Serra ha trovato la via della pace: basta far scomparire tutti i maschi

Al netto della falsità secondo cui l’Unione europea ci ha regalato ottanta anni di pace, è tutto vero, tutto sottoscrivibile. Quanti invitano a versare sangue in nome di non ben precisati valori europei e spingono al conflitto senza quartiere contro le nuove e sempre diverse incarnazioni del nazismo farebbero bene a dare il buon esempio e a scendere in campo per primi, e in prima linea, cosa che con tutta evidenza sì guardano bene dal fare.
Siamo dunque solidali con Serra, empatizziamo con il suo sdegno. Ed egli, purtroppo per lui, dovrà accontentarsi del nostro appoggio, perché a ben vedere i più grandi fan del conflitto, soprattutto in Ucraina, sono proprio quelli che appartengono alla sua area politica. Politici, giornalisti, analisti e commentatori che da anni smaniano per il crepitio dei mitragliatori e si eccitano al fischio delle bombe. Sono gli stessi che hanno trattato e trattano ogni invito alla pace come intelligenza col nemico, ogni appello a fare ricorso alla diplomazia come un favore a Putin.
Serra tuttavia questo aspetto della questione tende a dimenticarlo. Forse perché fu proprio lui, mesi fa, a convocare una manifestazione «pro Europa» a cui si aggregarono sostenitori del riarmo di ogni ordine e grado e fior di progressisti bellicosi. In compenso, il bravo editorialista si rifugia in un vecchio cliché. La guerra, dice, la fanno soprattutto gli uomini, dunque se esiste è in gran parte colpa nostra, di noi maschi. Badate bene: non dei maschi liberali, progressisti e bellicisti, dei volenterosi britannici e d’ogni altra provenienza. No: di tutti i maschi, dei maschi in quanto tali.
«Di questo “scontro frontale di una virilità guerriera” che travolge nel suo farsi non solamente il presente, ma cancella ogni altra ipotesi differente di convivenza e perfino di conflitto», spiega Serra, «ha molto scritto Lea Melandri, e alla cultura femminista non sono certo serviti giri di parole o forzature ideologiche per inquadrare l’evidenza: la guerra è una pratica arcaica ed è una pratica maschile. Doppia circostanza che fa riflettere, inevitabilmente, sulla giustapposizione dei due concetti, arcaico e maschile, e giustifica e sollecita ogni possibile ragionamento su come e quanto muterebbero, le sorti dell’umanità, alla luce di una più forte presenza e influenza della cultura femminile nella società, nei luoghi di pensiero e nelle stanze del potere».
Certo, se le donne avessero più spazio si battaglierebbe di meno, come no. Se, per esempio, a gestire negli anni passati il pantano ucraino fossero state donne come Hillary Clinton e Victoria Nuland, di sicuro oggi non si combatterebbe. Se a capo dell’Unione europea ci fossero donne come Ursula Von der Leyen o Kaya Kallas, o perfino Pina Picierno, la tregua l’avremmo già ottenuta da un pezzo. I maschi vogliono la guerra, le donne fanno la pace. Ora tutto si spiega: la parte maschile di Serra organizza manifestazioni pro riarmo, la parte femminile compensa scrivendo articoli pacifisti.






