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2021-09-07
Ricciardi si rimette a dettar legge e pasticcia col numero dei vaccinati
Walter Ricciardi (Ansa)
Il morbo delle cifre in libertà, ormai noto come variante Ricciardi, colpisce ancora. Il consulente del ministro della Salute, pur di spingere alla vaccinazione di massa sui minori, si è messo a raccontare sui giornali che «i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». Ovviamente senza citare la fonte. In realtà, due giorni fa il Corriere mostrava siamo arrivati a una copertura del 59%, ma tutto fa brodo per aumentare l'allarme in vista della riapertura delle scuole e spingere i genitori a portare i ragazzi a fare la fatidica puntura. E l'epidemiologo napoletano non vede l'ora che le autorità europee autorizzino il vaccino anche sotto i 12 anni, nonostante gli Stati Uniti non ci pensino minimamente e il Regno Unito abbia escluso anche la fascia tra i 12 e i 15 anni, con la motivazione che il rischio che gli adolescenti contraggano il Covid in modo grave è bassissimo.
Intervistato ieri dal Messaggero, Walter Ricciardi ha salutato il nuovo anno scolastico con il consueto ottimismo: «In Scozia e Germania, dove la vita scolastica è gestita in modo molto attento, si è visto che le scuole sono focolaio di variante Delta». Sarà, ma la Scozia continua a non vaccinare chi ha meno di 15 anni e in Germania, dove la Stiko (Commissione permanente sui vaccini) non ha raccomandato di vaccinare chi ha più di 12 anni, dieci giorni fa nella fascia 12-17 si era a un tasso di vaccinazione del 18%. E sempre dalle colonne del quotidiano romano, Ricciardi ha lanciato l'allarme ragazzi: «In Italia bisogna tenere conto dei cittadini sotto i 12 anni non vaccinati e che i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». L'esperto di Roberto Speranza ne ricava quindi che, tra i banchi, «il virus circolerà e in un primo momento aumenteranno i casi». Peccato che invece la percentuale ufficiale risulti al 50%, livello di tutto rispetto.
Va detto però che esiste anche un Ricciardi 2, che varia a seconda della testata che lo intervista. Ovviamente sempre allo scopo di aiutare il governo dei migliori a perseguire il nostro bene. Intervistato dalla Stampa, sempre ieri, alla domanda se la copertura attuale basti a proteggere l'Italia, ha risposto così: «Non ci mette del tutto al sicuro, ma permette di controllare una risalita dei contagi che difficilmente sarebbe esponenziale come in passato». Dopo di che ha seminato un po' di ottimismo anche sui temuti no vax, che sarebbero «non più del 3%», mentre «il vero lavoro ora va fatto su quel 20% di indecisi». Ovviamente si spera che lo si faccia con numeri un po' più attendibili di quelli seminati qua e là dalla variante Ricciardi.
Variante Ricciardi che si ripresenta a sorpresa quando l'intervistatore della Stampa chiede lumi su un altro grave problema: come vaccinare prima possibile tutti i bambini sotto i 12 anni. Qui l'epidemiologo con cattedra alla Cattolica si lascia scappare detto che «le vaccinazioni delle fasce giovani procedono bene». Ah, questa sé che è una notizia. Ma allora l'allarmismo di Ricciardi 1 sul Messaggero, con la storia su questi benedetti ragazzi che si vaccinerebbero troppo poco, possiamo rimetterlo negli archivi? In ogni caso, Ricciardi 2, come Ricciardi 1, resta sempre un fan della puntura di massa, dalla culla alla prima media. Ancora alLa Stampa ha raccontato che per raggiungere questa grande vittoria, purtroppo, bisogna ancora aspettare che l'Agenzia europea del farmaco, l'Ema, finisca di analizzare i possibili rischi sugli under 12. «Ma l'autorizzazione dell'Ema potrebbe arrivare entro quest'anno», ha rivelato Ricciardi, «così da permettere l'inizio della campagna da gennaio… C'è ottimismo su questo perché i vaccini sono molto sicuri». E poi, appunto, i giovani si vaccinano volentieri, secondo Ricciardi 2, che però non vuole correre rischio alcuno e allora ecco che cosa tira fuori dal cilindro: «Con il nuovo anno si potrebbe allargare il green pass anche alle scuole per tutte le età». Insomma, ormai è acclarato che per il governo e chi lo consiglia, vaccino e green pass sono due facce della stessa medaglia: se non fai uno, ti impongono l'altro.
Va detto che perfino Franco Locatelli sembra dover fare i conti con la variante Ricciardi. Il coordinatore del Cts, il comitato che aiuta Speranza a navigare nel difficile mare della Salute nazionale, nella pagina del Messaggero accanto a quella dell'ex attore, fornisce ben altri numeri: «Tra i 15 e i 17 anni ha ricevuto almeno una dose più del 70%: tra o 12 e i 14 anni siamo sopra al 50%». Ma ha sostenuto pure che «i bambini sono più esposti al long Covid», ovviamente senza citare alcuna fonte. Il long Covid è una sindrome decisamente complessa, che si può manifestare in decine di modi differenti (la depressione è uno dei più comuni) dopo aver contratto il virus ed esserne formalmente guariti. In realtà, a meno che Locatelli abbia in tasca uno studio-bomba, ai primi di agosto è uscito su Lancet un report inglese molto dettagliato sugli effetti del virus tra i ragazzi sintomatici in età compresa tra i 5 e i 17 anni. Dallo studio è emerso che nei bambini il long Covid è assai raro, e sicuramente meno diffuso che tra gli adulti. La variante Ricciardi, invece, colpisce gli adulti e punta i bambini.
«In chat è caccia agli alunni untori»
L'ha annunciato Patrizio Bianchi: il suo ministero dell'Istruzione, quello della Salute e il Garante della privacy lavorano a un protocollo per la norma-gogna sulle mascherine in classe. Il decreto legge 111 del 6 agosto, infatti, prevede che, se tutti gli alunni si sono vaccinati, si potranno eliminare i tediosi respiratori. Una disposizione che pone problemi di riservatezza - chi e perché potrebbe accertare se uno studente si è sottoposto all'iniezione, visto che non è obbligatoria? - e che sembra pensata apposta per far leva sull'incubo discriminazione, pur di spingere i ragazzini all'inoculazione.
Che il vero, disturbante scopo della misura sia questo, lo dimostra una nota dell'Ufficio scolastico regionale piemontese, che ha ricordato come «ogni lavoratore» della scuola, «anche se ha completato il ciclo vaccinale, [...] dovrà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per i soggetti non vaccinati». Tra le quali, appunto, quella di «indossare un'appropriata protezione respiratoria».
In soldoni, secondo le linee guida che il governo si appresta a varare, almeno nelle aule in cui sia possibile mantenere gli scolari a un metro gli uni dagli altri e a due metri dalla cattedra, se tutti sono immunizzati, si potrà dire addio alla fastidiosa mascherina. Ma il premio varrà soltanto per i virtuosi studenti dai 12 anni in su (quelli vaccinabili). Non per i docenti. Evidentemente, nel loro caso, come «spinta gentile» - così la chiamerebbe Walter Ricciardi - l'esecutivo ritiene che bastino il green pass (non necessario a mensa) e la minaccia dell'esclusione dal lavoro. Nel caso dei più piccoli, al contrario, funziona meglio, al di là dell'ipotesi di introdurre direttamente l'obbligo vaccinale, mettere gli uni contro gli altri. Così, s'induce ciascuno all'obbedienza.
Al netto delle accortezze sulla privacy, non è difficile immaginare che, se per uno o due alunni nessuno fosse autorizzato a togliere l'odiato Dpi, presto ogni ragazzo appurerebbe chi sono i reprobi. E potrebbe allestire le conseguenti rappresaglie. E infatti, Chiara Iannarelli, vicepresidente del Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, ha denunciato che «la caccia all'untore è già cominciata su Whatsapp»: «Ci chiediamo come si possano creare altre situazioni di innesco di meccanismi di isolamento tra adolescenti, già provati da questa crisi che ha innescato i tassi di disagio psicologico. Ci auguriamo», ha concluso la Iannarelli, «che le disposizioni ufficiali del ministero confermino al più presto un cambio di direzione».
Ieri, comunque, è suonata la prima campanella in Alto Adige, dove quasi il 40% tra insegnanti e personale Ata non è vaccinato. La maggior parte dei ragazzi tornerà sui banchi (non a rotelle) tra il 13 e il 16 settembre. Gli ultimi il 20, in Calabria. E aleggia lo spauracchio della Dad. Poco e niente, d'altronde, è stato fatto per i mezzi pubblici, la messa in sicurezza degli istituti e il reclutamento dei supplenti, che dovrebbero sostituire, magari per pochi giorni, i prof non in regola con il certificato verde. Molte liste d'incaricati non sono state nemmeno completate o sono risultate zeppe di errori, ammessi dallo stesso dicastero, cui i sindacati hanno chiesto un incontro urgente.
Stenta a decollare pure la super app per i controlli promessa da Bianchi, come ha ricordato ieri Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi. Guai informatici che hanno mandato su tutte le furie suor Monia Alfieri. La religiosa ha segnalato che il personale delle paritarie non si è potuto iscrivere alla piattaforma Sidi, che agevola la visualizzazione del green pass: «È una idiozia. Fanno passare per privilegio ciò che in realtà è un sopruso». Tutte difficoltà cui il ministro promette di porre rimedio nei prossimi giorni. In fondo, che fretta c'è.
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L'esperto di Roberto Speranza ricomincia a predicare e prende di mira i minori. Rimediando una figuraccia: sbaglia, smentito persino da Franco Locatelli, la percentuale di quelli che hanno avuto il farmaco: sono oltre il 50% e non il 30.Dicasteri e Garante preparano le linee guida per la norma-gogna sulle mascherine. Niente deroghe ai prof. I genitori: «Su Whatsapp circolano i nomi dei non immuni».Lo speciale contiene due articoli.Il morbo delle cifre in libertà, ormai noto come variante Ricciardi, colpisce ancora. Il consulente del ministro della Salute, pur di spingere alla vaccinazione di massa sui minori, si è messo a raccontare sui giornali che «i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». Ovviamente senza citare la fonte. In realtà, due giorni fa il Corriere mostrava siamo arrivati a una copertura del 59%, ma tutto fa brodo per aumentare l'allarme in vista della riapertura delle scuole e spingere i genitori a portare i ragazzi a fare la fatidica puntura. E l'epidemiologo napoletano non vede l'ora che le autorità europee autorizzino il vaccino anche sotto i 12 anni, nonostante gli Stati Uniti non ci pensino minimamente e il Regno Unito abbia escluso anche la fascia tra i 12 e i 15 anni, con la motivazione che il rischio che gli adolescenti contraggano il Covid in modo grave è bassissimo.Intervistato ieri dal Messaggero, Walter Ricciardi ha salutato il nuovo anno scolastico con il consueto ottimismo: «In Scozia e Germania, dove la vita scolastica è gestita in modo molto attento, si è visto che le scuole sono focolaio di variante Delta». Sarà, ma la Scozia continua a non vaccinare chi ha meno di 15 anni e in Germania, dove la Stiko (Commissione permanente sui vaccini) non ha raccomandato di vaccinare chi ha più di 12 anni, dieci giorni fa nella fascia 12-17 si era a un tasso di vaccinazione del 18%. E sempre dalle colonne del quotidiano romano, Ricciardi ha lanciato l'allarme ragazzi: «In Italia bisogna tenere conto dei cittadini sotto i 12 anni non vaccinati e che i ragazzi vaccinati tra i 12 e i 18 anni sono solo il 30% del totale». L'esperto di Roberto Speranza ne ricava quindi che, tra i banchi, «il virus circolerà e in un primo momento aumenteranno i casi». Peccato che invece la percentuale ufficiale risulti al 50%, livello di tutto rispetto. Va detto però che esiste anche un Ricciardi 2, che varia a seconda della testata che lo intervista. Ovviamente sempre allo scopo di aiutare il governo dei migliori a perseguire il nostro bene. Intervistato dalla Stampa, sempre ieri, alla domanda se la copertura attuale basti a proteggere l'Italia, ha risposto così: «Non ci mette del tutto al sicuro, ma permette di controllare una risalita dei contagi che difficilmente sarebbe esponenziale come in passato». Dopo di che ha seminato un po' di ottimismo anche sui temuti no vax, che sarebbero «non più del 3%», mentre «il vero lavoro ora va fatto su quel 20% di indecisi». Ovviamente si spera che lo si faccia con numeri un po' più attendibili di quelli seminati qua e là dalla variante Ricciardi. Variante Ricciardi che si ripresenta a sorpresa quando l'intervistatore della Stampa chiede lumi su un altro grave problema: come vaccinare prima possibile tutti i bambini sotto i 12 anni. Qui l'epidemiologo con cattedra alla Cattolica si lascia scappare detto che «le vaccinazioni delle fasce giovani procedono bene». Ah, questa sé che è una notizia. Ma allora l'allarmismo di Ricciardi 1 sul Messaggero, con la storia su questi benedetti ragazzi che si vaccinerebbero troppo poco, possiamo rimetterlo negli archivi? In ogni caso, Ricciardi 2, come Ricciardi 1, resta sempre un fan della puntura di massa, dalla culla alla prima media. Ancora alLa Stampa ha raccontato che per raggiungere questa grande vittoria, purtroppo, bisogna ancora aspettare che l'Agenzia europea del farmaco, l'Ema, finisca di analizzare i possibili rischi sugli under 12. «Ma l'autorizzazione dell'Ema potrebbe arrivare entro quest'anno», ha rivelato Ricciardi, «così da permettere l'inizio della campagna da gennaio… C'è ottimismo su questo perché i vaccini sono molto sicuri». E poi, appunto, i giovani si vaccinano volentieri, secondo Ricciardi 2, che però non vuole correre rischio alcuno e allora ecco che cosa tira fuori dal cilindro: «Con il nuovo anno si potrebbe allargare il green pass anche alle scuole per tutte le età». Insomma, ormai è acclarato che per il governo e chi lo consiglia, vaccino e green pass sono due facce della stessa medaglia: se non fai uno, ti impongono l'altro. Va detto che perfino Franco Locatelli sembra dover fare i conti con la variante Ricciardi. Il coordinatore del Cts, il comitato che aiuta Speranza a navigare nel difficile mare della Salute nazionale, nella pagina del Messaggero accanto a quella dell'ex attore, fornisce ben altri numeri: «Tra i 15 e i 17 anni ha ricevuto almeno una dose più del 70%: tra o 12 e i 14 anni siamo sopra al 50%». Ma ha sostenuto pure che «i bambini sono più esposti al long Covid», ovviamente senza citare alcuna fonte. Il long Covid è una sindrome decisamente complessa, che si può manifestare in decine di modi differenti (la depressione è uno dei più comuni) dopo aver contratto il virus ed esserne formalmente guariti. In realtà, a meno che Locatelli abbia in tasca uno studio-bomba, ai primi di agosto è uscito su Lancet un report inglese molto dettagliato sugli effetti del virus tra i ragazzi sintomatici in età compresa tra i 5 e i 17 anni. Dallo studio è emerso che nei bambini il long Covid è assai raro, e sicuramente meno diffuso che tra gli adulti. La variante Ricciardi, invece, colpisce gli adulti e punta i bambini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ricciardi-pasticcia-numero-vaccinati-2654921396.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-chat-e-caccia-agli-alunni-untori" data-post-id="2654921396" data-published-at="1630961598" data-use-pagination="False"> «In chat è caccia agli alunni untori» L'ha annunciato Patrizio Bianchi: il suo ministero dell'Istruzione, quello della Salute e il Garante della privacy lavorano a un protocollo per la norma-gogna sulle mascherine in classe. Il decreto legge 111 del 6 agosto, infatti, prevede che, se tutti gli alunni si sono vaccinati, si potranno eliminare i tediosi respiratori. Una disposizione che pone problemi di riservatezza - chi e perché potrebbe accertare se uno studente si è sottoposto all'iniezione, visto che non è obbligatoria? - e che sembra pensata apposta per far leva sull'incubo discriminazione, pur di spingere i ragazzini all'inoculazione. Che il vero, disturbante scopo della misura sia questo, lo dimostra una nota dell'Ufficio scolastico regionale piemontese, che ha ricordato come «ogni lavoratore» della scuola, «anche se ha completato il ciclo vaccinale, [...] dovrà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per i soggetti non vaccinati». Tra le quali, appunto, quella di «indossare un'appropriata protezione respiratoria». In soldoni, secondo le linee guida che il governo si appresta a varare, almeno nelle aule in cui sia possibile mantenere gli scolari a un metro gli uni dagli altri e a due metri dalla cattedra, se tutti sono immunizzati, si potrà dire addio alla fastidiosa mascherina. Ma il premio varrà soltanto per i virtuosi studenti dai 12 anni in su (quelli vaccinabili). Non per i docenti. Evidentemente, nel loro caso, come «spinta gentile» - così la chiamerebbe Walter Ricciardi - l'esecutivo ritiene che bastino il green pass (non necessario a mensa) e la minaccia dell'esclusione dal lavoro. Nel caso dei più piccoli, al contrario, funziona meglio, al di là dell'ipotesi di introdurre direttamente l'obbligo vaccinale, mettere gli uni contro gli altri. Così, s'induce ciascuno all'obbedienza. Al netto delle accortezze sulla privacy, non è difficile immaginare che, se per uno o due alunni nessuno fosse autorizzato a togliere l'odiato Dpi, presto ogni ragazzo appurerebbe chi sono i reprobi. E potrebbe allestire le conseguenti rappresaglie. E infatti, Chiara Iannarelli, vicepresidente del Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, ha denunciato che «la caccia all'untore è già cominciata su Whatsapp»: «Ci chiediamo come si possano creare altre situazioni di innesco di meccanismi di isolamento tra adolescenti, già provati da questa crisi che ha innescato i tassi di disagio psicologico. Ci auguriamo», ha concluso la Iannarelli, «che le disposizioni ufficiali del ministero confermino al più presto un cambio di direzione». Ieri, comunque, è suonata la prima campanella in Alto Adige, dove quasi il 40% tra insegnanti e personale Ata non è vaccinato. La maggior parte dei ragazzi tornerà sui banchi (non a rotelle) tra il 13 e il 16 settembre. Gli ultimi il 20, in Calabria. E aleggia lo spauracchio della Dad. Poco e niente, d'altronde, è stato fatto per i mezzi pubblici, la messa in sicurezza degli istituti e il reclutamento dei supplenti, che dovrebbero sostituire, magari per pochi giorni, i prof non in regola con il certificato verde. Molte liste d'incaricati non sono state nemmeno completate o sono risultate zeppe di errori, ammessi dallo stesso dicastero, cui i sindacati hanno chiesto un incontro urgente. Stenta a decollare pure la super app per i controlli promessa da Bianchi, come ha ricordato ieri Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi. Guai informatici che hanno mandato su tutte le furie suor Monia Alfieri. La religiosa ha segnalato che il personale delle paritarie non si è potuto iscrivere alla piattaforma Sidi, che agevola la visualizzazione del green pass: «È una idiozia. Fanno passare per privilegio ciò che in realtà è un sopruso». Tutte difficoltà cui il ministro promette di porre rimedio nei prossimi giorni. In fondo, che fretta c'è.
Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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Smontato il giallo internazionale dietro la clemenza concessa a Nicole Minetti: la procedura è partita dal Colle, non da Mosca o chissà dove. Senza prove di corruzione in Uruguay o di festini fantasma, siamo davanti a una campagna di fango basata su presunte fonti anonime e illazioni, come nel caso di Ranucci che accusa Nordio di essere stato nel ranch di Cipriani. In più viene chiarito un fatto: dopo la sentenza della Consulta del 2006, il potere di concedere la grazia è esclusivamente nelle mani del presidente della Repubblica. Il Ministero della Giustizia ha solo un ruolo istruttorio e di verifica formale.
Ecco #DimmiLaVerità del 30 aprile 2026. Il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi ci spiega che per Trump i sondaggi interni sono disastrosi.
Silvia Salis (Ansa)
C’è chi sceglie di raggiungere la montagna insieme ai partigiani e chi, invece, preferisce raggiungere il lago, per combattere una guerra disperata sotto le bandiere della Repubblica sociale italiana. Ognuno arriva alla propria conclusione dopo enormi sofferenze. Lo stesso fanno gli Alpini. Chi va da una parte e chi dall’altra.
Portava però la penna nera Nuto Revelli che, dopo l’Armistizio di Cassibile, è tra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà, diventando poi un testimone chiave della lotta partigiana. Lo stesso fa Mario Rigoni Stern, tornato miracolosamente vivo dalla campagna di Russia per poi combattere sull’Altipiano di Asiago. E pure Enrico Martini Mauri, una delle 62 medaglie d’oro, e attivo in Piemonte. Scrive di lui l’Anpi: «Di sentimenti monarchici, con la mentalità del militare, Mauri (che, grazie ai rapporti preferenziali instaurati con la missione inglese del maggiore «Temple», riceve lanci regolari di armi, munizioni e vettovagliamento), tende a tenere sotto il suo controllo tutta la zona». È un militare di professione. Sa fare la guerra. Difende la sua terra, anche scontrandosi con i partigiani della Brigata Garibaldi. A Genova, attorno al partigiano cattolico e medaglia d’oro Aldo Gastaldi (morto in uno strano incidente a guerra finita a cui Giampaolo Pansa dedicò il libro Uccidete il comandante bianco) si radunano moltissimi alpini. Sanno muoversi e combattere in montagna, del resto. Sono il corpo più adatto per la guerriglia. Sono valorosi e lo dimostreranno in battaglia.
A distanza di 80 anni le Penne nere stanno per tornare a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Città che si è liberata da sola, prima ancora che arrivassero gli alleati, anche grazie al contributo di quei combattenti che provenivano dalle truppe alpine che oggi pare disprezzare. L’adunata annuale delle Penne nere è stata anticipata dalle solite polemiche. Le femministe di Non una di meno che vedono negli Alpini l’ultimo baluardo del patriarcato e la candidata di Alleanza verdi e sinistra che chiede che le Penne nere vadano altrove. Ma c’è anche chi, come l’alpino e consigliere comunale a Genova, Sergio Gambino, ha firmato un ordine del giorno per chiedere ufficialmente che, dopo le denigrazioni, la città valorizzasse gli Alpini. Una richiesta semplice in cui si domandava al sindaco Silvia Salis di «ribadire pubblicamente il valore sociale e culturale dell’Adunata, respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione ideologica volta a dividere la cittadinanza». Ma soprattutto si chiedeva di «prendere pubblicamente le distanze, manifestando solidarietà agli Alpini, da quanto di grave è stato affermato sulle pagine social di Non una di meno».
La risposta che è arrivata dalla giunta della Salis, però, è stata un secco no. Questa la cronaca politica. Che è cronaca, quindi destinata a passare. A differenza delle 62 medaglie d’oro degli Alpini.
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