True
2021-09-01
Il pass coatto parte nella confusione e coi no vax indagati per terrorismo
Getty Images
Se non si rischiasse di offendere qualche militante laicista, in questa epoca dominata dal dogma del politicamente corretto, l'espressione che meglio calza a una giornata come quella di oggi sarebbe senz'altro «che Dio ce la mandi buona». Tali e tante sono le incongruenze, le falle e i rischi (anche pecuniari) per i cittadini legati all'avvio odierno dell'ulteriore giro di vite sull'obbligo del green pass, che la tentazione di votarsi a qualche santo o di abbandonarsi al fatalismo è concreta. In più, come è già accaduto nell'ormai lungo corso della pandemia, ogniqualvolta ci si trova di fronte a uno snodo delicato per ciò che riguarda la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti del governo sulle nuove restrizioni, sui media mainstream la scena comincia ad essere dominata dalle gesta folli degli sparuti ma non meno esecrabili violenti, che si prestano perfettamente al disegno di screditare le decine di migliaia di critici o di scettici.
Da questo punto di vista, i numerosi tentativi di strumentalizzazione delle orribili immagini dell'aggressione del videogiornalista di Repubblica da parte di uno squilibrato sedicente no vax e dello squadrismo a mezzo social di una selva assortita di antropoidi sono stati per fortuna disinnescati da un coro unanime di condanne, anche se in casa Pd si registra un certo attivismo su questo fronte, come ad esempio l'interrogazione presentata alla Camera in cui si chiede al Viminale di indagare sull'infiltrazione di «neofascisti» all'interno dei no vax, o le dichiarazioni dell'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, che ha prefigurato una norma in base alla quale chi non si vaccina dovrebbe pagare di tasca propria l'eventuale ricovero in terapia intensiva. Dopo l'infettivologo Matteo Bassetti, ieri a incappare nelle farneticazioni dei gruppi su Facebook e su Telegram è stato, tra gli altri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha riscosso anche la solidarietà del leader leghista Matteo Salvini, il quale ha insistito sulla necessità di «tolleranza zero per i violenti», non senza ribadire a più riprese che l'errore più grande, in questa fase, sarebbe criminalizzare i normali e pacifici cittadini che nutrono perplessità sull'obbligo vaccinale e sulla stretta per il green pass.
Detto questo, la giornata odierna potrebbe oggettivamente riservare più di qualche problema alle forze dell'ordine e infiniti disagi ai lavoratori, soprattutto quelli pendolari, se le componenti più radicali dei no vax dovessero dare corso alla minaccia di occupare decine di stazioni ferroviarie su tutto il territorio nazionale, paralizzando di fatto le comunicazioni. E verosimilmente non avendo a cuore la penetrazione nell'opinione pubblica delle buone ragioni che risiedono in alcune loro perplessità sul nuovo quadro legislativo. Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha già indossato l'elmetto e, dopo aver premesso che il Viminale «assicurerà come sempre la libertà di manifestare pacificamente nel rispetto delle regole», ha aggiunto che «non saranno ammessi atti di violenza e di minacce». Il riferimento è in particolare al gruppo Telegram «Basta dittatura», che ha chiamato i propri follower al blocco ferroviario oggi in 54 città contro l'obbligo di green pass. Un'iniziativa che ha trovato immediatamente la risposta della Procura di Torino, che indaga sul canale Telegram: nel fascicolo, aperto a carico di ignoti in concorso, si ipotizzano i reati di istigazione a delinquere aggravata dallo scopo di commettere delitti di terrorismo e dall'utilizzo di strumenti informatici e telematici e di trattamento e diffusione illecita di dati personali su larga scala.
Quanto alle aggressioni ai giornalisti, la Lamorgese ha accolto l'appello dell'Ordine dei giornalisti e ha deciso di istituire, nei prossimi giorni, un Coordinamento per monitorare gli atti intimidatori nei confronti dei cronisti.
Detto delle incognite per l'ordine pubblico e per la regolarità dei trasporti, c'è da fare i conti con il mare magnum di incertezze che l'inizio del nuovo regime sul green pass comporta. Intanto c'è da ricordare che succede da oggi: in sintesi, se finora il green pass è servito per mangiare al chiuso nei bar e nei ristoranti, per andare nei cinema, nei teatri e nei musei o allo stadio, da stamani occorrerà essere muniti del lasciapassare verde anche per treni a lunga percorrenza, aerei, navi, bus e traghetti interregionali (salvo quelli in servizio sullo Stretto). Saranno tenuti a esibire il green pass, inoltre, il personale scolastico e, nelle università, anche gli studenti. Il primo bug è sui trasporti e basterebbe da solo a far crollare tutto il castello, visto che la certificazione verde non è richiesta sul trasporto pubblico locale, notoriamente l'ambiente più a rischio per contrarre il virus, dato l'affollamento che fa registrare soprattutto nel corso della (imminente) stagione scolastica. Per non parlare, infine, di ciò che potrebbe succedere nelle fabbriche e nelle aziende, dove è al momento lontana da una soluzione la questione del green pass per i lavoratori, mentre l'obbligo della certificazione per mangiare a mensa, con l'arrivo dei rigori autunnali, potrebbe portare a severe discriminazioni.
Statali, colf, baristi: sotto a chi tocca
Non il vaccino obbligatorio, ma l'obbligo del green pass alle categorie lavorative. I primi dell'elenco sono stati medici e personale sanitario, poi gli insegnanti ma ogni giorno c'è chi alza l'asticella e aggiunge altri settori con la solita minaccia di ondate autunnali di virus Covid-19 sempre più mortali e il solito intento di dare una spinta alla campagna vaccinale rallentata nel mese di agosto. Infatti, dopo l'ipotesi di estendere la certificazione verde ai dipendenti pubblici, fatta dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che vuole presto al lavoro in presenza andando oltre lo smart working della fase pandemica e l'intenzione di Confindustria di renderla obbligatoria per entrare in azienda o in fabbrica malgrado il no deciso dei sindacati, arriva il sostegno del ministro della Salute, Roberto Speranza: «L'obbligo resta una soluzione da valutare in futuro ma di certo si può procedere sull'estensione del Gp per garantire la sicurezza e contrastare il virus. Ad esempio per i dipendenti della pubblica amministrazione. E poi è in corso anche una riflessione con sindacati e imprese per ragionare anche di green pass sui luoghi di lavoro». Nel governo sono pienamente d'accordo Forza Italia così come Italia viva. «Abbiamo fortemente voluto il green pass» dice Maria Stella Gelmini. «Se nel giro di qualche settimana non si raggiunge l'80% di immunizzati credo che sarebbe giusto prevedere una forma di obbligo vaccinale almeno per chi svolge funzioni pubbliche».
Nei prossimi giorni per risolvere la questione luoghi di lavoro il ministro Andrea Orlando ha convocato un tavolo al ministero ma intanto il collega all'Istruzione, Patrizio Bianchi, sta lavorando a un protocollo che potrebbe estendere il controllo del green pass anche ai genitori dei più piccoli che devono fare l'inserimento al nido per giorni o settimane. Inoltre, non solo maestri ed educatori, ma anche personale delle mense e assistenti degli alunni con disabilità, sin qui esclusi dal decreto nazionale. È proprio l'Anci, l'associazione dei Comuni, a chiedere la possibilità di usare anche per enti locali e gestori dei nidi privati prima l'app poi la piattaforma informatica che dal 13 settembre dovrebbe verificare i green pass di insegnanti e personale scolastico. Ma se il controllo va fatto per il personale delle mense, a contatto con i bambini perché servono i pasti a tavola, l'obbligo non dovrebbe servire per i cuochi che stanno in cucina. «La responsabilità di questa decisione non può essere demandata a noi, servono regole chiare e valide per tutti, altrimenti senza un quadro legislativo si rischiano il caos e la rivolta dei lavoratori a colpi di diffide» sottolinea Massimiliano Fabbro, presidente di Anir Confindustria.
C'è poi Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l'Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, aderente Confedilizia, componente Fidaldo, che propone di estendere l'obbligatorietà alle baby sitter e a tutto il comparto domestico che si occupa dell'assistenza a persone fragili e non autosufficienti. «A queste figure viene affidato il fondamentale compito di assistere bambini, anziani, persone fragili. Nella maggior parte dei casi il lavoro viene svolto a strettissimo contatto, senza la possibilità di mantenere distanze di sicurezza o pretendere che vengano indossati dispositivi di protezione individuale» spiega Zini.
Di conseguenza se siamo tornati al bar e al ristorante, al chiuso, mostrando il Qr code, c'è chi vuole l'obbligo del passaporto verde per i lavoratori della ristorazione: gestori, camerieri e baristi. E anche del personale viaggiante di treni, aerei e navi a lunga percorrenza, mezzi sui quali da oggi è obbligatorio il green pass.
Continua a leggereRiduci
Incongruenze, falle e rischi legati all'avvio odierno dell'ulteriore giro di vite sull'obbligo del lasciapassare scatenano la violenza di pochi esagitati. E la Procura di Torino apre un fascicolo su chi vuole bloccare i treni.Anche nel governo c'è chi vuole alzare l'asticella e chiedere ulteriori restrizioni sull'obbligatorietà del certificato. A cominciare da Roberto Speranza sui dipendenti pubblici.Lo speciale contiene due articoli.Se non si rischiasse di offendere qualche militante laicista, in questa epoca dominata dal dogma del politicamente corretto, l'espressione che meglio calza a una giornata come quella di oggi sarebbe senz'altro «che Dio ce la mandi buona». Tali e tante sono le incongruenze, le falle e i rischi (anche pecuniari) per i cittadini legati all'avvio odierno dell'ulteriore giro di vite sull'obbligo del green pass, che la tentazione di votarsi a qualche santo o di abbandonarsi al fatalismo è concreta. In più, come è già accaduto nell'ormai lungo corso della pandemia, ogniqualvolta ci si trova di fronte a uno snodo delicato per ciò che riguarda la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti del governo sulle nuove restrizioni, sui media mainstream la scena comincia ad essere dominata dalle gesta folli degli sparuti ma non meno esecrabili violenti, che si prestano perfettamente al disegno di screditare le decine di migliaia di critici o di scettici.Da questo punto di vista, i numerosi tentativi di strumentalizzazione delle orribili immagini dell'aggressione del videogiornalista di Repubblica da parte di uno squilibrato sedicente no vax e dello squadrismo a mezzo social di una selva assortita di antropoidi sono stati per fortuna disinnescati da un coro unanime di condanne, anche se in casa Pd si registra un certo attivismo su questo fronte, come ad esempio l'interrogazione presentata alla Camera in cui si chiede al Viminale di indagare sull'infiltrazione di «neofascisti» all'interno dei no vax, o le dichiarazioni dell'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, che ha prefigurato una norma in base alla quale chi non si vaccina dovrebbe pagare di tasca propria l'eventuale ricovero in terapia intensiva. Dopo l'infettivologo Matteo Bassetti, ieri a incappare nelle farneticazioni dei gruppi su Facebook e su Telegram è stato, tra gli altri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha riscosso anche la solidarietà del leader leghista Matteo Salvini, il quale ha insistito sulla necessità di «tolleranza zero per i violenti», non senza ribadire a più riprese che l'errore più grande, in questa fase, sarebbe criminalizzare i normali e pacifici cittadini che nutrono perplessità sull'obbligo vaccinale e sulla stretta per il green pass. Detto questo, la giornata odierna potrebbe oggettivamente riservare più di qualche problema alle forze dell'ordine e infiniti disagi ai lavoratori, soprattutto quelli pendolari, se le componenti più radicali dei no vax dovessero dare corso alla minaccia di occupare decine di stazioni ferroviarie su tutto il territorio nazionale, paralizzando di fatto le comunicazioni. E verosimilmente non avendo a cuore la penetrazione nell'opinione pubblica delle buone ragioni che risiedono in alcune loro perplessità sul nuovo quadro legislativo. Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese ha già indossato l'elmetto e, dopo aver premesso che il Viminale «assicurerà come sempre la libertà di manifestare pacificamente nel rispetto delle regole», ha aggiunto che «non saranno ammessi atti di violenza e di minacce». Il riferimento è in particolare al gruppo Telegram «Basta dittatura», che ha chiamato i propri follower al blocco ferroviario oggi in 54 città contro l'obbligo di green pass. Un'iniziativa che ha trovato immediatamente la risposta della Procura di Torino, che indaga sul canale Telegram: nel fascicolo, aperto a carico di ignoti in concorso, si ipotizzano i reati di istigazione a delinquere aggravata dallo scopo di commettere delitti di terrorismo e dall'utilizzo di strumenti informatici e telematici e di trattamento e diffusione illecita di dati personali su larga scala. Quanto alle aggressioni ai giornalisti, la Lamorgese ha accolto l'appello dell'Ordine dei giornalisti e ha deciso di istituire, nei prossimi giorni, un Coordinamento per monitorare gli atti intimidatori nei confronti dei cronisti.Detto delle incognite per l'ordine pubblico e per la regolarità dei trasporti, c'è da fare i conti con il mare magnum di incertezze che l'inizio del nuovo regime sul green pass comporta. Intanto c'è da ricordare che succede da oggi: in sintesi, se finora il green pass è servito per mangiare al chiuso nei bar e nei ristoranti, per andare nei cinema, nei teatri e nei musei o allo stadio, da stamani occorrerà essere muniti del lasciapassare verde anche per treni a lunga percorrenza, aerei, navi, bus e traghetti interregionali (salvo quelli in servizio sullo Stretto). Saranno tenuti a esibire il green pass, inoltre, il personale scolastico e, nelle università, anche gli studenti. Il primo bug è sui trasporti e basterebbe da solo a far crollare tutto il castello, visto che la certificazione verde non è richiesta sul trasporto pubblico locale, notoriamente l'ambiente più a rischio per contrarre il virus, dato l'affollamento che fa registrare soprattutto nel corso della (imminente) stagione scolastica. Per non parlare, infine, di ciò che potrebbe succedere nelle fabbriche e nelle aziende, dove è al momento lontana da una soluzione la questione del green pass per i lavoratori, mentre l'obbligo della certificazione per mangiare a mensa, con l'arrivo dei rigori autunnali, potrebbe portare a severe discriminazioni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pass-coatto-confusione-no-vax-2654856522.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="statali-colf-baristi-sotto-a-chi-tocca" data-post-id="2654856522" data-published-at="1630450569" data-use-pagination="False"> Statali, colf, baristi: sotto a chi tocca Non il vaccino obbligatorio, ma l'obbligo del green pass alle categorie lavorative. I primi dell'elenco sono stati medici e personale sanitario, poi gli insegnanti ma ogni giorno c'è chi alza l'asticella e aggiunge altri settori con la solita minaccia di ondate autunnali di virus Covid-19 sempre più mortali e il solito intento di dare una spinta alla campagna vaccinale rallentata nel mese di agosto. Infatti, dopo l'ipotesi di estendere la certificazione verde ai dipendenti pubblici, fatta dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che vuole presto al lavoro in presenza andando oltre lo smart working della fase pandemica e l'intenzione di Confindustria di renderla obbligatoria per entrare in azienda o in fabbrica malgrado il no deciso dei sindacati, arriva il sostegno del ministro della Salute, Roberto Speranza: «L'obbligo resta una soluzione da valutare in futuro ma di certo si può procedere sull'estensione del Gp per garantire la sicurezza e contrastare il virus. Ad esempio per i dipendenti della pubblica amministrazione. E poi è in corso anche una riflessione con sindacati e imprese per ragionare anche di green pass sui luoghi di lavoro». Nel governo sono pienamente d'accordo Forza Italia così come Italia viva. «Abbiamo fortemente voluto il green pass» dice Maria Stella Gelmini. «Se nel giro di qualche settimana non si raggiunge l'80% di immunizzati credo che sarebbe giusto prevedere una forma di obbligo vaccinale almeno per chi svolge funzioni pubbliche». Nei prossimi giorni per risolvere la questione luoghi di lavoro il ministro Andrea Orlando ha convocato un tavolo al ministero ma intanto il collega all'Istruzione, Patrizio Bianchi, sta lavorando a un protocollo che potrebbe estendere il controllo del green pass anche ai genitori dei più piccoli che devono fare l'inserimento al nido per giorni o settimane. Inoltre, non solo maestri ed educatori, ma anche personale delle mense e assistenti degli alunni con disabilità, sin qui esclusi dal decreto nazionale. È proprio l'Anci, l'associazione dei Comuni, a chiedere la possibilità di usare anche per enti locali e gestori dei nidi privati prima l'app poi la piattaforma informatica che dal 13 settembre dovrebbe verificare i green pass di insegnanti e personale scolastico. Ma se il controllo va fatto per il personale delle mense, a contatto con i bambini perché servono i pasti a tavola, l'obbligo non dovrebbe servire per i cuochi che stanno in cucina. «La responsabilità di questa decisione non può essere demandata a noi, servono regole chiare e valide per tutti, altrimenti senza un quadro legislativo si rischiano il caos e la rivolta dei lavoratori a colpi di diffide» sottolinea Massimiliano Fabbro, presidente di Anir Confindustria. C'è poi Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l'Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, aderente Confedilizia, componente Fidaldo, che propone di estendere l'obbligatorietà alle baby sitter e a tutto il comparto domestico che si occupa dell'assistenza a persone fragili e non autosufficienti. «A queste figure viene affidato il fondamentale compito di assistere bambini, anziani, persone fragili. Nella maggior parte dei casi il lavoro viene svolto a strettissimo contatto, senza la possibilità di mantenere distanze di sicurezza o pretendere che vengano indossati dispositivi di protezione individuale» spiega Zini. Di conseguenza se siamo tornati al bar e al ristorante, al chiuso, mostrando il Qr code, c'è chi vuole l'obbligo del passaporto verde per i lavoratori della ristorazione: gestori, camerieri e baristi. E anche del personale viaggiante di treni, aerei e navi a lunga percorrenza, mezzi sui quali da oggi è obbligatorio il green pass.
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Ciò che ha spinto, fondamentalmente, il tribunale di sorveglianza a intervenire per le suddette condizioni degradanti è consistito nella constatazione dello stato di sovraffollamento. Il tribunale ha accertato che l’uomo è rimasto, secondo quanto riportava ieri QN, per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi troppo angusti e troppo ristretti. Inoltre, come prevede la legge, ha usufruito dello sconto di un giorno in carcere ogni dieci sempre per il medesimo affollamento. In più, riceverà 288 euro a titolo di risarcimento per gli altri 16 giorni di detenzione «degradante».
Non c’è dubbio che il sovraffollamento vada contro il dettato della Costituzione che prevede il carcere come un luogo dove si viva in condizioni di dignità umana e che non sia solo un luogo di pena ma anche di riabilitazione.
Detto questo, il povero pedofilo avrà lo sconto di pena perché la cella è piccola. E la cella dalla quale per anni ha tentato di uscire il minore - non specifichiamo sesso ed età per rispetto - vittima del pedofilo? Quella è stretta o è larga? Noi pensiamo che sia stata una cella strettissima, angusta, angosciante e che, certamente, uscire da quella cella non è stato e non sarà un cammino semplice. Quel minore che risarcimento ha avuto? Non lo sappiamo, ma temiamo nessuno, come l’esperienza ci dice e ci ha insegnato per molti anni. A confronto il pedofilo piglia circa 300 euro che, per carità, sono un nulla, ma si fa un bel po’ meno di carcere perché le condizioni della sua cella, evidentemente, hanno un peso maggiore di quello della cella nella quale ha dovuto convivere quella vittima, che oggi ha più di 20 anni, insieme ai suoi amici e alle sue amiche.
Ora, è ovvio che il problema del sovraffollamento è un problema serio, ma quando senti certe notizie un po’ ti incazzi perché troppe volte assistiamo a trattamenti, in qualche modo, di favore e di risarcimento verso i carnefici e molto meno verso le vittime.
Per non essere manchevoli nell’informazione che volgiamo dare ai nostri lettori, vogliamo riportare alcuni dati pubblicati, non molto tempo fa, da Il Sole 24 Ore. In Quasi l’80% degli istituti penitenziari si superano i limiti di capienza: in alcune strutture (come, ad esempio, Lucca o Milano San Vittore) si superano per il 200-260% i limiti di capienza. Questo, naturalmente, si traduce in celle inadeguate e in spazi vitali ridotti al minimo che violano espressamente i parametri stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo provocando, ovviamente, problemi di disagio psichico e anche gesti estremi come il suicidio. Per non parlare poi del problema delle mamme detenute con bambini per i quali ci sono già delle strutture detentive appositamente studiate perché i bambini non debbano soffrire le conseguenze della pena per le malefatte della madre, ma non bastano, ce ne vogliono di più. La media nazionale del sovraffollamento supera il tasso del 138%.
Queste sono considerazioni che è d’obbligo fare e di cui si parla da troppo, ma si fa poco o niente.
Però il punto è un altro. Non può la considerazione delle condizioni «degradanti» del detenuto essere dirimente qualora quel detenuto non sia provato che, negli anni di detenzione, abbia compiuto un percorso tale che all’uscita del carcere non sia un soggetto ad alta pericolosità sociale. In particolare, nel caso dei pedofili, la malattia permane spesso nonostante il carcere e, quindi, all’uscita da esso, tendono a reiterare gli atti delinquenziali soprattutto su minorenni. Siamo sicuri che questo signore possiamo reimmetterlo nella società civile con la tranquillità di chi sa che si sta reimmettendo qualcuno che è «guarito»? Se quest’uomo è stato condannato vuol dire che quando ha compiuto quell’orrendo reato era capace di intendere e di volere: lo ha fatto deliberatamente sapendo quello che faceva e volontariamente potando a compimento il suo proposito criminale. Il carcere lo ha guarito? Uno potrebbe dire che in questo momento sto facendo un ragionamento contraddittorio ma, secondo me, contraddittorio non è. Perché se è sacrosanto il diritto di vivere in carceri «vivibili» è altrettanto sacrosanto - e ci permettiamo forse anche di più - nutrire il diritto da parte dei minorenni e, in generale di tutti, soprattutto le donne, di non aver paura di essere attaccati e distrutti psicologicamente da un pedofilo o da un maniaco sessuale.
Continua a leggereRiduci
Il sindaco di Genova Silvia Salis e il cantante Olly
Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.
La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.
polemiche
Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».
Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.
scintille
La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.
Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina?
veglione
Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.
Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».
La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
Continua a leggereRiduci