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2023-10-19
Sgozzato da un marocchino, è in fin di vita
«Prendete una rosa!». I due giovani italiani declinano. Il ventinovenne marocchino insiste: «Comprate una rosa!». Poi la lama, il sangue, l’ospedale. Roma, via Michele di Lando, dintorni di piazza Bologna. Non certo un quartiere malfamato, piuttosto borghese e universitario. Zona di movida, tra l’altro. I ragazzi, difatti, sono davanti a un bar.
È l’una di notte. Chiacchierano serenamente. Arriva lui: un clandestino senza fissa dimora. Aveva già minacciato i passeggeri di un autobus. Poi, dopo essere sceso in piazzale delle Provincie, vaga fino a raggiungere quel bar. Felpa bianca con il cappuccio alzato: in mano una rosa gialla, in tasca un coltello. Si avvicina ai ragazzi. Il primo approccio va a vuoto. I due non comprano il fiore. Il marocchino comincia a blaterare, fingendo di chiedere informazioni: «Dov’è la stazione Termini?». È uno di quegli incontri molesti che possono ormai capitare a chiunque, soprattutto nelle grandi città.
I ragazzi capiscono. Tentano inutilmente di liberarsi dal fastidioso avventore. Si allontanano. Ma il fiorista per caso tira fuori la lama e accoltella uno dei due alla gola. Il trentaduenne è in un lago di sangue. «Sto morendo» mormora prima di accasciarsi. L’altro prova a inseguire l’aggressore che, però, s’è già dileguato. Carica allora l’amico ferito sull’auto e lo porta al pronto soccorso dell’Umberto I. Dopo due operazioni, è ricoverato in prognosi riservata. Rischia la vita. Le sue condizioni restano disperate.
La fuga del clandestino dura poco. Viene fermato nei paraggi, dai poliziotti delle volanti. Ha ancora il coltello sporco di sangue. Gli agenti lo disarmano e lo immobilizzano. Adesso è in carcere a Regina Coeli, accusato di tentato omicidio. Al momento si escludono collegamenti con il terrorismo islamico, anche se rimane oscuro il motivo dell’accoltellamento. Se non la delinquenza straniera, quella che sostanzia il dilagante senso di insicurezza, tracimata nella follia criminale.
Il marocchino con la tuta bianca è uno dei tantissimi clandestini denunciati o arrestati in Italia. Solo nel 2022, dettaglia l’ultimo report del Viminale, sono stati 124.771: il 15,4% del totale, italiani e stranieri compresi. I numeri, a differenza delle acute discettazioni buoniste, sono difficili da distorcere. E dunque: gli irregolari nel nostro Paese, secondo stime concordi, sono mezzo milione. E quelli che hanno compiuto reati quasi 125.000. Conclusione: un clandestino su quattro delinque. Più in generale: nonostante siano appena l’1% della popolazione, la loro incidenza sul totale dei reati è del 15,5%, che sale al 21,7% al Nord.
Lo scorso giugno la Direzione centrale della polizia criminale ha presentato un rapporto dal titolo eloquente: «Delittuosità straniera in Italia». Nel 2022, rivela, sono stati segnalati 277.171 stranieri: ovvero il 34,1% dei denunciati e arrestati, che al Nord salgono al 43,9. Una sostanziosa crescita, rispetto al 2021, di quasi due punti percentuali. Tra gli stranieri, a sua volta, il peso criminale degli irregolari è del 45%, che nelle Regioni settentrionali sfiora la metà. Va ancora peggio per alcuni reati: quelli che possono capitare nella vita quotidiana e minano la sicurezza degli abitanti, appunto. Come i furti: il 45,5% degli autori sono stranieri. Il dato si aggrava per le rapine: oltre il 47%, con il 57% di clandestini. Aumentano anche nello spaccio di stupefacenti: 38,8%, con gli irregolari che sfiorano il 64%. E le violenze sessuali: oltre il 43% dei denunciati non è italiano. Il rapporto del Viminale, quindi, conclude: «I dati confermano la sensazione di un’incidenza significativa degli autori stranieri nell’ambito dei presunti autori noti di delitti, con percentuali sempre superiori al 30% a fronte di una popolazione straniera residente pari a circa l’8,5% del totale». E tutti i dati, aggiunge lo studio del Dipartimento di sicurezza, «sono saliti dai 2 ai 4 punti percentuali nel biennio».
Numeri del Viminale alla mano, l’emergenza diventa allarme. Ieri, il marocchino con la tuta bianca. Da mesi, però, le cronache sono piene di scelleratezze criminali. Rovereto, agosto 2023: un nigeriano uccide la sessantunenne Iris Setti, dopo aver tentato di violentarla. È un quarantenne senza fissa dimora, con una lista di precedenti interminabile: danneggiamenti, lesioni, spaccio. Roma, un mese dopo: un marocchino senza permesso di soggiorno e con precedenti per rapina, accoltella a morte l’infermiera Rossella Nappini, colpevole di voler chiudere la loro relazione. Negli stessi giorni, a Foggia: un altro marocchino, espulso ma ancora in Italia, assassina la tabaccaia Francesca Marasco. Milano, due settimane più tardi: un tunisino senza permesso di soggiorno ammazza sui Navigli Yuri Urizio, un cameriere comasco. Strangolato per sette minuti. Senza nessun motivo. Come il ragazzo adesso in fin di vita nella capitale. Quasi sgozzato per aver rifiutato una rosa.
Tunisini rubano una moto a Firenze. Nella fuga uccidono un automobilista
Vendeva libri usati ai mercatini. Quei libri dalle pagine molto vissute, ingiallite, strappate, a volte unte. Ma la sua vita si è interrotta a metà strada quando, sul suo percorso, ha incrociato la folle corsa di una banda di tunisini a bordo di una moto rubata.
Lorenzo Brogioni, 43 anni, stava rientrando a casa lunedì notte. Era a bordo della sua Fiat Panda quando, a Firenze, è stato travolto da una moto che procedeva contromano a velocità folle. A bordo del motoveicolo c’erano addirittura tre persone. L’impatto tra i mezzi è stato così forte e così tremendo che la Panda su cui viaggiava Lorenzo è finita sul marciapiede opposto, ribaltandosi. Lorenzo Brogioni è rimasto imprigionato tra le lamiere. Nel giro di pochio momenti sono arrivati i sanitari del 118, la polizia municipale fiorentina e i vigili del fuoco. Ma ormai per Lorenzo, l’uomo che amava i libri dalle mille vite, non c’era più niente da fare.
I vigili del fuoco, per estrarre il corpo dell’uomo dall’abitacolo, hanno dovuto utilizzare i cuscini di sollevamento. E, una volta raggiunto il corpo, hanno potuto solo costatarne il decesso. Lorenzo è stato adagiato sull’asfalto, coperto da una trapunta termica. I ladri, invece, sono stati trasportati all’ospedale Careggi: uno in codice rosso, il secondo complice, invece, in codice giallo. Sono entrambi tunisini. Uno è minorenne. E non sono in pericolo di vita. La terza persona che si trovava a bordo della moto, invece, si è allontanata facendo perdere le proprie tracce ed è al momento ricercata dalla polizia municipale. Dalle prime ricostruzioni, non sarebbe stato il minorenne a guidare la moto nella sua folle corsa terminata contro la Panda. Gli abitanti della zona si sono svegliati di soprassalto a causa del tremendo boato provocato dall’impatto e un residente ha girato un video che riprende i momenti dei soccorsi.
Il legittimo proprietario della moto, una Bmw, avvertito nella notte dalla polizia municipale, ha raccontato di aver parcheggiato il mezzo in via degli Alfani, poco prima delle 22, e ha assicurato che era in possesso di entrambi i mazzi di chiavi del mezzo. Ma i ladri sarebbero riusciti a farlo partire lo stesso, probabilmente staccando e ricollegando i fili sotto il cruscotto.
Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intende costituirsi parte civile nel futuro processo: «Siamo sgomenti per l’accaduto, esprimiamo vicinanza alla famiglia della vittima per questa grave perdita», ha detto Nardella. «In giunta abbiamo parlato anche di questo tragico incidente e deciso che, in attesa di ulteriori elementi e di chiarire l’esatta ricostruzione, il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo contro i responsabili dell’incidente mortale. Questa è una ferita enorme per tutta la città».
«Il dolore arriva a vampate ed è incredibile», ha detto al Corriere Fiorentino, Letizia Brogioni, la sorella di Lorenzo. «La sua è una morte ingiusta». Già ingiusta. Perché avvenuta per mano di una banda di ladri tunisini a bordo di una moto rubata, mentre percorrevano una strada ad alta velocità e per giunta contromano.
Anche perché Lorenzo amava la vita. La filosofia. I libri. Molti lo ricordano col suo furgone pieno zeppo di volumi. «Faceva questo lavoro con molta passione, credeva nei valori della cultura. Chi, come noi, si occupa di vendere libri, fa davvero un lavoro molto diverso. Il nostro non è un mestiere, ma una passione: noi pensiamo che la cultura possa cambiare le persone e migliorarle», ha raccontato Pietro - anche lui venditore ambulante di libri - sempre alla stampa locale. Anche Lorenzo, che sfogliava libri dalla mattina alla sera, credeva che la cultura potesse cambiare le persone. Ogni giorno si svegliava e scriveva un nuovo capitolo della sua vita. Una banda di delinquenti ha scritto la parola fine.
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A Roma un trentaduenne è gravissimo dopo essere stato ferito alla gola. Lo straniero, che aveva già minacciato i passeggeri di un bus, ha cercato di vendere delle rose all’uomo e poi ha estratto il coltello. Quando è stato arrestato, aveva ancora l’arma insanguinata.Firenze: tre tunisini in fuga dopo il furto di una moto piombano su un automobilista, uccidendolo.Lo speciale contiene due articoli.«Prendete una rosa!». I due giovani italiani declinano. Il ventinovenne marocchino insiste: «Comprate una rosa!». Poi la lama, il sangue, l’ospedale. Roma, via Michele di Lando, dintorni di piazza Bologna. Non certo un quartiere malfamato, piuttosto borghese e universitario. Zona di movida, tra l’altro. I ragazzi, difatti, sono davanti a un bar.È l’una di notte. Chiacchierano serenamente. Arriva lui: un clandestino senza fissa dimora. Aveva già minacciato i passeggeri di un autobus. Poi, dopo essere sceso in piazzale delle Provincie, vaga fino a raggiungere quel bar. Felpa bianca con il cappuccio alzato: in mano una rosa gialla, in tasca un coltello. Si avvicina ai ragazzi. Il primo approccio va a vuoto. I due non comprano il fiore. Il marocchino comincia a blaterare, fingendo di chiedere informazioni: «Dov’è la stazione Termini?». È uno di quegli incontri molesti che possono ormai capitare a chiunque, soprattutto nelle grandi città.I ragazzi capiscono. Tentano inutilmente di liberarsi dal fastidioso avventore. Si allontanano. Ma il fiorista per caso tira fuori la lama e accoltella uno dei due alla gola. Il trentaduenne è in un lago di sangue. «Sto morendo» mormora prima di accasciarsi. L’altro prova a inseguire l’aggressore che, però, s’è già dileguato. Carica allora l’amico ferito sull’auto e lo porta al pronto soccorso dell’Umberto I. Dopo due operazioni, è ricoverato in prognosi riservata. Rischia la vita. Le sue condizioni restano disperate.La fuga del clandestino dura poco. Viene fermato nei paraggi, dai poliziotti delle volanti. Ha ancora il coltello sporco di sangue. Gli agenti lo disarmano e lo immobilizzano. Adesso è in carcere a Regina Coeli, accusato di tentato omicidio. Al momento si escludono collegamenti con il terrorismo islamico, anche se rimane oscuro il motivo dell’accoltellamento. Se non la delinquenza straniera, quella che sostanzia il dilagante senso di insicurezza, tracimata nella follia criminale.Il marocchino con la tuta bianca è uno dei tantissimi clandestini denunciati o arrestati in Italia. Solo nel 2022, dettaglia l’ultimo report del Viminale, sono stati 124.771: il 15,4% del totale, italiani e stranieri compresi. I numeri, a differenza delle acute discettazioni buoniste, sono difficili da distorcere. E dunque: gli irregolari nel nostro Paese, secondo stime concordi, sono mezzo milione. E quelli che hanno compiuto reati quasi 125.000. Conclusione: un clandestino su quattro delinque. Più in generale: nonostante siano appena l’1% della popolazione, la loro incidenza sul totale dei reati è del 15,5%, che sale al 21,7% al Nord.Lo scorso giugno la Direzione centrale della polizia criminale ha presentato un rapporto dal titolo eloquente: «Delittuosità straniera in Italia». Nel 2022, rivela, sono stati segnalati 277.171 stranieri: ovvero il 34,1% dei denunciati e arrestati, che al Nord salgono al 43,9. Una sostanziosa crescita, rispetto al 2021, di quasi due punti percentuali. Tra gli stranieri, a sua volta, il peso criminale degli irregolari è del 45%, che nelle Regioni settentrionali sfiora la metà. Va ancora peggio per alcuni reati: quelli che possono capitare nella vita quotidiana e minano la sicurezza degli abitanti, appunto. Come i furti: il 45,5% degli autori sono stranieri. Il dato si aggrava per le rapine: oltre il 47%, con il 57% di clandestini. Aumentano anche nello spaccio di stupefacenti: 38,8%, con gli irregolari che sfiorano il 64%. E le violenze sessuali: oltre il 43% dei denunciati non è italiano. Il rapporto del Viminale, quindi, conclude: «I dati confermano la sensazione di un’incidenza significativa degli autori stranieri nell’ambito dei presunti autori noti di delitti, con percentuali sempre superiori al 30% a fronte di una popolazione straniera residente pari a circa l’8,5% del totale». E tutti i dati, aggiunge lo studio del Dipartimento di sicurezza, «sono saliti dai 2 ai 4 punti percentuali nel biennio».Numeri del Viminale alla mano, l’emergenza diventa allarme. Ieri, il marocchino con la tuta bianca. Da mesi, però, le cronache sono piene di scelleratezze criminali. Rovereto, agosto 2023: un nigeriano uccide la sessantunenne Iris Setti, dopo aver tentato di violentarla. È un quarantenne senza fissa dimora, con una lista di precedenti interminabile: danneggiamenti, lesioni, spaccio. Roma, un mese dopo: un marocchino senza permesso di soggiorno e con precedenti per rapina, accoltella a morte l’infermiera Rossella Nappini, colpevole di voler chiudere la loro relazione. Negli stessi giorni, a Foggia: un altro marocchino, espulso ma ancora in Italia, assassina la tabaccaia Francesca Marasco. Milano, due settimane più tardi: un tunisino senza permesso di soggiorno ammazza sui Navigli Yuri Urizio, un cameriere comasco. Strangolato per sette minuti. Senza nessun motivo. Come il ragazzo adesso in fin di vita nella capitale. Quasi sgozzato per aver rifiutato una rosa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/reati-stranieri-italia-2666019991.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tunisini-rubano-una-moto-a-firenze-nella-fuga-uccidono-un-automobilista" data-post-id="2666019991" data-published-at="1697709026" data-use-pagination="False"> Tunisini rubano una moto a Firenze. Nella fuga uccidono un automobilista Vendeva libri usati ai mercatini. Quei libri dalle pagine molto vissute, ingiallite, strappate, a volte unte. Ma la sua vita si è interrotta a metà strada quando, sul suo percorso, ha incrociato la folle corsa di una banda di tunisini a bordo di una moto rubata. Lorenzo Brogioni, 43 anni, stava rientrando a casa lunedì notte. Era a bordo della sua Fiat Panda quando, a Firenze, è stato travolto da una moto che procedeva contromano a velocità folle. A bordo del motoveicolo c’erano addirittura tre persone. L’impatto tra i mezzi è stato così forte e così tremendo che la Panda su cui viaggiava Lorenzo è finita sul marciapiede opposto, ribaltandosi. Lorenzo Brogioni è rimasto imprigionato tra le lamiere. Nel giro di pochio momenti sono arrivati i sanitari del 118, la polizia municipale fiorentina e i vigili del fuoco. Ma ormai per Lorenzo, l’uomo che amava i libri dalle mille vite, non c’era più niente da fare. I vigili del fuoco, per estrarre il corpo dell’uomo dall’abitacolo, hanno dovuto utilizzare i cuscini di sollevamento. E, una volta raggiunto il corpo, hanno potuto solo costatarne il decesso. Lorenzo è stato adagiato sull’asfalto, coperto da una trapunta termica. I ladri, invece, sono stati trasportati all’ospedale Careggi: uno in codice rosso, il secondo complice, invece, in codice giallo. Sono entrambi tunisini. Uno è minorenne. E non sono in pericolo di vita. La terza persona che si trovava a bordo della moto, invece, si è allontanata facendo perdere le proprie tracce ed è al momento ricercata dalla polizia municipale. Dalle prime ricostruzioni, non sarebbe stato il minorenne a guidare la moto nella sua folle corsa terminata contro la Panda. Gli abitanti della zona si sono svegliati di soprassalto a causa del tremendo boato provocato dall’impatto e un residente ha girato un video che riprende i momenti dei soccorsi. Il legittimo proprietario della moto, una Bmw, avvertito nella notte dalla polizia municipale, ha raccontato di aver parcheggiato il mezzo in via degli Alfani, poco prima delle 22, e ha assicurato che era in possesso di entrambi i mazzi di chiavi del mezzo. Ma i ladri sarebbero riusciti a farlo partire lo stesso, probabilmente staccando e ricollegando i fili sotto il cruscotto. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intende costituirsi parte civile nel futuro processo: «Siamo sgomenti per l’accaduto, esprimiamo vicinanza alla famiglia della vittima per questa grave perdita», ha detto Nardella. «In giunta abbiamo parlato anche di questo tragico incidente e deciso che, in attesa di ulteriori elementi e di chiarire l’esatta ricostruzione, il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo contro i responsabili dell’incidente mortale. Questa è una ferita enorme per tutta la città». «Il dolore arriva a vampate ed è incredibile», ha detto al Corriere Fiorentino, Letizia Brogioni, la sorella di Lorenzo. «La sua è una morte ingiusta». Già ingiusta. Perché avvenuta per mano di una banda di ladri tunisini a bordo di una moto rubata, mentre percorrevano una strada ad alta velocità e per giunta contromano. Anche perché Lorenzo amava la vita. La filosofia. I libri. Molti lo ricordano col suo furgone pieno zeppo di volumi. «Faceva questo lavoro con molta passione, credeva nei valori della cultura. Chi, come noi, si occupa di vendere libri, fa davvero un lavoro molto diverso. Il nostro non è un mestiere, ma una passione: noi pensiamo che la cultura possa cambiare le persone e migliorarle», ha raccontato Pietro - anche lui venditore ambulante di libri - sempre alla stampa locale. Anche Lorenzo, che sfogliava libri dalla mattina alla sera, credeva che la cultura potesse cambiare le persone. Ogni giorno si svegliava e scriveva un nuovo capitolo della sua vita. Una banda di delinquenti ha scritto la parola fine.
Nel riquadro: Franco Gattinoni, presidente Fto (Ansa)
Franco Gattinoni, presidente del Fto, la Federazione del Turismo organizzato lancia l’allarme. «Abbiamo fatto presente al governo le problematiche degli esercizi, siamo stati ascoltati con attenzione ma ora alle parole dovrebbero seguire i fatti. Il settore non può essere lasciato da solo».
Avete una stima delle disdette?
«Un paio di settimane fa si è manifestato un rallentamento delle prenotazioni del 20% rispetto alla media stagionale poi salito al 30% e ora nella settimana di Pasqua c’è stato un lieve miglioramento ma siamo sempre al 20% in meno dello standard di questo periodo. Considerate che prima della guerra in Iran, le agenzie turistiche facevano un +6-7% di prenotazioni. Stiamo risentendo del calo delle prenotazioni americane che sono quelle più importanti per il comparto».
C’è chi dice che ci sarà una maggiore scoperta dell’Italia, come avvenuto subito dopo il lockdown, cosa ne pensa?
«È una stupidaggine colossale. Vorrei sapere su quali basi un turista dovrebbe pensare che l’Italia, pur essendo vicino all’area di guerra, dovrebbe essere più sicura di altre mete. Perché dovrebbe venire qui da noi invece che andare in Spagna, o in Brasile o in Giappone. Se poi si ritiene di poter salvare la stagione estiva solo con le presenze italiane si commette un altro errore. Se un connazionale rinuncia al viaggio oltre confine per paura di rimanere bloccato in un aeroporto e decide allora per una meta italiana, non risolve il problema del settore. Il turista che occupa gli alberghi di lusso del nostro Paese, che spende cifre importanti per fare shopping, mangiare e divertirsi, non è certo quello italiano. Se dovesse venire a mancare questo flusso di stranieri, o ridursi in modo consistente, per il turismo sarebbe una stangata».
Rischio chiusure?
«Non siamo ancora a questa emergenza ma ci stiamo avvicinando, perché ogni giorno che passa la situazione si aggrava e sembra senza via d’uscita e la stagione estiva, con l’anticipo delle belle temperature, è già iniziata. Le agenzie di viaggio non hanno un’alta profittabilità, non possono ammortizzare lunghi periodi di cali nelle prenotazioni. Siamo usciti dal Covid con le casse vuote ed è stato durissimo rimetterci in movimento. Poi abbiamo avuto due anni buoni, il movimento turistico è ripreso in modo importante, con numeri anche superiori alle previsioni e pensavamo di essere usciti definitivamente dal tunnel. Questa doccia gelata non ci voleva. Se le prenotazioni crollano, i costi fissi continuano a correre».
Quindi?
«Non possiamo lasciare i dipendenti a casa o non pagare gli affitti dei locali. Poi c’è il tema che la crisi avvantaggia gli operatori digitali che possono sopportare le cancellazioni perché non hanno gli oneri di un esercizio fisico e pagano le tasse all’estero anche extra Ue. Basta vedere quello che è successo con l’e-commerce, con Amazon, che hanno distrutto il commercio tradizionale provocando la chiusura di tanti piccoli esercizi commerciali di prossimità. Le agenzie di viaggio rischiano di fare la stessa fine. Non c’è tempo da perdere. Per questo abbiamo chiesto al governo un sostegno».
Che tipo di aiuti avete chiesto?
«Sarebbe necessario un supporto soprattutto per le piccole e medie imprese, magari solo per affrontare l’emergenza del momento. Il problema però è che non c’è velocità decisionale da parte del governo. Con il Covid gli aiuti sono arrivati un paio di anni dopo la pandemia e nel frattempo le agenzie hanno dovuto far fronte con soldi propri alla crisi. Per far fronte a questa ennesima situazione critica della quale non si intravede un’uscita in tempi brevi, sarebbe necessaria una qualsiasi forma di defiscalizzazione o un intervento sui contributi per i dipendenti. Si fa un gran parlare del valore strategico del turismo che rappresenta il 13% del Pil ma poi al momento di dare un supporto al settore di perde tempo».
Che tempi prevede?
«Le agenzie di viaggio hanno già raschiato il fondo del barile e con un altro mese di incertezza e di calo delle prenotazioni, rischiano il collasso. O di consegnare il comparto a operatori stranieri. L’abitudine dei governi è di curare il malato quando è morto. Ora la situazione è brutta ma non drammatica, continuano ad arrivare le prenotazioni anche se inferiori alla media stagionale. Ma se i voli dovessero subire un drastico ridimensionamento, allora sarebbe un guaio. Perdere l’estate significa perdere un periodo decisivo per ogni agenzia di viaggi. Non si può pensare di poter contare solo sul turismo interno. I grandi alberghi della Costa Smeralda hanno una clientela internazionale. Il ricco italiano che passa le vacanze in Sardegna, ha di solito una propria abitazione, non va nell’hotel cinque stelle lusso. Senza gli americani non andiamo da nessuna parte. Abbiamo già dovuto rinunciare ai russi, a causa della guerra. Sono questi i flussi che fanno business».
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Christian Raimo (Imagoeconomica)
La premessa, in stile lotta di classe d’antan, si lega alle difficoltà economiche di una fascia di popolazione che una volta veniva definita classe media e che oggi fatica a tirare avanti. «Metà o più dei miei amici, quarantenni, cinquantenni», annota il prof, «cerca casa o lavoro o un lavoro in più con cui provare ad arrivare a fine mese. Nei giorni di Pasqua e di bilanci la ferita è più evidente. È una classe media o ormai ex-media, tutti più o meno laureati e dottorati, molti insegnano, ma da quest’anno non stanno in piedi».
Il post, da oltre 2.000 reazioni, è diventato subito uno sfogatoio da follower. Nei 300 commenti c’è chi auspica iper tassazioni per le case sfitte, chi sente di vivere nel «Quarto mondo», chi sostiene l’occupazione illegale. E chi sente di saperne un po’ in più e blatera «sul monopolio unilaterale dell’offerta». Ovviamente ispirato dal ragionamento di Raimo, che trasuda uno slang da sindacalismo rosso degli anni Sessanta, in cui il proprietario trasloca per lasciare il posto al padrone: «Chi vive in affitto», scrive Raimo, «è in piena angoscia. Sa che nel 2027 o nel 2028 il padrone di casa di sicuro non rinnoverà l’affitto, gliel’ha già detto o fatto capire». Per dare consistenza al disagio, il prof, usando qualche passaggio in romanesco, cita un episodio concreto: «Oggi chiacchieravo con un mio collega, 50 anni, separato e single, senza figli, a cui il padrone di casa ha aumentato l’affitto ancora, altrimenti “se te non la voi la casa la do ai bengalesi, ai filippini” gli ha detto, “quelli je faccio scucire 2.000 euro per 35 metri quadrati, ce stanno due famije co i fiji”».
È il passaggio in cui il disagio, nella narrazione di Raimo, prende forma. Ma con un paradosso: in un racconto che nasce all’interno di una sensibilità progressista, la figura dell’immigrato diventa una leva retorica per una minaccia implicita. Il «padrone» evoca gli stranieri per alzare il prezzo, Raimo li usa per rafforzare la narrazione sull’ingiustizia. Ma il risultato non cambia: restano uno strumento. Finché non si arriva al cuore del post: «Mentre mi raccontava questo obbrobrio io ho pensato alla ricina». La potente tossina che si estrae dai semi della pianta del ricino e che viene usata come veleno (tornata alla ribalta dopo l’apertura, nei giorni scorsi, di un’inchiesta a Campobasso su un presunto duplice avvelenamento di una mamma e di sua figlia). A questo punto il professore mette da parte l’analisi sociale e, prendendo la china da sceneggiatore thriller, scrive: «L’odio che mi viene per i proprietari di molte case che sfruttano, per pura speculazione, la presunta mancanza di case mi fa immaginare trame per polizieschi in cui uno dopo l’altro una serie di padroni di case, gestori di Airbnb, gestori di fondi immobiliari vengono avvelenati a morte senza che si capisca se c’è un disegno comune o un serial killer ispirato da sentimenti di ghiaccio, dopo che sua madre è stata sfrattata a 87 anni per metterci un b&b nel suo vecchio appartamento («Trama clamorosa! L’avrei tenuta nascosta per non farmi rubare l’idea», gli scrive tra i commenti un follower, ndr)». Altro che politiche pubbliche. Raimo, a questo punto del suo racconto, si è completamente lasciato alle spalle le elucubrazioni da antagonista sociale per avventurarsi in uno scenario crime che ricorda gli attacchi all’antrace del 2001 negli Stati Uniti. Poi, certo, alla fine arriva la retromarcia. «Fuori dalla vendetta romanzesca», scrive il prof piegando il racconto verso la polemica, «ci vorrebbero almeno delle politiche serie dell’abitare contro questa violenza di massa». La scena madre, però, è già andata in onda: il professore che, davanti al caro affitti, pensa alla ricina. Quasi a completare il Salis pensiero sulla proprietà privata. Perché la traiettoria l’aveva tracciata proprio l’eurodeputata con la quale Raimo ha condiviso la campagna delle europee con Avs. Ilaria Salis, icona degli occupatori abusivi di abitazioni, che sui rapporti di proprietà ha costruito la sua identità politica anche a colpi di emendamenti al Parlamento europeo, ritiene infatti che non sia possibile perseguire le occupazioni abusive contro «i proprietari con molteplici patrimoni residenziali». La casa è il terreno di conflitto e il proprietario una figura da contrastare. Il post di Raimo, dopo essersi collocato esattamente sullo stesso piano, però, introduce uno scenario in cui il nemico «padrone» viene eliminato. Neppure l’ultrà finita nei guai in Ungheria con la Banda del martello era riuscita a spingersi così tanto.
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Daniele Dell'Orco racconta il Libano come un fronte dimenticato ma ancora in fiamme: bombardamenti continui, un Paese diviso tra Hezbollah e oppositori, e comunità civili, soprattutto cristiane, strette tra due fuochi. Una guerra che dura da decenni e che oggi rischia di degenerare ulteriormente.