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2020-03-12
Scuole chiuse, il governo si sveglia. Voucher baby sitter da 600 euro
Ansa
Oltre ai problemi di salute che gravano sui cittadini, il coronavirus sta mettendo a dura prova anche tutte le famiglie con bambini che devono stare a casa perché le scuole sono chiuse.
Finalmente, se n'è ricordato pure il governo, che dopo aver approvato ieri lo stanziamento di 25 miliardi, si appresta a varare nuove norme per dare un supporto ai nuclei familiari italiani.
«Il congedo parentale sarà previsto per tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi e in alternativa si potrà utilizzare il cosiddetto voucher baby sitter», ha spiegato ieri il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo a Rainews 24. «Per congedo», ha detto, «si prevede una forma speciale che potrà durare fino a 15 giorni, per bambini fino ai 14 anni di età. Per le famiglie con disabilità non sarà previsto alcun limite di età per il figlio e con una indennità che verrà parametrata alla retribuzione». Sarebbero insomma questi i contenuti del nuovo dl del governo che potrebbe arrivare già questo venerdì. Il ministro Catalfo ha evidenziato l'intenzione, inoltre, di incrementare il bonus baby sitter per il personale infermieristico e annuncia che con il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, si sta studiando la possibilità di «inserire un bonus per le famiglie che assistono anziani non autosufficienti».
Il decreto Io resto a casa prevede un congedo di 15 giorni lavorativi perché questo periodo copre un periodo di tre settimane, fino al 3 aprile quando, si spera, tutto dovrebbe ripartire. Questi giorni dovranno essere suddivisi tra padre e madre in modo proporzionale, per non sbilanciare il peso esclusivamente sulle donne, che devono occuparsi dei figli, dopo la chiusura di tutte le scuole.
Per le famiglie con un solo genitore dovrebbe essere riconosciuto il massimo all'unico membro adulto presente in famiglia e lo stesso dovrebbe valere per il coniuge di chi lavora in ospedale, coprendo senza sosta turni diurni e notturni.
Chi non può sfruttare il congedo parentale ha però un'altra possibilità a disposizione. Come ha detto in conferenza stampa il ministro Catalfo, il governo sta valutando l'utilizzo di un voucher per pagare persone che assistano i bambini che non vanno a scuola. Si tratta, spiega Catalfo, di «almeno 600 euro, che salirebbero a 1.000 nel caso di operatori sanitari e di ricercatori, per coprire le spese di baby sitter e aiuti familiari» per chi si prende cura di una persona disabile o di anziani bisognosi di assistenza».
Il tema dei voucher riguarda però anche il mondo dell'agricoltura, altrettanto messo a dura prova dal virus. Ieri, l'assessore sardo all'Agricoltura, Gabriella Murgia, insieme con i colleghi delle altre Regioni, ha rivolto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, diverse richieste per venire incontro alla difficoltà degli agricoltori.
Murgia ha richiesto politiche di supporto per la cassa integrazione, voucher per chi lavora in agricoltura, una forte campagna di informazione per promuovere i prodotti italiani e locali, la proroga di tutti i pagamenti, delle procedure contributive e fiscali e degli adempimenti per la formazione e soprattutto misure di liquidità per le imprese.
«C'è assoluta necessità», ha detto l'assessore Murgia, «di una proroga nella scadenza prevista per il prossimo 30 giugno dei pagamenti delle misure del Programma di sviluppo rurale a capo e a superficie per non rischiare di incorrere nelle sanzioni comunitarie. Ribadendo l'impegno ad accelerare quanto più possibile questi pagamenti, conoscendo bene le urgenti necessità del comparto, ho quindi chiesto al ministro Bellanova una forte azione politica presso il governo e la Commissione europea», ha concluso.
I rialzi bancari puntellano la Borsa
L'azionario europeo ieri ha fallito di nuovo il rimbalzo, con Milano che però è riuscita a chiudere poco sopra la parità, a +0,33%, grazie al forte recupero delle banche. A Piazza Affari si è mostrato in rally il titolo Tim (+3,95%) dopo la pubblicazione di conti e piano che hanno trovato l'apprezzamento degli analisti. Da segnalare inoltre che il trend di riduzione dell'indebitamento di Tim, considerato da anni il «peccato originale» che affligge l'azienda e che ne ha limito a lungo le scelte strategiche, è destinato a proseguire anche nel corso del 2020. A spiegarlo è stato l'ad, Luigi Gubitosi, nel corso del Capital market day. Bene, tra le altre blue chip, Ferrari (+2,91%), promossa a buy da Hsbc, Fca (+2,08%) e Finecobank (+4,51%).
In rosso invece Atlantia (-1,66%), Amplifon (-2,41%), Juventus (-2,84%) e Moncler (-2,59%). In salita i bancari: Intesa Sanpaolo (+4,12%), Unicredit (+2,72%), Ubi Banca (+6,08%), Mediobanca (+2,84%), Banco Bpm (+7,65%) e Bper (+0,24%). In luce pure Terna (+2,21%) dopo il piano: Banca Akros e Banca Imi hanno alzato i rispettivi giudizi.
Sull'Aim Italia è continuata anche ieri la performance positiva di Kolinpharma (+6,82%), già salita del 5,39% con la notizia della concessione di nuovi brevetti negli Stati Uniti. La buona notizia è che lo spread tra Btp e Bund ieri è sceso sotto la soglia psicologica dei 200 punti. Ieri il differenziale tra il prestito italiano e quello tedesco è sceso a 192,8 rispetto ai 217 di due giorni fa.
In pratica ieri l'obbligazionario italiano ha voluto scommettere sull'intervento della Banca centrale europea dopo che la Bank of England ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse.
Il presidente della Bce, Christine Lagarde, ieri avrebbe dichiarato ai leader dell'Unione europea che l'Istituto di Francoforte esaminerà tutti gli strumenti di politica monetaria nella riunione di oggi, in particolare quelli per fornire finanziamenti «super economici», riferisce Bloomberg citando una fonte a conoscenza dei fatti. Lagarde avrebbe anche avvertito i leader Ue che, senza un'azione coordinata sull'epidemia di coronavirus, l'Europa rischierebbe una crisi finanziaria come nel 2008. Lagarde avrebbe infine affermato che le misure di politica monetaria possono funzionare solo se anche i governi faranno la loro parte.
Natixis si aspetta che la Bce annunci una serie di misure nel tentativo di mitigare l'impatto del coronavirus sull'economia. Il pacchetto, secondo gli esperti, dovrebbe includerebbe un taglio di 10 punti base del tasso sui depositi al -0,6%, un aumento degli acquisti di asset da 20 a 40 miliardi di euro a partire da aprile e un aumento da 6 a 6 del moltiplicatore utilizzato per calcolare i depositi su più livelli. Natixis si aspetta poi criteri più generosi per le Tltro se ci sarà un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese.
Uscendo dai confini italiani si capisce come anche le principali piazze mondiali siano indebolite dal virus.
Parigi ieri ha ceduto lo 0,57%, Francoforte lo 0,35% mentre Londra è crollata dell'1,4%. Al momento in cui scriviamo anche Wall Street si conferma in difficoltà, preoccupata dalla mancanza di un preciso piano di reazione economica al virus dalla Casa Bianca.
In Asia i mercati non fanno certo meglio. Le Borse asiatiche hanno chiuso in calo per la terza volta in quattro giorni. Tokyo ha chiuso la seduta in calo del 2,27%, ai minimi in 15 mesi, con lo yen stabile sul dollaro. Ad Hong Kong l'indice Hang Seng ha ceduto lo 0,63%. In Cina, a Shanghai, la Borsa ha terminato la sua corsa con un calo dello 0,94%. Shenzhen ha perso l'1,48%, mentre Sydney è crollata del 3,6%.
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Previsto pure un congedo parentale fino al 3 aprile. Grido dall'allarme dagli agricoltori.L'azionariato europeo fallisce il rimbalzo, però Piazza Affari chiude a +0,33%. Spread Btp-Bund sotto i 200 punti. I mercati scommettono sull'intervento della Bce.Lo speciale contiene due articoli.Oltre ai problemi di salute che gravano sui cittadini, il coronavirus sta mettendo a dura prova anche tutte le famiglie con bambini che devono stare a casa perché le scuole sono chiuse. Finalmente, se n'è ricordato pure il governo, che dopo aver approvato ieri lo stanziamento di 25 miliardi, si appresta a varare nuove norme per dare un supporto ai nuclei familiari italiani. «Il congedo parentale sarà previsto per tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi e in alternativa si potrà utilizzare il cosiddetto voucher baby sitter», ha spiegato ieri il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo a Rainews 24. «Per congedo», ha detto, «si prevede una forma speciale che potrà durare fino a 15 giorni, per bambini fino ai 14 anni di età. Per le famiglie con disabilità non sarà previsto alcun limite di età per il figlio e con una indennità che verrà parametrata alla retribuzione». Sarebbero insomma questi i contenuti del nuovo dl del governo che potrebbe arrivare già questo venerdì. Il ministro Catalfo ha evidenziato l'intenzione, inoltre, di incrementare il bonus baby sitter per il personale infermieristico e annuncia che con il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, si sta studiando la possibilità di «inserire un bonus per le famiglie che assistono anziani non autosufficienti».Il decreto Io resto a casa prevede un congedo di 15 giorni lavorativi perché questo periodo copre un periodo di tre settimane, fino al 3 aprile quando, si spera, tutto dovrebbe ripartire. Questi giorni dovranno essere suddivisi tra padre e madre in modo proporzionale, per non sbilanciare il peso esclusivamente sulle donne, che devono occuparsi dei figli, dopo la chiusura di tutte le scuole. Per le famiglie con un solo genitore dovrebbe essere riconosciuto il massimo all'unico membro adulto presente in famiglia e lo stesso dovrebbe valere per il coniuge di chi lavora in ospedale, coprendo senza sosta turni diurni e notturni.Chi non può sfruttare il congedo parentale ha però un'altra possibilità a disposizione. Come ha detto in conferenza stampa il ministro Catalfo, il governo sta valutando l'utilizzo di un voucher per pagare persone che assistano i bambini che non vanno a scuola. Si tratta, spiega Catalfo, di «almeno 600 euro, che salirebbero a 1.000 nel caso di operatori sanitari e di ricercatori, per coprire le spese di baby sitter e aiuti familiari» per chi si prende cura di una persona disabile o di anziani bisognosi di assistenza».Il tema dei voucher riguarda però anche il mondo dell'agricoltura, altrettanto messo a dura prova dal virus. Ieri, l'assessore sardo all'Agricoltura, Gabriella Murgia, insieme con i colleghi delle altre Regioni, ha rivolto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, diverse richieste per venire incontro alla difficoltà degli agricoltori. Murgia ha richiesto politiche di supporto per la cassa integrazione, voucher per chi lavora in agricoltura, una forte campagna di informazione per promuovere i prodotti italiani e locali, la proroga di tutti i pagamenti, delle procedure contributive e fiscali e degli adempimenti per la formazione e soprattutto misure di liquidità per le imprese.«C'è assoluta necessità», ha detto l'assessore Murgia, «di una proroga nella scadenza prevista per il prossimo 30 giugno dei pagamenti delle misure del Programma di sviluppo rurale a capo e a superficie per non rischiare di incorrere nelle sanzioni comunitarie. Ribadendo l'impegno ad accelerare quanto più possibile questi pagamenti, conoscendo bene le urgenti necessità del comparto, ho quindi chiesto al ministro Bellanova una forte azione politica presso il governo e la Commissione europea», ha concluso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scuole-chiuse-il-governo-si-sveglia-voucher-baby-sitter-da-600-euro-2645464511.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-rialzi-bancari-puntellano-la-borsa" data-post-id="2645464511" data-published-at="1767738817" data-use-pagination="False"> I rialzi bancari puntellano la Borsa L'azionario europeo ieri ha fallito di nuovo il rimbalzo, con Milano che però è riuscita a chiudere poco sopra la parità, a +0,33%, grazie al forte recupero delle banche. A Piazza Affari si è mostrato in rally il titolo Tim (+3,95%) dopo la pubblicazione di conti e piano che hanno trovato l'apprezzamento degli analisti. Da segnalare inoltre che il trend di riduzione dell'indebitamento di Tim, considerato da anni il «peccato originale» che affligge l'azienda e che ne ha limito a lungo le scelte strategiche, è destinato a proseguire anche nel corso del 2020. A spiegarlo è stato l'ad, Luigi Gubitosi, nel corso del Capital market day. Bene, tra le altre blue chip, Ferrari (+2,91%), promossa a buy da Hsbc, Fca (+2,08%) e Finecobank (+4,51%). In rosso invece Atlantia (-1,66%), Amplifon (-2,41%), Juventus (-2,84%) e Moncler (-2,59%). In salita i bancari: Intesa Sanpaolo (+4,12%), Unicredit (+2,72%), Ubi Banca (+6,08%), Mediobanca (+2,84%), Banco Bpm (+7,65%) e Bper (+0,24%). In luce pure Terna (+2,21%) dopo il piano: Banca Akros e Banca Imi hanno alzato i rispettivi giudizi. Sull'Aim Italia è continuata anche ieri la performance positiva di Kolinpharma (+6,82%), già salita del 5,39% con la notizia della concessione di nuovi brevetti negli Stati Uniti. La buona notizia è che lo spread tra Btp e Bund ieri è sceso sotto la soglia psicologica dei 200 punti. Ieri il differenziale tra il prestito italiano e quello tedesco è sceso a 192,8 rispetto ai 217 di due giorni fa. In pratica ieri l'obbligazionario italiano ha voluto scommettere sull'intervento della Banca centrale europea dopo che la Bank of England ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse. Il presidente della Bce, Christine Lagarde, ieri avrebbe dichiarato ai leader dell'Unione europea che l'Istituto di Francoforte esaminerà tutti gli strumenti di politica monetaria nella riunione di oggi, in particolare quelli per fornire finanziamenti «super economici», riferisce Bloomberg citando una fonte a conoscenza dei fatti. Lagarde avrebbe anche avvertito i leader Ue che, senza un'azione coordinata sull'epidemia di coronavirus, l'Europa rischierebbe una crisi finanziaria come nel 2008. Lagarde avrebbe infine affermato che le misure di politica monetaria possono funzionare solo se anche i governi faranno la loro parte. Natixis si aspetta che la Bce annunci una serie di misure nel tentativo di mitigare l'impatto del coronavirus sull'economia. Il pacchetto, secondo gli esperti, dovrebbe includerebbe un taglio di 10 punti base del tasso sui depositi al -0,6%, un aumento degli acquisti di asset da 20 a 40 miliardi di euro a partire da aprile e un aumento da 6 a 6 del moltiplicatore utilizzato per calcolare i depositi su più livelli. Natixis si aspetta poi criteri più generosi per le Tltro se ci sarà un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese. Uscendo dai confini italiani si capisce come anche le principali piazze mondiali siano indebolite dal virus. Parigi ieri ha ceduto lo 0,57%, Francoforte lo 0,35% mentre Londra è crollata dell'1,4%. Al momento in cui scriviamo anche Wall Street si conferma in difficoltà, preoccupata dalla mancanza di un preciso piano di reazione economica al virus dalla Casa Bianca. In Asia i mercati non fanno certo meglio. Le Borse asiatiche hanno chiuso in calo per la terza volta in quattro giorni. Tokyo ha chiuso la seduta in calo del 2,27%, ai minimi in 15 mesi, con lo yen stabile sul dollaro. Ad Hong Kong l'indice Hang Seng ha ceduto lo 0,63%. In Cina, a Shanghai, la Borsa ha terminato la sua corsa con un calo dello 0,94%. Shenzhen ha perso l'1,48%, mentre Sydney è crollata del 3,6%.
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
La richiesta si basa, in gran parte, su una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, a cui la Regione fortino del Pd - che con Michele De Pascale punta ad ergersi capofila nazionale delle politiche sanitarie autonome regionali - si è appellata per evitare di erogare, retroattivamente, gli stessi emolumenti, mai corrisposti, ai propri camici bianchi. La pretesa restituzione dei compensi, che per ogni singolo medico ammonterebbe a circa 70.000 euro, è arrivata la sera di Capodanno, lanciata via Pec alle 20.48 da qualche dirigente bontempone, ma ora rischia di trasformarsi in una valanga. I medici di base, infatti, non hanno preso bene l’idea di dover restituire decine di migliaia di euro a testa all’ente che per anni li ha erogati senza battere ciglio e, oltre ad aver dato mandato ai legali di resistere in giudizio a quello che definiscono «un vero furto», minacciano di fare «non uno, ma quattro passi indietro» nei confronti degli impegni assunti con Regione in relazione alle Case di Comunità, finanziate con 350 milioni di euro di fondi Pnrr, tra i fiori all’occhiello della campagna elettorale di Decaro. «Stiamo reagendo dal punto di vista legale sia a livello regionale che di singole Asl e abbiamo già dato mandato ai legali per impugnare la circolare e ottenerne la sospensiva immediata della direttiva regionale», spiega Antonio De Maria, segretario regionale del sindacato dei medici Fimmg. «La situazione del sistema sanitario della Puglia è già al collasso e in questo momento ci vuole coesione e grande collaborazione tra le parti. Innescare adesso un meccanismo del genere è pericolosissimo e ci auguriamo che questa richiesta, arrivata con modalità offensive dal dipartimento regionale della Sanità, non abbia l’avvallo politico. Avvisiamo già che non ci fermeremo e che a fronte di questo atto siamo pronti a rimettere completamente in discussione la nostra presenza e collaborazione al progetto delle Case di Comunità dell’intero territorio regionale». I sindacati dei medici sono uniti in questa battaglia: «Quanto avvenuto è sconcertante e si tratta di un attacco inopportuno e, a nostro parere, totalmente illegittimo. Appariamo come professionisti che hanno percepito dei soldi che non gli spettavano: è assolutamente falso. Quest’azione rappresenta l’espressione della situazione caotica che ormai da un anno viviamo nell’organizzazione della medicina territoriale a livello pugliese. Se qualcuno pensa di risanare in questo modo le finanze regionali, tagli dove si spreca», ha aggiunto Luigi Nigri, segretario regionale Puglia e vicepresidente nazionale Finp. Eppure, nonostante la posta in gioco, non sarà semplice per Decaro fare un passo indietro sulla questione. Rinunciare al prelievo dalle tasche dei dottori significherebbe, infatti, sconfessare la linea dell’Emilia-Romagna, che quegli stessi assegni, negli ultimi dieci anni, ai suoi medici non li ha mai versati e che ora rischia - a causa di un’azione legale partita da Rimini - di dover sborsare oltre 100 milioni di euro in un colpo solo. La Regione rossa, infatti, è in attesa del pronunciamento della Cassazione e, negli ambienti, si racconta che qualche settimana fa, presso la sede romana della Sisac - Struttura interregionale sanitari convenzionati, ossia il luogo in cui si costruiscono gli Accordi nazionali collettivi che stabiliscono gli emolumenti per i sanitari - si è tenuta una plenaria durante la quale, sul tema dei compensi ai medici, è stata dettata e condivisa una linea comune. Il mandato più o meno esplicito sarebbe stato quello di «evitare di pagare per non far finire nei guai chi non ha nulla in cassa». In sostanza, marciare uniti a scapito dei camici bianchi. E a quanto pare, la Puglia ha preso l’indicazione come un ordine. «Mi pare sia evidente che la sinistra in Italia abbia perso qualsiasi titolo per parlare di sanità: chiedono di aumentare le risorse che hanno tagliato durante i loro governi e stanno dimostrando di non saper neppure gestire quelle che hanno nelle Regioni che governano. La situazione che si è venuta a creare in Puglia credo sia abbastanza emblematica; tra l’altro la Puglia ha erogato questi integrativi, così Decaro si è fatto bello per le elezioni regionali ed oggi, dopo la vittoria, gli chiede indietro ai medici di base a cui magari pochi mesi fa chiedeva il voto», commenta il senatore Fdi Marco Lisei. «Un comportamento immorale, che però non lascia immune da critiche neppure la Regione Emilia-Romagna, che quegli integrativi avrebbe dovuto coprirli. Ora serve chiarezza, ma soprattutto servono tutele per i professionisti sanitari. Per questo come governo abbiamo destinato risorse dedicate per aumentare gli stipendi e tutelare chi nel corso degli anni ha tenuto in piedi il sistema sanitario mentre la sinistra lo sfasciava». Il prossimo 12 gennaio, per Decaro, sarà una data importante: il report sulla realizzazione delle Case di Comunità verrà trasmesso all’Autorità di missione Pnrr, presso il ministero della Salute, per una valutazione sullo stato di avanzamento del progetto. La promessa - nonché condizione necessaria per il raggiungimento del target e dunque per l’ottenimento dei fondi Pnrr - è che al 30 giugno 2026 la Puglia avrà 123 Case di comunità, ma la Corte dei Conti, che ha già un fascicolo aperto sui ritardi nella realizzazione delle opere, ha ricordato esplicitamente che per essere soddisfatto pienamente il target di giugno «non implica solo la realizzazione, ma la completa messa a disposizione delle strutture dotate di tutte le attrezzature necessarie al funzionamento». Medici compresi.
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La riaffermazione di tale principio si accompagna, tuttavia, nella stessa sentenza n. 204/2025, alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’articolo 7 della legge regionale oggetto di ricorso, che, apparentemente in linea con il suddetto principio, impegnava le aziende sanitarie locali a fornire all’aspirante suicida «il supporto tecnico e farmacologico nonché l’assistenza sanitaria per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato».
L’incostituzionalità di tale disposizione - afferma la Corte - è dovuta al fatto che essa «invade la riserva allo Stato della fissazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute», dal momento che non si limita a semplici «norme di dettaglio» attuative dei suddetti principi, ma avrebbe dato luogo a «una illegittima determinazione degli stessi da parte della legislazione regionale». Giova, in proposito, ricordare che la tutela della salute è, appunto, una delle materie in cui, ai sensi dell’articolo 117, comma III, della Costituzione, la potestà legislativa spetta alle Regioni, «salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservati alla legislazione dello Stato».
Il ragionamento della Corte non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che, nella sentenza n. 204/2025, la stessa Corte ha cura di precisare che la ritenuta incostituzionalità dell’articolo 7 della legge regionale toscana «lascia intatto il diritto», riconosciuto all’aspirante suicida dalla sentenza n. 132/ 2025, «di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione di questa procedura». Ciò in forza della «portata autoapplicativa» da riconoscersi - afferma sempre la Corte - alla suddetta sentenza. Ma una sentenza della Corte Costituzionale che abbia «portata autoapplicativa» e nella quale vengano - come nel caso di specie - dettati principi del tutto analoghi a quelli che potrebbero essere stabiliti con legge dello Stato, dovrebbe, con ogni evidenza, essere considerata idonea ad assolvere alla stessa funzione che l’articolo 117, comma III, della Costituzione assegna alla legge statale per la determinazione dei principi fondamentali ai quali dovrebbe poi attenersi la legislazione regionale. L’articolo 7 della legge regionale toscana, quindi, siccome del tutto aderente a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza in questione, non sarebbe stato da dichiarare incostituzionale.
La declaratoria di incostituzionalità si rivela, però, paradossalmente, corretta proprio considerando che, in realtà, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte, al principio affermato nella sentenza n. 132/2025 e confermato in quella n. 204/2025 non sembra affatto che possa attribuirsi carattere vincolante e meno che mai, quindi, «portata autoapplicativa». Si tratta, infatti, di un principio che non è in alcun modo conseguenziale alla già ricordata sentenza della stessa Corte n. 242/2019, essendosi questa limitata a rendere non punibile, a determinate condizioni, mediante declaratoria di parziale incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, la condotta di chi presti aiuto al suicidio, senza con ciò attribuire all’aspirante suicida alcun diritto a ottenere quell’aiuto da parte di chicchessia, ivi compreso il Servizio sanitario nazionale. A quest’ultimo, infatti, la Corte affida il solo compito di accertare che le suddette condizioni siano effettivamente sussistenti e che le modalità stabilite dall’interessato e dal medico di sua fiducia per l’esecuzione del suicidio non siano tali da offendere la dignità della persona e cagionarle sofferenze.
Lo stesso principio, inoltre, non può neppure dirsi funzionale alla decisione a suo tempo assunta con la sentenza n. 132/2025, in cui esso è enunciato, dal momento che tale sentenza, a sostegno della ritenuta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente, fece essenzialmente leva sul fatto che, contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, non poteva dirsi accertata, in linea di fatto, l’assoluta irreperibilità, sul mercato, di strumenti che consentissero all’aspirante suicida, nonostante la sua condizione di paraplegico, l’autonoma assunzione del farmaco mortale. L’affermazione che del reperimento di quegli strumenti dovesse farsi carico, se necessario, il Servizio sanitario nazionale, rispondendo ciò a un diritto dell’interessato, aveva carattere meramente incidentale (c.d. «obiter dictum»); il che, secondo quanto pacificamente ritenuto dalla dottrina giuridica, esclude in radice che ad essa possa attribuirsi carattere vincolante tanto nei confronti del Servizio sanitario nazionale quanto in quelli del legislatore ordinario.
Non può in alcun modo condividersi, quindi, l’opinione di chi - come il senatore del Pd Alfredo Bazoli, secondo quanto riferito sulla Verità del 31 dicembre scorso nell’articolo a firma di Carlo Tarallo - sostiene che il legislatore ordinario, nel dettare la disciplina generale in materia di fine vita, non potrebbe «in alcun modo derogare» al principio in questione giacché quello in esso affermato sarebbe «un diritto pienamente riconosciuto e dunque pienamente eseguibile». Deve invece ritenersi, al contrario, che il legislatore ordinario sia perfettamente libero di seguire o non seguire l’indicazione della Corte Costituzionale circa il ruolo da attribuirsi al Servizio sanitario nazionale, senza che, nella seconda di tali ipotesi, la sua scelta possa cadere, alla prima occasione, sotto la mannaia della stessa Corte; ciò sempre che, naturalmente, quest’ultima resista alla ricorrente tentazione di esorbitare dai limiti delle proprie funzioni; sul che, ovviamente, dati i numerosi precedenti, nessuno può azzardarsi a mettere la mano sul fuoco.
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«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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