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2018-06-14
Soldi, armi e Libia dietro gli attacchi di Macron
ANSA
Ma davvero è pensabile che il livello dello scontro diplomatico tra Francia e Italia sia da attribuire solo alla pur drammatica vicenda della Aquarius? Vicenda nella quale, è giusto ricordarlo, Parigi non c'entra nulla, né è stata in alcun modo coinvolta dal nostro governo né dai partiti che lo sostengono fino alle incredibili dichiarazioni dell'altro ieri?
Emmanuel Macron è stato peraltro il primo presidente in assoluto a congratularsi con Giuseppe Conte durante il primo, effimero incarico del professore pugliese, culminato nello stop a Paolo Savona: «Il presidente vuole tendere la mano al nuovo esecutivo. Vogliamo stabilire rapidamente il contatto con il nuovo presidente del Consiglio già nei prossimi giorni, non appena sarà ufficializzato il governo. Stiamo già lavorando su punti che sono importanti per l'Italia come la riforma eurozona e il controllo dei flussi migratori», cinguettava l'Eliseo il 25 maggio scorso. Parole che suonarono poi quasi ridicole, visto che 48 ore dopo il presidente incaricato diventava Carlo Cottarelli. Perché dunque Parigi passa, in meno di 15 giorni, da una dichiarazione preventiva di simpatia perfino eccessiva a una situazione diplomaticamente imbarazzante che inguaia l'opposizione al governo M5s-Lega, la quale mettendosi contro l'esecutivo rischia di stare con chi denigra un'intera nazione?
Le ragioni sono diverse, e rispetto ad esse la nave carica di immigrati è poco più di un pretesto. Certo, l'imbarcazione già in forza alla Guardia marina tedesca appartiene pur sempre a Medecins sans Frontiers, l'organizzazione fondata da Bernard Kouchner, teorico dell'ingerenza umanitaria e uomo fortissimo della politica parigina (fu sottosegretario di Stato, ministro della Sanità e degli Esteri saltando da François Mitterrand a Nicholas Sarkozy, e venne spedito all'Onu da Jacques Chirac): toccare Msf vuol dire pestare i calli al governo francese. Ma non basta a giustificare il delirio di queste ore, tanto più che nel 2017 ancora Macron aveva accusato l'allora premier Paolo Gentiloni di lassismo eccessivo sulla questione migranti.
Nel breve periodo, il dato più esplosivo è la svolta italiana maturata al G7. «Paolo Gentiloni era rimasto spiazzato dall'asse sorto improvvisamente tra Macron e Trump nel luglio scorso. Ora è Conte a sorprendere Macron aprendo a Trump, che ha mostrato di gradire», spiega Germano Dottori, docente di Studi strategici alla Luiss e consigliere scientifico di Limes. «La nuova sintonia emersa in Canada tra Italia ed Usa potrebbe ridurre l'influenza francese nel nostro Paese e forse anche nel Mediterraneo. La reazione macroniana riflette quindi un'insoddisfazione geopolitica, più che un dissenso ideologico». Ieri peraltro Conte ha ricevuto l'ambasciatore americano: difficile pensare che non si sia affrontato il tema dei rapporti con Parigi.
Macron ha anzitutto un motivo epidermico di fastidio nei confronti di questo governo: considerava i grillini malleabili (i recenti report dell'Institut Montaigne, think tank ora d'area En Marche, davano per probabile un'alleanza con il Pd ancora in aprile di quest'anno), era pronto a inglobarli all'Europarlamento nel nuovo gruppone - decisivo per accedere ai relativi fondi - ed era convinto di avere un riferimento tanto «comodo» per Parigi quanto i vari Letta e Gentiloni, considerati particolarmente in sintonia con gli interessi francesi. L'alleanza con la Lega ha decisamente scombinato i piani, e l'asse Conte-Trump ha fatto il resto, gettando una lunga ombra sulle chiacchiere a proposito della fratellanza europea.
Dove questo cambio di rotta può produrre i maggiori dolori per la Francia? Economicamente, la partita più grande è la difesa comune europea. Sotto la retorica della «sovranità europea» che infesta i discorsi di Macron c'è un progetto piuttosto preciso di ampliamento del giro di commesse militari sotto l'ombrello comunitario, con l'ok della Germania: per motivi che non è il caso di spiegare, Berlino ha qualche problemino a impostare la sua strategia di sviluppo europeo sulle commesse militari. Non è un mistero che l'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti fosse sostenitrice del progetto. Anche rispetto a questo tema, è prevedibile che il governo gialloblù imprima una certa sterzata. Se il piano fosse stato quello di usare Fincantieri (a discapito di Leonardo) come cavallo di Troia per portare a Parigi commesse in cui la parte più prelibata fosse la componentistica elettronica di marca transalpina (Naval group), qualcosa rischierebbe seriamente di andare storto. E costerebbe svariati miliardi ai francesi, abituati ad avere a Roma interlocutori che hanno rischiato di regalare migliaia di chilometri quadri di mare ai cugini.
Un secondo ambito è la Libia. Il disastro compiuto da Parigi (e dalla vecchia amministrazione Usa) a Tripoli e dintorni non ha prodotto solo la tragedia umanitaria (ieri peraltro la Marina libica ha ringraziato l'Italia per essersi «svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo»), ma anche un problema per i nostri affari nel paese di Gheddafi. I buoni rapporti tra l'Eni e la Lega da questo punto di vista sono un altro fronte di potenziale attrito con Parigi, che ha in Total un potente fattore della sua politica estera, in buona parte concorrenziale alla nostra, soprattutto nell'area mediterranea e negli Stati nordafricani (appunto Libia e Tunisia su tutti).
Poi c'è la partita economico finanziaria, dove Parigi e Roma sono strettamente intrecciate. Fin troppo facile citare Vivendi, destinata comunque ad avere un ruolo di primo piano nel risiko delle Tlc (guarda caso, in guerra con il fondo americano Elliott) e non solo. Lo scenario che si aprirà su Generali - che è pur sempre guidata da un francese - vede Parigi in un ruolo non certo riducibile a quello dello spettatore interessato, e di recente le voci su una possibile fusione tra Unicredit (altro colosso con ad francese) e Socgen hanno riacceso il nodo degli equilibri Roma-Parigi in campo finanziario, soprattutto in rapporto a Berlino.
Da questo punto di vista, c'è chi guarda alla Francia anche come possibile partner di un colosso in sofferenza, e cioè Mps. Anche qui, però, chi immaginasse nozze francesi rischia di rimanere molto deluso. La rissa con Macron si spegnerà, ma i motivi che l'hanno scatenata no. Per En Marche, Matteo Salvini è un problema enorme: ha portato Di Maio e soci al fianco di Trump e lontanissimi dal Pd, e questo non potrà mai perdonarglielo.
Martino Cervo
Macron rifiuta di scusarsi. Conte non è un Gentiloni e annulla il viaggio di Stato
Una giornata ad altissima tensione tra Roma e Parigi, quella di ieri, dopo gli insulti piovuti dalla Francia 48 ore fa sul nostro governo per la gestione del caso Aquarius, definita «vomitevole e immonda» da Gabriel Attal, portavoce de La Republique En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron, che nelle stesse ore accusava l'Italia di «cinismo e irresponsabilità». La visita di domani a Parigi del premier Giuseppe Conte è quasi definitivamente annullata.
Sono le 8.54 di ieri quando la Farnesina annuncia che «a seguito delle dichiarazioni rilasciate ieri a Parigi sulla vicenda Aquarius, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato l'ambasciatore di Francia in Italia». Alla Farnesina, però, l'ambasciatore francese, Christian Masset, non si presenta perché «fuori sede» (è a Milano). Al suo posto, a incontrare Moavero Milanesi, va la numero due della diplomazia francese in Italia, l'incaricata d'affari, Claire Anne Raulin. Uno sgarbo vero e proprio. Moavero comunica alla Raulin che il governo italiano «considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese nella giornata di ieri a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero», recita una nota del ministero degli Esteri, «ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia. Ora va sanata la situazione». Traduzione: vogliamo le scuse ufficiali.
Alle 11 il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è in Senato per l'informativa sul caso Aquarius. Salvini attacca a testa bassa l'Eliseo: «Non abbiamo niente da imparare», dice il vicepremier, «in termini di accoglienza, generosità e solidarietà da nessuno. Il problema non è il derby Italia-Francia, il problema è che la nostra storia non merita di essere apostrofata con certi termini e spero il governo francese dia le scuse ufficiali nel più breve tempo possibile». L'ipotesi che Conte annulli il viaggio a Parigi si fa sempre più concreta. «Conte», dichiara Salvini, «è totalmente legittimato a non andare in Francia, lo sosterremo. Di fronte a un atteggiamento così infondato e volgare di un paese amico ci sono ragioni molto fondate per prendere questa decisione. Conte rappresenta un popolo, non solo un governo. Io sostengo le scelte del presidente Conte, che farà in piena autonomia».
Mezzogiorno di fuoco, e il primo pomeriggio non è da meno. Poco prima delle 14, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, comunica ufficialmente l'annullamento del viaggio a Parigi, previsto per ieri, e l'incontro con l'omologo francese Bruno Le Maire, con il quale ha un colloquio telefonico. Alle 17, l'Eliseo fa sapere che «al momento la Francia non ha ricevuto alcuna informazione da parte della presidenza del Consiglio italiana su una richiesta di scuse o su un possibile annullamento della visita di Giuseppe Conte».
Alle 17.50, il presidente francese Emmanuel Macron, parlando del caso Aquarius, rincara la dose e attacca, senza nominarlo, Salvini: «Chi cerca», dice Macron, «la provocazione? Chi è che dice: io sono più forte dei democratici e una nave che vedo arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia? Non dimentichiamo chi ci sta parlando e chi si rivolge a noi. Non lo dimentichiamo», sibila Macron, riferendosi a Marine Le Pen, «perché anche noi abbiamo a che fare con gli stessi. Non bisogna cedere alle emozioni, che qualcuno manipola».
Altro che scuse: il presidente francese affonda i colpi, mentre dalla Libia arriva pieno sostegno a Salvini: «Grazie a Dio», dice all'Ansa il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, «l'Italia si è finalmente risvegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo e siamo molto contenti di questa decisione. L'Italia ha subito le malefatte dell'immigrazione clandestina, tutti i suoi misfatti, compreso evidentemente l'arrivo di terroristi».
Palazzo Chigi affida all'Adnkronos una dichiarazione di Giuseppe Conte: «Nessun dubbio: senza un chiarimento e le scuse di Macron all'Italia», dice il premier, «io resto a Roma. Non ho il minimo tentennamento, chi sbaglia, chiunque esso sia, deve chiedere scusa, prima che a me all'Italia». In serata, Conte, subito dopo aver incontrato l'Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Lewis Eisenberg, fa sapere di essere «orientato a rinviare» il viaggio a Parigi, in quanto «non ci sono le condizioni». La crisi diplomatica tra Italia e Francia ha una caratteristica che è molto importante sottolineare: le prese di posizione durissime che sono arrivate ieri dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e da quello degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Due pezzi da 90 del governo guidato da Giuseppe Conte ma anche le punte di diamante di quella pattuglia di ministri tecnici che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fortemente voluto facessero parte dell'esecutivo Lega-M5s, per temperarne le politiche più radicali su alcuni temi, a partire proprio dai rapporti con l'Unione europea.
Carlo Tarallo
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Il caso della Aquarius è solo una foglia di fico: le bordate dei francesi nascono dal cambio di rotta geopolitico del nostro esecutivo. Che li danneggia sui terreni della difesa comune Ue, degli interessi petroliferi e del risiko bancario. Con lo zampino di Donald Trump...Il premier Giuseppe Conte chiedeva un segnale dopo gli insulti, ma l'Eliseo: «Non diamo ragione a chi provoca». Il professore cancella il vertice di domani e anche il ministro Giovanni Tria fa saltare il suo.Lo speciale contiene due articoliMa davvero è pensabile che il livello dello scontro diplomatico tra Francia e Italia sia da attribuire solo alla pur drammatica vicenda della Aquarius? Vicenda nella quale, è giusto ricordarlo, Parigi non c'entra nulla, né è stata in alcun modo coinvolta dal nostro governo né dai partiti che lo sostengono fino alle incredibili dichiarazioni dell'altro ieri?Emmanuel Macron è stato peraltro il primo presidente in assoluto a congratularsi con Giuseppe Conte durante il primo, effimero incarico del professore pugliese, culminato nello stop a Paolo Savona: «Il presidente vuole tendere la mano al nuovo esecutivo. Vogliamo stabilire rapidamente il contatto con il nuovo presidente del Consiglio già nei prossimi giorni, non appena sarà ufficializzato il governo. Stiamo già lavorando su punti che sono importanti per l'Italia come la riforma eurozona e il controllo dei flussi migratori», cinguettava l'Eliseo il 25 maggio scorso. Parole che suonarono poi quasi ridicole, visto che 48 ore dopo il presidente incaricato diventava Carlo Cottarelli. Perché dunque Parigi passa, in meno di 15 giorni, da una dichiarazione preventiva di simpatia perfino eccessiva a una situazione diplomaticamente imbarazzante che inguaia l'opposizione al governo M5s-Lega, la quale mettendosi contro l'esecutivo rischia di stare con chi denigra un'intera nazione?Le ragioni sono diverse, e rispetto ad esse la nave carica di immigrati è poco più di un pretesto. Certo, l'imbarcazione già in forza alla Guardia marina tedesca appartiene pur sempre a Medecins sans Frontiers, l'organizzazione fondata da Bernard Kouchner, teorico dell'ingerenza umanitaria e uomo fortissimo della politica parigina (fu sottosegretario di Stato, ministro della Sanità e degli Esteri saltando da François Mitterrand a Nicholas Sarkozy, e venne spedito all'Onu da Jacques Chirac): toccare Msf vuol dire pestare i calli al governo francese. Ma non basta a giustificare il delirio di queste ore, tanto più che nel 2017 ancora Macron aveva accusato l'allora premier Paolo Gentiloni di lassismo eccessivo sulla questione migranti.Nel breve periodo, il dato più esplosivo è la svolta italiana maturata al G7. «Paolo Gentiloni era rimasto spiazzato dall'asse sorto improvvisamente tra Macron e Trump nel luglio scorso. Ora è Conte a sorprendere Macron aprendo a Trump, che ha mostrato di gradire», spiega Germano Dottori, docente di Studi strategici alla Luiss e consigliere scientifico di Limes. «La nuova sintonia emersa in Canada tra Italia ed Usa potrebbe ridurre l'influenza francese nel nostro Paese e forse anche nel Mediterraneo. La reazione macroniana riflette quindi un'insoddisfazione geopolitica, più che un dissenso ideologico». Ieri peraltro Conte ha ricevuto l'ambasciatore americano: difficile pensare che non si sia affrontato il tema dei rapporti con Parigi.Macron ha anzitutto un motivo epidermico di fastidio nei confronti di questo governo: considerava i grillini malleabili (i recenti report dell'Institut Montaigne, think tank ora d'area En Marche, davano per probabile un'alleanza con il Pd ancora in aprile di quest'anno), era pronto a inglobarli all'Europarlamento nel nuovo gruppone - decisivo per accedere ai relativi fondi - ed era convinto di avere un riferimento tanto «comodo» per Parigi quanto i vari Letta e Gentiloni, considerati particolarmente in sintonia con gli interessi francesi. L'alleanza con la Lega ha decisamente scombinato i piani, e l'asse Conte-Trump ha fatto il resto, gettando una lunga ombra sulle chiacchiere a proposito della fratellanza europea.Dove questo cambio di rotta può produrre i maggiori dolori per la Francia? Economicamente, la partita più grande è la difesa comune europea. Sotto la retorica della «sovranità europea» che infesta i discorsi di Macron c'è un progetto piuttosto preciso di ampliamento del giro di commesse militari sotto l'ombrello comunitario, con l'ok della Germania: per motivi che non è il caso di spiegare, Berlino ha qualche problemino a impostare la sua strategia di sviluppo europeo sulle commesse militari. Non è un mistero che l'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti fosse sostenitrice del progetto. Anche rispetto a questo tema, è prevedibile che il governo gialloblù imprima una certa sterzata. Se il piano fosse stato quello di usare Fincantieri (a discapito di Leonardo) come cavallo di Troia per portare a Parigi commesse in cui la parte più prelibata fosse la componentistica elettronica di marca transalpina (Naval group), qualcosa rischierebbe seriamente di andare storto. E costerebbe svariati miliardi ai francesi, abituati ad avere a Roma interlocutori che hanno rischiato di regalare migliaia di chilometri quadri di mare ai cugini.Un secondo ambito è la Libia. Il disastro compiuto da Parigi (e dalla vecchia amministrazione Usa) a Tripoli e dintorni non ha prodotto solo la tragedia umanitaria (ieri peraltro la Marina libica ha ringraziato l'Italia per essersi «svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo»), ma anche un problema per i nostri affari nel paese di Gheddafi. I buoni rapporti tra l'Eni e la Lega da questo punto di vista sono un altro fronte di potenziale attrito con Parigi, che ha in Total un potente fattore della sua politica estera, in buona parte concorrenziale alla nostra, soprattutto nell'area mediterranea e negli Stati nordafricani (appunto Libia e Tunisia su tutti).Poi c'è la partita economico finanziaria, dove Parigi e Roma sono strettamente intrecciate. Fin troppo facile citare Vivendi, destinata comunque ad avere un ruolo di primo piano nel risiko delle Tlc (guarda caso, in guerra con il fondo americano Elliott) e non solo. Lo scenario che si aprirà su Generali - che è pur sempre guidata da un francese - vede Parigi in un ruolo non certo riducibile a quello dello spettatore interessato, e di recente le voci su una possibile fusione tra Unicredit (altro colosso con ad francese) e Socgen hanno riacceso il nodo degli equilibri Roma-Parigi in campo finanziario, soprattutto in rapporto a Berlino. Da questo punto di vista, c'è chi guarda alla Francia anche come possibile partner di un colosso in sofferenza, e cioè Mps. Anche qui, però, chi immaginasse nozze francesi rischia di rimanere molto deluso. La rissa con Macron si spegnerà, ma i motivi che l'hanno scatenata no. Per En Marche, Matteo Salvini è un problema enorme: ha portato Di Maio e soci al fianco di Trump e lontanissimi dal Pd, e questo non potrà mai perdonarglielo.Martino Cervo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/soldi-armi-e-libia-dietro-le-bordate-di-parigi-2577831445.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="macron-rifiuta-di-scusarsi-conte-non-e-un-gentiloni-e-annulla-il-viaggio-di-stato" data-post-id="2577831445" data-published-at="1769688925" data-use-pagination="False"> Macron rifiuta di scusarsi. Conte non è un Gentiloni e annulla il viaggio di Stato Una giornata ad altissima tensione tra Roma e Parigi, quella di ieri, dopo gli insulti piovuti dalla Francia 48 ore fa sul nostro governo per la gestione del caso Aquarius, definita «vomitevole e immonda» da Gabriel Attal, portavoce de La Republique En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron, che nelle stesse ore accusava l'Italia di «cinismo e irresponsabilità». La visita di domani a Parigi del premier Giuseppe Conte è quasi definitivamente annullata. Sono le 8.54 di ieri quando la Farnesina annuncia che «a seguito delle dichiarazioni rilasciate ieri a Parigi sulla vicenda Aquarius, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato l'ambasciatore di Francia in Italia». Alla Farnesina, però, l'ambasciatore francese, Christian Masset, non si presenta perché «fuori sede» (è a Milano). Al suo posto, a incontrare Moavero Milanesi, va la numero due della diplomazia francese in Italia, l'incaricata d'affari, Claire Anne Raulin. Uno sgarbo vero e proprio. Moavero comunica alla Raulin che il governo italiano «considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese nella giornata di ieri a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero», recita una nota del ministero degli Esteri, «ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia. Ora va sanata la situazione». Traduzione: vogliamo le scuse ufficiali. Alle 11 il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è in Senato per l'informativa sul caso Aquarius. Salvini attacca a testa bassa l'Eliseo: «Non abbiamo niente da imparare», dice il vicepremier, «in termini di accoglienza, generosità e solidarietà da nessuno. Il problema non è il derby Italia-Francia, il problema è che la nostra storia non merita di essere apostrofata con certi termini e spero il governo francese dia le scuse ufficiali nel più breve tempo possibile». L'ipotesi che Conte annulli il viaggio a Parigi si fa sempre più concreta. «Conte», dichiara Salvini, «è totalmente legittimato a non andare in Francia, lo sosterremo. Di fronte a un atteggiamento così infondato e volgare di un paese amico ci sono ragioni molto fondate per prendere questa decisione. Conte rappresenta un popolo, non solo un governo. Io sostengo le scelte del presidente Conte, che farà in piena autonomia». Mezzogiorno di fuoco, e il primo pomeriggio non è da meno. Poco prima delle 14, il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, comunica ufficialmente l'annullamento del viaggio a Parigi, previsto per ieri, e l'incontro con l'omologo francese Bruno Le Maire, con il quale ha un colloquio telefonico. Alle 17, l'Eliseo fa sapere che «al momento la Francia non ha ricevuto alcuna informazione da parte della presidenza del Consiglio italiana su una richiesta di scuse o su un possibile annullamento della visita di Giuseppe Conte». Alle 17.50, il presidente francese Emmanuel Macron, parlando del caso Aquarius, rincara la dose e attacca, senza nominarlo, Salvini: «Chi cerca», dice Macron, «la provocazione? Chi è che dice: io sono più forte dei democratici e una nave che vedo arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia? Non dimentichiamo chi ci sta parlando e chi si rivolge a noi. Non lo dimentichiamo», sibila Macron, riferendosi a Marine Le Pen, «perché anche noi abbiamo a che fare con gli stessi. Non bisogna cedere alle emozioni, che qualcuno manipola». Altro che scuse: il presidente francese affonda i colpi, mentre dalla Libia arriva pieno sostegno a Salvini: «Grazie a Dio», dice all'Ansa il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, «l'Italia si è finalmente risvegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo e siamo molto contenti di questa decisione. L'Italia ha subito le malefatte dell'immigrazione clandestina, tutti i suoi misfatti, compreso evidentemente l'arrivo di terroristi». Palazzo Chigi affida all'Adnkronos una dichiarazione di Giuseppe Conte: «Nessun dubbio: senza un chiarimento e le scuse di Macron all'Italia», dice il premier, «io resto a Roma. Non ho il minimo tentennamento, chi sbaglia, chiunque esso sia, deve chiedere scusa, prima che a me all'Italia». In serata, Conte, subito dopo aver incontrato l'Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Lewis Eisenberg, fa sapere di essere «orientato a rinviare» il viaggio a Parigi, in quanto «non ci sono le condizioni». La crisi diplomatica tra Italia e Francia ha una caratteristica che è molto importante sottolineare: le prese di posizione durissime che sono arrivate ieri dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e da quello degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Due pezzi da 90 del governo guidato da Giuseppe Conte ma anche le punte di diamante di quella pattuglia di ministri tecnici che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fortemente voluto facessero parte dell'esecutivo Lega-M5s, per temperarne le politiche più radicali su alcuni temi, a partire proprio dai rapporti con l'Unione europea. Carlo Tarallo
Insomma, Frey vuole mantenere Minneapolis una città santuario: un’amministrazione municipale, cioè, che si rifiuta di cooperare con le autorità federali nel contrasto all’immigrazione clandestina. Si tratta di una frenata, quella del sindaco, che contraddice in sostanza l’accordo concluso, lunedì, tra Trump e Walz: un accordo in base a cui le autorità locali del Minnesota avrebbero collaborato con gli agenti federali sull’immigrazione irregolare e, al contempo, Washington avrebbe ridotto le proprie forze presenti sul territorio. Non a caso, ieri Trump ha detto che, con l’arrivo di Tom Homan in Minnesota, l’Ice potrà avere un approccio «più rilassato».
Nel frattempo, martedì, durante un evento pubblico, la deputata dem del Minnesota, nonché feroce critica dell’Ice, Ilhan Omar, è stata raggiunta da un uomo che ha cercato di spruzzarle addosso un liquido ignoto: secondo gli inquirenti, pare si trattasse di aceto di mele. L’uomo, che ha precedenti penali per guida in stato d’ebbrezza, è stato arrestato con l’accusa di aggressione di terzo grado, mentre Trump ha lasciato intendere che, a suo parere, l’episodio sarebbe stato orchestrato ad arte, definendo la parlamentare una «truffatrice». Ricordiamo che la Omar, uscita illesa dall’accaduto, rappresenta l’ala sinistra del Partito democratico e che è una dei più irriducibili avversari del presidente americano.
Frattanto, il vicecapo dello staff della Casa Bianca, Stephen Miller, ha affermato che gli agenti federali «potrebbero non aver seguito» il protocollo corretto nel caso della sparatoria in cui è rimasto ucciso Alex Pretti. Nel mentre, gli agenti coinvolti in questa vicenda sono stati messi in congedo amministrativo per tre giorni: svolgeranno mansioni d’ufficio almeno fin quando l’inchiesta su questo caso non sarà conclusa. Dall’altra parte, Fox News ha rivelato che alcuni dei manifestati anti Ice arrestati lunedì sera dalla polizia di Maple Grove avrebbero dei precedenti penali. Uno di loro, Justin Neal Shelton, si dichiarò colpevole di rapina aggravata nel 2007, mentre nel 2020 fu condannato per possesso d’arma da fuoco dopo aver commesso un reato violento. Un altro, Abraham Nelson Coleman, ha subito condanne, nel 2003, per furto e danneggiamento di proprietà. Un altro ancora, John Linden Gribble, è stato condannato per guida in stato d’ebbrezza.
Non si placa frattanto la bufera attorno al segretario per la Sicurezza interna, Kristi Noem. Vari parlamentari dem hanno chiesto il suo impeachment, mentre dure critiche alla diretta interessata sono arrivate anche dai senatori repubblicani, Lisa Murkowski e Thom Tillis. Ieri, Trump ha difeso la Noem, bollando entrambi come dei «perdenti». Tuttavia sembra che, dietro le quinte, la fiducia del presidente verso di lei stia traballando. A certificarlo sta il fatto che, lunedì, Trump ha affidato le operazioni dell’Ice in Minnesota a Homan, scavalcando il Dipartimento per la Sicurezza interna. Non a caso, la Noem ha avuto, lunedì sera, un colloquio a porte chiuse con lo stesso Trump, che la Cnn ha definito «schietto».
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I vandalismi verso le città d’arte nemmeno. Per quanti crimini abbia commesso, uno straniero non può mai essere espulso. A Distopia regnano bizzarre figure, i cosiddetti Giudici amministratori, che fondono sia il potere legislativo sia quello giudiziario e che per un antico incantesimo, odiano il popolo e adorano gli stranieri. I poliziotti e un secondo tipo di uomini e donne d’armi chiamati carabinieri, a Distopia, possono essere aggrediti, è permesso insultarli, è permesso a sputare loro addosso. Se qualcuno stacca loro un dito con un morso, è punito con un buffetto. Se qualcuno li ferisce, possono difendersi instaurando una civile discussione. Se usano le armi anche solo per difendersi, sono duramente puniti, le armi le portano a scopo solamente ornamentale.
Se qualcuno li ferisce o li uccide, questo non è considerato grave e, soprattutto, se un altro poliziotto o carabiniere usa le armi per difendere un collega o un cittadino, è punito con pene draconiane, addirittura con anni di prigione, oltre che essere ridotto in miseria. A Distopia succede che i poliziotti e i carabinieri ne abbiano abbastanza. È evidente che, data la loro situazione, non possono fare scioperi, alle loro categorie non è permesso e, infatti, non ne fanno. Danno le dimissioni, tutti, tutti insieme.
E poi? Come fanno a mantenere le loro famiglie? Ma è evidente! Sono uomini forti, addestrati, sanno usare le armi. Conoscono il mondo della malavita, sanno come procurarsi le armi. Cominciano a fare furti e rapine, tanto le pene date per questi reati nella inesistente Repubblica di Distopia sono infinitesimali. Inoltre, nel caso qualcuno venga ferito o addirittura ucciso nell’esercizio delle funzioni di furto e rapina, a Distopia ottiene risarcimenti incredibili come mai da carabiniere o poliziotto si sarebbe sognato. Nel libro, i poliziotti e carabinieri diventati «cattivi» esercitano il loro nuovo mestiere di ladri e e rapinatori solo nei quartieri abbienti, non rapinano nelle metropolitane, non accoltellano sui treni regionali. I loro furti e le loro rapine avvengono solo nei quartieri alti, quelli dove vivono i Giudici amministratori. Non solo: diventano anche, cosa per carità sbagliatissima, giustizieri, come gli eroi della Marvel o della Dc Comics, anche loro con costumi fantastici e, quindi, ripuliscono le città.
I poliziotti sono vestiti da Spiderman e i carabinieri da Batman. Sto lavorando sul finale. Ci sono due possibilità. La prima è che Esmeralda e Reginaldo, figli rispettivamente di un poliziotto e di una carabiniera lei, di una poliziotta e di un carabiniere lui, trovano la grotta dove si nasconde il drago che ha fatto l’incantesimo che rende folli i Giudici amministratori, la distruggono e così liberano Distopia da tutti i suoi guai. Le istituzioni ricominciano ad amare i cittadini, gli stranieri tornano ai loro Paesi che aiuteranno a costruire e, una volta tornati a casa, Distopia torna a essere Utopia, il Paese del latte e del miele, quello che sempre avrebbe dovuto essere. L’altro finale alternativo potrebbe essere che Esmeralda e Reginaldo entrano in magistratura e la riformano, riportandola a un organo che amministra la giustizia non che impone distopie, ma mi sembra troppo fantastico. Il finale con il drago è più verosimile.
Si tratta di semplice opera di fantasia, assolutamente creativa, non è un’istigazione delinquere. Sto cercando un editore. Anche un produttore: il film potrebbe essere carino. Per chi fosse interessato, organizzo corsi di scrittura creativa, con in più un master gratuito sull’uso dell’ascia. È un ottimo strumento per spaccare la legna e non morire di freddo se e quando la nostra mamma Europa ci lascerà al gelo. Saper usare un’ascia è sempre utile. Just in case. Non si sa mai.
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