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Ora urla a reti unificate contro l’Ice, ma con i morti sotto Obama tutti zitti

Ora urla a reti unificate contro l’Ice, ma con i morti sotto Obama tutti zitti
Ansa
Le opposizioni montano la panna per attaccare Giorgia Meloni con la solita accusa di vassallaggio. Ai tempi del loro amato leader dem, però, perirono 56 immigrati in custodia della «squadraccia nazista»: non volò una mosca.

Era il lontano 2016 quando negli Stati Uniti il documento «Fatal Neglect» (oggi difficilmente reperibile sul Web), pubblicato dall’American Civil Liberties Union (Aclu), rivelava che durante l’amministrazione Obama 56 immigrati illegali erano morti mentre erano in custodia dell’Ice: otto decessi soltanto dal 2010 al 2012. Si trattava dello stesso Ice (Immigration and Customs Enforcement) ribattezzato, oggi che governa Donald J. Trump, «squadraccia nazista» dopo l’uccisione di due cittadini americani, Renée Good e Alex Pretti. A dirigere le operazioni, nel 2016, era lo stesso che c’è adesso: Tom Homan, laureato in giustizia penale e uomo di legge talmente gradito all’ex presidente democratico Barack Obama da essere da lui nominato direttore esecutivo per le operazione di enforcement e rimpatrio dell’Ice e poi insignito, nel 2015, della Presidential Rank Award, prestigiosa onorificenza riservata ai funzionari di alto livello, «per il record di rimpatri» (920.000 in un anno, contro i 290.000 effettuati nel 2025 sotto l’amministrazione Trump: e menomale che lo xenofobo era The Donald…).

Trova le differenze: nessuna, in realtà, tranne che l’Ice del 2016 rispondeva al premio Nobel per la Pace Obama - dunque andava tutto bene - mentre l’Ice di oggi risponde al presidente Trump - dunque oggi c’è »allarme democratico». Allarme che in Italia, come sempre, ha scatenato reazioni spropositate e al limite del ridicolo: accendendo una polemica montata sul nulla e ampiamente smentita - il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, ha infatti ribadito che gli agenti dell’Ice non avranno alcuna funzione esterna di ordine pubblico durante le Olimpiadi Milano-Cortina - le opposizioni stanno soffiando sul fuoco chiedendo addirittura che il governo venga a «riferire in aula» sulle vicende di Minneapolis e la «smetta», parole di Riccardo Magi di +Europa, «di scodinzolare dietro a Trump». Vagli a spiegare, a Magi, che è sempre meglio essere amici di un presidente eletto democraticamente come Trump anziché di George Soros, pseudo filantropo non eletto che ha generosamente sovvenzionato la campagna del partito di Magi e di Emma Bonino.

Alle bordate di Magi ha fatto seguito la pletora dei piddini: «È incredibile come il governo di Giorgia Meloni possa permettere alle squadracce Ice di mettere piede in Italia, quando anche il candidato governatore repubblicano in Minnesota (Tim Walz, ndr) non le vuole a casa sua», ha dichiarato il senatore Alessandro Alfieri della segretaria nazionale del Pd. Peccato però che Walz sia un esponente democratico e non repubblicano, coinvolto peraltro in un massiccio scandalo di frodi ai danni del sistema di welfare per 9 miliardi di dollari e oggi felicemente a capo della rivolta contro l’Ice, che ha totalmente oscurato a livello mediatico la sua vicenda giudiziaria, buon per lui.

Roboanti anche le accuse di Nicola Fratoianni (Avs): «Quelle dell’Ice sono squadracce di tagliagole e assassini che nella totale impunità attraversano l’America rastrellando e uccidendo e rapiscono bambini di due anni usati come esche per catturare i genitori». Anche in questo caso, memoria corta: i «kids in cage», bambini in gabbia, è stata un’invenzione introdotta dal «deporter in chief» Barack Obama a luglio del 2014, quando dal Centroamerica cominciarono ad arrivare ai confini del Texas migliaia di migranti con minori al seguito. Obama li fece sistemare in magazzini recintati, ribattezzati presto le «perrere», le cucce dei cani. L’operazione kids in cage fu difesa strenuamente da Obama («Lo facciamo per tenere i bambini al sicuro», dichiarò), e anche dalla vicepresidente Hillary Clinton («I bambini dovrebbero essere rimandati indietro», disse nel 2016, «solo perché un bambino attraversa il confine, non significa che possa restare in America»).

Ma l’epidemia di smemorite acuta dilaga tra le opposizioni: «Gli agenti dell’Ice si stanno macchiando di atti molto criticati e poco meritevoli negli Stati Uniti. Non possono certo venire ad asportare insicurezza qui in Italia», ha osservato il presidente del M5s Giuseppe Conte, mentre la Cgil ha rincarato la dose dichiarando che «l’eventuale presenza dell’Ice in Italia sarebbe uno schiaffo alla democrazia e un affronto istituzionale» perché l’Ice, sotto l’amministrazione Trump, «agisce come una forza repressiva che semina terrore attraverso retate e intimidazioni, colpendo lavoratori, migranti, famiglie e minori, anche nei luoghi di lavoro e nelle scuole». Dov’erano i rappresentanti della Cgil quando Obama teneva i bimbi in gabbia e li rimpatriava in numero decisamente superiore rispetto a quelli che finora è riuscito a mandare a casa, tra mille ostacoli e pretesti politici, Donald Trump?

Non potevano mancare le citazioni antifasciste: «L’unica differenza tra l’Ice e la Gestapo», ha azzardato Angelo Bonelli (Avs), «è che la Gestapo faceva i rastrellamenti a volto scoperto, mentre l’Ice li fa a volto coperto». Non sa (o non ha capito), il povero Bonelli, che nell’ultimo anno le aggressioni contro gli agenti dell’Ice che tentano di far rispettare la legge sono aumentate del 1.347% (275 assalti nel 2025 contro i 19 del 2024, quando presidente era Joe Biden, dati dell’Homeland Security) e gli assalti automobilistici ancora di più: +3.200% ossia 66 «vehicular attacks» contro i due del 2024. Non è tutto: gruppi di hackers hanno preso di mira gli agenti dell’Ice pubblicando online i loro volti, i nomi e cognomi e i profili social. Ed è esattamente questo «dossieraggio» («doxxing») ad aver obbligato gli agenti anti immigrazione illegale a operare con il volto coperto (capito, Bonelli?). Alle pretestuose polemiche dell’opposizione, il governo ha dato più ascolto di quanto dovuto: «L’ordine pubblico in Italia, anche in occasione dei giochi olimpici di Milano-Cortina lo garantiranno esclusivamente i carabinieri, la polizia e la Guardia di Finanza, punto», ha ritenuto opportuno precisare il ministro degli esteri Antonio Tajani, mentre Piantedosi ha dato magnanimamente la sua disponibilità a riferire e parlerà in Aula mercoledì 4 febbraio alle 17.

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