Cara Béatrice Pilloud, cara procuratrice generale del Canton Vallese e responsabile dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana, le scrivo questa cartolina per farle i complimenti: è riuscita, infatti, ad accorgersi che anche in Svizzera esiste il pericolo di fuga. Non è da tutti. Ci ha messo nove giorni, è vero. Glielo hanno ripetuto in tutte le lingue del mondo, è vero. Ma alla fine lei ci è arrivata. Nei giorni scorsi aveva rassicurato: pericolo di fuga? Non esiste. Ancora due giorni fa l’aveva ripetuto: pericolo di fuga? Non esiste. Poi l’illuminazione: il pericolo di fuga esiste. I due gestori del locale, Jacques Moretti e la moglie Jessica, indagati per la strage, potrebbero scappare. Chi l’avrebbe detto, eh? Avanti di questo passo, tra qualche mese potrebbe pure accorgersi che i due hanno avuto pure qualche copertura dalle pubbliche autorità. Non mettiamo limiti alla sua perspicacia.
Le confesso: per quale motivo il pericolo di fuga le sia apparso come un’Epifania ritardata solo il 9 gennaio, per me resta un mistero. A prima vista, infatti, i due francesi, con noti intrallazzi fuori dalla Svizzera, contatti con corsi e marsigliesi, precedenti penali non irrilevanti (almeno lui), capaci di far girare fiumi di soldi di sospetta provenienza, potevano scappare anche il giorno della strage. Figuriamoci quando sono stati indagati. Paradossalmente, visto che nel frattempo non sono fuggiti, il 9 gennaio il pericolo ci sembrava meno elevato di quanto lo fosse il 2 gennaio. Ma noi siamo scribacchini italiani, mica procuratori svizzeri…
Avvocatessa, nata nell’Alto Vallese, cresciuta a Sion, di lei, cara Pilloud, sappiamo che parla francese e tedesco (più francese, però), che si definisce testarda e soprattutto che ama svegliarsi presto. Non si direbbe. Almeno da come conduce le indagini. Anzi, non conduce perché a quanto pare ha delegato la fase operativa ai suoi sottoposti, prendendo per sé solo il palcoscenico mediatico. «Mi sveglio sempre alle 4.30», ha raccontato al Blick, «ma con mio marito François ho stabilito una regola: non uscire mai di casa prima delle 5». Per fare che, non si sa. Del marito François sappiamo che è attivo nel campo dei vini. Ad un certo punto si era diffusa la notizia che questi vini fossero venduti anche nei locali dei Moretti, ma sono arrivate severe smentite. Comunque è certo che i vini, a casa sua, sono molto importanti. Il che potrebbe spiegare molte cose.
È diventata procuratrice generale del canton Vallese nel gennaio 2024, in quota Plr, partito liberale radicale, con l’appoggio del Ps e dell’Udc. Ebbene sì: in Svizzera i procuratori generali hanno la targa del partito. Più o meno come in Italia, insomma, ma senza ipocrisie. Dettaglio non da poco: il Plr è lo stesso partito del sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. Le hanno dato l’incarico di rimettere a posto una Procura in crisi, ma l’esordio non è stato dei migliori: prima le polemiche per aver archiviato un caso di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, poi quelle per il suicidio di uno dei suoi procuratori, Rahel Brühwiler, che l’ha accusata di ingerenze. Ora la vicenda di Crans-Montana con i sospetti di inciuci coi poteri locali e i ritardi. Al che ci viene un dubbio: non è che a forza di svegliarsi presto, poi dorme quando è in ufficio?



