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2018-06-14
Soldi, armi e Libia dietro gli attacchi di Macron
ANSA
Ma davvero è pensabile che il livello dello scontro diplomatico tra Francia e Italia sia da attribuire solo alla pur drammatica vicenda della Aquarius? Vicenda nella quale, è giusto ricordarlo, Parigi non c'entra nulla, né è stata in alcun modo coinvolta dal nostro governo né dai partiti che lo sostengono fino alle incredibili dichiarazioni dell'altro ieri?
Emmanuel Macron è stato peraltro il primo presidente in assoluto a congratularsi con Giuseppe Conte durante il primo, effimero incarico del professore pugliese, culminato nello stop a Paolo Savona: «Il presidente vuole tendere la mano al nuovo esecutivo. Vogliamo stabilire rapidamente il contatto con il nuovo presidente del Consiglio già nei prossimi giorni, non appena sarà ufficializzato il governo. Stiamo già lavorando su punti che sono importanti per l'Italia come la riforma eurozona e il controllo dei flussi migratori», cinguettava l'Eliseo il 25 maggio scorso. Parole che suonarono poi quasi ridicole, visto che 48 ore dopo il presidente incaricato diventava Carlo Cottarelli. Perché dunque Parigi passa, in meno di 15 giorni, da una dichiarazione preventiva di simpatia perfino eccessiva a una situazione diplomaticamente imbarazzante che inguaia l'opposizione al governo M5s-Lega, la quale mettendosi contro l'esecutivo rischia di stare con chi denigra un'intera nazione?
Le ragioni sono diverse, e rispetto ad esse la nave carica di immigrati è poco più di un pretesto. Certo, l'imbarcazione già in forza alla Guardia marina tedesca appartiene pur sempre a Medecins sans Frontiers, l'organizzazione fondata da Bernard Kouchner, teorico dell'ingerenza umanitaria e uomo fortissimo della politica parigina (fu sottosegretario di Stato, ministro della Sanità e degli Esteri saltando da François Mitterrand a Nicholas Sarkozy, e venne spedito all'Onu da Jacques Chirac): toccare Msf vuol dire pestare i calli al governo francese. Ma non basta a giustificare il delirio di queste ore, tanto più che nel 2017 ancora Macron aveva accusato l'allora premier Paolo Gentiloni di lassismo eccessivo sulla questione migranti.
Nel breve periodo, il dato più esplosivo è la svolta italiana maturata al G7. «Paolo Gentiloni era rimasto spiazzato dall'asse sorto improvvisamente tra Macron e Trump nel luglio scorso. Ora è Conte a sorprendere Macron aprendo a Trump, che ha mostrato di gradire», spiega Germano Dottori, docente di Studi strategici alla Luiss e consigliere scientifico di Limes. «La nuova sintonia emersa in Canada tra Italia ed Usa potrebbe ridurre l'influenza francese nel nostro Paese e forse anche nel Mediterraneo. La reazione macroniana riflette quindi un'insoddisfazione geopolitica, più che un dissenso ideologico». Ieri peraltro Conte ha ricevuto l'ambasciatore americano: difficile pensare che non si sia affrontato il tema dei rapporti con Parigi.
Macron ha anzitutto un motivo epidermico di fastidio nei confronti di questo governo: considerava i grillini malleabili (i recenti report dell'Institut Montaigne, think tank ora d'area En Marche, davano per probabile un'alleanza con il Pd ancora in aprile di quest'anno), era pronto a inglobarli all'Europarlamento nel nuovo gruppone - decisivo per accedere ai relativi fondi - ed era convinto di avere un riferimento tanto «comodo» per Parigi quanto i vari Letta e Gentiloni, considerati particolarmente in sintonia con gli interessi francesi. L'alleanza con la Lega ha decisamente scombinato i piani, e l'asse Conte-Trump ha fatto il resto, gettando una lunga ombra sulle chiacchiere a proposito della fratellanza europea.
Dove questo cambio di rotta può produrre i maggiori dolori per la Francia? Economicamente, la partita più grande è la difesa comune europea. Sotto la retorica della «sovranità europea» che infesta i discorsi di Macron c'è un progetto piuttosto preciso di ampliamento del giro di commesse militari sotto l'ombrello comunitario, con l'ok della Germania: per motivi che non è il caso di spiegare, Berlino ha qualche problemino a impostare la sua strategia di sviluppo europeo sulle commesse militari. Non è un mistero che l'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti fosse sostenitrice del progetto. Anche rispetto a questo tema, è prevedibile che il governo gialloblù imprima una certa sterzata. Se il piano fosse stato quello di usare Fincantieri (a discapito di Leonardo) come cavallo di Troia per portare a Parigi commesse in cui la parte più prelibata fosse la componentistica elettronica di marca transalpina (Naval group), qualcosa rischierebbe seriamente di andare storto. E costerebbe svariati miliardi ai francesi, abituati ad avere a Roma interlocutori che hanno rischiato di regalare migliaia di chilometri quadri di mare ai cugini.
Un secondo ambito è la Libia. Il disastro compiuto da Parigi (e dalla vecchia amministrazione Usa) a Tripoli e dintorni non ha prodotto solo la tragedia umanitaria (ieri peraltro la Marina libica ha ringraziato l'Italia per essersi «svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo»), ma anche un problema per i nostri affari nel paese di Gheddafi. I buoni rapporti tra l'Eni e la Lega da questo punto di vista sono un altro fronte di potenziale attrito con Parigi, che ha in Total un potente fattore della sua politica estera, in buona parte concorrenziale alla nostra, soprattutto nell'area mediterranea e negli Stati nordafricani (appunto Libia e Tunisia su tutti).
Poi c'è la partita economico finanziaria, dove Parigi e Roma sono strettamente intrecciate. Fin troppo facile citare Vivendi, destinata comunque ad avere un ruolo di primo piano nel risiko delle Tlc (guarda caso, in guerra con il fondo americano Elliott) e non solo. Lo scenario che si aprirà su Generali - che è pur sempre guidata da un francese - vede Parigi in un ruolo non certo riducibile a quello dello spettatore interessato, e di recente le voci su una possibile fusione tra Unicredit (altro colosso con ad francese) e Socgen hanno riacceso il nodo degli equilibri Roma-Parigi in campo finanziario, soprattutto in rapporto a Berlino.
Da questo punto di vista, c'è chi guarda alla Francia anche come possibile partner di un colosso in sofferenza, e cioè Mps. Anche qui, però, chi immaginasse nozze francesi rischia di rimanere molto deluso. La rissa con Macron si spegnerà, ma i motivi che l'hanno scatenata no. Per En Marche, Matteo Salvini è un problema enorme: ha portato Di Maio e soci al fianco di Trump e lontanissimi dal Pd, e questo non potrà mai perdonarglielo.
Martino Cervo
Macron rifiuta di scusarsi. Conte non è un Gentiloni e annulla il viaggio di Stato
Una giornata ad altissima tensione tra Roma e Parigi, quella di ieri, dopo gli insulti piovuti dalla Francia 48 ore fa sul nostro governo per la gestione del caso Aquarius, definita «vomitevole e immonda» da Gabriel Attal, portavoce de La Republique En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron, che nelle stesse ore accusava l'Italia di «cinismo e irresponsabilità». La visita di domani a Parigi del premier Giuseppe Conte è quasi definitivamente annullata.
Sono le 8.54 di ieri quando la Farnesina annuncia che «a seguito delle dichiarazioni rilasciate ieri a Parigi sulla vicenda Aquarius, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato l'ambasciatore di Francia in Italia». Alla Farnesina, però, l'ambasciatore francese, Christian Masset, non si presenta perché «fuori sede» (è a Milano). Al suo posto, a incontrare Moavero Milanesi, va la numero due della diplomazia francese in Italia, l'incaricata d'affari, Claire Anne Raulin. Uno sgarbo vero e proprio. Moavero comunica alla Raulin che il governo italiano «considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese nella giornata di ieri a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero», recita una nota del ministero degli Esteri, «ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia. Ora va sanata la situazione». Traduzione: vogliamo le scuse ufficiali.
Alle 11 il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è in Senato per l'informativa sul caso Aquarius. Salvini attacca a testa bassa l'Eliseo: «Non abbiamo niente da imparare», dice il vicepremier, «in termini di accoglienza, generosità e solidarietà da nessuno. Il problema non è il derby Italia-Francia, il problema è che la nostra storia non merita di essere apostrofata con certi termini e spero il governo francese dia le scuse ufficiali nel più breve tempo possibile». L'ipotesi che Conte annulli il viaggio a Parigi si fa sempre più concreta. «Conte», dichiara Salvini, «è totalmente legittimato a non andare in Francia, lo sosterremo. Di fronte a un atteggiamento così infondato e volgare di un paese amico ci sono ragioni molto fondate per prendere questa decisione. Conte rappresenta un popolo, non solo un governo. Io sostengo le scelte del presidente Conte, che farà in piena autonomia».
Mezzogiorno di fuoco, e il primo pomeriggio non è da meno. Poco prima delle 14, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, comunica ufficialmente l'annullamento del viaggio a Parigi, previsto per ieri, e l'incontro con l'omologo francese Bruno Le Maire, con il quale ha un colloquio telefonico. Alle 17, l'Eliseo fa sapere che «al momento la Francia non ha ricevuto alcuna informazione da parte della presidenza del Consiglio italiana su una richiesta di scuse o su un possibile annullamento della visita di Giuseppe Conte».
Alle 17.50, il presidente francese Emmanuel Macron, parlando del caso Aquarius, rincara la dose e attacca, senza nominarlo, Salvini: «Chi cerca», dice Macron, «la provocazione? Chi è che dice: io sono più forte dei democratici e una nave che vedo arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia? Non dimentichiamo chi ci sta parlando e chi si rivolge a noi. Non lo dimentichiamo», sibila Macron, riferendosi a Marine Le Pen, «perché anche noi abbiamo a che fare con gli stessi. Non bisogna cedere alle emozioni, che qualcuno manipola».
Altro che scuse: il presidente francese affonda i colpi, mentre dalla Libia arriva pieno sostegno a Salvini: «Grazie a Dio», dice all'Ansa il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, «l'Italia si è finalmente risvegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo e siamo molto contenti di questa decisione. L'Italia ha subito le malefatte dell'immigrazione clandestina, tutti i suoi misfatti, compreso evidentemente l'arrivo di terroristi».
Palazzo Chigi affida all'Adnkronos una dichiarazione di Giuseppe Conte: «Nessun dubbio: senza un chiarimento e le scuse di Macron all'Italia», dice il premier, «io resto a Roma. Non ho il minimo tentennamento, chi sbaglia, chiunque esso sia, deve chiedere scusa, prima che a me all'Italia». In serata, Conte, subito dopo aver incontrato l'Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Lewis Eisenberg, fa sapere di essere «orientato a rinviare» il viaggio a Parigi, in quanto «non ci sono le condizioni». La crisi diplomatica tra Italia e Francia ha una caratteristica che è molto importante sottolineare: le prese di posizione durissime che sono arrivate ieri dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e da quello degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Due pezzi da 90 del governo guidato da Giuseppe Conte ma anche le punte di diamante di quella pattuglia di ministri tecnici che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fortemente voluto facessero parte dell'esecutivo Lega-M5s, per temperarne le politiche più radicali su alcuni temi, a partire proprio dai rapporti con l'Unione europea.
Carlo Tarallo
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Il caso della Aquarius è solo una foglia di fico: le bordate dei francesi nascono dal cambio di rotta geopolitico del nostro esecutivo. Che li danneggia sui terreni della difesa comune Ue, degli interessi petroliferi e del risiko bancario. Con lo zampino di Donald Trump...Il premier Giuseppe Conte chiedeva un segnale dopo gli insulti, ma l'Eliseo: «Non diamo ragione a chi provoca». Il professore cancella il vertice di domani e anche il ministro Giovanni Tria fa saltare il suo.Lo speciale contiene due articoliMa davvero è pensabile che il livello dello scontro diplomatico tra Francia e Italia sia da attribuire solo alla pur drammatica vicenda della Aquarius? Vicenda nella quale, è giusto ricordarlo, Parigi non c'entra nulla, né è stata in alcun modo coinvolta dal nostro governo né dai partiti che lo sostengono fino alle incredibili dichiarazioni dell'altro ieri?Emmanuel Macron è stato peraltro il primo presidente in assoluto a congratularsi con Giuseppe Conte durante il primo, effimero incarico del professore pugliese, culminato nello stop a Paolo Savona: «Il presidente vuole tendere la mano al nuovo esecutivo. Vogliamo stabilire rapidamente il contatto con il nuovo presidente del Consiglio già nei prossimi giorni, non appena sarà ufficializzato il governo. Stiamo già lavorando su punti che sono importanti per l'Italia come la riforma eurozona e il controllo dei flussi migratori», cinguettava l'Eliseo il 25 maggio scorso. Parole che suonarono poi quasi ridicole, visto che 48 ore dopo il presidente incaricato diventava Carlo Cottarelli. Perché dunque Parigi passa, in meno di 15 giorni, da una dichiarazione preventiva di simpatia perfino eccessiva a una situazione diplomaticamente imbarazzante che inguaia l'opposizione al governo M5s-Lega, la quale mettendosi contro l'esecutivo rischia di stare con chi denigra un'intera nazione?Le ragioni sono diverse, e rispetto ad esse la nave carica di immigrati è poco più di un pretesto. Certo, l'imbarcazione già in forza alla Guardia marina tedesca appartiene pur sempre a Medecins sans Frontiers, l'organizzazione fondata da Bernard Kouchner, teorico dell'ingerenza umanitaria e uomo fortissimo della politica parigina (fu sottosegretario di Stato, ministro della Sanità e degli Esteri saltando da François Mitterrand a Nicholas Sarkozy, e venne spedito all'Onu da Jacques Chirac): toccare Msf vuol dire pestare i calli al governo francese. Ma non basta a giustificare il delirio di queste ore, tanto più che nel 2017 ancora Macron aveva accusato l'allora premier Paolo Gentiloni di lassismo eccessivo sulla questione migranti.Nel breve periodo, il dato più esplosivo è la svolta italiana maturata al G7. «Paolo Gentiloni era rimasto spiazzato dall'asse sorto improvvisamente tra Macron e Trump nel luglio scorso. Ora è Conte a sorprendere Macron aprendo a Trump, che ha mostrato di gradire», spiega Germano Dottori, docente di Studi strategici alla Luiss e consigliere scientifico di Limes. «La nuova sintonia emersa in Canada tra Italia ed Usa potrebbe ridurre l'influenza francese nel nostro Paese e forse anche nel Mediterraneo. La reazione macroniana riflette quindi un'insoddisfazione geopolitica, più che un dissenso ideologico». Ieri peraltro Conte ha ricevuto l'ambasciatore americano: difficile pensare che non si sia affrontato il tema dei rapporti con Parigi.Macron ha anzitutto un motivo epidermico di fastidio nei confronti di questo governo: considerava i grillini malleabili (i recenti report dell'Institut Montaigne, think tank ora d'area En Marche, davano per probabile un'alleanza con il Pd ancora in aprile di quest'anno), era pronto a inglobarli all'Europarlamento nel nuovo gruppone - decisivo per accedere ai relativi fondi - ed era convinto di avere un riferimento tanto «comodo» per Parigi quanto i vari Letta e Gentiloni, considerati particolarmente in sintonia con gli interessi francesi. L'alleanza con la Lega ha decisamente scombinato i piani, e l'asse Conte-Trump ha fatto il resto, gettando una lunga ombra sulle chiacchiere a proposito della fratellanza europea.Dove questo cambio di rotta può produrre i maggiori dolori per la Francia? Economicamente, la partita più grande è la difesa comune europea. Sotto la retorica della «sovranità europea» che infesta i discorsi di Macron c'è un progetto piuttosto preciso di ampliamento del giro di commesse militari sotto l'ombrello comunitario, con l'ok della Germania: per motivi che non è il caso di spiegare, Berlino ha qualche problemino a impostare la sua strategia di sviluppo europeo sulle commesse militari. Non è un mistero che l'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti fosse sostenitrice del progetto. Anche rispetto a questo tema, è prevedibile che il governo gialloblù imprima una certa sterzata. Se il piano fosse stato quello di usare Fincantieri (a discapito di Leonardo) come cavallo di Troia per portare a Parigi commesse in cui la parte più prelibata fosse la componentistica elettronica di marca transalpina (Naval group), qualcosa rischierebbe seriamente di andare storto. E costerebbe svariati miliardi ai francesi, abituati ad avere a Roma interlocutori che hanno rischiato di regalare migliaia di chilometri quadri di mare ai cugini.Un secondo ambito è la Libia. Il disastro compiuto da Parigi (e dalla vecchia amministrazione Usa) a Tripoli e dintorni non ha prodotto solo la tragedia umanitaria (ieri peraltro la Marina libica ha ringraziato l'Italia per essersi «svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo»), ma anche un problema per i nostri affari nel paese di Gheddafi. I buoni rapporti tra l'Eni e la Lega da questo punto di vista sono un altro fronte di potenziale attrito con Parigi, che ha in Total un potente fattore della sua politica estera, in buona parte concorrenziale alla nostra, soprattutto nell'area mediterranea e negli Stati nordafricani (appunto Libia e Tunisia su tutti).Poi c'è la partita economico finanziaria, dove Parigi e Roma sono strettamente intrecciate. Fin troppo facile citare Vivendi, destinata comunque ad avere un ruolo di primo piano nel risiko delle Tlc (guarda caso, in guerra con il fondo americano Elliott) e non solo. Lo scenario che si aprirà su Generali - che è pur sempre guidata da un francese - vede Parigi in un ruolo non certo riducibile a quello dello spettatore interessato, e di recente le voci su una possibile fusione tra Unicredit (altro colosso con ad francese) e Socgen hanno riacceso il nodo degli equilibri Roma-Parigi in campo finanziario, soprattutto in rapporto a Berlino. Da questo punto di vista, c'è chi guarda alla Francia anche come possibile partner di un colosso in sofferenza, e cioè Mps. Anche qui, però, chi immaginasse nozze francesi rischia di rimanere molto deluso. La rissa con Macron si spegnerà, ma i motivi che l'hanno scatenata no. Per En Marche, Matteo Salvini è un problema enorme: ha portato Di Maio e soci al fianco di Trump e lontanissimi dal Pd, e questo non potrà mai perdonarglielo.Martino Cervo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/soldi-armi-e-libia-dietro-le-bordate-di-parigi-2577831445.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="macron-rifiuta-di-scusarsi-conte-non-e-un-gentiloni-e-annulla-il-viaggio-di-stato" data-post-id="2577831445" data-published-at="1781214397" data-use-pagination="False"> Macron rifiuta di scusarsi. Conte non è un Gentiloni e annulla il viaggio di Stato Una giornata ad altissima tensione tra Roma e Parigi, quella di ieri, dopo gli insulti piovuti dalla Francia 48 ore fa sul nostro governo per la gestione del caso Aquarius, definita «vomitevole e immonda» da Gabriel Attal, portavoce de La Republique En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron, che nelle stesse ore accusava l'Italia di «cinismo e irresponsabilità». La visita di domani a Parigi del premier Giuseppe Conte è quasi definitivamente annullata. Sono le 8.54 di ieri quando la Farnesina annuncia che «a seguito delle dichiarazioni rilasciate ieri a Parigi sulla vicenda Aquarius, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato l'ambasciatore di Francia in Italia». Alla Farnesina, però, l'ambasciatore francese, Christian Masset, non si presenta perché «fuori sede» (è a Milano). Al suo posto, a incontrare Moavero Milanesi, va la numero due della diplomazia francese in Italia, l'incaricata d'affari, Claire Anne Raulin. Uno sgarbo vero e proprio. Moavero comunica alla Raulin che il governo italiano «considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese nella giornata di ieri a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero», recita una nota del ministero degli Esteri, «ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia. Ora va sanata la situazione». Traduzione: vogliamo le scuse ufficiali. Alle 11 il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è in Senato per l'informativa sul caso Aquarius. Salvini attacca a testa bassa l'Eliseo: «Non abbiamo niente da imparare», dice il vicepremier, «in termini di accoglienza, generosità e solidarietà da nessuno. Il problema non è il derby Italia-Francia, il problema è che la nostra storia non merita di essere apostrofata con certi termini e spero il governo francese dia le scuse ufficiali nel più breve tempo possibile». L'ipotesi che Conte annulli il viaggio a Parigi si fa sempre più concreta. «Conte», dichiara Salvini, «è totalmente legittimato a non andare in Francia, lo sosterremo. Di fronte a un atteggiamento così infondato e volgare di un paese amico ci sono ragioni molto fondate per prendere questa decisione. Conte rappresenta un popolo, non solo un governo. Io sostengo le scelte del presidente Conte, che farà in piena autonomia». Mezzogiorno di fuoco, e il primo pomeriggio non è da meno. Poco prima delle 14, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, comunica ufficialmente l'annullamento del viaggio a Parigi, previsto per ieri, e l'incontro con l'omologo francese Bruno Le Maire, con il quale ha un colloquio telefonico. Alle 17, l'Eliseo fa sapere che «al momento la Francia non ha ricevuto alcuna informazione da parte della presidenza del Consiglio italiana su una richiesta di scuse o su un possibile annullamento della visita di Giuseppe Conte». Alle 17.50, il presidente francese Emmanuel Macron, parlando del caso Aquarius, rincara la dose e attacca, senza nominarlo, Salvini: «Chi cerca», dice Macron, «la provocazione? Chi è che dice: io sono più forte dei democratici e una nave che vedo arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia? Non dimentichiamo chi ci sta parlando e chi si rivolge a noi. Non lo dimentichiamo», sibila Macron, riferendosi a Marine Le Pen, «perché anche noi abbiamo a che fare con gli stessi. Non bisogna cedere alle emozioni, che qualcuno manipola». Altro che scuse: il presidente francese affonda i colpi, mentre dalla Libia arriva pieno sostegno a Salvini: «Grazie a Dio», dice all'Ansa il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, «l'Italia si è finalmente risvegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo e siamo molto contenti di questa decisione. L'Italia ha subito le malefatte dell'immigrazione clandestina, tutti i suoi misfatti, compreso evidentemente l'arrivo di terroristi». Palazzo Chigi affida all'Adnkronos una dichiarazione di Giuseppe Conte: «Nessun dubbio: senza un chiarimento e le scuse di Macron all'Italia», dice il premier, «io resto a Roma. Non ho il minimo tentennamento, chi sbaglia, chiunque esso sia, deve chiedere scusa, prima che a me all'Italia». In serata, Conte, subito dopo aver incontrato l'Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Lewis Eisenberg, fa sapere di essere «orientato a rinviare» il viaggio a Parigi, in quanto «non ci sono le condizioni». La crisi diplomatica tra Italia e Francia ha una caratteristica che è molto importante sottolineare: le prese di posizione durissime che sono arrivate ieri dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e da quello degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Due pezzi da 90 del governo guidato da Giuseppe Conte ma anche le punte di diamante di quella pattuglia di ministri tecnici che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fortemente voluto facessero parte dell'esecutivo Lega-M5s, per temperarne le politiche più radicali su alcuni temi, a partire proprio dai rapporti con l'Unione europea. Carlo Tarallo
Negli ultimi tre anni, l’indice delle banche italiane ha messo a segno un clamoroso +274,85%, staccando nettamente l’indice settoriale europeo e surclassando colossi come JPMorgan e Bank of America.
Nel primo trimestre 2026 gli utili aggregati dei sei principali gruppi commerciali italiani - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Credem - sono saliti del 4% su base annua, toccando 7,8 miliardi di euro in tre mesi, con un Roe di sistema stabilmente sopra il 15%. Il tutto mentre la discesa dei tassi Bce ha iniziato a limare il margine di interesse. La compensazione è arrivata dalle commissioni: +2,7% complessivo. Unicredit ha archiviato il miglior trimestre di sempre con 3,22 miliardi di utili, mentre Intesa Sanpaolo è salita a 2,76 miliardi. Commissioni sul risparmio gestito, fondi, certificati, polizze, credito al consumo e prestiti «garantiti»: è qui che si concentra il vero business.
«C’è una celebre massima finanziaria che dice “L’arte degli affari consiste nel fare affari con i soldi degli altri”, e le banche italiane la stanno applicando con rigore scientifico», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Se l’America ha la tecnologia della Silicon Valley e il Medio Oriente ha i giacimenti di petrolio, l’Italia ha una ricchezza altrettanto preziosa, strategica e contesa: i risparmi dei cittadini». Secondo Gaziano, quando i tassi scendono, le banche italiane non puntano tanto sulla crescita organica all’estero o sull’efficienza tecnologica per ridurre i costi ai clienti. «Cercano di allargare il proprio territorio per “catturare” più conti correnti e patrimoni possibili attraverso le fusioni, espandendo il perimetro su cui applicare le commissioni di gestione e vendere i propri prodotti assicurativi e finanziari». La dimostrazione plastica arriva dal nuovo risiko bancario esploso con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione andrà in porto, sommando Intesa, Mps, Mediobanca e la galassia Generali, nascerà un super-polo capace di controllare circa 2.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria complessiva dei clienti: conti correnti, fondi, certificati e polizze. «Ma c’è una differenza geopolitica profonda che i risparmiatori devono comprendere», osserva ancora l’esperto. «Mentre Ubs gestisce capitali sparsi in tutto il pianeta, il nuovo colosso di Carlo Messina, se realizzato, controllerebbe una montagna di denaro concentrata quasi interamente in Italia. È il trionfo della “fortezza Italia”: si diventa leader europei giocando al sicuro in casa».
Nel risiko bancario italiano, fino alle assemblee, tutto può ancora succedere.
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La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
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