
«Si può e si deve parlare di Gaza nel Giorno della memoria: si può parlare di Iran, Ucraina e tutto ciò che chiama in causa l’umanità, ma non si può usare Gaza contro il Giorno della memoria». Parola della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, durante la cerimonia al Quirinale alla presenza di tutte le alte cariche dello Stato e di 40 ragazzi di ritorno da Auschwitz.
«Non può succedere», ha aggiunto, «che diventi occasione di vendetta contro le vittime di allora». Parole inascoltate dai pro Pal, che ieri hanno organizzato diversi eventi anche per Gaza in diversi Comuni, ostacolando le cerimonie istituzionali e non rispettando i divieti, come accaduto a Bologna.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel sottolineare «l’importante e irrinunciabile giorno di commemorazione, la cui intensità è sempre massima senza che possa essere scalfita dal tempo», ha rinnovato la riconoscenza dello Stato alla Segre «per la sua preziosa testimonianza degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto dell’odio, della vendetta, della violenza. Cara senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità: come lo sono le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati. Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente».
Il premier, Giorgia Meloni, ha sottolineato la pagina buia dell’antisemitismo, «purtroppo ancora non sconfitto definitivamente, un morbo che tona a diffondersi, con forme nuove e virulente». Meloni ha ribadito: «In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938».
A Bologna, malgrado l’appello del sindaco, Matteo Lepore, i manifestanti pro Palestina si sono radunati in piazza del Nettuno mentre si svolgeva la cerimonia per la memoria, impedendo ai rappresentanti della Comunità ebraica di deporre le corone di fiori. Alcuni attivisti sono stati allontanati dai poliziotti antisommossa. Anche la presidente dell’Anpi bolognese, Anna Cocchi, era arrivata in piazza per la cerimonia ma ha poi deciso di passare con i pro Pal. «Sono qui e sto da questa parte. Prima si sono creati due schieramenti, uno con la polizia e uno che invece dice: riconosciamo i diritti della popolazione di Gaza. Io sto da questa parte». A Napoli, invece, la Comunità ebraica ha disertato per la prima volta le celebrazioni organizzate per ricordare le vittime dell’Olocausto perché, ha spiegato la presidente Lydia Schapirer, «senza vicinanza e dialogo», il Comune ha approvato nei mesi scorsi una mozione che riconosce la Palestina e interrompe i rapporti con enti e istituzioni legati al governo israeliano.
Mentre al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che aveva detto che nella fiction andata in onda ieri sera Morbo K, sul rastrellamento degli ebrei di Roma, «non si vedono i fascisti, ci sono solo i nazisti. I fascisti hanno collaborato attivamente alla decisione criminale di Hitler di sterminare completamente tutti gli ebrei», ha risposto la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati. «Sorpresa e amareggiata per le mistificazioni e le polemiche. Nelle sceneggiature e nei filmati del racconto televisivo, liberamente ispirato alle gesta di tre medici dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma durante il tragico ottobre 1943, la presenza, la complicità e la connivenza dell’allora polizia fascista, non solo non è stata omessa, ma è narrata con precisa attenzione, in un prodotto realizzato in stretta collaborazione con la Comunità ebraica».






