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Prezzi, il falco Issing contro la Bce: «L’inflazione è anche colpa sua»

Prezzi, il falco Issing contro la Bce: «L’inflazione è anche colpa sua»

Otmar Issing critica la politica monetaria della Bance centrale europea

L’inflazione sale a livelli mai visti da quarant’anni e la Germania freme. Mettendo pressione sulla Banca centrale europea, chiamata presto a prendere decisioni difficili su tassi di interesse e politica di acquisto delle obbligazioni pubbliche. Ieri sul Financial Times ha preso la parola un “grande vecchio” della politica monetaria tedesca. Sul quotidiano finanziario britannico l’ex capo economista ed ex influentissimo membro del consiglio della Banca centrale europea Otmar Issing ha criticato la politica monetaria dell’istituto di Francoforte, reo di aver esagerato nell’acquisto di titoli di Stato sottovalutando il pericolo inflazionistico che ora si trova a dover affrontare.

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Davanti al blocco di Hormuz l’Iran tiene duro e taglia la sua produzione di petrolio
Un soldato iraniano passa davanti a un enorme cartellone pubblicitario anti-americano che fa riferimento al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e allo Stretto di Hormuz in piazza Valiasr a Teheran (Ansa)
Teheran: «La guerra può riprendere». Pechino: «Ignoreremo le sanzioni americane». Trump rifiuta le proposte nemiche sul nucleare: «Finito con loro, mi prendo Cuba».

La crisi tra Stati Uniti e Iran continua a muoversi su un equilibrio sempre più instabile, sospeso tra tentativi di riavviare i negoziati e segnali concreti di una possibile escalation militare. Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico globale e terreno di confronto diretto tra Washington e Teheran, da cui transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.

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I capi di Askatasuna: «La polizia non ci picchia: dobbiamo provocarla noi»
Un gruppo di autonomisti che si era staccato dalla marcia del Primo maggio a Torino ha tentato di forzare il cordone di polizia davanti all'ex edificio Askatasuna occupato in Corso Regina Margherita (Ansa)
Nelle intercettazioni la cinica strategia del centro sociale torinese: «L’ultima delle idee degli agenti è darci una manganellata, perché poi li licenziano, dobbiamo muoverci noi. Basta filmare qualcuno che ci colpisce. Se ci sgomberano ci torna solo in tasca».

«Non hai capito che non vogliono fare un cazzo? Siamo noi che dobbiamo fare... siamo noi... non sono loro... l’ultima delle idee loro è darci una manganellata hai capito?».

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Ossessione Mussolini, ode a Re Sergio. Il Primo maggio è un rito spompato
Piero Pelù (Ansa)
Il Concertone ormai è una parodia di sé stesso: antifascismo un tanto al chilo, Che Guevara e baci omosex. Nessuno ha colto l’occasione per una domandina a Mattarella sulla grazia alla «terza M»: Nicole Minetti.

«Questa è una festa, dobbiamo ballare». Filippo Uttinacci detto Fulminacci avrebbe pure ragione ma con quella desinenza sospetta da Farinacci non se lo fila nessuno. Per due motivi: al rave da Rsa del 1º maggio la musica è un optional (sennò un vecchio arnese come Piero Pelù verrebbe utilizzato per accordare le chitarre), in più il cantautore romano non ha colto il tema dominante del Concertone, un originale e sfavillante Benito Mussolini. Ottantuno anni dopo il duce rimane l’unico collante, eterna ossessione della sinistra gruppettara riunita a san Giovanni in Laterano per contare le rughe e sentirsi ripetere vecchi slogan di un mondo fake tutto suo.

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