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2021-09-07
Ricciardi si rimette a dettar legge e pasticcia col numero dei vaccinati
Walter Ricciardi (Ansa)
Il morbo delle cifre in libertà, ormai noto come variante Ricciardi, colpisce ancora. Il consulente del ministro della Salute, pur di spingere alla vaccinazione di massa sui minori, si è messo a raccontare sui giornali che «i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». Ovviamente senza citare la fonte. In realtà, due giorni fa il Corriere mostrava siamo arrivati a una copertura del 59%, ma tutto fa brodo per aumentare l'allarme in vista della riapertura delle scuole e spingere i genitori a portare i ragazzi a fare la fatidica puntura. E l'epidemiologo napoletano non vede l'ora che le autorità europee autorizzino il vaccino anche sotto i 12 anni, nonostante gli Stati Uniti non ci pensino minimamente e il Regno Unito abbia escluso anche la fascia tra i 12 e i 15 anni, con la motivazione che il rischio che gli adolescenti contraggano il Covid in modo grave è bassissimo.
Intervistato ieri dal Messaggero, Walter Ricciardi ha salutato il nuovo anno scolastico con il consueto ottimismo: «In Scozia e Germania, dove la vita scolastica è gestita in modo molto attento, si è visto che le scuole sono focolaio di variante Delta». Sarà, ma la Scozia continua a non vaccinare chi ha meno di 15 anni e in Germania, dove la Stiko (Commissione permanente sui vaccini) non ha raccomandato di vaccinare chi ha più di 12 anni, dieci giorni fa nella fascia 12-17 si era a un tasso di vaccinazione del 18%. E sempre dalle colonne del quotidiano romano, Ricciardi ha lanciato l'allarme ragazzi: «In Italia bisogna tenere conto dei cittadini sotto i 12 anni non vaccinati e che i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». L'esperto di Roberto Speranza ne ricava quindi che, tra i banchi, «il virus circolerà e in un primo momento aumenteranno i casi». Peccato che invece la percentuale ufficiale risulti al 50%, livello di tutto rispetto.
Va detto però che esiste anche un Ricciardi 2, che varia a seconda della testata che lo intervista. Ovviamente sempre allo scopo di aiutare il governo dei migliori a perseguire il nostro bene. Intervistato dalla Stampa, sempre ieri, alla domanda se la copertura attuale basti a proteggere l'Italia, ha risposto così: «Non ci mette del tutto al sicuro, ma permette di controllare una risalita dei contagi che difficilmente sarebbe esponenziale come in passato». Dopo di che ha seminato un po' di ottimismo anche sui temuti no vax, che sarebbero «non più del 3%», mentre «il vero lavoro ora va fatto su quel 20% di indecisi». Ovviamente si spera che lo si faccia con numeri un po' più attendibili di quelli seminati qua e là dalla variante Ricciardi.
Variante Ricciardi che si ripresenta a sorpresa quando l'intervistatore della Stampa chiede lumi su un altro grave problema: come vaccinare prima possibile tutti i bambini sotto i 12 anni. Qui l'epidemiologo con cattedra alla Cattolica si lascia scappare detto che «le vaccinazioni delle fasce giovani procedono bene». Ah, questa sé che è una notizia. Ma allora l'allarmismo di Ricciardi 1 sul Messaggero, con la storia su questi benedetti ragazzi che si vaccinerebbero troppo poco, possiamo rimetterlo negli archivi? In ogni caso, Ricciardi 2, come Ricciardi 1, resta sempre un fan della puntura di massa, dalla culla alla prima media. Ancora alLa Stampa ha raccontato che per raggiungere questa grande vittoria, purtroppo, bisogna ancora aspettare che l'Agenzia europea del farmaco, l'Ema, finisca di analizzare i possibili rischi sugli under 12. «Ma l'autorizzazione dell'Ema potrebbe arrivare entro quest'anno», ha rivelato Ricciardi, «così da permettere l'inizio della campagna da gennaio… C'è ottimismo su questo perché i vaccini sono molto sicuri». E poi, appunto, i giovani si vaccinano volentieri, secondo Ricciardi 2, che però non vuole correre rischio alcuno e allora ecco che cosa tira fuori dal cilindro: «Con il nuovo anno si potrebbe allargare il green pass anche alle scuole per tutte le età». Insomma, ormai è acclarato che per il governo e chi lo consiglia, vaccino e green pass sono due facce della stessa medaglia: se non fai uno, ti impongono l'altro.
Va detto che perfino Franco Locatelli sembra dover fare i conti con la variante Ricciardi. Il coordinatore del Cts, il comitato che aiuta Speranza a navigare nel difficile mare della Salute nazionale, nella pagina del Messaggero accanto a quella dell'ex attore, fornisce ben altri numeri: «Tra i 15 e i 17 anni ha ricevuto almeno una dose più del 70%: tra o 12 e i 14 anni siamo sopra al 50%». Ma ha sostenuto pure che «i bambini sono più esposti al long Covid», ovviamente senza citare alcuna fonte. Il long Covid è una sindrome decisamente complessa, che si può manifestare in decine di modi differenti (la depressione è uno dei più comuni) dopo aver contratto il virus ed esserne formalmente guariti. In realtà, a meno che Locatelli abbia in tasca uno studio-bomba, ai primi di agosto è uscito su Lancet un report inglese molto dettagliato sugli effetti del virus tra i ragazzi sintomatici in età compresa tra i 5 e i 17 anni. Dallo studio è emerso che nei bambini il long Covid è assai raro, e sicuramente meno diffuso che tra gli adulti. La variante Ricciardi, invece, colpisce gli adulti e punta i bambini.
«In chat è caccia agli alunni untori»
L'ha annunciato Patrizio Bianchi: il suo ministero dell'Istruzione, quello della Salute e il Garante della privacy lavorano a un protocollo per la norma-gogna sulle mascherine in classe. Il decreto legge 111 del 6 agosto, infatti, prevede che, se tutti gli alunni si sono vaccinati, si potranno eliminare i tediosi respiratori. Una disposizione che pone problemi di riservatezza - chi e perché potrebbe accertare se uno studente si è sottoposto all'iniezione, visto che non è obbligatoria? - e che sembra pensata apposta per far leva sull'incubo discriminazione, pur di spingere i ragazzini all'inoculazione.
Che il vero, disturbante scopo della misura sia questo, lo dimostra una nota dell'Ufficio scolastico regionale piemontese, che ha ricordato come «ogni lavoratore» della scuola, «anche se ha completato il ciclo vaccinale, [...] dovrà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per i soggetti non vaccinati». Tra le quali, appunto, quella di «indossare un'appropriata protezione respiratoria».
In soldoni, secondo le linee guida che il governo si appresta a varare, almeno nelle aule in cui sia possibile mantenere gli scolari a un metro gli uni dagli altri e a due metri dalla cattedra, se tutti sono immunizzati, si potrà dire addio alla fastidiosa mascherina. Ma il premio varrà soltanto per i virtuosi studenti dai 12 anni in su (quelli vaccinabili). Non per i docenti. Evidentemente, nel loro caso, come «spinta gentile» - così la chiamerebbe Walter Ricciardi - l'esecutivo ritiene che bastino il green pass (non necessario a mensa) e la minaccia dell'esclusione dal lavoro. Nel caso dei più piccoli, al contrario, funziona meglio, al di là dell'ipotesi di introdurre direttamente l'obbligo vaccinale, mettere gli uni contro gli altri. Così, s'induce ciascuno all'obbedienza.
Al netto delle accortezze sulla privacy, non è difficile immaginare che, se per uno o due alunni nessuno fosse autorizzato a togliere l'odiato Dpi, presto ogni ragazzo appurerebbe chi sono i reprobi. E potrebbe allestire le conseguenti rappresaglie. E infatti, Chiara Iannarelli, vicepresidente del Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, ha denunciato che «la caccia all'untore è già cominciata su Whatsapp»: «Ci chiediamo come si possano creare altre situazioni di innesco di meccanismi di isolamento tra adolescenti, già provati da questa crisi che ha innescato i tassi di disagio psicologico. Ci auguriamo», ha concluso la Iannarelli, «che le disposizioni ufficiali del ministero confermino al più presto un cambio di direzione».
Ieri, comunque, è suonata la prima campanella in Alto Adige, dove quasi il 40% tra insegnanti e personale Ata non è vaccinato. La maggior parte dei ragazzi tornerà sui banchi (non a rotelle) tra il 13 e il 16 settembre. Gli ultimi il 20, in Calabria. E aleggia lo spauracchio della Dad. Poco e niente, d'altronde, è stato fatto per i mezzi pubblici, la messa in sicurezza degli istituti e il reclutamento dei supplenti, che dovrebbero sostituire, magari per pochi giorni, i prof non in regola con il certificato verde. Molte liste d'incaricati non sono state nemmeno completate o sono risultate zeppe di errori, ammessi dallo stesso dicastero, cui i sindacati hanno chiesto un incontro urgente.
Stenta a decollare pure la super app per i controlli promessa da Bianchi, come ha ricordato ieri Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi. Guai informatici che hanno mandato su tutte le furie suor Monia Alfieri. La religiosa ha segnalato che il personale delle paritarie non si è potuto iscrivere alla piattaforma Sidi, che agevola la visualizzazione del green pass: «È una idiozia. Fanno passare per privilegio ciò che in realtà è un sopruso». Tutte difficoltà cui il ministro promette di porre rimedio nei prossimi giorni. In fondo, che fretta c'è.
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L'esperto di Roberto Speranza ricomincia a predicare e prende di mira i minori. Rimediando una figuraccia: sbaglia, smentito persino da Franco Locatelli, la percentuale di quelli che hanno avuto il farmaco: sono oltre il 50% e non il 30.Dicasteri e Garante preparano le linee guida per la norma-gogna sulle mascherine. Niente deroghe ai prof. I genitori: «Su Whatsapp circolano i nomi dei non immuni».Lo speciale contiene due articoli.Il morbo delle cifre in libertà, ormai noto come variante Ricciardi, colpisce ancora. Il consulente del ministro della Salute, pur di spingere alla vaccinazione di massa sui minori, si è messo a raccontare sui giornali che «i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». Ovviamente senza citare la fonte. In realtà, due giorni fa il Corriere mostrava siamo arrivati a una copertura del 59%, ma tutto fa brodo per aumentare l'allarme in vista della riapertura delle scuole e spingere i genitori a portare i ragazzi a fare la fatidica puntura. E l'epidemiologo napoletano non vede l'ora che le autorità europee autorizzino il vaccino anche sotto i 12 anni, nonostante gli Stati Uniti non ci pensino minimamente e il Regno Unito abbia escluso anche la fascia tra i 12 e i 15 anni, con la motivazione che il rischio che gli adolescenti contraggano il Covid in modo grave è bassissimo.Intervistato ieri dal Messaggero, Walter Ricciardi ha salutato il nuovo anno scolastico con il consueto ottimismo: «In Scozia e Germania, dove la vita scolastica è gestita in modo molto attento, si è visto che le scuole sono focolaio di variante Delta». Sarà, ma la Scozia continua a non vaccinare chi ha meno di 15 anni e in Germania, dove la Stiko (Commissione permanente sui vaccini) non ha raccomandato di vaccinare chi ha più di 12 anni, dieci giorni fa nella fascia 12-17 si era a un tasso di vaccinazione del 18%. E sempre dalle colonne del quotidiano romano, Ricciardi ha lanciato l'allarme ragazzi: «In Italia bisogna tenere conto dei cittadini sotto i 12 anni non vaccinati e che i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». L'esperto di Roberto Speranza ne ricava quindi che, tra i banchi, «il virus circolerà e in un primo momento aumenteranno i casi». Peccato che invece la percentuale ufficiale risulti al 50%, livello di tutto rispetto. Va detto però che esiste anche un Ricciardi 2, che varia a seconda della testata che lo intervista. Ovviamente sempre allo scopo di aiutare il governo dei migliori a perseguire il nostro bene. Intervistato dalla Stampa, sempre ieri, alla domanda se la copertura attuale basti a proteggere l'Italia, ha risposto così: «Non ci mette del tutto al sicuro, ma permette di controllare una risalita dei contagi che difficilmente sarebbe esponenziale come in passato». Dopo di che ha seminato un po' di ottimismo anche sui temuti no vax, che sarebbero «non più del 3%», mentre «il vero lavoro ora va fatto su quel 20% di indecisi». Ovviamente si spera che lo si faccia con numeri un po' più attendibili di quelli seminati qua e là dalla variante Ricciardi. Variante Ricciardi che si ripresenta a sorpresa quando l'intervistatore della Stampa chiede lumi su un altro grave problema: come vaccinare prima possibile tutti i bambini sotto i 12 anni. Qui l'epidemiologo con cattedra alla Cattolica si lascia scappare detto che «le vaccinazioni delle fasce giovani procedono bene». Ah, questa sé che è una notizia. Ma allora l'allarmismo di Ricciardi 1 sul Messaggero, con la storia su questi benedetti ragazzi che si vaccinerebbero troppo poco, possiamo rimetterlo negli archivi? In ogni caso, Ricciardi 2, come Ricciardi 1, resta sempre un fan della puntura di massa, dalla culla alla prima media. Ancora alLa Stampa ha raccontato che per raggiungere questa grande vittoria, purtroppo, bisogna ancora aspettare che l'Agenzia europea del farmaco, l'Ema, finisca di analizzare i possibili rischi sugli under 12. «Ma l'autorizzazione dell'Ema potrebbe arrivare entro quest'anno», ha rivelato Ricciardi, «così da permettere l'inizio della campagna da gennaio… C'è ottimismo su questo perché i vaccini sono molto sicuri». E poi, appunto, i giovani si vaccinano volentieri, secondo Ricciardi 2, che però non vuole correre rischio alcuno e allora ecco che cosa tira fuori dal cilindro: «Con il nuovo anno si potrebbe allargare il green pass anche alle scuole per tutte le età». Insomma, ormai è acclarato che per il governo e chi lo consiglia, vaccino e green pass sono due facce della stessa medaglia: se non fai uno, ti impongono l'altro. Va detto che perfino Franco Locatelli sembra dover fare i conti con la variante Ricciardi. Il coordinatore del Cts, il comitato che aiuta Speranza a navigare nel difficile mare della Salute nazionale, nella pagina del Messaggero accanto a quella dell'ex attore, fornisce ben altri numeri: «Tra i 15 e i 17 anni ha ricevuto almeno una dose più del 70%: tra o 12 e i 14 anni siamo sopra al 50%». Ma ha sostenuto pure che «i bambini sono più esposti al long Covid», ovviamente senza citare alcuna fonte. Il long Covid è una sindrome decisamente complessa, che si può manifestare in decine di modi differenti (la depressione è uno dei più comuni) dopo aver contratto il virus ed esserne formalmente guariti. In realtà, a meno che Locatelli abbia in tasca uno studio-bomba, ai primi di agosto è uscito su Lancet un report inglese molto dettagliato sugli effetti del virus tra i ragazzi sintomatici in età compresa tra i 5 e i 17 anni. Dallo studio è emerso che nei bambini il long Covid è assai raro, e sicuramente meno diffuso che tra gli adulti. La variante Ricciardi, invece, colpisce gli adulti e punta i bambini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ricciardi-pasticcia-numero-vaccinati-2654921396.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-chat-e-caccia-agli-alunni-untori" data-post-id="2654921396" data-published-at="1630961598" data-use-pagination="False"> «In chat è caccia agli alunni untori» L'ha annunciato Patrizio Bianchi: il suo ministero dell'Istruzione, quello della Salute e il Garante della privacy lavorano a un protocollo per la norma-gogna sulle mascherine in classe. Il decreto legge 111 del 6 agosto, infatti, prevede che, se tutti gli alunni si sono vaccinati, si potranno eliminare i tediosi respiratori. Una disposizione che pone problemi di riservatezza - chi e perché potrebbe accertare se uno studente si è sottoposto all'iniezione, visto che non è obbligatoria? - e che sembra pensata apposta per far leva sull'incubo discriminazione, pur di spingere i ragazzini all'inoculazione. Che il vero, disturbante scopo della misura sia questo, lo dimostra una nota dell'Ufficio scolastico regionale piemontese, che ha ricordato come «ogni lavoratore» della scuola, «anche se ha completato il ciclo vaccinale, [...] dovrà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per i soggetti non vaccinati». Tra le quali, appunto, quella di «indossare un'appropriata protezione respiratoria». In soldoni, secondo le linee guida che il governo si appresta a varare, almeno nelle aule in cui sia possibile mantenere gli scolari a un metro gli uni dagli altri e a due metri dalla cattedra, se tutti sono immunizzati, si potrà dire addio alla fastidiosa mascherina. Ma il premio varrà soltanto per i virtuosi studenti dai 12 anni in su (quelli vaccinabili). Non per i docenti. Evidentemente, nel loro caso, come «spinta gentile» - così la chiamerebbe Walter Ricciardi - l'esecutivo ritiene che bastino il green pass (non necessario a mensa) e la minaccia dell'esclusione dal lavoro. Nel caso dei più piccoli, al contrario, funziona meglio, al di là dell'ipotesi di introdurre direttamente l'obbligo vaccinale, mettere gli uni contro gli altri. Così, s'induce ciascuno all'obbedienza. Al netto delle accortezze sulla privacy, non è difficile immaginare che, se per uno o due alunni nessuno fosse autorizzato a togliere l'odiato Dpi, presto ogni ragazzo appurerebbe chi sono i reprobi. E potrebbe allestire le conseguenti rappresaglie. E infatti, Chiara Iannarelli, vicepresidente del Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, ha denunciato che «la caccia all'untore è già cominciata su Whatsapp»: «Ci chiediamo come si possano creare altre situazioni di innesco di meccanismi di isolamento tra adolescenti, già provati da questa crisi che ha innescato i tassi di disagio psicologico. Ci auguriamo», ha concluso la Iannarelli, «che le disposizioni ufficiali del ministero confermino al più presto un cambio di direzione». Ieri, comunque, è suonata la prima campanella in Alto Adige, dove quasi il 40% tra insegnanti e personale Ata non è vaccinato. La maggior parte dei ragazzi tornerà sui banchi (non a rotelle) tra il 13 e il 16 settembre. Gli ultimi il 20, in Calabria. E aleggia lo spauracchio della Dad. Poco e niente, d'altronde, è stato fatto per i mezzi pubblici, la messa in sicurezza degli istituti e il reclutamento dei supplenti, che dovrebbero sostituire, magari per pochi giorni, i prof non in regola con il certificato verde. Molte liste d'incaricati non sono state nemmeno completate o sono risultate zeppe di errori, ammessi dallo stesso dicastero, cui i sindacati hanno chiesto un incontro urgente. Stenta a decollare pure la super app per i controlli promessa da Bianchi, come ha ricordato ieri Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi. Guai informatici che hanno mandato su tutte le furie suor Monia Alfieri. La religiosa ha segnalato che il personale delle paritarie non si è potuto iscrivere alla piattaforma Sidi, che agevola la visualizzazione del green pass: «È una idiozia. Fanno passare per privilegio ciò che in realtà è un sopruso». Tutte difficoltà cui il ministro promette di porre rimedio nei prossimi giorni. In fondo, che fretta c'è.
La senatrice Stefania Craxi durante la discussione, in Senato, del Disegno di Legge n.104 - Disposizioni in materia di morte medicalmente assistita (Ansa)
Uno in particolare «riguarda il ruolo del servizio sanitario nazionale, e prevede che l’assistenza alla morte medicalmente assistita possa avvenire attraverso i medici ospedalieri o di medicina generale, su base volontaria e gratuita, nell’ambito dell’attività libero professionale ovvero in intra moenia». Forza Italia vuole consentire ai medici pagati dai contribuenti di agevolare la morte, ma senza che si sappia in giro. L’intento è forse di assecondare Marina Berlusconi che ha dichiarato: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso». Secondo Stefania Craxi l’iniziativa invece mira a «portare a conclusione l’iter di una legge seria e condivisa, rispettosa di tutte le sensibilità, in primis del mondo cattolico. Una legge che gode di ampio consenso nell’opinione pubblica». Per la verità pare che gli italiani abbiano molto d’altro a cui pensare e di certo la proposta avanzata dagli azzurri fa più felice il Pd che Fratelli d’Italia che con Ignazio Zullo non si pronunciano. Nelle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato dove l’opposizione non ha presentato alcuna proposta - sostiene Ilaria Cucchi (Pd) che «il testo della maggioranza è una farsa» - e solo Ivan Scalfarotto ha cercato di far valere le posizioni dell’associazione Luca Coscioni, Forza Italia ha presentato sei emendamenti. Che superano a sinistra e di molto quanto concordato dalla maggioranza. Si consente di offrire il suicidio assistito non solo a chi dipende dalle macchine perché ha un organo vitale fuori uso, ma anche a chi è sottoposto a generici «trattamenti sanitari di sostegno vitale».
È vero che in quella direzione si è pronunciata la Corte Costituzionale, ma è anche vero che si allargano enormemente le maglie: siamo al confine dell’eutanasia. Con una formulazione assai tartufesca se da una parte si esclude che il suicidio assistito possa rientrare tra le prestazioni del servizio sanitario dall’altra però si consente ai medici del servizio sanitario nazionale di prestare assistenza purché lo facciano «privatamente» ancorché usando le strutture pubbliche. Altra concessione è quella che allinea la legge ai voleri della Consulta quando si afferma che gli «strumenti di eventuale supporto all’autosomministrazione del suicidio devono essere reperiti dal Cnr». Uniche concessioni al testo base di maggioranza – come si sa quello del Pd è stato respinto - l’obiezione di coscienza e l’affermazione che il servizio sanitario nazionale «garantisce le cure palliative del dolore e l’assistenza domiciliare continua alle persone in condizione di grave non autosufficienza». Perché questa vicinanza verso le posizioni dell’opposizione? Stefania Craxi spiega: «La finalità è arrivare all’approvazione della legge entro la fine della legislatura». Anche a costo di dire ai medici dei nostri ospedali: andate e portate la buona morte a tutti! Pierantonio Zanettin il relatore per FI però si lascia scappare: «Ho sempre sostenuto che su questa materia i partiti dovrebbero lasciare libertà di coscienza».
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I disordini nelle periferie europee e le crescenti tensioni sociali mostrano una realtà innegabile: i vecchi modelli di accoglienza indiscriminata sono falliti. Secondo l’onorevole Sara Kelany l’integrazione non può essere subita, deve essere governata. “La sinistra per anni ha alimentato l'irregolarità con un buonismo di facciata che ha solo creato zone franche e caporalato. Con il Governo Meloni la musica è cambiata: in Italia si rispettano le leggi italiane e chi non ci sta, torna a casa”.
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Al centro della vicenda c’è la famiglia Benigni: Enzo, azionista di riferimento di Elt Group, e la figlia Domitilla, oggi al vertice operativo dell’azienda. Una galassia privata che negli anni ha costruito un equilibrio peculiare: abbastanza vicina allo Stato da rivendicare il proprio carattere strategico, abbastanza autonoma da raccoglierne i benefici in forma privata. Nel 2025 Elt ha riportato un valore della produzione di 401,6 milioni di euro, rispetto ai 373,3 milioni dello scorso esercizio, mentre il fatturato ammonta a 304 milioni, inoltre l’acquisizione di nuovi ordini tocca complessivamente il record di 700,6 milioni.
Numeri che riaccendono l’ipotesi di riassetto dell’azionariato. Un elemento spesso trascurato è che Leonardo non è un soggetto esterno alla partita: possiede già il 31,33% del capitale di Elt Group. Accanto a Leonardo siedono la famiglia Benigni con il 35,34% e la francese Thales con il 33,33%. La questione, quindi, non riguarda un eventuale ingresso di Leonardo, ma un possibile rafforzamento della sua presenza o il coinvolgimento di Cassa pepositi e prestiti. Cosa c’entra Cdp? Il caso helmon rende il quadro più concreto. Il 5 marzo 2025 Cdp Venture Capital e Cy4Gate - la società cyber dell’orbita ELT Group quotata in Borsa - hanno annunciato il lancio di helmon, nuovo operatore di cybersicurezza dedicato alle pmi italiane, nato nell’ambito del Fondo Boost Innovation di Cdp. La partnership, avviata nel 2024, prevede risorse iniziali per 3 milioni di euro, estendibili fino a 9,5 milioni. Un’operazione presentata come investimento nell’innovazione ma che consolida ulteriormente i rapporti tra Cdp e il gruppo riconducibile alla famiglia Benigni proprio mentre resta aperto il tema del futuro assetto societario di Elt Group.
C’è però un nodo: Enrico Peruzzi. Marito di Domitilla Benigni e presidente esecutivo di Cy4Gate, Peruzzi ha già lavorato in Leonardo in aree legate alla strategia e alle operazioni straordinarie. Qualunque ipotesi di suo ritorno in ruoli capaci di incidere su acquisizioni o scelte industriali renderebbe inevitabile una riflessione sulla gestione dei potenziali conflitti di interesse. Può una figura così strettamente legata ai vertici di Elt Group influire su decisioni che potrebbero riguardare direttamente il gruppo stesso?
La questione diventa ancora più sensibile guardando alle attività di Cy4Gate. Attraverso Rcs Lab, il gruppo opera nel settore delle tecnologie per le intercettazioni giudiziarie: trojan, captazioni ambientali, raccolta e analisi dei dati utilizzati nelle indagini delle procure. Non si tratta di un semplice fornitore informatico ma di soggetti che agiscono all’interno di uno degli ambiti più delicati dello Stato, quello in cui il potere investigativo incontra le libertà individuali. Il caso Palamara ha già mostrato quanto siano cruciali i temi della gestione dei dati, della catena di custodia e dei controlli tecnici sulle intercettazioni. La questione non riguarda soltanto la validità processuale delle captazioni, ma anche la governance delle infrastrutture tecnologiche che le rendono possibili.
Il dossier Elt Group incrocia così quattro dimensioni. Industriale: qual è il reale posizionamento competitivo dell’azienda? Finanziaria: eventuali interventi pubblici creano valore nazionale o valorizzano soprattutto gli azionisti esistenti? Governance: come vengono gestiti i possibili conflitti di interesse? Istituzionale: esistono adeguati strumenti di controllo sulle tecnologie utilizzate nella filiera delle intercettazioni?
Per Leonardo questo rappresenta uno dei primi test della nuova fase manageriale. Se Elt Group è davvero un asset strategico, ogni operazione dovrà essere accompagnata da trasparenza, valutazioni industriali verificabili e regole rigorose sulla governance. Diversamente, il rischio è che il dibattito sulla sovranità tecnologica finisca per sovrapporsi a interessi molto più tradizionali. E questa volta la posta in gioco non riguarda soltanto la difesa elettronica, ma anche cybersicurezza, spyware e dati giudiziari.
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L'intervento del segretario generale IILA, Giorgio Silli, all’evento «Crimen organizado transnacional»
Missione istituzionale a Panama per Giorgio Silli, segretario generale dell'IILA, l'Organizzazione internazionale italo-latinoamericana: al centro la formazione del personale sanitario e il rafforzamento della cooperazione contro la criminalità organizzata.
L'Italia rafforza la cooperazione con Panama sul fronte della sanità e del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. È questo il fulcro della missione istituzionale che il segretario generale dell'IILA (Organizzazione Internazionale Italo-latinoamericana), Giorgio Silli, ha svolto martedì 9 giugno nel Paese centroamericano.
La giornata si è aperta con la partecipazione di Silli all'evento dedicato all'alta formazione pediatrica per il personale sanitario di Panama e dell'America Centrale, un workshop promosso dall'IILA insieme all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e ospitato dall'Ospedale Santo Tomás.
Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro della Salute panamense Galindo Boyd, il viceministro degli Esteri Carlos Arturo Hoyos, l'ambasciatrice d'Italia a Panama Giuditta Giorgio, rappresentanti dell'Ufficio della First Lady di Panama, dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dell'Hospital del Niño e della Pontificia Commissione per l'America Latina.
Nel suo intervento, Silli ha richiamato il ruolo svolto dall'IILA nella promozione della salute pubblica nei Paesi membri, ricordando come, a partire dalla pandemia di Covid-19, l'organizzazione abbia intensificato il trasferimento di competenze tecnico-scientifiche italiane altamente specializzate a sostegno dei sistemi sanitari latinoamericani. Il segretario generale ha inoltre evidenziato la collaborazione avviata nel 2022 con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù attraverso un accordo quadro, annunciando l'intenzione di prorogare la cooperazione per altri quattro anni mediante la firma di un'addenda. Nel pomeriggio, la missione è proseguita con la partecipazione all'incontro organizzato dall'Ambasciata d'Italia a Panama e dall'Unidad de Análisis Financiero sul tema del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e al riciclaggio di denaro.
Nel corso del suo intervento, Silli ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale di fronte a organizzazioni criminali sempre più strutturate e capaci di operare oltre i confini nazionali. L'obiettivo, ha spiegato, è quello di ridurre gli spazi d'azione delle reti criminali, colpirne i meccanismi finanziari e consolidare la tenuta delle istituzioni democratiche. Il segretario generale ha inoltre ribadito l'importanza della collaborazione tra Italia e Panama, indicando nell'IILA uno strumento di dialogo e cooperazione regionale su temi di interesse comune.
A margine degli appuntamenti ufficiali, Silli ha avuto una serie di incontri istituzionali con il ministro della Salute Galindo Boyd, il viceministro per gli Affari multilaterali e la Cooperazione Carlos Guevara Mann, il viceministro degli Esteri Carlos Arturo Hoyos e il direttore generale di AMPYME, Raúl Fernández. I colloqui hanno riguardato le prospettive di collaborazione nei settori considerati prioritari per Panama.
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