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2021-09-01
Sanità sinistra: cure gratis solo ai vaccinati
Alessio D'Amato (Ansa)
Sogna un bel seggio in parlamento, Alessio D'Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, finito sotto i riflettori delle cronache quotidiane nel corso della pandemia. Un sogno che lo porta a strafare: ieri, in prima pagina sul Messaggero, D'Amato infatti l'ha sparata grossa, sostenendo che i no vax laziali che dovessero essere colpiti dal Covid e finire in terapia intensiva dovrebbero pagare di tasca loro le spese mediche. Sentiamolo, anzi leggiamolo, l'ex (ma molto ex) comunista D'Amato: «I no vax che contraggono il Covid e finiscono nelle terapie intensive», proclama D'Amato, «degli ospedali del Lazio dovranno pagare i ricoveri, perché queste persone che rifiutano la vaccinazione, mettendo a rischio la libertà altrui, devono assumersi la responsabilità fino in fondo delle proprie scelte e delle proprie azioni».
Sembrerebbe una boutade, una sparata per tentare (riuscendoci) di finire in prima pagina, e invece no: l'ex compagno D'Amato insiste e sciorina dettagli: «Ci stiamo lavorando», aggiunge l'assessore, «e ci sono dei modelli a cui, ad esempio, facciamo riferimento e sono quelli della Lombardia dove un tempo veniva spedito a casa del paziente, prima ricoverato e poi dimesso, una sorta di memorandum su quanto la sua degenza fosse costata all'ente regionale». Un memorandum è un memorandum, non una fattura o un avviso di pagamento. D'Amato ammette ma rilancia: «Naturalmente», sottolinea, «non si chiedeva un centesimo, era solo per mostrare al paziente il costo sostenuto per le sue cure, ma con i no vax siamo intenzionati ad andare oltre. Giornalmente ogni ricovero in terapia intensiva costa circa 1.500 euro, per degenze medie», avverte D'Amato, «non inferiori ai 17 giorni».
C'è da restare allibiti: secondo D'Amato, chi non si vuole sottoporre al vaccino, che in Italia, siamo costretti a ricordarlo, non è obbligatorio, e si ammala di Covid, deve pagarsi il «soggiorno» in terapia intensiva. Non è una provocazione, il prode D'Amato garantisce anche che ci sta lavorando. Siamo di fronte a una assurdità senza precedenti. Il no vax, ovvero il cittadino che sceglie, in base alla legge vigente, di non sottoporsi al vaccino, diventerebbe un cittadino di serie zeta, per il quale non dovrebbe valere l'articolo 32 della Costituzione italiana, che recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Oltre alla Costituzione, la proposta di D'Amato infrange la logica, come dimostra qualche semplice esempio. Anche un killer professionista, un mafioso, un terrorista kamikaze, se vengono feriti mentre preparano o eseguono un attentato, prima di finire in galera vengono ricoverati e curati dal servizio sanitario nazionale, e nessuna fattura del «soggiorno» in ospedale viene inviata ai familiari.
Per il Savonarola D'Amato, a chi non si vaccina va invece inflitto questo castigo, come se non bastasse il fatto che chi rifiuta l'inoculazione, in Italia, è già sottoposto a una sorta di lockdown perpetuo, poiché non può entrare in un locale al chiuso, non può prendere mezzi di trasporto a lunga percorrenza e, nel caso ad esempio dei docenti, non può neanche andare a lavorare. Chi lo sa cosa ne pensa della sparata di D'Amato il ministro della Salute, Roberto Speranza, al quale sembrava stare a cuore il principio di universalismo del Sistema sanitario nazionale: «Voglio difendere con il coltello tra i denti», ringhiava qualche mese fa Speranza, «il Sistema sanitario nazionale, che troppe volte si dà per scontato: in Italia se stai male vieni curato, ci sono posti dove se non hai soldi e non tiri fuori la carta di credito non ti curi». Se passerà la proposta di D'Amato, il Lazio guidato (anche se non se lo ricorda nessuno) dal sinistratissimo Nicola Zingaretti, diventerà uno di questi posti.
Del resto, la confusione a sinistra regna sovrana: sulla Stampa di ieri, ad esempio, la filosofa Donatella Di Cesare attacca «quei cittadini che, in tempi di pandemia grave, hanno rifiutato un diritto che è stato loro offerto, il diritto al vaccino, sottraendosi così al dovere di preservare insieme il bene della salute pubblica. Sono questi cittadini, privilegiati e dimentichi di quelli che tale privilegio non hanno», aggiunge la Di Cesare, «a essersi autoesclusi dallo spazio pubblico». Concetto assai curioso: in quale galassia rifiutare un diritto (non un dovere) comporta l'autoesclusione dallo spazio pubblico? Il governo italiano non vuole assumersi la responsabilità di introdurre per legge l'obbligo vaccinale, perché ciò comporterebbe che il cittadino, al momento di farsi inoculare, non dovrebbe più firmare l'assunzione di responsabilità in caso di conseguenze, ma tali eventuali conseguenze sarebbero responsabilità dello Stato. Per ottenere lo stesso effetto, quindi, si agisce in maniera surrettizia, ed ecco spuntare il progetto di D'Amato, talmente grottesco da essere sbugiardato perfino dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, manco a dirlo ospite di un programma tv: «La proposta di D'Amato», dice Sileri a Sky Tg24, «mi sembra più una provocazione, ma parlo da medico e il nostro dovere è curare tutti, anche chi ha comportamenti a rischio».
Sono pronti a sfasciare ogni diritto per farci risparmiare pochi milioni
«Giornalmente ogni ricovero in terapia intensiva costa circa 1.500 euro, per degenze medie non inferiori ai 17 giorni»: così parlò il ragionier, pardon l'assessore D'Amato, che ha intenzione di introdurre la tassa sulla vita nel Lazio, facendo pagare a chi non vuole vaccinarsi i costi dell'eventuale ricovero in terapia intensiva. Calcolatrice alla mano, vediamo quanto risparmierebbe lo Stato italiano se la proposta di D'Amato diventasse realtà su tutto il territorio nazionale. Ieri, i ricoverati per Covid in terapia intensiva in Italia erano 544. Moltiplicando il numero per 1.500 (euro) per 17 (giorni) il totale fa 13.872.000 euro. Ma andiamo oltre: il picco massimo di ricoverato in terapia intensiva per il Covid in Italia il 3 aprile 2020, con 4.068 ricoverati in terapia intensiva. Il risultato della moltiplicazione (4.068 x 1.500 x 17) fa 103.734.000 euro. In buona sostanza, siamo di fronte a cifre, poco più di 100 milioni di euro, che, per un bilancio come quello del Sistema sanitario nazionale, sono assolutamente irrisorie. Nel 2020 la spesa sanitaria è risultata pari a 123 miliardi e 474 milioni di euro, il 7,5% del Pil. Una enormità, di fronte alla quale la proposta di D'Amato assume contorni che, se non ci trovassimo di fronte a sofferenze e decessi, sarebbero comiche.
Poiché però questa proposta è stata fatta da un esponente delle Istituzioni, essa va presa sul serio, e merita una serie di risposte altrettanto serie. D'Amato dovrebbe ricordarsi, innanzitutto, che il Sistema sanitario nazionale si regge sulle tasse pagate da tutti i cittadini, compresi quelli che non hanno intenzione di farsi inoculare il vaccino, pur sapendo di andare incontro alle privazioni che deve subire chi non ha il green pass. Le pagano anche loro, le tasse che servono a tenere in piedi il mega carrozzone della sanità pubblica, e quindi, se dovessero andare a finire in terapia intensiva, avrebbero tutto il diritto di essere curati, come gli altri. Non solo: un «soggiorno» in terapia intensiva di 17 giorni, a 1.500 euro al giorno, costa in totale 25.500 euro. Quanti cittadini italiani, sì vax, no vax o forse vax, sarebbero in grado di pagare questa cifra? Pochi, anzi pochissimi. E che fine farebbero quelli che questi soldi non ce li hanno? Verrebbero cacciati dagli ospedali? Sarebbero costretti dall'ineffabile D'Amato a firmare un pacco di cambiali prima di essere accettati in ospedale? Come vedete, siamo di fronte a una vera e propria follia.
Il nodo è sempre lo stesso: il vaccino anti Covid, in Italia, non è obbligatorio, tranne che per i sanitari, e quindi ogni scelta è legittima come tutte le altre. «Gli obblighi vaccinali esistono, quelli dei bambini ad esempio», dice Alfonso Celotto, docente di Diritto costituzionale all'Università Roma Tre, a Radio Cusano Campus, «la Corte Costituzionale li ha dichiarati legittimi, quindi lo spazio c'è. Mi è stato chiesto: se fosse introdotto l'obbligo quale potrebbe essere la sanzione per chi non si vaccina? Allora, ragionando ipoteticamente, ho detto che le sanzioni più comuni nel nostro sistema sono quelle penali, ovvero l'arresto, ma mi sembrano spropositate in questo caso e quindi da escludere. L'altra sanzione possibile», aggiunge Celotto, «è la multa, questa può essere plausibile, ma c'è uno svantaggio: alla fine paghi la multa, ma non sei comunque vaccinato. Allora, in un regime di obbligo vaccinale, si potrebbe pensare di introdurre la sanzione di far pagare le cure a chi non si vaccina e si ammala di covid». Pure l'insigne costituzionalista Celotto sbanda e cade nel trappolone di D'Amato.
All'assessore, con il massimo rispetto, va ricordato anche un ultimo dettaglio: anche il suo stipendio da componente della giunta regionale del Lazio viene pagato coi soldi di tutti i cittadini, biondi o bruni, laziali o romanisti, vaccinati o non vaccinati. Sarebbe il caso di ricordarselo, prima di spararle grosse.
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La grottesca proposta dell'assessore regionale del Lazio, il pd Alessio D'Amato: «Chi finisce in terapia intensiva e ha rifiutato la puntura deve pagarsi il ricovero». E il ministro della Salute esalta il nostro Ssn: «Ci sono Paesi dove serve la carta di credito». Appunto...Il terrorismo sanitario dimentica che i servizi si reggono sulle imposte versate da tutti.Lo speciale contiene due articoli.Sogna un bel seggio in parlamento, Alessio D'Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, finito sotto i riflettori delle cronache quotidiane nel corso della pandemia. Un sogno che lo porta a strafare: ieri, in prima pagina sul Messaggero, D'Amato infatti l'ha sparata grossa, sostenendo che i no vax laziali che dovessero essere colpiti dal Covid e finire in terapia intensiva dovrebbero pagare di tasca loro le spese mediche. Sentiamolo, anzi leggiamolo, l'ex (ma molto ex) comunista D'Amato: «I no vax che contraggono il Covid e finiscono nelle terapie intensive», proclama D'Amato, «degli ospedali del Lazio dovranno pagare i ricoveri, perché queste persone che rifiutano la vaccinazione, mettendo a rischio la libertà altrui, devono assumersi la responsabilità fino in fondo delle proprie scelte e delle proprie azioni».Sembrerebbe una boutade, una sparata per tentare (riuscendoci) di finire in prima pagina, e invece no: l'ex compagno D'Amato insiste e sciorina dettagli: «Ci stiamo lavorando», aggiunge l'assessore, «e ci sono dei modelli a cui, ad esempio, facciamo riferimento e sono quelli della Lombardia dove un tempo veniva spedito a casa del paziente, prima ricoverato e poi dimesso, una sorta di memorandum su quanto la sua degenza fosse costata all'ente regionale». Un memorandum è un memorandum, non una fattura o un avviso di pagamento. D'Amato ammette ma rilancia: «Naturalmente», sottolinea, «non si chiedeva un centesimo, era solo per mostrare al paziente il costo sostenuto per le sue cure, ma con i no vax siamo intenzionati ad andare oltre. Giornalmente ogni ricovero in terapia intensiva costa circa 1.500 euro, per degenze medie», avverte D'Amato, «non inferiori ai 17 giorni».C'è da restare allibiti: secondo D'Amato, chi non si vuole sottoporre al vaccino, che in Italia, siamo costretti a ricordarlo, non è obbligatorio, e si ammala di Covid, deve pagarsi il «soggiorno» in terapia intensiva. Non è una provocazione, il prode D'Amato garantisce anche che ci sta lavorando. Siamo di fronte a una assurdità senza precedenti. Il no vax, ovvero il cittadino che sceglie, in base alla legge vigente, di non sottoporsi al vaccino, diventerebbe un cittadino di serie zeta, per il quale non dovrebbe valere l'articolo 32 della Costituzione italiana, che recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Oltre alla Costituzione, la proposta di D'Amato infrange la logica, come dimostra qualche semplice esempio. Anche un killer professionista, un mafioso, un terrorista kamikaze, se vengono feriti mentre preparano o eseguono un attentato, prima di finire in galera vengono ricoverati e curati dal servizio sanitario nazionale, e nessuna fattura del «soggiorno» in ospedale viene inviata ai familiari.Per il Savonarola D'Amato, a chi non si vaccina va invece inflitto questo castigo, come se non bastasse il fatto che chi rifiuta l'inoculazione, in Italia, è già sottoposto a una sorta di lockdown perpetuo, poiché non può entrare in un locale al chiuso, non può prendere mezzi di trasporto a lunga percorrenza e, nel caso ad esempio dei docenti, non può neanche andare a lavorare. Chi lo sa cosa ne pensa della sparata di D'Amato il ministro della Salute, Roberto Speranza, al quale sembrava stare a cuore il principio di universalismo del Sistema sanitario nazionale: «Voglio difendere con il coltello tra i denti», ringhiava qualche mese fa Speranza, «il Sistema sanitario nazionale, che troppe volte si dà per scontato: in Italia se stai male vieni curato, ci sono posti dove se non hai soldi e non tiri fuori la carta di credito non ti curi». Se passerà la proposta di D'Amato, il Lazio guidato (anche se non se lo ricorda nessuno) dal sinistratissimo Nicola Zingaretti, diventerà uno di questi posti. Del resto, la confusione a sinistra regna sovrana: sulla Stampa di ieri, ad esempio, la filosofa Donatella Di Cesare attacca «quei cittadini che, in tempi di pandemia grave, hanno rifiutato un diritto che è stato loro offerto, il diritto al vaccino, sottraendosi così al dovere di preservare insieme il bene della salute pubblica. Sono questi cittadini, privilegiati e dimentichi di quelli che tale privilegio non hanno», aggiunge la Di Cesare, «a essersi autoesclusi dallo spazio pubblico». Concetto assai curioso: in quale galassia rifiutare un diritto (non un dovere) comporta l'autoesclusione dallo spazio pubblico? Il governo italiano non vuole assumersi la responsabilità di introdurre per legge l'obbligo vaccinale, perché ciò comporterebbe che il cittadino, al momento di farsi inoculare, non dovrebbe più firmare l'assunzione di responsabilità in caso di conseguenze, ma tali eventuali conseguenze sarebbero responsabilità dello Stato. Per ottenere lo stesso effetto, quindi, si agisce in maniera surrettizia, ed ecco spuntare il progetto di D'Amato, talmente grottesco da essere sbugiardato perfino dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, manco a dirlo ospite di un programma tv: «La proposta di D'Amato», dice Sileri a Sky Tg24, «mi sembra più una provocazione, ma parlo da medico e il nostro dovere è curare tutti, anche chi ha comportamenti a rischio».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sanita-sinistra-cure-gratis-vaccinati-2654856752.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sono-pronti-a-sfasciare-ogni-diritto-per-farci-risparmiare-pochi-milioni" data-post-id="2654856752" data-published-at="1630451760" data-use-pagination="False"> Sono pronti a sfasciare ogni diritto per farci risparmiare pochi milioni «Giornalmente ogni ricovero in terapia intensiva costa circa 1.500 euro, per degenze medie non inferiori ai 17 giorni»: così parlò il ragionier, pardon l'assessore D'Amato, che ha intenzione di introdurre la tassa sulla vita nel Lazio, facendo pagare a chi non vuole vaccinarsi i costi dell'eventuale ricovero in terapia intensiva. Calcolatrice alla mano, vediamo quanto risparmierebbe lo Stato italiano se la proposta di D'Amato diventasse realtà su tutto il territorio nazionale. Ieri, i ricoverati per Covid in terapia intensiva in Italia erano 544. Moltiplicando il numero per 1.500 (euro) per 17 (giorni) il totale fa 13.872.000 euro. Ma andiamo oltre: il picco massimo di ricoverato in terapia intensiva per il Covid in Italia il 3 aprile 2020, con 4.068 ricoverati in terapia intensiva. Il risultato della moltiplicazione (4.068 x 1.500 x 17) fa 103.734.000 euro. In buona sostanza, siamo di fronte a cifre, poco più di 100 milioni di euro, che, per un bilancio come quello del Sistema sanitario nazionale, sono assolutamente irrisorie. Nel 2020 la spesa sanitaria è risultata pari a 123 miliardi e 474 milioni di euro, il 7,5% del Pil. Una enormità, di fronte alla quale la proposta di D'Amato assume contorni che, se non ci trovassimo di fronte a sofferenze e decessi, sarebbero comiche. Poiché però questa proposta è stata fatta da un esponente delle Istituzioni, essa va presa sul serio, e merita una serie di risposte altrettanto serie. D'Amato dovrebbe ricordarsi, innanzitutto, che il Sistema sanitario nazionale si regge sulle tasse pagate da tutti i cittadini, compresi quelli che non hanno intenzione di farsi inoculare il vaccino, pur sapendo di andare incontro alle privazioni che deve subire chi non ha il green pass. Le pagano anche loro, le tasse che servono a tenere in piedi il mega carrozzone della sanità pubblica, e quindi, se dovessero andare a finire in terapia intensiva, avrebbero tutto il diritto di essere curati, come gli altri. Non solo: un «soggiorno» in terapia intensiva di 17 giorni, a 1.500 euro al giorno, costa in totale 25.500 euro. Quanti cittadini italiani, sì vax, no vax o forse vax, sarebbero in grado di pagare questa cifra? Pochi, anzi pochissimi. E che fine farebbero quelli che questi soldi non ce li hanno? Verrebbero cacciati dagli ospedali? Sarebbero costretti dall'ineffabile D'Amato a firmare un pacco di cambiali prima di essere accettati in ospedale? Come vedete, siamo di fronte a una vera e propria follia. Il nodo è sempre lo stesso: il vaccino anti Covid, in Italia, non è obbligatorio, tranne che per i sanitari, e quindi ogni scelta è legittima come tutte le altre. «Gli obblighi vaccinali esistono, quelli dei bambini ad esempio», dice Alfonso Celotto, docente di Diritto costituzionale all'Università Roma Tre, a Radio Cusano Campus, «la Corte Costituzionale li ha dichiarati legittimi, quindi lo spazio c'è. Mi è stato chiesto: se fosse introdotto l'obbligo quale potrebbe essere la sanzione per chi non si vaccina? Allora, ragionando ipoteticamente, ho detto che le sanzioni più comuni nel nostro sistema sono quelle penali, ovvero l'arresto, ma mi sembrano spropositate in questo caso e quindi da escludere. L'altra sanzione possibile», aggiunge Celotto, «è la multa, questa può essere plausibile, ma c'è uno svantaggio: alla fine paghi la multa, ma non sei comunque vaccinato. Allora, in un regime di obbligo vaccinale, si potrebbe pensare di introdurre la sanzione di far pagare le cure a chi non si vaccina e si ammala di covid». Pure l'insigne costituzionalista Celotto sbanda e cade nel trappolone di D'Amato. All'assessore, con il massimo rispetto, va ricordato anche un ultimo dettaglio: anche il suo stipendio da componente della giunta regionale del Lazio viene pagato coi soldi di tutti i cittadini, biondi o bruni, laziali o romanisti, vaccinati o non vaccinati. Sarebbe il caso di ricordarselo, prima di spararle grosse.
Due cavalli in riva al mare con ruderi e drappo rosso, 1971.Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma © Giorgio de Chirico, by SIAE 2025
Sarà che Giorgio De Chirico è uno fra i miei artisti preferiti (se non «lL» preferito…), sarà che di questo genio creativo schivo e scontroso ne ho sempre subito il fascino misterioso ed enigmatico, è comunque un dato di fatto che l’esposizione in corso al Palazzo dei Musei di Modena sia una delle mostre a mio parere meglio riuscite fra quelle dedicategli negli ultimi anni.
Una monografica non grande ma ben ragionata, ricca di 50 opere straordinarie che raccontano dell’ultimo periodo di De Chirico, quello della Neometafisica, un lasso di tempo che abbraccia un decennio (dal 1968 al 1978), l’ultimo di una vita lunga e intensa, iniziata a Volos, in Grecia, il 10 luglio 1888 e terminata a Roma il 20 novembre 1978. Due lustri di una vecchiaia attiva e prolifica, che vede un De Chirico più ironico, quasi giocoso e lieve, un uomo che guarda con maggior distacco e indulgenza alle vicende umane e le riporta sulla tela con una «leggerezza» nuova, lontana dalla cifra stilistica degli anni ’10, da quella Metafisica «tragica» (ispirata anche della filosofia di Schopenhauer e di Nietzsche e dalla poesia di Rimbaud) che vedeva la vita come un’assurdità, una perenne e infruttuosa ricerca del senso dell’essere e dell’esistere.
Nell’ «ultimo De Chirico » non mancano i manichini ciechi e i biscotti ferraresi, le piazze vuote e gli interni, i cavalli, i templi greci e i richiami alla classicità; non mancano Ettore e Andromaca, gli Architetti e i gladiatori nell’arena, ma il tutto è rivisto e reinterpretato sotto una luce nuova e più disincantata, arricchita da soli spendenti (bellissimo Sole sul cavalletto del 1973) e volute che ricordano le antiche lire, gli strumenti musicali a corde che la mitologia greca (la natia Grecia rimarrà sempre nel suo cuore…) vuole inventate da Hermes e da lui donate ad Apollo.
Il De Chirico neo-metafisico , che pur mantiene quel velo di malinconia che lo caratterizza, non rinnega il passato, ma lo riprende e lo reinterpreta, ne modifica il linguaggio e il significato, lo adegua alla sua maturità e al suo nuovo sentire, ai nuovi moneti storici , alle nuove correnti artistiche (Pop Art in primis…) e ad orizzonti più ampi (in un’opera datata 1975, Visione metafisica di New York, compaiono anche i grattacieli della Grande Mela…), com’è giusto che sia. Alla pittura densa e corposa del periodo «barocco », il De Chirico della maturità sostituisce una pittura limpida e smaltata, fondata sul disegno e sulla costruzione nitida e semplificata delle forme, frutto di una vitalità sorprendente e una libertà intellettuale che sfidano la vecchiaia. La neometafisica diventa la sua risposta serena al tempo, un gioco di memoria e invenzione, una meditazione leggera sul destino umano, fusione sacra tra Poesia e Pittura. Ed è tutto questo che racconta la suggestiva mostra modonese, che regala al pubblico la visione di capolavori straordinari - tutti provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma - attentamente selezionati da Elena Pontiggia, curatrice e nota critica e storica dell'arte italiana.
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Magistrati, giornalisti, intellettuali. Il fronte del No alla riforma si aggrappa a bufale e inasattezze