Alla fine si tornò al voto ma i partiti scioperarono

Il maggio 2018 si rivelò infernale per la Casta dei partiti politici italiani. Le elezioni del 4 marzo non avevano partorito un risultato utile alla formazione di un nuovo governo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si era sacrificato a tenere un'infinità di consultazioni. Ma neppure lui, un riservato leader d'acciaio, era riuscito a cavare il ragno dal buco. Anche un secondo giro di incontri non generò una soluzione possibile. Le previsioni erano nere, nerissime. Esisteva un unico vantaggio: l'Italia stava rivelando di poter vivere benissimo anche senza un governo.

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Salsa di gusto unico, seconda per fama e diffusione solo al sugo di pomodoro. Giovanni Rana: «Gli americani lo metterebbero anche nel caffellatte». Di una sorta di antenato parla Virgilio in un poemetto. Ma la leggenda ne attribuisce la nascita a un frate nel Medioevo.
Matteo Salvini (Ansa)
La spallata di Draghi a Salvini lascia amareggiato il Carroccio. Il partito però può esigere un riequilibrio funzionale a una riforma fiscale vantaggiosa e utile a scongiurare nuove restrizioni legate al green pass.
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