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2021-04-30
Blitz delle Regioni contro il semaforo. I veri pericoli sono oltre la frontiera
Sull'onda della mezza ammissione di inutilità del coprifuoco alle 22, chissà che il governo non cominci a prendere in considerazione la prospettiva di archiviare anche il cervellotico «semaforo» delle Regioni. Alla vigilia dell'ennesima cabina di regia (con annessi oracoli cromatici) del venerdì, il rappresentante dei governatori, Massimiliano Fedriga, ha fatto presente al ministro Roberto Speranza e agli altri irriducibili della serrata presenti nella compagine governativa, che forse sarebbe il momento di passare ad altro. «Il sistema dei colori», ha osservato Fedriga, «penso possa essere stato utile nell'autunno dello scorso anno. Penso altrettanto», ha poi aggiunto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, «che le misure in mezzo a una pandemia siano da modulare rispetto alla situazione contingente. Nessuno si deve sentire smentito se, rispetto alla situazione attuale, si possano trovare strategie diverse per essere maggiormente efficaci».
Alla base del ragionamento di Fedriga, come di molti suoi omologhi di tutte le provenienze politiche, la constatazione del fatto che, associata alla permanenza del coprifuoco, l'incertezza determinata dal sistema a colori rende di fatto impossibile per i lavoratori del comparto ospitalità e turismo una programmazione degna di questo nome. Anche perché, con le restrizioni attuali, cittadini italiani e stranieri vivono come un azzardo prenotare le vacanze estive.
Detto questo, per stasera è atteso il consueto diluvio di dati del monitoraggio e le conseguenti ordinanze di Speranza con l'assegnazione dei nuovi colori o la conferma dei vecchi per le diverse Regioni. Evento che già dalle ore precedenti innesca un balletto di dichiarazioni, moniti, pressioni e polemiche tra i destinatari delle decisioni, che rendono tutto più simile a un suk che a un piano di prevenzione del contagio. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ad esempio, con i toni che lo contraddistinguono, ha affermato scaramanticamente e ironicamente di «sentirsi» che la Campania, dal giallo sta per tornare arancione, accusando le altre Regioni di non essere rigorose nel computo dei positivi come la sua. Consapevole di una situazione ormai kafkiana, dal Veneto Luca Zaia invita i cittadini ad avere pazienza, ricordando loro le soglie sempre più severe imposte dal governo per la classificazione nelle zone a maggior rischio.
Il quadro, da lunedì prossimo, salvo cambiamenti dell'ultim'ora, dovrebbe comunque vedere la conferma di tutte le Regioni attualmente in giallo, cui si aggiungerebbe la Puglia, mentre la Sardegna (attualmente l'unica in rosso) andrebbe in arancione a far compagnia a Basilicata e Sicilia, con un punto interrogativo per la Valle D'Aosta, che oscilla tra l'attuale arancione e un possibile rosso. In attesa che ne arrivino di nuove e più plausibili, valgono le regole di sempre: nelle Regioni gialle ci si può spostare liberamente e raggiungere altre Regioni, purché queste siano dello stesso colore. In caso contrario, servirà il pass introdotto dal governo con l'ultimo decreto. I negozi sono aperti, compresi bar e ristoranti sia a pranzo che a cena, ma solo chi può disporre di spazi all'aperto che consentano anche il distanziamento tra i tavoli. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti disponibili solo per asporto o consegne a domicilio e divieto di spostarsi al di fuori del proprio Comune di residenza, salvo i «comprovati motivi di necessità». Per chi abita in un Comune con meno di 5.000 abitanti, c'è la possibilità di muoversi in un raggio di 30 chilometri, senza però poter raggiungere il capoluogo. Il tutto, per ora, sempre nei limiti del coprifuoco che scatta dalle 22 fino alle 5.
Il fronte caldo, però, è tornato quello estero, con la diffusione della nuova variante indiana del Covid. A questo proposito, il ministro Speranza ha fatto sapere di aver firmato una nuova ordinanza nella quale ha esteso il divieto di ingresso - già disposto per chi proviene da India e Bangladesh - anche ai voli che giungono dallo Sri Lanka. Il rientro sarà consentito solo a chi ha cittadinanza italiana. Nello stesso provvedimento, Speranza ha ritenuto opportuno mettere nero su bianco la proroga di 15 giorni dell'obbligo di quarantena per chi arriva dai Paesi europei, anche se in questo caso valgono le parole del portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, il quale ha spiegato che gli Stati nazionali potranno continuare a prescrivere test obbligatori e quarantene ai cittadini comunitari, anche nel caso questi ultimi fossero in possesso del pass Covid Ue. «Nella proposta legislativa», ha chiarito Mamer, «non c'è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena». Ciò vuol dire che se, nonostante l'introduzione del certificato vaccinale Ue uno Stato ritenesse necessarie misure di contenimento, dovrà solo farlo presente a Bruxelles.
Sbarcati altri 2,5 milioni di vaccini
Continuano ad arrivare vaccini anti Covid all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Ieri è stata la volta di circa 2,5 milioni dosi in tre lotti distinti: 2,2 milioni di dosi Astrazeneca, 270.000 di Moderna e circa 160.000 di Johnson & Johnson. L'obiettivo è di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni, ancora distante dal traguardo delle 500.000 dosi giornaliere.
Ci sono «difficoltà organizzative in alcune Regioni e si conferma una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi», secondo l'ultimo report di monitoraggio della Fondazione Gimbe. Tra le Regioni, poi, l'eccessiva «eterogeneità dei dati» non permette di stilare una classifica unica, osserva la Fondazione. «Per popolazione vaccinata (ciclo completo e solo prima dose) sono in testa Liguria, Marche e Valle d'Aosta, mentre in coda ci sono Campania, Sicilia e Calabria», osserva l'ente, ma se si analizzano le vaccinazioni per fasce d'età cambiano le prime posizioni, mentre in coda ci sono spesso le stesse tre.
Anche il confronto con gli altri Paesi europei non è confortante. L'Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79. Secondo il rapporto settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aggiornato al 25 aprile, in Italia il 24,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, ma la Germania è al 28,1%, la Spagna al 27,6%, la Francia al 26,7% e la Polonia al 24,9%. I numeri mostrano che «purtroppo, il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili», osserva il presidente, «è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo».
Non brilla per performance nemmeno l'Ue. Il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, plaude ai 215 milioni di dosi di vaccino somministrate, ma solo «circa il 16% della popolazione dell'area ne ha ricevuta una». Migliori notizie sono arrivate ieri da Biontech. L'azienda tedesca ha annunciato, a partire da giugno, la possibilità di vaccinare, in Europa, anche chi ha tra i 12 e i 15 anni. In un'intervista al settimanale Der Spiegel, Ugur Sahin, ad della Biotech partner di Pfizer, ha dichiarato che tra 4-6 settimane potrebbe arrivare l'approvazione dall'Agenzia europea del farmaco a cui presenterà la domanda «nei prossimi giorni». Buone notizie anche da Moderna che produrrà, il prossimo anno, fino a 3 miliardi di dosi del suo vaccino mRna. L'azienda americana ha inoltre dichiarato che potrà conservare il vaccino non più solo un mese, ma tre, nei normali frigoriferi.
Un no a Sputnik, il vaccino russo, si è invece registrato in Brasile. Secondo l'Agenzia di vigilanza sanitaria del Paese sudamericano (Anvisa) il vettore virale Ad5 del vaccino dell'Istituto Gamaleya, «sembra contenere ancora adenovirus competente per la replicazione». La notizia è riportata sul blog scientifico In the pipeline, ospitato sul sito di Science e curato da Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista. Tale capacità dell'adenovirus di replicarsi (cosa che non dovrebbe accadere), osserva Lowe nella sua analisi, «probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile». A stretto giro è arrivata la replica di Mosca, che ha definito la scelta brasiliana «una decisione di natura politica».
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Massimiliano Fedriga guida i governatori: «Il sistema ha fatto il suo tempo». Intanto il ministero estende allo Sri Lanka il divieto d'ingresso da India e Bangladesh. Azzoppato il pass europeo: non esclude le quarantene nazionali.Nuovo carico di Az, Moderna e J&J arrivato a Pratica di Mare. Pfizer-Biontech punta a immunizzare i ragazzi tra 12 e 15 anni in estate. Stop a Sputnik in Brasile.Lo speciale contiene due articoli.Sull'onda della mezza ammissione di inutilità del coprifuoco alle 22, chissà che il governo non cominci a prendere in considerazione la prospettiva di archiviare anche il cervellotico «semaforo» delle Regioni. Alla vigilia dell'ennesima cabina di regia (con annessi oracoli cromatici) del venerdì, il rappresentante dei governatori, Massimiliano Fedriga, ha fatto presente al ministro Roberto Speranza e agli altri irriducibili della serrata presenti nella compagine governativa, che forse sarebbe il momento di passare ad altro. «Il sistema dei colori», ha osservato Fedriga, «penso possa essere stato utile nell'autunno dello scorso anno. Penso altrettanto», ha poi aggiunto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia, «che le misure in mezzo a una pandemia siano da modulare rispetto alla situazione contingente. Nessuno si deve sentire smentito se, rispetto alla situazione attuale, si possano trovare strategie diverse per essere maggiormente efficaci». Alla base del ragionamento di Fedriga, come di molti suoi omologhi di tutte le provenienze politiche, la constatazione del fatto che, associata alla permanenza del coprifuoco, l'incertezza determinata dal sistema a colori rende di fatto impossibile per i lavoratori del comparto ospitalità e turismo una programmazione degna di questo nome. Anche perché, con le restrizioni attuali, cittadini italiani e stranieri vivono come un azzardo prenotare le vacanze estive. Detto questo, per stasera è atteso il consueto diluvio di dati del monitoraggio e le conseguenti ordinanze di Speranza con l'assegnazione dei nuovi colori o la conferma dei vecchi per le diverse Regioni. Evento che già dalle ore precedenti innesca un balletto di dichiarazioni, moniti, pressioni e polemiche tra i destinatari delle decisioni, che rendono tutto più simile a un suk che a un piano di prevenzione del contagio. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ad esempio, con i toni che lo contraddistinguono, ha affermato scaramanticamente e ironicamente di «sentirsi» che la Campania, dal giallo sta per tornare arancione, accusando le altre Regioni di non essere rigorose nel computo dei positivi come la sua. Consapevole di una situazione ormai kafkiana, dal Veneto Luca Zaia invita i cittadini ad avere pazienza, ricordando loro le soglie sempre più severe imposte dal governo per la classificazione nelle zone a maggior rischio. Il quadro, da lunedì prossimo, salvo cambiamenti dell'ultim'ora, dovrebbe comunque vedere la conferma di tutte le Regioni attualmente in giallo, cui si aggiungerebbe la Puglia, mentre la Sardegna (attualmente l'unica in rosso) andrebbe in arancione a far compagnia a Basilicata e Sicilia, con un punto interrogativo per la Valle D'Aosta, che oscilla tra l'attuale arancione e un possibile rosso. In attesa che ne arrivino di nuove e più plausibili, valgono le regole di sempre: nelle Regioni gialle ci si può spostare liberamente e raggiungere altre Regioni, purché queste siano dello stesso colore. In caso contrario, servirà il pass introdotto dal governo con l'ultimo decreto. I negozi sono aperti, compresi bar e ristoranti sia a pranzo che a cena, ma solo chi può disporre di spazi all'aperto che consentano anche il distanziamento tra i tavoli. Nelle zone arancioni, invece, bar e ristoranti disponibili solo per asporto o consegne a domicilio e divieto di spostarsi al di fuori del proprio Comune di residenza, salvo i «comprovati motivi di necessità». Per chi abita in un Comune con meno di 5.000 abitanti, c'è la possibilità di muoversi in un raggio di 30 chilometri, senza però poter raggiungere il capoluogo. Il tutto, per ora, sempre nei limiti del coprifuoco che scatta dalle 22 fino alle 5.Il fronte caldo, però, è tornato quello estero, con la diffusione della nuova variante indiana del Covid. A questo proposito, il ministro Speranza ha fatto sapere di aver firmato una nuova ordinanza nella quale ha esteso il divieto di ingresso - già disposto per chi proviene da India e Bangladesh - anche ai voli che giungono dallo Sri Lanka. Il rientro sarà consentito solo a chi ha cittadinanza italiana. Nello stesso provvedimento, Speranza ha ritenuto opportuno mettere nero su bianco la proroga di 15 giorni dell'obbligo di quarantena per chi arriva dai Paesi europei, anche se in questo caso valgono le parole del portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, il quale ha spiegato che gli Stati nazionali potranno continuare a prescrivere test obbligatori e quarantene ai cittadini comunitari, anche nel caso questi ultimi fossero in possesso del pass Covid Ue. «Nella proposta legislativa», ha chiarito Mamer, «non c'è scritto che chi possiede un certificato digitale potrà spostarsi in Europa senza mai fare test o quarantena». Ciò vuol dire che se, nonostante l'introduzione del certificato vaccinale Ue uno Stato ritenesse necessarie misure di contenimento, dovrà solo farlo presente a Bruxelles. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/regioni-contro-semaforo-pericoli-frontiera-2652829096.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sbarcati-altri-25-milioni-di-vaccini" data-post-id="2652829096" data-published-at="1619732722" data-use-pagination="False"> Sbarcati altri 2,5 milioni di vaccini Continuano ad arrivare vaccini anti Covid all'aeroporto militare di Pratica di Mare. Ieri è stata la volta di circa 2,5 milioni dosi in tre lotti distinti: 2,2 milioni di dosi Astrazeneca, 270.000 di Moderna e circa 160.000 di Johnson & Johnson. L'obiettivo è di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni, ancora distante dal traguardo delle 500.000 dosi giornaliere. Ci sono «difficoltà organizzative in alcune Regioni e si conferma una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi», secondo l'ultimo report di monitoraggio della Fondazione Gimbe. Tra le Regioni, poi, l'eccessiva «eterogeneità dei dati» non permette di stilare una classifica unica, osserva la Fondazione. «Per popolazione vaccinata (ciclo completo e solo prima dose) sono in testa Liguria, Marche e Valle d'Aosta, mentre in coda ci sono Campania, Sicilia e Calabria», osserva l'ente, ma se si analizzano le vaccinazioni per fasce d'età cambiano le prime posizioni, mentre in coda ci sono spesso le stesse tre. Anche il confronto con gli altri Paesi europei non è confortante. L'Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79. Secondo il rapporto settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, aggiornato al 25 aprile, in Italia il 24,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, ma la Germania è al 28,1%, la Spagna al 27,6%, la Francia al 26,7% e la Polonia al 24,9%. I numeri mostrano che «purtroppo, il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili», osserva il presidente, «è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo». Non brilla per performance nemmeno l'Ue. Il direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Kluge, plaude ai 215 milioni di dosi di vaccino somministrate, ma solo «circa il 16% della popolazione dell'area ne ha ricevuta una». Migliori notizie sono arrivate ieri da Biontech. L'azienda tedesca ha annunciato, a partire da giugno, la possibilità di vaccinare, in Europa, anche chi ha tra i 12 e i 15 anni. In un'intervista al settimanale Der Spiegel, Ugur Sahin, ad della Biotech partner di Pfizer, ha dichiarato che tra 4-6 settimane potrebbe arrivare l'approvazione dall'Agenzia europea del farmaco a cui presenterà la domanda «nei prossimi giorni». Buone notizie anche da Moderna che produrrà, il prossimo anno, fino a 3 miliardi di dosi del suo vaccino mRna. L'azienda americana ha inoltre dichiarato che potrà conservare il vaccino non più solo un mese, ma tre, nei normali frigoriferi. Un no a Sputnik, il vaccino russo, si è invece registrato in Brasile. Secondo l'Agenzia di vigilanza sanitaria del Paese sudamericano (Anvisa) il vettore virale Ad5 del vaccino dell'Istituto Gamaleya, «sembra contenere ancora adenovirus competente per la replicazione». La notizia è riportata sul blog scientifico In the pipeline, ospitato sul sito di Science e curato da Derek Lowe, chimico farmaceutico ed editorialista. Tale capacità dell'adenovirus di replicarsi (cosa che non dovrebbe accadere), osserva Lowe nella sua analisi, «probabilmente non causerà grossi problemi alla popolazione vaccinata, ma è un rischio completamente inutile». A stretto giro è arrivata la replica di Mosca, che ha definito la scelta brasiliana «una decisione di natura politica».
Emmanuel Macron (Getty Images)
Il G7 di Evian è per lui una delle ultime vetrine internazionali, sebbene la presenza ingombrante del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nonché di figure più «fresche» e destinate ancora a far parlare di sé, come il premier italiano Giorgia Meloni e quello nipponico Sanae Takaichi, lo mettano in ombra. Macron ha puntato molto sulla cena alla reggia di Versailles con Trump, con entusiasmo del presidente Usa: «Non è una copia dorata, è l’originale». Lì nel 1783 fu firmata la pace che consacrò la secessione dei nascenti Usa dall’Impero coloniale inglese grazie all’aiuto militare francese. Ricorso storico a cui Macron spera di riallacciarsi mostrando una Francia che tratta da pari a pari con gli Stati Uniti. Brucia ancora, forse, il ricordo dei funerali di papa Francesco, nell’aprile 2025, quando, nella Basilica di San Pietro, Trump volle parlare in disparte col presidente ucraino Volodymir Zelensky tenendone fuori Macron.
Si è rifatto a Evian con un trilaterale Trump-Macron-Zelensky dal quale è uscito il solito appello alla Russia affinché «faccia un accordo», nulla di nuovo sotto il cielo. Al G7 il presidente francese s’è premurato di presentare i vari «benvenuto» agli ospiti, con un post social in cui a ogni alleato ha riservato una specifica colonna sonora di sottofondo. A Trump ha associato Love is a long road di Tom Petty, per la Meloni ha optato per Felicità di Al Bano e Romina, poi Lieblingsmensch (persona preferita) di Namika per il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Arigato dei Nxnja Beats per la Takaichi, J'irai où tu iras (Andrò dove andrai tu) di Celine Dion per il premier canadese Mark Carney, The world is not enough dei Garbage, colonna sonora di James Bond, per il britannico Keir Starmer, infine, brano assai più scontato, L’inno alla gioia»di Beethoven, già considerata inno dell’Unione Europea, per Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo.
Quel Macron che anela a una guida francese per la missione navale europea nel Golfo Persico, allo scopo di recuperare al paese quella parte di «grandeur» perduta con la fine del colonialismo e che sopravvive grazie all’arsenale nucleare, bada ora ai contenuti musicali mentre nei dossier che contano il suo governo sembra più un gregario. Anche i calorosi baci e abbracci che Macron s’è scambiato con Merz all’insegna dell’asse franco-tedesco che ha sempre fatto da architrave dell’Ue, ovvero la «Framania», lasciano il tempo che trovano considerato che appena pochi giorni fa è stato chiuso il programma franco-tedesco per il nuovo aereo da caccia Fcas, Future Combat Air System, dopo anni di incomprensioni fra la francese Dassault e la tedesca Airbus. Francia e Germania hanno già visto fallire di recente altri due importanti progetti di difesa, l’evoluzione dell’elicottero Tiger e il carro armato Mgcs.
Ora la Francia si troverà a far da sola, come già 35 anni fa col Rafale, quando uscì dal programma Eurofighter. E che dire del crollo dell’influenza francese nel Sahel, dopo i golpe filorussi fra 2020 e 2023? Capitoli da svoltare per Macron, che negli ultimi anni ha sondato il terreno in cerca di popolarità con varie boutade. Una volta diceva sconsolato che «la Nato è in morte cerebrale». Poi ha sparato che sarebbe stato «pronto a condividere l’arsenale nucleare francese con l’Ue», estendendo l’ombrello della Force de Dissuasion (che si chiamava Force de Frappe ai tempi di Charles De Gaulle), salvo poi specificare che sarebbe rimasto tutto sotto il controllo dei francesi. Ora non gli resta che fare il «padrone di casa» e attendere un programmato momento di gloria per domani sera alle 20.00, quando è attesa su France 2 una sua intervista con la giornalista Caroline Roux sui grandi temi, da Hormuz al Libano, a proposito dei quali può però solo prender atto di decisioni altrui.
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Giorgia Meloni (Ansa)
A testimoniarlo, alcune «scenette» simpatiche catturate dai media. La prima: i leader si preparano a sedersi a tavola per il pranzo sul Medio Oriente, la Meloni si avvicina a un capannello nel quale c’è il presidente Usa, che sta parlando con il cancelliere tedesco Friederich Merz. Arriva il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che vedendo la Meloni e Trump che parlano dice: «Siete di nuovo amici».
«Siamo sempre stati amici», risponde la Meloni, sorridendo. Trump fa il neomelodico: «Sono stato abbandonato», scherza, e la Meloni ribatte: «Ma no!». Il gelo tra la presidente del Consiglio e Trump, ricordiamolo, era calato due mesi fa, esattamente a metà aprile, quando l’inquilino della Casa Bianca aveva attaccato papa Leone provocando la dura reazione, in difesa del Santo Padre, di Giorgia Meloni, che aveva definito «inaccettabili» le parole del tycoon.
Il nostro premier aveva anche detto «no» alla partecipazione dell’Italia a operazioni militari per riaprire lo stretto di Hormuz. «È lei che è inaccettabile», aveva attaccato Trump in una intervista al Corriere, «perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo, molto diversa da quello che pensavo».
Va detto con franchezza che in fondo la fine della luna di miele politica tra Trump e la Meloni non aveva provocato né disperazione né tristezza a Palazzo Chigi, considerata la bassissima popolarità che il presidente americano riscuote in Italia (peggio di lui solo Benjamin Netanyahu).
Nell’ultimo sondaggio EuroScope, realizzato da Polling Europe, gli italiani sono sono i più contrari all’intervento militare in Iran di tutto il continente: il 73% lo giudica ingiustificato. Tuttavia, ora è interesse della Meloni far trapelare che il rapporto con «l’amico Donald» è stato riallacciato: non a caso sono state fonti diplomatiche italiane a far sapere che l’altro ieri, in occasione della cena dei leader del G7, i due si sono incontrati. Un colloquio descritto come «di chiarimento», «utile», con al centro l’interesse a ribadire il principio di unità dell’Occidente, ritenuto «necessario in questa fase di crisi».
Tornando a ieri, la Meloni si presenta al vertice con un outfit notevole: un tailleur con giacca e pantalone avana chiaro, con tanto di cravatta. Un look che suscita interesse e approvazione da parte dei colleghi: al cancelliere tedesco Friedrich Merz, che fa notare lo stile di Giorgia, lei risponde «consideratemi una combattente». Si chiacchiera anche della scelta della Meloni di smettere di fumare: «Ho preso un caffè per svegliarmi», dice agli altri leader, «ma niente sigaretta. Ho smesso di fumare un mese fa» (la prova del fuoco, anzi dell’accendino, sarà la sera dei risultati delle prossime politiche). Sul conflitto ucraino, la posizione espressa da Meloni ha contestato la narrazione del Cremlino, sostenendo che la situazione sul terreno non corrisponde all'immagine di una Russia in avanzata. Da qui la convinzione che il presidente russo Vladimir Putin non possa ottenere attraverso il negoziato ciò che non è riuscito a conquistare militarmente. Per Roma, la condizione essenziale per arrivare a una pace credibile resta dunque il mantenimento del sostegno occidentale a Kiev. La Meloni incontra anche, tra gli altri, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati arabi uniti, e il premier canadese Mark Carney. Con quest’ultimo il presidente del Consiglio si trattiene a lungo: un colloquio che vede al centro l’argomento dei minerali critici.
La Meloni ringrazia Carney per la decisione del Canada di riservare all’Italia un accesso prioritario alle sue scorte, garantendo la sicurezza delle catene di approvvigionamento.
Nel pomeriggio, bilaterale con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al-Nahyan. I due leader discutono della situazione nella regione anche alla luce del memorandum d’intesa siglato tra Iran e Stati Uniti, concordando sulla necessità di sostenere gli sforzi internazionali volti ad assicurare la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. La Meloni ribadisce il pieno sostegno dell’Italia alla sicurezza degli Emirati Arabi Uniti e di tutte le Nazioni del Golfo. A proposito di Hormuz, l’Italia è pronta a fare la sua parte per mettere in sicurezza lo stretto, utilizzando i cacciamine della Marina militare, considerati tra i migliori al mondo. Il «Crotone» e il «Rimini» sono vicini alla zona, nel porto di Gibuti, con circa 500 militari a bordo. Per entrare in azione, come ribadito dalla Meloni, occorre innanzitutto un passaggio in Parlamento, e poi che ci sia la certezza che le ostilità siano cessate.
Si attende in particolare la firma ufficiale, attesa per dopodomani 19 giugno, di quello che al momento è un accordo preliminare tra Washington e Teheran. Occorrerà oltretutto definire in quale quadro giuridico si configurerà la missione internazionale che avrà il compito di mettere in sicurezza Hormuz, una operazione che, solo per quel che riguarda lo sminamento, potrebbe richiedere diversi mesi.
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Volodymye Zelensky seduto insieme a Donald Trump (Ansa)
«Non solo lo pubblicherò, ma probabilmente terrò una conferenza stampa e lo leggerò parola per parola affinché venga riportato correttamente», ha dichiarato il presidente statunitense, definendo il documento «molto importante».
Trump ha spiegato che il punto centrale dell’accordo riguarda esclusivamente il programma nucleare iraniano. «L’unica cosa che mi interessa è che l’Iran non possieda mai un’arma nucleare», ha affermato. Washington continuerà a monitorare i siti dove viene arricchito l’uranio e, secondo il presidente, dispone delle capacità tecnologiche necessarie per raggiungere anche impianti sotterranei particolarmente protetti. «Stiamo controllando quei siti e vogliamo eliminare la minaccia, non semplicemente gestirla», ha aggiunto. Il presidente americano ha definito l’intesa «un accordo giusto» e si è detto convinto che la seconda fase dei negoziati sarà più semplice rispetto a quella appena conclusa. Allo stesso tempo ha lanciato un monito a Teheran, sostenendo che eventuali violazioni degli impegni assunti comporterebbero conseguenze molto severe.
Nel corso degli incontri bilaterali, Trump ha inoltre smentito le indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti sarebbero pronti a investire nell’economia iraniana. «È una notizia ridicola. Non abbiamo alcun obbligo di investire denaro in Iran. Possiamo farlo se lo riteniamo opportuno, ma non stiamo investendo nulla», ha precisato durante un colloquio con il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al Thani. Sul piano politico, il presidente ha escluso che l’obiettivo americano sia stato un cambio di regime nella Repubblica islamica. Pur riconoscendo che il conflitto abbia colpito duramente i vertici politici e militari iraniani, Trump ha ribadito di non credere alle strategie di rovesciamento dei governi dall’esterno. «Per anni abbiamo assistito a cambi di regime che non hanno funzionato. Se devono verificarsi, devono nascere da dinamiche interne», ha dichiarato.
«Bisogna chiedere la pace sempre, chiedere negoziati: grazie a Dio c'è questo memorandum. Ci saranno ancora diversi punti da decidere, ma sempre meglio farlo con il dialogo, la negoziazione. Mi auguro sia davvero una soluzione, che la guerra sia finita, che vengano eliminate le armi nucleari, e si possano risolvere i problemi di tutti i popoli».
A margine del summit, il leader americano ha anche elogiato il presidente francese Emmanuel Macron, spiegando di aver modificato i propri programmi per partecipare alla cena organizzata a Versailles in occasione delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza americana. «Macron è una persona davvero squisita. Mi ha invitato a Versailles e ho accettato con piacere, anche se questo significherà rientrare negli Stati Uniti più tardi del previsto», ha affermato. Le questioni mediorientali si sono intrecciate con il dossier ucraino. Trump ha confermato di aver incontrato il presidente Volodymyr Zelensky a Evian e di aver parlato nei giorni precedenti con Vladimir Putin. Secondo il presidente americano, il conflitto continua a provocare perdite enormi da entrambe le parti. «Continuano a combattere e a perdere soldati in numeri che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale», ha osservato. Pur dichiarandosi favorevole a una soluzione negoziata, ha ammesso che le posizioni di Mosca e Kiev restano molto distanti. «Pensavo fosse la guerra più facile da fermare, ma i due leader non riescono a trovare un punto d’incontro». Trump ha comunque assicurato che continuerà a lavorare per favorire un accordo, ribadendo che «la Russia deve arrivare a un’intesa».
Uno dei passaggi più delicati delle sue dichiarazioni ha riguardato il Libano. Il presidente americano ha criticato apertamente il recente raid israeliano contro Beirut, effettuato dopo un attacco con droni attribuito a Hezbollah. «Non è necessario demolire un intero edificio ogni volta che si cerca una persona. In quei palazzi vivono anche civili che non hanno nulla a che fare con Hezbollah», ha dichiarato. Il presidente ha definito Hezbollah «una piccola spina nel fianco», sostenendo però che il movimento sciita continui a rappresentare un elemento di instabilità per la regione. In questo contesto ha elogiato l’approccio del presidente siriano Ahmed al-Shaara, suggerendo che Damasco potrebbe svolgere un ruolo più efficace nel contenimento del gruppo libanese.
«Israele combatte Hezbollah da troppo tempo e troppe persone continuano a morire. Credo che la Siria possa affrontare questa minaccia in modo più efficace», ha affermato. Alla domanda se l’accordo con l’Iran possa sopravvivere a eventuali nuove operazioni militari israeliane in Libano, Trump ha risposto in modo affermativo, mostrando fiducia nella solidità dell’intesa appena raggiunta. Le dichiarazioni rilasciate a Evian delineano una strategia che punta a ridurre le tensioni regionali attraverso la diplomazia. Dall’accordo con Teheran alla guerra in Ucraina, passando per il Libano, Trump ha cercato di presentarsi come il promotore di una nuova fase negoziale. Resta ora da capire se il memorandum con l’Iran riuscirà davvero a consolidare gli equilibri regionali o se le tensioni ancora aperte in Medio Oriente finiranno per metterne alla prova la tenuta.
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