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2026-03-24
Schlein apre alle primarie, con l’incubo Conte
Giuseppe Conte e Elly Schlein (Ansa)
A proposito di politiche: il centrosinistra ieri ha scoperto, e non ci credevano neanche i suoi leader, di essere competitivo anche in vista delle elezioni del 2027. Hanno vinto, anzi stravinto, un po’ per gli errori a raffica della coalizione di governo, ma anche e soprattutto perché mai come in questo caso il Fronte del No poteva definirsi tale in senso letterale. Cattolici di sinistra, sindacalisti, esponenti di Pd, M5s, Avs, universitari: sono andati tutti alle urne e hanno votato con convinzione, non avendo, stavolta, il problema di scegliere pure un’alternativa. «Ti piace il governo Meloni?», hanno letto sulla scheda, e hanno barrato la casella del No. Niente scontri, frizioni o sfumature: hanno votato No i dem e i pentastellati ai quali non piace Elly Schlein, i sostenitori di Giuseppe Conte che non sopportano (ricambiati) Matteo Renzi, gli elettori di Bonelli e Fratoianni che vedono come il fumo negli occhi i riformisti (che non hanno mai fatto una riforma) del Pd e i riformisti del Pd che non condividono praticamente niente della linea politica della Schlein. Tutti, allegramente condotti per mano dall’Associazione nazionale magistrati e dalla Cgil, sono andati a votare, hanno vinto e festeggiano.
Ma ora? Parliamoci chiaro: la Schlein da questa competizione esce sicuramente rafforzata. Ha dimostrato che la «Sinistra per il Sì» è elettoralmente ininfluente: il costituzionalista Stefano Ceccanti, che tanto si è speso per un voto favorevole sul merito della riforma, non ha spostato neanche un voto. Conoscendolo se ne farà una ragione: molto diverso invece il caso di Pina Picierno, vicepresidente dem del Parlamento europeo, sostenitrice del Sì e sempre rigorosamente in polemica con la Schlein, esce politicamente assai malridotta dal referendum.
Ha vinto anche Conte, che si è speso tantissimo in campagna elettorale e ha dimostrato che senza di lui non c’è centrosinistra. E hanno vinto Avs e tutti i cespugli. Ma ora, che si fa? Il centrosinistra ha il preciso dovere di cementare l’alleanza e tentare di vincere le prossime elezioni, ma la strada che porta al governo è lastricata di insidie, una su tutte la scelta del candidato premier.
Schlein, in conferenza stampa, annuncia l’ok alle primarie: «Ho sempre detto», dice Elly, «che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari». Conte raccoglie immediatamente l’assist: «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie aperte», sottolinea Giuseppi, «come un’occasione per i cittadini dopo aver contribuito al programma. Per avere una condivisione ampia e individuare il candidato più competitivo per attuare questo programma. Dobbiamo definire tempi e modi ma oggi non possiamo trascurare questo segnale politico. I cittadini chiedono le primarie e non possiamo sottrarci». Conte dice pure che potrebbe non essere lui il candidato del M5s: «È presto per dirlo», sottolinea, «ma il M5s si sente protagonista e sarà sicuramente rappresentato nelle primarie». Evitare una battaglia tra i leader dei due partiti maggiori della coalizione potrebbe essere una mossa astuta: del resto in caso di vittoria, Conte si vedrebbe bene, anzi benissimo, alla Farnesina.
Detto ciò, però, ora sia lui che la Schlein dovranno ancora più di prima rendere conto, politicamente, ai due azionisti di riferimento del fronte del No: l’Associazione nazionale magistrati e la Cgil... Azionisti di maggioranza, i magistrati, come ha sapientemente detto al nostro giornale, alcuni giorni fa, l’ex presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera, ex parlamentare del Pci e del Pds: «Non è la sinistra che ha l’egemonia sulla magistratura», ha detto barbera alla Verità, «ma è la magistratura che ha l’egemonia culturale sulla sinistra e la manovra. Il rischio non è una dittatura della classe operaia, ma della magistratura che interpretando le leggi in base alla propria ideologia, in diversi casi si sostituisce al legislatore, confinando la politica a un ruolo marginale rispetto alla giustizia». Parole dure quanto cristalline, provenienti da un giurista di sinistra, non da un propagandista televisivo di destra. Parole (e concetti) con le quali Schlein, Conte e compagnia festante dovranno fare i conti, come prima e più di prima. Non hanno alternativa: se vogliono sfruttare l’onda lunga del referendum, la Schlein, Conte e tutti gli alleati devono tenere presenti i desiderata della Cgil e dell’Anm.
Landini già detta l’agenda: «Con questa giornata», dice il leader della Cgil, «vogliamo dire un no alla guerra, sotto ogni forma. Tutti assieme in piazza il 28 marzo». Le dimissioni di Carlo Nordio? «Naturalmente», risponde Landini, «ogni forza politica, nella sua autonomia, valuterà quello che ritiene più opportuno fare. Mi pare che le forze di governo in questo momento abbiano qualcosa in più su cui riflettere dopo questo voto». L’idea è che tenere il ministro della Giustizia al suo posto possa a questo punto essere un vantaggio per il centrosinistra.
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La leader dem salva la testa, ma ora deve guardarsi pure da Landini, che convoca la piazza il 28 marzo.Quando la vittoria del No diventa certa e assume proporzioni imprevedibili alla vigilia, a Napoli, nella sede dell’Associazione nazionale magistrati, si inizia a cantare Bella ciao. Nei comitati per il Sì si gorgheggia invece Lacreme napulitane: in provincia di Napoli il No è andato ogni previsione. È finita 71,5% per il No contro il 28,5% per il Sì. Una scoppola clamorosa, che non potrà non portare a delle doverose riflessioni nel centrodestra nazionale sulla classe dirigente partenopea e campana in generale, già protagonista della rovinosa sconfitta alle regionali, soprattutto in vista delle prossime politiche.A proposito di politiche: il centrosinistra ieri ha scoperto, e non ci credevano neanche i suoi leader, di essere competitivo anche in vista delle elezioni del 2027. Hanno vinto, anzi stravinto, un po’ per gli errori a raffica della coalizione di governo, ma anche e soprattutto perché mai come in questo caso il Fronte del No poteva definirsi tale in senso letterale. Cattolici di sinistra, sindacalisti, esponenti di Pd, M5s, Avs, universitari: sono andati tutti alle urne e hanno votato con convinzione, non avendo, stavolta, il problema di scegliere pure un’alternativa. «Ti piace il governo Meloni?», hanno letto sulla scheda, e hanno barrato la casella del No. Niente scontri, frizioni o sfumature: hanno votato No i dem e i pentastellati ai quali non piace Elly Schlein, i sostenitori di Giuseppe Conte che non sopportano (ricambiati) Matteo Renzi, gli elettori di Bonelli e Fratoianni che vedono come il fumo negli occhi i riformisti (che non hanno mai fatto una riforma) del Pd e i riformisti del Pd che non condividono praticamente niente della linea politica della Schlein. Tutti, allegramente condotti per mano dall’Associazione nazionale magistrati e dalla Cgil, sono andati a votare, hanno vinto e festeggiano. Ma ora? Parliamoci chiaro: la Schlein da questa competizione esce sicuramente rafforzata. Ha dimostrato che la «Sinistra per il Sì» è elettoralmente ininfluente: il costituzionalista Stefano Ceccanti, che tanto si è speso per un voto favorevole sul merito della riforma, non ha spostato neanche un voto. Conoscendolo se ne farà una ragione: molto diverso invece il caso di Pina Picierno, vicepresidente dem del Parlamento europeo, sostenitrice del Sì e sempre rigorosamente in polemica con la Schlein, esce politicamente assai malridotta dal referendum. Ha vinto anche Conte, che si è speso tantissimo in campagna elettorale e ha dimostrato che senza di lui non c’è centrosinistra. E hanno vinto Avs e tutti i cespugli. Ma ora, che si fa? Il centrosinistra ha il preciso dovere di cementare l’alleanza e tentare di vincere le prossime elezioni, ma la strada che porta al governo è lastricata di insidie, una su tutte la scelta del candidato premier. Schlein, in conferenza stampa, annuncia l’ok alle primarie: «Ho sempre detto», dice Elly, «che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari». Conte raccoglie immediatamente l’assist: «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie aperte», sottolinea Giuseppi, «come un’occasione per i cittadini dopo aver contribuito al programma. Per avere una condivisione ampia e individuare il candidato più competitivo per attuare questo programma. Dobbiamo definire tempi e modi ma oggi non possiamo trascurare questo segnale politico. I cittadini chiedono le primarie e non possiamo sottrarci». Conte dice pure che potrebbe non essere lui il candidato del M5s: «È presto per dirlo», sottolinea, «ma il M5s si sente protagonista e sarà sicuramente rappresentato nelle primarie». Evitare una battaglia tra i leader dei due partiti maggiori della coalizione potrebbe essere una mossa astuta: del resto in caso di vittoria, Conte si vedrebbe bene, anzi benissimo, alla Farnesina. Detto ciò, però, ora sia lui che la Schlein dovranno ancora più di prima rendere conto, politicamente, ai due azionisti di riferimento del fronte del No: l’Associazione nazionale magistrati e la Cgil... Azionisti di maggioranza, i magistrati, come ha sapientemente detto al nostro giornale, alcuni giorni fa, l’ex presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera, ex parlamentare del Pci e del Pds: «Non è la sinistra che ha l’egemonia sulla magistratura», ha detto barbera alla Verità, «ma è la magistratura che ha l’egemonia culturale sulla sinistra e la manovra. Il rischio non è una dittatura della classe operaia, ma della magistratura che interpretando le leggi in base alla propria ideologia, in diversi casi si sostituisce al legislatore, confinando la politica a un ruolo marginale rispetto alla giustizia». Parole dure quanto cristalline, provenienti da un giurista di sinistra, non da un propagandista televisivo di destra. Parole (e concetti) con le quali Schlein, Conte e compagnia festante dovranno fare i conti, come prima e più di prima. Non hanno alternativa: se vogliono sfruttare l’onda lunga del referendum, la Schlein, Conte e tutti gli alleati devono tenere presenti i desiderata della Cgil e dell’Anm. Landini già detta l’agenda: «Con questa giornata», dice il leader della Cgil, «vogliamo dire un no alla guerra, sotto ogni forma. Tutti assieme in piazza il 28 marzo». Le dimissioni di Carlo Nordio? «Naturalmente», risponde Landini, «ogni forza politica, nella sua autonomia, valuterà quello che ritiene più opportuno fare. Mi pare che le forze di governo in questo momento abbiano qualcosa in più su cui riflettere dopo questo voto». L’idea è che tenere il ministro della Giustizia al suo posto possa a questo punto essere un vantaggio per il centrosinistra.
Nessuno sia lasciato indietro. Il diritto di Taiwan a cooperare per una salute universale
Dal 18 al 23 maggio 2026, mentre si svolge a Ginevra la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità (AMS), una questione di giustizia e sicurezza globale rimane aperta e inaccettabilmente irrisolta. Nonostante il passare degli anni, la partecipazione di Taiwan ai lavori dell'Assemblea continua a essere ostacolata, lasciando un vuoto ingiustificabile nella rete sanitaria internazionale. L’AMS affronta temi cruciali sulla salute, dall'impatto del cambiamento climatico alla preparazione verso nuove pandemie e alla lotta contro la resistenza antimicrobica, eppure si continua a permettere che ragioni politiche prevalgano sul diritto universale alla salute, emarginando un Paese libero e democratico da un dialogo che appartiene a tutti.
L’esclusione di Taiwan dal sistema delle Nazioni Unite e dalle sue agenzie specializzate affonda le radici in una grave e persistente distorsione della Risoluzione 2758. È necessario ribadire con fermezza che tale documento, insieme alla Risoluzione 25.1 dell’AMS, affronta esclusivamente la rappresentanza della Cina all’ONU, ma non menziona Taiwan, non stabilisce che sia parte della Repubblica Popolare Cinese, né le conferisce il diritto di rappresentarla. Solo il governo democraticamente eletto di Taiwan può dare voce ai suoi 23 milioni di abitanti. Subire questa imposizione esterna è un’ingiustizia verso un intero popolo e mina l'integrità della sicurezza sanitaria globale.
Negli ultimi anni, il sostegno internazionale a favore di Taiwan è aumentato. In Italia, la Camera dei deputati ha approvato diverse risoluzioni, in particolare nel marzo 2025 ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sull’Indo-Pacifico, riaffermando l’importanza di Taiwan per la stabilità della regione. Nel mese di novembre 2025, l'Aula consiliare della Regione Lombardia ha compiuto un passo storico, approvando all'unanimità la mozione n. 370. L'atto promuove l’inclusione del Paese nelle organizzazioni internazionali, agendo concretamente contro il suo isolamento diplomatico. Un simile orientamento è condiviso anche dal Parlamento Europeo, dai suoi Stati membri e da numerosi altri governi, tra cui quelli di Giappone, Stati Uniti, Canada e Regno Unito, che hanno adottato risoluzioni affini, condannando le provocazioni militari della Cina e l’uso strumentale derivante dalla distorta interpretazione della Risoluzione 2758. Tali iniziative testimoniano la crescente consapevolezza delle democrazie mondiali e la ferma volontà di porre fine a un’emarginazione forzata e non più sostenibile per garantire a Taiwan il pieno riconoscimento nel contesto internazionale.
Taiwan ha dato prova di una competenza straordinaria nella gestione delle crisi e nell’innovazione medica. Nel 2025, ha raggiunto con cinque anni di anticipo i target dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'eliminazione dell'epatite C, portando i tassi di diagnosi e trattamento sopra il 90%. La sua esperienza nella prevenzione delle malattie infettive, supportata da un sistema di sorveglianza digitale all'avanguardia, è un bene pubblico che il mondo non può permettersi di sprecare. Oltre alla gestione delle emergenze, sta guidando la transizione verso la "Sanità Intelligente". Attraverso l’implementazione del Programma 888 per il monitoraggio delle patologie croniche e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei protocolli clinici, ha sviluppato modelli di cura predittiva con il potenziale di rivoluzionare l'efficienza dei sistemi sanitari.
In netto contrasto con questi contributi, dal 2017 a oggi la partecipazione di Taiwan ai meccanismi tecnici e informativi dell'OMS è stata drasticamente ridotta a causa dell'ostruzionismo di Pechino. Tale esclusione compromette la capacità di risposta globale, come abbiamo tragicamente appreso durante la pandemia di COVID-19, quando i nostri tempestivi segnali d'allerta rimasero inascoltati. Nell’attuale scenario del 2026, rinnoviamo con urgenza l’appello affinché l'Italia e la comunità internazionale si pongano come contrappeso a queste pressioni arbitrarie e discriminatorie. Sostenere l’ammissione di Taiwan in qualità di osservatore alle Nazioni Unite e alle sue agenzie specializzate non è un gesto politico contro qualcuno, ma un gesto di responsabilità verso tutti.
Taiwan è sempre pronta a mettere a disposizione strategie, tecnologie avanzate e l'eccellenza dei propri professionisti nella convinzione che il diritto alla salute e la sicurezza non debbano conoscere confini. “Insieme è meglio”, solo se nessuno viene lasciato indietro.
Riccardo Tsan Nan Lin
Direttore Generale
Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia
Ufficio di Milano
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La società IT presenta a Milano una nuova piattaforma gestionale dedicata alle piccole e medie imprese italiane. Automazione, integrazione con l’ecosistema Microsoft e modello «pay per use» al centro del progetto, con focus su produttività e digitalizzazione dei processi aziendali.
Le piccole e medie imprese italiane restano il cuore dell’economia del Paese, ma spesso affrontano la trasformazione digitale con strumenti limitati, costi elevati e processi ancora troppo manuali. È su questo terreno che Cegeka prova a inserirsi con SPACEplus, nuova piattaforma ERP presentata a Milano nella sede di Comin & Partners.
L’obiettivo dichiarato dall’azienda è rendere accessibili anche alle Pmi strumenti normalmente riservati a realtà più strutturate: gestione automatizzata dei processi aziendali, integrazione dell’intelligenza artificiale e un modello di utilizzo «pay per use», che consente alle imprese di attivare solo i moduli realmente necessari.
SPACEplus nasce dall’evoluzione delle precedenti piattaforme sviluppate da Cegeka negli ultimi decenni. Il progetto mantiene alcuni elementi storici della famiglia SPACE - modularità, personalizzazione e semplicità di utilizzo - ma introduce una nuova architettura tecnologica pensata per aumentare prestazioni e scalabilità. La piattaforma è stata sviluppata con un’attenzione particolare alle esigenze delle Pmi italiane, soprattutto nei settori manifatturiero, metallurgico, cosmetico, dell’occhialeria, dell’Oil & Gas, della plastica e dei servizi. Il sistema punta ad accompagnare le aziende nella gestione quotidiana di attività amministrative, produzione, gestione ordini e monitoraggio operativo.
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali. SPACEplus utilizza sistemi di automazione per attività come analisi documentale, inserimento dati, precompilazione e gestione ordini, fino alle analisi avanzate a supporto delle decisioni aziendali. La piattaforma dialoga inoltre con l’ecosistema Microsoft e Office 365, integrando strumenti come Teams, Excel, Outlook e Power BI per trasformare dati e documenti in dashboard e flussi automatizzati.
Secondo Cegeka, i benefici osservati riguardano soprattutto la riduzione dei tempi operativi, una maggiore accuratezza nella gestione dei dati e una diminuzione delle attività manuali ripetitive. «Il mercato degli ERP per le Pmi italiane aveva bisogno di essere ripensato», ha spiegato Lorenzo Greco, amministratore delegato di Cegeka Italia. «SPACEplus mette la sovranità digitale e la velocità decisionale al centro, trasformando uno strumento gestionale in un vero vantaggio competitivo». L’azienda ha inoltre delineato una roadmap di sviluppo che guarda al 2030, con l’obiettivo di evolvere progressivamente la piattaforma verso un’architettura cross-platform basata su .NET10 e di aggiornare in modo continuo le funzionalità legate all’intelligenza artificiale.
Fondata nel 1992 in Belgio da André Knaepen, Cegeka opera oggi in 17 Paesi con oltre 9.000 dipendenti e un fatturato consolidato che nel 2025 ha superato 1,28 miliardi di euro. In Italia il gruppo conta circa 500 professionisti e concentra la propria attività su cloud, cybersecurity, data management, AI e business applications.
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Edifici residenziali fatiscenti e danneggiati costeggiano le strade dell'Avana, a testimonianza di anni di degrado e mancanza di manutenzione, in un contesto di persistente difficoltà economica (Getty Images)
Washington colpisce Gaesa, il colosso statale che controlla oltre il 40% dell’economia cubana, imponendo lo stop ai rapporti con L’Avana entro il 5 giugno. Diaz-Canel denuncia un attacco «genocida», mentre l’isola sprofonda fra blackout e crisi del turismo.
Nello scontro fra Cuba e Donald Trump si è aperto un nuovo capitolo e l’amministrazione statunitense ha imposto l’ennesimo pacchetto di sanzioni all’isola caraibica. Washington questa volta ha colpito le imprese straniere che lavorano con L'Avana e che entro il 5 giugno dovranno chiudere ogni tipo di transazione con il consorzio Gaesa, Grupo de admnistración empresarial sociedad anónima, l’ente statale cubano che gestisce oltre il 40% dell’economia dell’isola e ha un patrimonio stimato superiore ai 18 miliardi di dollari.
Gaesa è nato a metà degli anni Novanta, dopo il crollo del blocco sovietico, ed è stato fondamentale per mantenere in piedi la sempre traballante economia cubana. Le nuove sanzioni colpiscono anche gli istituti finanziari e bancari e rischiano di essere il colpo di grazia per il regime del presidente e segretario del partito comunista Miguel Diaz-Canel. Se la scadenza del 5 giugno non verrà rispettata tutti i soggetti saranno sottoposti a quelle che tecnicamente si chiamano sanzioni secondarie, che bloccherebbero i loro rapporti con gli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha voluto inserire Gaesa in questa nuova black list, insieme a Mona Nickel, un’azienda con un’importante partecipazione canadese nell’esportazione del nichel e cobalto, attraverso la Sherrit, che ha subito sospeso tutte le attività a L’Avana.
Il Canada è una delle nazioni con più interessi a Cuba, insieme a Messico e Spagna. Madrid per il momento si è rifiutata di chiudere il canale cubano, ma le pressioni statunitensi stanno crescendo, perché sostengono che queste imprese facciano profitti con asset che il regime comunista ha espropriato a persone ed imprese statunitensi. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla su X ha attaccato Washington accusando Donald Trump di voler punire la popolazione lasciandola senza cibo né medicinali. Il responsabile degli Esteri è arrivato a definire queste nuove sanzioni nate con un intento genocida contro la nazione cubana e che questo rende più difficili le relazioni fra i due stati. «Questo atto statunitense è contro i principi dell’umanità», ha continuato Parrilla Rodriguez, e le dichiarazioni di Marco Rubio sono ciniche, ipocrite e deliranti. «Queste azioni della Casa Bianca vogliono causare il massimo danno possibile alla popolazione e alle famiglie cubane, senza alcuna giustificazione, se non quella di occupare la nostra nazione». Al ministro degli Esteri ha fatto eco Jose Ernesto Diaz-Perez, rappresentante di Cuba presso l’Organizzazione mondiale del commercio, che ha detto che si tratta di una violazione del diritto internazionale e delle norme che reggono il sistema multilaterale del commercio.
Cuba sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia e la sua economia non sembra dare nessun segno di ripresa. Nei primi mesi del 2026 il turismo, settore trainante di Cuba, è crollato del 46%, rispetto al primo semestre del 2025 ed i resort sono sempre più spesso vuoti. Manca energia elettrica quasi ovunque con blackout che arrivano anche a 24 ore consecutive colpendo anche gli edifici pubblici e soprattutto i trasporti. A l’Havana scarseggia da mesi il carburante ed il comparto industriale ha una produzione ridotta a metà delle sue potenzialità. Il governo di Diaz-Canel sta provando a recuperare energia con impianti solari, ma si tratta di piccoli apparecchi che faticano a fornire un minimo di sicurezza energetica. Il primo ministro Manuel Marreno Cruz ha lanciato un appello internazionale dichiarando che «ogni volta che un turista viene a Cuba, aiuta il popolo cubano a sopravvivere a queste ingiuste sanzioni».
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