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2024-11-19
La Schlein si mangia i baci perugini
Elly Schlein (Ansa)
Non riesce il miracolo, anzi il supermiracolo, al centrodestra in Emilia-Romagna: la Regione si conferma la roccaforte rossa per eccellenza, e il nuovo presidente è Michele de Pascale, 39 anni, sindaco pd di Ravenna, che con il 56% circa dei voti regala una gioia a Elly Schlein. Va concesso, e non è una frase fatta, l’onore delle armi a Elena Ugolini, candidata civica scelta dal centrodestra per la sfida più difficile di tutte. La Ugolini si ferma al 40% circa, tre punti in meno di quanto raccolto nel 2020 dall’allora candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni della Lega.
A proposito del 2020, vanno sottolineati due dati. Il primo: de Pascale prende più voti di Stefano Bonaccini, che alle scorse elezioni ottenne il 51,4%; il secondo: in Emilia-Romagna l’affluenza è letteralmente crollata dal 67,6% del 2020 al 46,4% di ieri. Attenzione però: nel 2014, l’affluenza era stata appena del 37,7%. Il picco di votanti del 2020 si deve quindi, molto probabilmente, alla grande mobilitazione che ci fu in quell’occasione. I sondaggi davano Bonaccini avanti di pochissimi punti, la Bergonzoni poteva contare su una Lega cresciuta a dismisura (alle Europee del 2019 aveva superato il 34%), la roccaforte rossa sembrava davvero poter crollare e così nacque il fenomeno delle Sardine, un finto movimento spontaneo di sinistra accuratamente creato in laboratorio per mobilitare l’elettorato progressista, in particolare quello più giovanile. Inoltre, il M5s correva da solo. Alla fine Bonaccini vinse distaccando la Bergonzoni di 8 punti. Stavolta, evidentemente, il risultato è stato ritenuto scontato dagli elettori dell’Emilia-Romagna, che si sono ri-allontanati dalle urne. Non sappiamo, ma è probabile, se sul calo dell’affluenza possano aver pesato anche le polemiche e le accuse incrociate sulle responsabilità delle alluvioni che hanno colpito la regione: l’esperienza insegna che chi deve fronteggiare le conseguenze drammatiche di una catastrofe vuole concretezza e non tollera chiacchiere a vuoto o peggio ancora risse propagandistiche strumentali.
Analizzando (ovviamente in base alle proiezioni) i dati dei partiti, il Pd targato Elly Schlein supera il 40% dei voti, è di gran lunga il primo partito nella Regione. Male il M5s, inchiodato al 3,5%, superato da Avs, che ottiene il 5,3%. A proposito dei pentastellati, almeno a guardare il voto in Emilia-Romagna il dibattito «andiamo da soli», «no, meglio allearsi con il Pd» è pura accademia: nel 2020 il M5s andò da solo con un proprio candidato presidente, Simone Benini, e prese il 4,5%, quasi esattamente la percentuale di questa tornata elettorale.
Nel centrodestra si conferma il dominio di Fratelli d’Italia, che raggiunge il 24% (alle scorse regionali prese l’8,6%). Forza Italia è intorno al 5,5% (prese il 2,6% nel 2020) così come la Lega, che alle regionali 2020 prese il 32%.
«È stato un anno e mezzo di speculazioni politiche, di scontri», commenta il nuovo presidente Michele de Pascale, «nella nostra terra le persone hanno paura, le imprese si chiedono cosa devono fare per il loro futuro. Da questa campagna elettorale deve finire la speculazione politica e deve iniziare una nuova collaborazione istituzionale per l’Emilia-Romagna. Io spero, già nei prossimi giorni di poter incontrare il presidente del Consiglio», aggiunge de Pascale, «Serve che tutti siano disponibili a un grande cambio di passo».
All’insegna del fair play il commento di Elena Ugolini: «Ho appena chiamato de Pascale», dice la Ugolini appena arrivata al comitato, «gli ho fatto i complimenti perché la sua vittoria è una vittoria decisa, schiacciante. Sono partita dopo i risultati delle Europee che vedevano il paragone tra il centrodestra e il campo largo del centrosinistra, che è quello che ha sostenuto de Pascale in questa campagna elettorale, da una differenza di 18 punti. Tutti mi avevano sconsigliato di fare questo passo, ma io ho voluto fare questa scelta per una ragione profonda: in questi mesi di campagna elettorale ho scoperto che ci sono tanti territori e tante persone che desiderano essere ascoltate. Ascoltando le persone abbiamo capito che ci sono delle priorità su cui noi continueremo a lavorare nei prossimi cinque anni».
Soddisfattissima sia della vittoria di de Pascale sia del risultato del Pd il segretario dem, Elly Schlein: «Lavoreremo ogni giorno», commenta la Schlein, «per essere all’altezza di questa fiducia, segno del riconoscimento di una buona amministrazione, ma anche della voglia di innovazione con un candidato come Michele de Pascale. Siamo molto felici ed emozionati, devo dire la parola giusta, perché è emozionante ed è una vittoria commovente. Si profila un dato straordinario per il Partito democratico. Questo conferma la responsabilità che ci sentiamo come perno di costruzione dell’alternativa a questa destra».
In Umbria vince il Pd, non il campo largo
Deve averla mandata a memoria Stefania Proietti la massima di San Francesco, che recita: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Lei ingegnere, 49 anni, sindaco di Assisi dal 2016 e presidente della Provincia di Perugia dal 2021, pacifista prima ancora che di sinistra, ecologista si è presentata come candidata civica ed è riuscita là dove fino a qualche giorno fa i sondaggi dicevano che sarebbe stata ardua: rimandare il centrodestra all’angolo in Umbria. Esce di scena Donatella Tesei che cinque anni fa aveva fatto pure lei l’impossibile: strappare una regione che era stata feudo del Pci, poi Pds, Ds e infine Pd per 70 anni. L’Umbria di cinque anni fa era scossa dalle inchieste di Sanitopoli che avevano coinvolto anche l’allora presidente pd, Katiuscia Marini. L’Umbria di oggi è una regione che ha nuovo protagonismo economico, che è stata largamente risanata dai cinque anni di governo di Donatella Tesei e che è tornata - è il caso di dirlo - ai santi vecchi. La vittoria di Stefania Proietti è ampia. Al momento in cui scriviamo - oltre metà dello scrutinio: oltre 530 sezioni su mille - la candidata del campo largo ha il 51,7% delle preferenze mentre Donatella Tesei - sostenuta da Fdi, Lega, Forza Italia, Noi moderati e da una civica a suo nome - si ferma al 45,6%. Gli altri sette candidati - escluso Marco Rizzo di Democrazia sovrana popolare, che supera l’1% - sono a percentuali da prefisso telefonico. Anche in Umbria c’è stato il crollo della partecipazione al voto: il 52,3%, contro il 64,69% di cinque anni fa. La prima a congratularsi con Stefania Proietti è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X scrive: «Desidero rivolgere i miei auguri di buon lavoro ai nuovi presidenti della Regione Umbria, Stefania Proietti, e della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale; al di là delle differenze politiche, auspico una collaborazione costruttiva». Con lo stesso messaggio Giorgia Meloni ha rivolto un «sentito ringraziamento» a Donatella Tesei. Elly Schlein, segretario del Pd, ha parlato di una vittoria commovente e della coesione, facendo i complimenti al neoeletto presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale che è organico al Pd. Per quel che riguarda la Proietti - di militanza cattolica ma non iscritta al Pd - la segretaria del Nazareno in serata è arrivata a Perugia per festeggiare la vittoria del centrosinistra insieme con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (lui è di Foligno e ha fatto poca strada) di Avs, mentre Giuseppe Conte bloccato a Roma dalla Costituente pentastellata ha inviato alla neopresidente della Regione Umbria un messaggio dai toni trionfalistici: «Vittoria strepitosa, le promesse last minute del centrodestra non hanno ingannato gli umbri. Nessun dubbio fossi tu la candidata migliore. Stiamo preparando Nova, siamo in dirittura d’arrivo; non riesco a raggiungerti festeggiare e ad abbracciarti». Conte ha di fatto iscritto la Proietti al neo-movimento a insaputa di lei, che invece ha fatto una prima stringatissima dichiarazione: «Viva l’Umbria che è tornata in mano agli umbri», ha detto entrando al suo comitato elettorale nel centro di Perugia, dove ad attenderla c’era tutto lo stato maggiore del Pd umbro che aveva già festeggiato con Vittoria Ferdinandi nel giugno scorso la riconquista del Comune di Perugia. Stefania Proietti ha poi aggiunto: «Sarò la presidente di tutti gli umbri, nessuno escluso. Grazie a tutti: partiti, liste, territori, amministratori con un ringraziamento speciale a Vittoria Ferdinandi. Governeremo in libertà, democrazia, partecipazione: con la gente per la gente. Da domani saremo a lavorare perché le persone hanno bisogno che ci prendiamo cura di loro, riportando all’Umbria la sanità pubblica, la cura dell’ambiente, dei giovani, dello sviluppo sostenibile». La Proietti ha ringraziato il premier Meloni «per essersi complimentata con me». Viene da dire che il centrosinistra in Umbria vince se non schiera candidati di partito. Bocche cucite mentre andiamo in stampa da parte del centrodestra, dove si sta valutando se l’accordo con il vulcanico e a volte ruvido sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, di Alternativa popolare abbia funzionato. A Terni due esponenti di Fratelli d’Italia si sono dimessi in polemica per questa strana alleanza. Ma per «elaborare il lutto» il centrodestra ha bisogno di un po’ di tempo; soprattutto la Lega guidata dall’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, uno dei Salvini-boys dovrà condurre un serio esame. Donatella Tesei, che si è complimentata con la «rivale» augurandole buon lavoro, è infatti emanazione del partito di Salvini.
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La Regione più rossa d’Italia non cambia: vince De Pascale col 57%. La Tesei bocciata da uscente: si impone Stefania Proietti. Tanto basta ad Elly Schlein per «commuoversi» e gridare al trionfo. Esulta perfino Giuseppe Conte: peccato che il M5s sia ridotto ai minimi termini.Lo speciale contiene due articoli.Non riesce il miracolo, anzi il supermiracolo, al centrodestra in Emilia-Romagna: la Regione si conferma la roccaforte rossa per eccellenza, e il nuovo presidente è Michele de Pascale, 39 anni, sindaco pd di Ravenna, che con il 56% circa dei voti regala una gioia a Elly Schlein. Va concesso, e non è una frase fatta, l’onore delle armi a Elena Ugolini, candidata civica scelta dal centrodestra per la sfida più difficile di tutte. La Ugolini si ferma al 40% circa, tre punti in meno di quanto raccolto nel 2020 dall’allora candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni della Lega. A proposito del 2020, vanno sottolineati due dati. Il primo: de Pascale prende più voti di Stefano Bonaccini, che alle scorse elezioni ottenne il 51,4%; il secondo: in Emilia-Romagna l’affluenza è letteralmente crollata dal 67,6% del 2020 al 46,4% di ieri. Attenzione però: nel 2014, l’affluenza era stata appena del 37,7%. Il picco di votanti del 2020 si deve quindi, molto probabilmente, alla grande mobilitazione che ci fu in quell’occasione. I sondaggi davano Bonaccini avanti di pochissimi punti, la Bergonzoni poteva contare su una Lega cresciuta a dismisura (alle Europee del 2019 aveva superato il 34%), la roccaforte rossa sembrava davvero poter crollare e così nacque il fenomeno delle Sardine, un finto movimento spontaneo di sinistra accuratamente creato in laboratorio per mobilitare l’elettorato progressista, in particolare quello più giovanile. Inoltre, il M5s correva da solo. Alla fine Bonaccini vinse distaccando la Bergonzoni di 8 punti. Stavolta, evidentemente, il risultato è stato ritenuto scontato dagli elettori dell’Emilia-Romagna, che si sono ri-allontanati dalle urne. Non sappiamo, ma è probabile, se sul calo dell’affluenza possano aver pesato anche le polemiche e le accuse incrociate sulle responsabilità delle alluvioni che hanno colpito la regione: l’esperienza insegna che chi deve fronteggiare le conseguenze drammatiche di una catastrofe vuole concretezza e non tollera chiacchiere a vuoto o peggio ancora risse propagandistiche strumentali.Analizzando (ovviamente in base alle proiezioni) i dati dei partiti, il Pd targato Elly Schlein supera il 40% dei voti, è di gran lunga il primo partito nella Regione. Male il M5s, inchiodato al 3,5%, superato da Avs, che ottiene il 5,3%. A proposito dei pentastellati, almeno a guardare il voto in Emilia-Romagna il dibattito «andiamo da soli», «no, meglio allearsi con il Pd» è pura accademia: nel 2020 il M5s andò da solo con un proprio candidato presidente, Simone Benini, e prese il 4,5%, quasi esattamente la percentuale di questa tornata elettorale.Nel centrodestra si conferma il dominio di Fratelli d’Italia, che raggiunge il 24% (alle scorse regionali prese l’8,6%). Forza Italia è intorno al 5,5% (prese il 2,6% nel 2020) così come la Lega, che alle regionali 2020 prese il 32%.«È stato un anno e mezzo di speculazioni politiche, di scontri», commenta il nuovo presidente Michele de Pascale, «nella nostra terra le persone hanno paura, le imprese si chiedono cosa devono fare per il loro futuro. Da questa campagna elettorale deve finire la speculazione politica e deve iniziare una nuova collaborazione istituzionale per l’Emilia-Romagna. Io spero, già nei prossimi giorni di poter incontrare il presidente del Consiglio», aggiunge de Pascale, «Serve che tutti siano disponibili a un grande cambio di passo».All’insegna del fair play il commento di Elena Ugolini: «Ho appena chiamato de Pascale», dice la Ugolini appena arrivata al comitato, «gli ho fatto i complimenti perché la sua vittoria è una vittoria decisa, schiacciante. Sono partita dopo i risultati delle Europee che vedevano il paragone tra il centrodestra e il campo largo del centrosinistra, che è quello che ha sostenuto de Pascale in questa campagna elettorale, da una differenza di 18 punti. Tutti mi avevano sconsigliato di fare questo passo, ma io ho voluto fare questa scelta per una ragione profonda: in questi mesi di campagna elettorale ho scoperto che ci sono tanti territori e tante persone che desiderano essere ascoltate. Ascoltando le persone abbiamo capito che ci sono delle priorità su cui noi continueremo a lavorare nei prossimi cinque anni».Soddisfattissima sia della vittoria di de Pascale sia del risultato del Pd il segretario dem, Elly Schlein: «Lavoreremo ogni giorno», commenta la Schlein, «per essere all’altezza di questa fiducia, segno del riconoscimento di una buona amministrazione, ma anche della voglia di innovazione con un candidato come Michele de Pascale. Siamo molto felici ed emozionati, devo dire la parola giusta, perché è emozionante ed è una vittoria commovente. Si profila un dato straordinario per il Partito democratico. Questo conferma la responsabilità che ci sentiamo come perno di costruzione dell’alternativa a questa destra».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/schlein-si-mangia-baci-perugini-2669936912.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-umbria-vince-il-pd-non-il-campo-largo" data-post-id="2669936912" data-published-at="1731964147" data-use-pagination="False"> In Umbria vince il Pd, non il campo largo Deve averla mandata a memoria Stefania Proietti la massima di San Francesco, che recita: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile». Lei ingegnere, 49 anni, sindaco di Assisi dal 2016 e presidente della Provincia di Perugia dal 2021, pacifista prima ancora che di sinistra, ecologista si è presentata come candidata civica ed è riuscita là dove fino a qualche giorno fa i sondaggi dicevano che sarebbe stata ardua: rimandare il centrodestra all’angolo in Umbria. Esce di scena Donatella Tesei che cinque anni fa aveva fatto pure lei l’impossibile: strappare una regione che era stata feudo del Pci, poi Pds, Ds e infine Pd per 70 anni. L’Umbria di cinque anni fa era scossa dalle inchieste di Sanitopoli che avevano coinvolto anche l’allora presidente pd, Katiuscia Marini. L’Umbria di oggi è una regione che ha nuovo protagonismo economico, che è stata largamente risanata dai cinque anni di governo di Donatella Tesei e che è tornata - è il caso di dirlo - ai santi vecchi. La vittoria di Stefania Proietti è ampia. Al momento in cui scriviamo - oltre metà dello scrutinio: oltre 530 sezioni su mille - la candidata del campo largo ha il 51,7% delle preferenze mentre Donatella Tesei - sostenuta da Fdi, Lega, Forza Italia, Noi moderati e da una civica a suo nome - si ferma al 45,6%. Gli altri sette candidati - escluso Marco Rizzo di Democrazia sovrana popolare, che supera l’1% - sono a percentuali da prefisso telefonico. Anche in Umbria c’è stato il crollo della partecipazione al voto: il 52,3%, contro il 64,69% di cinque anni fa. La prima a congratularsi con Stefania Proietti è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X scrive: «Desidero rivolgere i miei auguri di buon lavoro ai nuovi presidenti della Regione Umbria, Stefania Proietti, e della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale; al di là delle differenze politiche, auspico una collaborazione costruttiva». Con lo stesso messaggio Giorgia Meloni ha rivolto un «sentito ringraziamento» a Donatella Tesei. Elly Schlein, segretario del Pd, ha parlato di una vittoria commovente e della coesione, facendo i complimenti al neoeletto presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale che è organico al Pd. Per quel che riguarda la Proietti - di militanza cattolica ma non iscritta al Pd - la segretaria del Nazareno in serata è arrivata a Perugia per festeggiare la vittoria del centrosinistra insieme con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (lui è di Foligno e ha fatto poca strada) di Avs, mentre Giuseppe Conte bloccato a Roma dalla Costituente pentastellata ha inviato alla neopresidente della Regione Umbria un messaggio dai toni trionfalistici: «Vittoria strepitosa, le promesse last minute del centrodestra non hanno ingannato gli umbri. Nessun dubbio fossi tu la candidata migliore. Stiamo preparando Nova, siamo in dirittura d’arrivo; non riesco a raggiungerti festeggiare e ad abbracciarti». Conte ha di fatto iscritto la Proietti al neo-movimento a insaputa di lei, che invece ha fatto una prima stringatissima dichiarazione: «Viva l’Umbria che è tornata in mano agli umbri», ha detto entrando al suo comitato elettorale nel centro di Perugia, dove ad attenderla c’era tutto lo stato maggiore del Pd umbro che aveva già festeggiato con Vittoria Ferdinandi nel giugno scorso la riconquista del Comune di Perugia. Stefania Proietti ha poi aggiunto: «Sarò la presidente di tutti gli umbri, nessuno escluso. Grazie a tutti: partiti, liste, territori, amministratori con un ringraziamento speciale a Vittoria Ferdinandi. Governeremo in libertà, democrazia, partecipazione: con la gente per la gente. Da domani saremo a lavorare perché le persone hanno bisogno che ci prendiamo cura di loro, riportando all’Umbria la sanità pubblica, la cura dell’ambiente, dei giovani, dello sviluppo sostenibile». La Proietti ha ringraziato il premier Meloni «per essersi complimentata con me». Viene da dire che il centrosinistra in Umbria vince se non schiera candidati di partito. Bocche cucite mentre andiamo in stampa da parte del centrodestra, dove si sta valutando se l’accordo con il vulcanico e a volte ruvido sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, di Alternativa popolare abbia funzionato. A Terni due esponenti di Fratelli d’Italia si sono dimessi in polemica per questa strana alleanza. Ma per «elaborare il lutto» il centrodestra ha bisogno di un po’ di tempo; soprattutto la Lega guidata dall’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, uno dei Salvini-boys dovrà condurre un serio esame. Donatella Tesei, che si è complimentata con la «rivale» augurandole buon lavoro, è infatti emanazione del partito di Salvini.
Il punto è che il mercato, soprattutto in Europa, ha abbandonato qualsiasi velleità di tagli per il 2026 e in poco più di due settimana ha subito oscillazioni abbastanza marcate sugli indici di riferimento che servono a fissare il costo, per esempio, dei mutui immobiliari.
Tanto per capirsi. Il 27 febbraio (il giorno prima dell’attacco di Usa e Israele all’Iran), l’Euribor a 3 mesi (il riferimento per i variabili) era al 2,01%, mentre ieri prezzava il 2,16%. Così come l’Eurirs a 20 anni (il riferimento per i tassi fissi) è passato dal 3% al 3,18%. Insomma l’Euribor è cresciuto dello 0,15% e l’Eurirs dello 0,18%. Cosa vuol dire tutto questo per l’italiano medio che chiede soldi in prestito alla banca per comprare casa? Qual è l’aggravio del conflitto iniziato a fine febbraio nel Golfo?
«Su un mutuo di 200.000 a 20 anni», spiega alla Verità Guido Bertolino, responsabile business development Mutuisupermarket.it, «l’aumento dello 0,15% del tasso comporta un’impennata della rata di 15,08 euro (180 euro in un anno ndr), mentre con un rialzo dello 0,18% la maggiorazione annuale sarebbe di 216 euro. Ovviamente la variazione ha un impatto immediato su chi ha già sottoscritto un prestito variabile e potrebbe riguardare dal prossimo mese chi invece dovesse stipulare un finanziamento a tasso fisso (perché gli istituti di credito normalmente adeguano il costo dei mutui all’Eurirs del mese precedente ndr)».
Finita qui? Se ci basiamo sulle indicazioni dei future sull’Euribor la giostra è appena iniziata. La curva evidenzia un rialzo dei tassi della Banca centrale europea dal 2 al 2,25% già a partire dal mese di maggio e prevede un’ ulteriore risalita fino al 2,47% per dicembre. Insomma, sono in ballo un paio di aumenti da qui alla fine dell’anno.
In soldoni? «È bene ricordare», continua Bertolino, «che parliamo di aspettative su un mercato che è estremamente volatile e influenzato dal rullo ininterrotto di notizie di cronaca che arrivano dal Golfo Persico. Anche perché ultimamente la Lagarde si muove sempre in relazioni a dati consolidati sull’andamento dei prezzi di medio e lungo periodo. Quindi escluderei un rialzo già domani e resterei cauto anche sulla possibilità di aumenti nella riunione successiva della Bce».
In un contesto così variabile ci sono banche che hanno portato sul mercato (in realtà già prima dell’inizio della guerra) prodotti innovativi che assicurano una sorta di mutuo a tasso fisso garantito. Come funziona il meccanismo? «Alcuni istituti hanno costituito dei “fondi interni” per garantire tassi fissi bloccati purché la stipula del mutuo avvenga entro l’estate. Tu avvii l’istruttoria con un tasso definito e poi anche se il costo del denaro dovesse salire hai tempo fino all’estate per stipulare un contratto definitivo agli stessi tassi dell’istruttoria». Al momento ci sono Credit Agricole che lascia invariati i tassi fino al 30 di settembre (avvio istruttoria entro il 15 maggio), Bper che dà tempo per l’istruttoria fino alla fine di marzo e per la stipula entro fine maggio (anche se i termini potrebbero essere prorogati) e Banco Bpm che lascia i tassi invariati fino al 30 giugno per le istruttorie sottoscritte entro il 15 aprile. E le novità potrebbero non essere finite qui. Perché è quando la geopolitica sembra impazzita che gli altri attori del mercato hanno il dovere di usare tutte le leve a loro disposizione per «tranquillizzare» investitori e risparmiatori. Sperando che si rinsavisca il prima possibile.
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(Imagoeconomica)
La direzione politica è chiara: la Commissione, ammette la necessità di rendere più credibile e gestibile la transizione ecologica nei settori industriali sotto pressione, ma non intende fare marcia indietro. «L’Ets resta uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale», ha detto a chiare lettere la Von der Leyen che concede al massimo che sia «adattato alle nuove realtà». Il presidente promette un mix di flessibilità e di sostegni alle industrie ad alta intensità energetica. Riconosce che, dall’inizio del conflitto in Iran, «l’Europa ha già speso ulteriori 6 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili» e «un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas dalla regione del Golfo potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra economia», ma l’Ets è un totem intoccabile.
«Il sistema deve essere mantenuto e sarà mantenuto», tuttavia «sono possibili e necessari degli aggiustamenti», ha detto in una nota l’eurodeputato Peter Liese, portavoce per la politica climatica del Ppe, indicando che «la Germania può svolgere un importante ruolo di mediazione». «La cosa più importante è che anche dopo il 2039 siano ancora disponibili quote sufficienti: è assolutamente irrealistico pensare che nei settori interessati - dall’acciaio al cemento, al trasporto aereo - a partire dal 2039 non ci saranno più emissioni». Liese esorta un «approccio più moderato» sul sistema di assegnazione gratuita delle quote e una revisione della riserva di stabilità del mercato per disporre di un maggior numero di quote. «La cancellazione delle quote deve essere interrotta al più presto. Mi aspetto che la Commissione presenti la proposta già prima di luglio e chiedo che il Parlamento la approvi con procedura d’urgenza», commenta Liese.
Un alto funzionario Ue ha detto che la maggioranza dei 27 Paesi dell’Unione ritiene «indispensabile» il sistema di scambio delle quote di emissione, «non solo per la transizione ma perché è stato importante per le strategie degli investimenti».
Una maggioranza che, però, dovrà vedersela con l’opposizione di nove Paesi, un terzo dei membri della Ue, tra i quali Italia, Romania e Polonia, intenzionati a proporre «iniziative comuni» per affrontare la questione dell’incidenza dell’Ets sulla produzione di energia. Questi Paesi ieri si sono riuniti a margine del Consiglio Ambiente a Bruxelles per verificare la possibilità di coordinare una linea comune a fronte della «diffusa preoccupazione» per l’impatto del sistema delle quote di CO2 sulla produzione termoelettrica e sull’industria. Se questi nove Paesi dovessero votare insieme nel Consiglio, formerebbero una minoranza di blocco, impedendo la formazione di una maggioranza qualificata.
Intanto infuria la speculazione sui prezzi della benzina. Con il petrolio ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile e l’incertezza sui tempi della risoluzione della guerra in Iran, la corsa al ritocco dei listini dei carburanti è quotidiana. Per un pieno si possono pagare anche 30 euro in più se si sceglie il distributore sbagliato. Nella stessa città, a poca distanza, ci sono differenze importanti. A Roma ieri una pompa indicava 1,57 euro il litro e un’altra a distanza di una manciata di chilometri 2,25 euro. Situazione simile a Milano con 50 centesimi di differenza tra due pompe a due chilometri una dall’altra.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha esortato Bruxelles a mettere un tetto al prezzo del gas ad Amsterdam (la borsa di riferimento dell’Europa). Poi ha auspicato che si possano «trovare con i Paesi europei delle soluzioni che allevino l’aumento dei prezzi, che a volte non ha significato. Perché ora non c’è il blocco del petrolio, ci sono tutte le riserve del mese scorso. Dovrebbero iniziare ad aumentare i prezzi, semmai, all’inizio del mese successivo, se non arriva il petrolio».
Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il Tavolo Pmi, ha parlato dei provvedimenti che il governo si appresta a realizzare per fronteggiare le conseguenze della guerra nel Golfo. A cominciare da misure mirate nei confronti dell’autotrasporto, per evitare che l’aumento del carburante possa attivare una spirale inflativa, e delle imprese manifatturiere ed esportatrici. L’area del Golfo rappresenta un importante mercato per il made in Italy, come dimostra la crescita dell’export nel 2025, che in alcuni di quei Paesi ha superato anche il 30%. Urso ha sottolineato che «tutto dipenderà dalla durata e dall’estensione del conflitto, che allo stato attuale nessuno può prevedere, con conseguenze economiche che potrebbero aggravarsi nel tempo».
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