto il mondo sia durante l'utilizzo delle flotte in termini di parametri, rotte di volo e stato di manutenzione, nella struttura di Sesto Calende si elaborano applicazioni di servizio che facilitano i piloti nella pianificazione, si aggiornano continuamente procedure di manutenzione e si predispongono i requisiti dei prossimi modelli. Ciò che rappresenta l'anticamera dell'uso dei big-data asserviti alla progettazione e alla gestione aeronautica, fino alla manutenzione predittiva, ovvero quando è un componente stesso a dire se e quando deve essere sostituito. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-leonardo-elicotteri-2650595927.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-palestra-degli-angeli-la-nostra-esperienza-al-simulatore" data-post-id="2650595927" data-published-at="1613986511" data-use-pagination="False"> La palestra degli angeli: la nostra esperienza al simulatore Your browser does not support the video tag. Dall'esterno i grandi simulatori di volo sembrano giganteschi ragni bianchi che si muovono goffamente su zampe sottili. Dentro, per molte ore al giorno, ci sono almeno tre persone, istruttore, allievo e operatore al sistema. Ma oggi gli allievi siamo noi e a spiegarci come viene utilizzata questa risorsa sono Roberto Bianchini e Andrea Liotti, entrambi piloti istruttori. «Sono decenni - ci spiegano - che i piloti si addestrano dentro questi impianti, che però oggi sono del tutto fedeli all'elicottero reale. Ciò che è evolve oltre la grafica e come questi vengono utilizzati». Se inizialmente si addestrava il pilota alla condotta del mezzo e poi costui si specializzava nelle diverse operazioni nelle quali era coinvolto, oggi nella realtà virtuale ci si allena a eseguire intere missioni particolari. Si può simulare il lavoro al gancio baricentrico, che serve per trasportare i carichi in luoghi irraggiungibili, le missioni di soccorso in mare, con il simulatore che mostra anche il naufrago o il soccorritore in acqua che agita le braccia, si possono sviluppare le capacità di un pilota a togliersi da condizioni meteorologiche pericolose e anche a effettuare operazioni di polizia (law enforcement), trasporto medico d'urgenza atterrando sulle piazzole elisanitarie degli ospedali, o ancora imparare a volare sul mare aperto per raggiungere piattaforme petrolifere che appaiono come copie esatte di quelle vere, e anche voli di notte con l'ausilio di visori a intensificazione luminosa, tipici delle missioni militari.Saliamo su questa grande giostra dove le procedure anticovid implicano un briefing aggiuntivo a quello prevolo, con la sanificazione dei comandi, le protezioni sui padiglioni e i microfoni delle cuffie, l'igienizzazione delle mani. Poi prendiamo posto e comprendiamo che decolleremo dall'Aeroporto dell'Urbe per un volo Vip diretti - in modo forse improbabile ma spettacolare - nientemeno che a Roma in piazza San Pietro. Il modello di elicottero è il Leonardo AW169, dal peso impostato di 4 tonnellate circa su un massimo di 4,8, ovvero con ancora 800 chili di carico utile e quindi una certa riserva di potenza disponibile a favore delle prestazioni. Pronti per il decollo, con un occhio allo scenario ma senza perdere di vista i parametri motore, solleviamo la leva del passo collettivo, ovvero quella che varia l'inclinazione delle pale del rotore principale (ampio 12,12 metri) e cercando di mantenere la posizione muovendo il comando del passo ciclico, del tutto simile alla cloche dell'aeroplano, che muove in tutte le direzioni il disco del rotore e ci dà direzione e velocità, cerchiamo di impostare la traiettoria desiderata. Intanto tiriamo su il carrello e acceleriamo fino a oltre 135 nodi, 250 chilometri orari. La pedaliera, su un elicottero questo, che ha comandi elettronici (fly by wire come i moderni jet), si utilizza meno di quanto si facesse in passato su altre macchine volanti.Roma virtuale, in una giornata di cielo sereno, con soltanto qualche nuvoletta e vento calmo (bontà di chi ha programmato il volo), è tanto dettagliata che i punti di riferimento si trovano senza difficoltà. Al simulatore ci si adatta rapidamente, c'è soltanto un quasi impercettibile ritardo tra le più rapide variazioni dello scenario rispetto al movimento della cabina. Ma se le correzioni sui comandi sono delicate la permanenza in questa giostra non diventa fastidiosa. Il Tevere con le sue curve ci accompagna e il Cupolone si avvicina, la piazza appare in tutta la sua ampiezza, giù il carrello e tra l'ingresso del colonnato e l'obelisco improvvisiamo la piazzola d'atterraggio posandoci nel cuore del Vaticano. Non c'è Sua Santità da recuperare e l'istruttore ci ha aiutati a perfezionare la toccata, ma ciò che più conta è che abbiamo compreso quale eccezionale strumento formativo abbiamo avuto il privilegio di utilizzare. Nell'edificio accanto, coloro che si devono addestrare al trasporto di barelle e ai recuperi in ambienti montani hanno a disposizione sia il simulatore di missione, con tutte le attrezzature da impiegare, sia una parete per l'arrampicata alta una dozzina di metri sulla quale esercitarsi. E nel caso dei militari, anche a sapersi calare dall'elicottero usando la fune che siamo abituati a vedere nei film d'azione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-leonardo-elicotteri-2650595927.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="l-internet-delle-cose-vola-in-elicottero" data-post-id="2650595927" data-published-at="1613986511" data-use-pagination="False"> L'Internet delle cose vola in elicottero Chiamiamolo Think-tank, serbatoio o incubatore di idee, oppure con il suo nome più esteso di Advanced Analytics Office, ufficio di analisi avanzate. Si tratta del reparto di Leonardo elicotteri nel quale una decina di persone capitanate da Fabio Gatti e Alberto Clocchiatti fanno un lavoro particolare: raccolgono quanti più dati possibile provenienti dalla flotta operativa dei modelli AW139, 169 e 189 relativi a come gli elicotteri vengono utilizzati (parametri e durata dei voli, dell'ambiente, della manutenzione, delle manovre), per poi creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto aumentandone l'efficienza a vantaggio dei clienti e quindi dell'azienda stessa, che così dimostra di essere «digitale e connessa». Lo fanno da tempo i produttori di automobili e di elettronica di consumo, ma farlo sugli elicotteri è un'altra faccenda. Intanto perché senza una connessione via satellite posta su macchine volanti in ogni angolo del pianeta sarebbe impossibile, e poi perché l'implementazione delle capacità di calcolo deve essere costante e rapida. Potremmo definirla una versione aeronautica di ciò che ormai chiamiamo Internet delle cose (Iot), soltanto che questa volta i dati, specialmente quando riguardano elicotteri militari, devono viaggiare al sicuro dai pericoli della rete. Le informazioni e gli algoritmi che le elaborano sono costantemente in evoluzione, il processo che nel gergo tecnico viene chiamato «machine learning» permette di restituire dati utili agli operatori e ai piloti per poter ottimizzare l'uso dell'elicottero.Quanto in alto arriva? A quel velocità procede, quanto carburante sta consumando? Le risposte, fatte numeri, sono la materia prima che gli specialisti utilizzano per restituire informazioni strategiche per il presente e il futuro del costruttore italiano, per profilare il cliente comprendendo meglio le sue esigenze. Dal punto di vista della manutenzione questo sistema consente di sviluppare la capacità di prevenire una necessità d'intervento tecnico attraverso lo studio del modo in cui una parte si degrada con l'utilizzo, fino a stabilire quando sia il momento migliore per far intervenire il tecnico. Fino a decidere che è conveniente riprogettare il componente in modo diverso.Dietro al termine inglese «Open innovation» si concretizza in campo aerospaziale il difficile passaggio tra la manutenzione preventiva (si cambia una parte entro un determinato periodo in ogni caso) e quella predittiva (si cambia ora perché è necessario), caratteristica che oggi ancora pochi costruttori al di aeroplani ed elicotteri posseggono, ma che fa la differenza in termini di costi gestionali. La continua mole di dati servirà quindi per definire i requisiti tecnici dei nuovi elicotteri, con l'uomo a tracciarne la forma (e definirne la bellezza), e gli algoritmi a migliorarne l'efficienza.
Celebrazioni a Teheran per Mojtaba Khamenei (Ansa)
L’Assemblea religiosa avrebbe «investito» Mojtaba, il secondogenito del leader eliminato da Washington. Si allontana l’ipotesi di una tregua: Trump lo considera una figura «inaccettabile» e organica ai pasdaran.
Nel Golfo attacchi e ritorsioni anche contro i siti di desalinizzazione che assicurano le forniture potabili. Scenario «apocalittico» dopo i raid sulle raffinerie di Teheran.
Lo speciale contiene due articoli.
La Repubblica islamica dell’Iran sostiene di aver già individuato la figura destinata a succedere alla guida del Paese dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, ma ufficialmente, al momento di andare in stampa, il nome del nuovo leader supremo non è stato ancora reso pubblico. Un silenzio che riflette le profonde tensioni politiche e istituzionali che attraversano il sistema di potere iraniano in uno dei momenti più delicati della sua storia recente. A confermare che una decisione sarebbe stata presa è stato un membro dell’Assemblea degli esperti, l’organo religioso incaricato dalla Costituzione di designare la Guida suprema; l’ayatollah Mohammad-Mahdi Mirbagheri ha dichiarato che all’interno dell’Assemblea sono stati compiuti «grandi sforzi per determinare la Guida» e che sarebbe stato raggiunto «un parere decisivo e unanime». Un altro membro dell’Assemblea, Hojjatoleslam Jafari, rappresentante della provincia di Zanjan, ha espresso l’auspicio che la decisione venga resa nota al più presto. «Il ritardo nell’elezione del terzo leader è amaro e indesiderato per tutti», ha spiegato, invitando tuttavia la popolazione a non perdere fiducia nei rappresentanti religiosi chiamati a prendere una decisione così delicata.
Nel frattempo, un altro religioso dell’Assemblea ha assicurato che il nome di Khamenei come leader dell’Iran «continuerà a esistere», sottolineando come la futura guida della Repubblica islamica dovrà muoversi nel solco politico e ideologico tracciato dal defunto ayatollah. Secondo la Costituzione, spetta all’Assemblea degli esperti - composta da 88 religiosi - scegliere la Guida suprema quando la carica rimane vacante. È quanto accaduto dopo i quasi 37 anni di leadership di Ali Khamenei, morto a seguito di un attacco Usa a Teheran lo scorso 28 febbraio. La successione rappresenta quindi uno dei passaggi più sensibili nella storia politica della Repubblica islamica.
Il dibattito interno è reso ancora più complesso dalla possibile candidatura di Mojtaba Khamenei, figlio della precedente Guida suprema e da tempo indicato come uno dei principali pretendenti alla successione. La sua nomina, osteggiata dal presidente statunitense Donald Trump secondo il quale «sarebbe inaccettabile», garantirebbe continuità con la linea politica del padre e lascerebbe campo libero ai pasdaran, principali sponsor della sua ascesa.
Il prezzo, secondo molti osservatori, lo pagherebbe la popolazione iraniana, che potrebbe trovarsi di fronte a una repressione ancora più dura mentre il conflitto in corso rischierebbe di intensificarsi ulteriormente. Secondo alcune informazioni circolate nelle ultime ore, Mojtaba Khamenei sarebbe inoltre rimasto gravemente ferito nei raid che hanno colpito la città di Qom alla fine di febbraio e si troverebbe attualmente ricoverato in ospedale. Un altro membro dell’Assemblea, l’ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, ha dichiarato che il candidato prescelto sarebbe stato individuato anche tenendo conto delle indicazioni lasciate dallo stesso Khamenei prima della morte. Secondo il religioso, il nuovo leader dovrebbe essere una figura «odiata dal nemico», aggiungendo che «persino il Grande Satana» avrebbe già fatto il suo nome. Ovvio il riferimento a Mojtaba Khamenei. All’interno del clero non mancano le pressioni per accelerare la decisione. L’ayatollah ha chiesto di rendere pubblico al più presto il nome del «giurista a pieno titolo» selezionato dall’Assemblea. Rahim Tavakol, altro membro dell’organismo religioso, ha assicurato che l’assemblea ha già svolto il proprio compito e che «presto verrà annunciato il successore» di Khamenei. Tuttavia diversi osservatori ritengono che il ritardo possa essere legato anche a questioni procedurali e di sicurezza. Secondo alcuni giuristi iraniani, la Costituzione prevede che almeno due terzi dei membri dell’Assemblea partecipino fisicamente alla deliberazione. In mancanza di questa condizione, qualsiasi decisione rischierebbe di non avere piena validità legale.
Emergono anche divisioni all’interno dell’establishment. Alcune fonti sostengono che il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, si sarebbe opposto alla nomina di Mojtaba Khamenei, preferendo invece la candidatura del fratello Sadeq Larijani, ex capo della magistratura e figura influente dell’apparato religioso e politico iraniano. Per l’esercito israeliano, invece, non è importante chi verrà nominato: «Continueremo a colpire chiunque tenti di assumere o designare la carica di Guida Suprema» ha affermato l’Idf in una nota.
La guerra «sotterranea» dell’acqua
L’escalation militare in Medio Oriente continua ad allargarsi mentre il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti apre nuovi fronti di tensione in tutta la regione. A Teheran la situazione appare sempre più critica dopo una serie di raid che hanno colpito infrastrutture energetiche della capitale provocando incendi di vaste proporzioni. Il corrispondente della Cnn Frederik Pleitgen ha raccontato dalla città uno scenario che ha definito «apocalittico». Gli attacchi israeliani hanno centrato diversi impianti petroliferi causando roghi che, a distanza di oltre 12 ore, continuavano ancora a bruciare. Colonne di fumo nero si sono alzate sopra la capitale mentre la pioggia, mescolata ai residui di petrolio dispersi nell’aria, è ricaduta sulle strade.
Nel frattempo il comando militare Usa per il Medio Oriente ha diffuso un messaggio diretto alla popolazione iraniana invitando i civili a restare nelle proprie abitazioni: «State a casa. Il regime sta consapevolmente mettendo in pericolo le vite dei civili», si legge nell’avviso diffuso dallo Us central command. Nel comunicato si accusa inoltre Teheran di utilizzare quartieri densamente abitati per operazioni militari, compreso il lancio di droni d’attacco e missili balistici. Washington ha tuttavia precisato di non essere coinvolta negli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.
Il segretario statunitense all’Energia, Chris Wright, intervistato dalla Cnn, ha dichiarato che gli Stati Uniti non intendono colpire l’industria petrolifera o del gas della Repubblica islamica. Secondo Wright gli obiettivi dei raid riguarderebbero depositi di carburante utilizzati per rifornire le stazioni di benzina della capitale. Il segretario ha riconosciuto l’impatto degli attacchi sulla qualità dell’aria a Teheran, aggiungendo, tuttavia, che «alcuni giorni di qualità dell’aria peggiore non sono nulla rispetto a ciò che il popolo iraniano ha sofferto sotto il regime». La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, intervistata da Fox News, ha spiegato che la strategia dell’amministrazione guidata da Donald Trump resta concentrata su una campagna di bombardamenti aerei. «Il dispiegamento di truppe a terra non rientra nel piano attuale ma il presidente non ha rimosso l’opzione dal tavolo», ha dichiarato.
Le tensioni si estendono anche al Golfo. Le autorità del Bahrein hanno denunciato un attacco con drone attribuito all’Iran contro un impianto di desalinizzazione nei pressi della capitale Manama. In una nota ufficiale il governo ha riferito che l’azione ha colpito obiettivi civili causando danni materiali alla struttura. L’Autorità elettrica e idrica del Paese ha tuttavia assicurato che l’incidente non ha interrotto la distribuzione dell’acqua potabile. Il tema resta particolarmente delicato perché nei Paesi del Golfo la sopravvivenza delle città dipende in larga parte dagli impianti di desalinizzazione.
Proprio gli Emirati Arabi Uniti sono finiti al centro di nuove polemiche diplomatiche. Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano israeliano Ynet, Abu Dhabi avrebbe valutato la possibilità di colpire un impianto di desalinizzazione in Iran come segnale politico. Negli Emirati cresce però la rabbia per le notizie diffuse dai media israeliani. Secondo quanto riferito da Channel 12, fonti vicine alla leadership emiratina ritengono che rivelazioni pubbliche di questo tipo possano compromettere un delicato equilibrio regionale. Sul piano diplomatico Teheran continua intanto a ribadire la propria determinazione a resistere. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, intervistato dalla Nbc, ha affermato che la cooperazione con la Russia «non è una novità né un segreto» e che l’Iran continuerà a difendere il proprio territorio: «La nostra dignità non è in vendita», ha dichiarato. Resta instabile anche il fronte libanese. Secondo le Forze di difesa israeliane, negli ultimi giorni oltre 200 membri di Hezbollah e di altri gruppi armati sarebbero stati uccisi durante le operazioni militari in Libano. Il ministero della Salute libanese ha riferito che i bombardamenti della scorsa settimana hanno provocato almeno 394 morti, confermando come il conflitto stia assumendo dimensioni sempre più ampie.
Meloni intervistata da Mario Giordano su Rete 4: «Non entreremo in guerra ma rischiamo di essere toccati dalle sue conseguenze su economia e sicurezza interna. Siamo mobilitatissimi contro eventuali minacce terroristiche. Il referendum? Occasione unica».
«L’Italia cerca sempre di dare un aiuto». E Poi: «Giorgia è un’ottima leader ed è una mia amica». Le dichiarazioni che Donald Trump ha rilasciato al Corriere della Sera a sostegno del presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno provocato moltissime proteste da parte dell’opposizione.«L’Italia non è parte del conflitto, non intende essere parte del conflitto. Noi ci stiamo limitando a rafforzare la nostra presenza nei Paesi del Golfo che sono stati attaccati dall’Iran con missili, con droni, ma solo a scopo difensivo». La risposta di Meloni a chi accusa l’esecutivo di essere entrato in guerra arriva su Rete 4 in un’intervista rilasciata a Mario Giordano, nella puntata di ieri di Fuori dal coro. «Una decisione che nasce dal bisogno che noi abbiamo di proteggere le decine di migliaia di italiani che sono presenti nell’area, oltre che i nostri contingenti militari», ha puntualizzato il premier, spiegando che «noi abbiamo circa 2.000 soldati dislocati in quella regione. Dopodiché quelle sono anche nazioni con le quali noi abbiamo sicuramente ottimi rapporti, ma che sono anche vitali per i nostri interessi energetici». E poi ha ribadito: «Però non intendiamo entrare in guerra e non ci entreremo».
Sulle parole del presidente degli Stati Uniti era già intervenuto anche il ministro degli Interni Antonio Tajani. «Quella del presidente Donald Trump al Corriere della sera è una dichiarazione più politica e non credo che ci sia nulla da chiarire». E poi sulle contestazioni arrivate da Pd, Avs e Movimento 5 stelle ha detto: «Le opposizioni fanno la loro parte, mi pare che adesso in questo momento non ci sia nulla da commentare», ha spiegato. «Tutto quello che si sta facendo si è fatto, si farà, è stato detto in Parlamento, quindi, non c’è null’altro per quanto mi riguarda da aggiungere».
Sulla guerra, Meloni da Giordano ha insistito: «La guerra ovviamente non piace a nessuno e nessuno sottovaluta i rischi e le difficoltà che ne seguono, però neanche l’alternativa è rassicurante. Che è la ragione per cui noi ci siamo spesi moltissimo per arrivare a un accordo sul nucleare iraniano, cioè per avere certezza che l’Iran rinuncia all’atomica, che però sono falliti. E quindi adesso, secondo me, la priorità è capire se ci siano i margini per riprendere quei negoziati. E se ci fossero, ovviamente l’Italia intende lavorare su questo, cioè al ritorno della diplomazia».
Sull’Iran, poi, attacca le opposizioni che accusa di fare «propaganda spicciola» e si chiede «se davvero sia questo il momento». Anche perché «noi dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale».
La guerra preoccupa anche per le possibili conseguenze a livello di terrorismo ma Meloni ha rassicurato: «Non ci sono particolari allarmi in questo momento, ma sicuramente noi, a scopo di prevenzione, siamo mobilitatissimi», anche perché, ha spiegato, «il Comitato antiterrorismo e il Comitato nazionale difesa e sicurezza, sono praticamente convocati a oltranza». Guerra, terrorismo e rincaro dei prezzi inevitabile. Questo preoccupa le persone e il premier ha consigliato «prudenza» a chi specula «perché non escludo di aumentare le tasse a quelle aziende che si dovessero rendere responsabili della speculazione e dell’aumento dei prezzi». Sui rincari della benzina ha detto che intende valutare«di attivare le cosiddette accise mobili, un meccanismo che esiste dal 2008 e che noi abbiamo reso più efficace con il nostro provvedimento sui carburanti nel 2023», perché «se i prezzi dovessero aumentare in modo stabile, questo meccanismo consentirebbe di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento per calmierare i prezzi riducendo le accise».
Inevitabile un passaggio sul referendum a poco meno di due settimane dal voto: «Se non partiamo dalla base, non possiamo risolvere i problemi. Sono convinta che la riforma della giustizia interviene anche su materie come immigrazione e sicurezza». Meloni, infatti, ha ricordato che questi due temi viaggiano su tre livelli: le leggi «messe a disposizione» anche dal governo, il lavoro delle forze dell’ordine e la «magistratura che fa rispettare le leggi». «Se uno dei tre livelli non funziona il meccanismo si inceppa e io conosco moltissimi casi nei quali il meccanismo si è inceppato», ha spiegato Meloni, citando le «devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino, dove non c’è stato alcun seguito giudiziario e addirittura i giudici hanno annullato il Daspo fatto agli antagonisti».
Sull’immigrazione ha ricordato «le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell’immigrazione». Infine, un appello per il Sì al referendum del 22 e del 23 marzo: «Non avremo altre occasioni» di riformare la giustizia. «Se vogliamo far camminare questa nazione, dobbiamo avere il coraggio di modernizzarla. Di cambiare quello che non funziona».