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A Torino la radio pro Askatasuna usa spazi pubblici a canone agevolato

A Torino la radio pro Askatasuna usa spazi pubblici a canone agevolato
La sede di Radio Blackout a Torino (Ansa)
Radio Blackout paga meno della metà del prezzo (6.965 euro).

Se c’è una cosa a cui il Partito democratico e la sinistra istituzionale si sono dimostrati allergici in questi anni è il dissenso. Tra richieste di censura, commissioni di sorveglianza e demonizzazioni feroci nei riguardi di presunti razzisti, no vax e putiniani assortiti, hanno condotto una battaglia senza quartiere contro la libertà di espressione. Curiosamente, tuttavia, in qualche occasione i sinceri democratici si riscoprono tolleranti e inclusivi, e si ergono addirittura a baluardo delle posizioni dissenzienti. Emblematico in tal senso è il caso della torinese Radio Blackout, emittente dell’antagonismo piemontese, che si è distinta negli ultimi tempi per il grande sostegno offerto ad Askatasuna, con cui condivide per lo meno la cultura politica e forse pure qualche militante. Piccolo esempio. Una delle voci di Radio Blackout, Cibele, ha concesso il 3 dicembre una intervista a Radio Onda d’urto per commentare il noto attacco alla sede della Stampa. Ha sostenuto che l’azione fosse «formalmente non violenta» e che «si è parlato molto impropriamente di un assalto squadrista». Sono opinioni personali e persino legittime pure queste, per carità, ma fanno capire quale sia l’ambiente e quale l’ideologia.

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Renato Guttuso in mostra alla fortezza  di Sarzana
Renato Guttuso. Stretto di Messina Scilla, 1949

Sono gli spazi espositivi della Fortezza Firmafede di Sarzana a ospitare (sino al 2 giugno 2026) un’interessante monografica dedicata a Renato Guttuso, grande protagonista della pittura italiana del Novecento. Fra dipinti e disegni, esposto un significativo numero di opere che accompagnano il visitatore in un affascinante viaggio nel mondo del grande pittore siciliano.

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Dimessa la prof pugnalata a Bergamo: «Ragazzino eroe fermò l’assalitore»
La scuola di Trescore dove è avvenuta l'aggressione. Nel riquadro, Chiara Mocchi (Ansa)
Chiara Mocchi lascia l’ospedale e torna a casa. Nel frattempo ha consegnato al suo avvocato una lettera: «Un tredicenne ha affrontato a calci il suo coetaneo armato di coltello, lo proporrò per una medaglia».

Ne ha parlato l’insegnante di francese dal suo letto d’ospedale, prima di essere dimessa. «Un mio alunno tredicenne - confuso, trascinato e “indottrinato” dai social - mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno, “E”, anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio», scrive Chiara Mocchi nella seconda lettera aperta indirizzata al suo legale, l’avvocato Angelo Lino Murtas e diffusa ieri.

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Paura di essere esclusi e ossessione delle notifiche. Siamo sempre più vittime dell’ansia da sconnessione
iStock
Il timore che gli altri ci lascino in disparte, facendoci perdere esperienze interessanti, è sempre esistito. Ma l’avvento dello smartphone, e poi dei social network, lo hanno esasperato. Rendendoci perfino depressi. E aumentando il nostro desiderio di controllare le vite altrui.
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Il "consiglio non richiesto" suona come un ultimo avviso ai naviganti. Il centrodestra rischia di scivolare nel più classico degli errori: chiudersi nei vertici, perdersi nei "rimpastini" e farsi distrarre dai salotti televisivi, mentre il Paese reale chiede risposte.

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