La Cina punta il ponte sullo stretto. Salvini interviene: solo aziende Ue
Chiusura dopo l’interesse di Cccc. Pechino è già attiva su Taranto e i porti italiani.

«Mi fa piacere che ci sia interesse di molti soggetti di tutto il mondo ma il consorzio c’è e non penso che verranno modificati i confini. Quelli a cui fu assegnata la gara europea sono quelli che molto probabilmente continueranno con la versione definitiva del progetto». Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha risposto così ieri a una domanda nel corso della conferenza nella sede della stampa estera in merito a un articolo del Sole 24 Ore che riferiva dell’interessamento alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina da parte del big delle costruzioni cinese Cccc. «Nel decreto», ha spiegato il ministro , «è previsto che la società Stretto di Messina spa ha l’obiettivo di discutere con chi ha già vinto la gara europea, e quindi c’è già un consorzio, Eurolink», di cui capofila è Webuild. «Non vedo la possibilità di interventi da parte di altri per mettere mano a un progetto che al 90% va solo aggiornato ma che è definitivo». L’obiettivo, ha poi aggiunto, «è che l’infrastruttura sia portata avanti dall’Italia». E ha parlato di almeno 100.000 posti di lavoro stimati. Ma quali sono le mire dei cinesi sul ponte? «Siamo interessati al ponte di Messina», ha dichiarato in un’intervista al Sole 24 Ore Pei Minshan, vice general manager di China construction communications company (Cccc), primo costruttore di ponti al mondo, illustrando i piani del colosso di Pechino tornato ormai pienamente operativo dopo la fine della crisi del Covid-19.

Il terzo big mondiale delle costruzioni ha in portfolio il ponte da 54,7 chilometri sul mare tra Hong Kong e Macao. E l’Italia è appena tornata operativa sulla costruzione del ponte da 10 miliardi di euro sullo stretto di Messina. «Si, abbiamo appreso che il decreto del 16 marzo del Consiglio dei ministri italiano è stato firmato, il che consente l’immediata ripresa della progettazione e costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Sappiamo che il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti italiano ha emesso un avviso in cui si afferma che il progetto del ponte utilizzerà il piano tecnico del 2011 e realizzerà il ponte sospeso più ampio al mondo, ben 3,2 chilometri. Un piano adeguato ai più recenti standard tecnologici, di sicurezza e ambientali. In qualità di più grande società di progettazione e costruzione di ponti al mondo, Cccc è sicuramente molto interessata all’implementazione del progetto. Speriamo di poter utilizzare la nostra tecnologia già collaudata nella costruzione di altri due ponti simili per contribuire a promuovere lo sviluppo economico e l’integrazione nel Sud e nel Nord dell’Italia», ha concluso Minshan nell’intervista al Sole.

La stessa testata, faceva giustamente notare ieri il sito di Formiche, che nei giorni scorsi ha pubblicato quattro pagine di inserto Focus China bollate dal Comitato di redazione come pure propaganda con cui il giornale «si è prestato a battere la grancassa per una dittatura». Non solo. Formiche ricorda anche che in occasione dell’adesione dell’Italia alla Via della seta, nel marzo del 2019 sotto il governo gialloblù guidato da Giuseppe Conte, Cccc aveva firmato un accordo di cooperazione con l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale – Porti di Trieste e Monfalcone e uno con il commissario straordinario per la ricostruzione di Genova e l’Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale.

E ora i cinesi sono molto attivi, come abbiamo raccontato più volte negli ultimi mesi, sui porti pugliesi. La filiale di China communications construction, Zpmc, produce le cosiddette gru «ship-to-shore» che operano proprio nei porti di mezzo mondo, compresi quelli usati dai militari, e che stanno allarmando i funzionari americani perché contengono sensori sofisticati in grado di tracciare la provenienza e la destinazione dei container. E potrebbero dunque fornire a Pechino un possibile strumento di spionaggio.

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