L’accademia di Leonardo elicotteri forma piloti pronti al volo in 18 mesi
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Ricavato quasi vent'anni fa negli storici stabilimenti Savoia Marchetti, il centro addestra 10.000 persone l'anno, compresi operatori radar e medici d'equipaggio. forma professionisti civili e militari provenienti da tutto il mondo.
A bordo dei simulatori su un AW169: decolliamo dall'Aeroporto dell'Urbe e atterriamo a Roma in piazza San Pietro.
Il Think-tank di Leonardo elicotteri, serbatoio di idee e laboratorio dove si raccolgono dati per creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto.
Lo speciale contiene tre articoli e un video della prova al simulatore.
«L'elicottero sarà il mezzo più versatile inventato dall'uomo». Tanta lungimiranza fu del pioniere del volo verticale Igor Sikorsky, ma anche noi italiani, grazie a Enrico Forlanini e Corradino D'Ascanio avevamo visto lontano, Leonardo in testa. Non soltanto il Da Vinci, anche quello che oggi rappresenta l'ex Finmeccanica e che ha assorbito AgustaWestland. Nel 2005 l'allora dirigenza pensò di riqualificare gli storici stabilimenti Savoia Marchetti di Sesto Calende (Va) per farne un centro di addestramento all'avanguardia, concentrando le attività formative che prima furono a Cascina Costa, Frosinone e Somma Lombardo. Due anni prima, nel 2003, era nata Rotorsim, joint-venture tra di AgustaWestland e Cae, colosso della simulazione di volo professionale. Il nome del centro oggi è Leonardo Helicopter Training Academy, organizzazione che, da allora, ha formato anche 10.000 persone l'anno. Tra queste non soltanto piloti ma anche tecnici, specialisti, soccorritori e i relativi istruttori provenienti da tutte le nazioni.
Il bilancio di Leonardo sarà presentato il 9 marzo, momento in cui potremo vedere i numeri, ma negli ultimi anni la componente servizi di supporto e addestramento ha rappresentato quasi il 40% dei ricavi della divisione elicotteri. Ogni nuovo modello nasce - già digitale - all'interno di una «famiglia di elicotteri» con i quali condivide logiche e sistemi, ma al tempo stesso viene realizzato contemporaneamente al suo simulatore di volo e spesso insieme a quello di «sistema», progredendo in modo da essere pronti al momento dell'entrata in servizio della nuova macchina volante anche con il personale già addestrabile e i sistemi per poterlo fare. I clienti chiedono quindi di acquisire una o più precise capacità operative (capability), ovvero si affidano al costruttore affinché porti loro la soluzione realizzandola in base a esigenze, tempi, situazioni e costi. Giocoforza questo evidenzia la necessità di saper gestire anche profonde differenze culturali, per questo tra le caratteristiche più ricercare negli istruttori (di volo, dei tecnici o dei docenti di teoria), c'è grande attenzione alla componente umanistica (le cosiddette soft-skill), che consentono di creare quell'empatia positiva con gli allievi.
Alla Leonardo Helicopter Training Academy si possono formare da zero nuovi piloti professionisti in diciotto mesi (arrivando alla licenza di pilota commerciale con abilitazione al volo strumentale), ed anche le altre figure specializzate del lavoro e del soccorso aereo come verricellisti, specialisti dei sistemi, compresi i medici che fanno parte degli equipaggi.
E nel caso delle commesse militari ci sono da addestrare anche gli operatori dei sempre più tecnologici impianti elettronici come radar, sonar, sistemi di comunicazione e sensori elettro-ottici. Tutto questo, dai metodi di addestramento fino alle procedure, è sempre in evoluzione grazie alla raccolta e all'analisi costante di dati e informazioni provenienti dai clienti, ma anche partecipando attivamente all'adeguamento delle normative internazionali presso le autorità aeronautiche. Oggi il settore dell'aviazione sta finalizzando un processo d'innovazione che va dall'applicazione di nuove tecnologie all'adozione di regole più moderne e flessibili riguardo la gestione delle procedure di volo. E stante che da qualche mese sono in vigore nuove norme, Leonardo elicotteri è stata in grado di partecipare anche alla stesura e alla certificazione di procedure di volo per l'atterraggio strumentale in determinati aeroporti per rendere più efficiente lo sfruttamento dello spazio aereo attraverso l'espressione delle prestazioni di ogni modello di elicottero. Che in pratica significa ottimizzare il volo e poter arrivare a destinazione nella massima sicurezza, in meno tempo, senza rallentare altri traffici e magari consumando anche meno carburante. Similmente, raccogliendo ed elaborando i dati degli operatori distribuiti in tutto il mondo sia durante l'utilizzo delle flotte in termini di parametri, rotte di volo e stato di manutenzione, nella struttura di Sesto Calende si elaborano applicazioni di servizio che facilitano i piloti nella pianificazione, si aggiornano continuamente procedure di manutenzione e si predispongono i requisiti dei prossimi modelli. Ciò che rappresenta l'anticamera dell'uso dei big-data asserviti alla progettazione e alla gestione aeronautica, fino alla manutenzione predittiva, ovvero quando è un componente stesso a dire se e quando deve essere sostituito.
La palestra degli angeli: la nostra esperienza al simulatore
Dall'esterno i grandi simulatori di volo sembrano giganteschi ragni bianchi che si muovono goffamente su zampe sottili. Dentro, per molte ore al giorno, ci sono almeno tre persone, istruttore, allievo e operatore al sistema. Ma oggi gli allievi siamo noi e a spiegarci come viene utilizzata questa risorsa sono Roberto Bianchini e Andrea Liotti, entrambi piloti istruttori. «Sono decenni - ci spiegano - che i piloti si addestrano dentro questi impianti, che però oggi sono del tutto fedeli all'elicottero reale. Ciò che è evolve oltre la grafica e come questi vengono utilizzati». Se inizialmente si addestrava il pilota alla condotta del mezzo e poi costui si specializzava nelle diverse operazioni nelle quali era coinvolto, oggi nella realtà virtuale ci si allena a eseguire intere missioni particolari. Si può simulare il lavoro al gancio baricentrico, che serve per trasportare i carichi in luoghi irraggiungibili, le missioni di soccorso in mare, con il simulatore che mostra anche il naufrago o il soccorritore in acqua che agita le braccia, si possono sviluppare le capacità di un pilota a togliersi da condizioni meteorologiche pericolose e anche a effettuare operazioni di polizia (law enforcement), trasporto medico d'urgenza atterrando sulle piazzole elisanitarie degli ospedali, o ancora imparare a volare sul mare aperto per raggiungere piattaforme petrolifere che appaiono come copie esatte di quelle vere, e anche voli di notte con l'ausilio di visori a intensificazione luminosa, tipici delle missioni militari.
Saliamo su questa grande giostra dove le procedure anticovid implicano un briefing aggiuntivo a quello prevolo, con la sanificazione dei comandi, le protezioni sui padiglioni e i microfoni delle cuffie, l'igienizzazione delle mani. Poi prendiamo posto e comprendiamo che decolleremo dall'Aeroporto dell'Urbe per un volo Vip diretti - in modo forse improbabile ma spettacolare - nientemeno che a Roma in piazza San Pietro. Il modello di elicottero è il Leonardo AW169, dal peso impostato di 4 tonnellate circa su un massimo di 4,8, ovvero con ancora 800 chili di carico utile e quindi una certa riserva di potenza disponibile a favore delle prestazioni. Pronti per il decollo, con un occhio allo scenario ma senza perdere di vista i parametri motore, solleviamo la leva del passo collettivo, ovvero quella che varia l'inclinazione delle pale del rotore principale (ampio 12,12 metri) e cercando di mantenere la posizione muovendo il comando del passo ciclico, del tutto simile alla cloche dell'aeroplano, che muove in tutte le direzioni il disco del rotore e ci dà direzione e velocità, cerchiamo di impostare la traiettoria desiderata. Intanto tiriamo su il carrello e acceleriamo fino a oltre 135 nodi, 250 chilometri orari. La pedaliera, su un elicottero questo, che ha comandi elettronici (fly by wire come i moderni jet), si utilizza meno di quanto si facesse in passato su altre macchine volanti.
Roma virtuale, in una giornata di cielo sereno, con soltanto qualche nuvoletta e vento calmo (bontà di chi ha programmato il volo), è tanto dettagliata che i punti di riferimento si trovano senza difficoltà. Al simulatore ci si adatta rapidamente, c'è soltanto un quasi impercettibile ritardo tra le più rapide variazioni dello scenario rispetto al movimento della cabina. Ma se le correzioni sui comandi sono delicate la permanenza in questa giostra non diventa fastidiosa. Il Tevere con le sue curve ci accompagna e il Cupolone si avvicina, la piazza appare in tutta la sua ampiezza, giù il carrello e tra l'ingresso del colonnato e l'obelisco improvvisiamo la piazzola d'atterraggio posandoci nel cuore del Vaticano. Non c'è Sua Santità da recuperare e l'istruttore ci ha aiutati a perfezionare la toccata, ma ciò che più conta è che abbiamo compreso quale eccezionale strumento formativo abbiamo avuto il privilegio di utilizzare. Nell'edificio accanto, coloro che si devono addestrare al trasporto di barelle e ai recuperi in ambienti montani hanno a disposizione sia il simulatore di missione, con tutte le attrezzature da impiegare, sia una parete per l'arrampicata alta una dozzina di metri sulla quale esercitarsi. E nel caso dei militari, anche a sapersi calare dall'elicottero usando la fune che siamo abituati a vedere nei film d'azione.
L'Internet delle cose vola in elicottero
Chiamiamolo Think-tank, serbatoio o incubatore di idee, oppure con il suo nome più esteso di Advanced Analytics Office, ufficio di analisi avanzate. Si tratta del reparto di Leonardo elicotteri nel quale una decina di persone capitanate da Fabio Gatti e Alberto Clocchiatti fanno un lavoro particolare: raccolgono quanti più dati possibile provenienti dalla flotta operativa dei modelli AW139, 169 e 189 relativi a come gli elicotteri vengono utilizzati (parametri e durata dei voli, dell'ambiente, della manutenzione, delle manovre), per poi creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto aumentandone l'efficienza a vantaggio dei clienti e quindi dell'azienda stessa, che così dimostra di essere «digitale e connessa». Lo fanno da tempo i produttori di automobili e di elettronica di consumo, ma farlo sugli elicotteri è un'altra faccenda. Intanto perché senza una connessione via satellite posta su macchine volanti in ogni angolo del pianeta sarebbe impossibile, e poi perché l'implementazione delle capacità di calcolo deve essere costante e rapida. Potremmo definirla una versione aeronautica di ciò che ormai chiamiamo Internet delle cose (Iot), soltanto che questa volta i dati, specialmente quando riguardano elicotteri militari, devono viaggiare al sicuro dai pericoli della rete. Le informazioni e gli algoritmi che le elaborano sono costantemente in evoluzione, il processo che nel gergo tecnico viene chiamato «machine learning» permette di restituire dati utili agli operatori e ai piloti per poter ottimizzare l'uso dell'elicottero.
Quanto in alto arriva? A quel velocità procede, quanto carburante sta consumando? Le risposte, fatte numeri, sono la materia prima che gli specialisti utilizzano per restituire informazioni strategiche per il presente e il futuro del costruttore italiano, per profilare il cliente comprendendo meglio le sue esigenze. Dal punto di vista della manutenzione questo sistema consente di sviluppare la capacità di prevenire una necessità d'intervento tecnico attraverso lo studio del modo in cui una parte si degrada con l'utilizzo, fino a stabilire quando sia il momento migliore per far intervenire il tecnico. Fino a decidere che è conveniente riprogettare il componente in modo diverso.
Dietro al termine inglese «Open innovation» si concretizza in campo aerospaziale il difficile passaggio tra la manutenzione preventiva (si cambia una parte entro un determinato periodo in ogni caso) e quella predittiva (si cambia ora perché è necessario), caratteristica che oggi ancora pochi costruttori al di aeroplani ed elicotteri posseggono, ma che fa la differenza in termini di costi gestionali. La continua mole di dati servirà quindi per definire i requisiti tecnici dei nuovi elicotteri, con l'uomo a tracciarne la forma (e definirne la bellezza), e gli algoritmi a migliorarne l'efficienza.
Ricavato quasi vent'anni fa negli storici stabilimenti Savoia Marchetti, il centro addestra 10.000 persone l'anno, compresi operatori radar e medici d'equipaggio. forma professionisti civili e militari provenienti da tutto il mondo. A bordo dei simulatori su un AW169: decolliamo dall'Aeroporto dell'Urbe e atterriamo a Roma in piazza San Pietro. Il Think-tank di Leonardo elicotteri, serbatoio di idee e laboratorio dove si raccolgono dati per creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto. Lo speciale contiene tre articoli e un video della prova al simulatore.«L'elicottero sarà il mezzo più versatile inventato dall'uomo». Tanta lungimiranza fu del pioniere del volo verticale Igor Sikorsky, ma anche noi italiani, grazie a Enrico Forlanini e Corradino D'Ascanio avevamo visto lontano, Leonardo in testa. Non soltanto il Da Vinci, anche quello che oggi rappresenta l'ex Finmeccanica e che ha assorbito AgustaWestland. Nel 2005 l'allora dirigenza pensò di riqualificare gli storici stabilimenti Savoia Marchetti di Sesto Calende (Va) per farne un centro di addestramento all'avanguardia, concentrando le attività formative che prima furono a Cascina Costa, Frosinone e Somma Lombardo. Due anni prima, nel 2003, era nata Rotorsim, joint-venture tra di AgustaWestland e Cae, colosso della simulazione di volo professionale. Il nome del centro oggi è Leonardo Helicopter Training Academy, organizzazione che, da allora, ha formato anche 10.000 persone l'anno. Tra queste non soltanto piloti ma anche tecnici, specialisti, soccorritori e i relativi istruttori provenienti da tutte le nazioni. Il bilancio di Leonardo sarà presentato il 9 marzo, momento in cui potremo vedere i numeri, ma negli ultimi anni la componente servizi di supporto e addestramento ha rappresentato quasi il 40% dei ricavi della divisione elicotteri. Ogni nuovo modello nasce - già digitale - all'interno di una «famiglia di elicotteri» con i quali condivide logiche e sistemi, ma al tempo stesso viene realizzato contemporaneamente al suo simulatore di volo e spesso insieme a quello di «sistema», progredendo in modo da essere pronti al momento dell'entrata in servizio della nuova macchina volante anche con il personale già addestrabile e i sistemi per poterlo fare. I clienti chiedono quindi di acquisire una o più precise capacità operative (capability), ovvero si affidano al costruttore affinché porti loro la soluzione realizzandola in base a esigenze, tempi, situazioni e costi. Giocoforza questo evidenzia la necessità di saper gestire anche profonde differenze culturali, per questo tra le caratteristiche più ricercare negli istruttori (di volo, dei tecnici o dei docenti di teoria), c'è grande attenzione alla componente umanistica (le cosiddette soft-skill), che consentono di creare quell'empatia positiva con gli allievi. Alla Leonardo Helicopter Training Academy si possono formare da zero nuovi piloti professionisti in diciotto mesi (arrivando alla licenza di pilota commerciale con abilitazione al volo strumentale), ed anche le altre figure specializzate del lavoro e del soccorso aereo come verricellisti, specialisti dei sistemi, compresi i medici che fanno parte degli equipaggi. E nel caso delle commesse militari ci sono da addestrare anche gli operatori dei sempre più tecnologici impianti elettronici come radar, sonar, sistemi di comunicazione e sensori elettro-ottici. Tutto questo, dai metodi di addestramento fino alle procedure, è sempre in evoluzione grazie alla raccolta e all'analisi costante di dati e informazioni provenienti dai clienti, ma anche partecipando attivamente all'adeguamento delle normative internazionali presso le autorità aeronautiche. Oggi il settore dell'aviazione sta finalizzando un processo d'innovazione che va dall'applicazione di nuove tecnologie all'adozione di regole più moderne e flessibili riguardo la gestione delle procedure di volo. E stante che da qualche mese sono in vigore nuove norme, Leonardo elicotteri è stata in grado di partecipare anche alla stesura e alla certificazione di procedure di volo per l'atterraggio strumentale in determinati aeroporti per rendere più efficiente lo sfruttamento dello spazio aereo attraverso l'espressione delle prestazioni di ogni modello di elicottero. Che in pratica significa ottimizzare il volo e poter arrivare a destinazione nella massima sicurezza, in meno tempo, senza rallentare altri traffici e magari consumando anche meno carburante. Similmente, raccogliendo ed elaborando i dati degli operatori distribuiti in tutto il mondo sia durante l'utilizzo delle flotte in termini di parametri, rotte di volo e stato di manutenzione, nella struttura di Sesto Calende si elaborano applicazioni di servizio che facilitano i piloti nella pianificazione, si aggiornano continuamente procedure di manutenzione e si predispongono i requisiti dei prossimi modelli. Ciò che rappresenta l'anticamera dell'uso dei big-data asserviti alla progettazione e alla gestione aeronautica, fino alla manutenzione predittiva, ovvero quando è un componente stesso a dire se e quando deve essere sostituito. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-leonardo-elicotteri-2650595927.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-palestra-degli-angeli-la-nostra-esperienza-al-simulatore" data-post-id="2650595927" data-published-at="1613986511" data-use-pagination="False"> La palestra degli angeli: la nostra esperienza al simulatore Your browser does not support the video tag. Dall'esterno i grandi simulatori di volo sembrano giganteschi ragni bianchi che si muovono goffamente su zampe sottili. Dentro, per molte ore al giorno, ci sono almeno tre persone, istruttore, allievo e operatore al sistema. Ma oggi gli allievi siamo noi e a spiegarci come viene utilizzata questa risorsa sono Roberto Bianchini e Andrea Liotti, entrambi piloti istruttori. «Sono decenni - ci spiegano - che i piloti si addestrano dentro questi impianti, che però oggi sono del tutto fedeli all'elicottero reale. Ciò che è evolve oltre la grafica e come questi vengono utilizzati». Se inizialmente si addestrava il pilota alla condotta del mezzo e poi costui si specializzava nelle diverse operazioni nelle quali era coinvolto, oggi nella realtà virtuale ci si allena a eseguire intere missioni particolari. Si può simulare il lavoro al gancio baricentrico, che serve per trasportare i carichi in luoghi irraggiungibili, le missioni di soccorso in mare, con il simulatore che mostra anche il naufrago o il soccorritore in acqua che agita le braccia, si possono sviluppare le capacità di un pilota a togliersi da condizioni meteorologiche pericolose e anche a effettuare operazioni di polizia (law enforcement), trasporto medico d'urgenza atterrando sulle piazzole elisanitarie degli ospedali, o ancora imparare a volare sul mare aperto per raggiungere piattaforme petrolifere che appaiono come copie esatte di quelle vere, e anche voli di notte con l'ausilio di visori a intensificazione luminosa, tipici delle missioni militari.Saliamo su questa grande giostra dove le procedure anticovid implicano un briefing aggiuntivo a quello prevolo, con la sanificazione dei comandi, le protezioni sui padiglioni e i microfoni delle cuffie, l'igienizzazione delle mani. Poi prendiamo posto e comprendiamo che decolleremo dall'Aeroporto dell'Urbe per un volo Vip diretti - in modo forse improbabile ma spettacolare - nientemeno che a Roma in piazza San Pietro. Il modello di elicottero è il Leonardo AW169, dal peso impostato di 4 tonnellate circa su un massimo di 4,8, ovvero con ancora 800 chili di carico utile e quindi una certa riserva di potenza disponibile a favore delle prestazioni. Pronti per il decollo, con un occhio allo scenario ma senza perdere di vista i parametri motore, solleviamo la leva del passo collettivo, ovvero quella che varia l'inclinazione delle pale del rotore principale (ampio 12,12 metri) e cercando di mantenere la posizione muovendo il comando del passo ciclico, del tutto simile alla cloche dell'aeroplano, che muove in tutte le direzioni il disco del rotore e ci dà direzione e velocità, cerchiamo di impostare la traiettoria desiderata. Intanto tiriamo su il carrello e acceleriamo fino a oltre 135 nodi, 250 chilometri orari. La pedaliera, su un elicottero questo, che ha comandi elettronici (fly by wire come i moderni jet), si utilizza meno di quanto si facesse in passato su altre macchine volanti.Roma virtuale, in una giornata di cielo sereno, con soltanto qualche nuvoletta e vento calmo (bontà di chi ha programmato il volo), è tanto dettagliata che i punti di riferimento si trovano senza difficoltà. Al simulatore ci si adatta rapidamente, c'è soltanto un quasi impercettibile ritardo tra le più rapide variazioni dello scenario rispetto al movimento della cabina. Ma se le correzioni sui comandi sono delicate la permanenza in questa giostra non diventa fastidiosa. Il Tevere con le sue curve ci accompagna e il Cupolone si avvicina, la piazza appare in tutta la sua ampiezza, giù il carrello e tra l'ingresso del colonnato e l'obelisco improvvisiamo la piazzola d'atterraggio posandoci nel cuore del Vaticano. Non c'è Sua Santità da recuperare e l'istruttore ci ha aiutati a perfezionare la toccata, ma ciò che più conta è che abbiamo compreso quale eccezionale strumento formativo abbiamo avuto il privilegio di utilizzare. Nell'edificio accanto, coloro che si devono addestrare al trasporto di barelle e ai recuperi in ambienti montani hanno a disposizione sia il simulatore di missione, con tutte le attrezzature da impiegare, sia una parete per l'arrampicata alta una dozzina di metri sulla quale esercitarsi. E nel caso dei militari, anche a sapersi calare dall'elicottero usando la fune che siamo abituati a vedere nei film d'azione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-leonardo-elicotteri-2650595927.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="l-internet-delle-cose-vola-in-elicottero" data-post-id="2650595927" data-published-at="1613986511" data-use-pagination="False"> L'Internet delle cose vola in elicottero Chiamiamolo Think-tank, serbatoio o incubatore di idee, oppure con il suo nome più esteso di Advanced Analytics Office, ufficio di analisi avanzate. Si tratta del reparto di Leonardo elicotteri nel quale una decina di persone capitanate da Fabio Gatti e Alberto Clocchiatti fanno un lavoro particolare: raccolgono quanti più dati possibile provenienti dalla flotta operativa dei modelli AW139, 169 e 189 relativi a come gli elicotteri vengono utilizzati (parametri e durata dei voli, dell'ambiente, della manutenzione, delle manovre), per poi creare algoritmi tali che permettano di ricavarne utili indicazioni su come migliorare il prodotto aumentandone l'efficienza a vantaggio dei clienti e quindi dell'azienda stessa, che così dimostra di essere «digitale e connessa». Lo fanno da tempo i produttori di automobili e di elettronica di consumo, ma farlo sugli elicotteri è un'altra faccenda. Intanto perché senza una connessione via satellite posta su macchine volanti in ogni angolo del pianeta sarebbe impossibile, e poi perché l'implementazione delle capacità di calcolo deve essere costante e rapida. Potremmo definirla una versione aeronautica di ciò che ormai chiamiamo Internet delle cose (Iot), soltanto che questa volta i dati, specialmente quando riguardano elicotteri militari, devono viaggiare al sicuro dai pericoli della rete. Le informazioni e gli algoritmi che le elaborano sono costantemente in evoluzione, il processo che nel gergo tecnico viene chiamato «machine learning» permette di restituire dati utili agli operatori e ai piloti per poter ottimizzare l'uso dell'elicottero.Quanto in alto arriva? A quel velocità procede, quanto carburante sta consumando? Le risposte, fatte numeri, sono la materia prima che gli specialisti utilizzano per restituire informazioni strategiche per il presente e il futuro del costruttore italiano, per profilare il cliente comprendendo meglio le sue esigenze. Dal punto di vista della manutenzione questo sistema consente di sviluppare la capacità di prevenire una necessità d'intervento tecnico attraverso lo studio del modo in cui una parte si degrada con l'utilizzo, fino a stabilire quando sia il momento migliore per far intervenire il tecnico. Fino a decidere che è conveniente riprogettare il componente in modo diverso.Dietro al termine inglese «Open innovation» si concretizza in campo aerospaziale il difficile passaggio tra la manutenzione preventiva (si cambia una parte entro un determinato periodo in ogni caso) e quella predittiva (si cambia ora perché è necessario), caratteristica che oggi ancora pochi costruttori al di aeroplani ed elicotteri posseggono, ma che fa la differenza in termini di costi gestionali. La continua mole di dati servirà quindi per definire i requisiti tecnici dei nuovi elicotteri, con l'uomo a tracciarne la forma (e definirne la bellezza), e gli algoritmi a migliorarne l'efficienza.
Impianti rinnovati, nuovi indirizzi esclusivi e la ski-area aperta anche durante le Olimpiadi: ecco la regina delle Dolomiti.
Il conto alla rovescia è ufficialmente scattato. Mancano pochi giorni all’apertura del 6 febbraio delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 e la regina delle Dolomiti è pronta a entrare nel vivo del suo inverno più atteso. Con lo charme e la sicurezza di chi è abituata a stare sotto i riflettori, Cortina è pronta ad aprire le danze.
Tra Corso Italia e le cime del Cristallo, delle Tofane, del Faloria e delle Dolomiti tutte che l’abbracciano, circola già un’energia diversa: l’aria è elettrica, (ancora) più frizzante del solito. Non si vede, ma si respira al volo e si sente a pelle che qualcosa di unico e memorabile sta per succedere. Allo stesso tempo, però, l’atmosfera ampezzana - a tocchi alpina e a tocchi glamour - non è evaporata nel nulla, resta più intensa che mai.
Novità e tradizione sembrano trovarsi a metà strada, in un equilibrio affascinante, in un irresistibile gioco di contrasti, che attira e coinvolge atleti, curiosi, vacanzieri sportivi e mondani. Durante i Giochi Cortina punta a strizzare gli occhi a tutti quanti, senza escludere nessuno e senza risparmiarsi; e punta ad attirare sguardi e attenzioni, alzando il sipario su una sfilata di debutti e conferme.
In quota la stagione è partita sotto le migliori stelle, tra il tutto esaurito dell’Immacolata e la super affluenza del periodo di Natale. E adesso, con il favore delle temperature - si spera - più basse, intende proseguire sempre meglio.
Con il via delle Olimpiadi, la ski-area non si fermerà: tutte le aree non direttamente coinvolte dalle competizioni continueranno ad accogliere sciatori e appassionati, dalle iconiche 5 Torri al Lagazuoi, passando per Col Gallina, Faloria e Cristallo, San Vito di Cadore, Auronzo e Misurina, Skyline e Olympia-Pocol. Tra discese e risalite, sicurezza, accessibilità e sostenibilità diventeranno centrali, complici l’introduzione dell’obbligo di casco per tutti, formule e tariffe di skipass ad hoc, potenziamento dei trasporti e rinnovamento degli impianti. A partire dalla nuova cabinovia Lacedel Socrepes - 53 cabine da dieci posti, una portata di 3mila persone all’ora e un comfort pensato per ridurre l’attesa e aumentare il piacere della giornata sulla neve - per arrivare al potenziamento della rete elettrica alle Tofane, ora tra le più avanzate al mondo. Ma Cortina, si sa, non vive di solo sci. L’inverno olimpico accende le luci anche su intrattenimento e dolce vita. In Faloria debutta il Super G Faloria Mountain Club, dove musica, performance live e cucina d’autore incontrano e rivoluzionano l’après-ski su una terrazza affacciata sulle Dolomiti (www.lovesuperg.com/cortina).
«Al Super G il classico aprés-ski, ormai superato, diventa un’esperienza completa, unica, inclusiva, adatta a giovanissimi e a famiglie, a chi vuole una birra o un spritz, a chi cerca un club esclusivo e a chi, soprattutto, dopo due o cinque ore di sci sogna di godersi la vita e il panorama in quota» afferma soddisfatto Andrea Baccuini, anima e mente del format, già presente a Courmayeur, Cervinia e Madonna di Campiglio. Alle Tofane la risposta arriva dallo Chalet Franz Kraler, che ha appena inaugurato a braccetto con il Club Moritzino uno spazio su tre livelli, impreziosito da una scenografica cantina sospesa in vetro e acciaio. Anche in paese fioccano le novità. Fresco di re-apertura, l’hotel Ancora Cortina (www.ancoracortina.com). Cinque stelle lusso, 38 camere, ristorante di livello, SPA di 200 mq, posizione insuperabile (Corso Italia 62), interior design curato dallo studio Charles & Co, guidato da Vicky Charles, già design director di Soho House, e firmato da Renzo Rosso. L’imprenditore, nel rilanciare lo storico indirizzo, partiva dalla visione tanto semplice quanto illuminata di «creare un luogo che sorprendesse al primo sguardo, ma che facesse anche sentire a casa». Obiettivo raggiunto, bersaglio centrato.
A due passi, un’altra novità: The Roof Cortina. Si trova all’ultimo piano de La Cooperativa e, dalla colazione al dopocena, invita ad assaggiare piatti e calici di qualità con vista privilegiata sulle Dolomiti (www.theroofcortina.com). Da poche settimane, poi, è approdato all’interno del The First Cortina il rinomato ristorante fusion Zuma, che in tavola serve un’inedita combinazione: la freschezza del minimalismo giapponese abbinata al calore della tradizione alpina. Info: skipasscortina.com; noleggio attrezzatura da sci: www.jgorskiandmore.com.
Si dà troppo credito ai disegni realizzati dai più piccoli, che crescono in un mondo pieno di pornografia di cui sono vittime. Le famiglie devono essere sostenute e i loro membri invitati a colloqui per capire cosa accade in casa e così aiutare i bambini.
Il sistema italiano di tutela minorile presenta criticità strutturali rilevanti, soprattutto nella gestione dei sospetti di abuso o maltrattamento, fondate su indicatori deboli, isolati o interpretazioni soggettive di comportamenti infantili, come la produzione grafica. In numerosi casi documentati, l’intervento dei servizi sociali e dell’autorità giudiziaria minorile si è tradotto in misure drastiche e irreversibili, quali l’allontanamento immediato del minore dal nucleo familiare, con conseguenze traumatiche gravi e durature, successivamente riconosciute come ingiustificate.
L’interpretazione dei disegni infantili rappresenta uno degli ambiti più problematici. La letteratura scientifica in ambito psicologico e neuroevolutivo concorda nel ritenere che un unico disegno del bambino non possa essere considerato un indicatore probatorio isolato di abuso sessuale o maltrattamento. I contenuti grafici infantili sono il risultato di un complesso processo di interiorizzazione di stimoli ambientali, culturali e mediatici. I bambini crescono immersi in un flusso continuo di immagini provenienti da televisione, cinema, pubblicità e dispositivi digitali; tali immagini, spesso a contenuto sessualizzato, possono essere assorbite inconsciamente e rielaborate in forme espressive prive di consapevolezza semantica.
In una società che produce e distribuisce materiale pornografico su scala industriale, senza efficaci meccanismi di filtro o censura, l’esposizione accidentale dei minori a contenuti espliciti è un evento statisticamente plausibile. Il bambino entra nella stanza dove il nonno o il fratello maggiore sta guardando un porno in una società che produce i porno e non ne permette la censura. Il porno è in questo momento la maggio industria di intrattenimento mondiale. Vede una scena appunto pornografica e ne resta sconvolto. Il guardatore di porno se ne accorge e gli raccomanda di non dire niente. Il giorno dopo a scuola il ragazzino fa un disegno che rappresentala scena che ha visto, e che lo ha sconvolto, la maestra è scandalizzata.
A quel punto lui si ricorda che gli è stato raccomandato di non dire niente e dice: «Oh, no, non dovevo dire niente». In un Paese normale si convocano la madre e il padre e si cerca di capire cosa è successo. In Italia il bambino potrebbe non tornare a casa, essere consegnato ai carabinieri e poi in una casa famiglia. L’osservazione occasionale di una scena pornografica può generare turbamento emotivo e lasciare tracce mnestiche che emergono successivamente sotto forma di rappresentazioni grafiche. Tali rappresentazioni, se considerate isolatamente e fuori contesto, non consentono alcuna inferenza attendibile circa l’esistenza di abusi reali.
Le linee guida internazionali in psicologia forense stabiliscono che i disegni infantili acquisiscono eventuale valore clinico solo se inseriti in una valutazione longitudinale, basata su ripetitività tematica, persistenza nel tempo, coerenza con altri indicatori comportamentali e osservazioni condotte in ambienti emotivamente stabili e non coercitivi. L’uso di un singolo disegno come trigger per l’attivazione di procedure invasive costituisce una violazione dei principi di proporzionalità, prudenza e minimizzazione del danno. Ciononostante, la prassi operativa in diversi casi italiani ha seguito una logica opposta.
Episodi come quelli avvenuti a Basiglio (2008-2011), Ceccano (2020) e altri casi analoghi dimostrano come il sospetto iniziale, spesso basato su segnalazioni scolastiche non verificate, abbia condotto all’applicazione dell’art. 403 del codice civile con allontanamenti immediati e coatti. In tali circostanze, forze dell’ordine e assistenti sociali sono intervenuti nelle abitazioni familiari senza un adeguato accertamento preliminare, determinando la separazione traumatica dei minori dai genitori. Le successive assoluzioni con formula piena dei genitori coinvolti attestano l’infondatezza delle accuse iniziali, ma non riparano i danni psicologici subiti dai bambini.
L’allontanamento forzato costituisce un trauma acuto: la letteratura neuroscientifica evidenzia come la separazione improvvisa dalle figure di attaccamento possa provocare congelamento emotivo, disregolazione affettiva e alterazioni persistenti dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Tali esiti aumentano il rischio di psicopatologie, disturbi psicosomatici e, secondo alcuni studi, anche di patologie degenerative nel lungo periodo. Il caso di Angela, avvenuto nel 1995, rappresenta uno degli esempi più emblematici. Un disegno interpretato soggettivamente come simbolo sessuale, senza alcuna verifica interdisciplinare, ha innescato una procedura di sottrazione immediata della minore dal contesto familiare.
Gli interrogatori prolungati e suggestivi condotti in stato di forte stress emotivo hanno favorito la costruzione di false memorie, fenomeno ampiamente documentato in psicologia cognitiva. La condanna in primo grado del padre, seguita dall’assoluzione in appello, non ha impedito l’adozione definitiva della bambina da parte di un’altra famiglia, rendendo irreversibile la frattura affettiva originaria. Dal punto di vista logico-giuridico, l’operato delle istituzioni appare incoerente. In presenza del sospetto che l’autore dell’abuso sia uno dei genitori, la misura meno invasiva e più razionale sarebbe l’allontanamento cautelare del presunto responsabile, mediante divieto di avvicinamento, lasciando il minore nel proprio ambiente di vita. Questa soluzione ridurrebbe drasticamente il trauma, eviterebbe l’inquinamento mnestico e non comporterebbe costi economici per l’erario, a differenza dell’inserimento in comunità o famiglie affidatarie retribuite.
La scelta sistematica della rimozione del minore sembra invece fondata su presupposti ideologici: la presunzione implicita di colpevolezza del padre, la presunta collusione o inadeguatezza della famiglia e la sfiducia nella sua capacità di gestire la situazione. Quando ci sono prove certe di abusi gravi, il bambino deve essere allontanato: per inciso in questi casi i bambini vedono l’allontanamento come una liberazione. I bambini non sono scemi. Quando il bambino piange e urla che vuole andare dalla mamma, che vuole che mamma vada a prenderlo, è il caso di starlo a sentire. Ove si sospetti che il bambino sia abusato da, per esempio il padre, il bambino resta dove è e fino a quando le indagini non sono completate, e con grandissima discrezione, con una qualche scusa lavorativa, si allontana il padre con divieto di avvicinamento. Non ci sono traumi. Se è un errore, come spesso è, i bambini non subiscono traumi. Non costa un centesimo all’erario.
Vedo l’orrore davanti a questa proposta sulla faccia di assistenti sociali e psicologhe. Ma lasciando il bambino dove è lo si espone a inquinamento del ricordo: sicuramente la mamma o altri si precipiteranno a dirgli che no, non è vero, ha capito male, e così via. Questo timore si basa su due pregiudizi : il padre è sicuramente colpevole, la famiglia è sicuramente collusa, e se anche non fosse collusa, è incapace di affrontare la situazione e farà pasticci. Nella realtà, la famiglia nella maggioranza dei casi vuole bene al bambino, è perfettamente in grado di capire se riceve spiegazioni chiare e logiche su come si deve comportare. La famiglia deve essere sostenuta, tutti i suoi membri devono essere inseriti in un programma serrato di colloqui, sia per appurare la verità, sia per indicare come sostenere il bambino. Anche nel caso che qualcuno cerchi di influenzare il bambino, di «tappargli la bocca» con promesse o minacce, è molto più facile arrivare alla verità senza allontanare il bambino.
Paradossalmente, è proprio l’allontanamento forzato a creare le condizioni per la contaminazione del ricordo e la suggestione, poiché il bambino, isolato e terrorizzato, diventa estremamente vulnerabile a pressioni e narrazioni indotte. È pertanto necessario un intervento normativo urgente che introduca responsabilità civili e penali effettive per assistenti sociali e magistrati in caso di decisioni manifestamente infondate o negligenti. Deve essere garantita in ogni fase la presenza dell’avvocato della famiglia e devono essere rigidamente applicate le regole del colloquio forense con minori, che escludono interrogatori coercitivi, ripetitivi e suggestivi. La tutela del minore non può coincidere con la distruzione preventiva della sua famiglia. Uno Stato che si proclama garante dei diritti dell’infanzia non può continuare a finanziare e legittimare pratiche che producono traumi irreversibili su basi probatorie fragili e interpretazioni soggettive. La protezione autentica passa attraverso prudenza, competenza scientifica, proporzionalità dell’intervento e rispetto rigoroso del principio di non nuocere.
A ventuno anni dal debutto di The Office, Greg Daniels firma uno spin-off che ne riprende stile e struttura, spostando l’azione in un quotidiano del Midwest. Con Sabrina Impacciatore protagonista, The Paper racconta con ironia amara la professione giornalistica e le sue contraddizioni. Lo show, che per l'Italia debutta il 26 gennaio nella prima serata di Sky, eredita lo spirito dell’originale adattandolo a un nuovo contesto narrativo.
Ventuno anni fa, la prima puntata. Senza il traino dei social, di un Internet che, spesso, rende immenso anche quel che non meriterebbe di essere tale.
The Office, scritta, fra gli altri, dal sempiterno Ricky Gervais, ha debuttato nel 2005, senza poter contare su altro all'infuori di sé. E tanto è bastato. La serie televisiva, andata avanti per nove stagioni, ciascuna iconica quanto la precedente, ha saputo utilizzare il microcosmo di un ufficetto di periferia per raccontare magistralmente le storture di ogni ambiente professionale: la tracotanza di un capo incompetente, convinto, però, di essere geniale e brillante, le antipatie fra colleghi costretti a condividere la scrivania, l'ingerenza via via crescente di dinamiche parapolitiche, l'insoddisfazione, gli espedienti, i tentativi di cambiare rotta. Poi, nel 2013, dopo aver lanciato Steve Carell, l'incompetente senza cognizione di causa, è finita. E, ventuno anni dopo, s'è pensato di farla rivivere
The Paper non nasce come revival, ma come spin-off: una serie a sé stante, che con The Office condivida, però, lo spirito e lo stile. E, soprattutto, la troupe creativa. Lo show, che per l'Italia debutta il 26 gennaio, nella prima serata di Sky, è stato ideato da Greg Daniels, lo stesso che a suo tempo si è occupato di The Office. A cambiare, dunque, è stata solo la trama, non l'impianto, non l'intenzione.Il Midwest ha soppiantato l'ambientazione originale, la redazione di un quotidiano locale, il Toledo Truth Teller, ha preso il posto della Dunder Mifflin Paper Company. Steve Carell è sparito, dov'era lui è comparsa Sabrina Impacciatore, nuova diva delle produzioni a stelle e strisce. L'attrice, la cui performance in The White Lotus ha mandato in visibilio la critica statunitense, è stata scelta come protagonista. Una caporedattrice psicotica, con tendenze manipolatorie e ambizioni più grandi di quelle che il suo talento potrebbe e dovrebbe sostenere. Esmeralda Grand ha sempre fatto il buono e il cattivo tempo, nella redazione del Toledo Truth Teller. Ma l'arrivo di un nuovo collega, suo parigrado, l'ha costretta ai margini. Qualcun altro avrebbe scelto al suo posto, qualcun altro avrebbe gestito il potere. Il tutto, all'interno di un giornale morente, simbolo di una professione agonizzante.
The Paper, connessa all'originale attraverso la presenza di alcuni personaggi storici, è la cronaca quotidiana di un mestiere in via d'estinzione, perpetrato da gente senza più speranze né risorse: giornalisti per ideologia, lontani anni luce dalla realtà che vorrebbero raccontare. Da guardare come The Office, ridendo della risata amara di chi non può che riconoscere e condividere quel che lo schermo mostra.
Dall’inventario della fu Veneto Banca spuntano quadri del Tiziano e opere di Murano.
Il Tribunale civile di Bari ha emesso una delle decisioni più pesanti nella partita post-crac della Banca Popolare di Bari (oggi BdM Banca): l’istituto è stato condannato al risarcimento per circa 122 milioni di euro ritenendo colpevoli Marco Jacobini (all’epoca presidente), il figlio Gianluca Jacobini (ex vicedirettore generale), altri ex amministratori e sindaci e la società di revisione Pwc.
Secondo le ricostruzioni riportate dalle principali testate locali e nazionali, la posizione dei due Jacobini è centrale anche sul piano quantitativo: potranno essere chiamati a rispondere fino a 109 milioni, mentre tra i condannati figura anche l’ex amministratore delegato Giorgio Papa.
Il fulcro della responsabilità economica individuata dal collegio ruota attorno all’operazione legata al Gruppo Maiora, esposto verso l’istituto per circa 160 milioni. Per i giudici, la gestione di quel dossier sarebbe riconducibile in via esclusiva ai Jacobini e a Papa, senza un’effettiva azione di contenimento da parte del nuovo consiglio di amministrazione nominato dopo l’ispezione del 2018, definita dalla sentenza come una «debole iniziativa».
La decisione fotografa un rapporto con la controparte imprenditoriale giudicato «duraturo» e soprattutto opaco sul piano informativo: le cronache riferiscono di «distorsioni informative»
e «occultamento dei dati» ai consiglieri non esecutivi, in un contesto di prassi operative considerate patologiche nella gestione del credito, con un ruolo chiave del Comitato credit coordinato da Gianluca Jacobini e la presenza del padre Marco, con il consenso dell’amministratore delegato.
Più in generale, il Tribunale collega la rovinosa fotografia patrimoniale emersa con l’amministrazione straordinaria del 2019 a prassi imprudenti nella concessione di fidi e a tecniche contabili finalizzate a rappresentare come meno rischiose esposizioni che, nei fatti, lo erano molto di più.
La sentenza, sul piano civile, alza anche l’asticella della responsabilità anche lungo la catena dei controlli, includendo sindaci e revisori. È un passaggio che pesa non solo per l’ammontare riconosciuto molto elevato, ma perché cristallizza in sede giudiziaria un impianto accusatorio preciso costituito da scelte creditizie concentrate, governance debole e informazione interna distorta.
Nel dettaglio, la ripartizione massima indicata nelle cronache vede condannati al risarcimento Marco e Gianluca Jacobini fino a 109 milioni; Giorgio Papa fino a 42 milioni; un gruppo di ex consiglieri a fino a 24 milioni complessivi; Vincenzo De Bustis fino a 3,4 milioni (per una specifica operazione) e il collegio sindacale fino a 4,5 e 3 milioni (a seconda delle posizioni). C’è poi il ruolo del colosso PwC, condannato al pagamento per circa 2,5–2,7 milioni.
«La recentissima sentenza del tribunale civile di Bari di condanna al risarcimento dei danni di quasi tutto il cda della ex Popolare di Bari nel 2015/2018, conferma ancora una volta il diritto dei 70.000 soci a essere anch’essi ristorati», fa sapere una nota congiunta delle associazioni AssoAzionistiBPB e Comitato indipendente azionisti Bpb. «Quest’oggi (ieri, ndr)», prosegue il comunicato, «ancor più forte è la necessità di risarcire anche gli incolpevoli 70.000 soci della Popolare che hanno visto azzerati il i loro investimenti. Un onere questo che deve caricarsi la banca o lo Stato, proprietario della banca».
Intanto, sempre in tema di dissesti bancari, arriva una notizia sul tema della liquidazione in corso di Veneto Banca. Tra le poche opere d’arte in arrivo dalla banca finita a gambe all’aria nel 2017 e acquisita per un euro da Intesa Sanpaolo, c’è un quadro che potrebbe essere della scuola di Tiziano Vecelio, il pittore del Cinquecento massimo esponente della scuola veneziana. L’asta sul dipinto è stata bloccata dalla Sovrintendenza e si attende l’attribuzione definitiva «che potrebbe fare schizzare in alto il valore» hanno spiegato in settimana, in audizione in Senato, due dei tre commissari liquidatori della Banca. Nel patrimonio della liquidazione ci sono anche dipinti, stampe, vetri antichi e lampadari di Murano.