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2023-12-12
Gli stranieri uccidono e Parigi scioglie i movimenti cattolici
Gérald Darmanin (Ansa)
In politica la cialtroneria può fare più danni della ferocia. Con il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, non c’è comunque il problema di scegliere. La vicenda che accende la politica francese in queste ore circa l’annunciato scioglimento dell’associazione Academia Christiana lo testimonia: non solo Darmanin ha preso il vizio di cancellare movimenti con una facilità inquietante ma, come vedremo, è molto probabile che quest’ultima decisione sia frutto di un clamoroso scambio di sigle. Ma andiamo con ordine.
La bomba viene sganciata dal ministro domenica, in un collegamento con il sito di informazione Brut: «Nelle prossime settimane», ha detto, «proporremo in Consiglio dei ministri di sciogliere Academia Christiana», un movimento cattolico identitario. Per Darmanin, tale gruppo sarebbe noto per «i suoi appelli all’odio e alla discriminazione», anche se il ministro si è ben guardato dall’entrare nel merito. Darmanin ha anche annunciato che «almeno altri tre gruppi di ultradestra» sarebbero nel mirino dei servizi di sicurezza, senza però dare altri dettagli. L’annuncio ha destato stupore e ha suscitato immediate critiche. Sul suo sito, Academia Christiana ha risposto a Darmanin con un comunicato: «Il governo se la prende una volta di più con i cattolici che considera come cittadini di seconda fascia. Comprendete bene che oggi il governo francese ha deciso di impedire ogni pensiero o riflessione al di fuori dell’ideologia laicista e materialista. In un momento in cui colpi di coltello volano mattino, pomeriggio e sera, la priorità della Repubblica è di sciogliere un istituto di formazione i cui quadri sono onesti padri e madri di famiglia». Il movimento aggiunge che farà ricorso nei tribunali. Ad Academia Christiana è arrivata la solidarietà di Eric Zemmour, che su X ha scritto: «Lo Stato di diritto sotto Darmanin non significa espellere i jihadisti, sparare sui criminali che minacciano la polizia, sciogliere la Jeune Garde (un gruppo antifascista violento, ndr), ma lasciar prosperare i Fratelli musulmani e sciogliere delle associazioni pacifiche schioccando le dita».
Ma cosa rimprovera di preciso il ministero degli Interni ad Academia Christiana? Interrogato sulla questione ieri mattina su Europe 1, Darmanin ha fatto cenno a discorsi «antisemiti» di cui «si è molto parlato» sui media: «Questa estate hanno fatto apologia dell’antisemitismo, con relatori secondo cui gli ebrei non erano persone come tutti gli altri. Mi sembra che non sia un’associazione che corrisponde ai valori della Repubblica». E qui casca l’asino. Perché c’è il forte sospetto che il ministro abbia fatto confusione con l’associazione Civitas, un altro gruppo cattolico che effettivamente questa estate era finito nella bufera, in particolare per una conferenza tenuta dal saggista Pierre Hillard, che avrebbe chiesto, in quell’occasione, la «decadenza della nazionalità per gli ebrei». Parole che generarono un’accesa polemica e in seguito alle quali Darmanin avviò una procedura di scioglimento. Che il ministro confonda i due dossier? È un dubbio avanzato da molti internauti, ma anche da Le Figaro, che precisa: «Per quanto ne sappiamo, alcun membro di questa associazione (Academia Christiana, ndr) ha effettivamente tenuto pubblicamente discorsi antisemiti questa estate». Se fosse confermata la confusione di sigle, bisognerebbe interrogarsi sull’arbitrarietà e l’ostentata noncuranza con cui un governo europeo può decidere di sospendere i diritti dei suoi cittadini.
«È molto probabile che il ministro Darmanin abbia confuso il nostro movimento con un altro, attribuendoci delle frasi che non abbiamo mai pronunciato», conferma alla Verità Victor Aubert, presidente e fondatore di Academia Christiana. «Lunedì 4 dicembre», racconta, «ho ricevuto dalla polizia, a casa mia, sotto gli occhi stupiti dei miei bambini, una lettera che indicava la volontà del ministero di sciogliere il gruppo». Che Aubert descrive così: «Un’associazione formata da quattro studenti nel 2013 che ha per scopo di essere un istituto di formazione, un laboratorio di idee e un crocevia di iniziative. Più di 2.000 giovani sono passati dai nostri eventi». Del resto in Cattolici e identitari, libro manifesto di un esponente del movimento, Julien Langella, edito in italiano da Passaggio al bosco, si cercherebbero invano inviti alla violenza o alla discriminazione. Quanto alle possibili criticità, Aubert spiega: «Nessun membro della nostra associazione è mai stato implicato in episodi di violenza. Non abbiamo mai parlato di ebraismo, ci sembra un argomento non pertinente e non interessante. E ovviamente non abbiamo mai incitato alla violenza politica, al contrario, abbiamo spiegato che è un’impasse».
Si tratta, evidentemente, della versione di una delle parti in causa. Sta a Darmanin, tuttavia, fornire prove. Che, al momento, non paiono esserci. L’articolo L 212-1 del Code de la sécurité intérieure prevede che per sciogliere un movimento, quest’ultimo debba avere delle «milizie private», mirare a «provocare atti di terrorismo» o contribuire «all’odio o alla violenza verso una persona o un gruppo di persone in ragione della loro origine». È evidentemente a quest’ultimo punto, nella sua vaghezza, che il ministero dell’Interno potrebbe appellarsi, ma solo a patto di violentare la legge fino a farvi entrare a forza ogni critica all’immigrazione e alle sue conseguenze. Sui media francesi si menziona il fatto che molti aderenti ad Academia Christiana sarebbero marchiati con la celeberrima fiche S, ovvero attenzionati in quanto potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato. Ma non è un argomento probante: la fiche S tocca dai jihadisti agli ultras calcistici. La triste cronaca dei recenti attacchi terroristici ci racconta, del resto, quanto poco una fiche S basti per vedere intervenire le forze dell’ordine. Resta lo sgomento di fronte a un Paese che scioglie Academia Christiana e non i Fratelli musulmani, in cui gang di stranieri girano per i paesini cercando di «accoltellare di bianchi» mentre il governo ritiene che la sicurezza sia messa a repentaglio da chi dice messa in latino.
Schiaffo a Macron sull’immigrazione
Il progetto di legge immigrazione sostenuto dal ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin è praticamente morto. Per Emmanuel Macron si tratta di una sconfitta pesante che sottolinea la distanza tra il palazzo e i cittadini francesi. In serata, il ministro dell’Interno transalpino si è recato all’Eliseo, dove ha rimesso il mandato nelle mani del presidente. Macron avrebbe rifiutato la richiesta di dimissioni.
Ieri l’Assemblea Nazionale ha approvato, con 270 voti espressi dai partiti di opposizione di destra e sinistra, la mozione di rigetto preventivo del testo presentata dai deputati ecologisti. Non sono quindi bastati i 265 voti dei parlamentari di Renaissance, il partito fondato da Macron, e dai suoi alleati.
Bisogna ammettere che la bocciatura di ieri è stata resa possibile da opposizioni che avevano obiettivi diametralmente opposti. Le destre volevano un provvedimento più restrittivo, le sinistre uno più permissivo. Poi va detto anche che le regole istituzionali del parlamento di Parigi permettono ancora la continuazione del dibattito sul progetto di legge. Per questo, l’esecutivo di Elisabeth Borne potrebbe scegliere tra una di queste tre alternative: ritirare il progetto di legge, oppure rinviarlo al Senato (dove il partito di destra moderata dei Républicains è maggioritario) o ancora trasmetterlo nuovamente alla Commissione mista paritaria bicamerale, ma nella versione approvata dalla Camera alta alla metà del mese scorso. Tutto è possibile però, dopo la batosta di ieri, continuare a parlare di questo progetto di legge sarebbe un suicidio politico.
Ciò che è accaduto ieri all’Assemblea Nazionale è il frutto del processo nel quale è stato concepito questo progetto di legge sull’immigrazione. Un processo che si è sviluppato in un clima di tensione tra le varie anime del partito macroniano e i suoi alleati. Riassumendo si potrebbe dire che Darmanin e i deputati del partito di Macron provenienti dalla destra, per settimane, hanno fatto grandi proclami ma alla fine, è stata l’anima di sinistra a ottenere i risultati che voleva. Non bisogna dimenticare infatti, che la prima versione del progetto di legge sull’immigrazione veniva dal Senato, dove la maggioranza è saldamente nelle mani dei Républicains (Lr). Per questo, il testo originale prevedeva la soppressione dell’Aiuto medico statale (Ame) e la scomparsa delle prestazioni sociali per certe categorie di migranti. Non c’era invece la regolarizzazione dei clandestini impiegati nei cosiddetti «settori in tensione», quali il turismo, la ristorazione o l’edilizia.
Negli ultimi giorni di novembre però, la maggioranza macroniana e le opposizioni di sinistra ed estrema sinistra hanno cambiato il testo e, dato che, nel sistema istituzionale francese, il voto dell’Assemblea Nazionale che ha più peso rispetto a quello del Senato, fino a ieri esisteva la possibilità concreta che il progetto di legge sull’immigrazione si trasformasse in una «leggina» estremamente permissiva. E così la nuova versione del testo prevedeva che gli immigrati extra europei potessero beneficiare delle generose erogazioni dello Stato sociale francese senza il requisito, imposto dal Senato, di 5 anni di residenza Oltralpe. Il voto di ieri dell’Assemblea Nazionale ha provocato diverse reazioni. Marine Le Pen, fondatrice e capogruppo del Rassemblement National si è detta felice che la mozione sia stata approvata perché il progetto di legge era «pro immigrazione che prevedeva l’accoglienza di un maggior numero di immigrati». Per il Rassemblement National il voto di ieri è stato comunque un successo perché, per la prima volta nella storia francese, tutte le opposizioni hanno votato insieme al partito «infrequentabile». Per il capo dei Senatori Lr, Bruno Retailleau, ieri li «macronismo è stato sconfessato in modo pesante». Il segretario del Partito Comunista, Fabien Roussel, ha detto che l’esecutivo «deve ritirare il testo immigrazione».
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Gérald Darmanin propone di vietare il gruppo Academia Christiana. Ma c’è persino il sospetto che lo confonda con un’altra sigla.Le opposizioni di destra e di sinistra bocciano all’unisono la legge sull'immigrazione fortemente voluta dall’Eliseo. Il presidente rifiuta le dimissioni del ministro dell’Interno, sponsor del testo.Lo speciale contiene due articoli.In politica la cialtroneria può fare più danni della ferocia. Con il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, non c’è comunque il problema di scegliere. La vicenda che accende la politica francese in queste ore circa l’annunciato scioglimento dell’associazione Academia Christiana lo testimonia: non solo Darmanin ha preso il vizio di cancellare movimenti con una facilità inquietante ma, come vedremo, è molto probabile che quest’ultima decisione sia frutto di un clamoroso scambio di sigle. Ma andiamo con ordine. La bomba viene sganciata dal ministro domenica, in un collegamento con il sito di informazione Brut: «Nelle prossime settimane», ha detto, «proporremo in Consiglio dei ministri di sciogliere Academia Christiana», un movimento cattolico identitario. Per Darmanin, tale gruppo sarebbe noto per «i suoi appelli all’odio e alla discriminazione», anche se il ministro si è ben guardato dall’entrare nel merito. Darmanin ha anche annunciato che «almeno altri tre gruppi di ultradestra» sarebbero nel mirino dei servizi di sicurezza, senza però dare altri dettagli. L’annuncio ha destato stupore e ha suscitato immediate critiche. Sul suo sito, Academia Christiana ha risposto a Darmanin con un comunicato: «Il governo se la prende una volta di più con i cattolici che considera come cittadini di seconda fascia. Comprendete bene che oggi il governo francese ha deciso di impedire ogni pensiero o riflessione al di fuori dell’ideologia laicista e materialista. In un momento in cui colpi di coltello volano mattino, pomeriggio e sera, la priorità della Repubblica è di sciogliere un istituto di formazione i cui quadri sono onesti padri e madri di famiglia». Il movimento aggiunge che farà ricorso nei tribunali. Ad Academia Christiana è arrivata la solidarietà di Eric Zemmour, che su X ha scritto: «Lo Stato di diritto sotto Darmanin non significa espellere i jihadisti, sparare sui criminali che minacciano la polizia, sciogliere la Jeune Garde (un gruppo antifascista violento, ndr), ma lasciar prosperare i Fratelli musulmani e sciogliere delle associazioni pacifiche schioccando le dita». Ma cosa rimprovera di preciso il ministero degli Interni ad Academia Christiana? Interrogato sulla questione ieri mattina su Europe 1, Darmanin ha fatto cenno a discorsi «antisemiti» di cui «si è molto parlato» sui media: «Questa estate hanno fatto apologia dell’antisemitismo, con relatori secondo cui gli ebrei non erano persone come tutti gli altri. Mi sembra che non sia un’associazione che corrisponde ai valori della Repubblica». E qui casca l’asino. Perché c’è il forte sospetto che il ministro abbia fatto confusione con l’associazione Civitas, un altro gruppo cattolico che effettivamente questa estate era finito nella bufera, in particolare per una conferenza tenuta dal saggista Pierre Hillard, che avrebbe chiesto, in quell’occasione, la «decadenza della nazionalità per gli ebrei». Parole che generarono un’accesa polemica e in seguito alle quali Darmanin avviò una procedura di scioglimento. Che il ministro confonda i due dossier? È un dubbio avanzato da molti internauti, ma anche da Le Figaro, che precisa: «Per quanto ne sappiamo, alcun membro di questa associazione (Academia Christiana, ndr) ha effettivamente tenuto pubblicamente discorsi antisemiti questa estate». Se fosse confermata la confusione di sigle, bisognerebbe interrogarsi sull’arbitrarietà e l’ostentata noncuranza con cui un governo europeo può decidere di sospendere i diritti dei suoi cittadini. «È molto probabile che il ministro Darmanin abbia confuso il nostro movimento con un altro, attribuendoci delle frasi che non abbiamo mai pronunciato», conferma alla Verità Victor Aubert, presidente e fondatore di Academia Christiana. «Lunedì 4 dicembre», racconta, «ho ricevuto dalla polizia, a casa mia, sotto gli occhi stupiti dei miei bambini, una lettera che indicava la volontà del ministero di sciogliere il gruppo». Che Aubert descrive così: «Un’associazione formata da quattro studenti nel 2013 che ha per scopo di essere un istituto di formazione, un laboratorio di idee e un crocevia di iniziative. Più di 2.000 giovani sono passati dai nostri eventi». Del resto in Cattolici e identitari, libro manifesto di un esponente del movimento, Julien Langella, edito in italiano da Passaggio al bosco, si cercherebbero invano inviti alla violenza o alla discriminazione. Quanto alle possibili criticità, Aubert spiega: «Nessun membro della nostra associazione è mai stato implicato in episodi di violenza. Non abbiamo mai parlato di ebraismo, ci sembra un argomento non pertinente e non interessante. E ovviamente non abbiamo mai incitato alla violenza politica, al contrario, abbiamo spiegato che è un’impasse».Si tratta, evidentemente, della versione di una delle parti in causa. Sta a Darmanin, tuttavia, fornire prove. Che, al momento, non paiono esserci. L’articolo L 212-1 del Code de la sécurité intérieure prevede che per sciogliere un movimento, quest’ultimo debba avere delle «milizie private», mirare a «provocare atti di terrorismo» o contribuire «all’odio o alla violenza verso una persona o un gruppo di persone in ragione della loro origine». È evidentemente a quest’ultimo punto, nella sua vaghezza, che il ministero dell’Interno potrebbe appellarsi, ma solo a patto di violentare la legge fino a farvi entrare a forza ogni critica all’immigrazione e alle sue conseguenze. Sui media francesi si menziona il fatto che molti aderenti ad Academia Christiana sarebbero marchiati con la celeberrima fiche S, ovvero attenzionati in quanto potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato. Ma non è un argomento probante: la fiche S tocca dai jihadisti agli ultras calcistici. La triste cronaca dei recenti attacchi terroristici ci racconta, del resto, quanto poco una fiche S basti per vedere intervenire le forze dell’ordine. Resta lo sgomento di fronte a un Paese che scioglie Academia Christiana e non i Fratelli musulmani, in cui gang di stranieri girano per i paesini cercando di «accoltellare di bianchi» mentre il governo ritiene che la sicurezza sia messa a repentaglio da chi dice messa in latino.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/parigi-scioglie-movimenti-cattolici-2666554210.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="schiaffo-a-macron-sullimmigrazione" data-post-id="2666554210" data-published-at="1702339185" data-use-pagination="False"> Schiaffo a Macron sull’immigrazione Il progetto di legge immigrazione sostenuto dal ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin è praticamente morto. Per Emmanuel Macron si tratta di una sconfitta pesante che sottolinea la distanza tra il palazzo e i cittadini francesi. In serata, il ministro dell’Interno transalpino si è recato all’Eliseo, dove ha rimesso il mandato nelle mani del presidente. Macron avrebbe rifiutato la richiesta di dimissioni. Ieri l’Assemblea Nazionale ha approvato, con 270 voti espressi dai partiti di opposizione di destra e sinistra, la mozione di rigetto preventivo del testo presentata dai deputati ecologisti. Non sono quindi bastati i 265 voti dei parlamentari di Renaissance, il partito fondato da Macron, e dai suoi alleati. Bisogna ammettere che la bocciatura di ieri è stata resa possibile da opposizioni che avevano obiettivi diametralmente opposti. Le destre volevano un provvedimento più restrittivo, le sinistre uno più permissivo. Poi va detto anche che le regole istituzionali del parlamento di Parigi permettono ancora la continuazione del dibattito sul progetto di legge. Per questo, l’esecutivo di Elisabeth Borne potrebbe scegliere tra una di queste tre alternative: ritirare il progetto di legge, oppure rinviarlo al Senato (dove il partito di destra moderata dei Républicains è maggioritario) o ancora trasmetterlo nuovamente alla Commissione mista paritaria bicamerale, ma nella versione approvata dalla Camera alta alla metà del mese scorso. Tutto è possibile però, dopo la batosta di ieri, continuare a parlare di questo progetto di legge sarebbe un suicidio politico. Ciò che è accaduto ieri all’Assemblea Nazionale è il frutto del processo nel quale è stato concepito questo progetto di legge sull’immigrazione. Un processo che si è sviluppato in un clima di tensione tra le varie anime del partito macroniano e i suoi alleati. Riassumendo si potrebbe dire che Darmanin e i deputati del partito di Macron provenienti dalla destra, per settimane, hanno fatto grandi proclami ma alla fine, è stata l’anima di sinistra a ottenere i risultati che voleva. Non bisogna dimenticare infatti, che la prima versione del progetto di legge sull’immigrazione veniva dal Senato, dove la maggioranza è saldamente nelle mani dei Républicains (Lr). Per questo, il testo originale prevedeva la soppressione dell’Aiuto medico statale (Ame) e la scomparsa delle prestazioni sociali per certe categorie di migranti. Non c’era invece la regolarizzazione dei clandestini impiegati nei cosiddetti «settori in tensione», quali il turismo, la ristorazione o l’edilizia. Negli ultimi giorni di novembre però, la maggioranza macroniana e le opposizioni di sinistra ed estrema sinistra hanno cambiato il testo e, dato che, nel sistema istituzionale francese, il voto dell’Assemblea Nazionale che ha più peso rispetto a quello del Senato, fino a ieri esisteva la possibilità concreta che il progetto di legge sull’immigrazione si trasformasse in una «leggina» estremamente permissiva. E così la nuova versione del testo prevedeva che gli immigrati extra europei potessero beneficiare delle generose erogazioni dello Stato sociale francese senza il requisito, imposto dal Senato, di 5 anni di residenza Oltralpe. Il voto di ieri dell’Assemblea Nazionale ha provocato diverse reazioni. Marine Le Pen, fondatrice e capogruppo del Rassemblement National si è detta felice che la mozione sia stata approvata perché il progetto di legge era «pro immigrazione che prevedeva l’accoglienza di un maggior numero di immigrati». Per il Rassemblement National il voto di ieri è stato comunque un successo perché, per la prima volta nella storia francese, tutte le opposizioni hanno votato insieme al partito «infrequentabile». Per il capo dei Senatori Lr, Bruno Retailleau, ieri li «macronismo è stato sconfessato in modo pesante». Il segretario del Partito Comunista, Fabien Roussel, ha detto che l’esecutivo «deve ritirare il testo immigrazione».
Elon Musk (Ansa)
Ieri SpaceX ha debuttato contemporaneamente al Nasdaq e al nuovo listino del Texas, una prima assoluta per i mercati americani. Lo ha fatto con numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza. L’offerta ha attribuito alla società spaziale una valutazione iniziale di 1.780 miliardi di dollari, la più alta mai registrata per una quotazione. Vuol dire che la società di Musk vale quanto il Pil annuale dell’Italia. Gli investitori istituzionali e i piccoli risparmiatori si sono letteralmente gettati sull’operazione acquistando 555,6 milioni di azioni collocate a 135 dollari ciascuna. Ma il mercato ha immediatamente deciso che quel prezzo era troppo basso. Nelle prime contrattazioni il titolo è schizzato fino a 175 dollari. E non importa se al momento il gruppo aerospaziale è solo una costosissima promessa: ha un fatturato di 18,7 miliardi e ne perde 4,9. Ma Wall Street voleva SpaceX a qualunque costo.
Il principale beneficiario dell’entusiasmo è stato naturalmente Elon Musk. Già uomo più ricco del pianeta prima della quotazione, con un patrimonio stimato da Forbes in 981 miliardi di dollari, il fondatore della società è diventato il primo individuo della storia a superare la soglia psicologica dei 1.000 miliardi. Vuol dire che da solo vale metà del Pil dell’Italia. Un traguardo che fino a ieri apparteneva alla categoria delle fantasie futuristiche. La raccolta complessiva dell’offerta ha sfiorato i 75 miliardi di dollari, altro record assoluto. Ma sarebbe un errore leggere questa operazione soltanto come una gigantesca operazione di Borsa.
Per Musk il mercato azionario rappresenta soprattutto un gigantesco serbatoio di capitale per alimentare la sua vera ossessione: Marte. Perché, come emerge dai documenti societari, una parte della futura remunerazione del fondatore è legata a un obiettivo che nessun consiglio di amministrazione aveva mai osato scrivere. Non fatturato. Non utili. Non dividendi. Una colonia permanente di almeno un milione di persone su Marte. In pratica, mentre i manager tradizionali sono premiati se aumentano i margini operativi, Musk potrà incassare se riuscirà a trasformare Marte in un nuovo continente abitato. È la differenza che passa tra gestire una società e tentare di riscrivere il sistema solare. Durante una conversazione trasmessa sulla piattaforma X con Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, Musk ha raccontato che da circa dieci anni amici, consulenti e banchieri gli ripetevano sempre la stessa frase: «Quota SpaceX». Per anni ha resistito. Ora invece ha cambiato idea. Il motivo è semplice. O meglio: semplice secondo gli standard di Musk. SpaceX intende mettere in orbita 100.000 satelliti Starlink di nuova generazione. Non qualche centinaio. Non qualche migliaio. Centomila. A questo si aggiunge un progetto ancora più ambizioso: la costruzione di grandi data center di Intelligenza artificiale direttamente nello spazio.
Secondo Musk, questa potrebbe diventare una gigantesca fonte di ricavi. Secondo i suoi banchieri, potrebbe soprattutto richiedere una quantità di capitale mai vista prima.
Ecco perché la Borsa è diventata improvvisamente necessaria. Anche dopo la quotazione, grazie a una speciale categoria di azioni con diritti di voto rafforzati, il fondatore manterrà il controllo assoluto delle decisioni strategiche, finanziarie e manageriali. Ma il dettaglio più sorprendente è un altro.
Nei documenti si scopre infatti che l’unica persona che può licenziare Elon Musk dal ruolo di amministratore delegato è... Elon Musk. Per la sua dimensione colossale, SpaceX potrebbe entrare nel Nasdaq 100 (l’élite della Silicon Valley) dopo appena 15 giorni di contrattazione. Sarebbe un passaggio fondamentale perché costringerebbe una miriade di fondi indicizzati ad acquistare automaticamente il titolo.
L’ingresso nello S&P 500 (il listino di eccellenza di Wall Street) richiederà invece tempi più lunghi. Ma dopo aver conquistato lo spazio, superato il trilione personale e realizzato la più grande quotazione della storia, attendere un po’ potrebbe sembrare il problema meno complicato.
Soprattutto per un uomo che non misura il successo in trimestri o in esercizi fiscali. Lo misura in pianeti.
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Ansa
Nel caso di specie si trattava di un provvedimento di proroga disposto senza la fissazione della prescritta udienza camerale e, quindi, senza che all’interessato fosse stata data possibilità di intervenire nel procedimento. Sulla base di tale principio la Corte ha respinto il ricorso che la presidenza del Consiglio dei ministri, unitamente ad altri organi, aveva proposto avverso la sentenza d’appello che, in conferma di quella di primo grado, aveva accolto la richiesta di risarcimento avanzata dall’interessato.
A tale decisione la Corte è pervenuta sull’assunto, nell’essenziale, che i provvedimenti in materia di trattenimento degli stranieri nei Cpr non sono fini a sé stessi ma sono funzionali al risultato finale che dev’essere quello dell’esecuzione dell’espulsione dal territorio dello Stato. Pertanto, non assumendo mai essi carattere di definitività, ma potendo essere revocati o modificati anche d’ufficio, in ogni momento la loro mancata impugnazione non impedirebbe di farne riconoscere l’eventuale illegittimità da parte del giudice investito dell’azione risarcitoria, con conseguente accoglimento di quest’ultima. Risulta di fondamentale rilievo, tra gli elementi addotti dalla Corte a sostegno del proprio assunto, quello costituito dal fatto che esso troverebbe conferma nella vigente disciplina in materia di riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione sofferta nel corso di un procedimento penale; istituto che viene definito «per certi versi affine al rimedio risarcitorio per illegittima privazione della libertà personale». Ciò in quanto - si afferma - per il riconoscimento del diritto alla suddetta riparazione pecuniaria, non è richiesto, dall’art. 314, comma 1, del Codice di procedura penale, che l’interessato abbia a suo tempo proposto impugnazione avverso il provvedimento applicativo o confermativo della misura cautelare detentiva.
Occorre subito dire che la validità di tale ragionamento presuppone anzitutto che, così come è richiesto, per l’esperibilità della procedura di riparazione per ingiusta detenzione il procedimento penale sia giunto a conclusione, quale che essa sia (assoluzione nel merito, proscioglimento per ragioni non di merito, condanna, archiviazione, sentenza di non luogo a procedere); allo stesso modo deve ritenersi richiesto, ai fini dell’esperibilità dell’azione risarcitoria per indebito trattenimento in un Cpr in vista dell’espulsione, che il procedimento di espulsione amministrativa dello straniero si sia concluso. Il che avviene con l’emissione del relativo decreto prefettizio, una volta che questo abbia assunto carattere di definitività per mancata o non accolta impugnazione (indipendentemente dalla circostanza che poi abbia o meno avuto effettiva esecuzione), ovvero abbia perduto definitivamente efficacia per annullamento, revoca o qualsiasi altra ragione. In mancanza di tale condizione appare evidente che il richiamo operato dalla Corte alla procedura di riparazione per ingiusta detenzione sarebbe del tutto privo di fondamento.
Volendo però dare per acquisito che la condizione dell’avvenuta conclusione del procedimento di espulsione amministrativa sia comunque sussistente, va osservato che la seconda delle ipotesi dianzi formulate appare estremamente improbabile, per la semplice ragione che, se fosse quella effettivamente realizzatasi, la richiesta di risarcimento del danno avrebbe potuto essere avanzata con riferimento all’intera durata della privazione della libertà subita a titolo di trattenimento, in vista dell’espulsione, nel Cpr e non, invece, come pacificamente risulta essere avvenuto, con riferimento alla sola frazione temporale dovuta al provvedimento di proroga di cui si lamenta la illegittimità
Dovendosi, quindi, presumere che quella effettivamente realizzatasi sia la prima delle suddette ipotesi, il richiamo operato dalla Corte al comma 1 dell’art. 314 cod. proc. pen. appare del tutto incongruo, trovando la detta norma applicazione solo, nel caso che il procedimento penale si sia concluso con pronuncia assolutoria nel merito. Quello al quale la Corte avrebbe dovuto fare richiamo (ma lo ha, invece, del tutto ignorato) era, per analogia di situazione, il comma 2 del citato art. 314, secondo il quale, quando il procedimento penale si sia concluso con pronuncia di condanna o di proscioglimento non nel merito, il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può essere riconosciuto solo a condizione che «con decisione irrevocabile, risulti accertato che è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 e 280». E la «decisione irrevocabile» altra non può essere se non quella che sia stata, a suo tempo, adottata all’esito dell’impugnazione contro il provvedimento di applicazione o di mantenimento della misura.
Ne consegue che, ove tale impugnazione non sia stata proposta o, se proposta, non sia stata per una qualsiasi ragione accolta, la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione risulta improponibile. Una volta datosi, quindi, per acquisito che il procedimento di espulsione amministrativa si sia concluso con il decreto di espulsione non più soggetto a impugnazione, da equipararsi alla definitività della condanna nel procedimento penale, ne deriva che, proprio alla luce di quanto affermato dalla Corte circa l’assimilabilità della richiesta di risarcimento per indebito trattenimento nel Cpr alla richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, la mancata impugnazione, a suo tempo, del provvedimento di proroga del trattenimento adottato in violazione del principio del contraddittorio avrebbe dovuto far sì che la richiesta di risarcimento venisse dichiarata improponibile. Ciò avrebbe dovuto comportare l’accoglimento del ricorso proposto dalla presidenza del Consiglio e dalle altre amministrazioni interessate. Il fatto che così non sia stato appare indice del permanere di una certa tendenza della magistratura, compresa quella di legittimità, a fare ogni sforzo, in materia di immigrazione, ogni qual volta se ne veda anche la più remota delle possibilità, per adottare decisioni favorevoli ai «migranti», percorrendo, a tal fine i più impervi e tortuosi sentieri interpretativi, anche con il rischio di inciampare, talvolta, in qualche sasso.
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La capogruppo di di Fratelli d'Italia in Commissione Covid Alice Buonguerrieri contro Giuseppe Conte: «Emergono fatti gravissimi su presunte provvigioni milionarie per le commesse della struttura di Domenico Arcuri e l'ex premier usa il ruolo di commissario come scudo per non farsi udire. Chi non ha nulla da nascondere si dimetta dalla commissione e venga a riferire la verità agli italiani».
iStock. Nel riquadro, la locandina dell'evento
Nell’area «Bimb*», con la schwa (che storpia ogni parola pur di risultare linguaggio inclusivo e non binario) al posto dell’asterisco, sabato 20 giugno a partire dalle 15 ci saranno intrattenimenti vari, come il momento «Letture» a cura delle famiglie Arcobaleno.
Stiamo parlando dell’associazione «genitori Lgbtqi+, in coppia, single o separati che hanno realizzato il proprio progetto di genitorialità, o che aspirano a farlo», e che purtroppo suggeriscono perfino quali libri far leggere a innocenti creature. Un campionario delle loro scelte si può trovare sul sito ufficiale.
Da Perché hai due mamme? e Perché hai due papà di Francesca Pardi, «nato per aiutare i bambini con due genitori dello stesso sesso nel rispondere alle curiosità degli altri», a un altro libro della stessa autrice dal titolo Qual è il segreto di papà?, spiegato come «un racconto che parla di omosessualità con parole semplici e dirette». Età di lettura consigliata: «Dai 4 anni». Certo, perché a 48 mesi si è già in grado di comprendere temi delicatissimi quali sessualità e identità di genere.
Per non parlare del Giorno specialissimo di Marlon Bundo, di Jill Twiss, storia gay di un coniglietto «che si innamora di un altro coniglietto di nome Wesley e decide di sposarsi con lui», e di cui già si è occupata La Verità. Consigliato ai piccoli dai 5 ai 10 anni, come L’importante è che siamo amici, dove l’orsacchiotto Thomas preferisce essere Tilly. L’autrice, Jessica Walton, voleva scrivere una storia con un protagonista transgender per raccontare al figlio l’esperienza del padre diventato trans e aveva cercato finanziamenti su un sito crowdfunding, ricevendo montagne di soldi.
Ecco un campionario di buone letture con le quali intrattenere dei bimbi, che già dovranno assistere a sfilate di personaggi dall’apparenza affatto normale. Sul palco pomeridiano «spazio di resistenza intersezionale, transfemminismo ed arte, all’insegna di interventi politici, DJ set e performance», saliranno infatti personaggi come Sofia Mehiel, in arte «la papessa», responsabile del progetto per la sezione trans del carcere di Reggio Emilia e che «ha guidato la carovana di genere per l’Ucraina».
E ci sarà Bianca Bonzagni, attivista transgender, classificatasi al secondo posto nel concorso Miss Trans Europa 2025. Soprattutto non mancheranno i «Bear gay», gli «orsi» omosessuali, «sottocultura gay», come la definisce gay.it, in cui si riconosce il soggetto «abbastanza grosso o robusto, con i peli sul petto e una barba lunga, incolta, generalmente un estimatore del cuoio e dei collari».
Sono richiamati dal collettivo Lgbtqi+ Discorso Bear Party, nato nella periferia di Carpi e con base principale al Circolo Mattatoyo. «Al centro del loro percorso c’è la cura e la valorizzazione dei corpi che escono dai canoni estetici imposti: uno spazio libero da etichette rigide per combattere lo stigma grassofobico ed estetico che colpisce tuttə* noi», informano gli organizzatori del Pride a Modena.
I bambini li vedranno, poveretti loro. Respireranno l’atmosfera di questo raduno e ascolteranno gli slogan che verranno ripetuti. Lo dichiara il manifesto politico del Pride modenese, quello che verrà urlato durante la sfilata: «È sin dall’insediamento di questo governo fascista, nel 2022, che è iniziata una vera e propria offensiva nei confronti delle famiglie omogenitoriali, con il preciso intento di delegittimare la genitorialità delle persone Lgbtqia+. Dapprima con la circolare del ministro dell’Interno Piantedosi, che poneva di fatto divieto a sindac* di registrare il genitore intenzionale all’anagrafe, […] ed è culminata con l’approvazione, nell’ottobre 2024, della legge Varchi, che ha reso la gestazione per altre persone reato universale […]. Una legge dal chiaro impianto ideologico, studiata e fortemente voluta dalla maggioranza per punire le coppie di aspiranti padri».
Già, perché sarebbe normale essere due mamme o due papà per una creatura, magari ottenuta servendosi di un utero in affitto? Le famiglie Arcobaleno che porteranno al Pride i bimbi, nati con il seme di un donatore sconosciuto e attraverso la procreazione medicalmente assistita, o con la pratica della maternità surrogata, li faranno assistere a tutto il repertorio in programma? Magari anche alla sosta degli adulti allo stand salute, dove sarà possibile testarsi «in maniera rapida e gratuita» per Hiv e sifilide «con l’aiuto del reparto malattie infettive dell’ospedale di Modena». Terminata la sfilata, lo stand invece si trasformerà in una sala giochi «per poter vincere gadget, sex toys, preservativi femminili e maschili e tanti lubrificanti».
Ma non pensiate che sia solo esibizione di muscoli e altro. Ci sono contenuti anticipati con orgoglio: «Il Modena Pride 2026 è antifascista, contro il razzismo, il colonialismo e i genocidi presenti e passati, antimilitarista, solidale con il popolo palestinese, per la giustizia climatica antiabilista».
Per fortuna, a metà pomeriggio per i bimbi è prevista una non precisata area «sgambamento», immaginiamo riservata a esercizi fisici. O per darsela a gambe, anche solo con la fantasia.
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