
Caro Francesco Bonazzi,
anzitutto ti ringrazio per l’attenzione che hai dedicato al mio articolo. Neanche io sono un giurista e neanche laureato in legge come te.
Ho scritto l’articolo a cui ti riferisci sulle nuove norme sulla sicurezza perché, dopo aver sentito giustificazioni e opposizioni al provvedimento legislativo che, a mio modo di vedere, non coglievano il punto, ho provato a individuarlo nell’antico principio giuridico «dal fatto nasce la legge»; benché non sia amante del moltiplicarsi delle leggi - in Italia ne abbiamo circa 250.000, che è una cifra abnorme confrontata anche con gli altri Paesi europei - ho ritenuto che la dimensione quantitativa di alcuni reati riguardanti in particolare la violenza urbana, l’occupazione abusiva delle case nonché il ripetersi sempre più frequente di attacchi ingiustificati e illegali alle forze dell’ordine, richiedesse un intervento legislativo.
Non ritengo che fatta la legge automaticamente sia risolto il problema, tant’è vero che, come hai potuto leggere nell’articolo, ho scritto che i risultati andranno misurati, verificati, analizzati e, solo dopo aver fatto questo, si potrà esprimere un giudizio compiuto. Tu citi, a proposito dell’omicidio stradale, che è stato applicato «a una povera mamma distratta» e a un politico del lago Maggiore e, invece, era pensato per colpire i ragazzi e per fermare le stragi del sabato sera. In effetti, in questo caso si è verificato un problema, ma dovrei vedere le carte per decidere se quello che è successo rientra nella fattispecie dell’omicidio stradale. Questo non lo so. Ma a proposito dei rave party, dopo l’introduzione della norma che li vietava, in Italia, non ci sono più stati. Evidentemente la funzione deterrente del provvedimento, almeno per ora, ha avuto efficacia.
Tu ventili anche la possibilità che a un cambio di colore del governo, e in gravi reati commessi da poliziotti, qualche anima bella, magari, arriverebbe a «chiedere il reato di ragazzicidio al posto di blocco». È vero, c’è la possibilità che vengano adottate, solo per motivi ideologici, norme assurde come del resto quelle su Green deal.
Francamente non mi pare che, almeno per le fattispecie di reato che ho citato, ci sia dietro una furia ideologica, ma ci siano, viceversa, dei dati crescenti e preoccupanti sulle varie materie.
Dopodiché, caro Bonazzi, non posso che concludere dicendo: si vedrà e si giudicherà. E, per quanto mi riguarda, stai certo che, se le norme non ottenessero l’effetto sperato, non mancherò di farlo presente.
Ti ringrazio molto per l’attenzione e ti saluto cordialmente.






