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2026-05-23
Il nuovo sindaco musulmano della seconda città inglese si porta l’imam in Consiglio
Zaker Choudry (Ansa)
È proprio quello che è successo a Birmingham, la seconda città più popolosa del Regno Unito dopo Londra: l’altro giorno, al giuramento del nuovo Lord mayor di origini pakistane, Zaker Choudry, il City council è stato allietato dal canto di un celebrante musulmano, con barbone nero e turbante. A completare il quadro della sottomissione, il discorso del primo cittadino, pronunciato in un inglese da gran bazar di Islamabad.
È la nuova normalità ai tempi dell’invasione. E infatti nessuno ha fatto un plissé, anche perché, nell’assemblea, siedono parecchi consiglieri di origine straniera. Tanto che un gruppo di 13 indipendenti di religione islamica potrebbe diventare politicamente determinante: ha offerto il suo appoggio alla coalizione di verdi e libdem per tentare di costituire una maggioranza, in seno a un Consiglio che le elezioni del 7 maggio scorso hanno terremotato. Guarda caso, nella metropoli in cui i bianchi sono diventati una minoranza (48% della popolazione) e i cristiani sono in ritirata (sono ancora il 34%, ma l’islam ha raggiunto quota 30%), il partito sovranista di Nigel Farage, Reform, è passato da zero a 23 seggi. Al contrario, i laburisti ne hanno persi 34, in parte in favore degli ecologisti, che da tempo strizzano l’occhio agli elettori musulmani e che hanno guadagnato 17 posti. Gli indipendenti maomettani, per allearsi con i progressisti, hanno dovuto giurare che non si opporranno alle politiche Lgbt del Comune. Se non altro, a Birmingham hanno chiare le priorità…
La Gran Bretagna è in una fase politica turbolenta. Le recenti amministrative sembrano aver assestato il colpo di grazia al gabinetto di Keir Starmer, il quale, nonostante la clamorosa batosta in Galles e la sfilza di risultati deludenti del suo partito, non vuole mollare il numero 10 di Downing street. A insidiare la sua leadership ci sono l’ex ministro della Salute, Wes Streeting, e Andy Burnham, sindaco della Grande Manchester, che ieri ha lanciato la sua campagna per rientrare in Parlamento, nel seggio di Makerfield, una storica roccaforte rossa, alle suppletive del 18 giugno. Ma il vero convitato di pietra, in caso di elezioni anticipate (la scadenza naturale della legislatura è fissata al 2029), è appunto Farage: se si votasse oggi, stando agli ultimissimi sondaggi Deltapoll, Reform otterrebbe 304 seggi a Westminster. Sarebbe letteralmente a un passo dalla maggioranza assoluta di 326, che supererebbe agevolmente grazie ai 54 scranni che le rilevazioni attribuiscono ai Tories. L’immigrazione, insieme ai trucchetti con cui la sinistra sta provando ad aggirare la Brexit, è di sicuro uno degli argomenti che trascinano la crescita dei populisti.
L’ultimo fattaccio ad aver destato scalpore riguarda gli sviluppi giudiziari dell’omicidio di Henry Nowak, un diciottenne dell’Essex ucciso dopo una serata al pub a Southampton, il 3 dicembre 2025. L’uomo accusato dell’assassinio è Vickrum Digwa, 23 anni, di etnia sikh: ha assestato cinque fendenti fatali al ragazzo, utilizzando il coltello tradizionale, il kirpan, una lama di 21 centimetri che le leggi inglesi, di solito molto restrittive in materia di armi, consentono ai seguaci del sikhismo di portare in giro. A processo è finita anche la mamma del presunto killer, Kiran Kaur, per aver rimosso dalla scena del crimine il pugnale. Digwa, davanti ai giudici, ha sostenuto di aver reagito a un’aggressione da parte di Nowak, che sarebbe stato ubriaco: legittima difesa, insomma, in virtù delle norme multiculturali che danno ai sikh la facoltà di girare armati. Secondo il procuratore, invece, il giovane inglese, appena prima di incrociarsi con l’assalitore, stava inviando dei video su Snapchat agli amici, era sulla strada verso casa e aveva un tasso alcolemico inferiore al limite permesso per mettersi alla guida.
La vicenda presenta un risvolto ulteriore: la polizia avrebbe gestito il caso con imperizia. Anziché aiutare il ragazzo colpito, gli agenti si sarebbero preoccupati di ammanettarlo, non prestando attenzione alle ferite da taglio sul suo corpo; solo quando ha perso i sensi si sarebbero decisi a chiamare i soccorsi. Ma era ormai troppo tardi. E c’è un dettaglio ancora più inquietante. Secondo alcuni media, dal materiale mostrato alla giuria risulterebbe che, mentre spirava, Nowak avrebbe sussurrato: «I can’t breathe», «Non riesco a respirare». Esattamente le stesse parole che a Minneapolis, il 25 maggio 2020, George Floyd disse a Derek Chauvin, il poliziotto che gli stava premendo il ginocchio sul collo, togliendogli il fiato. La morte dell’afroamericano innescò le proteste del movimento Black lives matter. Lo stesso moto di indignazione ha contagiato adesso Dublino: davanti al Parlamento, si sono radunate centinaia di manifestanti, dopo che Yves Sakila, un immigrato congolese, immobilizzato dalle guardie private di un centro commerciale in quanto sospettato di un furto, è morto soffocato.
Il particolare ha acceso anche Elon Musk, che ha rilanciato su X una serie di post contro i politici che si inginocchiarono per Floyd, ma ora ignorano il diciottenne ucciso a Southampton. Il magnate rinfaccia pure a Starmer di non essersi mai pronunciato sui delitti degli immigrati. A giudicare dai risultati alle urne, nascondere la polvere sotto al tappeto non gli è servito a niente.
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La seduta del City council di Birmingham inaugurata dalla preghiera islamica. E fa scalpore l’assassinio di un diciottenne, ucciso con il pugnale rituale da un sikh.Nel nostro Stato laico, apparirebbe già strano se la cerimonia di insediamento di un sindaco venisse accompagnata dalla preghiera benaugurante di un parroco, direttamente dagli scranni del Consiglio comunale. Figuriamoci cosa potremmo pensare se, al posto del prete, ci fosse un imam. È proprio quello che è successo a Birmingham, la seconda città più popolosa del Regno Unito dopo Londra: l’altro giorno, al giuramento del nuovo Lord mayor di origini pakistane, Zaker Choudry, il City council è stato allietato dal canto di un celebrante musulmano, con barbone nero e turbante. A completare il quadro della sottomissione, il discorso del primo cittadino, pronunciato in un inglese da gran bazar di Islamabad. È la nuova normalità ai tempi dell’invasione. E infatti nessuno ha fatto un plissé, anche perché, nell’assemblea, siedono parecchi consiglieri di origine straniera. Tanto che un gruppo di 13 indipendenti di religione islamica potrebbe diventare politicamente determinante: ha offerto il suo appoggio alla coalizione di verdi e libdem per tentare di costituire una maggioranza, in seno a un Consiglio che le elezioni del 7 maggio scorso hanno terremotato. Guarda caso, nella metropoli in cui i bianchi sono diventati una minoranza (48% della popolazione) e i cristiani sono in ritirata (sono ancora il 34%, ma l’islam ha raggiunto quota 30%), il partito sovranista di Nigel Farage, Reform, è passato da zero a 23 seggi. Al contrario, i laburisti ne hanno persi 34, in parte in favore degli ecologisti, che da tempo strizzano l’occhio agli elettori musulmani e che hanno guadagnato 17 posti. Gli indipendenti maomettani, per allearsi con i progressisti, hanno dovuto giurare che non si opporranno alle politiche Lgbt del Comune. Se non altro, a Birmingham hanno chiare le priorità…La Gran Bretagna è in una fase politica turbolenta. Le recenti amministrative sembrano aver assestato il colpo di grazia al gabinetto di Keir Starmer, il quale, nonostante la clamorosa batosta in Galles e la sfilza di risultati deludenti del suo partito, non vuole mollare il numero 10 di Downing street. A insidiare la sua leadership ci sono l’ex ministro della Salute, Wes Streeting, e Andy Burnham, sindaco della Grande Manchester, che ieri ha lanciato la sua campagna per rientrare in Parlamento, nel seggio di Makerfield, una storica roccaforte rossa, alle suppletive del 18 giugno. Ma il vero convitato di pietra, in caso di elezioni anticipate (la scadenza naturale della legislatura è fissata al 2029), è appunto Farage: se si votasse oggi, stando agli ultimissimi sondaggi Deltapoll, Reform otterrebbe 304 seggi a Westminster. Sarebbe letteralmente a un passo dalla maggioranza assoluta di 326, che supererebbe agevolmente grazie ai 54 scranni che le rilevazioni attribuiscono ai Tories. L’immigrazione, insieme ai trucchetti con cui la sinistra sta provando ad aggirare la Brexit, è di sicuro uno degli argomenti che trascinano la crescita dei populisti.L’ultimo fattaccio ad aver destato scalpore riguarda gli sviluppi giudiziari dell’omicidio di Henry Nowak, un diciottenne dell’Essex ucciso dopo una serata al pub a Southampton, il 3 dicembre 2025. L’uomo accusato dell’assassinio è Vickrum Digwa, 23 anni, di etnia sikh: ha assestato cinque fendenti fatali al ragazzo, utilizzando il coltello tradizionale, il kirpan, una lama di 21 centimetri che le leggi inglesi, di solito molto restrittive in materia di armi, consentono ai seguaci del sikhismo di portare in giro. A processo è finita anche la mamma del presunto killer, Kiran Kaur, per aver rimosso dalla scena del crimine il pugnale. Digwa, davanti ai giudici, ha sostenuto di aver reagito a un’aggressione da parte di Nowak, che sarebbe stato ubriaco: legittima difesa, insomma, in virtù delle norme multiculturali che danno ai sikh la facoltà di girare armati. Secondo il procuratore, invece, il giovane inglese, appena prima di incrociarsi con l’assalitore, stava inviando dei video su Snapchat agli amici, era sulla strada verso casa e aveva un tasso alcolemico inferiore al limite permesso per mettersi alla guida.La vicenda presenta un risvolto ulteriore: la polizia avrebbe gestito il caso con imperizia. Anziché aiutare il ragazzo colpito, gli agenti si sarebbero preoccupati di ammanettarlo, non prestando attenzione alle ferite da taglio sul suo corpo; solo quando ha perso i sensi si sarebbero decisi a chiamare i soccorsi. Ma era ormai troppo tardi. E c’è un dettaglio ancora più inquietante. Secondo alcuni media, dal materiale mostrato alla giuria risulterebbe che, mentre spirava, Nowak avrebbe sussurrato: «I can’t breathe», «Non riesco a respirare». Esattamente le stesse parole che a Minneapolis, il 25 maggio 2020, George Floyd disse a Derek Chauvin, il poliziotto che gli stava premendo il ginocchio sul collo, togliendogli il fiato. La morte dell’afroamericano innescò le proteste del movimento Black lives matter. Lo stesso moto di indignazione ha contagiato adesso Dublino: davanti al Parlamento, si sono radunate centinaia di manifestanti, dopo che Yves Sakila, un immigrato congolese, immobilizzato dalle guardie private di un centro commerciale in quanto sospettato di un furto, è morto soffocato.Il particolare ha acceso anche Elon Musk, che ha rilanciato su X una serie di post contro i politici che si inginocchiarono per Floyd, ma ora ignorano il diciottenne ucciso a Southampton. Il magnate rinfaccia pure a Starmer di non essersi mai pronunciato sui delitti degli immigrati. A giudicare dai risultati alle urne, nascondere la polvere sotto al tappeto non gli è servito a niente.
Le foto stanno facendo il tour dei social con una velocità superiore a quella del cronoman Filippo Ganna. Ed escludendo l’autoironia (difficile trovarne qualche grammo su questi temi), indicano tante cose insieme: il delirio fuori scala di chi ha avuto la pensata, la volontà di abbracciare la moda woke ormai fuori tempo massimo e la dimostrazione di insensibilità nell’accostare il mondo fantasy a quello reale. Perché vedere la sedia a rotelle (con tutto ciò che presuppone in termini di dolore e di coraggio) accanto a un droide da Star Wars farebbe sobbalzare anche il più cinico dei leoni da tastiera di X.
Quello grossetano nella Cittadella dello studente dev’essere un istituto davvero fortunato. Mentre gli altri, in tutta Italia, sono preoccupati dalla dispersione scolastica, dall’uso indiscriminato dell’Intelligenza artificiale, dalle sacche di violenza al loro interno, ecco la paradisiaca Eat dove c’è la possibilità per i ragazzi di incontrare Robin mentre fa asciugare i guanti verdi sotto il getto di aria calda. È l’invasione dell’ultra-woke. Non fa una piega l’assessore regionale toscano alla Scuola, Alessandra Nardini (Pd), orgogliosa di mostrare l’opera su Facebook nella speranza che sia un viatico per decollare verso il Nazareno. Si sa che Elly Schlein è molto sensibile alle pulsioni radical da terza liceo «sull’accessibilità universale» che arriva ad abbracciare il transgenderismo planetario. Anzi galattico. Anzi a fumetti.
Così l’istituto dedicato a enogastronomia, accoglienza (nel senso di hospitality) e turismo deve fare i conti con i bagni più inclusivi dell’universo interstellar. Non vorremmo deludere chi ha avuto la pensata, ma è arrivato ultimo. Alcune università italiane, mosse dall’urgenza di adeguarsi ai dogmi del fanatismo Lgbtq+ da campus californiano, da tempo hanno ricavato servizi igienici per il presunto terzo sesso, destinati a rimanere deserti o ad attrarre superflue polemiche. Come quella avvampata due anni fa alla Bocconi di Milano, allorché tre studenti sono stati sospesi per sei mesi dalle lezioni per aver pubblicato sui social media commenti a loro dire goliardici, ma ritenuti «transfobici» dal consiglio di disciplina dell’ateneo. Un provvedimento molto severo, rigorosamente in linea con la polizia del pensiero e della parola.
I bagni di Guerre Stellari (noi boomer di periferia eravamo fermi al bar) stanno facendo discutere. Il parlamentare di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, ha commentato: «Direbbe il poeta, Non so se il riso o la pietà prevale. Ecco come le porte di un gabinetto diventano una crociata». È bastata la frase perché si autoproducesse come un blob una task force molto seria e molto presa dall’argomento, capitanata dall’assessora Nardini, pronta a far divampare lo scontro ideologico: «L’attacco di Rossi è l’ennesima prova dell’ossessione della destra. Io sto dalla parte di chi realizza spazi accoglienti, non di chi agita fantasmi woke. Davvero il problema sarebbero bagni pensati per riconoscere ogni persona? Penso che tutte le iniziative che consentono a ogni persona, ogni corpo e ogni identità, di essere riconosciuta, siano le benvenute». Se c’erano dubbi sulla mancanza di autoironia e di profondità morale del progressismo radical, questi evaporano. Perché sarebbe interessante definire l’identità e il perimetro sociale del robottino Ambrogio e della sirenetta Ariel. E capire le profonde motivazioni filosofiche che consentono di accostare nella stessa frase, con la stessa sensibilità, dentro lo stesso perimetro di dignità civile Batman e una mamma incinta, i Minions e una persona disabile. Anche il presidente provinciale Francesco Limatola (ovviamente piddino pure lui) non si è risparmiato qualche grammo di indignazione: «L’onorevole Rossi dovrebbe preoccuparsi un po’ di più di dare risposte ai territori e un po’ di meno di inseguire un maldestro tentativo di fare il fenomeno sui social». È noto che il presidente di una Provincia, al contrario, possa mettersi alle spalle le tematiche che riguardano i cittadini per baloccarsi a piacere dentro un cartoon. Undici icone, zero autocritica, una difesa d’ufficio da far cascare le braccia. Non resta che un consiglio: controllate spesso la carta igienica.
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