Una piccola comunità canadese di poche migliaia di abitanti, nel nordest della Columbia britannica, si è risvegliata in un vero e proprio incubo. L’altro ieri infatti, alla Tumbler Ridge Secondary School, una sparatoria ha provocato una strage il cui bilancio, ancora provvisorio, parla di nove vittime tra studenti e personale scolastico, a cui si aggiunge l’autore dell’attacco, trovato morto sul posto, e circa 25 feriti, due dei quali si trovano in condizioni critiche e in pericolo di vita.
Secondo la polizia canadese (Rcmp), gli agenti sono intervenuti prontamente sul posto, soccorrendo i docenti e gli altri alunni, che nel frattempo si erano barricati in preda al panico. Nel corso delle verifiche condotte dagli inquirenti, è poi emersa una seconda scena del crimine, all’interno di un’abitazione della zona. Tutta l’area della strage è stata blindata per ore, con scuole chiuse e confinamento esteso all’intero distretto.
Il primo ministro del Canada Mark Carney, che si è detto «profondamente addolorato» per l’accaduto, ha dichiarato: «Mi unisco ai canadesi nel piangere insieme a coloro la cui vita è stata cambiata per sempre. La nostra capacità di stringerci l’uno all’altro nei momenti di crisi rappresenta il volto migliore del nostro Paese». Di una «tragedia inimmaginabile» ha parlato il governatore della Columbia britannica, David Eby: «È difficile trovare le parole. Sono cose che pensiamo accadano altrove, non così vicino a casa». Sull’identità dell’attentatore, le autorità avevano inizialmente parlato di una «donna con vestito». In un secondo momento, però, si è scelto di mantenere il più stretto riserbo sull’identikit del killer. La polizia canadese, insomma, non ha diffuso ufficialmente un nome, limitandosi a confermare che il sospettato è deceduto e che non vi sarebbero altri responsabili in fuga. Nelle ore successive alla strage, però, alcune testate canadesi - tra cui Western Standard e Juno News - hanno identificato l’attentatore in un giovane di nome Jesse Strang, descritto come un ragazzo trans di 17 anni. Le stesse fonti affermano di aver ottenuto la conferma dallo zio del ragazzo, Russell G. Strang. Si tratta, al momento, dell’unico nome circolato con attribuzione precisa. La polizia canadese non ha confermato né smentito formalmente tale identificazione. Come riferito dalle testate locali, Jesse Strang era uno studente transgender che si identificava come donna (con tanto di pronomi she/her) dal 2023, proveniva da una famiglia appassionata di caccia e aveva familiarità con le armi da fuoco, tra cui una carabina Sks. Secondo queste ricostruzioni, Strang avrebbe prima ucciso i familiari a casa, per poi recarsi a scuola e completare la strage. Stando a quanto trapelato finora dalle autorità, la polizia canadese sta indagando sulle motivazioni legate a disagio psicologico e possibili influenze ideologiche che avrebbero spinto l’attentatore a commettere l’insano gesto.
L’insolito riserbo delle autorità e il silenzio dei media mainstream hanno suscitato l’indignazione di Cosmin Dzsurdzsa, il cronista di Juno News che ha contattato lo zio di Jesse Strang. Un’indignazione che Dzsurdzsa ha voluto affidare a un post su X, in cui ha accusato i giornalisti che «si rifiutano di rendere nota l’identità dell’assassino perché questo finirebbe per incrinare la narrazione che preferiscono costruire attorno al movimento trans. Invece di informare l’opinione pubblica, scelgono di tutelare la sensibilità dell’attentatore in nome di un’ideologia. La stampa tradizionale avrebbe così anteposto l’attivismo al proprio dovere di cronaca, preferendo lasciare le persone in una sorta di finzione piuttosto che aprire un confronto scomodo o riconoscere verità sgradite». Il dibattito, in effetti, è ora che abbia finalmente luogo. Anche perché, negli ultimi anni le pagine di cronaca nera si sono riempite di numerose notizie di violenze legate agli ambienti trans. Il caso più recente (settembre 2025) ed eclatante è stato l’omicidio di Charlie Kirk, attivista conservatore e fondatore di Turning Point Usa, perpetrato dal giovane antifascista Tyler Robinson, che aveva come compagno proprio un trans. Robinson, accusato di omicidio aggravato con motivazioni politiche, ha sostenuto di aver giustiziato Kirk, che aveva espresso posizioni nettamente contrarie al transgenderismo, perché il giovane attivista Maga «diffondeva troppo odio».
Poco tempo prima, ad agosto 2025, il trans Robert Westman aveva assaltato una scuola cattolica a Minneapolis, uccidendo due bambini e ferendone altri, lasciando alcuni scritti intrisi di odio contro Trump. Nel 2023, invece, la trans Audrey Hale compì un’altra efferata strage alla Covenant School di Nashville (sei morti, tra cui tre bambini), consegnando ai posteri un manifesto pieno di rancore verso i «ragazzi bianchi» (benché fosse bianca lei stessa), in cui specificava di aver scelto apposta una scuola con pochi studenti neri. Risalendo al 2019, stavolta in un istituto tecnico del Colorado, la trans Alec McKinney e un suo complice (un ragazzo con i capelli viola) uccisero uno studente e ne ferirono altri otto. La sedicenne transgender motivò l’atto come una vendetta per non essere stata chiamata col pronome «lui».







