Referendum, pericolo brogli dai suffragi esteri. Astensione forzata per i fuorisede
Giorgia Meloni (Ansa)
Giorgia Meloni: «Troppa caciara durante la campagna elettorale, è l’ora della meritocrazia».

Il premier ieri sera ha corso gli ultimi 100 metri della campagna referendaria da Bruno Vespa, a Cinque minuti, dove si è tolta diversi sassolini dalle scarpe: «Non è stata una bella campagna elettorale. C’è stato un tentativo di buttarla in caciara e individuare il nemico.

La realtà è che oggi la magistratura è subordinata alla politica, atteso che una parte dei membri del Csm viene lottizzata tra i partiti politici e l’altra parte viene decisa dalle correnti ideologizzate dalla magistratura che sono due cose che noi togliamo. Abbiamo avuto magistrati che dimenticavano i detenuti in carcere, magistrati che condannavano persone innocenti e che non dovevano mai rispondere del loro lavoro. Ecco, noi stiamo facendo una riforma che consente di trovarsi di fronte a un giudice che sta lì per merito e non per spartizione correntizia».

Mancano poche ore al tanto atteso appuntamento politico ed elettorale dell’anno. Il voto è indetto per domani e lunedì, con i seggi aperti dalle 7 alle 23 nella giornata di domenica e dalle 7 alle 15 il lunedì.

Il quesito è chiaro: «Approvate il testo della legge di revisione dal titolo «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?». La legge, che modifica sette articoli della Costituzione, è stata approvata dal Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi, e quindi dovrà essere confermata o respinta dal voto popolare. Non si tratta, quindi, di cancellare una norma esistente, ma di confermare o respingere una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento.

È un referendum popolare confermativo e a differenza dei referendum abrogativi, questa consultazione non prevede il quorum: ciò significa che il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti. A contare sarà esclusivamente la maggioranza dei voti validamente espressi.

La riforma Nordio introduce nella Costituzione il principio delle «distinte carriere» tra i giudici, cioè i magistrati che decidono le cause, e i pubblici ministeri, cioè i magistrati che conducono le indagini e rappresentano l’accusa nel processo penale. Attualmente giudici e pm fanno parte di un unico ordine: sostengono lo stesso concorso e svolgono un tirocinio comune, dopodiché scelgono quale dei due ruoli ricoprire. Talvolta possono anche «traslocare» da una funzione all’altra. Con la riforma, giudici e pm apparterrebbero a due corpi diversi, la magistratura giudicante e la magistratura requirente, con concorsi e percorsi professionali separati: ovviamente non sarebbe più consentito il passaggio da un ruolo all’altro.

Poi c’è il nodo Csm. Attualmente le carriere di giudici e pm sono gestite dal Consiglio superiore della magistratura, composto da 20 magistrati (5 pm e 15 giudici) eletti dai colleghi e da 10 professori universitari e avvocati eletti dal Parlamento, i cosiddetti «laici». Il Csm garantisce l’indipendenza dei magistrati occupandosi, al posto del governo, di tutti gli aspetti della loro vita professionale: promozioni, trasferimenti, aspettative, scatti di stipendio, sanzioni disciplinari. Con la riforma i Csm diventerebbero due, uno per i giudici e uno per i pm.

Per i cittadini all’estero vale il voto per corrispondenza. Dopo aver votato, l’elettore deve rispedire il plico al consolato entro i termini indicati, affinché la scheda possa arrivare in Italia in tempo per lo scrutinio. Ed errori o brogli spesso qui sono in agguato.

Più complicata la situazione dei fuorisede. Per loro, l’unico modo di votare è rientrare nel proprio Comune. «L’Italia è l’unico Paese europeo a non disporre del voto a distanza», protestano i fuorisede, che ieri hanno promosso una mobilitazione a Roma e Milano con un finto seggio elettorale per un voto simbolico. Stesse scene a Napoli e Verona: «I costi per tornare nelle nostre città sono esorbitanti». Secondo il governo non c’erano i «tempi tecnici» per introdurre misure diverse.

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