«Prezzi gonfiati per gli acquisti dei servizi segreti». Terremoto sull’ex 007

Due nuove inchieste toccano la cybersecurity e attraversano i rapporti tra società private e apparati dello Stato. I decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma ed eseguiti dai carabinieri del Ros riguardano undici persone. Da una parte la cosiddetta Squadra Fiore, dall’altra «i neri» di Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis e dell’Aisi, ora presidente esecutivo «autosospeso» di Cerved (società che si occupa di informazioni economiche e creditizie sulle imprese e che non è coinvolta nel procedimento).
Gola profonda
A intrecciare le due indagini è il «pentito» della Equalize Samuele Calamucci. Sono state le sue dichiarazioni a dare impulso a entrambe le inchieste. Nel primo filone i pm descrivono un gruppo «che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette», utilizzando strumenti «analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine». Con tanto di operazioni di bonifica negli uffici della Banca popolare di Bari (per mesi al centro di indagini della Procura del capoluogo pugliese). Il link con l’istituto dovrebbe essere Rosario Bonomo, ex finanziere ed ex agente segreto, passato a occuparsi di sicurezza privata alle dipendenze dell’imprenditore Lorenzo Sbraccia, indagato nell’inchiesta Equalize e in istretti rapporti con i vecchi manager della Popolare. Sotto inchiesta è anche l’ex capo struttura dell’Aisi Luigi Ciro De Lisi, ex generale della Guardia di finanza ed capo di Bonomo nei servizi (quest’ultimo era l’autista dell’alto ufficiale).
Spunta anche una società di copertura, la Galima Srls, nella quale compare anche Giuliano Tavaroli (indagato e perquisito pure lui), ex capo della Sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia e già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi. In questo filone compare pure un investigatore privato proveniente dal Sisde, ex Aisi, Francesco Rossi. È l’uomo che emette le fatture e che mantiene i rapporti con i clienti. Perché l’attività del gruppo più che concentrarsi su spionaggio e dossieraggi sembra interessata a ottenere remunerativi ritorni economici. Qui entra in scena Del Deo.
La prima parte del decreto di perquisizione che lo riguarda è suggestiva: secondo i pm, quando era dirigente del reparto economico-finanziario dell’Aisi si sarebbe «avvalso di una squadra di collaboratori denominati convenzionalmente “i neri”» per attività clandestine, utilizzando «per fini non istituzionali gli schedari informativi» dell’intelligence. Ma l’interesse degli inquirenti pare orientarsi su «un ammanco di denaro dai fondi dell’Agenzia». Che costa a Del Deo un’accusa di peculato da 5 milioni di euro. Una testimone, M. M., addetta alla segreteria di un reparto dei Servizi di sicurezza, lo stesso in cui operava Del Deo, ha raccontato che «fosse notorio, in ambiente dei servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi» e «ampio potere di disposizione di risorse pubbliche» e che si parlasse di «ammanchi di denaro». Per poi aggiungere: «Ho pensato, come altri, che Del Deo portasse i soldi all’estero».
Prepensionamento
Quelle «voci» probabilmente erano arrivate in alto, visto che, all’improvviso, Del Deo è stato prepensionato con un decreto ad hoc, nonostante tra i suoi estimatori ci fosse il ministro Guido Crosetto, mentre molto critico sul suo operato sarebbe stato Alfredo Mantovano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti.
Nei mesi scorsi le cronache avevano già raccontato come Del Deo fosse stato coinvolto nel caso dell’auto dell’ex compagno della premier Andrea Giambruno, che, secondo le prime indagini, sarebbe stata presa di mira da alcune barbe finte poi trasferite (una versione mai confermata in modo ufficiale), e in quello delle intercettazioni (eseguite dai Servizi) al capo di gabinetto della presidenza del Consiglio Gaetano Caputi. Stando all’accusa, Del Deo avrebbe «pilotato» milioni di euro pubblici verso una società, la Sind, specializzata nei software di riconoscimento facciale, e gestita dall’imprenditore indagato Enrico Fincati, consigliere d’amministrazione della società. Un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito. In un colloquio carpito nel gennaio del 2025 dagli inquirenti si fa riferimento a «un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni, che si sarebbe verificato nell’epoca in cui Del Deo era in Aisi e la cui sparizione sarebbe a lui riferibile».
E, così, dopo la prima indagine per corruzione in Sogei, che si è conclusa con una condanna patteggiata a tre anni ciascuno dall’imprenditore Massimo Rossi e dall’ex dirigente di Sogei Paolino Iorio, colto in flagranza mentre intascava una mazzetta da 15 mila di euro, e un ulteriore sviluppo sugli appalti della Difesa e di Telecom e successivamente di Terna e delle Ferrovie, il cuore della nuova inchiesta è il contratto «Nexus». Una piattaforma per la gestione e l’analisi di dati venduta alla presidenza del Consiglio per circa 10 milioni. Secondo i pm, però, il valore reale sarebbe molto più basso. Nelle carte si legge che le fatture (una da oltre 5,5 milioni e una da oltre 4,6) riguarderebbero «forniture mai rese per il valore nominale dichiarato». È qui che scatta l’accusa di peculato: appropriazione di risorse pubbliche attraverso sovrafatturazione.
Altro personaggio chiave dell’indagine è il presidente del Cda di Sind, Carmine Saladino, proprietario, come hanno ricostruito alcuni media, dell’abitazione in cui vive Crosetto. Saladino è anche collegato al contenitore societario attraverso cui passa la valutazione economica del software Nexus, ovvero la Maticmind: è stato il presidente del Cda fino al marzo 2025. L’accusa nei suoi confronti è doppia. Da una parte il concorso nel meccanismo Nexus, dall’altra una ipotesi di truffa aggravata legata all’operazione di cessione di Maticmind. Secondo i pm, Saladino avrebbe gonfiato i conti del 2023 «per oltre 40 milioni di euro», incassando così «circa 8 milioni non dovuti». Il danno viene collegato dagli investigatori dritto a un soggetto pubblico: Cassa depositi e prestiti. È dentro questa cornice che si muove l’operazione di acquisizione avviata da Mozart HoldCo, partecipata anche da Cdp Equity, cioè Cassa depositi e prestiti. Un passaggio finanziario costruito con una clausola precisa, «l’earn out»: una parte del prezzo sarebbe stata legata ai risultati futuri, «all’Ebitda (indicatore finanziario che misura la redditività operativa di un’azienda, ndr)».
È qui che, secondo l’accusa, il meccanismo si piega. Con «artifici e raggiri». Nel bilancio 2023 sarebbero stati inseriti «valori fittizi di fatturato» per gonfiare i conti. L’effetto è diretto: un Ebitda aumentato artificialmente per oltre 40 milioni. Un numero che cambia tutto. Perché su quel numero si calcola il prezzo finale della cessione. Il punto dei magistrati è netto: quei dati avrebbero «indotto in errore» Cdp nella determinazione del valore dell’operazione. Le testimonianze di F. R. e G. B., strette collaboratrici di Del Deo, poi, avrebbero confermato che «il medesimo aveva un grande potere nello svolgimento della sua attività, anche negoziando con i fornitori le condizioni economiche di alcuni rapporti stabiliti dall’agenzia».
Il sistema Nexus
Ma anche che «a seguito del pensionamento anticipato di Del Deo, l’agenzia aveva dismesso il sistema Nexus, la cui fornitura era stata negoziata dal funzionario». Nel luglio 2024 la presidenza del Consiglio recede dal contratto Nexus: la prestazione, per come era stata eseguita, non convince. Si apre una frattura dentro la società. Tra i soci. FraFin da una parte e Maticmind dall’altra. Per i soldi che non arrivano. Le riserve accantonate come utili 2022 non vengono distribuite. Il motivo è uno: il mancato incasso di una delle due fatture legate al contratto con il «cliente principale pubblico».
È stato Lorenzo Forina, attuale amministratore delegato di Maticmind, a spiegare al pm che la presidenza del Consiglio era anche l’unico cliente. Maticmind sceglie quindi un’altra strada: far valutare il prodotto con una perizia per capire quanto valga davvero. Il valore reale del software sarebbe «notevolmente inferiore» rispetto a quello indicato in fattura. Inferiore, quindi, anche rispetto al prezzo pagato dalla pubblica amministrazione. Nexus, nelle conversazioni, perde il profilo di grande piattaforma strategica e assume contorni diversi. Molto più modesti. Viene definito «una sorta di software universitario opensource». Ma venduto per circa 10 milioni di euro. Uno scarto che trasforma il contratto in un contenzioso.
Lo stesso Forina ha poi svelato che Enrico Fincati e Nicola Franzoso, consiglieri del Cda della Sind, «gli avevano fatto capire che il mandante della commessa fosse Del Deo». È a questo punto che compare il nome di Saladino, patron della Sind. Sarebbe stato lui a parlargli di «frequentazioni tra Fincati e Franzoso e Del Deo in un agriturismo in Umbria»: il Relais degli ulivi. Che è risultato di proprietà dei due tramite la società agricola Residenza degli ulivi. Il nome dell’agriturismo compare nel decreto di perquisizione tra le parole che i pm chiedono ai carabinieri di cercare negli apparati informatici sequestrati. Una sequenza che comprende, oltre ai nomi degli indagati e delle società coinvolte, una sfilza di soprannomi («cinghiale», «befana», «sciamannata», «naufrago», «legno», «legnetto») e anche le parole «presidenza del Consiglio», «Montecarlo» e «Vaticano». Quest’ultima in particolare, perché in una conversazione intercettata si parla dei «neri di Del Deo» che avrebbero fatto «casini dal Vaticano».






