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2025-08-15
Ricci, i primi dubbi tra i dem: «Se vinci perdi l’immunità». E la Corte dei conti lo inguaia
Matteo Ricci (Ansa)
Ieri Matteo Ricci, tramite il suo ufficio stampa, si è vantato sul Fatto Quotidiano che, per i suoi viaggi, «mai il Comune ha rimborsato spese improprie fuori dalle giornate di lavoro istituzionale. Il vino per le cene lo ha sempre comprato il sindaco di tasca sua». Ma il passaggio particolarmente interessante è un altro: «Santini (Massimiliano Santini, ex collaboratore-factotum di Ricci, ndr) aveva l’incarico di seguire i social del sindaco, oltre che di coordinare l’organizzazione degli eventi del Comune. Nei casi delle cene o della presentazione del libro, le stesse erano state precedute da incontri o eventi istituzionali che Santini o altri membri dell’ufficio stampa ordinariamente seguivano». Il punto è che il format Pane e politica, che poi è diventato un libro edito da Paper first (la casa editrice del Fatto Quotidiano), è stato promosso, come confermato dall’ufficio stampa di Ricci, in concomitanza con eventi istituzionali. La cui responsabilità nell’organizzazione viene affibbiata da Ricci a Santini, indagato con lui nell’Affidopoli pesarese. Messa da parte la difesa d’ufficio, però, ci sono un paio di sentenze della Corte dei conti che Ricci probabilmente non conosce. Toscana, 2023, Comune di Monteroni d’Arbia. Il sindaco Gabriele Berni si era visto rimborsare spese di viaggio indicate in modo generico. Mancava la sostanza: le motivazioni. E per l’assenza di un «interesse pubblico» concreto i giudici hanno ritenuto quegli spostamenti «non necessari». La massima: non si rimborsa ciò che «è rimesso alla valutazione soggettiva dell’amministratore». Il danno erariale fu quantificato in poco più di cento euro. Qui, però, non conta il peso del salvadanaio, ma il principio. Senza finalità istituzionale specifica il rimborso non esiste. Sempre 2023, Sezione giurisdizionale calabrese: «Le spese devono essere inerenti ai fini istituzionali». Non basta dire «era istituzionale», serve una «stretta correlazione con le finalità dell’ente» e una rigorosa motivazione «con riferimento allo specifico interesse istituzionale perseguito». È il minimo sindacale. «Roma, iniziativa libri»: 106 euro per i treni erogati dal Comune di Pesaro nel dicembre 2023. Stando a quanto lo stesso Ricci ha raccontato sui social, proprio il 10 dicembre 2023, insieme a Roberto Speranza, ha partecipato a Più libri più liberi, la fiera alla Nuvola di Roma, dove ha presentato Pane e politica. Ma ci sono altri tre casi in cui la linea tra missione politica, promozione istituzionale e iniziativa editoriale comincia a sfumare. Il 15 novembre 2023, come ha ricostruito ieri La Verità, Ricci è a Roma per il Consiglio nazionale di Ali, la Lega delle autonomie locali. Stesso giorno: presentazione del libro. Rimborsa il Comune di Pesaro: 242,90 euro. Il 28 novembre 2023 si muove tra Los Angeles (dove partecipa a un’iniziativa per l’inaugurazione di una stele dedicata a Luciano Pavarotti nella Walk of fame di Hollywood) e New York, dove presenta Pesaro Capitale della cultura e, già che c’è, anche Pane e Politica al Circolo del Pd. Poi, il 29 novembre, scende in pista a Berlino per il Rossini Opera festival, con replica del libro alla sezione Pd locale. Costo per il Comune: 3.106,31 euro totali. Un po’ come quando ai tempi del governo giallo-verde Matteo Salvini e Luigi Di Maio collezionarono incontri istituzionali che combaciavano con quelli elettorali. Openopolis, fondazione che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche, sommando quelli di entrambi, ne calcolò 90 in tre mesi: «Entrambi hanno svolto eventi a sostegno dei loro candidati ed entrambi hanno sfruttato l’occasione per organizzare incontri ufficiali per conto dei rispettivi ministeri». Un’accusa che alimentò polemiche. Per Pane e politica le opposizioni pesaresi sottolinearono anche un aspetto più politico. In una interrogazione, il consigliere di Fratelli d’Italia Daniele Malandrino definì «inopportune» quelle partenze del sindaco per «la campagna elettorale da segretario nazionale del Pd». E chiese chi avrebbe sostenuto «i costi delle trasferte, il numero totale degli accompagnatori e le loro mansioni e la previsione di spesa per il tour». Stessa richiesta di trasparenza per il viaggio negli Usa. Le risposte: per Pane e politica era tutto a carico di Ricci, per gli Usa, oltre ai 1.600 euro pagati dal Comune aveva contribuito la Fondazione Rossini perché nell’occasione era stato anche promosso il Rossini opera festival. Il solito clamoroso intreccio tra attività istituzionale e politica. Nell’ultima intervista video al Corriere della Sera, però, Ricci, ripreso durante un giro in barca, recita il rosario della tranquillità. E riferendosi a Santini afferma: «Siamo stati collaboratori per anni, è stato un amico. Doveva andare prima di me a parlare (in Procura, ndr), non è andato. Io e il mio avvocato siamo serenissimi. In 15 anni di amministrazione non è mai successo nulla. Guarda caso proprio adesso vengono fuori queste cose». Serenissimo lui, meno sereni, a quanto si mormora a Pesaro, alcuni dei suoi. Anche a sinistra c’è chi considera una pessima idea rinunciare all’immunità da europarlamentare. Perché se Ricci diventerà governatore, quell’immunità dovrà lasciarla sulla soglia. E l’avvocato Gioacchino Genchi, che difende Santini, ha già buttato un sasso nello stagno. Memoria ai pm in due punti. Il primo: si comunica l’intenzione di Santini di consegnare l’iPhone 14 Pro Max», quello che gli aveva comprato l’associazione Opera maestra e con il quale riprendeva le dirette del format delle cene di Pane e politica. Il secondo: «Si sollecita l’ufficio (la Procura, ndr) a chiedere al Parlamento europeo l’autorizzazione per utilizzare messaggi e corrispondenze ai fini probatori».
Il consulente dei pm smentisce Genchi. «Il suo apporto sulle chat? Inutile»
Sembrava un colpo di scena. L’avvocato Gioacchino Genchi, riconosciuto con il soprannome di «interceptor» ai tempi in cui da superpoliziotto era ritenuto un esperto di tecnologia e di comunicazioni, la settimana scorsa, appena preso in carico il suo novo assistito, Massimiliano Santini, aveva indicato alla Procura di Pesaro (e alla stampa) come «agevolare il recupero» dei backup di un iCloud dell’indagato e di una seconda utenza iPhone, che differiva di una sola cifra rispetto a quella che usava comunemente, e che era stata dismessa da tempo. Il tutto per far tornare alla luce le chat che avrebbero confermato circostanze, a dire dell’avvocato, che coinvolgerebbero altri privati nelle ipotesi descritte dagli inquirenti. Il recupero, secondo Genchi, sarebbe stato possibile «anche a mezzo del consulente tecnico del pubblico ministero già nominato». Un consulente informatico che, dopo il lunghissimo interrogatorio di Santini, proprio Genchi aveva definito in alcune interviste come «molto bravo». Un complimento a cui il tecnico, Gianfranco Del Prete, ha replicato senza troppe moine scrivendo al Resto del Carlino mettendo in chiaro tempi, contenuti e limiti della prova digitale già agli atti: «Si precisa che le indicazioni contenute nella sua memoria difensiva non hanno contribuito al recupero di ulteriori dati informatici da parte del consulente tecnico incaricato dalla Procura», scrive Del Prete. Il messaggio, al quale Genchi, contattato dalla Verità, non ha voluto replicare, è netto: «L’acquisizione forense dell’iPhone 14 Pro Max in uso all’indagato, comprensiva del recupero di circa 350 gigabyte di dati, di cui 100 relativi all’utenza dismessa menzionata nella memoria, era già stata regolarmente eseguita dal dottor Del Prete in data 26 settembre 2024». Ovvero, sottolinea Del Prete, «depositata agli atti quasi un anno prima della nomina dell’avvocato Genchi». Il cuore del botta e risposta sarebbe tutto nella cronologia. La perizia c’è, è datata e contiene il materiale che conta. Il consulente indica numeri e perimetro: «Circa 350 giga di dati», «100 relativi all’utenza dismessa». Specifica la data: «26 settembre». E soprattutto chiarisce che quello è il punto fermo della ricostruzione: «Depositata agli atti quasi un anno prima» dell’ingresso in scena del difensore. Sul tavolo restava l’argomento che la difesa aveva messo in campo: la possibilità di recuperare da iCloud il backup di un’utenza WhatsApp dismessa e inutilizzata dal 2023. Qui Del Prete usa un tono definitivo: «Si evidenzia, inoltre, che l’ipotesi di recuperare da iCloud il backup di un’utenza WhatsApp dismessa e inutilizzata sin dal 2023, come sostenuto nella memoria difensiva, risulta tecnicamente priva di fondamento». La questione è tecnica: «A conferma di ciò, le comunicazioni ufficiali di Apple, pubblicate e disponibili sul sito internet, precisano che i backup disattivati vengono conservati per un periodo massimo di 180 giorni». È la cornice che chiude la porta a recuperi tardivi: una volta trascorsa la finestra di conservazione, il backup non è più disponibile. Nella replica c’è anche una conclusione un po’ stizzita: «Pertanto, nessun dato acquisito dal dottor Del Prete è stato ottenuto grazie alle indicazioni fornite dall’avvocato Genchi». Da qui discende un’altra conseguenza: il perimetro probatorio attuale coincide con quanto clonato nel 2024. Nel fascicolo ci sono i «circa 350 giga» e dentro quei 350 gigabyte anche i «100 relativi all’utenza dismessa». Il colpo di scena, insomma, a sentire il consulente informatico, non c’era. Restano le suggestioni.
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Il primo cittadino di un Comune del Senese è stato condannato per le sue trasferte ingiustificate. Il legale dell’ex factotum alle toghe: «Chiedete all’Ue di usare i messaggi».Secondo l’esperto i dati dello smartphone erano già stati acquisiti a settembre 2024.Lo speciale contiene due articoli.Ieri Matteo Ricci, tramite il suo ufficio stampa, si è vantato sul Fatto Quotidiano che, per i suoi viaggi, «mai il Comune ha rimborsato spese improprie fuori dalle giornate di lavoro istituzionale. Il vino per le cene lo ha sempre comprato il sindaco di tasca sua». Ma il passaggio particolarmente interessante è un altro: «Santini (Massimiliano Santini, ex collaboratore-factotum di Ricci, ndr) aveva l’incarico di seguire i social del sindaco, oltre che di coordinare l’organizzazione degli eventi del Comune. Nei casi delle cene o della presentazione del libro, le stesse erano state precedute da incontri o eventi istituzionali che Santini o altri membri dell’ufficio stampa ordinariamente seguivano». Il punto è che il format Pane e politica, che poi è diventato un libro edito da Paper first (la casa editrice del Fatto Quotidiano), è stato promosso, come confermato dall’ufficio stampa di Ricci, in concomitanza con eventi istituzionali. La cui responsabilità nell’organizzazione viene affibbiata da Ricci a Santini, indagato con lui nell’Affidopoli pesarese. Messa da parte la difesa d’ufficio, però, ci sono un paio di sentenze della Corte dei conti che Ricci probabilmente non conosce. Toscana, 2023, Comune di Monteroni d’Arbia. Il sindaco Gabriele Berni si era visto rimborsare spese di viaggio indicate in modo generico. Mancava la sostanza: le motivazioni. E per l’assenza di un «interesse pubblico» concreto i giudici hanno ritenuto quegli spostamenti «non necessari». La massima: non si rimborsa ciò che «è rimesso alla valutazione soggettiva dell’amministratore». Il danno erariale fu quantificato in poco più di cento euro. Qui, però, non conta il peso del salvadanaio, ma il principio. Senza finalità istituzionale specifica il rimborso non esiste. Sempre 2023, Sezione giurisdizionale calabrese: «Le spese devono essere inerenti ai fini istituzionali». Non basta dire «era istituzionale», serve una «stretta correlazione con le finalità dell’ente» e una rigorosa motivazione «con riferimento allo specifico interesse istituzionale perseguito». È il minimo sindacale. «Roma, iniziativa libri»: 106 euro per i treni erogati dal Comune di Pesaro nel dicembre 2023. Stando a quanto lo stesso Ricci ha raccontato sui social, proprio il 10 dicembre 2023, insieme a Roberto Speranza, ha partecipato a Più libri più liberi, la fiera alla Nuvola di Roma, dove ha presentato Pane e politica. Ma ci sono altri tre casi in cui la linea tra missione politica, promozione istituzionale e iniziativa editoriale comincia a sfumare. Il 15 novembre 2023, come ha ricostruito ieri La Verità, Ricci è a Roma per il Consiglio nazionale di Ali, la Lega delle autonomie locali. Stesso giorno: presentazione del libro. Rimborsa il Comune di Pesaro: 242,90 euro. Il 28 novembre 2023 si muove tra Los Angeles (dove partecipa a un’iniziativa per l’inaugurazione di una stele dedicata a Luciano Pavarotti nella Walk of fame di Hollywood) e New York, dove presenta Pesaro Capitale della cultura e, già che c’è, anche Pane e Politica al Circolo del Pd. Poi, il 29 novembre, scende in pista a Berlino per il Rossini Opera festival, con replica del libro alla sezione Pd locale. Costo per il Comune: 3.106,31 euro totali. Un po’ come quando ai tempi del governo giallo-verde Matteo Salvini e Luigi Di Maio collezionarono incontri istituzionali che combaciavano con quelli elettorali. Openopolis, fondazione che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche, sommando quelli di entrambi, ne calcolò 90 in tre mesi: «Entrambi hanno svolto eventi a sostegno dei loro candidati ed entrambi hanno sfruttato l’occasione per organizzare incontri ufficiali per conto dei rispettivi ministeri». Un’accusa che alimentò polemiche. Per Pane e politica le opposizioni pesaresi sottolinearono anche un aspetto più politico. In una interrogazione, il consigliere di Fratelli d’Italia Daniele Malandrino definì «inopportune» quelle partenze del sindaco per «la campagna elettorale da segretario nazionale del Pd». E chiese chi avrebbe sostenuto «i costi delle trasferte, il numero totale degli accompagnatori e le loro mansioni e la previsione di spesa per il tour». Stessa richiesta di trasparenza per il viaggio negli Usa. Le risposte: per Pane e politica era tutto a carico di Ricci, per gli Usa, oltre ai 1.600 euro pagati dal Comune aveva contribuito la Fondazione Rossini perché nell’occasione era stato anche promosso il Rossini opera festival. Il solito clamoroso intreccio tra attività istituzionale e politica. Nell’ultima intervista video al Corriere della Sera, però, Ricci, ripreso durante un giro in barca, recita il rosario della tranquillità. E riferendosi a Santini afferma: «Siamo stati collaboratori per anni, è stato un amico. Doveva andare prima di me a parlare (in Procura, ndr), non è andato. Io e il mio avvocato siamo serenissimi. In 15 anni di amministrazione non è mai successo nulla. Guarda caso proprio adesso vengono fuori queste cose». Serenissimo lui, meno sereni, a quanto si mormora a Pesaro, alcuni dei suoi. Anche a sinistra c’è chi considera una pessima idea rinunciare all’immunità da europarlamentare. Perché se Ricci diventerà governatore, quell’immunità dovrà lasciarla sulla soglia. E l’avvocato Gioacchino Genchi, che difende Santini, ha già buttato un sasso nello stagno. Memoria ai pm in due punti. Il primo: si comunica l’intenzione di Santini di consegnare l’iPhone 14 Pro Max», quello che gli aveva comprato l’associazione Opera maestra e con il quale riprendeva le dirette del format delle cene di Pane e politica. Il secondo: «Si sollecita l’ufficio (la Procura, ndr) a chiedere al Parlamento europeo l’autorizzazione per utilizzare messaggi e corrispondenze ai fini probatori».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ricci-primi-dubbi-tra-dem-2673887701.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-consulente-dei-pm-smentisce-genchi-il-suo-apporto-sulle-chat-inutile" data-post-id="2673887701" data-published-at="1755271235" data-use-pagination="False"> Il consulente dei pm smentisce Genchi. «Il suo apporto sulle chat? Inutile» Sembrava un colpo di scena. L’avvocato Gioacchino Genchi, riconosciuto con il soprannome di «interceptor» ai tempi in cui da superpoliziotto era ritenuto un esperto di tecnologia e di comunicazioni, la settimana scorsa, appena preso in carico il suo novo assistito, Massimiliano Santini, aveva indicato alla Procura di Pesaro (e alla stampa) come «agevolare il recupero» dei backup di un iCloud dell’indagato e di una seconda utenza iPhone, che differiva di una sola cifra rispetto a quella che usava comunemente, e che era stata dismessa da tempo. Il tutto per far tornare alla luce le chat che avrebbero confermato circostanze, a dire dell’avvocato, che coinvolgerebbero altri privati nelle ipotesi descritte dagli inquirenti. Il recupero, secondo Genchi, sarebbe stato possibile «anche a mezzo del consulente tecnico del pubblico ministero già nominato». Un consulente informatico che, dopo il lunghissimo interrogatorio di Santini, proprio Genchi aveva definito in alcune interviste come «molto bravo». Un complimento a cui il tecnico, Gianfranco Del Prete, ha replicato senza troppe moine scrivendo al Resto del Carlino mettendo in chiaro tempi, contenuti e limiti della prova digitale già agli atti: «Si precisa che le indicazioni contenute nella sua memoria difensiva non hanno contribuito al recupero di ulteriori dati informatici da parte del consulente tecnico incaricato dalla Procura», scrive Del Prete. Il messaggio, al quale Genchi, contattato dalla Verità, non ha voluto replicare, è netto: «L’acquisizione forense dell’iPhone 14 Pro Max in uso all’indagato, comprensiva del recupero di circa 350 gigabyte di dati, di cui 100 relativi all’utenza dismessa menzionata nella memoria, era già stata regolarmente eseguita dal dottor Del Prete in data 26 settembre 2024». Ovvero, sottolinea Del Prete, «depositata agli atti quasi un anno prima della nomina dell’avvocato Genchi». Il cuore del botta e risposta sarebbe tutto nella cronologia. La perizia c’è, è datata e contiene il materiale che conta. Il consulente indica numeri e perimetro: «Circa 350 giga di dati», «100 relativi all’utenza dismessa». Specifica la data: «26 settembre». E soprattutto chiarisce che quello è il punto fermo della ricostruzione: «Depositata agli atti quasi un anno prima» dell’ingresso in scena del difensore. Sul tavolo restava l’argomento che la difesa aveva messo in campo: la possibilità di recuperare da iCloud il backup di un’utenza WhatsApp dismessa e inutilizzata dal 2023. Qui Del Prete usa un tono definitivo: «Si evidenzia, inoltre, che l’ipotesi di recuperare da iCloud il backup di un’utenza WhatsApp dismessa e inutilizzata sin dal 2023, come sostenuto nella memoria difensiva, risulta tecnicamente priva di fondamento». La questione è tecnica: «A conferma di ciò, le comunicazioni ufficiali di Apple, pubblicate e disponibili sul sito internet, precisano che i backup disattivati vengono conservati per un periodo massimo di 180 giorni». È la cornice che chiude la porta a recuperi tardivi: una volta trascorsa la finestra di conservazione, il backup non è più disponibile. Nella replica c’è anche una conclusione un po’ stizzita: «Pertanto, nessun dato acquisito dal dottor Del Prete è stato ottenuto grazie alle indicazioni fornite dall’avvocato Genchi». Da qui discende un’altra conseguenza: il perimetro probatorio attuale coincide con quanto clonato nel 2024. Nel fascicolo ci sono i «circa 350 giga» e dentro quei 350 gigabyte anche i «100 relativi all’utenza dismessa». Il colpo di scena, insomma, a sentire il consulente informatico, non c’era. Restano le suggestioni.
Insomma, Frey vuole mantenere Minneapolis una città santuario: un’amministrazione municipale, cioè, che si rifiuta di cooperare con le autorità federali nel contrasto all’immigrazione clandestina. Si tratta di una frenata, quella del sindaco, che contraddice in sostanza l’accordo concluso, lunedì, tra Trump e Walz: un accordo in base a cui le autorità locali del Minnesota avrebbero collaborato con gli agenti federali sull’immigrazione irregolare e, al contempo, Washington avrebbe ridotto le proprie forze presenti sul territorio. Non a caso, ieri Trump ha detto che, con l’arrivo di Tom Homan in Minnesota, l’Ice potrà avere un approccio «più rilassato».
Nel frattempo, martedì, durante un evento pubblico, la deputata dem del Minnesota, nonché feroce critica dell’Ice, Ilhan Omar, è stata raggiunta da un uomo che ha cercato di spruzzarle addosso un liquido ignoto: secondo gli inquirenti, pare si trattasse di aceto di mele. L’uomo, che ha precedenti penali per guida in stato d’ebbrezza, è stato arrestato con l’accusa di aggressione di terzo grado, mentre Trump ha lasciato intendere che, a suo parere, l’episodio sarebbe stato orchestrato ad arte, definendo la parlamentare una «truffatrice». Ricordiamo che la Omar, uscita illesa dall’accaduto, rappresenta l’ala sinistra del Partito democratico e che è una dei più irriducibili avversari del presidente americano.
Frattanto, il vicecapo dello staff della Casa Bianca, Stephen Miller, ha affermato che gli agenti federali «potrebbero non aver seguito» il protocollo corretto nel caso della sparatoria in cui è rimasto ucciso Alex Pretti. Nel mentre, gli agenti coinvolti in questa vicenda sono stati messi in congedo amministrativo per tre giorni: svolgeranno mansioni d’ufficio almeno fin quando l’inchiesta su questo caso non sarà conclusa. Dall’altra parte, Fox News ha rivelato che alcuni dei manifestati anti Ice arrestati lunedì sera dalla polizia di Maple Grove avrebbero dei precedenti penali. Uno di loro, Justin Neal Shelton, si dichiarò colpevole di rapina aggravata nel 2007, mentre nel 2020 fu condannato per possesso d’arma da fuoco dopo aver commesso un reato violento. Un altro, Abraham Nelson Coleman, ha subito condanne, nel 2003, per furto e danneggiamento di proprietà. Un altro ancora, John Linden Gribble, è stato condannato per guida in stato d’ebbrezza.
Non si placa frattanto la bufera attorno al segretario per la Sicurezza interna, Kristi Noem. Vari parlamentari dem hanno chiesto il suo impeachment, mentre dure critiche alla diretta interessata sono arrivate anche dai senatori repubblicani, Lisa Murkowski e Thom Tillis. Ieri, Trump ha difeso la Noem, bollando entrambi come dei «perdenti». Tuttavia sembra che, dietro le quinte, la fiducia del presidente verso di lei stia traballando. A certificarlo sta il fatto che, lunedì, Trump ha affidato le operazioni dell’Ice in Minnesota a Homan, scavalcando il Dipartimento per la Sicurezza interna. Non a caso, la Noem ha avuto, lunedì sera, un colloquio a porte chiuse con lo stesso Trump, che la Cnn ha definito «schietto».
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I vandalismi verso le città d’arte nemmeno. Per quanti crimini abbia commesso, uno straniero non può mai essere espulso. A Distopia regnano bizzarre figure, i cosiddetti Giudici amministratori, che fondono sia il potere legislativo sia quello giudiziario e che per un antico incantesimo, odiano il popolo e adorano gli stranieri. I poliziotti e un secondo tipo di uomini e donne d’armi chiamati carabinieri, a Distopia, possono essere aggrediti, è permesso insultarli, è permesso a sputare loro addosso. Se qualcuno stacca loro un dito con un morso, è punito con un buffetto. Se qualcuno li ferisce, possono difendersi instaurando una civile discussione. Se usano le armi anche solo per difendersi, sono duramente puniti, le armi le portano a scopo solamente ornamentale.
Se qualcuno li ferisce o li uccide, questo non è considerato grave e, soprattutto, se un altro poliziotto o carabiniere usa le armi per difendere un collega o un cittadino, è punito con pene draconiane, addirittura con anni di prigione, oltre che essere ridotto in miseria. A Distopia succede che i poliziotti e i carabinieri ne abbiano abbastanza. È evidente che, data la loro situazione, non possono fare scioperi, alle loro categorie non è permesso e, infatti, non ne fanno. Danno le dimissioni, tutti, tutti insieme.
E poi? Come fanno a mantenere le loro famiglie? Ma è evidente! Sono uomini forti, addestrati, sanno usare le armi. Conoscono il mondo della malavita, sanno come procurarsi le armi. Cominciano a fare furti e rapine, tanto le pene date per questi reati nella inesistente Repubblica di Distopia sono infinitesimali. Inoltre, nel caso qualcuno venga ferito o addirittura ucciso nell’esercizio delle funzioni di furto e rapina, a Distopia ottiene risarcimenti incredibili come mai da carabiniere o poliziotto si sarebbe sognato. Nel libro, i poliziotti e carabinieri diventati «cattivi» esercitano il loro nuovo mestiere di ladri e e rapinatori solo nei quartieri abbienti, non rapinano nelle metropolitane, non accoltellano sui treni regionali. I loro furti e le loro rapine avvengono solo nei quartieri alti, quelli dove vivono i Giudici amministratori. Non solo: diventano anche, cosa per carità sbagliatissima, giustizieri, come gli eroi della Marvel o della Dc Comics, anche loro con costumi fantastici e, quindi, ripuliscono le città.
I poliziotti sono vestiti da Spiderman e i carabinieri da Batman. Sto lavorando sul finale. Ci sono due possibilità. La prima è che Esmeralda e Reginaldo, figli rispettivamente di un poliziotto e di una carabiniera lei, di una poliziotta e di un carabiniere lui, trovano la grotta dove si nasconde il drago che ha fatto l’incantesimo che rende folli i Giudici amministratori, la distruggono e così liberano Distopia da tutti i suoi guai. Le istituzioni ricominciano ad amare i cittadini, gli stranieri tornano ai loro Paesi che aiuteranno a costruire e, una volta tornati a casa, Distopia torna a essere Utopia, il Paese del latte e del miele, quello che sempre avrebbe dovuto essere. L’altro finale alternativo potrebbe essere che Esmeralda e Reginaldo entrano in magistratura e la riformano, riportandola a un organo che amministra la giustizia non che impone distopie, ma mi sembra troppo fantastico. Il finale con il drago è più verosimile.
Si tratta di semplice opera di fantasia, assolutamente creativa, non è un’istigazione delinquere. Sto cercando un editore. Anche un produttore: il film potrebbe essere carino. Per chi fosse interessato, organizzo corsi di scrittura creativa, con in più un master gratuito sull’uso dell’ascia. È un ottimo strumento per spaccare la legna e non morire di freddo se e quando la nostra mamma Europa ci lascerà al gelo. Saper usare un’ascia è sempre utile. Just in case. Non si sa mai.
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