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2021-04-30
Blitz delle Regioni contro il semaforo. I veri pericoli sono oltre la frontiera
Sull'onda della mezza ammissione di inutilità del coprifuoco alle 22, chissà che il governo non cominci a prendere in considerazione la prospettiva di archiviare anche il cervellotico «semaforo» delle Regioni. Alla vigilia dell'ennesima cabina di regia (con annessi oracoli cromatici) del venerdì, il rappresentante dei governatori, Massimiliano Fedriga, ha fatto presente al ministro Roberto Speranza e agli altri irriducibili della serrata presenti nella compagine governativa, che forse sarebbe il momento di passare ad altro. «Il sistema dei colori», ha osservato Fedriga, «penso possa essere stato utile nell'autunno dello scorso anno. Penso altrettanto», ha poi aggiunto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, «che le misure in mezzo a una pandemia siano da modulare rispetto alla situazione contingente. Nessuno si deve sentire smentito se, rispetto alla situazione attuale, si possano trovare strategie diverse per essere maggiormente efficaci».
Alla base del ragionamento di Fedriga, come di molti suoi omologhi di tutte le provenienze politiche, la constatazione del fatto che, associata alla permanenza del coprifuoco, l'incertezza determinata dal sistema a colori rende di fatto impossibile per i lavoratori del comparto ospitalità e turismo una programmazione degna di questo nome. Anche perché, con le restrizioni attuali, cittadini italiani e stranieri vivono come un azzardo prenotare le vacanze estive.
Detto questo, per stasera è atteso il consueto diluvio di dati del monitoraggio e le conseguenti ordinanze di Speranza con l'assegnazione dei nuovi colori o la conferma dei vecchi per le diverse Regioni. Evento che già dalle ore precedenti innesca un balletto di dichiarazioni, moniti, pressioni e polemiche tra i destinatari delle decisioni, che rendono tutto più simile a un suk che a un piano di prevenzione del contagio. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ad esempio, con i toni che lo contraddistinguono, ha affermato scaramanticamente e ironicamente di «sentirsi» che la Campania, dal giallo sta per tornare arancione, accusando le altre Regioni di non essere rigorose nel computo dei positivi come la sua. Consapevole di una situazione ormai kafkiana, dal Veneto Luca Zaia invita i cittadini ad avere pazienza, ricordando loro le soglie sempre più severe imposte dal governo per la classificazione nelle zone a maggior rischio.
Il quadro, da lunedì prossimo, salvo cambiamenti dell'ultim'ora, dovrebbe comunque vedere la conferma di tutte le Regioni attualmente in giallo, cui si aggiungerebbe la Puglia, mentre la Sardegna (attualmente l'unica in rosso) andrebbe in arancione a far compagnia a Basilicata e Sicilia, con un punto interrogativo per la Valle D'Aosta, che oscilla tra l'attuale arancione e un possibile rosso. In attesa che ne arrivino di nuove e più plausibili, valgono le regole di sempre: nelle Regioni gialle ci si può spostare liberamente e raggiungere altre Regioni, purché queste siano dello stesso colore. In caso contrario, servirà il pass introdotto dal governo con l'ultimo decreto. I negozi sono aperti, compresi bar e ristoranti sia a pranzo che a cena, ma solo chi può disporre di spazi all'aperto che consentano anche il distanziamento tra i tavoli. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti disponibili solo per asporto o consegne a domicilio e divieto di spostarsi al di fuori del proprio Comune di residenza, salvo i «comprovati motivi di necessità». Per chi abita in un Comune con meno di 5.000 abitanti, c'è la possibilità di muoversi in un raggio di 30 chilometri, senza però poter raggiungere il capoluogo. Il tutto, per ora, sempre nei limiti del coprifuoco che scatta dalle 22 fino alle 5.
Il fronte caldo, però, è tornato quello estero, con la diffusione della nuova variante indiana del Covid. A questo proposito, il ministro Speranza ha fatto sapere di aver firmato una nuova ordinanza nella quale ha esteso il divieto di ingresso - già disposto per chi proviene da India e Bangladesh - anche ai voli che giungono dallo Sri Lanka. Il rientro sarà consentito solo a chi ha cittadinanza italiana. Nello stesso provvedimento, Speranza ha ritenuto opportuno mettere nero su bianco la proroga di 15 giorni dell'obbligo di quarantena per chi arriva dai Paesi europei, anche se in questo caso valgono le parole del portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, il quale ha spiegato che gli Stati nazionali potranno continuare a prescrivere test obbligatori e quarantene ai cittadini comunitari, anche nel caso questi ultimi fossero in possesso del pass Covid Ue. «Nella proposta legislativa», ha chiarito Mamer, «non c'è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena». Ciò vuol dire che se, nonostante l'introduzione del certificato vaccinale Ue uno Stato ritenesse necessarie misure di contenimento, dovrà solo farlo presente a Bruxelles.
Sbarcati altri 2,5 milioni di vaccini
Continuano ad arrivare vaccini anti Covid all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Ieri è stata la volta di circa 2,5 milioni dosi in tre lotti distinti: 2,2 milioni di dosi Astrazeneca, 270.000 di Moderna e circa 160.000 di Johnson & Johnson. L'obiettivo è di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni, ancora distante dal traguardo delle 500.000 dosi giornaliere.
Ci sono «difficoltà organizzative in alcune Regioni e si conferma una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi», secondo l'ultimo report di monitoraggio della Fondazione Gimbe. Tra le Regioni, poi, l'eccessiva «eterogeneità dei dati» non permette di stilare una classifica unica, osserva la Fondazione. «Per popolazione vaccinata (ciclo completo e solo prima dose) sono in testa Liguria, Marche e Valle d'Aosta, mentre in coda ci sono Campania, Sicilia e Calabria», osserva l'ente, ma se si analizzano le vaccinazioni per fasce d'età cambiano le prime posizioni, mentre in coda ci sono spesso le stesse tre.
Anche il confronto con gli altri Paesi europei non è confortante. L'Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79. Secondo il rapporto settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aggiornato al 25 aprile, in Italia il 24,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, ma la Germania è al 28,1%, la Spagna al 27,6%, la Francia al 26,7% e la Polonia al 24,9%. I numeri mostrano che «purtroppo, il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili», osserva il presidente, «è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo».
Non brilla per performance nemmeno l'Ue. Il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, plaude ai 215 milioni di dosi di vaccino somministrate, ma solo «circa il 16% della popolazione dell'area ne ha ricevuta una». Migliori notizie sono arrivate ieri da Biontech. L'azienda tedesca ha annunciato, a partire da giugno, la possibilità di vaccinare, in Europa, anche chi ha tra i 12 e i 15 anni. In un'intervista al settimanale Der Spiegel, Ugur Sahin, ad della Biotech partner di Pfizer, ha dichiarato che tra 4-6 settimane potrebbe arrivare l'approvazione dall'Agenzia europea del farmaco a cui presenterà la domanda «nei prossimi giorni». Buone notizie anche da Moderna che produrrà, il prossimo anno, fino a 3 miliardi di dosi del suo vaccino mRna. L'azienda americana ha inoltre dichiarato che potrà conservare il vaccino non più solo un mese, ma tre, nei normali frigoriferi.
Un no a Sputnik, il vaccino russo, si è invece registrato in Brasile. Secondo l'Agenzia di vigilanza sanitaria del Paese sudamericano (Anvisa) il vettore virale Ad5 del vaccino dell'Istituto Gamaleya, «sembra contenere ancora adenovirus competente per la replicazione». La notizia è riportata sul blog scientifico In the pipeline, ospitato sul sito di Science e curato da Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista. Tale capacità dell'adenovirus di replicarsi (cosa che non dovrebbe accadere), osserva Lowe nella sua analisi, «probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile». A stretto giro è arrivata la replica di Mosca, che ha definito la scelta brasiliana «una decisione di natura politica».
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Massimiliano Fedriga guida i governatori: «Il sistema ha fatto il suo tempo». Intanto il ministero estende allo Sri Lanka il divieto d'ingresso da India e Bangladesh. Azzoppato il pass europeo: non esclude le quarantene nazionali.Nuovo carico di Az, Moderna e J&J arrivato a Pratica di Mare. Pfizer-Biontech punta a immunizzare i ragazzi tra 12 e 15 anni in estate. Stop a Sputnik in Brasile.Lo speciale contiene due articoli.Sull'onda della mezza ammissione di inutilità del coprifuoco alle 22, chissà che il governo non cominci a prendere in considerazione la prospettiva di archiviare anche il cervellotico «semaforo» delle Regioni. Alla vigilia dell'ennesima cabina di regia (con annessi oracoli cromatici) del venerdì, il rappresentante dei governatori, Massimiliano Fedriga, ha fatto presente al ministro Roberto Speranza e agli altri irriducibili della serrata presenti nella compagine governativa, che forse sarebbe il momento di passare ad altro. «Il sistema dei colori», ha osservato Fedriga, «penso possa essere stato utile nell'autunno dello scorso anno. Penso altrettanto», ha poi aggiunto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, «che le misure in mezzo a una pandemia siano da modulare rispetto alla situazione contingente. Nessuno si deve sentire smentito se, rispetto alla situazione attuale, si possano trovare strategie diverse per essere maggiormente efficaci». Alla base del ragionamento di Fedriga, come di molti suoi omologhi di tutte le provenienze politiche, la constatazione del fatto che, associata alla permanenza del coprifuoco, l'incertezza determinata dal sistema a colori rende di fatto impossibile per i lavoratori del comparto ospitalità e turismo una programmazione degna di questo nome. Anche perché, con le restrizioni attuali, cittadini italiani e stranieri vivono come un azzardo prenotare le vacanze estive. Detto questo, per stasera è atteso il consueto diluvio di dati del monitoraggio e le conseguenti ordinanze di Speranza con l'assegnazione dei nuovi colori o la conferma dei vecchi per le diverse Regioni. Evento che già dalle ore precedenti innesca un balletto di dichiarazioni, moniti, pressioni e polemiche tra i destinatari delle decisioni, che rendono tutto più simile a un suk che a un piano di prevenzione del contagio. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ad esempio, con i toni che lo contraddistinguono, ha affermato scaramanticamente e ironicamente di «sentirsi» che la Campania, dal giallo sta per tornare arancione, accusando le altre Regioni di non essere rigorose nel computo dei positivi come la sua. Consapevole di una situazione ormai kafkiana, dal Veneto Luca Zaia invita i cittadini ad avere pazienza, ricordando loro le soglie sempre più severe imposte dal governo per la classificazione nelle zone a maggior rischio. Il quadro, da lunedì prossimo, salvo cambiamenti dell'ultim'ora, dovrebbe comunque vedere la conferma di tutte le Regioni attualmente in giallo, cui si aggiungerebbe la Puglia, mentre la Sardegna (attualmente l'unica in rosso) andrebbe in arancione a far compagnia a Basilicata e Sicilia, con un punto interrogativo per la Valle D'Aosta, che oscilla tra l'attuale arancione e un possibile rosso. In attesa che ne arrivino di nuove e più plausibili, valgono le regole di sempre: nelle Regioni gialle ci si può spostare liberamente e raggiungere altre Regioni, purché queste siano dello stesso colore. In caso contrario, servirà il pass introdotto dal governo con l'ultimo decreto. I negozi sono aperti, compresi bar e ristoranti sia a pranzo che a cena, ma solo chi può disporre di spazi all'aperto che consentano anche il distanziamento tra i tavoli. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti disponibili solo per asporto o consegne a domicilio e divieto di spostarsi al di fuori del proprio Comune di residenza, salvo i «comprovati motivi di necessità». Per chi abita in un Comune con meno di 5.000 abitanti, c'è la possibilità di muoversi in un raggio di 30 chilometri, senza però poter raggiungere il capoluogo. Il tutto, per ora, sempre nei limiti del coprifuoco che scatta dalle 22 fino alle 5.Il fronte caldo, però, è tornato quello estero, con la diffusione della nuova variante indiana del Covid. A questo proposito, il ministro Speranza ha fatto sapere di aver firmato una nuova ordinanza nella quale ha esteso il divieto di ingresso - già disposto per chi proviene da India e Bangladesh - anche ai voli che giungono dallo Sri Lanka. Il rientro sarà consentito solo a chi ha cittadinanza italiana. Nello stesso provvedimento, Speranza ha ritenuto opportuno mettere nero su bianco la proroga di 15 giorni dell'obbligo di quarantena per chi arriva dai Paesi europei, anche se in questo caso valgono le parole del portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, il quale ha spiegato che gli Stati nazionali potranno continuare a prescrivere test obbligatori e quarantene ai cittadini comunitari, anche nel caso questi ultimi fossero in possesso del pass Covid Ue. «Nella proposta legislativa», ha chiarito Mamer, «non c'è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena». Ciò vuol dire che se, nonostante l'introduzione del certificato vaccinale Ue uno Stato ritenesse necessarie misure di contenimento, dovrà solo farlo presente a Bruxelles. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/regioni-contro-semaforo-pericoli-frontiera-2652829096.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sbarcati-altri-25-milioni-di-vaccini" data-post-id="2652829096" data-published-at="1619732722" data-use-pagination="False"> Sbarcati altri 2,5 milioni di vaccini Continuano ad arrivare vaccini anti Covid all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Ieri è stata la volta di circa 2,5 milioni dosi in tre lotti distinti: 2,2 milioni di dosi Astrazeneca, 270.000 di Moderna e circa 160.000 di Johnson & Johnson. L'obiettivo è di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni, ancora distante dal traguardo delle 500.000 dosi giornaliere. Ci sono «difficoltà organizzative in alcune Regioni e si conferma una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi», secondo l'ultimo report di monitoraggio della Fondazione Gimbe. Tra le Regioni, poi, l'eccessiva «eterogeneità dei dati» non permette di stilare una classifica unica, osserva la Fondazione. «Per popolazione vaccinata (ciclo completo e solo prima dose) sono in testa Liguria, Marche e Valle d'Aosta, mentre in coda ci sono Campania, Sicilia e Calabria», osserva l'ente, ma se si analizzano le vaccinazioni per fasce d'età cambiano le prime posizioni, mentre in coda ci sono spesso le stesse tre. Anche il confronto con gli altri Paesi europei non è confortante. L'Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79. Secondo il rapporto settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aggiornato al 25 aprile, in Italia il 24,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, ma la Germania è al 28,1%, la Spagna al 27,6%, la Francia al 26,7% e la Polonia al 24,9%. I numeri mostrano che «purtroppo, il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili», osserva il presidente, «è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo». Non brilla per performance nemmeno l'Ue. Il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, plaude ai 215 milioni di dosi di vaccino somministrate, ma solo «circa il 16% della popolazione dell'area ne ha ricevuta una». Migliori notizie sono arrivate ieri da Biontech. L'azienda tedesca ha annunciato, a partire da giugno, la possibilità di vaccinare, in Europa, anche chi ha tra i 12 e i 15 anni. In un'intervista al settimanale Der Spiegel, Ugur Sahin, ad della Biotech partner di Pfizer, ha dichiarato che tra 4-6 settimane potrebbe arrivare l'approvazione dall'Agenzia europea del farmaco a cui presenterà la domanda «nei prossimi giorni». Buone notizie anche da Moderna che produrrà, il prossimo anno, fino a 3 miliardi di dosi del suo vaccino mRna. L'azienda americana ha inoltre dichiarato che potrà conservare il vaccino non più solo un mese, ma tre, nei normali frigoriferi. Un no a Sputnik, il vaccino russo, si è invece registrato in Brasile. Secondo l'Agenzia di vigilanza sanitaria del Paese sudamericano (Anvisa) il vettore virale Ad5 del vaccino dell'Istituto Gamaleya, «sembra contenere ancora adenovirus competente per la replicazione». La notizia è riportata sul blog scientifico In the pipeline, ospitato sul sito di Science e curato da Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista. Tale capacità dell'adenovirus di replicarsi (cosa che non dovrebbe accadere), osserva Lowe nella sua analisi, «probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile». A stretto giro è arrivata la replica di Mosca, che ha definito la scelta brasiliana «una decisione di natura politica».
L'immagine IA postata da Trump
Le dichiarazioni arrivano dopo il ritorno del presidente americano Donald Trump da Pechino. Il leader statunitense ha spiegato che eventuali nuove vendite di armi a Taipei «dipendono dalla Cina e costituiscono una buona carta negoziale». Mentre cresce la tensione tra Washington e Pechino sul dossier taiwanese, il Medio Oriente continua a vivere ore estremamente delicate. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver intercettato tre droni penetrati nel proprio spazio aereo. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa emiratino, due velivoli senza pilota sono stati abbattuti, mentre un terzo ha colpito un generatore elettrico situato all’esterno del perimetro interno della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra. Le autorità emiratine hanno precisato che sono in corso indagini per stabilire l’origine dei droni e identificare i responsabili dell’operazione.
Nel frattempo emergono nuovi dettagli sui negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto regionale. Secondo l’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, Washington avrebbe presentato cinque condizioni per arrivare a un accordo con Teheran. Tra le richieste figurerebbero il trasferimento agli Stati Uniti di 400 chilogrammi di uranio arricchito iraniano, il mantenimento operativo di un solo sito nucleare e il mancato pagamento di risarcimenti o lo sblocco dei beni congelati appartenenti all’Iran. Sempre secondo Fars, gli Stati Uniti avrebbero inoltre subordinato la sospensione delle operazioni militari all’avvio ufficiale dei negoziati. L’Iran avrebbe risposto avanzando a sua volta cinque condizioni: la fine della guerra su tutti i fronti, soprattutto in Libano, la revoca delle sanzioni economiche, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di risarcimenti per i danni subiti durante il conflitto e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. Posizioni di fatto inconciliabili.
Intanto Israele starebbe già preparando nuovi possibili raid contro obiettivi iraniani. Lo hanno riferito ad Associated Press due fonti informate, tra cui un ufficiale dell’esercito israeliano, precisando che i preparativi militari sarebbero coordinati con gli Stati Uniti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenendo davanti al proprio Gabinetto, ha dichiarato: «Siamo preparati a qualsiasi scenario». Poi ha aggiunto: «Donald Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». Quest’ultima dichiarazione fa riferimento a una telefonata, durata più di mezz’ora, avvenuta ieri tra Netanyahu e Trump e conclusasi a ridosso dell’inizio della riunione di gabinetto israeliano.
Nelle stesse ore Donald Trump è tornato a minacciare apertamente Teheran, questa volta utilizzando un’immagine generata con l’intelligenza artificiale pubblicata sulla piattaforma Truth. La foto mostra il presidente americano con il tradizionale cappellino Maga mentre punta il dito verso la telecamera, circondato da navi da guerra in mezzo a un mare agitato. Su diverse imbarcazioni compaiono bandiere iraniane, mentre sullo sfondo si addensano nuvole scure. Ad accompagnare l’immagine la frase: «La calma prima della tempesta». Poi in un altro post ha aggiunto: « Non rimarrà nulla dell’Iran se non accetterà un accordo».
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Un palazzo colpito dall'attacco dei droni ucraini su Mosca (Ansa)
La rappresaglia segue il massiccio raid russo sulla capitale ucraina giovedì, in cui sono state uccise 24 persone. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che già giovedì aveva promesso una reazione, ieri ha commentato: «Le nostre risposte al prolungamento della guerra da parte della Russia e agli attacchi contro le nostre città e comunità sono del tutto giustificate». E con «i droni che hanno raggiunto la regione di Mosca», il messaggio lanciato alla Russia è che «il Paese deve porre fine alla guerra». Il leader di Kiev, ringraziando «l’Sbu (Servizio di sicurezza ucraino, ndr) e tutte le forze di Difesa per la loro precisione», ha anche ricordato la serie di attacchi subiti dall’Ucraina. «Questa settimana (la scorsa settimana, ndr) i russi hanno lanciato contro l’Ucraina oltre 3.170 droni d’attacco, più di 1.300 bombe aeree guidate e 74 missili di vario tipo. Molti edifici residenziali e altre infrastrutture civili sono stati colpiti. Purtroppo, 52 persone sono rimaste uccise a seguito degli attacchi».
I numeri degli attacchi di ieri sulla Russia sono stati invece resi noti dal ministero della Difesa russo: sono stati abbattuti 556 velivoli senza pilota nella notte, tra le 22 e le 7; mentre altri 30 sono stati intercettati nella mattinata, le 7 e le 9. Oltre alla Crimea annessa, al Mar Nero e al Mar d’Azov, sono state 14 le regioni russe coinvolte dai raid. Particolarmente bersagliata è stata Mosca, con gli attacchi che hanno danneggiato diverse abitazioni e infrastrutture. Il sindaco Sergey Sobyanin, stando a quanto riferito dalla Tass, ha comunicato che la difesa aerea ha distrutto oltre 120 droni diretti nella capitale. Il bilancio è di quattro morti: tre nella periferia di Mosca e una nella regione di Belgorod. E con gli allarmi in corso, le prime restrizioni hanno coinvolto gli aeroporti e i voli diretti nella capitale russa: 51 aerei sono stati dirottati verso altre destinazioni, mentre 32 voli in partenza sono stati rimandati. Anche una linea ferroviaria sarebbe stata danneggiata in un sobborgo di Mosca.
Sono diversi i video che testimoniano gli attacchi: in uno si vede un velivolo senza pilota schiantarsi contro un edificio; un altro mostra un drone colpire un condominio a Krasnogorsk, un sobborgo di Mosca. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha invece condiviso su X un filmato che conferma l’attacco alla raffineria di Kapotnya, nella regione di Mosca. Ed è qui che, secondo Sobyanin, sono state ferite 12 persone, «per lo più operai».
Nel rendere noti i principali target, il ministero della Difesa ucraino ha dichiarato che «la guerra sta tornando da dove è venuta». A fare l’elenco dei bersagli è stato il Servizio di sicurezza ucraino: «Nella regione di Mosca sono stati colpiti lo stabilimento Angstrom, che fornisce semiconduttori al complesso militare-industriale della Federazione Russa ed è soggetto a sanzioni statunitensi; la raffineria di Mosca; la stazione di pompaggio petrolifera Sonechnogorskaya; la stazione di pompaggio del petrolio Volodarskoe». Invece «nella Crimea temporaneamente occupata» sono state attaccate «le infrastrutture e i sistemi di difesa aerea della base aerea militare di «Belbek», in particolare: il sistema antiaereo Pantsir-S2; l’hangar con radar per il sistema S-400; il sistema di controllo droni Orion e la stazione di controllo droni a terra Forpost; una stazione di trasmissione dati terra-aria; la torre di controllo e l’hangar presso l’aeroporto Belbek».
Dall’altra parte, nella notte, le difese ucraine, su 287 droni lanciati dalla Russia, ne hanno intercettati 279. A seguito dei raid sono scoppiati alcuni incendi a Dnipro, mentre a Kharkiv a essere stati danneggiati sono stati alcuni edifici residenziali, le automobili e l’illuminazione pubblica.
Un elemento che aggiunge ulteriore tensione è la minaccia che intravede Zelensky all’orizzonte. Ha infatti confermato che «i russi hanno semplificato l’accesso alla cittadinanza per le persone originarie» della Transnistria, la regione separatista filorussa della Moldavia. Lo scopo sarebbe «non solo di cercare nuovi soldati» visto che «la cittadinanza comporta anche l’obbligo militare», ma pure «il modo della Russia di rivendicare il territorio della Transnistria».
Il leader di Kiev ha continuato intanto ad avanzare richieste all’Europa. Su X ha scritto infatti che serve «una maggiore protezione», dunque «l’iniziativa Purl e gli ulteriori contributi per i missili antibalistici sono fondamentali. Ed è altrettanto importante lavorare in Europa per una protezione congiunta contro i missili balistici». Dall’altra parte invece Mosca ha commentato positivamente l’eventuale apertura del dialogo tra la Russia e l’Ue. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha affermato che tale iniziativa è «negli interessi della Russia», specificando però che Mosca «non ha avviato la fine del dialogo con l’Europa». Ha però aggiunto che se i leader europei vogliono sul serio parlare con il presidente russo, Vladimir Putin, «possono telefonargli». Peskov ha poi confermato che l’Alto rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, non può svolgere un ruolo da mediatore sulla fine del conflitto: «Non è nell’interesse di Kallas, fare la negoziatrice». Anche perché «non sarà facile per lei» visto che «Putin ha detto che potrebbe essere chiunque non abbia detto cose negative».
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Luca Signorelli con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni (Ansa)
«L’Italia non è morta, c’è ancora». Sono le parole di Luca Signorelli, l’eroe di Modena che fermando l’aggressore, con il suo coraggioso gesto, è riuscito a far scorgere un po’ di bellezza anche all’interno di una tragedia come questa. Lo ha colto subito il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ieri incontrandolo a Modena lo ha stretto in un abbraccio. «Ciò che rende eroica una persona normale è l’istante in cui il cuore sceglie di fare il bene, anche quando questo comporta un rischio. Gli eroi, in fondo, non sono persone straordinarie: sono uomini e donne comuni che, in un momento decisivo, mettono ciò che è giusto davanti a sé stessi. Ed è proprio in quella scelta, così umana e così luminosa, che una vita normale diventa esempio e lascia un segno destinato a restare. Grazie Luca» ha scritto il premier sui social. Meloni ieri sarebbe dovuta essere a Cipro ma presto al mattino ha deciso di annullare tutto e di unirsi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita dai feriti per mostrare vicinanza.
È anche ai medici che Mattarella e Meloni mostrano sincera gratitudine recandosi prima nell’ospedale di Modena e poi in quello di Bologna.
In entrambe le strutture hanno incontrato l’equipe dei medici che assistono i feriti, il personale del 118 e i familiari dei feriti presenti all’ospedale. «È stata una prova di integrazione di diversi comportamenti numerosi, ma tutti perfettamente integrati e coordinati», ha detto il presidente della Repubblica parlando dei soccorsi con il personale evidenziando l’ottima capacità di dialogo tra il Baggiovara di Modena e il Maggiore di Bologna. «Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente» ha detto il capo dello Stato, aggiungendo: «Siamo consapevoli di ciò che fate ogni giorno». Parole riferite, in quanto le visite di presidente e premier si sono intrattenute in formula esclusivamente privata. A Modena hanno visitato, oltre i ai familiari dei feriti, anche i due coniugi investiti insieme. Per il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale la visita di Mattarella e Meloni «fa piacere a tutta la comunità modenese ed emiliano-romagnola ed è un segnale di unità nazionale».
«Vogliamo ringraziare il presidente della Repubblica e la presidente Meloni per essere venuti insieme, un segnale molto importante di vicinanza ai familiari e alle vittime di questa tremenda tragedia che è avvenuta a Modena». Così il sindaco di Bologna Matteo Lepore accogliendo le due autorità.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ieri si è recato a Modena ma per andare in prefettura. Lì si è espresso anche sul merito della tragedia. «Non c’è stato poliziotto, operatore sanitario o non so chi altri che non abbia saputo dimostrare in una circostanza del genere, tragica e complicatissima, una capacità di reazione di cui in qualche modo possiamo essere orgogliosi» ha spiegato elogiando in primis la «reazione corale ed efficace dei cittadini». L’episodio per il ministro è frutto di una «situazione di disagio psichiatrico, anche se», ha subito puntualizzato, «non cambia la tragicità degli effetti per quello che è successo». Piantedosi ha anche sottolineato: «Ci conforta che non c’era nulla che ci fosse sfuggito dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo, questo lo voglio dire perché la città deve stare tranquilla da questo punto di vista». Insomma per il ministro «l’episodio è stato drammatico, tragico, importante, le istituzioni però hanno reagito».
Commenta poi le parole del vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini che ha «dato mandato a un gruppo di giuristi di rifinire le proposte sulla sicurezza presentate nei giorni scorsi dalle europarlamentari del suo partito, a partire dalla revoca del permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati, con immediata espulsione».
«Col ministro Salvini ho lavorato e credo che con i fatti abbia dimostrato di condividere questa attenzione per certi fenomeni, una gestione più sostenibile dell’immigrazione irregolare o dell’immigrazione in generale per motivi di sicurezza. Qui però è un’altra cosa. Stiamo parlando di altro» ha ribattuto Piantedosi.
Ad ogni modo la Lega e il gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo hanno chiesto di discutere i fatti di Modena in aula a Strasburgo. Domani gli europarlamentari leghisti domanderanno al presidente del Parlamento Roberta Metsola di aggiungere ai temi della plenaria di Strasburgo il dibattito sugli «attacchi terroristici di Modena: necessità urgente degli Stati membri di intensificare le misure contro l’islamismo domestico e di rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze». Furiose le opposizioni che hanno accusato Salvini di «speculare sulla tragedia di Modena». Per il vicepremier «le seconde generazioni che rifiutano la lingua, la cultura, la tradizione e soprattutto la legge del nostro Paese non sono un’opportunità ma un problema». E poi: «Se la fiducia viene meno e tu commetti un reato grave un Paese serio ti revoca il permesso di soggiorno, la cittadinanza e ti espelle immediatamente. È legittima difesa».
«Ho soccorso col laccio emostatico»
La procedura, quando ci sono di mezzo le forze speciali, è sempre la stessa. Puoi parlarci a patto di non rivelare la loro identità. Perfino quando salvano delle persone non puoi svelare il loro nome e cognome. Sono le regole. E, per parlare con gli uomini del Nono col Moschin, bisogna accettarle. «A breve ti passeremo l’ufficiale che ha messo il tourniquet alla signora che è stata falciata a Modena», ci dicono. «Potrai chiamarlo Stefano». E così faremo.
Quando si collega, Stefano ha una voce calma. Non facciamo in tempo a porgli la prima domanda che inizia a raccontare: «Sabato mi trovavo in centro a Modena perché ero in licenza. Volevo raggiungere un negozio e stavo percorrendo via Emilia verso largo Garibaldi. Già all’altezza di corso Canal grande, però, ho cominciato a vedere moltissima gente e pensavo ci fosse un qualche tipo intrattenimento». Immagina ci sia qualcuno che balli la break dance o un cantante in grado di affascinare il suo pubblico. Cambia strada e decide di andare a vedere ciò che sta accadendo. Arrivato, però, trova uno spettacolo molto diverso da ciò che si aspettava: «Non appena ho iniziato ad avvicinarmi, ho cominciato a veder persone scioccate che urlavano e una signora che aveva perso le gambe».
La macchina dell’aspirante killer, mezza distrutta, è ancora lì quando arriva Stefano. «La signora aveva le gambe amputate. Non erano tranciate di netto ma erano sbrandellate. Fortunatamente, per deformazione professionale, avevo con me un tourniquet (un laccio emostatico che va stretto attorno agli arti, ndr). Ho buttato a terra lo zaino, ho preso questo strumento, l’ho messo sulla gamba sinistra della signora e ho cominciato a stringere. Io mi occupavo della sua gamba sinistra. Per la destra, invece, c’era un paramedico che era riuscito a recuperare delle cinture di pantaloni per provare a bloccare l’emorragia». Sono pochi minuti che però sembrano durare un’eternità. L’ufficiale del Nono termina di medicare la donna, si sposta di qualche passo e rialza la testa. «Non appena l’ho fatto ho visto gli altri feriti». Tra questi gli appare anche Luca Signorelli, l’uomo che per primo è riuscito a fermare Salim El Koudri: «Anche lui urlava perché era stato aggredito».
Dopo aver applicato il tourniquet, Stefano chiama i soccorsi: «Li ho aspettati insieme alle altre persone che erano intervenute insieme a me. Anche se ci hanno raggiunto in fretta sembrava che non dovessero arrivare mai».
Un eroe? Certo. Eppure Stefano si schermisce: «Come militare dell’esercito italiano sono abituato a gestire queste cose. Mi porto sempre dietro il tourniquet sperando che non serva e, soprattutto, prego il Signore che io sia in grado di usarlo in ogni contesto. Tutto è figlio dell’addestramento e noi del Nono col Moschin ne facciamo tanto, soprattutto per quando riguarda gli scenari medic. Credo che la preparazione che mi è stata fornita abbia fatto la differenza».
Dopo l’intervento di sabato, Stefano ha mangiato poco e, forse, ha dormito ancora meno: «Ho pensato tutto il tempo a quella signora, se sarebbe riuscita a salvarsi oppure no». Cosa resta di tutto questo? «La speranza che la persona si salvi e che il mio caso è la dimostrazione che la nostra forza armata c’è sempre. Lo diciamo ma è importante anche dimostrarlo. Io, come tanti altri militari come me in altre situazioni, c’ero». Lo ringraziamo per l’intervista e per l’intervento di sabato: «Non c’è bisogno di dire “grazie”. Per me, e per chiunque è al servizio dello Stato, è una cosa normale».
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