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2022-11-03
Reintegri in Puglia, governo pronto al ricorso
Orazio Schillaci (Imagoeconomica)
Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, non ha alcuna intenzione di applicare senza discussioni il decreto del governo guidato da Giorgia Meloni che ha disposto il rientro in servizio dei medici non vaccinati, a partire dallo scorso 1 novembre. Si tratta, come è evidente considerato che parliamo in tutto di 10 medici, di un tentativo strumentale di mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo. Emiliano si appella a una legge regionale della Puglia del 2018 che impone la vaccinazione agli operatori sanitari contro 10 malattie, alla quale è stato poi aggiunto, nel 2021, il Covid. Il suo collega campano, Vincenzo De Luca, prende a sua volta posizione: «Ho inviato», dichiara De Luca, «ai Direttori generali della Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende Ospedaliere una direttiva, con la quale si fa obbligo di definire l’impiego del personale sanitario non vaccinato contro il Covid, in concomitanza con la disposta reintegra in servizio. Saranno, quindi, messe in campo», aggiunge De Luca, «le necessarie azioni dirette a contrastare ogni ipotesi di contagio, evitando il contatto diretto del personale non vaccinato con i pazienti».
Torniamo alla Puglia: «Lo Stato centrale», dice a Sky Tg24 il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, di Fdi, tra l’altro pugliese, «non può essere derubricato da una Regione. Nella legge regionale della Puglia è previsto l’obbligo vaccinale anche per il Covid, che non c’è più. Questa legge verrà impugnata. Fra i medici considerati no vax ci sono anche medici che si sono sottoposti a due dosi di vaccino», aggiunge Gemmato, «che hanno contratto la malattia e per questo hanno chiesto l’esenzione a un nuovo richiamo». Michele Emiliano va all’attacco: «Gemmato», replica il presidente della Puglia, «è un politico di lungo corso e dovrebbe sapere che tra leggi nazionali e leggi regionali nelle materie concorrenti come la sanità non c’è un rapporto di gerarchia che fa prevalere le prime sulle seconde, salvo che ci sia una lesione delle attribuzioni del Parlamento. Prendo atto che Gemmato, farmacista», aggiunge Emiliano, «si cimenta in arditi ragionamenti giuridici annunciando l’impugnazione della legge pugliese, e così facendo fa fare al governo del quale fa parte da qualche ora una pessima figura. I termini per l’impugnativa infatti sono ampiamente scaduti. Uno così dovrebbe immediatamente dimettersi per la sua inadeguatezza».
Clamorosa per i toni oltre che per i concetti espressi la presa di posizione di Danny Sivo, Direttore sanitario della Asl di Bari: «Tornano», scrive Sivo su Facebook, «i no vax in corsia? Mi preoccupa tantissimo che persone che non credano ai vaccini possano esercitare la professione sanitaria di medico o infermiere, poiché significa che siamo dinnanzi a sciamani e non a professionisti. Gente», aggiunge Sivo, «che non si cura della propria salute figuriamoci cosa pensa di quella del prossimo. Sarò inflessibile».
In Puglia, dicevamo, sono 10 i medici del sistema sanitario regionale a non aver ricevuto la vaccinazione anticovid, mentre sono 103 in totale i dipendenti, considerando tutti gli operatori del comparto. «La situazione di questo personale sanitario», spiega l’assessore alla Sanità della Puglia, Rocco Palese, «è regolata dalla legge regionale, che consente solo agli operatori che si sono vaccinati, secondo le indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente, di poter accedere a determinati reparti ospedalieri. La legge regionale 2021», aggiunge Palese all’Ansa, «della Puglia che estende l’obbligo vaccinale agli operatori sanitari anche per il Covid è stata già vagliata e approvata dal governo e dalla Corte costituzionale, e sono trascorsi i termini. Per questo motivo non è impugnabile. La Regione Puglia individua i reparti dove consentire l’accesso ai soli operatori che si siano attenuti alle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente».
I reparti sono quelli di oncologia, ematologia, radioterapia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, emergenza-urgenza e pronto soccorso, terapia intensiva e rianimazione, oltre a quelli dove vengono eseguiti trapianti o gestiti pazienti trapiantati, le unità dove vengono trattati pazienti dializzati, e quelli dove vengano trattati altri pazienti immuno-compromessi. «Sono, altresì, da considerarsi ad alto rischio di trasmissione di queste malattie infettive», recita la legge regionale, «le strutture ambulatoriali/consultoriali dove vengono assistite donne in gravidanza e bambini, nonché i servizi vaccinali». Dunque, i medici non vaccinati in Puglia non possono essere impiegati in questi reparti.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci, nicchia: «Ho letto di polemiche su quello che questi medici andranno a fare», commenta Schillaci al Corriere.it, «ma quello che andranno a fare saranno sono le singole direzioni sanitarie a deciderlo, valutando il posto migliore dove i medici reintegrati potranno andare a lavorare. La scelta di non vaccinarsi è un problema deontologico, che dovranno affrontare gli Ordini dei medici e quelli professionali. Lascerei a loro la definizione di tutto questo». «Questa», dice a La Stampa l’infettivologo Matteo Bassetti, «è la rivincita dei no vax: un movimento antiscientifico che si era tranquillizzato, adesso avrà gli strumenti per dire che aveva ragione a mettere in guardia dai vaccini».
Anche le cliniche private in allarme per la carenza di personale pubblico
Continuano le polemiche sull’eliminazione dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario, che può quindi rientrare in servizio con due mesi di anticipo rispetto al limite del 31 dicembre di quest’anno, posto dal precedente governo.
Al di là delle questioni ideologiche, la realtà è che la mancanza di medici non è un problema da poco, soprattutto di questi tempi. Sulla questione pesa anche la denuncia di Barbara Cittadini, presidente nazionale di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata: 574 strutture, presenti in modo capillare sull’intero territorio nazionale, e l’impegno quotidiano dei suoi professionisti. «Liste d’attesa lunghissime e carenza di medici sono tra le emergenze, non più procrastinabili» da «affrontare con urgenza, per evitare che il Servizio sanitario nazionale imploda», afferma Cittadini, ricordando che resta il problema della «carenza di medici e del personale sanitario».
Per questo, la presidente Aiop invita alla realizzazione di una «normativa di emergenza per assumere neolaureati e specializzandi». Nell’ultimo anno, l’81% di coloro che hanno cercato di prenotare visite specialistiche o esami diagnostici tramite il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha riscontrato difficoltà legate alle tempistiche, secondo una recente indagine di Altroconsumo. Il 70 % di chi ha avuto problemi per visite mediche e il 60% di chi ne ha avuti per esami diagnostici ha scelto di rivolgersi a una struttura privata. «Secondo i dati Istat - sottolinea la Cittadini - nel 2021, l’11% delle persone, circa 6 milioni, ha dovuto rinunciare a visite specialistiche ed esami diagnostici, a causa di difficoltà economiche e di accesso al servizio.
Sono numeri in crescita - osserva - che non possono essere sottovaluti, considerando anche le inevitabili conseguenze in termini di prevenzione». L’emergenza pandemica ha bloccato circa 2,5 milioni di screening tumorali, secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Rispetto al 2019, registra l’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas), ci sono 98,4 milioni di visite specialistiche da recuperare. Da una elaborazione sui tempi di attesa per interventi urgenti (entro 30 giorni) per l’area cardiologica e tumori maligni, realizzata da Quotidiano sanità su dati Agenas, emerge che, in generale, nel privato accreditato i tempi sono molto più brevi rispetto al pubblico con uno stacco medio migliore di una decina di punti percentuali sul rispetto delle tempistiche. «La popolazione affronta fenomeni allarmanti dal punto di vista sanitario. Occorre, al più presto», esorta la Cittadini «avviare una riforma del Ssn, che valorizzi la sinergia tra le sue componenti di diritto pubblico e di diritto privato, conferendo loro pari dignità, per rispondere tempestivamente alla domanda assistenziale della popolazione, garantendo a tutti il diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto». A proposito della valorizzazione del personale, dopo la trattativa di un anno, ieri è stato firmato il nuovo contratto per i 550.000 operatori del Comparto sanità che prevede un incremento complessivo medio di circa 175 euro lordi mensili, oltre al pagamento degli arretrati riferiti ai tre anni precedenti. Tra le novità per il personale infermieristico, compreso quello amministrativo, in prima linea durante le fasi critiche della pandemia, la regolazione dell’istituto dello smartworking e, per chi fa i turni, la possibilità dei permessi a ore, previsti dalla legge 104.
I genitori potranno inoltre chiedere di lavorare in fasce orarie diverse per prendersi cura dei figli.
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Scontro tra esecutivo e Regione sui sanitari sospesi. Il sottosegretario Gemmato (Fdi) promette l’impugnazione della legge. Michele Emiliano lo snobba: «Si dimetta». Pure Vincenzo De Luca isola i non vaccinati. Il ministro nicchia: «Decidano gli ospedali dove impiegarli».Aiop: «I malati rinunciano a curarsi col Ssn». Aumento di stipendio per 550.000 operatori.Lo speciale contiene due articoli Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, non ha alcuna intenzione di applicare senza discussioni il decreto del governo guidato da Giorgia Meloni che ha disposto il rientro in servizio dei medici non vaccinati, a partire dallo scorso 1 novembre. Si tratta, come è evidente considerato che parliamo in tutto di 10 medici, di un tentativo strumentale di mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo. Emiliano si appella a una legge regionale della Puglia del 2018 che impone la vaccinazione agli operatori sanitari contro 10 malattie, alla quale è stato poi aggiunto, nel 2021, il Covid. Il suo collega campano, Vincenzo De Luca, prende a sua volta posizione: «Ho inviato», dichiara De Luca, «ai Direttori generali della Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende Ospedaliere una direttiva, con la quale si fa obbligo di definire l’impiego del personale sanitario non vaccinato contro il Covid, in concomitanza con la disposta reintegra in servizio. Saranno, quindi, messe in campo», aggiunge De Luca, «le necessarie azioni dirette a contrastare ogni ipotesi di contagio, evitando il contatto diretto del personale non vaccinato con i pazienti». Torniamo alla Puglia: «Lo Stato centrale», dice a Sky Tg24 il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, di Fdi, tra l’altro pugliese, «non può essere derubricato da una Regione. Nella legge regionale della Puglia è previsto l’obbligo vaccinale anche per il Covid, che non c’è più. Questa legge verrà impugnata. Fra i medici considerati no vax ci sono anche medici che si sono sottoposti a due dosi di vaccino», aggiunge Gemmato, «che hanno contratto la malattia e per questo hanno chiesto l’esenzione a un nuovo richiamo». Michele Emiliano va all’attacco: «Gemmato», replica il presidente della Puglia, «è un politico di lungo corso e dovrebbe sapere che tra leggi nazionali e leggi regionali nelle materie concorrenti come la sanità non c’è un rapporto di gerarchia che fa prevalere le prime sulle seconde, salvo che ci sia una lesione delle attribuzioni del Parlamento. Prendo atto che Gemmato, farmacista», aggiunge Emiliano, «si cimenta in arditi ragionamenti giuridici annunciando l’impugnazione della legge pugliese, e così facendo fa fare al governo del quale fa parte da qualche ora una pessima figura. I termini per l’impugnativa infatti sono ampiamente scaduti. Uno così dovrebbe immediatamente dimettersi per la sua inadeguatezza». Clamorosa per i toni oltre che per i concetti espressi la presa di posizione di Danny Sivo, Direttore sanitario della Asl di Bari: «Tornano», scrive Sivo su Facebook, «i no vax in corsia? Mi preoccupa tantissimo che persone che non credano ai vaccini possano esercitare la professione sanitaria di medico o infermiere, poiché significa che siamo dinnanzi a sciamani e non a professionisti. Gente», aggiunge Sivo, «che non si cura della propria salute figuriamoci cosa pensa di quella del prossimo. Sarò inflessibile». In Puglia, dicevamo, sono 10 i medici del sistema sanitario regionale a non aver ricevuto la vaccinazione anticovid, mentre sono 103 in totale i dipendenti, considerando tutti gli operatori del comparto. «La situazione di questo personale sanitario», spiega l’assessore alla Sanità della Puglia, Rocco Palese, «è regolata dalla legge regionale, che consente solo agli operatori che si sono vaccinati, secondo le indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente, di poter accedere a determinati reparti ospedalieri. La legge regionale 2021», aggiunge Palese all’Ansa, «della Puglia che estende l’obbligo vaccinale agli operatori sanitari anche per il Covid è stata già vagliata e approvata dal governo e dalla Corte costituzionale, e sono trascorsi i termini. Per questo motivo non è impugnabile. La Regione Puglia individua i reparti dove consentire l’accesso ai soli operatori che si siano attenuti alle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente». I reparti sono quelli di oncologia, ematologia, radioterapia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, emergenza-urgenza e pronto soccorso, terapia intensiva e rianimazione, oltre a quelli dove vengono eseguiti trapianti o gestiti pazienti trapiantati, le unità dove vengono trattati pazienti dializzati, e quelli dove vengano trattati altri pazienti immuno-compromessi. «Sono, altresì, da considerarsi ad alto rischio di trasmissione di queste malattie infettive», recita la legge regionale, «le strutture ambulatoriali/consultoriali dove vengono assistite donne in gravidanza e bambini, nonché i servizi vaccinali». Dunque, i medici non vaccinati in Puglia non possono essere impiegati in questi reparti. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, nicchia: «Ho letto di polemiche su quello che questi medici andranno a fare», commenta Schillaci al Corriere.it, «ma quello che andranno a fare saranno sono le singole direzioni sanitarie a deciderlo, valutando il posto migliore dove i medici reintegrati potranno andare a lavorare. La scelta di non vaccinarsi è un problema deontologico, che dovranno affrontare gli Ordini dei medici e quelli professionali. Lascerei a loro la definizione di tutto questo». «Questa», dice a La Stampa l’infettivologo Matteo Bassetti, «è la rivincita dei no vax: un movimento antiscientifico che si era tranquillizzato, adesso avrà gli strumenti per dire che aveva ragione a mettere in guardia dai vaccini». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/reintegri-in-puglia-governo-pronto-al-ricorso-2658589406.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="anche-le-cliniche-private-in-allarme-per-la-carenza-di-personale-pubblico" data-post-id="2658589406" data-published-at="1667420929" data-use-pagination="False"> Anche le cliniche private in allarme per la carenza di personale pubblico Continuano le polemiche sull’eliminazione dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario, che può quindi rientrare in servizio con due mesi di anticipo rispetto al limite del 31 dicembre di quest’anno, posto dal precedente governo. Al di là delle questioni ideologiche, la realtà è che la mancanza di medici non è un problema da poco, soprattutto di questi tempi. Sulla questione pesa anche la denuncia di Barbara Cittadini, presidente nazionale di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata: 574 strutture, presenti in modo capillare sull’intero territorio nazionale, e l’impegno quotidiano dei suoi professionisti. «Liste d’attesa lunghissime e carenza di medici sono tra le emergenze, non più procrastinabili» da «affrontare con urgenza, per evitare che il Servizio sanitario nazionale imploda», afferma Cittadini, ricordando che resta il problema della «carenza di medici e del personale sanitario». Per questo, la presidente Aiop invita alla realizzazione di una «normativa di emergenza per assumere neolaureati e specializzandi». Nell’ultimo anno, l’81% di coloro che hanno cercato di prenotare visite specialistiche o esami diagnostici tramite il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha riscontrato difficoltà legate alle tempistiche, secondo una recente indagine di Altroconsumo. Il 70 % di chi ha avuto problemi per visite mediche e il 60% di chi ne ha avuti per esami diagnostici ha scelto di rivolgersi a una struttura privata. «Secondo i dati Istat - sottolinea la Cittadini - nel 2021, l’11% delle persone, circa 6 milioni, ha dovuto rinunciare a visite specialistiche ed esami diagnostici, a causa di difficoltà economiche e di accesso al servizio. Sono numeri in crescita - osserva - che non possono essere sottovaluti, considerando anche le inevitabili conseguenze in termini di prevenzione». L’emergenza pandemica ha bloccato circa 2,5 milioni di screening tumorali, secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Rispetto al 2019, registra l’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas), ci sono 98,4 milioni di visite specialistiche da recuperare. Da una elaborazione sui tempi di attesa per interventi urgenti (entro 30 giorni) per l’area cardiologica e tumori maligni, realizzata da Quotidiano sanità su dati Agenas, emerge che, in generale, nel privato accreditato i tempi sono molto più brevi rispetto al pubblico con uno stacco medio migliore di una decina di punti percentuali sul rispetto delle tempistiche. «La popolazione affronta fenomeni allarmanti dal punto di vista sanitario. Occorre, al più presto», esorta la Cittadini «avviare una riforma del Ssn, che valorizzi la sinergia tra le sue componenti di diritto pubblico e di diritto privato, conferendo loro pari dignità, per rispondere tempestivamente alla domanda assistenziale della popolazione, garantendo a tutti il diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto». A proposito della valorizzazione del personale, dopo la trattativa di un anno, ieri è stato firmato il nuovo contratto per i 550.000 operatori del Comparto sanità che prevede un incremento complessivo medio di circa 175 euro lordi mensili, oltre al pagamento degli arretrati riferiti ai tre anni precedenti. Tra le novità per il personale infermieristico, compreso quello amministrativo, in prima linea durante le fasi critiche della pandemia, la regolazione dell’istituto dello smartworking e, per chi fa i turni, la possibilità dei permessi a ore, previsti dalla legge 104. I genitori potranno inoltre chiedere di lavorare in fasce orarie diverse per prendersi cura dei figli.
Ansa
La colpa è di quel trattato Mercosur che la Von der Leyen ha voluto a ogni costo per mostrare i muscoli a Donald Trump e fare gli interessi della Germania. Se ieri la protesta ha assunto i toni di una «lotta per la sopravvivenza» degli agricoltori sacrificati dalla Commissione sull’altare delle ambizioni di potenza dell’Ue, oggi il Parlamento potrebbe farla diventare un’aperta sconfessione dell’operato della baronessa. Ieri i deputati le hanno dato sostegno, congelando l’accordo commerciale tra Usa e Ue dopo le minacce americane di nuove tariffe doganali contro i Paesi che hanno dato sostegno alla Groenlandia, ma oggi potrebbero buttare a mare il Mercosur approvando l’invio del testo del trattato alla Corte di giustizia europea per verificare se quell’accordo è compatibile con le leggi istitutive dell’Ue.
Impaurita dalla possibilità che questo avvenga prima di partire per Davos, con una mossa del tutto irrituale, ma la baronessa ha ormai abituato a comportamenti molto disinvolti, ha convocato i capi dei raggruppamenti della sua maggioranza e ha ammonito: «Se salta il Mercosur, scordiamoci dell’Europa come protagonista globale». Che la posta in gioco sia altissima lo conferma il fatto che ieri a Davos, mentre i cittadini europei le gridavano «Vai a casa», ha ribadito: «L’accordo col Mercosur invia un messaggio forte al mondo, stiamo scegliendo il commercio equo rispetto ai dazi, la partnership rispetto all’isolamento, la sostenibilità rispetto allo sfruttamento. Il vecchio ordine non tornerà: l’Europa decisa e unita saprà rispondere».
Dal voto che si prefigura per oggi questa unità non si vede. Tanto Manfred Weber (Ppe) quanto Iratxe Garcia Perez (Pse) hanno provato a buttarla in politica: il voto di oggi è un voto anti Trump. Ma non è così. I 145 deputati che hanno presentato la mozione vogliono solo sapere se il trattato e i comportamenti della Commissione che ne conseguono sono legali. Lo sottolinea il fatto che l’iniziativa sia partita da Renew, il gruppo a cui fa capo Emmanuel Macron ed è sostenuta «per nazioni» e non per appartenenza politica da austriaci, polacchi, irlandesi e ungheresi. Perciò i numeri dicono che la mozione potrebbe passare. Se così fosse, il Mercosur andrebbe in parcheggio per almeno due anni. Giusto il tempo per trovare le risposte che ieri gli agricoltori hanno chiesto con la loro protesta.
Sono arrivati in massa dalla Francia e dalla Polonia, dal Belgio e dall’Italia con tutte le confederazioni mobilitate. La Coldiretti ha portato migliaia di agricoltori, così ha fatto la Cia, mentre la Confagricoltura, con il suo presidente, guida il «sindacato» europeo. Il leader della Cia, Cristiano Fini, è stato chiarissimo: «Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni», e poi ha offerto delle cifre su cui meditare. Stante l’accordo così com’è, «sono a rischio oltre 40.000 posti di lavoro in Europa» e ci sono alcuni settori come zootecnia, riso, zucchero dove si avrà un’invasione di produzioni sudamericane. Ancora più dura la reazione di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: «La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale». Vincenzo Gesmundo, che di Coldiretti è segretario generale, insiste: «Siamo qui con i nostri agricoltori e a fianco degli agricoltori francesi della Fnsa per chiedere di fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori».
A proposito di francesi, sarà il caso che qualcuno avverta Emmanuel Macron che dei minacciati superdazi americani su Champagne e vini d’Oltralpe i contadini francesi non accusano Donald Trump, ma il presidente francese incapace di trattare così com’è - secondo loro -incapace di fermare l’epidemia che sta decimando le mandrie. Quel «Von der Leyen go home» ha il sapore del vecchio maggio francese: ce n’est qu’un debut.. Perché i contadini restano mobilitati a Strasburgo - domani si vota la mozione di sfiducia alla baronessa proposta da Jordan Bardella con il gruppo dei Patriots e, sul fronte italiano, c’è una riedizione dell’intesa giallo-verde con Lega e Cinque stelle che l’appoggiano (insieme ad Avs) mentre Fdi, Fi e Pd sono intenzionati a «salvare» la Commissione. Fin quando non tramonta il Mercosur.
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'europarlamentare della Lega durante un'intervista a margine della sessione Plenaria di Strasburgo.
Gianmarco Tamberi, ambassador di Eleventy. A destra, Marco Baldassari
Qual è la filosofia della nuova collezione?
«È una collezione che nasce da un bisogno profondo: quello di rallentare. Negli ultimi anni siamo stati travolti da ritmi frenetici, da una velocità continua imposta dal sistema moda e dalle campagne vendita. Tutto corre troppo. Questa collezione è un invito a un viaggio interiore, a una riconnessione con la natura, per ritrovare un equilibrio che oggi è fondamentale. Da qui nasce l’idea di un nuovo guardaroba ispirato alla natura, pensato per vivere il tempo all’aria aperta, per ascoltare il silenzio, ma allo stesso tempo perfettamente adattabile alla vita urbana. È la trasversalità che da sempre caratterizza Eleventy: capi che funzionano dalla mattina alla sera, in contesti diversi».
Questa ricerca di equilibrio si riflette anche nelle scelte cromatiche?
«Assolutamente sì. Abbiamo sentito il bisogno di “scurire” la palette. È stata una scelta consapevole: uscire dalla nostra zona di comfort. Per anni Eleventy è stato identificato con colori chiari, luminosi. Fino a cinque o sei anni fa eravamo tra i pochissimi a vendere il bianco d’inverno, il panna, i grigi chiari. Oggi però quell’area di gusto è diventata affollatissima: dal fast fashion ai grandi brand. Abbiamo sentito che era il momento di cambiare pelle, di tornare a essere speciali come lo siamo stati in passato».
Da qui la scelta di tonalità più profonde e sofisticate.
«Esatto. Ci siamo ispirati ancora una volta alla natura: il castagno, i marroni intensi, i grigi più scuri, i blu con declinazioni più particolari. Il bianco non scompare - resta sempre un passe-partout - ma diventa un accento, non più il centro del racconto».
Questo cambiamento serve anche a riaccendere il desiderio del consumatore?
«Sì, oggi mi sembra un po’ smarrito. Non è solo una questione di prezzi, il prodotto, in generale, si è appiattito. Per questo abbiamo lavorato su nuovi volumi, geometrie e modelli. Reinterpretare giacche, maglie, pantaloni è fondamentale per mantenere un senso di esclusività. Oggi il desiderio nasce solo se il cliente si sente unico».
In collezione compare anche un tessuto rarissimo: la vicuna.
«L’abbiamo inserita in un programma esclusivamente su misura. È uno dei tessuti più preziosi al mondo: l’animale vive a oltre 8.000 metri di altitudine e, dopo la tosatura, impiega due anni e mezzo per rigenerare il pelo. È rarissimo. Proprio per questo lo proponiamo solo in una selezione numerata di capi su misura. Il cliente sceglie il modello e accede a qualcosa di davvero esclusivo».
Quali sono oggi i mercati più forti per Eleventy?
«Gli Usa restano il mercato più solido: c’è un potere di spesa maggiore e una mentalità più orientata al consumo. Il Middle East continua a darci grandi soddisfazioni. Stiamo inoltre vedendo emergere India, Sud Africa, Brasile. La geografia del nostro cliente si sta ampliando, e questo è molto positivo».
Guardando al futuro, dove vede Eleventy?
«Ho sempre pensato Eleventy come un lifestyle, non solo abbigliamento. Da tempo ho nel cassetto l’idea di un hotel Eleventy: un luogo che esprima il nostro universo attraverso arredi, cucina sana, wellness, palestra. Un club dove tutto - dalle uniformi al cibo - racconti l’Italia e i nostri valori».
Quest’anno avete scelto per la prima volta un ambassador: Gianmarco Tamberi. Perché lui?
«Incarna perfettamente i nostri valori. Ci siamo conosciuti, abbiamo parlato e ho riconosciuto in lui la stessa storia: sacrificio, disciplina, costanza. Lui viene dal niente, io vengo dal niente. Entrambi sappiamo cosa significa prendere porte in faccia e rialzarsi. È uno sport individuale, durissimo anche dal punto di vista psicologico. I valori sono gli stessi che servono nel lavoro. Gianmarco rappresenta Eleventy non solo come atleta, ma come uomo: sano, coerente, autentico. Non potevo desiderare di meglio».
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«Steal - La Rapina» (Amazon Prime Video)
Pareva un giorno qualunque, quello alla Lochmill Capital, società d’investimento con delega alla gestione dei fondi pensione privati. Invece, l'ordinarietà della giornata è presto rotta dall'irruzione, negli uffici, di una banda di rapinatori. Chiedono, urlano. Costringono due dipendenti, Zara e l'amico Luke, ad eseguire ogni loro ordine, sottraendo a lavoratori impotenti i risparmi di una vita. Poi, se ne vanno, fuori da quei corridoi. Dietro di loro, solo una miriade di interrogativi. Chi mai lucrerebbe sulle fatiche di persone senza nome né colpa? Chi si addentrerebbe alla Lochmill Capital, correndo il rischio di essere facilmente individuato? Le domande non hanno risposta. Tormentano, però, l'ispettore deputato alle indagini, Rhys, un uomo provato dalle difficoltà del suo privato.
Steal - La Rapina si muove, dunque, su più binari, dando spazio tanto alla dinamica del furto quanto al racconto degli uomini e delle donne che ne sono rimasti coinvolti. L'ispettore capo Rhys, costretto a barcamenarsi tra i doveri e gli ostacoli della professione, mentre gestisce parimenti la propria ludopatia, una situazione economica di indigenza, la paura di perdere ogni cosa. Zara, interpretata da Sophie Turner, ex reginetta de Il Trono di Spade, qui alle prese con un complotto di dimensioni enormi. Luke, che gli eventi, suo malgrado, portano a dover indagare sui piani segreti e interessi contrastanti. Nessuno avrebbe scelto, consapevolmente, la vita improvvisa che gli è toccata in sorte. Ma, nella serie, seguirla e darle spazio è inevitabile, per il sollazzo di ogni amante del genere.
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