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2020-03-12
Scuole chiuse, il governo si sveglia. Voucher baby sitter da 600 euro
Ansa
Oltre ai problemi di salute che gravano sui cittadini, il coronavirus sta mettendo a dura prova anche tutte le famiglie con bambini che devono stare a casa perché le scuole sono chiuse.
Finalmente, se n'è ricordato pure il governo, che dopo aver approvato ieri lo stanziamento di 25 miliardi, si appresta a varare nuove norme per dare un supporto ai nuclei familiari italiani.
«Il congedo parentale sarà previsto per tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi e in alternativa si potrà utilizzare il cosiddetto voucher baby sitter», ha spiegato ieri il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo a Rainews 24. «Per congedo», ha detto, «si prevede una forma speciale che potrà durare fino a 15 giorni, per bambini fino ai 14 anni di età. Per le famiglie con disabilità non sarà previsto alcun limite di età per il figlio e con una indennità che verrà parametrata alla retribuzione». Sarebbero insomma questi i contenuti del nuovo dl del governo che potrebbe arrivare già questo venerdì. Il ministro Catalfo ha evidenziato l'intenzione, inoltre, di incrementare il bonus baby sitter per il personale infermieristico e annuncia che con il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, si sta studiando la possibilità di «inserire un bonus per le famiglie che assistono anziani non autosufficienti».
Il decreto Io resto a casa prevede un congedo di 15 giorni lavorativi perché questo periodo copre un periodo di tre settimane, fino al 3 aprile quando, si spera, tutto dovrebbe ripartire. Questi giorni dovranno essere suddivisi tra padre e madre in modo proporzionale, per non sbilanciare il peso esclusivamente sulle donne, che devono occuparsi dei figli, dopo la chiusura di tutte le scuole.
Per le famiglie con un solo genitore dovrebbe essere riconosciuto il massimo all'unico membro adulto presente in famiglia e lo stesso dovrebbe valere per il coniuge di chi lavora in ospedale, coprendo senza sosta turni diurni e notturni.
Chi non può sfruttare il congedo parentale ha però un'altra possibilità a disposizione. Come ha detto in conferenza stampa il ministro Catalfo, il governo sta valutando l'utilizzo di un voucher per pagare persone che assistano i bambini che non vanno a scuola. Si tratta, spiega Catalfo, di «almeno 600 euro, che salirebbero a 1.000 nel caso di operatori sanitari e di ricercatori, per coprire le spese di baby sitter e aiuti familiari» per chi si prende cura di una persona disabile o di anziani bisognosi di assistenza».
Il tema dei voucher riguarda però anche il mondo dell'agricoltura, altrettanto messo a dura prova dal virus. Ieri, l'assessore sardo all'Agricoltura, Gabriella Murgia, insieme con i colleghi delle altre Regioni, ha rivolto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, diverse richieste per venire incontro alla difficoltà degli agricoltori.
Murgia ha richiesto politiche di supporto per la cassa integrazione, voucher per chi lavora in agricoltura, una forte campagna di informazione per promuovere i prodotti italiani e locali, la proroga di tutti i pagamenti, delle procedure contributive e fiscali e degli adempimenti per la formazione e soprattutto misure di liquidità per le imprese.
«C'è assoluta necessità», ha detto l'assessore Murgia, «di una proroga nella scadenza prevista per il prossimo 30 giugno dei pagamenti delle misure del Programma di sviluppo rurale a capo e a superficie per non rischiare di incorrere nelle sanzioni comunitarie. Ribadendo l'impegno ad accelerare quanto più possibile questi pagamenti, conoscendo bene le urgenti necessità del comparto, ho quindi chiesto al ministro Bellanova una forte azione politica presso il governo e la Commissione europea», ha concluso.
I rialzi bancari puntellano la Borsa
L'azionario europeo ieri ha fallito di nuovo il rimbalzo, con Milano che però è riuscita a chiudere poco sopra la parità, a +0,33%, grazie al forte recupero delle banche. A Piazza Affari si è mostrato in rally il titolo Tim (+3,95%) dopo la pubblicazione di conti e piano che hanno trovato l'apprezzamento degli analisti. Da segnalare inoltre che il trend di riduzione dell'indebitamento di Tim, considerato da anni il «peccato originale» che affligge l'azienda e che ne ha limito a lungo le scelte strategiche, è destinato a proseguire anche nel corso del 2020. A spiegarlo è stato l'ad, Luigi Gubitosi, nel corso del Capital market day. Bene, tra le altre blue chip, Ferrari (+2,91%), promossa a buy da Hsbc, Fca (+2,08%) e Finecobank (+4,51%).
In rosso invece Atlantia (-1,66%), Amplifon (-2,41%), Juventus (-2,84%) e Moncler (-2,59%). In salita i bancari: Intesa Sanpaolo (+4,12%), Unicredit (+2,72%), Ubi Banca (+6,08%), Mediobanca (+2,84%), Banco Bpm (+7,65%) e Bper (+0,24%). In luce pure Terna (+2,21%) dopo il piano: Banca Akros e Banca Imi hanno alzato i rispettivi giudizi.
Sull'Aim Italia è continuata anche ieri la performance positiva di Kolinpharma (+6,82%), già salita del 5,39% con la notizia della concessione di nuovi brevetti negli Stati Uniti. La buona notizia è che lo spread tra Btp e Bund ieri è sceso sotto la soglia psicologica dei 200 punti. Ieri il differenziale tra il prestito italiano e quello tedesco è sceso a 192,8 rispetto ai 217 di due giorni fa.
In pratica ieri l'obbligazionario italiano ha voluto scommettere sull'intervento della Banca centrale europea dopo che la Bank of England ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse.
Il presidente della Bce, Christine Lagarde, ieri avrebbe dichiarato ai leader dell'Unione europea che l'Istituto di Francoforte esaminerà tutti gli strumenti di politica monetaria nella riunione di oggi, in particolare quelli per fornire finanziamenti «super economici», riferisce Bloomberg citando una fonte a conoscenza dei fatti. Lagarde avrebbe anche avvertito i leader Ue che, senza un'azione coordinata sull'epidemia di coronavirus, l'Europa rischierebbe una crisi finanziaria come nel 2008. Lagarde avrebbe infine affermato che le misure di politica monetaria possono funzionare solo se anche i governi faranno la loro parte.
Natixis si aspetta che la Bce annunci una serie di misure nel tentativo di mitigare l'impatto del coronavirus sull'economia. Il pacchetto, secondo gli esperti, dovrebbe includerebbe un taglio di 10 punti base del tasso sui depositi al -0,6%, un aumento degli acquisti di asset da 20 a 40 miliardi di euro a partire da aprile e un aumento da 6 a 6 del moltiplicatore utilizzato per calcolare i depositi su più livelli. Natixis si aspetta poi criteri più generosi per le Tltro se ci sarà un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese.
Uscendo dai confini italiani si capisce come anche le principali piazze mondiali siano indebolite dal virus.
Parigi ieri ha ceduto lo 0,57%, Francoforte lo 0,35% mentre Londra è crollata dell'1,4%. Al momento in cui scriviamo anche Wall Street si conferma in difficoltà, preoccupata dalla mancanza di un preciso piano di reazione economica al virus dalla Casa Bianca.
In Asia i mercati non fanno certo meglio. Le Borse asiatiche hanno chiuso in calo per la terza volta in quattro giorni. Tokyo ha chiuso la seduta in calo del 2,27%, ai minimi in 15 mesi, con lo yen stabile sul dollaro. Ad Hong Kong l'indice Hang Seng ha ceduto lo 0,63%. In Cina, a Shanghai, la Borsa ha terminato la sua corsa con un calo dello 0,94%. Shenzhen ha perso l'1,48%, mentre Sydney è crollata del 3,6%.
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Previsto pure un congedo parentale fino al 3 aprile. Grido dall'allarme dagli agricoltori.L'azionariato europeo fallisce il rimbalzo, però Piazza Affari chiude a +0,33%. Spread Btp-Bund sotto i 200 punti. I mercati scommettono sull'intervento della Bce.Lo speciale contiene due articoli.Oltre ai problemi di salute che gravano sui cittadini, il coronavirus sta mettendo a dura prova anche tutte le famiglie con bambini che devono stare a casa perché le scuole sono chiuse. Finalmente, se n'è ricordato pure il governo, che dopo aver approvato ieri lo stanziamento di 25 miliardi, si appresta a varare nuove norme per dare un supporto ai nuclei familiari italiani. «Il congedo parentale sarà previsto per tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi e in alternativa si potrà utilizzare il cosiddetto voucher baby sitter», ha spiegato ieri il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo a Rainews 24. «Per congedo», ha detto, «si prevede una forma speciale che potrà durare fino a 15 giorni, per bambini fino ai 14 anni di età. Per le famiglie con disabilità non sarà previsto alcun limite di età per il figlio e con una indennità che verrà parametrata alla retribuzione». Sarebbero insomma questi i contenuti del nuovo dl del governo che potrebbe arrivare già questo venerdì. Il ministro Catalfo ha evidenziato l'intenzione, inoltre, di incrementare il bonus baby sitter per il personale infermieristico e annuncia che con il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, si sta studiando la possibilità di «inserire un bonus per le famiglie che assistono anziani non autosufficienti».Il decreto Io resto a casa prevede un congedo di 15 giorni lavorativi perché questo periodo copre un periodo di tre settimane, fino al 3 aprile quando, si spera, tutto dovrebbe ripartire. Questi giorni dovranno essere suddivisi tra padre e madre in modo proporzionale, per non sbilanciare il peso esclusivamente sulle donne, che devono occuparsi dei figli, dopo la chiusura di tutte le scuole. Per le famiglie con un solo genitore dovrebbe essere riconosciuto il massimo all'unico membro adulto presente in famiglia e lo stesso dovrebbe valere per il coniuge di chi lavora in ospedale, coprendo senza sosta turni diurni e notturni.Chi non può sfruttare il congedo parentale ha però un'altra possibilità a disposizione. Come ha detto in conferenza stampa il ministro Catalfo, il governo sta valutando l'utilizzo di un voucher per pagare persone che assistano i bambini che non vanno a scuola. Si tratta, spiega Catalfo, di «almeno 600 euro, che salirebbero a 1.000 nel caso di operatori sanitari e di ricercatori, per coprire le spese di baby sitter e aiuti familiari» per chi si prende cura di una persona disabile o di anziani bisognosi di assistenza».Il tema dei voucher riguarda però anche il mondo dell'agricoltura, altrettanto messo a dura prova dal virus. Ieri, l'assessore sardo all'Agricoltura, Gabriella Murgia, insieme con i colleghi delle altre Regioni, ha rivolto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, diverse richieste per venire incontro alla difficoltà degli agricoltori. Murgia ha richiesto politiche di supporto per la cassa integrazione, voucher per chi lavora in agricoltura, una forte campagna di informazione per promuovere i prodotti italiani e locali, la proroga di tutti i pagamenti, delle procedure contributive e fiscali e degli adempimenti per la formazione e soprattutto misure di liquidità per le imprese.«C'è assoluta necessità», ha detto l'assessore Murgia, «di una proroga nella scadenza prevista per il prossimo 30 giugno dei pagamenti delle misure del Programma di sviluppo rurale a capo e a superficie per non rischiare di incorrere nelle sanzioni comunitarie. Ribadendo l'impegno ad accelerare quanto più possibile questi pagamenti, conoscendo bene le urgenti necessità del comparto, ho quindi chiesto al ministro Bellanova una forte azione politica presso il governo e la Commissione europea», ha concluso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scuole-chiuse-il-governo-si-sveglia-voucher-baby-sitter-da-600-euro-2645464511.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-rialzi-bancari-puntellano-la-borsa" data-post-id="2645464511" data-published-at="1774143349" data-use-pagination="False"> I rialzi bancari puntellano la Borsa L'azionario europeo ieri ha fallito di nuovo il rimbalzo, con Milano che però è riuscita a chiudere poco sopra la parità, a +0,33%, grazie al forte recupero delle banche. A Piazza Affari si è mostrato in rally il titolo Tim (+3,95%) dopo la pubblicazione di conti e piano che hanno trovato l'apprezzamento degli analisti. Da segnalare inoltre che il trend di riduzione dell'indebitamento di Tim, considerato da anni il «peccato originale» che affligge l'azienda e che ne ha limito a lungo le scelte strategiche, è destinato a proseguire anche nel corso del 2020. A spiegarlo è stato l'ad, Luigi Gubitosi, nel corso del Capital market day. Bene, tra le altre blue chip, Ferrari (+2,91%), promossa a buy da Hsbc, Fca (+2,08%) e Finecobank (+4,51%). In rosso invece Atlantia (-1,66%), Amplifon (-2,41%), Juventus (-2,84%) e Moncler (-2,59%). In salita i bancari: Intesa Sanpaolo (+4,12%), Unicredit (+2,72%), Ubi Banca (+6,08%), Mediobanca (+2,84%), Banco Bpm (+7,65%) e Bper (+0,24%). In luce pure Terna (+2,21%) dopo il piano: Banca Akros e Banca Imi hanno alzato i rispettivi giudizi. Sull'Aim Italia è continuata anche ieri la performance positiva di Kolinpharma (+6,82%), già salita del 5,39% con la notizia della concessione di nuovi brevetti negli Stati Uniti. La buona notizia è che lo spread tra Btp e Bund ieri è sceso sotto la soglia psicologica dei 200 punti. Ieri il differenziale tra il prestito italiano e quello tedesco è sceso a 192,8 rispetto ai 217 di due giorni fa. In pratica ieri l'obbligazionario italiano ha voluto scommettere sull'intervento della Banca centrale europea dopo che la Bank of England ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse. Il presidente della Bce, Christine Lagarde, ieri avrebbe dichiarato ai leader dell'Unione europea che l'Istituto di Francoforte esaminerà tutti gli strumenti di politica monetaria nella riunione di oggi, in particolare quelli per fornire finanziamenti «super economici», riferisce Bloomberg citando una fonte a conoscenza dei fatti. Lagarde avrebbe anche avvertito i leader Ue che, senza un'azione coordinata sull'epidemia di coronavirus, l'Europa rischierebbe una crisi finanziaria come nel 2008. Lagarde avrebbe infine affermato che le misure di politica monetaria possono funzionare solo se anche i governi faranno la loro parte. Natixis si aspetta che la Bce annunci una serie di misure nel tentativo di mitigare l'impatto del coronavirus sull'economia. Il pacchetto, secondo gli esperti, dovrebbe includerebbe un taglio di 10 punti base del tasso sui depositi al -0,6%, un aumento degli acquisti di asset da 20 a 40 miliardi di euro a partire da aprile e un aumento da 6 a 6 del moltiplicatore utilizzato per calcolare i depositi su più livelli. Natixis si aspetta poi criteri più generosi per le Tltro se ci sarà un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese. Uscendo dai confini italiani si capisce come anche le principali piazze mondiali siano indebolite dal virus. Parigi ieri ha ceduto lo 0,57%, Francoforte lo 0,35% mentre Londra è crollata dell'1,4%. Al momento in cui scriviamo anche Wall Street si conferma in difficoltà, preoccupata dalla mancanza di un preciso piano di reazione economica al virus dalla Casa Bianca. In Asia i mercati non fanno certo meglio. Le Borse asiatiche hanno chiuso in calo per la terza volta in quattro giorni. Tokyo ha chiuso la seduta in calo del 2,27%, ai minimi in 15 mesi, con lo yen stabile sul dollaro. Ad Hong Kong l'indice Hang Seng ha ceduto lo 0,63%. In Cina, a Shanghai, la Borsa ha terminato la sua corsa con un calo dello 0,94%. Shenzhen ha perso l'1,48%, mentre Sydney è crollata del 3,6%.
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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