Amato pontifica su «Repubblica» e butta là l’idea delle «alternative»

È decisamente l’ora degli avvoltoi. Una fauna antica e spietata si leva in volo sopra il governo, approfittando del momento delicato seguito alla sconfitta referendaria. Sono rapaci che ben conosciamo, se ne stanno sempre in agguato: quando la situazione si fa difficile, sono pronti a peggiorarla.
Ed ecco che, in questo clima radioso, si affaccia sulla prima pagina di Repubblica l’immancabile volto di Giuliano Amato, esponente tra i più celebri e coriacei di quella casta evanescente che da decenni garantisce il limaccioso sciabordio delle acque nella palude italica. Come sempre, il nostro sale su un pulpito inesistente per impartire lezioni di democrazia. Proprio lui, l’uomo dei prelievi notturni, il gran visir di tutti i tecnici che si fingono tali per far politica con le mani libere, si sente in dovere di celebrare la vittoria del No quale atto di resistenza a un regime incipiente.
«Ogni volta che è stata tentata una modifica sostanziale della Carta, gli italiani hanno detto no. Non perché come dice Benigni è la Costituzione più bella del mondo, ma perché resiste una coscienza democratica forte che ha sempre impedito i tentativi di rovesciare il sistema democratico», dice Amato alla sua evangelista Simonetta Fiori. «Noi abbiamo alle spalle una storia drammatica di stragi neofasciste, di connubi tra servizi deviati e organizzazioni criminali, di assalti al Viminale dei nobili signori del golpe Borghese, ma la Repubblica ha sempre retto. È riuscita ad arginare i tentativi di eversione, sempre nel quadro di questa Costituzione».
Capito? Secondo il dottor Sottile il No è stata la risposta degli italiani al tentativo di alterare i meccanismi democratici, niente meno. Che cosa c’entrino le stragi, gli anni di piombo, i servizi deviati e il golpe Borghese con il referendum sulla giustizia sarebbe interessante farselo spiegare da Amato con un più approfondito ragionamento. Ma la sensazione è che in realtà sappia perfettamente pure lui che non c’entrano nulla: li ha evocati soltanto per alimentare lo spauracchio del fascismo di ritorno, per accodarsi a suo modo all’eterna retorica di sinistra secondo cui ogni manifestazione della destra indica un avanzamento dell’autoritarismo. Tutte balle, manco a dirlo, per altro sciorinate proprio da chi con la democrazia e la volontà popolare non ha esattamente un grandissimo feeling.
La lezione del professor Amato, però, non si ferma qui. A suo dire il risultato referendario mostra che «non è detto che possano vincere le elezioni solo il nazionalismo, il sovranismo e il populismo di destra. È possibile un’alternativa per chi - si intende - oltre ai votanti abbia i potenziali protagonisti». Quest’ultima frase sibillina dovrebbe far correre a tutti un brivido lungo la schiena. Chi sono i protagonisti che ha in mente Amato? Non lo sappiamo, ma possiamo supporre che questa «alternativa» sia simile a tutte le altre «alternative» che hanno proposto i politici della sua risma. Cambiare perché nulla cambi, farsi scudo della democrazia per perpetuare un assolutismo borbonico decisamente meno nobile dell’originale.
Amato si strugge «per la nostra asfittica e fragile democrazia», come se questa democrazia non fosse esattamente ciò che lui è altri ci hanno confezionato. Arriva perfino ad applaudire il (presunto) voto giovanile per il No quale segno di importante cambiamento: «Contro il populismo della destra, ma anche contro il populismo di sinistra. Schiacciata sul presente, guidata solo dai sondaggi, la nostra politica ha perso il futuro. E possono restituirglielo solo i giovani che il futuro ce l’hanno dentro, sensibili più di tutti gli altri ai temi della sostenibilità del pianeta e alla difesa della pасеace». Peccato che spesso i giovani siano i più populisti di tutti, ovviamente nel senso deleterio che alla parola attribuisce Amato. Ma van comunque bene, perché di solito sono anche i più malleabili, e questo piace molto ai rapaci della politica. Quelli che ora solcano il cielo sperando di profittare del referendum: con la scusa di proteggere la democrazia sono pronti a negarla di nuovo, già pregustando l’orrido pasto di un governissimo. Fate, per pietà, che restino a becco asciutto.






