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2021-04-30
Blitz delle Regioni contro il semaforo. I veri pericoli sono oltre la frontiera
Sull'onda della mezza ammissione di inutilità del coprifuoco alle 22, chissà che il governo non cominci a prendere in considerazione la prospettiva di archiviare anche il cervellotico «semaforo» delle Regioni. Alla vigilia dell'ennesima cabina di regia (con annessi oracoli cromatici) del venerdì, il rappresentante dei governatori, Massimiliano Fedriga, ha fatto presente al ministro Roberto Speranza e agli altri irriducibili della serrata presenti nella compagine governativa, che forse sarebbe il momento di passare ad altro. «Il sistema dei colori», ha osservato Fedriga, «penso possa essere stato utile nell'autunno dello scorso anno. Penso altrettanto», ha poi aggiunto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, «che le misure in mezzo a una pandemia siano da modulare rispetto alla situazione contingente. Nessuno si deve sentire smentito se, rispetto alla situazione attuale, si possano trovare strategie diverse per essere maggiormente efficaci».
Alla base del ragionamento di Fedriga, come di molti suoi omologhi di tutte le provenienze politiche, la constatazione del fatto che, associata alla permanenza del coprifuoco, l'incertezza determinata dal sistema a colori rende di fatto impossibile per i lavoratori del comparto ospitalità e turismo una programmazione degna di questo nome. Anche perché, con le restrizioni attuali, cittadini italiani e stranieri vivono come un azzardo prenotare le vacanze estive.
Detto questo, per stasera è atteso il consueto diluvio di dati del monitoraggio e le conseguenti ordinanze di Speranza con l'assegnazione dei nuovi colori o la conferma dei vecchi per le diverse Regioni. Evento che già dalle ore precedenti innesca un balletto di dichiarazioni, moniti, pressioni e polemiche tra i destinatari delle decisioni, che rendono tutto più simile a un suk che a un piano di prevenzione del contagio. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ad esempio, con i toni che lo contraddistinguono, ha affermato scaramanticamente e ironicamente di «sentirsi» che la Campania, dal giallo sta per tornare arancione, accusando le altre Regioni di non essere rigorose nel computo dei positivi come la sua. Consapevole di una situazione ormai kafkiana, dal Veneto Luca Zaia invita i cittadini ad avere pazienza, ricordando loro le soglie sempre più severe imposte dal governo per la classificazione nelle zone a maggior rischio.
Il quadro, da lunedì prossimo, salvo cambiamenti dell'ultim'ora, dovrebbe comunque vedere la conferma di tutte le Regioni attualmente in giallo, cui si aggiungerebbe la Puglia, mentre la Sardegna (attualmente l'unica in rosso) andrebbe in arancione a far compagnia a Basilicata e Sicilia, con un punto interrogativo per la Valle D'Aosta, che oscilla tra l'attuale arancione e un possibile rosso. In attesa che ne arrivino di nuove e più plausibili, valgono le regole di sempre: nelle Regioni gialle ci si può spostare liberamente e raggiungere altre Regioni, purché queste siano dello stesso colore. In caso contrario, servirà il pass introdotto dal governo con l'ultimo decreto. I negozi sono aperti, compresi bar e ristoranti sia a pranzo che a cena, ma solo chi può disporre di spazi all'aperto che consentano anche il distanziamento tra i tavoli. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti disponibili solo per asporto o consegne a domicilio e divieto di spostarsi al di fuori del proprio Comune di residenza, salvo i «comprovati motivi di necessità». Per chi abita in un Comune con meno di 5.000 abitanti, c'è la possibilità di muoversi in un raggio di 30 chilometri, senza però poter raggiungere il capoluogo. Il tutto, per ora, sempre nei limiti del coprifuoco che scatta dalle 22 fino alle 5.
Il fronte caldo, però, è tornato quello estero, con la diffusione della nuova variante indiana del Covid. A questo proposito, il ministro Speranza ha fatto sapere di aver firmato una nuova ordinanza nella quale ha esteso il divieto di ingresso - già disposto per chi proviene da India e Bangladesh - anche ai voli che giungono dallo Sri Lanka. Il rientro sarà consentito solo a chi ha cittadinanza italiana. Nello stesso provvedimento, Speranza ha ritenuto opportuno mettere nero su bianco la proroga di 15 giorni dell'obbligo di quarantena per chi arriva dai Paesi europei, anche se in questo caso valgono le parole del portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, il quale ha spiegato che gli Stati nazionali potranno continuare a prescrivere test obbligatori e quarantene ai cittadini comunitari, anche nel caso questi ultimi fossero in possesso del pass Covid Ue. «Nella proposta legislativa», ha chiarito Mamer, «non c'è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena». Ciò vuol dire che se, nonostante l'introduzione del certificato vaccinale Ue uno Stato ritenesse necessarie misure di contenimento, dovrà solo farlo presente a Bruxelles.
Sbarcati altri 2,5 milioni di vaccini
Continuano ad arrivare vaccini anti Covid all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Ieri è stata la volta di circa 2,5 milioni dosi in tre lotti distinti: 2,2 milioni di dosi Astrazeneca, 270.000 di Moderna e circa 160.000 di Johnson & Johnson. L'obiettivo è di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni, ancora distante dal traguardo delle 500.000 dosi giornaliere.
Ci sono «difficoltà organizzative in alcune Regioni e si conferma una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi», secondo l'ultimo report di monitoraggio della Fondazione Gimbe. Tra le Regioni, poi, l'eccessiva «eterogeneità dei dati» non permette di stilare una classifica unica, osserva la Fondazione. «Per popolazione vaccinata (ciclo completo e solo prima dose) sono in testa Liguria, Marche e Valle d'Aosta, mentre in coda ci sono Campania, Sicilia e Calabria», osserva l'ente, ma se si analizzano le vaccinazioni per fasce d'età cambiano le prime posizioni, mentre in coda ci sono spesso le stesse tre.
Anche il confronto con gli altri Paesi europei non è confortante. L'Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79. Secondo il rapporto settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aggiornato al 25 aprile, in Italia il 24,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, ma la Germania è al 28,1%, la Spagna al 27,6%, la Francia al 26,7% e la Polonia al 24,9%. I numeri mostrano che «purtroppo, il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili», osserva il presidente, «è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo».
Non brilla per performance nemmeno l'Ue. Il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, plaude ai 215 milioni di dosi di vaccino somministrate, ma solo «circa il 16% della popolazione dell'area ne ha ricevuta una». Migliori notizie sono arrivate ieri da Biontech. L'azienda tedesca ha annunciato, a partire da giugno, la possibilità di vaccinare, in Europa, anche chi ha tra i 12 e i 15 anni. In un'intervista al settimanale Der Spiegel, Ugur Sahin, ad della Biotech partner di Pfizer, ha dichiarato che tra 4-6 settimane potrebbe arrivare l'approvazione dall'Agenzia europea del farmaco a cui presenterà la domanda «nei prossimi giorni». Buone notizie anche da Moderna che produrrà, il prossimo anno, fino a 3 miliardi di dosi del suo vaccino mRna. L'azienda americana ha inoltre dichiarato che potrà conservare il vaccino non più solo un mese, ma tre, nei normali frigoriferi.
Un no a Sputnik, il vaccino russo, si è invece registrato in Brasile. Secondo l'Agenzia di vigilanza sanitaria del Paese sudamericano (Anvisa) il vettore virale Ad5 del vaccino dell'Istituto Gamaleya, «sembra contenere ancora adenovirus competente per la replicazione». La notizia è riportata sul blog scientifico In the pipeline, ospitato sul sito di Science e curato da Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista. Tale capacità dell'adenovirus di replicarsi (cosa che non dovrebbe accadere), osserva Lowe nella sua analisi, «probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile». A stretto giro è arrivata la replica di Mosca, che ha definito la scelta brasiliana «una decisione di natura politica».
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Massimiliano Fedriga guida i governatori: «Il sistema ha fatto il suo tempo». Intanto il ministero estende allo Sri Lanka il divieto d'ingresso da India e Bangladesh. Azzoppato il pass europeo: non esclude le quarantene nazionali.Nuovo carico di Az, Moderna e J&J arrivato a Pratica di Mare. Pfizer-Biontech punta a immunizzare i ragazzi tra 12 e 15 anni in estate. Stop a Sputnik in Brasile.Lo speciale contiene due articoli.Sull'onda della mezza ammissione di inutilità del coprifuoco alle 22, chissà che il governo non cominci a prendere in considerazione la prospettiva di archiviare anche il cervellotico «semaforo» delle Regioni. Alla vigilia dell'ennesima cabina di regia (con annessi oracoli cromatici) del venerdì, il rappresentante dei governatori, Massimiliano Fedriga, ha fatto presente al ministro Roberto Speranza e agli altri irriducibili della serrata presenti nella compagine governativa, che forse sarebbe il momento di passare ad altro. «Il sistema dei colori», ha osservato Fedriga, «penso possa essere stato utile nell'autunno dello scorso anno. Penso altrettanto», ha poi aggiunto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, «che le misure in mezzo a una pandemia siano da modulare rispetto alla situazione contingente. Nessuno si deve sentire smentito se, rispetto alla situazione attuale, si possano trovare strategie diverse per essere maggiormente efficaci». Alla base del ragionamento di Fedriga, come di molti suoi omologhi di tutte le provenienze politiche, la constatazione del fatto che, associata alla permanenza del coprifuoco, l'incertezza determinata dal sistema a colori rende di fatto impossibile per i lavoratori del comparto ospitalità e turismo una programmazione degna di questo nome. Anche perché, con le restrizioni attuali, cittadini italiani e stranieri vivono come un azzardo prenotare le vacanze estive. Detto questo, per stasera è atteso il consueto diluvio di dati del monitoraggio e le conseguenti ordinanze di Speranza con l'assegnazione dei nuovi colori o la conferma dei vecchi per le diverse Regioni. Evento che già dalle ore precedenti innesca un balletto di dichiarazioni, moniti, pressioni e polemiche tra i destinatari delle decisioni, che rendono tutto più simile a un suk che a un piano di prevenzione del contagio. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ad esempio, con i toni che lo contraddistinguono, ha affermato scaramanticamente e ironicamente di «sentirsi» che la Campania, dal giallo sta per tornare arancione, accusando le altre Regioni di non essere rigorose nel computo dei positivi come la sua. Consapevole di una situazione ormai kafkiana, dal Veneto Luca Zaia invita i cittadini ad avere pazienza, ricordando loro le soglie sempre più severe imposte dal governo per la classificazione nelle zone a maggior rischio. Il quadro, da lunedì prossimo, salvo cambiamenti dell'ultim'ora, dovrebbe comunque vedere la conferma di tutte le Regioni attualmente in giallo, cui si aggiungerebbe la Puglia, mentre la Sardegna (attualmente l'unica in rosso) andrebbe in arancione a far compagnia a Basilicata e Sicilia, con un punto interrogativo per la Valle D'Aosta, che oscilla tra l'attuale arancione e un possibile rosso. In attesa che ne arrivino di nuove e più plausibili, valgono le regole di sempre: nelle Regioni gialle ci si può spostare liberamente e raggiungere altre Regioni, purché queste siano dello stesso colore. In caso contrario, servirà il pass introdotto dal governo con l'ultimo decreto. I negozi sono aperti, compresi bar e ristoranti sia a pranzo che a cena, ma solo chi può disporre di spazi all'aperto che consentano anche il distanziamento tra i tavoli. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti disponibili solo per asporto o consegne a domicilio e divieto di spostarsi al di fuori del proprio Comune di residenza, salvo i «comprovati motivi di necessità». Per chi abita in un Comune con meno di 5.000 abitanti, c'è la possibilità di muoversi in un raggio di 30 chilometri, senza però poter raggiungere il capoluogo. Il tutto, per ora, sempre nei limiti del coprifuoco che scatta dalle 22 fino alle 5.Il fronte caldo, però, è tornato quello estero, con la diffusione della nuova variante indiana del Covid. A questo proposito, il ministro Speranza ha fatto sapere di aver firmato una nuova ordinanza nella quale ha esteso il divieto di ingresso - già disposto per chi proviene da India e Bangladesh - anche ai voli che giungono dallo Sri Lanka. Il rientro sarà consentito solo a chi ha cittadinanza italiana. Nello stesso provvedimento, Speranza ha ritenuto opportuno mettere nero su bianco la proroga di 15 giorni dell'obbligo di quarantena per chi arriva dai Paesi europei, anche se in questo caso valgono le parole del portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, il quale ha spiegato che gli Stati nazionali potranno continuare a prescrivere test obbligatori e quarantene ai cittadini comunitari, anche nel caso questi ultimi fossero in possesso del pass Covid Ue. «Nella proposta legislativa», ha chiarito Mamer, «non c'è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena». Ciò vuol dire che se, nonostante l'introduzione del certificato vaccinale Ue uno Stato ritenesse necessarie misure di contenimento, dovrà solo farlo presente a Bruxelles. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/regioni-contro-semaforo-pericoli-frontiera-2652829096.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sbarcati-altri-25-milioni-di-vaccini" data-post-id="2652829096" data-published-at="1619732722" data-use-pagination="False"> Sbarcati altri 2,5 milioni di vaccini Continuano ad arrivare vaccini anti Covid all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Ieri è stata la volta di circa 2,5 milioni dosi in tre lotti distinti: 2,2 milioni di dosi Astrazeneca, 270.000 di Moderna e circa 160.000 di Johnson & Johnson. L'obiettivo è di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni, ancora distante dal traguardo delle 500.000 dosi giornaliere. Ci sono «difficoltà organizzative in alcune Regioni e si conferma una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi», secondo l'ultimo report di monitoraggio della Fondazione Gimbe. Tra le Regioni, poi, l'eccessiva «eterogeneità dei dati» non permette di stilare una classifica unica, osserva la Fondazione. «Per popolazione vaccinata (ciclo completo e solo prima dose) sono in testa Liguria, Marche e Valle d'Aosta, mentre in coda ci sono Campania, Sicilia e Calabria», osserva l'ente, ma se si analizzano le vaccinazioni per fasce d'età cambiano le prime posizioni, mentre in coda ci sono spesso le stesse tre. Anche il confronto con gli altri Paesi europei non è confortante. L'Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79. Secondo il rapporto settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aggiornato al 25 aprile, in Italia il 24,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, ma la Germania è al 28,1%, la Spagna al 27,6%, la Francia al 26,7% e la Polonia al 24,9%. I numeri mostrano che «purtroppo, il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili», osserva il presidente, «è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo». Non brilla per performance nemmeno l'Ue. Il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, plaude ai 215 milioni di dosi di vaccino somministrate, ma solo «circa il 16% della popolazione dell'area ne ha ricevuta una». Migliori notizie sono arrivate ieri da Biontech. L'azienda tedesca ha annunciato, a partire da giugno, la possibilità di vaccinare, in Europa, anche chi ha tra i 12 e i 15 anni. In un'intervista al settimanale Der Spiegel, Ugur Sahin, ad della Biotech partner di Pfizer, ha dichiarato che tra 4-6 settimane potrebbe arrivare l'approvazione dall'Agenzia europea del farmaco a cui presenterà la domanda «nei prossimi giorni». Buone notizie anche da Moderna che produrrà, il prossimo anno, fino a 3 miliardi di dosi del suo vaccino mRna. L'azienda americana ha inoltre dichiarato che potrà conservare il vaccino non più solo un mese, ma tre, nei normali frigoriferi. Un no a Sputnik, il vaccino russo, si è invece registrato in Brasile. Secondo l'Agenzia di vigilanza sanitaria del Paese sudamericano (Anvisa) il vettore virale Ad5 del vaccino dell'Istituto Gamaleya, «sembra contenere ancora adenovirus competente per la replicazione». La notizia è riportata sul blog scientifico In the pipeline, ospitato sul sito di Science e curato da Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista. Tale capacità dell'adenovirus di replicarsi (cosa che non dovrebbe accadere), osserva Lowe nella sua analisi, «probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile». A stretto giro è arrivata la replica di Mosca, che ha definito la scelta brasiliana «una decisione di natura politica».
Sandy Skoglund, The Green House (1990) .Courtesy Paci Contemporary Gallery (Brescia - Porto Cervo) © 1990, Sandy Skoglund
Un percorso ricco ed emozionante suddiviso in sei sale, che immagine dopo immagine invita il visitatore a una profonda riflessione sul linguaggio e sul significato più recondito della fotografia, che è memoria visiva del genere umano, strumento in grado di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Ogni fotografia racconta «la Storia» e «una storia», il passato e il presente, le cadute e le rinascite, le tragedie e le grandi conquiste dell’umanità. Una foto può immortalare un fatto di cronaca o essere opera d’arte e sperimentazione pura, può essere testimone veritiera o bugiarda, ambigua o chiarissima, ma in ogni caso, ogni immagine porta con sé un momento preciso e una parte del mondo. Da 200 anni a questa parte.
Era infatti il 1826 quando il francese Joseph Nicéphore Niépce, dopo ben 8 ore di esposizione, immortalò la vista dalla finestra di casa sua a Le Gras, rivoluzionando per sempre – e forse inconsapevolmente – il mondo dell’immagine e della comunicazione. Una storia lunga due secoli, che la bella mostra allestita al MUDEC narra con le 100 immagini che più hanno arricchito l’eredità del nostro tempo. Una scelta sicuramente impegnativa e non facile quella fatta da Denis Curti (curatore della mostre e autorevole voce critica della fotografia italiana e internazionale), ma che centra appieno l’obiettivo di regalare al visitatore un viaggio per immagini nella storia. Dell’uomo e della fotografia. O meglio, dell’umanità che si fotografa mentre cambia…
La Mostra
Aperto da un’ affascinante sala introduttiva che fa da spartiacque fra una «società senza immagini e una società con le immagini», il percorso espositivo vero e proprio ha inizio con la sezione dedicata alle sperimentazioni visive, dove trovano spazio i tentativi tecnici di Niépce e Daguerre, i ritratti visionari di Julia Margaret Cameron, le elaborazioni politiche e allegoriche di Hippolyte Bayard e le fotografie di Roger Fenton, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855: tra le immagini più iconiche della sezione e degli albori della fotografia la notissima Femme a la balle (1887) dell’inglese Eadweard Muybridge, pioniere della fotografia del movimento e di una nuova concezione del tempo e del corpo nell’immagine, innovazioni tecniche che daranno poi un contributo fondamentale anche alla nascita del cinema.
Senza seguire un ordine cronologico preciso, dalla nascita della fotografia si passa ad una modernità « più spinta», a quando le immagini si aprono alla sperimentazione, a nuovi linguaggi visivi e a una raffinata ricerca formale: è qui, nella seconda sezione, che si incontrano i capolavori surrealisti di Man Ray, le inquadrature avanguardiste di Aleksandr Rodcenko, la raffinatezza di Horst P. Horst (in mostra la sua celebre Mainbocher Corset, Parigi, 1939), il Maestro Henri Cartier-Bresson e il grande ritrattista Philippe Halsman, rappresentato al MUDEC dal Dali Atomicus, una performance più che una fotografia… Una sezione particolarmente interessante questa ( completata dalle «composizioni» di Mario Giacomelli e dalla fotografia concettuale dello spagnolo Joan Fontcuberta), che raduna artisti di anni, nazioni e scuole diverse, tutti ugualmente importanti nell’aprire la strada ai linguaggi ibridi delle generazioni successive.
Ma per chi, come la sottoscitta, al concettualismo e alla finzione preferisce la verità storica, sarà nella terza sezione (Fotografia come documento) che troverà «La Fotografia » che registra il mondo e gli eventi storici, dallo sbarco dell’uomo sulla luna (documentata dalla celebre - e anche contestata - foto diffusa dalla NASA), a Ground Zero, dalle guerre ai fenomeni migratori. E’ qui, in questa straordinaria sala, che trova spazio l’intenso scatto di Dorothea Lange Migrant Mother (1936), l‘immagine in assoluto più significativa della Grande Depressione; la drammatica foto della caduta del Muro di Berlino, immortalata nel 1989 da Carol Guzy; la tragedia dell’11 settembre catturata dall’obiettivo di Joel Meyerowitz unico fotografo autorizzato a oltrepassare le barriere di sicurezza per mostrare al mondo quel disastro disumano. Immagini di storia contemporanea forti e potenti, che hanno scosso il mondo e contribuito a creare la nostra memoria collettiva.
Scatti di fotoreporter e documentaristi che sono stati e sono «gli occhi del mondo», poli opposti dei «mirror» ( esposti nella quarta sezione della mostra), magistrali indagatori del mondo interiore, del corpo e delle sue nudità, dell’altro rispetto al «sè», dell’ambiguità e di una memoria che va altre il visibile. Le loro opere sono teatrali e trasgressive, a tratti disturbanti, nel caso di Robert Mapplethorpe (in mostra con una sola, significativa immagine, Bob Love del 1979) rasentano la perfezione di forme e proporzioni : solo lui, «il Michelangelo della fotografia», con rara potenza simbolica e formale ha saputo trasformare il corpo in scultura, gesto e icona. Con ironia, e una leggerezza che non è superficialità…
«Occhi del mondo» e « Mirror», agli antipodi sino a qualche decennio fa, nell’ultimo quarto di secolo si sono uniti per dare vita a un linguaggio misto, in cui documentazione e introspezione non sono più in contrapposizione, ma coesistono in una tensione continua. Oggi, in un tempo caratterizzato da una produzione incontrollata di immagini , la fotografia è parte integrante delle nostre vite (ogni momento è buono per un selfie, uno scatto con lo smart, un’instagrammata…), è realtà e finzione, è il mondo com’è e come vorremmo che fosse. Il Novecento, oramai alle spalle, non è sparito, ma vive in una sorta di memoria vibrante, accanto ad un futuro che impone nuovi scenari e orizzonti. Il passato si trasforma in una sorta di «risonanza emotiva» in cui la fotografia non rappresenta più il fatto oggettivo, ma diventa metafora, evocazione e finzione. E’ questo ciò che racconta la quinta sezione, interamente dedicata all’ambiguità del linguaggio visivo fotografico, a immagini che sono metafore, simboli, stratificazioni, opere che reinventano il reale attraverso la finzione: è qui che, fra glia altri , sono esposte le scenografie visionarie di David LaChapelle e l’immaginario surreale di Sandy Skoglund, in mostra con The Green House, stravagante rappresentazione onirica di cani viola adagiati in una stanza completamente verde, arredi compresi… A chiudere il percorso espositivo la sala dedicata all’ «oggi», ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo: i temi affrontati sono quelli del nostro tempo ( dai conflitti ai disastri ambientali, dalle migrazioni alle identità di genere) e ad accomiatare i visitatori, i lavori dell’artista visiva Alba Zari ; Hold Me Close, dell’artista ghaneano Carlos Idun-Tawiah, intensissimo e commovente nel rappresentare il legame tra comunità, affetti e storia individuale; la fragilità del rapporto tra essere umano e natura immortalata nella straordinaria immagine Lake Undecided del fotografo iraniano Ebrahim Noroozi.
Il valore di questa mostra
Una mostra di 100 scatti è un azzardo. Potrebbe «lasciartene addosso» nessuno, solo uno o pochi altri. In questo caso non si corre il rischio, perché, al di là delle foto, ciò che in questa mostra fa la differenza è la filosofia che ne sta alla base, quell’invito a fermarsi, rallentare e riflettere con calma sul senso delle immagini e della loro storia. Che è anche la nostra…
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Ecco #DimmiLaVerità del 25 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti commentiamo i risultati elettorali e le ultime dichiarazioni di Vannacci.
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Dall’intelligenza artificiale ai microchip, fino alle restrizioni sui capitali americani: Pechino accelera verso l’autonomia tecnologica e risponde a Washington blindando startup e asset strategici.
Se si dovesse caratterizzare il confronto tra Stati Uniti e Cina in una frase, sarebbe senza dubbio una «corsa al primato tecnologico». Se fino a un decennio fa i ruoli delle due superpotenze erano ben delineati, con Washington leader dell’innovazione tecnologica e Pechino relegata al ruolo di inseguitrice, la situazione oggi è notevolmente cambiata. La corsa all’intelligenza artificiale, il quantum computing, le infrastrutture 6G, per finire con il settore dei microchip e delle terre rare, i campi di confronto tra Stati Uniti e Cina sono innumerevoli e il gap tra i due sempre più sottile; a rendere più ferrea la competizione c’è la convinzione, condivisa da entrambe le superpotenze, che il primato globale passi proprio dalla supremazia tecnologica.
Fino a qualche decennio fa non vi era dubbio che tale superiorità fosse saldamente nelle mani di Washington, la storia recente ci ha infatti abituato alle restrizioni di natura tecnologica imposte dagli Stati Uniti alla Cina; eppure gli ultimi tempi paiono aver segnato un radicale cambio di paradigma. A partire dallo scorso anno si sono fatti sempre più numerosi gli esempi in cui è stata Pechino ad agire per prima e a imporre divieti e restrizioni nel settore hi-tech. L’esempio più recente è quello relativo alla startup Manus AI, un’azienda di intelligenza artificiale fondata da ingegneri cinesi, che nel giugno 2025 aveva trasferito la propria sede legale a Singapore, pochi mesi dopo aver raccolto 75 milioni di dollari dal fondo americano Benchmark Capital.
L'obiettivo era presentarsi come un'azienda «pulita» agli occhi degli investitori americani, abbastanza distante da Pechino da poter essere acquisita da un colosso a stelle e strisce. Nel dicembre 2025, appena nove mesi dal suo lancio, Manus aveva infatti siglato un accordo di acquisizione con Meta (proprietaria di Whatsapp, Facebook e Instagram) per circa 2 miliardi di dollari. Un'operazione che sembrava il coronamento di una strategia brillante e che si è rivelata invece un boomerang. La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC), il massimo organo di pianificazione economica cinese, ha formalmente vietato l'acquisizione lo scorso aprile, ordinando alle parti di rescindere l'accordo. Il messaggio di Pechino era piuttosto chiaro: nessuna ricollocazione formale, per quanto ben orchestrata, avrebbe potuto sottrarre un'azienda strategica cinese al controllo dello Stato.
Le conseguenze del caso Manus non si sono limitate al solo blocco dell'acquisizione. Ad aprile 2026, i regolatori cinesi, tra cui la stessa NDRC, hanno ordinato ad alcune delle principali aziende IA del Paese (come Moonshot AI, StepFun e ByteDance) di rifiutare capitali di origine statunitense nei propri round di finanziamento, salvo esplicita approvazione governativa. Moonshot AI, impegnata in un possibile percorso verso la quotazione in borsa a Hong Kong, ha visto complicarsi drasticamente la propria pianificazione pre-IPO; mentre StepFun, sostenuta dal colosso tecnologico Tencent, ha ricevuto le stesse istruzioni.
Questo giro di vite sui capitali si inserisce però in una strategia più ampia di autonomia tecnologica, che Pechino sta costruendo sistematicamente da anni. Già a fine 2025, la Cyberspace Administration of China aveva emanato una direttiva con cui imponeva ai grandi gruppi tech nazionali di interrompere l'acquisto e l’implementazione dei chip Nvidia prodotti per il mercato cinese (ovvero depotenziati, come da restrizioni imposte dagli Stati Uniti), orientandosi verso soluzioni di produzione domestica. Il cerchio si è poi chiuso a dicembre, quando Pechino ha pubblicato la prima lista ufficiale di fornitori hardware IA approvati per il settore pubblico: un elenco che include esclusivamente giganti nazionali come Huawei, con la sua architettura di chip Ascend, e Cambricon, senza spazio alcuno per player stranieri.
Il risultato complessivo di questa escalation è la progressiva cristallizzazione di una nuova «cortina di ferro digitale». Il caso Manus rappresenta solo l'ultimo tassello di un mosaico fatto di veti incrociati, protezionismo tecnologico e nazionalizzazione degli asset strategici. Da un lato Washington restringe l'accesso ai chip avanzati e ai macchinari per costruirli; dall'altro Pechino risponde blindando le proprie startup e costruendo un ecosistema tecnologico autosufficiente e impermeabile. Il mercato globale della tecnologia si sta così frammentando in due blocchi contrapposti e sempre meno comunicanti.
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