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2021-08-19
Profughi, il rebus Ue. Solo la nostra sinistra vuole le porte aperte
(Marcus Yam / Los Angeles Times/Getty Images)
È un duro commento del Wall Street Journal a squarciare il velo dell'ipocrisia: «L'Amministrazione Biden preferirebbe che nessuno se ne accorgesse, ma l'evacuazione da Kabul […] ha ancora una lunga strada da percorrere». Infatti, all'aeroporto della capitale, ci sono ancora caos, scontri e sparatorie: e di nuovo secondo il Wsj, i Talebani starebbero anche bloccando alcune delle strade d'accesso, mentre il britannico Guardian riporta notizie su frustate e pestaggi contro donne e bambini sempre per impedire l'arrivo all'aeroporto. Anche la cronista della Cnn Clarissa Ward, sul posto, conferma: i Talebani sparano per disperdere la folla. Né può tuttora essere escluso il rischio che qualcuno resti ostaggio a Kabul: il che renderebbe il disastro simile alla crisi degli ostaggi in Iran che affossò la presidenza di Jimmy Carter, più ancora che alla già ampiamente citata sconfitta Usa in Vietnam. Eppure, come se il problema dell'evacuazione fosse risolto, la sinistra italiana già si lancia in proclami di accoglienza. Come La Verità ha scritto da subito, qui siamo davanti a profughi veri, e dunque meritevoli di ogni aiuto. Ma occorrerebbe procedere con cautela: sia per il rischio di infiltrazioni terroristiche (ammesso dagli stessi Luciana Lamorgese e Mario Draghi) sia perché l'Italia, su tutt'altro versante, deve fare i conti, da gennaio a oggi, già con 35.000 migranti sbarcati sulle nostre coste. Dunque, sarebbe il caso di sollecitare gli altri Paesi Ue a fare la loro parte e a incalzare anche i paesi islamici geograficamente più vicini all'Afghanistan. Ma torniamo all'aeroporto di Kabul, dove la situazione resta pesantissima. Solo per citare gli americani, risultano evacuate appena 1100 persone, mentre un numero compreso tra 10 e 15.000 statunitensi sarebbe ancora in Afghanistan. E poi, oltre a tutti gli altri occidentali, ci sono migliaia di afghani che si accalcano sia per partire sia per la concreta paura di essere identificati dai Talebani come amici delle missioni Nato. Risultato? Nel caos (secondo un portavoce del ministero degli Esteri tedesco, solo ieri ci sarebbero stati 17 feriti), molti aerei partono vuoti: un aereo australiano che poteva ospitare più di 120 passeggeri ne ha caricati appena 26, mentre un aereo olandese è partito vuoto. Quanto all'Italia, un C130 è partito per Fiumicino con 85 persone a bordo, mentre sono attesi altri due voli con 150 persone. Ammesso che l'evacuazione aerea riesca (il console italiano Tommaso Claudi ha riferito di «aver assistito a scene drammatiche»), scatta la seconda questione: quella dell'esodo biblico dei profughi via terra. Fare stime è impossibile: ma è improbabile che i numeri siano inferiori al milione di persone. Secondo un sondaggio realizzato in Germania, oltre il 62% dei tedeschi teme un'ondata come quella che fu generata a suo tempo dalla guerra in Siria: in quel 62% ci sono i tre quarti degli elettori Cdu-Csu, non certo un buon viatico per il voto politico di settembre. In Uk, intanto, si è avuto ieri un teso dibattito a Westminster (mentre in Italia bisognerà inspiegabilmente attendere fino al 24 agosto e solo per assistere a un'audizione del governo in Commissione). Occhio a come verranno riferite in Italia le notizie da Londra: è vero che il piano di Boris Johnson prevede l'accoglienza fino a 20.000 profughi, ma - si badi bene - nel lungo termine. Per quest'anno la disponibilità britannica è ad accogliere non più di 5.000 persone. Sarà bene che ne prendano nota Pd e M5S, che sembrano dimenticare come da gennaio ad oggi sulle nostre coste sia già sbarcato un numero di persone 7 volte superiore. Nella sua intervista dell'altra sera al Tg1, Mario Draghi è rimasto sul vago, accennando a un colloquio con Angela Merkel per «iniziare a tratteggiare le linee fondamentali della cooperazione a livello europeo». Dopo di che Draghi non si è nascosto il tema della sicurezza («Dovremo prevenire infiltrazioni terroristiche»). Tutto consiglierebbe massima cautela. E invece, guidato da Enrico Letta, il Pd sembra soprattutto preoccupato di polemizzare con Matteo Salvini, che ieri ha ribadito: «Corridoi umanitari per donne e bambini in pericolo, certamente sì. Porte aperte per migliaia di uomini tra cui potenziali terroristi, assolutamente no». Già l'altro ieri si era mosso il grosso dei sindaci dem, nell'Anci, a cui si erano aggiunte dichiarazioni di Giuseppe Sala e della grillina Virginia Raggi, immediatamente mobilitati per accogliere prim'ancora che il quadro sia minimamente chiarito. E ieri Letta ha insistito, tra propaganda e retorica: «Raccolta fondi per le ong che rimangono a Kabul, iniziative per l'accoglienza dei rifugiati, gemellaggi, mobilitazione a sostegno delle donne afghane». E l'Ue? Dopo la scenografica videoriunione convocata l'altro ieri da Josep Borrell (con la partecipazione di Luigi Di Maio, reduce dalle spiagge pugliesi), l'Europa resta ferma al minimo sindacale: voli coordinati per l'evacuazione, più un vaghissimo impegno al «dialogo» con i Talebani sui profughi. Ma allo stato non si hanno notizia delle due cose decisive: né di trattative con i Paesi islamici prossimi all'Afghanistan affinché ospitino i migranti evitando che tutto il peso ricada sui 27 dell'Ue (per quanto ieri la commissaria Ylva Johansson abbia riconosciuto il problema: «Non dobbiamo aspettare che le persone arrivino alle frontiere esterne dell'Ue, dovremmo lavorare a stretto contatto con i paesi della regione»), né dell'eventuale blocco dei finanziamenti europei (1,2 miliardi di euro!) stanziati per Kabul per il quadriennio 2021-2025. Daremo pure soldi al regime (che tra l'altro non ne ha alcun bisogno) con la dicitura «aiuti allo sviluppo»?
Senza radici cristiane franano i valori della civiltà
Un proverbio arabo ammonisce: «Quando devi dire la verità, tieni pronto un cavallo e preparati a scappare». Perché la verità, quasi sempre, è scomoda, fa male e brucia, e per questo è intollerabile per la menzogna, che da sempre la fa da padrona nel mondo del «politicamente corretto». In questi giorni viviamo il dramma afgano, l'enormità di quella sofferenza non può lasciarci indifferenti e, in certo qual modo, tutti ci sentiamo almeno un po' colpevoli. Uomini, donne e bambini trattati come bestie, anzi - soprattutto per il nostro mondo occidentale, votato alla religione animalista - trattati peggio di qualsiasi altra creatura vivente. Vite che non contano nulla, vittime di barbare ideologie e criminali figuri che la real politik ipocritamente condanna, mentre concretamente sostiene, finanzia, foraggia con soldi e armi. Ascoltando le tante dichiarazioni che si susseguono in queste ore, ho però sentito affermazioni che poco hanno a che fare con il coraggio della verità, di quella verità storica che a nessuno è lecito manipolare a piacimento, adattandola al proprio pensiero. Riferendosi al dramma della violazione dei diritti umani e in particolare della condizione femminile, abbiamo sentito tutti dire che si prospetta un «ritorno al medioevo», che siamo stati capaci di occupare un territorio ma non di educare un popolo ai valori dell'Occidente, che abbiamo perso la battaglia dei valori umani, ancora prima che quella militare. Ma è proprio questa la verità? O si tratta semplicemente di una copertura, tanto superficiale quanto utile, per nascondere il vero problema: quei principi e valori, di cui tanto ci vantiamo come fossero prodotti della modernità - dignità assoluta e rispetto di ogni persona, difesa e rispetto della vita, soprattutto se debole e indifesa, uguaglianza di valore per tutte le persone, pari dignità uomo e donna, condanna di ogni violenza, frode e menzogna - questi valori sono il portato sociale di una rivoluzione dei cuori e delle menti che si chiama Cristianesimo. Duemila anni fa, quando la schiavitù imperava; quando uccidere un servo della gleba aveva lo stesso valore che schiacciare uno scarafaggio; quando la società era rigidamente stratificata fra chi possedeva diritti e chi godeva dell'unico «diritto» di essere sfruttato, venne un Uomo che proclamò un'assurdità inconcepibile: la dignità dell'Imperatore era assolutamente identica a quella dell'ultimo schiavo accecato nelle miniere di zolfo della Sicilia. È il Cristianesimo che ha fecondato l'Occidente e il mondo intero. La radice di tutti i valori umani e di tutti i diritti umani ad essi connessi è inequivocabilmente cresciuta nella terra fertile della rivelazione cristiana. Ma accade che oggi abbiamo rinnegato quasi tutto e, soprattutto, abbiamo rinnegato il fondamento che sostiene tutti questi principi e valori. Abbiamo rinnegato Cristo e stiamo cadendo nell'abisso della disperazione nichilista. Non esiste una Verità, ognuno è padrone di costruirsi una «sua» verità; la vita è come una patente a punti, più sei disabile, debole, inefficiente meno vali e così uccidiamo con il «diritto all'aborto» e all'eutanasia; l'autodeterminazione è il nuovo dogma che cancella ogni altro principio, fino all'assurdo di cancellare la propria identità sessuale. L'intero fardello dei nostri diritti umani è diventato uno stagno di acqua putrida, dal momento che abbiamo chiuso la sorgente di acqua viva che lo alimenta. Diceva Pascal che per valutare bene un vestito devi appenderlo a un chiodo: se strappi il chiodo, quell'abito accartocciato cadrà nella polvere e nessuno lo vorrà comprare. Come possiamo convincere ed educare altri, se in pratica noi per primi non ci crediamo? Come essere credibili in Afghanistan mentre s'intessono amichevoli rapporti cultural-economici con Stati come l'Arabia Saudita, lo Yemen, la Cina (l'elenco purtroppo è lungo) dove quei diritti che dichiariamo di difendere sono violati quotidianamente, alla luce del sole? Con l'apostasia del Cristianesimo - rinnegato addirittura sul piano storico, estromettendolo dalla stessa Costituzione europea - ci siamo scavati la fossa sotto i piedi: se non è vero che la vita è inviolabile sempre e che ogni persona ha pari dignità, uomo e donna che sia, perché mai un talebano non avrebbe il diritto di uccidere un infedele o di annullare le donne nel burka? Se il riferimento ad una Verità oggettiva che sta fuori dell'uomo, che si è resa conoscibile all'uomo attraverso un Uomo che l'ha rivelata e che lo guida al ben agire è negata, diventando l'uomo stesso fonte ed autore della verità, possiamo e dobbiamo aspettarci ogni tipo di annichilimento dell'umano. Come disse Benedetto XVI, la «dittatura del relativismo» sta portando l'uomo sul ciglio del baratro dell'abisso… ora salto rapidamente in sella perché il «politicamente corretto» inizierà a sparare!
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Enrico Letta rilancia l'accoglienza no limits e le raccolte fondi pro Ong. Ma l'Italia è stremata dall'arrivo in otto mesi di 35.000 migranti. Agli occhi del resto del mondo, l'Europa non è più credibile perché ha barattato la sua storia con il relativismo etico e il nichilismo. Lo speciale contiene due articoli. È un duro commento del Wall Street Journal a squarciare il velo dell'ipocrisia: «L'Amministrazione Biden preferirebbe che nessuno se ne accorgesse, ma l'evacuazione da Kabul […] ha ancora una lunga strada da percorrere». Infatti, all'aeroporto della capitale, ci sono ancora caos, scontri e sparatorie: e di nuovo secondo il Wsj, i Talebani starebbero anche bloccando alcune delle strade d'accesso, mentre il britannico Guardian riporta notizie su frustate e pestaggi contro donne e bambini sempre per impedire l'arrivo all'aeroporto. Anche la cronista della Cnn Clarissa Ward, sul posto, conferma: i Talebani sparano per disperdere la folla. Né può tuttora essere escluso il rischio che qualcuno resti ostaggio a Kabul: il che renderebbe il disastro simile alla crisi degli ostaggi in Iran che affossò la presidenza di Jimmy Carter, più ancora che alla già ampiamente citata sconfitta Usa in Vietnam. Eppure, come se il problema dell'evacuazione fosse risolto, la sinistra italiana già si lancia in proclami di accoglienza. Come La Verità ha scritto da subito, qui siamo davanti a profughi veri, e dunque meritevoli di ogni aiuto. Ma occorrerebbe procedere con cautela: sia per il rischio di infiltrazioni terroristiche (ammesso dagli stessi Luciana Lamorgese e Mario Draghi) sia perché l'Italia, su tutt'altro versante, deve fare i conti, da gennaio a oggi, già con 35.000 migranti sbarcati sulle nostre coste. Dunque, sarebbe il caso di sollecitare gli altri Paesi Ue a fare la loro parte e a incalzare anche i paesi islamici geograficamente più vicini all'Afghanistan. Ma torniamo all'aeroporto di Kabul, dove la situazione resta pesantissima. Solo per citare gli americani, risultano evacuate appena 1100 persone, mentre un numero compreso tra 10 e 15.000 statunitensi sarebbe ancora in Afghanistan. E poi, oltre a tutti gli altri occidentali, ci sono migliaia di afghani che si accalcano sia per partire sia per la concreta paura di essere identificati dai Talebani come amici delle missioni Nato. Risultato? Nel caos (secondo un portavoce del ministero degli Esteri tedesco, solo ieri ci sarebbero stati 17 feriti), molti aerei partono vuoti: un aereo australiano che poteva ospitare più di 120 passeggeri ne ha caricati appena 26, mentre un aereo olandese è partito vuoto. Quanto all'Italia, un C130 è partito per Fiumicino con 85 persone a bordo, mentre sono attesi altri due voli con 150 persone. Ammesso che l'evacuazione aerea riesca (il console italiano Tommaso Claudi ha riferito di «aver assistito a scene drammatiche»), scatta la seconda questione: quella dell'esodo biblico dei profughi via terra. Fare stime è impossibile: ma è improbabile che i numeri siano inferiori al milione di persone. Secondo un sondaggio realizzato in Germania, oltre il 62% dei tedeschi teme un'ondata come quella che fu generata a suo tempo dalla guerra in Siria: in quel 62% ci sono i tre quarti degli elettori Cdu-Csu, non certo un buon viatico per il voto politico di settembre. In Uk, intanto, si è avuto ieri un teso dibattito a Westminster (mentre in Italia bisognerà inspiegabilmente attendere fino al 24 agosto e solo per assistere a un'audizione del governo in Commissione). Occhio a come verranno riferite in Italia le notizie da Londra: è vero che il piano di Boris Johnson prevede l'accoglienza fino a 20.000 profughi, ma - si badi bene - nel lungo termine. Per quest'anno la disponibilità britannica è ad accogliere non più di 5.000 persone. Sarà bene che ne prendano nota Pd e M5S, che sembrano dimenticare come da gennaio ad oggi sulle nostre coste sia già sbarcato un numero di persone 7 volte superiore. Nella sua intervista dell'altra sera al Tg1, Mario Draghi è rimasto sul vago, accennando a un colloquio con Angela Merkel per «iniziare a tratteggiare le linee fondamentali della cooperazione a livello europeo». Dopo di che Draghi non si è nascosto il tema della sicurezza («Dovremo prevenire infiltrazioni terroristiche»). Tutto consiglierebbe massima cautela. E invece, guidato da Enrico Letta, il Pd sembra soprattutto preoccupato di polemizzare con Matteo Salvini, che ieri ha ribadito: «Corridoi umanitari per donne e bambini in pericolo, certamente sì. Porte aperte per migliaia di uomini tra cui potenziali terroristi, assolutamente no». Già l'altro ieri si era mosso il grosso dei sindaci dem, nell'Anci, a cui si erano aggiunte dichiarazioni di Giuseppe Sala e della grillina Virginia Raggi, immediatamente mobilitati per accogliere prim'ancora che il quadro sia minimamente chiarito. E ieri Letta ha insistito, tra propaganda e retorica: «Raccolta fondi per le ong che rimangono a Kabul, iniziative per l'accoglienza dei rifugiati, gemellaggi, mobilitazione a sostegno delle donne afghane». E l'Ue? Dopo la scenografica videoriunione convocata l'altro ieri da Josep Borrell (con la partecipazione di Luigi Di Maio, reduce dalle spiagge pugliesi), l'Europa resta ferma al minimo sindacale: voli coordinati per l'evacuazione, più un vaghissimo impegno al «dialogo» con i Talebani sui profughi. Ma allo stato non si hanno notizia delle due cose decisive: né di trattative con i Paesi islamici prossimi all'Afghanistan affinché ospitino i migranti evitando che tutto il peso ricada sui 27 dell'Ue (per quanto ieri la commissaria Ylva Johansson abbia riconosciuto il problema: «Non dobbiamo aspettare che le persone arrivino alle frontiere esterne dell'Ue, dovremmo lavorare a stretto contatto con i paesi della regione»), né dell'eventuale blocco dei finanziamenti europei (1,2 miliardi di euro!) stanziati per Kabul per il quadriennio 2021-2025. Daremo pure soldi al regime (che tra l'altro non ne ha alcun bisogno) con la dicitura «aiuti allo sviluppo»? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/profughi-il-rebus-ue-solo-la-nostra-sinistra-vuole-le-porte-aperte-2654711682.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="senza-radici-cristiane-franano-i-valori-della-civilta" data-post-id="2654711682" data-published-at="1629314993" data-use-pagination="False"> Senza radici cristiane franano i valori della civiltà Un proverbio arabo ammonisce: «Quando devi dire la verità, tieni pronto un cavallo e preparati a scappare». Perché la verità, quasi sempre, è scomoda, fa male e brucia, e per questo è intollerabile per la menzogna, che da sempre la fa da padrona nel mondo del «politicamente corretto». In questi giorni viviamo il dramma afgano, l'enormità di quella sofferenza non può lasciarci indifferenti e, in certo qual modo, tutti ci sentiamo almeno un po' colpevoli. Uomini, donne e bambini trattati come bestie, anzi - soprattutto per il nostro mondo occidentale, votato alla religione animalista - trattati peggio di qualsiasi altra creatura vivente. Vite che non contano nulla, vittime di barbare ideologie e criminali figuri che la real politik ipocritamente condanna, mentre concretamente sostiene, finanzia, foraggia con soldi e armi. Ascoltando le tante dichiarazioni che si susseguono in queste ore, ho però sentito affermazioni che poco hanno a che fare con il coraggio della verità, di quella verità storica che a nessuno è lecito manipolare a piacimento, adattandola al proprio pensiero. Riferendosi al dramma della violazione dei diritti umani e in particolare della condizione femminile, abbiamo sentito tutti dire che si prospetta un «ritorno al medioevo», che siamo stati capaci di occupare un territorio ma non di educare un popolo ai valori dell'Occidente, che abbiamo perso la battaglia dei valori umani, ancora prima che quella militare. Ma è proprio questa la verità? O si tratta semplicemente di una copertura, tanto superficiale quanto utile, per nascondere il vero problema: quei principi e valori, di cui tanto ci vantiamo come fossero prodotti della modernità - dignità assoluta e rispetto di ogni persona, difesa e rispetto della vita, soprattutto se debole e indifesa, uguaglianza di valore per tutte le persone, pari dignità uomo e donna, condanna di ogni violenza, frode e menzogna - questi valori sono il portato sociale di una rivoluzione dei cuori e delle menti che si chiama Cristianesimo. Duemila anni fa, quando la schiavitù imperava; quando uccidere un servo della gleba aveva lo stesso valore che schiacciare uno scarafaggio; quando la società era rigidamente stratificata fra chi possedeva diritti e chi godeva dell'unico «diritto» di essere sfruttato, venne un Uomo che proclamò un'assurdità inconcepibile: la dignità dell'Imperatore era assolutamente identica a quella dell'ultimo schiavo accecato nelle miniere di zolfo della Sicilia. È il Cristianesimo che ha fecondato l'Occidente e il mondo intero. La radice di tutti i valori umani e di tutti i diritti umani ad essi connessi è inequivocabilmente cresciuta nella terra fertile della rivelazione cristiana. Ma accade che oggi abbiamo rinnegato quasi tutto e, soprattutto, abbiamo rinnegato il fondamento che sostiene tutti questi principi e valori. Abbiamo rinnegato Cristo e stiamo cadendo nell'abisso della disperazione nichilista. Non esiste una Verità, ognuno è padrone di costruirsi una «sua» verità; la vita è come una patente a punti, più sei disabile, debole, inefficiente meno vali e così uccidiamo con il «diritto all'aborto» e all'eutanasia; l'autodeterminazione è il nuovo dogma che cancella ogni altro principio, fino all'assurdo di cancellare la propria identità sessuale. L'intero fardello dei nostri diritti umani è diventato uno stagno di acqua putrida, dal momento che abbiamo chiuso la sorgente di acqua viva che lo alimenta. Diceva Pascal che per valutare bene un vestito devi appenderlo a un chiodo: se strappi il chiodo, quell'abito accartocciato cadrà nella polvere e nessuno lo vorrà comprare. Come possiamo convincere ed educare altri, se in pratica noi per primi non ci crediamo? Come essere credibili in Afghanistan mentre s'intessono amichevoli rapporti cultural-economici con Stati come l'Arabia Saudita, lo Yemen, la Cina (l'elenco purtroppo è lungo) dove quei diritti che dichiariamo di difendere sono violati quotidianamente, alla luce del sole? Con l'apostasia del Cristianesimo - rinnegato addirittura sul piano storico, estromettendolo dalla stessa Costituzione europea - ci siamo scavati la fossa sotto i piedi: se non è vero che la vita è inviolabile sempre e che ogni persona ha pari dignità, uomo e donna che sia, perché mai un talebano non avrebbe il diritto di uccidere un infedele o di annullare le donne nel burka? Se il riferimento ad una Verità oggettiva che sta fuori dell'uomo, che si è resa conoscibile all'uomo attraverso un Uomo che l'ha rivelata e che lo guida al ben agire è negata, diventando l'uomo stesso fonte ed autore della verità, possiamo e dobbiamo aspettarci ogni tipo di annichilimento dell'umano. Come disse Benedetto XVI, la «dittatura del relativismo» sta portando l'uomo sul ciglio del baratro dell'abisso… ora salto rapidamente in sella perché il «politicamente corretto» inizierà a sparare!
Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.
Jerome Powell (Ansa)
Trump affila i coltelli, Powell indossa l’elmetto. I mercati decidono che non è il caso di aspettare. In poche ore argento, platino e oro riscrivono i massimi storici, il dollaro scivola e Wall Street si guarda allo specchio temendo che la festa possa degenerare.
Il detonatore è un fatto senza precedenti. Jerome Powell, il banchiere centrale più potente del mondo, rompe ogni protocollo e si presenta in video. Non per annunciare un taglio dei tassi ma per comunicare che è sotto indagine penale. Roba da tribunali, non da conferenze stampa ovattate. La Procura vuole vederci chiaro sulla ristrutturazione della storica sede della Federal Reserve a Washington: un progetto partito nel 2022 e lievitato fino a circa 2,5 miliardi di dollari, con almeno 600 milioni in più rispetto al budget. Una cifra che, anche per gli standard americani, fa sobbalzare. Che materiali hanno usato e quanti operai hanno impiegato per spendere tanto? E il costo record dei ponteggi?
L’accusa formale è tecnica: Powell avrebbe mentito o omesso dettagli nella testimonianza resa lo scorso giugno davanti alla Commissione bancaria del Senato. Il problema non è l’edilizia. È la politica monetaria.
Powell lo dice senza giri di parole. Definisce l’indagine «un’azione senza precedenti» e la inserisce in un contesto di «minacce e pressioni continue» da parte della Casa Bianca. Insomma una ritorsione. Il peccato di Powell, nella sua ricostruzione è quello di aver fissato i tassi di interesse sulla base dei dati macroeconomici - inflazione, occupazione - invece che sulle preferenze del presidente.
Trump, naturalmente, nega tutto. «Non ne so nulla», dice a Nbc News. Ma la smentita dura il tempo di un respiro. Subito dopo riparte l’attacco: Powell «non è molto bravo alla Fed e non è molto bravo a costruire edifici». Tradotto: se i tassi fossero più bassi, nessuno parlerebbe dei muri della Fed.
I mercati non aspettano le Procure. Reagiscono. L’oro vola oltre 4.600 dollari l’oncia, chiudendo intorno 4.620. L’argento schizza a 86 dollari, con rialzi giornalieri da capogiro. Il platino sfiora i 2.400 dollari, il palladio si avvicina ai 2.000. È la corsa ai beni rifugio nella sua forma più pura, quasi didattica. Il dollaro, invece, paga il conto. Inverte la rotta della settimana precedente e perde terreno contro l’euro. I Treasury a 10 anni salgono al 4,2%, i trentennali al 4,86%. Segnali chiari di tensione. Segnali che raccontano una cosa sola: la fiducia non è infinita. E quando viene messa in discussione la credibilità della banca centrale americana, il mondo intero prende appunti. In Europa si fa finta di niente, come spesso accade quando il problema è grande. Milano e Parigi restano immobili, Londra avanza di un timido +0,16%, Francoforte sale dello 0,57% trainata dai titoli della difesa - perché in tempi di guerra, vera o metaforica, qualcuno guadagna sempre. Wall Street galleggia appena sopra la parità, con l’aria di chi spera che sia solo un brutto sogno. Ma non lo è. Perché qui non siamo più alle schermaglie verbali, ai tweet, ai soprannomi irridenti. Qui siamo allo scontro istituzionale. E se è vero che il capo dellla Fed non può sentirsi al di sopra della legge è altrettanto vero che l’atmosfera intorno alla banca centrale Usa si è fatta incandescente. Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale e possibile successore di Powell, butta benzina sul fuoco parlando di un edificio «enormemente più costoso di qualsiasi altro nella storia di Washington». Un messaggio neanche troppo cifrato.
Il mandato di Powell scade a maggio. Da qui ad allora i mercati resteranno nervosi. Perché nessuno sa dove porterà questa escalation. Se l’indagine andrà avanti. Se il precedente diventerà prassi. Se, domani, ogni decisione sui tassi dovrà passare al vaglio della politica. È questo lo spettro che spaventa gli investitori molto più di un bilancio fuori controllo.
La guerra nucleare dei mercati, insomma, è già iniziata. Non fa rumore, non lascia crateri visibili, ma brucia fiducia, erode certezze e spinge capitali a nascondersi sotto terra, in lingotti luccicanti. E come in ogni guerra, c’è una sola verità: quando saltano i tabù, nessuno può dirsi al sicuro. Nemmeno la Federal Reserve.
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Ecco #DimmiLaVerità del 13 gennaio 2026. Il grande esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti ci rivela i retroscena delle strategie di Usa, Russia e Cina.
(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia durante il dibattito sulla Pac (Politica agricola comune) all'Eurocamera di Strasburgo.