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2024-11-19
La Schlein si mangia i baci perugini
Elly Schlein (Ansa)
Non riesce il miracolo, anzi il supermiracolo, al centrodestra in Emilia-Romagna: la Regione si conferma la roccaforte rossa per eccellenza, e il nuovo presidente è Michele de Pascale, 39 anni, sindaco pd di Ravenna, che con il 56% circa dei voti regala una gioia a Elly Schlein. Va concesso, e non è una frase fatta, l’onore delle armi a Elena Ugolini, candidata civica scelta dal centrodestra per la sfida più difficile di tutte. La Ugolini si ferma al 40% circa, tre punti in meno di quanto raccolto nel 2020 dall’allora candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni della Lega.
A proposito del 2020, vanno sottolineati due dati. Il primo: de Pascale prende più voti di Stefano Bonaccini, che alle scorse elezioni ottenne il 51,4%; il secondo: in Emilia-Romagna l’affluenza è letteralmente crollata dal 67,6% del 2020 al 46,4% di ieri. Attenzione però: nel 2014, l’affluenza era stata appena del 37,7%. Il picco di votanti del 2020 si deve quindi, molto probabilmente, alla grande mobilitazione che ci fu in quell’occasione. I sondaggi davano Bonaccini avanti di pochissimi punti, la Bergonzoni poteva contare su una Lega cresciuta a dismisura (alle Europee del 2019 aveva superato il 34%), la roccaforte rossa sembrava davvero poter crollare e così nacque il fenomeno delle Sardine, un finto movimento spontaneo di sinistra accuratamente creato in laboratorio per mobilitare l’elettorato progressista, in particolare quello più giovanile. Inoltre, il M5s correva da solo. Alla fine Bonaccini vinse distaccando la Bergonzoni di 8 punti. Stavolta, evidentemente, il risultato è stato ritenuto scontato dagli elettori dell’Emilia-Romagna, che si sono ri-allontanati dalle urne. Non sappiamo, ma è probabile, se sul calo dell’affluenza possano aver pesato anche le polemiche e le accuse incrociate sulle responsabilità delle alluvioni che hanno colpito la regione: l’esperienza insegna che chi deve fronteggiare le conseguenze drammatiche di una catastrofe vuole concretezza e non tollera chiacchiere a vuoto o peggio ancora risse propagandistiche strumentali.
Analizzando (ovviamente in base alle proiezioni) i dati dei partiti, il Pd targato Elly Schlein supera il 40% dei voti, è di gran lunga il primo partito nella Regione. Male il M5s, inchiodato al 3,5%, superato da Avs, che ottiene il 5,3%. A proposito dei pentastellati, almeno a guardare il voto in Emilia-Romagna il dibattito «andiamo da soli», «no, meglio allearsi con il Pd» è pura accademia: nel 2020 il M5s andò da solo con un proprio candidato presidente, Simone Benini, e prese il 4,5%, quasi esattamente la percentuale di questa tornata elettorale.
Nel centrodestra si conferma il dominio di Fratelli d’Italia, che raggiunge il 24% (alle scorse regionali prese l’8,6%). Forza Italia è intorno al 5,5% (prese il 2,6% nel 2020) così come la Lega, che alle regionali 2020 prese il 32%.
«È stato un anno e mezzo di speculazioni politiche, di scontri», commenta il nuovo presidente Michele de Pascale, «nella nostra terra le persone hanno paura, le imprese si chiedono cosa devono fare per il loro futuro. Da questa campagna elettorale deve finire la speculazione politica e deve iniziare una nuova collaborazione istituzionale per l’Emilia-Romagna. Io spero, già nei prossimi giorni di poter incontrare il presidente del Consiglio», aggiunge de Pascale, «Serve che tutti siano disponibili a un grande cambio di passo».
All’insegna del fair play il commento di Elena Ugolini: «Ho appena chiamato de Pascale», dice la Ugolini appena arrivata al comitato, «gli ho fatto i complimenti perché la sua vittoria è una vittoria decisa, schiacciante. Sono partita dopo i risultati delle Europee che vedevano il paragone tra il centrodestra e il campo largo del centrosinistra, che è quello che ha sostenuto de Pascale in questa campagna elettorale, da una differenza di 18 punti. Tutti mi avevano sconsigliato di fare questo passo, ma io ho voluto fare questa scelta per una ragione profonda: in questi mesi di campagna elettorale ho scoperto che ci sono tanti territori e tante persone che desiderano essere ascoltate. Ascoltando le persone abbiamo capito che ci sono delle priorità su cui noi continueremo a lavorare nei prossimi cinque anni».
Soddisfattissima sia della vittoria di de Pascale sia del risultato del Pd il segretario dem, Elly Schlein: «Lavoreremo ogni giorno», commenta la Schlein, «per essere all’altezza di questa fiducia, segno del riconoscimento di una buona amministrazione, ma anche della voglia di innovazione con un candidato come Michele de Pascale. Siamo molto felici ed emozionati, devo dire la parola giusta, perché è emozionante ed è una vittoria commovente. Si profila un dato straordinario per il Partito democratico. Questo conferma la responsabilità che ci sentiamo come perno di costruzione dell’alternativa a questa destra».
In Umbria vince il Pd, non il campo largo
Deve averla mandata a memoria Stefania Proietti la massima di San Francesco, che recita: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Lei ingegnere, 49 anni, sindaco di Assisi dal 2016 e presidente della Provincia di Perugia dal 2021, pacifista prima ancora che di sinistra, ecologista si è presentata come candidata civica ed è riuscita là dove fino a qualche giorno fa i sondaggi dicevano che sarebbe stata ardua: rimandare il centrodestra all’angolo in Umbria. Esce di scena Donatella Tesei che cinque anni fa aveva fatto pure lei l’impossibile: strappare una regione che era stata feudo del Pci, poi Pds, Ds e infine Pd per 70 anni. L’Umbria di cinque anni fa era scossa dalle inchieste di Sanitopoli che avevano coinvolto anche l’allora presidente pd, Katiuscia Marini. L’Umbria di oggi è una regione che ha nuovo protagonismo economico, che è stata largamente risanata dai cinque anni di governo di Donatella Tesei e che è tornata - è il caso di dirlo - ai santi vecchi. La vittoria di Stefania Proietti è ampia. Al momento in cui scriviamo - oltre metà dello scrutinio: oltre 530 sezioni su mille - la candidata del campo largo ha il 51,7% delle preferenze mentre Donatella Tesei - sostenuta da Fdi, Lega, Forza Italia, Noi moderati e da una civica a suo nome - si ferma al 45,6%. Gli altri sette candidati - escluso Marco Rizzo di Democrazia sovrana popolare, che supera l’1% - sono a percentuali da prefisso telefonico. Anche in Umbria c’è stato il crollo della partecipazione al voto: il 52,3%, contro il 64,69% di cinque anni fa. La prima a congratularsi con Stefania Proietti è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X scrive: «Desidero rivolgere i miei auguri di buon lavoro ai nuovi presidenti della Regione Umbria, Stefania Proietti, e della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale; al di là delle differenze politiche, auspico una collaborazione costruttiva». Con lo stesso messaggio Giorgia Meloni ha rivolto un «sentito ringraziamento» a Donatella Tesei. Elly Schlein, segretario del Pd, ha parlato di una vittoria commovente e della coesione, facendo i complimenti al neoeletto presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale che è organico al Pd. Per quel che riguarda la Proietti - di militanza cattolica ma non iscritta al Pd - la segretaria del Nazareno in serata è arrivata a Perugia per festeggiare la vittoria del centrosinistra insieme con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (lui è di Foligno e ha fatto poca strada) di Avs, mentre Giuseppe Conte bloccato a Roma dalla Costituente pentastellata ha inviato alla neopresidente della Regione Umbria un messaggio dai toni trionfalistici: «Vittoria strepitosa, le promesse last minute del centrodestra non hanno ingannato gli umbri. Nessun dubbio fossi tu la candidata migliore. Stiamo preparando Nova, siamo in dirittura d’arrivo; non riesco a raggiungerti festeggiare e ad abbracciarti». Conte ha di fatto iscritto la Proietti al neo-movimento a insaputa di lei, che invece ha fatto una prima stringatissima dichiarazione: «Viva l’Umbria che è tornata in mano agli umbri», ha detto entrando al suo comitato elettorale nel centro di Perugia, dove ad attenderla c’era tutto lo stato maggiore del Pd umbro che aveva già festeggiato con Vittoria Ferdinandi nel giugno scorso la riconquista del Comune di Perugia. Stefania Proietti ha poi aggiunto: «Sarò la presidente di tutti gli umbri, nessuno escluso. Grazie a tutti: partiti, liste, territori, amministratori con un ringraziamento speciale a Vittoria Ferdinandi. Governeremo in libertà, democrazia, partecipazione: con la gente per la gente. Da domani saremo a lavorare perché le persone hanno bisogno che ci prendiamo cura di loro, riportando all’Umbria la sanità pubblica, la cura dell’ambiente, dei giovani, dello sviluppo sostenibile». La Proietti ha ringraziato il premier Meloni «per essersi complimentata con me». Viene da dire che il centrosinistra in Umbria vince se non schiera candidati di partito. Bocche cucite mentre andiamo in stampa da parte del centrodestra, dove si sta valutando se l’accordo con il vulcanico e a volte ruvido sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, di Alternativa popolare abbia funzionato. A Terni due esponenti di Fratelli d’Italia si sono dimessi in polemica per questa strana alleanza. Ma per «elaborare il lutto» il centrodestra ha bisogno di un po’ di tempo; soprattutto la Lega guidata dall’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, uno dei Salvini-boys dovrà condurre un serio esame. Donatella Tesei, che si è complimentata con la «rivale» augurandole buon lavoro, è infatti emanazione del partito di Salvini.
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La Regione più rossa d’Italia non cambia: vince De Pascale col 57%. La Tesei bocciata da uscente: si impone Stefania Proietti. Tanto basta ad Elly Schlein per «commuoversi» e gridare al trionfo. Esulta perfino Giuseppe Conte: peccato che il M5s sia ridotto ai minimi termini.Lo speciale contiene due articoli.Non riesce il miracolo, anzi il supermiracolo, al centrodestra in Emilia-Romagna: la Regione si conferma la roccaforte rossa per eccellenza, e il nuovo presidente è Michele de Pascale, 39 anni, sindaco pd di Ravenna, che con il 56% circa dei voti regala una gioia a Elly Schlein. Va concesso, e non è una frase fatta, l’onore delle armi a Elena Ugolini, candidata civica scelta dal centrodestra per la sfida più difficile di tutte. La Ugolini si ferma al 40% circa, tre punti in meno di quanto raccolto nel 2020 dall’allora candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni della Lega. A proposito del 2020, vanno sottolineati due dati. Il primo: de Pascale prende più voti di Stefano Bonaccini, che alle scorse elezioni ottenne il 51,4%; il secondo: in Emilia-Romagna l’affluenza è letteralmente crollata dal 67,6% del 2020 al 46,4% di ieri. Attenzione però: nel 2014, l’affluenza era stata appena del 37,7%. Il picco di votanti del 2020 si deve quindi, molto probabilmente, alla grande mobilitazione che ci fu in quell’occasione. I sondaggi davano Bonaccini avanti di pochissimi punti, la Bergonzoni poteva contare su una Lega cresciuta a dismisura (alle Europee del 2019 aveva superato il 34%), la roccaforte rossa sembrava davvero poter crollare e così nacque il fenomeno delle Sardine, un finto movimento spontaneo di sinistra accuratamente creato in laboratorio per mobilitare l’elettorato progressista, in particolare quello più giovanile. Inoltre, il M5s correva da solo. Alla fine Bonaccini vinse distaccando la Bergonzoni di 8 punti. Stavolta, evidentemente, il risultato è stato ritenuto scontato dagli elettori dell’Emilia-Romagna, che si sono ri-allontanati dalle urne. Non sappiamo, ma è probabile, se sul calo dell’affluenza possano aver pesato anche le polemiche e le accuse incrociate sulle responsabilità delle alluvioni che hanno colpito la regione: l’esperienza insegna che chi deve fronteggiare le conseguenze drammatiche di una catastrofe vuole concretezza e non tollera chiacchiere a vuoto o peggio ancora risse propagandistiche strumentali.Analizzando (ovviamente in base alle proiezioni) i dati dei partiti, il Pd targato Elly Schlein supera il 40% dei voti, è di gran lunga il primo partito nella Regione. Male il M5s, inchiodato al 3,5%, superato da Avs, che ottiene il 5,3%. A proposito dei pentastellati, almeno a guardare il voto in Emilia-Romagna il dibattito «andiamo da soli», «no, meglio allearsi con il Pd» è pura accademia: nel 2020 il M5s andò da solo con un proprio candidato presidente, Simone Benini, e prese il 4,5%, quasi esattamente la percentuale di questa tornata elettorale.Nel centrodestra si conferma il dominio di Fratelli d’Italia, che raggiunge il 24% (alle scorse regionali prese l’8,6%). Forza Italia è intorno al 5,5% (prese il 2,6% nel 2020) così come la Lega, che alle regionali 2020 prese il 32%.«È stato un anno e mezzo di speculazioni politiche, di scontri», commenta il nuovo presidente Michele de Pascale, «nella nostra terra le persone hanno paura, le imprese si chiedono cosa devono fare per il loro futuro. Da questa campagna elettorale deve finire la speculazione politica e deve iniziare una nuova collaborazione istituzionale per l’Emilia-Romagna. Io spero, già nei prossimi giorni di poter incontrare il presidente del Consiglio», aggiunge de Pascale, «Serve che tutti siano disponibili a un grande cambio di passo».All’insegna del fair play il commento di Elena Ugolini: «Ho appena chiamato de Pascale», dice la Ugolini appena arrivata al comitato, «gli ho fatto i complimenti perché la sua vittoria è una vittoria decisa, schiacciante. Sono partita dopo i risultati delle Europee che vedevano il paragone tra il centrodestra e il campo largo del centrosinistra, che è quello che ha sostenuto de Pascale in questa campagna elettorale, da una differenza di 18 punti. Tutti mi avevano sconsigliato di fare questo passo, ma io ho voluto fare questa scelta per una ragione profonda: in questi mesi di campagna elettorale ho scoperto che ci sono tanti territori e tante persone che desiderano essere ascoltate. Ascoltando le persone abbiamo capito che ci sono delle priorità su cui noi continueremo a lavorare nei prossimi cinque anni».Soddisfattissima sia della vittoria di de Pascale sia del risultato del Pd il segretario dem, Elly Schlein: «Lavoreremo ogni giorno», commenta la Schlein, «per essere all’altezza di questa fiducia, segno del riconoscimento di una buona amministrazione, ma anche della voglia di innovazione con un candidato come Michele de Pascale. Siamo molto felici ed emozionati, devo dire la parola giusta, perché è emozionante ed è una vittoria commovente. Si profila un dato straordinario per il Partito democratico. 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Lei ingegnere, 49 anni, sindaco di Assisi dal 2016 e presidente della Provincia di Perugia dal 2021, pacifista prima ancora che di sinistra, ecologista si è presentata come candidata civica ed è riuscita là dove fino a qualche giorno fa i sondaggi dicevano che sarebbe stata ardua: rimandare il centrodestra all’angolo in Umbria. Esce di scena Donatella Tesei che cinque anni fa aveva fatto pure lei l’impossibile: strappare una regione che era stata feudo del Pci, poi Pds, Ds e infine Pd per 70 anni. L’Umbria di cinque anni fa era scossa dalle inchieste di Sanitopoli che avevano coinvolto anche l’allora presidente pd, Katiuscia Marini. L’Umbria di oggi è una regione che ha nuovo protagonismo economico, che è stata largamente risanata dai cinque anni di governo di Donatella Tesei e che è tornata - è il caso di dirlo - ai santi vecchi. La vittoria di Stefania Proietti è ampia. Al momento in cui scriviamo - oltre metà dello scrutinio: oltre 530 sezioni su mille - la candidata del campo largo ha il 51,7% delle preferenze mentre Donatella Tesei - sostenuta da Fdi, Lega, Forza Italia, Noi moderati e da una civica a suo nome - si ferma al 45,6%. Gli altri sette candidati - escluso Marco Rizzo di Democrazia sovrana popolare, che supera l’1% - sono a percentuali da prefisso telefonico. Anche in Umbria c’è stato il crollo della partecipazione al voto: il 52,3%, contro il 64,69% di cinque anni fa. La prima a congratularsi con Stefania Proietti è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X scrive: «Desidero rivolgere i miei auguri di buon lavoro ai nuovi presidenti della Regione Umbria, Stefania Proietti, e della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale; al di là delle differenze politiche, auspico una collaborazione costruttiva». Con lo stesso messaggio Giorgia Meloni ha rivolto un «sentito ringraziamento» a Donatella Tesei. Elly Schlein, segretario del Pd, ha parlato di una vittoria commovente e della coesione, facendo i complimenti al neoeletto presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale che è organico al Pd. Per quel che riguarda la Proietti - di militanza cattolica ma non iscritta al Pd - la segretaria del Nazareno in serata è arrivata a Perugia per festeggiare la vittoria del centrosinistra insieme con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (lui è di Foligno e ha fatto poca strada) di Avs, mentre Giuseppe Conte bloccato a Roma dalla Costituente pentastellata ha inviato alla neopresidente della Regione Umbria un messaggio dai toni trionfalistici: «Vittoria strepitosa, le promesse last minute del centrodestra non hanno ingannato gli umbri. Nessun dubbio fossi tu la candidata migliore. Stiamo preparando Nova, siamo in dirittura d’arrivo; non riesco a raggiungerti festeggiare e ad abbracciarti». Conte ha di fatto iscritto la Proietti al neo-movimento a insaputa di lei, che invece ha fatto una prima stringatissima dichiarazione: «Viva l’Umbria che è tornata in mano agli umbri», ha detto entrando al suo comitato elettorale nel centro di Perugia, dove ad attenderla c’era tutto lo stato maggiore del Pd umbro che aveva già festeggiato con Vittoria Ferdinandi nel giugno scorso la riconquista del Comune di Perugia. Stefania Proietti ha poi aggiunto: «Sarò la presidente di tutti gli umbri, nessuno escluso. Grazie a tutti: partiti, liste, territori, amministratori con un ringraziamento speciale a Vittoria Ferdinandi. Governeremo in libertà, democrazia, partecipazione: con la gente per la gente. Da domani saremo a lavorare perché le persone hanno bisogno che ci prendiamo cura di loro, riportando all’Umbria la sanità pubblica, la cura dell’ambiente, dei giovani, dello sviluppo sostenibile». La Proietti ha ringraziato il premier Meloni «per essersi complimentata con me». Viene da dire che il centrosinistra in Umbria vince se non schiera candidati di partito. Bocche cucite mentre andiamo in stampa da parte del centrodestra, dove si sta valutando se l’accordo con il vulcanico e a volte ruvido sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, di Alternativa popolare abbia funzionato. A Terni due esponenti di Fratelli d’Italia si sono dimessi in polemica per questa strana alleanza. Ma per «elaborare il lutto» il centrodestra ha bisogno di un po’ di tempo; soprattutto la Lega guidata dall’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, uno dei Salvini-boys dovrà condurre un serio esame. Donatella Tesei, che si è complimentata con la «rivale» augurandole buon lavoro, è infatti emanazione del partito di Salvini.
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Lo ha dichiarato la vicepresidente del Lazio Roberta Angelilli a margine dell’incontro con il commissario per la Politica regionale e di coesione Raffaele Fitto, che si è tenuto presso la Rappresentanza dello Stato Libero di Baviera.
Giorgio Parisi (Ansa)
Tuttavia nel valutare l’attendibilità scientifica di una posizione nulla conta il prestigio, l’autorevolezza e, men che meno, l’autorità: è, questa, una condizione insita nel metodo scientifico. Gli autori criticano l’operato del governo che, sulle politiche climatiche, ha deciso di favorire l’adattamento piuttosto che una fumosa mitigazione. Secondo i sottoscrittori della missiva, invece, bisogna insistere sulla mitigazione del clima. Questo - dicono - sta cambiando per colpa delle emissioni antropiche di CO2, e bisogna mitigare il cambiamento riducendo le emissioni. Dal che si evince che né hanno capito il clima né hanno contezza delle politiche climatiche nel contesto mondiale.
Non si rendono conto che scrivere che «il 2024 è stato l’anno più caldo dal 1880» è una frase inutile in tutti i sensi. Innanzitutto è falsa: la temperatura globale del 2024 è un numero ottenuto attraverso una discutibile elaborazione di valori di temperatura, raccolti in modo discutibile da termometri calibrati in modo discutibile, e sparsi in luoghi discutibili; quel numero non ha più rilevanza della media aritmetica dei numeri di un elenco telefonico. Poi, quel numero non è certamente confrontabile con l’analogo numero relativo al 1880 e a diversi decenni a seguire, visto che i protocolli odierni per la raccolta dei dati sono ben diversi da quelli anche solo di 50 anni fa: nessuno farebbe confronti, tanto più che si sta parlando di valori espressi, dai signori che scrivono la lettera, al centesimo di grado; una precisione che non potreste definire neanche per il tinello di casa vostra, figurarsi per il pianeta. Poi scrivono: «Dal 1880», come se la Terra fosse nata allora. Lasciamo perdere gli oltre 4 miliardi d’anni della Terra, ma dalla fine dell’ultima glaciazione sono passati oltre 10.000 anni, che gli «studiosi» bellamente ignorano.
Non è finita: scrivono che «un clima che cambia aumenta la frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi». E chi gliel’ha detto? Domanda legittima, visto che non c’è alcuna evidenza che dal 1880 a oggi gli eventi estremi siano aumentati. Si lamentano del «clima che cambia» come se fosse possibile avere un clima che non cambi. Undicimila anni fa il Pianeta usciva da una glaciazione con temperature globali che sono aumentate di 7 gradi in 50 anni, altro che di 1 grado in cent’anni! Né è chiaro perché mai un Pianeta globalmente più caldo dovrebbe essere peggiore di un Pianeta globalmente più freddo. E neanche ci dicono, questi «studiosi», quale sarebbe la temperatura ideale del Pianeta.
Aggiungono che sarebbe quanto mai necessaria «una forte riduzione delle emissioni, promossa a tutti i livelli, regionale, nazionale, europeo e globale». Ma, anche fosse questa la cosa necessaria da fare (e non lo è), non si capisce perché mai scrivono a Giorgia Meloni: scrivano, piuttosto, a Xi Jinping, Donald Trump, Narendra Modi, Vladimir Putin e Sanae Takaichi, ché loro sono non solo responsabili di oltre il 60% delle emissioni globali ma anche determinati ad addirittura aumentarle. Anche se Meloni fosse così sciocca di star dietro a questi «studiosi» e azzerasse le emissioni italiane, avrebbe contribuito alla riduzione di appena lo 0.9% delle globali.
«È un errore che il governo italiano non sostenga il sistema Ets (Emission trading system) quale strumento per perseguire la decarbonizzazione». Ma, infatti, con la decarbonizzazione non c’entra nulla il sistema Ets: esso è un sistema truffaldino che non fa altro che trasferire denaro, dalle tasche di chi emette, nelle tasche di chi dice di impegnarsi a non emettere, senza che neanche una molecola di CO2 sia tolta all’atmosfera.
I nostri «studiosi» citano il ciclone Harry e la frana di Niscemi (dimostrando con ciò di aver trascurato la geologia nei loro studi), che col cambiamento climatico indotto dalla CO2 non ci azzeccano proprio. Ma trovo curioso che non sorga alcun dubbio sui loro programmi di mitigazione, visto che sebbene negli ultimi 20 anni il mondo abbia speso 800 trilioni di euro in impianti fotovoltaici ed eolici, la frana di Niscemi e il ciclone Harry non ci hanno risparmiato. Direi, allora, complimenti al governo Meloni che, contrariamente a quelli che l’hanno preceduta, ha un approccio pragmatico all’annoso problema del nostro territorio dissestato.
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Ecco #DimmiLaVerità del 5 marzo 2026. La nostra Mirella Molinaro ci rivela gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico.