
Da quando un ordigno, l’ottobre scorso, esplose davanti all’abitazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci a Pomezia, distruggendo la sua auto e quella della figlia, per una ragione o per un’altra non si è più smesso di parlare di lui. Prima lo scontro con il Garante per la privacy, poi la lobby gay di Cerno e Giletti, i servizi segreti con Mancini e Renzi, la chat con Maria Rosaria Boccia.
Un continuo di polemiche e sermoni sulla libertà di stampa che il prode scudiero Ranucci difende «anche per i colleghi che non la pensano come me». A parte il disgusto nel vedere giornalisti che si scannano l’uno contro l’altro in diretta tv, addirittura su programmi in onda sulla stessa rete, pare che Report, più che fare inchieste e informare, prediliga pestare cacche.
Come l’ultima. Ieri Ranucci è stato denunciato all’Agcom per non aver rispettato, nella puntata di domenica 8 febbraio, la par condicio sul referendum della giustizia in vista del voto previsto per il 22 e 23 marzo, «esercitando influenza per il No e omettendo di dare tempo e spazio al Sì».
Il professor Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale Sì riforma, professore di diritto costituzionale all’università di Milano, ex vicepresidente della Corte costituzionale e ex membro del Csm, rammenta che «la par condicio è iniziata il 14 gennaio». E l’Agcom ricorda a tutti il regolamento da seguire per garantire «pluralismo, imparzialità, indipendenza, obiettività e completezza» in tv e sulla stampa: «I registi e i conduttori sono tenuti a non esercitare alcuna forma d’influenza e a non fornire, neanche in forma indiretta, indicazioni o preferenze di voto». Non solo: «Il tempo dedicato alle tematiche referendarie deve essere suddiviso in parti uguali tra le posizioni favorevoli e quelle contrarie al quesito». Cosa che Ranucci non ha fatto.
Zanon annuncia in un video di aver inviato un esposto all’Agcom contro Report: «Raramente ho visto una trasmissione più faziosa, unidirezionale, piena di demonizzazioni nei confronti della riforma e dei suoi stessi sostenitori. Ci chiediamo come sia possibile che su una rete del servizio pubblico possa avvenire un comizio a senso unico».
Secondo Zanon, «di fronte a una violazione così evidente non potevamo restare in silenzio. Durante il periodo della pari condizione tra i sostenitori di tesi opposte, non possono essere date indicazioni o preferenze di voto. Ma in questa trasmissione è avvenuto esattamente il contrario. Il conduttore ha esercitato in forma palese e diretta la propria influenza per screditare la tesi che ovviamente non gli piaceva». Ma anche in altre trasmissioni faziose, come Otto e Mezzo di Lilli Gruber, Piazza Pulita di Corrado Formigli, Accordi&Disaccordi di Luca Sommi, si invitano solo testimonial del No, senza contraddittorio.
Zanon sottolinea che «la par condicio non è un dettaglio burocratico, ma una garanzia fondamentale per la correttezza del confronto democratico. Spero che l’Autorità garante voglia svolgere le dovute verifiche e accertare le eventuali irregolarità che a me appaiono palesi e trarne le conseguenze di legge».
Intanto, sembra che il vento del fronte del No stia soffiando sempre più forte per far apparire la partita ancora aperta. Lo spin del momento risulta essere quello del moto inverso. Mentre all’inizio il Sì era nettamente a favore, ultimamente i sondaggi stanno tutti riducendo il divario, in maniera piuttosto sospetta.
Una tattica che ha seguito anche il sondaggio di Youtrend per Sky TG24 diffuso ieri, nel quale, nello scenario ad alta partecipazione (58,5%), il Sì sarebbe leggermente avanti (52,6% contro 47,4%), mentre con un’affluenza bassa (46,5%), la situazione sarebbe 51,1% per il No e 48,9% per il Sì. Il nuovo sondaggio arriva a 24 ore da quello di Swg per La7, che stimava il No al 37%, appaiato al Sì al 38% con un 25% di indecisi.
E siccome la vera partita si giocherà tra astenuti e indecisi, diffondere sondaggi che mostrano una sostanziale parità, potrebbe condizionare le intenzioni di voto. Una nuova tendenza che lascia molte perplessità.






