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2023-10-19
Sgozzato da un marocchino, è in fin di vita
«Prendete una rosa!». I due giovani italiani declinano. Il ventinovenne marocchino insiste: «Comprate una rosa!». Poi la lama, il sangue, l’ospedale. Roma, via Michele di Lando, dintorni di piazza Bologna. Non certo un quartiere malfamato, piuttosto borghese e universitario. Zona di movida, tra l’altro. I ragazzi, difatti, sono davanti a un bar.
È l’una di notte. Chiacchierano serenamente. Arriva lui: un clandestino senza fissa dimora. Aveva già minacciato i passeggeri di un autobus. Poi, dopo essere sceso in piazzale delle Provincie, vaga fino a raggiungere quel bar. Felpa bianca con il cappuccio alzato: in mano una rosa gialla, in tasca un coltello. Si avvicina ai ragazzi. Il primo approccio va a vuoto. I due non comprano il fiore. Il marocchino comincia a blaterare, fingendo di chiedere informazioni: «Dov’è la stazione Termini?». È uno di quegli incontri molesti che possono ormai capitare a chiunque, soprattutto nelle grandi città.
I ragazzi capiscono. Tentano inutilmente di liberarsi dal fastidioso avventore. Si allontanano. Ma il fiorista per caso tira fuori la lama e accoltella uno dei due alla gola. Il trentaduenne è in un lago di sangue. «Sto morendo» mormora prima di accasciarsi. L’altro prova a inseguire l’aggressore che, però, s’è già dileguato. Carica allora l’amico ferito sull’auto e lo porta al pronto soccorso dell’Umberto I. Dopo due operazioni, è ricoverato in prognosi riservata. Rischia la vita. Le sue condizioni restano disperate.
La fuga del clandestino dura poco. Viene fermato nei paraggi, dai poliziotti delle volanti. Ha ancora il coltello sporco di sangue. Gli agenti lo disarmano e lo immobilizzano. Adesso è in carcere a Regina Coeli, accusato di tentato omicidio. Al momento si escludono collegamenti con il terrorismo islamico, anche se rimane oscuro il motivo dell’accoltellamento. Se non la delinquenza straniera, quella che sostanzia il dilagante senso di insicurezza, tracimata nella follia criminale.
Il marocchino con la tuta bianca è uno dei tantissimi clandestini denunciati o arrestati in Italia. Solo nel 2022, dettaglia l’ultimo report del Viminale, sono stati 124.771: il 15,4% del totale, italiani e stranieri compresi. I numeri, a differenza delle acute discettazioni buoniste, sono difficili da distorcere. E dunque: gli irregolari nel nostro Paese, secondo stime concordi, sono mezzo milione. E quelli che hanno compiuto reati quasi 125.000. Conclusione: un clandestino su quattro delinque. Più in generale: nonostante siano appena l’1% della popolazione, la loro incidenza sul totale dei reati è del 15,5%, che sale al 21,7% al Nord.
Lo scorso giugno la Direzione centrale della polizia criminale ha presentato un rapporto dal titolo eloquente: «Delittuosità straniera in Italia». Nel 2022, rivela, sono stati segnalati 277.171 stranieri: ovvero il 34,1% dei denunciati e arrestati, che al Nord salgono al 43,9. Una sostanziosa crescita, rispetto al 2021, di quasi due punti percentuali. Tra gli stranieri, a sua volta, il peso criminale degli irregolari è del 45%, che nelle Regioni settentrionali sfiora la metà. Va ancora peggio per alcuni reati: quelli che possono capitare nella vita quotidiana e minano la sicurezza degli abitanti, appunto. Come i furti: il 45,5% degli autori sono stranieri. Il dato si aggrava per le rapine: oltre il 47%, con il 57% di clandestini. Aumentano anche nello spaccio di stupefacenti: 38,8%, con gli irregolari che sfiorano il 64%. E le violenze sessuali: oltre il 43% dei denunciati non è italiano. Il rapporto del Viminale, quindi, conclude: «I dati confermano la sensazione di un’incidenza significativa degli autori stranieri nell’ambito dei presunti autori noti di delitti, con percentuali sempre superiori al 30% a fronte di una popolazione straniera residente pari a circa l’8,5% del totale». E tutti i dati, aggiunge lo studio del Dipartimento di sicurezza, «sono saliti dai 2 ai 4 punti percentuali nel biennio».
Numeri del Viminale alla mano, l’emergenza diventa allarme. Ieri, il marocchino con la tuta bianca. Da mesi, però, le cronache sono piene di scelleratezze criminali. Rovereto, agosto 2023: un nigeriano uccide la sessantunenne Iris Setti, dopo aver tentato di violentarla. È un quarantenne senza fissa dimora, con una lista di precedenti interminabile: danneggiamenti, lesioni, spaccio. Roma, un mese dopo: un marocchino senza permesso di soggiorno e con precedenti per rapina, accoltella a morte l’infermiera Rossella Nappini, colpevole di voler chiudere la loro relazione. Negli stessi giorni, a Foggia: un altro marocchino, espulso ma ancora in Italia, assassina la tabaccaia Francesca Marasco. Milano, due settimane più tardi: un tunisino senza permesso di soggiorno ammazza sui Navigli Yuri Urizio, un cameriere comasco. Strangolato per sette minuti. Senza nessun motivo. Come il ragazzo adesso in fin di vita nella capitale. Quasi sgozzato per aver rifiutato una rosa.
Tunisini rubano una moto a Firenze. Nella fuga uccidono un automobilista
Vendeva libri usati ai mercatini. Quei libri dalle pagine molto vissute, ingiallite, strappate, a volte unte. Ma la sua vita si è interrotta a metà strada quando, sul suo percorso, ha incrociato la folle corsa di una banda di tunisini a bordo di una moto rubata.
Lorenzo Brogioni, 43 anni, stava rientrando a casa lunedì notte. Era a bordo della sua Fiat Panda quando, a Firenze, è stato travolto da una moto che procedeva contromano a velocità folle. A bordo del motoveicolo c’erano addirittura tre persone. L’impatto tra i mezzi è stato così forte e così tremendo che la Panda su cui viaggiava Lorenzo è finita sul marciapiede opposto, ribaltandosi. Lorenzo Brogioni è rimasto imprigionato tra le lamiere. Nel giro di pochio momenti sono arrivati i sanitari del 118, la polizia municipale fiorentina e i vigili del fuoco. Ma ormai per Lorenzo, l’uomo che amava i libri dalle mille vite, non c’era più niente da fare.
I vigili del fuoco, per estrarre il corpo dell’uomo dall’abitacolo, hanno dovuto utilizzare i cuscini di sollevamento. E, una volta raggiunto il corpo, hanno potuto solo costatarne il decesso. Lorenzo è stato adagiato sull’asfalto, coperto da una trapunta termica. I ladri, invece, sono stati trasportati all’ospedale Careggi: uno in codice rosso, il secondo complice, invece, in codice giallo. Sono entrambi tunisini. Uno è minorenne. E non sono in pericolo di vita. La terza persona che si trovava a bordo della moto, invece, si è allontanata facendo perdere le proprie tracce ed è al momento ricercata dalla polizia municipale. Dalle prime ricostruzioni, non sarebbe stato il minorenne a guidare la moto nella sua folle corsa terminata contro la Panda. Gli abitanti della zona si sono svegliati di soprassalto a causa del tremendo boato provocato dall’impatto e un residente ha girato un video che riprende i momenti dei soccorsi.
Il legittimo proprietario della moto, una Bmw, avvertito nella notte dalla polizia municipale, ha raccontato di aver parcheggiato il mezzo in via degli Alfani, poco prima delle 22, e ha assicurato che era in possesso di entrambi i mazzi di chiavi del mezzo. Ma i ladri sarebbero riusciti a farlo partire lo stesso, probabilmente staccando e ricollegando i fili sotto il cruscotto.
Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intende costituirsi parte civile nel futuro processo: «Siamo sgomenti per l’accaduto, esprimiamo vicinanza alla famiglia della vittima per questa grave perdita», ha detto Nardella. «In giunta abbiamo parlato anche di questo tragico incidente e deciso che, in attesa di ulteriori elementi e di chiarire l’esatta ricostruzione, il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo contro i responsabili dell’incidente mortale. Questa è una ferita enorme per tutta la città».
«Il dolore arriva a vampate ed è incredibile», ha detto al Corriere Fiorentino, Letizia Brogioni, la sorella di Lorenzo. «La sua è una morte ingiusta». Già ingiusta. Perché avvenuta per mano di una banda di ladri tunisini a bordo di una moto rubata, mentre percorrevano una strada ad alta velocità e per giunta contromano.
Anche perché Lorenzo amava la vita. La filosofia. I libri. Molti lo ricordano col suo furgone pieno zeppo di volumi. «Faceva questo lavoro con molta passione, credeva nei valori della cultura. Chi, come noi, si occupa di vendere libri, fa davvero un lavoro molto diverso. Il nostro non è un mestiere, ma una passione: noi pensiamo che la cultura possa cambiare le persone e migliorarle», ha raccontato Pietro - anche lui venditore ambulante di libri - sempre alla stampa locale. Anche Lorenzo, che sfogliava libri dalla mattina alla sera, credeva che la cultura potesse cambiare le persone. Ogni giorno si svegliava e scriveva un nuovo capitolo della sua vita. Una banda di delinquenti ha scritto la parola fine.
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A Roma un trentaduenne è gravissimo dopo essere stato ferito alla gola. Lo straniero, che aveva già minacciato i passeggeri di un bus, ha cercato di vendere delle rose all’uomo e poi ha estratto il coltello. Quando è stato arrestato, aveva ancora l’arma insanguinata.Firenze: tre tunisini in fuga dopo il furto di una moto piombano su un automobilista, uccidendolo.Lo speciale contiene due articoli.«Prendete una rosa!». I due giovani italiani declinano. Il ventinovenne marocchino insiste: «Comprate una rosa!». Poi la lama, il sangue, l’ospedale. Roma, via Michele di Lando, dintorni di piazza Bologna. Non certo un quartiere malfamato, piuttosto borghese e universitario. Zona di movida, tra l’altro. I ragazzi, difatti, sono davanti a un bar.È l’una di notte. Chiacchierano serenamente. Arriva lui: un clandestino senza fissa dimora. Aveva già minacciato i passeggeri di un autobus. Poi, dopo essere sceso in piazzale delle Provincie, vaga fino a raggiungere quel bar. Felpa bianca con il cappuccio alzato: in mano una rosa gialla, in tasca un coltello. Si avvicina ai ragazzi. Il primo approccio va a vuoto. I due non comprano il fiore. Il marocchino comincia a blaterare, fingendo di chiedere informazioni: «Dov’è la stazione Termini?». È uno di quegli incontri molesti che possono ormai capitare a chiunque, soprattutto nelle grandi città.I ragazzi capiscono. Tentano inutilmente di liberarsi dal fastidioso avventore. Si allontanano. Ma il fiorista per caso tira fuori la lama e accoltella uno dei due alla gola. Il trentaduenne è in un lago di sangue. «Sto morendo» mormora prima di accasciarsi. L’altro prova a inseguire l’aggressore che, però, s’è già dileguato. Carica allora l’amico ferito sull’auto e lo porta al pronto soccorso dell’Umberto I. Dopo due operazioni, è ricoverato in prognosi riservata. Rischia la vita. Le sue condizioni restano disperate.La fuga del clandestino dura poco. Viene fermato nei paraggi, dai poliziotti delle volanti. Ha ancora il coltello sporco di sangue. Gli agenti lo disarmano e lo immobilizzano. Adesso è in carcere a Regina Coeli, accusato di tentato omicidio. Al momento si escludono collegamenti con il terrorismo islamico, anche se rimane oscuro il motivo dell’accoltellamento. Se non la delinquenza straniera, quella che sostanzia il dilagante senso di insicurezza, tracimata nella follia criminale.Il marocchino con la tuta bianca è uno dei tantissimi clandestini denunciati o arrestati in Italia. Solo nel 2022, dettaglia l’ultimo report del Viminale, sono stati 124.771: il 15,4% del totale, italiani e stranieri compresi. I numeri, a differenza delle acute discettazioni buoniste, sono difficili da distorcere. E dunque: gli irregolari nel nostro Paese, secondo stime concordi, sono mezzo milione. E quelli che hanno compiuto reati quasi 125.000. Conclusione: un clandestino su quattro delinque. Più in generale: nonostante siano appena l’1% della popolazione, la loro incidenza sul totale dei reati è del 15,5%, che sale al 21,7% al Nord.Lo scorso giugno la Direzione centrale della polizia criminale ha presentato un rapporto dal titolo eloquente: «Delittuosità straniera in Italia». Nel 2022, rivela, sono stati segnalati 277.171 stranieri: ovvero il 34,1% dei denunciati e arrestati, che al Nord salgono al 43,9. Una sostanziosa crescita, rispetto al 2021, di quasi due punti percentuali. Tra gli stranieri, a sua volta, il peso criminale degli irregolari è del 45%, che nelle Regioni settentrionali sfiora la metà. Va ancora peggio per alcuni reati: quelli che possono capitare nella vita quotidiana e minano la sicurezza degli abitanti, appunto. Come i furti: il 45,5% degli autori sono stranieri. Il dato si aggrava per le rapine: oltre il 47%, con il 57% di clandestini. Aumentano anche nello spaccio di stupefacenti: 38,8%, con gli irregolari che sfiorano il 64%. E le violenze sessuali: oltre il 43% dei denunciati non è italiano. Il rapporto del Viminale, quindi, conclude: «I dati confermano la sensazione di un’incidenza significativa degli autori stranieri nell’ambito dei presunti autori noti di delitti, con percentuali sempre superiori al 30% a fronte di una popolazione straniera residente pari a circa l’8,5% del totale». E tutti i dati, aggiunge lo studio del Dipartimento di sicurezza, «sono saliti dai 2 ai 4 punti percentuali nel biennio».Numeri del Viminale alla mano, l’emergenza diventa allarme. Ieri, il marocchino con la tuta bianca. Da mesi, però, le cronache sono piene di scelleratezze criminali. Rovereto, agosto 2023: un nigeriano uccide la sessantunenne Iris Setti, dopo aver tentato di violentarla. È un quarantenne senza fissa dimora, con una lista di precedenti interminabile: danneggiamenti, lesioni, spaccio. Roma, un mese dopo: un marocchino senza permesso di soggiorno e con precedenti per rapina, accoltella a morte l’infermiera Rossella Nappini, colpevole di voler chiudere la loro relazione. Negli stessi giorni, a Foggia: un altro marocchino, espulso ma ancora in Italia, assassina la tabaccaia Francesca Marasco. Milano, due settimane più tardi: un tunisino senza permesso di soggiorno ammazza sui Navigli Yuri Urizio, un cameriere comasco. Strangolato per sette minuti. Senza nessun motivo. Come il ragazzo adesso in fin di vita nella capitale. 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A bordo del motoveicolo c’erano addirittura tre persone. L’impatto tra i mezzi è stato così forte e così tremendo che la Panda su cui viaggiava Lorenzo è finita sul marciapiede opposto, ribaltandosi. Lorenzo Brogioni è rimasto imprigionato tra le lamiere. Nel giro di pochio momenti sono arrivati i sanitari del 118, la polizia municipale fiorentina e i vigili del fuoco. Ma ormai per Lorenzo, l’uomo che amava i libri dalle mille vite, non c’era più niente da fare. I vigili del fuoco, per estrarre il corpo dell’uomo dall’abitacolo, hanno dovuto utilizzare i cuscini di sollevamento. E, una volta raggiunto il corpo, hanno potuto solo costatarne il decesso. Lorenzo è stato adagiato sull’asfalto, coperto da una trapunta termica. I ladri, invece, sono stati trasportati all’ospedale Careggi: uno in codice rosso, il secondo complice, invece, in codice giallo. Sono entrambi tunisini. Uno è minorenne. E non sono in pericolo di vita. La terza persona che si trovava a bordo della moto, invece, si è allontanata facendo perdere le proprie tracce ed è al momento ricercata dalla polizia municipale. Dalle prime ricostruzioni, non sarebbe stato il minorenne a guidare la moto nella sua folle corsa terminata contro la Panda. Gli abitanti della zona si sono svegliati di soprassalto a causa del tremendo boato provocato dall’impatto e un residente ha girato un video che riprende i momenti dei soccorsi. Il legittimo proprietario della moto, una Bmw, avvertito nella notte dalla polizia municipale, ha raccontato di aver parcheggiato il mezzo in via degli Alfani, poco prima delle 22, e ha assicurato che era in possesso di entrambi i mazzi di chiavi del mezzo. Ma i ladri sarebbero riusciti a farlo partire lo stesso, probabilmente staccando e ricollegando i fili sotto il cruscotto. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intende costituirsi parte civile nel futuro processo: «Siamo sgomenti per l’accaduto, esprimiamo vicinanza alla famiglia della vittima per questa grave perdita», ha detto Nardella. «In giunta abbiamo parlato anche di questo tragico incidente e deciso che, in attesa di ulteriori elementi e di chiarire l’esatta ricostruzione, il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo contro i responsabili dell’incidente mortale. Questa è una ferita enorme per tutta la città». «Il dolore arriva a vampate ed è incredibile», ha detto al Corriere Fiorentino, Letizia Brogioni, la sorella di Lorenzo. «La sua è una morte ingiusta». Già ingiusta. Perché avvenuta per mano di una banda di ladri tunisini a bordo di una moto rubata, mentre percorrevano una strada ad alta velocità e per giunta contromano. Anche perché Lorenzo amava la vita. La filosofia. I libri. Molti lo ricordano col suo furgone pieno zeppo di volumi. «Faceva questo lavoro con molta passione, credeva nei valori della cultura. Chi, come noi, si occupa di vendere libri, fa davvero un lavoro molto diverso. Il nostro non è un mestiere, ma una passione: noi pensiamo che la cultura possa cambiare le persone e migliorarle», ha raccontato Pietro - anche lui venditore ambulante di libri - sempre alla stampa locale. Anche Lorenzo, che sfogliava libri dalla mattina alla sera, credeva che la cultura potesse cambiare le persone. Ogni giorno si svegliava e scriveva un nuovo capitolo della sua vita. Una banda di delinquenti ha scritto la parola fine.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
La raccolta firme per il no, promossa da un gruppo di 15 cittadini e appoggiata dalle opposizioni, ha quasi raggiunto le 200.000 sottoscrizioni in soli 12 giorni. Ne servono 500.000 per completarla. Il governo, per evitare polemiche, ha valutato di lasciare il tempo che la raccolta si concluda. La scadenza è fissata al 30 gennaio. Se le 500.000 firme dell’obiettivo non arriveranno, tutto come prima. Se saranno raggiunte, si vedrà cosa può cambiare.
Nelle scorse settimane si era ipotizzata un’accelerazione del governo Meloni sulle date. Nordio ha smentito che il governo volesse accorciare i tempi per ridurre la campagna referendaria: «Semmai è il contrario», ha commentato, dicendo che «più informiamo gli elettori su contenuto e importanza di questa riforma, più li porteremo alle urne, con risultati positivi». Il messaggio da far passare, dice Nordio, è che «la riforma non stravolge la Costituzione» né tanto meno «è punitiva». Al contrario, chi sostiene il no è convinto che proprio chiarendo ai cittadini i contenuti della riforma, li si possa spingere a votare per bocciarla.
L’appuntamento con il voto, che in ogni caso sarà su due giorni, includendo anche il lunedì, avrebbe potuto essere già fissato con il consiglio dei ministri che si è svolto a fine anno, ma una decisione definitiva non è arrivata. Il Cdm del 17 gennaio sarà quello decisivo.
Ed è muro contro muro. Il governo sceglie di procedere nell’interpretazione «stretta» della norma, secondo cui la data va fissata entro sessanta giorni dall’ordinanza con cui la Cassazione ha ammesso le richieste referendarie presentate dai parlamentari (il 18 novembre scorso). «Ci muoviamo nei limiti previsti dalla legge», sottolineano fonti di governo. Di tutt’altro avviso i 15 cittadini che hanno avviato la raccolta firme. «Qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa sulla raccolta firme», spiega il portavoce del comitato, Carlo Guglielmi, «sarebbe un atto in violazione della Costituzione. E come tale lo impugneremo in ogni sede». Il «Comitato dei 15» è pronto a presentare ricorso al Tar e alla Consulta.
Si va allo scontro. La battaglia legale è pronta e si basa su una prassi costituzionalmente orientata secondo la quale, la data del referendum può essere fissata solo al termine dei 90 giorni dati ai cittadini per raccogliere le firme dopo la pubblicazione della legge costituzionale in Gazzetta ufficiale. In questo caso, il 30 gennaio.
A questo punto entra in gioco anche il Colle. Nessuna opposizione da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla firma del decreto di indizione, solo dubbi sulla tempistica e possibili impugnazioni. Dopo la decisione presa nell’ultimo consiglio dei ministri di non forzare sulla data del primo marzo, è lo stesso Nordio a tornare sulla scelta. «Il Quirinale», spiega il guardasigilli, «è sempre il nostro interlocutore più autorevole, soprattutto quando si tratta di argomenti così delicati. Ma in questo caso le nostre considerazioni sono state motivate dalla novità dell’iniziativa di raccolta delle firme». Iniziativa - sottolinea il ministro - «superflua», perché, «il quesito non si può cambiare: è un sì o un no alla riforma, senza possibilità di modifiche. E poiché era stato chiesto proprio da noi, e la Cassazione l’aveva dichiarato ammissibile, non se ne vedeva la ragione».
Ciò fa montare la protesta delle opposizioni. I partiti di Matteo Renzi e Carlo Calenda, Iv e Azione, spaccano lo schieramento e sono favorevoli alla separazione delle carriere, mentre il leader M5s, Giuseppe Conte, nel video di fine anno raccomanda di «dire assolutamente no a questo scempio» e rivolgendosi a Nordio aggiunge: «Nessuna iniziativa di partecipazione dal basso è “superflua” o inutile. Specie quando è su provvedimenti dannosi». Condanna per le parole di Nordio anche dalla responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani: «L’esercizio democratico della raccolta delle firme è per il ministro poco più che un fastidio e la fissazione della data del referendum sembra ormai un fatto più personale che politico e tale da giustificare anche il mancato rispetto delle regole». E come loro abitudine pensano già a una bella piazzata il 10 gennaio.
Il sì è talmente avvantaggiato, per i sondaggi, da consigliare al centrodestra di accorciare i tempi. Per l’opposizione, invece, più tempo vuol dire più possibilità di recupero, forse anche per far eleggere il Csm con il vecchio sistema correntizio che il sorteggio vorrebbe stroncare.
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