Il cocco della sinistra dem Mamdani giura da sindaco usando il Corano

Ieri, il sindaco entrante di New York, il democratico Zohran Mamdani, ha prestato giuramento sul Corano. Non era mai accaduto che un primo cittadino della Grande Mela giurasse sul testo sacro dell’islam. D’altronde, Mamdani è il primo sindaco di fede musulmana della storia newyorchese. «La maggior parte dei predecessori di Mamdani hanno prestato giuramento su una Bibbia, sebbene il giuramento di rispettare le leggi federali, statali e cittadine non richieda l’uso di alcun testo religioso», ha riferito l’Associated Press. Ebbene, la scelta di giurare sul Corano ha scatenato diverse polemiche.
«Il nemico è dentro i cancelli», ha affermato il senatore repubblicano, Tommy Tuberville, commentando la notizia. «Questa non è una religione su cui prestare giuramento. Sono anti occidentali. E l’intero movimento degli islamici ortodossi mira a distruggere la civiltà occidentale», ha inoltre detto a Newsmax Rudy Giuliani, che era sindaco della Grande Mela, quando l’11 settembre 2001 si svolsero gli attentati alle Torri Gemelle: attentati che, ricordiamolo, erano stati orchestrati da Al-Qaeda. Ma le critiche non sono arrivate soltanto dal Partito repubblicano americano.
«Giuramento non valido. Niente Corano. Gli Stati Uniti non sono islamici. Non ancora. Svegliati, America», ha dichiarato il politico olandese Geert Wilders. «Nel mondo occidentale, ciascuno può praticare la sua religione: cosa che invece non è garantita in tutti i Paese islamici. Ma preoccupa comunque che il nuovo sindaco di New York, Mamdani, che ha un programma di ultrasinistra ipercomunista, abbia giurato sul Corano. Applicherà la Costituzione americana o le regole della Sharia? Un conto è rivendicare la liberà di culto, altro è anteporre la propria religione alle regole vigenti in uno Stato. Questo episodio non deve essere trascurato. È indice dei tempi», ha affermato, dal canto suo, il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, per poi aggiungere: «Noi cattolici abbiamo sancito il principio della libera Chiesa in libero Stato da molto tempo in Italia, evitando confusone di ruoli. Non vorremmo che altre religioni imponessero una logica diversa. Non abbiamo certo bisogno di talebani a Manhattan».
Nei mesi scorsi, le posizioni di Mamdani hanno suscitato più di una perplessità tra la comunità ebraica. A giugno, il diretto interessato fu criticato per non aver condannato inequivocabilmente l’espressione «globalizzare l’Intifada». L’attuale primo cittadino ha inoltre accusato lo Stato ebraico di «genocidio» e si è anche impegnato a far arrestare Benjamin Netanyahu qualora il premier israeliano dovesse recarsi a New York. Non a caso, alle ultime elezioni municipali, circa il 64% degli ebrei newyorchesi ha votato per il candidato indipendente Andrew Cuomo. Più in generale, a novembre, l’amministrazione Trump ha designato alcune realtà legate alla Fratellanza musulmana come «organizzazioni terroristiche straniere». L’argomento, insomma, è politicamente sensibile. E le polemiche sul giuramento coranico di Mamdani probabilmente non si spegneranno molto presto.
Polemiche che si sommeranno a quelle già in corso sul suo programma politico, considerato come assai orientato a sinistra. Durante la campagna elettorale, Mamdani ha per esempio promesso il congelamento degli affitti e gli autobus gratuiti. A inizio dicembre, l’attuale sindaco ha anche chiesto la cessazione delle retate negli accampamenti dei senzatetto: una posizione a cui si è opposta la governatrice dem dello Stato di New York, Kathy Hochul. Tutto questo per dire che l’agenda politica di Mamdani non è apprezzata neanche da alcuni settori dello stesso Partito democratico. Non a caso, durante la campagna elettorale, non tutta la leadership nazionale dell’Asinello si schierò con lui. Evitò, per esempio, di dargli l’endorsement il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, che, oltre a essere ebreo e di orientamento politico (parzialmente) centrista, è altresì detentore del seggio senatoriale di New York.
La frattura nel Partito democratico americano è dunque sempre più evidente. Prova ne è il fatto che, ieri, all’insediamento di Mamdani erano presenti Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez: quella stessa Ocasio-Cortez che, secondo indiscrezioni, vorrebbe contendere a Schumer il seggio senatoriale di New York. L’estrema sinistra americana strizza d’altronde sempre di più l’occhio al mondo islamico, anche a prezzo di alcune contraddizioni: ricordiamo, per esempio, che Mamdani, a luglio, è stato sostenuto dall’organizzazione pro choice Planned Parenthood. E qui sta il paradosso. Molte delle proposte politiche di Mamdani, dal green all’aperturismo migratorio, non costituiscono ricette appetibili per i colletti blu della Rust Belt. Ora, è vero che, essendo nato in Uganda, il primo cittadino newyorchese non può candidarsi alla Casa Bianca. Ma le sue idee difficilmente aiuteranno l’Asinello a riconquistare la presidenza. Senza poi contare che, sui temi etici, le comunità musulmane della Rust Belt appaiono spesso più vicine ai repubblicani che agli ultraprogressisti.






