Per la Procura i Renzi non vanno liberati
  • Parere sfavorevole del pm sulla revoca dei domiciliari: ci sarebbe scarsa collaborazione da parte dei genitori dell’ex premier. Secondo l’accusa possono restare amministratori di fatto. Inviarono mail all’Esselunga dopo lo scoop della Verità sul macero.
  • Molti clienti hanno lasciato, meno la catena gestita (guardacaso) da un renziano doc.

Lo speciale contiene due articoli

Un noto sito di viaggi ha inserito il Palazzo di giustizia di Firenze tra i cinque edifici più brutti al mondo e anche Vittorio Sgarbi ne ha biasimato «la bruttezza sordida». I genitori di Renzi devono pensarla alla stessa maniera, soprattutto dopo le quattro ore di interrogatori a tratti molto tesi che hanno dovuto affrontare là dentro. Ma a peggiorare la loro percezione dell’edificio ieri è intervenuto il parere negativo del procuratore aggiunto Luca Turco alla revoca dei loro arresti domiciliari. Il motivo del niet è presto detto: i coniugi continuano a negare di essere stati gli amministratori di fatto, almeno sino al marzo 2018, di due cooperative fallite e di una terza, la Marmodiv, sull’orlo del crac, ma ancora in pista. Dunque non stanno contribuendo in nessun modo alle indagini.

Per suffragare la sua tesi Turco ha depositato nuovi atti d’indagine emersi nel secondo filone d’inchiesta, quello sullo stato di dissesto della Marmodiv, da cui emergerebbe in modo chiaro il ruolo direttivo dei genitori e della loro Eventi 6.

Per tale motivo le dimissioni di Laura Bovoli da presidente del consiglio d’amministrazione della Eventi 6 e la cancellazione del marito dal registro degli agenti di commercio non sono stati considerati sufficienti. Anche perché Tiziano, nonostante da un decennio non ricopra più cariche ufficiali, nella Eventi 6 la fa ancora padrone, come avrebbe «sostanzialmente ammesso» in due diverse inchieste (interrogatori dell’8 ottobre 2014, a Genova, e del 5 ottobre 2017, a Rignano sull’Arno). Per questo all’accusa non è bastato l’annunciato passo indietro della Bovoli e di suo marito Tiziano. Senza contare che i due in questo momento non hanno alcun divieto di comunicazione con l’esterno e vivono sopra la Eventi 6, a casa della figlia trentaquattrenne Matilde Renzi, consigliere delegato dell’azienda di famiglia e quindi, attualmente, l’amministratrice ufficiale. Possibile che i genitori, magari a cena, non mettano il becco nelle strategie aziendali che vengono portate avanti dalla figlia al piano di sotto?

Nell’appartamento rignanese vive pure il cognato Andrea Conticini, già braccio destro di Tiziano. Il giovanotto curava, tra l’altro, i rapporti tra la Eventi 6 e la Marmodiv. Non è finita. Il gip Angela Fantechi (chiamata a decidere entro sabato sulla revoca degli arresti), quando li ha mandati ai domiciliari, aveva scritto in modo non equivocabile: «Occorre rilevare che avendo gli stessi rivestito ruoli di amministratori di fatto e avendo gli stessi agito tramite “uomini di fiducia” non è possibile ritenere sufficiente una misura quale il divieto di esercitare uffici diretti di persone giuridiche ed imprese atteso che essa consentirebbe di impedire agli indagati di rivestire solo cariche formali, lasciandoli invece liberi di agire con condotte assai più subdole e pericolose perché di più difficile accertamento». Insomma per il gip i Renzi sono in grado di operare in modo «criminogeno» anche senza «cariche formali».

Per questo la Procura, a quanto risulta alla Verità, aveva chiesto un vero distacco dei Renzi dai propri affari, attraverso la cessione dell’azienda, o, in subordine, degli appalti di volantinaggio o con l’assunzione diretta dei dipendenti necessari all’esecuzione in proprio dei contratti. Tutte condizioni che i Renzi non hanno dato l’impressione di voler accogliere. L’avvocato Bagattini ha ribadito che quello dei volantini è un mercato aleatorio in cui non conviene stabilizzare i lavoratori, ma affidarsi a coop specializzate nel lavoro a cottimo. E infatti alla Eventi 6 risultano solo cinque dipendenti, compresa una nipote.

Il gip ha evidenziato che «la srl Eventi 6, a fronte di un volume di affari che è cresciuto nel corso degli anni (in particolare dal 2014), ha sempre avuto un numero di dipendenti modestissimo (da 3 a 7) operando attraverso personale fornito dalle cooperative Delivery Service, Europe Service, Marmodiv».

Una scelta aziendale confermata anche quando gli affari andavano a gonfie vele. Poi Matteo Renzi ha lasciato Palazzo Chigi e il fatturato del 2017 è calato di circa 1 milione di euro. Le catene della grande distribuzione hanno iniziato a cambiare fornitore perché le aziende dei Renzi hanno distribuito male i volantini e, secondo i magistrati, hanno lucrato sul macero, facendosi rimborsare centinaia di migliaia di euro dalle cartiere per i volantini non spediti. Ma anche in questo caso Bagattini ha provato a rispedire le accuse al mittente e ha rivendicato la buona fede dei suoi clienti depositando una mail di Tiziano Renzi alla Esselunga, «in cui si chiedeva di mandare meno volantini perché avanzavano». In realtà la storia parrebbe un po’ diversa. Tra giugno e luglio 2017, nel pieno delle indagini sul crac della Delivery Italia service (da Cuneo era stato appena trasmesso un nuovo faldone, con approfondimenti sulla Marmodiv) babbo Tiziano, a quanto risulta alla Verità, avrebbe spedito all’Esselunga tre comunicazioni in cui faceva presente che rispetto alla montagna volantini inviati ne erano avanzati poche centinaia, al massimo 1.000, e chiedeva dove potesse farli recapitare. Mail che dopo la pubblicazione dei nostri articoli (nel novembre 2016 ne uscì uno intitolato «Esselunga & c. pagavano babbo Renzi, ma i loro volantini finivano al macero») hanno insospettito l’azienda, vista l’esiguità del materiale avanzato di cui si chiedeva la restituzione e la concentrazione di queste mail in un ristretto arco temporale. Tanto da dare l’impressione che si trattasse di excusatio non petita.

Nella difesa dei Renzi, l’Esselunga è rientrata anche per un altro motivo. L’avvocato Bagattini ha spiegato che il pericolo di reiterazione del reato da parte dei suoi assistiti sarebbe scongiurato dal fatto che la Eventi 6 ha perso il suo principale cliente, proprio Esselunga che a luglio 2018 aveva comunicato l’intenzione di non rinnovare il contratto di distribuzione in scadenza il 31 dicembre. Un cliente da 500.000 volantini ogni due settimane. Anche l’Unicoop ha smesso di utilizzare la Marmodiv prima di Ferragosto (350.000 volantini ogni 15 giorni), nonostante la distribuzione fosse programmata sino a fine anno.

Nell’ordinanza si capisce quale sia il motivo della rottura con la Esselunga: la scoperta, da parte del colosso della grande distribuzione, della mancata consegna dei volantini.

I finanzieri hanno intercettato una conversazione telefonica del 5 aprile 2018 tra Tiziano Renzi e Andrea Conticini in cui i due sembrano ammettere le mancate consegne (parlano di distribuzione «blanda»).

Nonostante le carte contengano così tanti elementi di prova, Matteo Renzi, che sostiene di aver letto gli atti, continua a difendere i genitori. Anche se all’ex premier, ospite a Porta a Porta, è sfuggito quello che appare come un lapsus: «Chiedo che per i miei genitori si vada a processo subito; non lo direi se non avessi consapevolezza di quello che è successo». Papera o no, se lo dice lui che è stato dirigente (in aspettativa) dell’azienda di famiglia sino al 2014, verrebbe da credergli.

Da non perdere

Attentato a Ranucci, quattro arresti
Video

Attentato a Ranucci, quattro arresti

Fermati i presunti autori dell’assalto dinamitardo contro il conduttore di «Report». Di origine campana, avrebbero operato su commissione in cambio di migliaia di euro.

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte
Inchieste

Lo scoop della «Verità» inguaia Conte

Quasi amici. Anzi, no: proprio amici amici. Lo dice Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante l’emergenza Covid, a proposito di Giuseppe Conte, commissario che indaga sulla gestione dell’emergenza Covid. Vi pare un’anomalia o quanto meno una frequentazione poco opportuna? Può…