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2021-07-29
Scuola e trasporti agitano il governo. Salta la stretta su navi, treni e aerei
Ansa
Dopo l'incontro di ieri mattina con il leader della Lega, Matteo Salvini, il premier Mario Draghi ha deciso di rinviare alla prossima settimana l'eventuale inasprimento delle norme sull'obbligo del green pass. Due i fronti sui quali nella maggioranza che sostiene Draghi si registrano posizioni diverse: l'obbligo per i circa 200.000 docenti italiani che non si sono ancora vaccinati e l'estensione del green pass, a partire dal prossimo 6 agosto, anche per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, come aerei, navi e treni. Per i mezzi di trasporto pubblico, invece, l'obbligo della certificazione sembra scongiurato definitivamente, anche per la difficoltà estrema di organizzare i controlli. Il cdm che avrebbe dovuto varare le due norme era previsto per oggi, ma è stato rinviato (forse) a domani per consentire approfondimenti, e anche perché Draghi vuole a tutti i costi chiudere il fronte della riforma della giustizia, argomento al quale sta dedicando riunioni su riunioni.
Partiamo dai mezzi di trasporto a lunga percorrenza: l'idea del Comitato tecnico scientifico è quella di introdurre l'obbligo del green pass anche su aerei, navi e treni, per limitare la circolazione del virus. Salvini ha spiegato a Draghi, nel corso del colloquio definito «proficuo e cordiale» da Palazzo Chigi, che ciò provocherebbe il caos. Milioni di italiani hanno già prenotato le vacanze, con relativi mezzi di trasporto per raggiungere le mete turistiche. La stretta comporterebbe difficoltà insormontabili per tantissime famiglie, nelle quali magari non tutti sonno in possesso del certificato. Non poter partire vorrebbe dire non poter raggiungere il luogo di villeggiatura prenotato. Il buon senso, dunque, almeno per il momento, sembra prevalere: prima di discutere dell'eventuale estensione dell'obbligo del green pass ai mezzi di trasporto a lunga percorrenza, verranno analizzati i dati e verificate puntigliosamente le ricadute di una decisione del genere sulle vacanze di agosto. L'opinione che La Verità registra da diverse fonti di governo è che se proprio sarà necessario introdurre nuove restrizioni, lo si farà solo e soltanto in presenza di una impennata dei ricoveri, ipotesi (per fortuna) al momento più che remota, e comunque non prima della fine di agosto. «Se la situazione si complica», argomenta Salvini al termine del colloquio con Draghi, «bisogna ricorrere ai ripari, ma complicare la vita a 30 milioni di italiani, milioni di operatori economici, mamme e papà con bambini di 12 o 13 anni no. Le terapie intensive sono vuote al 98 per cento, 40 milioni di italiani sono già vaccinati, quindi la situazione è assolutamente sotto controllo». Per quel che riguarda il trasporto pubblico locale, tocca al sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri chiarire: «Credo che il green pass», sottolinea a Sky Tg24, «non sarà necessario nel trasporto locale e la ragione è che il numero delle vaccinazioni è tale che se raggiungiamo, e credo che lo raggiungeremo, il 70-80% della popolazione vaccinata, i rischi saranno veramente minimi».
Passiamo a un altro argomento «caldo», ovvero quello della scuola. L'obiettivo, condiviso da tutti, è di far ripartire le scuole a settembre in presenza e in sicurezza. Come arrivare a raggiungerlo? L'obbligo vaccinale per il personale scolastico è una delle opzioni in campo: sono favorevoli, ad esempio, il sottosegretario alla salute Andrea Costa e lo stesso Sileri. Si trincerano dietro un «valuteremo» il ministro della Salute, Roberto Speranza, e quello dell'Istruzione, Patrizio Bianchi: «L'85% degli insegnanti su base nazionale», dice Bianchi a Radio 1, «è vaccinato, ci sono delle differenze regionali ma contiamo di raggiungere l'85-90% in tutto il Paese. La scuola è il mondo che ha risposto meglio». L'obbligo, quindi, a detta di Bianchi, potrebbe non servire: «Nei prossimi giorni», aggiunge il ministro, «il governo prenderà evidenza se servirà un ulteriore passaggio per un bisogno di omogeneizzazione in tutto il Paese».
Contrarissimo Salvini. Perplessa anche la sottosegretaria all'Istruzione, Barbara Floridia, del M5s: «Quello che è importante sottolineare in questo momento», dice a Orizzonte scuola tv, «è che non si può subordinare la riapertura delle scuole all'obbligo vaccinale. Quello dei vaccini rappresenta un tassello, importantissimo, ma all'interno di un puzzle più ampio. Stiamo lavorando in coordinamento con gli altri ministeri, gli enti locali le prefetture per garantire tutte le misure di sicurezza, il distanziamento, misure idonee sul fronte dei trasporti». Per quel che riguarda gli studenti, l'obbligo sembra una ipotesi remota. «Riguardo l'obbligo di vaccinazione per gli studenti», dice a Sky Tg24 il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, «il punto è che noi aderiamo alle richieste del Cts, e il Cts, nel parere del 12 luglio, ha chiaramente affermato di cercare di perseguire l'obiettivo del 60% degli studenti vaccinati tra i 12 e i 19 anni, perché questo servirà a gestire al meglio la situazione. Poi parlare di obbligo per i minori», aggiunge Giannelli, «è chiaramente inopportuno, perché comunque si sta parlando di una fascia d'età del tutto differente: sono utenti di un servizio, e c'è un diritto costituzionale all'istruzione».
L’Inghilterra corre verso la libertà
L'Inghilterra riapre ai turisti. Dal 2 agosto gli europei e gli americani che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino potranno entrare nel Paese senza doversi sottoporre a quarantena. Non solo, dal 16 agosto coloro che sono vaccinati non avranno più l'obbligo di isolarsi nemmeno se vengono a contatto con un soggetto positivo al Covid, a meno che mostrino segni di malessere.
Ad annunciarlo ieri è stato il governo di Boris Johnson, che vuole riaprire le frontiere ai turisti europei e americani dopo mesi di blocco. Fino ad ora, infatti, solo le persone che avevano ricevuto i due vaccini nel Regno Unito potevano saltare la quarantena al rientro dai Paesi considerati a rischio, come ad esempio l'Italia. Dalla prossima settimana, invece, l'unico vincolo rimarrà quello del tampone prima di partire e poi al secondo giorno di permanenza in Inghilterra.
Annunciando la novità, il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, si è detto molto soddisfatto, anche alla luce del fatto che molti britannici che risiedono in Europa avranno in questo modo la possibilità di far ritorno a casa per l'estate e visitare i loro cari. Per adesso il provvedimento riguarda solo l'Inghilterra mentre Scozia, Galles e Irlanda del Nord decideranno nelle prossime settimane se seguire le indicazioni di Downing street o procedere in modo diverso.
Al di là delle riunioni di famiglia, comunque, la nuova regola consentirà la ripresa del turismo, con Londra che ha riattivato mostre ed eventi e sogna di ritrovare il pubblico a cui è sempre stata abituata. Gli operatori plaudono alla decisione, anche perché il settore vale miliardi di sterline, ma dall'inizio della pandemia sta arrancando. Quanto alle compagnie aeree, si dicono soddisfatte perché sperano di ricominciare a riempire i loro voli sull'Atlantico, benché al momento si possa solo volare verso il Regno Unito, visto che gli Usa sono ancora «chiusi» ai turisti britannici. Il governo ha intenzione di negoziare con Washington nuove procedure di controllo, per riprendere contatti maggiori tra i due Paese, ma ci vorrà tempo.
L'altra grande novità emersa ieri, sul fronte della liberazione del Covid, riguarda il fatto che dal 16 agosto le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino non saranno più costrette a isolarsi per dieci giorni se emergerà che sono venute in contatto con dei positivi. Dovranno farlo solo se avranno sintomi, mentre in caso contrario potranno continuare con la loro vita. Un modo per evitare le quarantene di massa, che di recente hanno messo in difficoltà il Paese, con lavoratori in piena forma costretti a restare a casa nonostante il doppio vaccino e di conseguenza gli scaffali vuoti nei supermercati o i bidoni pieni nelle strade.
A spingere il governo ad avvallare questi due cambiamenti sono i dati dei contagi, che continuano a scendere nonostante le riaperture. Merito probabilmente della campagna di prevenzione, che ha già visto somministrare 85 milioni di dosi, se si considerano coloro che hanno completato il ciclo e chi ha ricevuto solo la prima iniezione.
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Slitta il Cdm dopo la lite sul lasciapassare esteso ai mezzi a lunga percorrenza. La Lega bracca Mario Draghi, che frena: inasprimenti solo se aumentano i ricoveri. M5s scettico sulle iniezioni obbligatorie agli alunni.Dal 16 agosto alle persone vaccinate verrà risparmiata la quarantena. Mentre già dal 2 i turisti che hanno avuto la doppio dose potranno entrare nel Paese senza limitazioni.Lo speciale contiene due articoli.Dopo l'incontro di ieri mattina con il leader della Lega, Matteo Salvini, il premier Mario Draghi ha deciso di rinviare alla prossima settimana l'eventuale inasprimento delle norme sull'obbligo del green pass. Due i fronti sui quali nella maggioranza che sostiene Draghi si registrano posizioni diverse: l'obbligo per i circa 200.000 docenti italiani che non si sono ancora vaccinati e l'estensione del green pass, a partire dal prossimo 6 agosto, anche per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, come aerei, navi e treni. Per i mezzi di trasporto pubblico, invece, l'obbligo della certificazione sembra scongiurato definitivamente, anche per la difficoltà estrema di organizzare i controlli. Il cdm che avrebbe dovuto varare le due norme era previsto per oggi, ma è stato rinviato (forse) a domani per consentire approfondimenti, e anche perché Draghi vuole a tutti i costi chiudere il fronte della riforma della giustizia, argomento al quale sta dedicando riunioni su riunioni. Partiamo dai mezzi di trasporto a lunga percorrenza: l'idea del Comitato tecnico scientifico è quella di introdurre l'obbligo del green pass anche su aerei, navi e treni, per limitare la circolazione del virus. Salvini ha spiegato a Draghi, nel corso del colloquio definito «proficuo e cordiale» da Palazzo Chigi, che ciò provocherebbe il caos. Milioni di italiani hanno già prenotato le vacanze, con relativi mezzi di trasporto per raggiungere le mete turistiche. La stretta comporterebbe difficoltà insormontabili per tantissime famiglie, nelle quali magari non tutti sonno in possesso del certificato. Non poter partire vorrebbe dire non poter raggiungere il luogo di villeggiatura prenotato. Il buon senso, dunque, almeno per il momento, sembra prevalere: prima di discutere dell'eventuale estensione dell'obbligo del green pass ai mezzi di trasporto a lunga percorrenza, verranno analizzati i dati e verificate puntigliosamente le ricadute di una decisione del genere sulle vacanze di agosto. L'opinione che La Verità registra da diverse fonti di governo è che se proprio sarà necessario introdurre nuove restrizioni, lo si farà solo e soltanto in presenza di una impennata dei ricoveri, ipotesi (per fortuna) al momento più che remota, e comunque non prima della fine di agosto. «Se la situazione si complica», argomenta Salvini al termine del colloquio con Draghi, «bisogna ricorrere ai ripari, ma complicare la vita a 30 milioni di italiani, milioni di operatori economici, mamme e papà con bambini di 12 o 13 anni no. Le terapie intensive sono vuote al 98 per cento, 40 milioni di italiani sono già vaccinati, quindi la situazione è assolutamente sotto controllo». Per quel che riguarda il trasporto pubblico locale, tocca al sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri chiarire: «Credo che il green pass», sottolinea a Sky Tg24, «non sarà necessario nel trasporto locale e la ragione è che il numero delle vaccinazioni è tale che se raggiungiamo, e credo che lo raggiungeremo, il 70-80% della popolazione vaccinata, i rischi saranno veramente minimi». Passiamo a un altro argomento «caldo», ovvero quello della scuola. L'obiettivo, condiviso da tutti, è di far ripartire le scuole a settembre in presenza e in sicurezza. Come arrivare a raggiungerlo? L'obbligo vaccinale per il personale scolastico è una delle opzioni in campo: sono favorevoli, ad esempio, il sottosegretario alla salute Andrea Costa e lo stesso Sileri. Si trincerano dietro un «valuteremo» il ministro della Salute, Roberto Speranza, e quello dell'Istruzione, Patrizio Bianchi: «L'85% degli insegnanti su base nazionale», dice Bianchi a Radio 1, «è vaccinato, ci sono delle differenze regionali ma contiamo di raggiungere l'85-90% in tutto il Paese. La scuola è il mondo che ha risposto meglio». L'obbligo, quindi, a detta di Bianchi, potrebbe non servire: «Nei prossimi giorni», aggiunge il ministro, «il governo prenderà evidenza se servirà un ulteriore passaggio per un bisogno di omogeneizzazione in tutto il Paese». Contrarissimo Salvini. Perplessa anche la sottosegretaria all'Istruzione, Barbara Floridia, del M5s: «Quello che è importante sottolineare in questo momento», dice a Orizzonte scuola tv, «è che non si può subordinare la riapertura delle scuole all'obbligo vaccinale. Quello dei vaccini rappresenta un tassello, importantissimo, ma all'interno di un puzzle più ampio. Stiamo lavorando in coordinamento con gli altri ministeri, gli enti locali le prefetture per garantire tutte le misure di sicurezza, il distanziamento, misure idonee sul fronte dei trasporti». Per quel che riguarda gli studenti, l'obbligo sembra una ipotesi remota. «Riguardo l'obbligo di vaccinazione per gli studenti», dice a Sky Tg24 il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, «il punto è che noi aderiamo alle richieste del Cts, e il Cts, nel parere del 12 luglio, ha chiaramente affermato di cercare di perseguire l'obiettivo del 60% degli studenti vaccinati tra i 12 e i 19 anni, perché questo servirà a gestire al meglio la situazione. Poi parlare di obbligo per i minori», aggiunge Giannelli, «è chiaramente inopportuno, perché comunque si sta parlando di una fascia d'età del tutto differente: sono utenti di un servizio, e c'è un diritto costituzionale all'istruzione».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scuola-trasporti-governo-treni-aerei-2654223340.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="linghilterra-corre-verso-la-liberta" data-post-id="2654223340" data-published-at="1627533850" data-use-pagination="False"> L’Inghilterra corre verso la libertà L'Inghilterra riapre ai turisti. Dal 2 agosto gli europei e gli americani che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino potranno entrare nel Paese senza doversi sottoporre a quarantena. Non solo, dal 16 agosto coloro che sono vaccinati non avranno più l'obbligo di isolarsi nemmeno se vengono a contatto con un soggetto positivo al Covid, a meno che mostrino segni di malessere. Ad annunciarlo ieri è stato il governo di Boris Johnson, che vuole riaprire le frontiere ai turisti europei e americani dopo mesi di blocco. Fino ad ora, infatti, solo le persone che avevano ricevuto i due vaccini nel Regno Unito potevano saltare la quarantena al rientro dai Paesi considerati a rischio, come ad esempio l'Italia. Dalla prossima settimana, invece, l'unico vincolo rimarrà quello del tampone prima di partire e poi al secondo giorno di permanenza in Inghilterra. Annunciando la novità, il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, si è detto molto soddisfatto, anche alla luce del fatto che molti britannici che risiedono in Europa avranno in questo modo la possibilità di far ritorno a casa per l'estate e visitare i loro cari. Per adesso il provvedimento riguarda solo l'Inghilterra mentre Scozia, Galles e Irlanda del Nord decideranno nelle prossime settimane se seguire le indicazioni di Downing street o procedere in modo diverso. Al di là delle riunioni di famiglia, comunque, la nuova regola consentirà la ripresa del turismo, con Londra che ha riattivato mostre ed eventi e sogna di ritrovare il pubblico a cui è sempre stata abituata. Gli operatori plaudono alla decisione, anche perché il settore vale miliardi di sterline, ma dall'inizio della pandemia sta arrancando. Quanto alle compagnie aeree, si dicono soddisfatte perché sperano di ricominciare a riempire i loro voli sull'Atlantico, benché al momento si possa solo volare verso il Regno Unito, visto che gli Usa sono ancora «chiusi» ai turisti britannici. Il governo ha intenzione di negoziare con Washington nuove procedure di controllo, per riprendere contatti maggiori tra i due Paese, ma ci vorrà tempo. L'altra grande novità emersa ieri, sul fronte della liberazione del Covid, riguarda il fatto che dal 16 agosto le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino non saranno più costrette a isolarsi per dieci giorni se emergerà che sono venute in contatto con dei positivi. Dovranno farlo solo se avranno sintomi, mentre in caso contrario potranno continuare con la loro vita. Un modo per evitare le quarantene di massa, che di recente hanno messo in difficoltà il Paese, con lavoratori in piena forma costretti a restare a casa nonostante il doppio vaccino e di conseguenza gli scaffali vuoti nei supermercati o i bidoni pieni nelle strade. A spingere il governo ad avvallare questi due cambiamenti sono i dati dei contagi, che continuano a scendere nonostante le riaperture. Merito probabilmente della campagna di prevenzione, che ha già visto somministrare 85 milioni di dosi, se si considerano coloro che hanno completato il ciclo e chi ha ricevuto solo la prima iniezione.
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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