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Il femminismo di oggi è intollerante e feroce

Il femminismo di oggi è intollerante e feroce
Lucetta Scaraffia (Ansa)
In questo clima di violenza a cui la sinistra si ispira, le studiose Concia e Scaraffia scrivono un libro ostile al pensiero dominante. Nel paradosso woke, il movimento, nato per difendere i diritti delle donne finisce per teorizzare la scomparsa delle medesime.


A uno sguardo superficiale, viene da pensare che il bilancio non sia positivo, anzi. Le lotte femministe per la dignità e l’eguaglianza tramontano nei patetici casi delle attiviste da social pronte a ribadire luoghi comuni in video salvo poi dedicarsi a offendere e minacciare a telecamere spente. Si spengono, queste lotte antiche, nella sottomissione all’ideologia trans, con riviste patinate che sbattono in copertina maschi biologici appellandoli «donne dell’anno». Il femminismo sembra divenuto una caricatura, nella migliore delle ipotesi, o una forma di intolleranza particolarmente violenta nella peggiore. Ecco perché sul tema era necessaria una riflessione profonda come quella portata avanti nel volume Quel che resta del femminismo, curato per Liberilibri da Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia. È un libro ostile alla corrente e al pensiero dominante, che scardina i concetti preconfezionati e procede tetragono, armato del coraggio della verità. Che cosa resta, oggi, delle lotte femministe?

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Anche la Lega in pressing: «Quadro Covid inquietante, Conte venga a spiegare»
Giuseppe Conte (Ansa)
Le parlamentari del Carroccio, Simona Loizzo e Tilde Minasi: «Schiaffo ai cittadini, bisogna fare luce». Il leader M5s: «Pronto a essere audito». Ma resta lo scoglio tecnico.

A Giuseppe Conte piace parlare di tutto, di tutti e in ogni luogo. Non si sottrae mai a un dibattito pubblico o a un invito in tv per diffondere la sua propaganda. Ma una cosa gli va indigesta: il caso delle mascherine Covid non idonee.

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Mai dire Blackout | Giù il petrolio, su il termometro.

Hormuz riapre e il petrolio cala, ma restano tensioni nell’OPEC. Reti elettriche sotto stress, carbone cinese e crisi Volkswagen.

Arcuri: «Pronto a dire tutto sulla gestione del Covid»
Domenico Arcuri (Ansa)
L’ex capo di Invitalia alla «Verità»: «Sono amico di Giuseppe Conte, ci vediamo... L’ultima volta il 18 giugno a casa mia. Chiedo da mesi di essere audito in Commissione, se non lo fanno parlo a voi». Fdi e Lega: Giuseppi non scappi.

In una delle piazze più suggestive di Roma, in mezzo alle vestigia della Città eterna, si trova la prestigiosa dimora di Domenico Arcuri. Un appartamento degno degli importanti ruoli che il sessantaduenne ex commissario Covid ha ricoperto nella sua fortunata carriera di manager pubblico. Il 18 giugno una fonte della Verità stava sorseggiando un aperitivo proprio sotto all’elegante immobile. Alle 19:54 ha visto rientrare il padrone di casa e lo ha subito riconosciuto.

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Sempre meno gay fanno le unioni civili. Ennesimo «diritto» che non vuole nessuno
Gay pride a Milano (Ansa)
I numeri confermano il crollo delle richieste. Ma Elly Schlein a Milano difende gli Lgbtq. Infischiandosene di lavoro, sanità, energia...

Ci sono voluti trent’anni per approvare la legge sulle unioni civili. Prima i Pacs, poi i Dico, quindi DiDoRe, infine la legge Cirinnà. Discussioni, battaglie, cortei per le vie delle principali città. Alla fine, il 20 maggio del 2016 ci fu la promulgazione da parte del presidente della Repubblica e il 5 giugno dello stesso anno l’entrata in vigore delle nuove norme. Ne valeva la pena? Probabilmente, per chi ha così ottenuto di regolare davanti alla legge la propria unione, sì. Ma valeva la pena di un così grande impegno politico per un risultato minimo?

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