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2026-04-21
Liti e rimpastino: il centrodestra si gioca tutto
Federico Freni (Imagoeconomica)
Partiamo dalla presidenza della Consob, l’autorità di controllo della Borsa, il bocconcino più prelibato tra le nomine da effettuare urgentemente. Il mandato di Paolo Savona si è concluso lo scorso 8 marzo, ed è il momento di procedere alla scelta del successore. La designazione avviene tramite decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio. Il mandato dura sette anni e non può essere rinnovato. Da settimane, se non da mesi, il nome più quotato, a proposito di borsa, è quello del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni. La partita è politica, ed ecco che il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, si è messo di traverso: a quanto risulta alla Verità, preferirebbe una promozione a presidente di uno degli attuali commissari della Consob, Federico Cornelli. Se non si scioglie questo rebus (magari attraverso il classico nome di superamento) non si può procedere all’incastro dei tasselli mancanti.
Se Freni la spunterà, lascerà la poltrona di sottosegretario al Mef, e quindi dovrà a sua volta essere sostituito: circola l’ipotesi del collega di partito Claudio Durigon, che è già sottosegretario, ma al lavoro: il posto andrebbe comunque a un esponente del Carroccio. Se Freni resterà invece al Mef, questo problema non si porrà. Ci sono poi altri posticini di sottogoverno da assegnare: Paolo Barelli, defenestrato dalla carica di capogruppo di Forza Italia alla Camera per far spazio a Enrico Costa, non potrà certo accontentarsi di restare deputato, oltre che presidente della Federazione italiana nuoto, ruolo che ricopre da appena 26 anni. Consuocero di Tajani, Barelli è destinato a diventare sottosegretario ai rapporti col Parlamento. C’è poi da riempire la casella di sottosegretario alla Cultura lasciata libera da Gianmarco Mazzi, promosso ministro del Turismo dopo l’addio di Daniela Santanchè. L’orientamento di Fdi sarebbe quello di non nominare nessuno, per non scatenare malumori e invidie. Verrà invece sostituito Andrea Delmastro, che si è dimesso per le note vicende della bisteccheria: Fdi avrebbe individuato il profilo perfetto per sostituirlo in Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito, ma la diretta interessata, caso più unico che raro, preferirebbe, a quanto ci risulta, continuare nel suo lavoro sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza.
Attenzione però alle amministrative: nel 2027 andranno al voto città molto importanti, come Napoli, Roma e Milano. A Roma per il centrosinistra si ricandida Roberto Gualtieri; sul fronte centrodestra, a quanto apprende la Verità, oltre alla proposta della Lega, che ha messo in campo l’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, nulla si muove (e i militanti sono preoccupati). A Milano, per il dopo Beppe Sala, è in pole position il leader nazionale di Noi Moderati Maurizio Lupi. A Napoli, la coalizione di governo ha raggiunto una prima intesa: il candidato a sindaco sarà espresso da Forza Italia, ma la lotta contro l’uscente Gaetano Manfredi è durissima, soprattutto considerando lo stato confusionale che regna in Fdi all’ombra del Vesuvio, come dimostra la gestione delle amministrative del mese prossimo in grossi centri dell’hinterland: si teme (prevede) un altro tracollo, dopo la scoppola terrificante al referendum, che ha visto la provincia di Napoli raggiungere il record dei No, al 71,5%.
Ma c’è una regione, in particolare, dove il centrodestra rischia di pagare a carissimo prezzo le divisioni interne, ovvero la Sicilia. Le regionali sono in programma nel 2027, ma c’è chi prevede urne anticipate il prossimo ottobre. La ricandidatura di Renato Schifani, presidente di Forza Italia, non è certa: a quanto ci risulta deve guardarsi le spalle da Giorgio Mulè, uno dei volti del rinnovamento del partito. In Fdi, poi, le lotte interne sono particolarmente insidiose: il partito regionale è commissariato, guidato dal deputato romano Luca Sbardella. Manlio Messina, ex uomo forte di Fdi in Sicilia, lo scorso luglio ha lasciato il partito, del quale era vicecapogruppo alla Camera (ci segnalano un corteggiamento politico nei suoi confronti da parte di Roberto Vannacci). Con le indagini che si susseguono a carico di esponenti di Fratelli d’Italia, c’è chi sussurra che il partito potrebbe decidere di far cadere Schifani e andare alle elezioni anticipate il prossimo ottobre, evitando uno stillicidio mediatico-giudiziario. Qui il centrodestra ha rotto anche con Cateno De Luca, vulcanico leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, segnalato dai sondaggi intorno al 10% e determinante per la vittoria di uno dei due schieramenti.
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Forza Italia continua a non sbloccare la nomina del leghista Federico Freni in Consob. Al suo posto vuole la promozione interna di Federico Cornelli. La partita tocca pure i vari incarichi di sottogoverno. E per la coalizione restano i nodi grandi città (Milano, Roma e Napoli) e Sicilia.Più che un giro di valzer è un giretto, ma il puzzle di poltrone da riempire per il centrodestra, tra Consob, incarichi di sottogoverno e candidature alle amministrative, rischia di aggiungere altra carne alla brace delle polemiche tra alleati. Siamo ormai in piena campagna elettorale per le politiche del 2027, e il risultato del referendum sembra non aver ancora convinto i leader della coalizione di governo a mettere da parte egoismi e tatticismi per impegnare ogni energia al rilancio dell’azione dell’esecutivo. Partiamo dalla presidenza della Consob, l’autorità di controllo della Borsa, il bocconcino più prelibato tra le nomine da effettuare urgentemente. Il mandato di Paolo Savona si è concluso lo scorso 8 marzo, ed è il momento di procedere alla scelta del successore. La designazione avviene tramite decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio. Il mandato dura sette anni e non può essere rinnovato. Da settimane, se non da mesi, il nome più quotato, a proposito di borsa, è quello del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni. La partita è politica, ed ecco che il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, si è messo di traverso: a quanto risulta alla Verità, preferirebbe una promozione a presidente di uno degli attuali commissari della Consob, Federico Cornelli. Se non si scioglie questo rebus (magari attraverso il classico nome di superamento) non si può procedere all’incastro dei tasselli mancanti.Se Freni la spunterà, lascerà la poltrona di sottosegretario al Mef, e quindi dovrà a sua volta essere sostituito: circola l’ipotesi del collega di partito Claudio Durigon, che è già sottosegretario, ma al lavoro: il posto andrebbe comunque a un esponente del Carroccio. Se Freni resterà invece al Mef, questo problema non si porrà. Ci sono poi altri posticini di sottogoverno da assegnare: Paolo Barelli, defenestrato dalla carica di capogruppo di Forza Italia alla Camera per far spazio a Enrico Costa, non potrà certo accontentarsi di restare deputato, oltre che presidente della Federazione italiana nuoto, ruolo che ricopre da appena 26 anni. Consuocero di Tajani, Barelli è destinato a diventare sottosegretario ai rapporti col Parlamento. C’è poi da riempire la casella di sottosegretario alla Cultura lasciata libera da Gianmarco Mazzi, promosso ministro del Turismo dopo l’addio di Daniela Santanchè. L’orientamento di Fdi sarebbe quello di non nominare nessuno, per non scatenare malumori e invidie. Verrà invece sostituito Andrea Delmastro, che si è dimesso per le note vicende della bisteccheria: Fdi avrebbe individuato il profilo perfetto per sostituirlo in Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito, ma la diretta interessata, caso più unico che raro, preferirebbe, a quanto ci risulta, continuare nel suo lavoro sul fronte dell’immigrazione e della sicurezza. Attenzione però alle amministrative: nel 2027 andranno al voto città molto importanti, come Napoli, Roma e Milano. A Roma per il centrosinistra si ricandida Roberto Gualtieri; sul fronte centrodestra, a quanto apprende la Verità, oltre alla proposta della Lega, che ha messo in campo l’ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, nulla si muove (e i militanti sono preoccupati). A Milano, per il dopo Beppe Sala, è in pole position il leader nazionale di Noi Moderati Maurizio Lupi. A Napoli, la coalizione di governo ha raggiunto una prima intesa: il candidato a sindaco sarà espresso da Forza Italia, ma la lotta contro l’uscente Gaetano Manfredi è durissima, soprattutto considerando lo stato confusionale che regna in Fdi all’ombra del Vesuvio, come dimostra la gestione delle amministrative del mese prossimo in grossi centri dell’hinterland: si teme (prevede) un altro tracollo, dopo la scoppola terrificante al referendum, che ha visto la provincia di Napoli raggiungere il record dei No, al 71,5%. Ma c’è una regione, in particolare, dove il centrodestra rischia di pagare a carissimo prezzo le divisioni interne, ovvero la Sicilia. Le regionali sono in programma nel 2027, ma c’è chi prevede urne anticipate il prossimo ottobre. La ricandidatura di Renato Schifani, presidente di Forza Italia, non è certa: a quanto ci risulta deve guardarsi le spalle da Giorgio Mulè, uno dei volti del rinnovamento del partito. In Fdi, poi, le lotte interne sono particolarmente insidiose: il partito regionale è commissariato, guidato dal deputato romano Luca Sbardella. Manlio Messina, ex uomo forte di Fdi in Sicilia, lo scorso luglio ha lasciato il partito, del quale era vicecapogruppo alla Camera (ci segnalano un corteggiamento politico nei suoi confronti da parte di Roberto Vannacci). Con le indagini che si susseguono a carico di esponenti di Fratelli d’Italia, c’è chi sussurra che il partito potrebbe decidere di far cadere Schifani e andare alle elezioni anticipate il prossimo ottobre, evitando uno stillicidio mediatico-giudiziario. Qui il centrodestra ha rotto anche con Cateno De Luca, vulcanico leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, segnalato dai sondaggi intorno al 10% e determinante per la vittoria di uno dei due schieramenti.
Ansa
La vittima, dopo una lite avvenuta circa mezz’ora prima, è stata colpita con coltelli o cocci di bottiglia almeno una trentina di volte. Lo si legge nel decreto di fermo emesso nei confronti di uno degli indagati, un giovane peruviano, dal pm Elio Ramondini che coordina le indagini sul delitto. Il decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura riguarda anche un secondo indagato, un ventunenne argentino, che al momento risulta irreperibile. Sono in corso le ricerche della polizia per rintracciarlo. Dalle prime informazioni la persona ricercata si troverebbe all’estero. Complessivamente gli indagati identificati sono 8, tutti residenti a Milano o in comuni limitrofi, mentre per le altre 9 persone gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la loro identità. Oltre al fermo sono state effettuate anche 7 perquisizioni. Complessivamente gli indagati identificati sono 8, tutti residenti a Milano o in comuni limitrofi, mentre per le altre 9 persone gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la loro identità. Oltre al fermo sono state effettuate anche 7 perquisizioni.
Tra gli indagati c’è anche un giovare trapper, che è stato riconosciuto da alcuni testimoni che si trovavano alla stazione Milano Certosa la sera dell’omicidio. Si tratta di Oma Jair Rey Cordova, 20 anni, popolare sui social come Reyomar su Tiktok e Yo-Rey su Instagram oppure come Reystreetbandana con oltre 10.000 follower. Il ragazzo, raccontano i video delle telecamere, è stato ripreso oltre che notato da persone che hanno assistito in parte all’aggressione.
Dopo un diverbio con la vittima, suo fratello e un amico avvenuto alle 21.50 nel sottopasso e fuori dalla stazione, i 17 complici, che si definivano appartenenti ai Latin King, nome che evoca le gang sudamericane che controllano interi pezzi delle periferie degradate delle metropoli americane, avrebbero messo in atto una «azione preordinata dell’intero gruppo», muovendosi «in modo unitario e compatto».
Secondo la ricostruzione della Procura, che come detto contesta la premeditazione, il gruppo degli aggressori, dopo aver rincorso la vittima, il fratello e un amico «urlando in lingua spagnola “fermatevi, figli di puttana, stronzi”», ha iniziato a lanciare «sassi, bottiglie e coltelli» facendo cadere a terra il ventiduenne, sul quale si sono accaniti «accoltellandolo circa una trentina di volte». Successivamente il giovane ucciso sarebbe stato trascinato e scaraventato «nell’intercapedine esistente tra la sponda dei binari ferroviari e la parete di cinta della stazione ferroviaria».
Lo scenario ricostruito dagli inquirenti si basa il larga misura sulla testimonianza del fratello della vittima il quale dal «suo nascondiglio, attratto dalle urla del fratello aggredito, vedeva a pochi metri di distanza che il gruppo aveva raggiunto» Gianluca «facendolo cadere in avanti e circondandolo, colpendolo con pietre, coltelli e cocci di bottiglie, e dopo che si era girato dalla posizione prona a quella supina, attingendolo ulteriormente con fendenti al tronco ed agli arti superiori e inferiori e, alla fine dell’aggressione, trascinandolo per alcuni metri per buttarlo all’interno di una stretta e profonda intercapedine».
Inquirenti e investigatori stanno cercando di far luce sui motivi che hanno scatenato la furia omicida. Il dato da cui partono è il fatto che durante il diverbio tra due gruppi, gli aggressori, come detto, si sarebbero accreditati come componenti dei Latin King. Sulla loro appartenenza alla pandillas sono in corso approfondimenti.
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Getty Images
Il punto è che da anni, sistematicamente, si cerca di mettere in croce quello che Pascal Bruckner ha definito «il colpevole quasi perfetto», ovvero l’uomo bianco. Apprendiamo dai giornali inglesi che la polizia dell’Hampshire e dell’Isola di Wight - cioè quella di cui fanno parte gli agenti che hanno fermando Nowak - ha costretto il personale a seguire corsi di formazione sulla cosiddetta «diversità». Il programma obbligatorio dedicato a «uguaglianza e inclusione» è costato complessivamente 861.737 sterline in tre anni. Vi hanno partecipato 6.250 membri del corpo di polizia dell’Hampshire, che sono stati allenati a a riconoscere il razzismo, a combattere i pregiudizi (compresi quelli «inconsci») e a riconoscere i «privilegi» in base alla nota «teoria critica della razza». Questo è esattamente il problema: le idee infettive sulla colpevolezza occidentale, sul «razzismo sistemico» e il «privilegio bianco» vengono alimentate da decenni e negli ultimi anni hanno raggiunto un livello micidiale di diffusione. All’inizio erano presenti soltanto nelle università, poi ne sono strisciate fuori e hanno invaso i media, l’industria dell’intrattenimento, i social network, le strutture pubbliche. E si potrebbe pensare che queste storture siano soltanto statunitensi e anglosassoni, ma non è esattamente così. È certamente vero che in Italia il fenomeno woke non ha attecchito come altrove. Ma comunque è arrivato e si è saldato con la già nota e antica pretesa di superiorità morale e antropologica della sinistra, oltre che all’atavica ossessione per il «fascismo eterno». In più, negli ambienti accademici e a livello mediatico, anche le temibili teorie critiche della razza si manifestano da un po’ e contagiano anche il discorso progressista dominante sui social network.
Un piccolo ma efficace esempio lo offre in questi giorni la prestigiosa Fondazione Feltrinelli, tempietto della cultura progressista, tramite la newsletter Pubblico, una rivista online che ospita interventi di intellettuali anche molto noti. L’ultimo numero è dedicato proprio al razzismo e l’editoriale sul tema è affidato a Djarah Kan, scrittrice italo-ghanese, nata in Italia e cresciuta a Castel Volturno (terra nota per le tensioni feroci anche a sfondo etnico). Ebbene, la tesi dell’autrice in questione è che «siamo ancora razzisti». Lo siamo noi italiani, e lo dimostra il fatto che a Taranto è stato ucciso da un gruppo di adolescenti italiani l’operaio agricolo straniero Bakary Sako. Chiaro: in questo caso non valgono le spiegazioni sociologiche sul disagio, l’adolescenza problematica e il malessere sociale. Qui è chiaramente razzismo, perché appunto gli aggressori sono bianchi. E va bene. Il problema vero sorge quando la Kan si mette a parlare di Salim El Koudry, lo stragista di Modena. «L’aggressore è italiano ma le sue origini contano - forse - più delle sue azioni scellerate», spiega la scrittrice. «L’idea che uno “straniero” commetta crimini esiste già a monte. Ha solo bisogno di scendere a valle, tra la rabbia della gente che vede nella presenza degli stranieri la principale minaccia alla sicurezza pubblica». La responsabilità dell’omicidio di Taranto di chi è? Forse di un gruppo di giovani criminali razzisti? No, di tutta la destra, di tutti gli italiani. Quell’atto omicida deriva «da anni di dichiarazioni pubbliche in cui si è parlato liberamente di bombardare i barconi, di affondarli con il loro carico umano ancora a bordo, di disfarsi di persone ridotte allo stato di “risorse”, di sostituzione etnica e invasioni. [...] Quelle parole, in qualche modo, hanno contribuito a creare un clima. E che quel clima ha lasciato tracce ben oltre i confini del dibattito politico». A parte che a definire gli immigrati risorse non è certo stata la destra, è curioso notare come la responsabilità di un omicidio venga attribuita al contesto soltanto se serve a dimostrare la crudeltà degli italiani bianchi. Sul caso di Modena, ovviamente, il contesto non si può richiamare. Il problema è uno e uno soltanto: la pelle bianca. «Il razzismo, a oggi, è uno dei più efficaci strumenti di controllo dell’opinione pubblica», dice Kan. «Chi lo interiorizza si sente sveglio, lucido, emancipato. Non percepisce di stare obbedendo a una narrazione costruita da altri. Percepisce di stare seguendo il proprio istinto, il proprio buon senso, la propria lettura onesta di una realtà scevra da buonismi e ipocrisie. La bianchezza è il contenitore dentro cui tutto questo prende forma: l’identità che giustifica la paura, che trasforma il pregiudizio in appartenenza, che fa sentire chi odia come se stesse difendendo qualcosa, lavora dentro le viscere di chi ha sempre considerato la propria bianchezza come un fatto dato, naturale, e non politico».
Ed eccoci finalmente al nodo centrale: la bianchezza. Causa di ogni male, ricettacolo di ogni orrore. Gli stranieri che commettono omicidi, stupri e reati non contano: anzi anche loro sono vittime in qualche modo del razzismo sistemico. Si comincia così, dalla critica della bianchezza. E si finisce a lasciare morire un ragazzo bianco che sputa sangue proprio perché, in quanto bianco, è da considerarsi esponente del male assoluto.
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Ingredienti – 450 gr di ciliegie denocciolate (considerate circa 6 etti), 110 grammi di farina 00, 75 gr di fecola di patate, 90 gr di burro fuso, 1 bacca di vaniglia, 1 arancia non trattata, 170 gr di zucchero semolato, 3 uova di generose dimensioni, mezza bustina di lievito per dolci, un cucchiaino di sale.
Procedimento – Per prima cosa lavate e poi dividete a metà le ciliegie una ad una privandole del nocciolo. Qui ci vuole un po’ di pazienza! Ora nella planetaria o se volete in una ciotola molto capiente sbattete a bianco le uova con lo zucchero di cui terrete da parte un paio di cucchiai. Setacciate le polveri (farina, fecola, lievito) e miscelatele. Quando le uova sono ben montate aggiungete le polveri, la bacca di vaniglia che avrete diviso per la lunghezza estraendone polpa e semi che sono quelli che danno l’aroma e vanno aggiunti all’impasto, e alla fine fate cadere sempre girando nell’impasto a filo il burro fuso. Ora in una tortiera a cerniera mettete sul fondo facendolo risalire sui bordi un disco di carta forno. Polverizzate di zucchero. Sistemate con la calotta rivolta verso il basso le ciliegie sul fondo della tortiera in modo da ricoprirlo come fosse un mosaico. Il resto delle ciliegie versatelo nell’impasto, amalgamate bene aggiungendo la buccia dell’arancia grattugiata. Ora fate cadere delicatamente l’impasto nella tortiera e passate in forno pre-riscaldato a circa 190 gradi per 40/45 minuti. Sfornate e rigirate la torna in modo che si vedano le ciliegie he avevamo messo sul fondo. Se volete il massimo della golosità servite la torta che farete intiepidire con una pallina di gelato alla vaniglia.
Come far divertire i bambini – Fate sistemare a loro le ciliegie sul fondo della tortiera, se sono grandicelli dite loro di aiutarvi a denocciolare i frutti.
Abbinamento – Per competenza geografica visto che la Puglia e l’Emilia-Romagna hanno ciliegie favolose abbiamo scelto il raro Moscato di Trani o l’Albana passita.
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